L’evoluzione della strutturazione fisiologico-cognitiva del pensiero musicale – Presentazione di due trattati del Prof. Mario Musumeci

IMG-20180607-WA0005.jpg

(da sinistra a destra i relatori nella presentazione libraria e nel conseguente dibattito: Proff.ri  A. Pirrone, S. Pallante, M. Musumeci, A. Averna, F. Scimone, F. Caramagno)

foto e testo-intervista di Sara Belfiore Musumeci

Nel giorno 6 giugno 2018 – per come previsto – si è svolta dalle ore 17,00 nell’Aula Magna del Conservatorio di Musica messinese, la presentazione delle due più recenti fatiche sistematiche, saggistiche e trattatistiche, di Mario Musumeci: docente di quasi quarantennale esperienza didattica e con originale e vasta produzione monografica musicologico-teorica, spesso in team con i suoi più volenterosi e dotati allievi tesisti – oggi protagonisti nei più diversi campi del settore musicale e musicologico.

Il Prof. Musumeci ha infatti creato ed avviato nel 1988 il primo corso conservatoriale di Teoria (generale) e analisi musicale, subito appresso quello milanese avviato dal suo più importante Maestro, Marco de Natale – il padre nobile e l’indiscutibile fondatore istituzionale degli studi analitici in Italia. Dello stesso é stato poi il più fedele e leale collaboratore e continuatore fino ad assumere una sua piena autonomia e caratterizzazione originale di studioso. Distinguendosi tra i tanti validi e rappresentativi studiosi che l’hanno a suo tempo supportato e in tal senso è stato posto in carica elettiva ai vertici della Società Italiana di Analisi Musicale, per una quindicina di anni nel suo Collegio Nazionale dei Probiviri (accanto a personaggi del calibro di un Azio Corghi, compositore accademico di Santa  Cecilia…). Fino all’interruzione delle attività associative della SIdAM, coincidenti per un verso con l’istituzionalizzazione accademica  di rango universitario nell’AFAM del corrispondente settore disciplinare, Teoria dell’armonia e analisi, che gli permette oggi grazie al trascorso pionierato e all”ininterrotta attività di studio e di ricerca scientifica e metodologica di curare a fondo ed ancora approfondire i contenuti di ben sette corsi innovativi ed obbligatori tra triennio e biennio accademico, con un’ininterrotta produzione scientifica e didattico-metodologica; e per altro verso con il purtroppo mancato funzionale ricambio generazionale nella gestione associativa, di cui lui stesso non ha mai potuto farsi direttamente carico per la sua periferica posizione territoriale. [1]

Attualmente il prof. Musumeci è dunque il decano della sperimentazione analitica in Italia. E si potrebbe affermare davanti alla sua esperienza ed al suo variegato e nutrito curriculum (curriculum (europeo) analitico – (gennaio 2020)): una “risorsa formativa” inutilizzata nella pur diffusa sterilità delle competenze specifiche politico-culturali ministeriali e non; appunto perché mai inseritosi in quelle lobby e cordate politico-culturali ed amministrative utili, com’è deteriore costume nel nostro paese, ai fini della migliore promozione della propria carriera personale. [2] Ciononostante sempre si è distinto per impegno, serietà e passione non comuni, intra ed extra moenia, anche in vari corsi pubblici e privati di formazione didattica e specialistica e come titolato docente a contratto svolgendo attività didattica, seminariale e conferenziera presso istituzioni universitarie e accademiche pubbliche e private. Peraltro, nonostante la sua posizione di docente pendolare (tra Catania, città di provenienza e residenza principale, e Messina, città di lavoro seppur anche di residenza estiva), anche con grandi soddisfazioni personali quali, ad esempio, l’onere e l’onore di tenere la lectio magistralis nella prima inaugurazione dell’anno accademico del conservatorio messinese riformato in istituzione di livello universitario (nell’incombenza hanno fatto seguito, negli anni successivi, personaggi tra i più rappresentativi della musicologia italiana, a partire da Guido Salvetti); lectio appresso pubblicata in uno dei quaderni del conservatorio (SAGGIO SU S. RACHMANINOV PER QUADERNI), da lui stesso ideati nel 1999 e costantemente promossi in prima persona tramite una sempre più fitta partecipazione, oltre che propria, degli allievi e soprattutto dei propri più dotati allievi tesisti, divenuti collaboratori per l’occasione (cfr. gli indici dei più recenti nn. 7 e 8): oltre una ventina di saggi fino ad oggi quelli pubblicati, e spesso anche molto corposi in quantità e sostanza.

L’evento è stato introdotto dal rappresentativo “padrone di casa”, il M° Antonino Averna, davanti ad un pubblico attento e numeroso – e piace segnalare, tra gli amici, la presenza del M° Angelo Anastasi già ultraventennale carismatico direttore dell’istituzione, assieme alla consorte pianista di pregio Prof.ssa Antonella Salpietro. Il Direttore Averna ha amichevolmente descritto in avvio l’attivismo metodologico-didattico e scientifico-culturale del Prof. Musumeci all’interno dell’istituzione.

Del tutto originali e dunque d’inedito contenuto speculativo i volumi presentati, entrambi ad impianto sia saggistico che trattatistico. Uno ad indirizzo storico-evolutivo: “L’evoluzione retorica del pensiero musicale. Lettura e significato nella musica occidentale. Dalla Trama continua all’Allineamento tematico la graduale costituzione del Motivo musicale” [3] – dedicato alla memoria dell’autorevole musicologa Ursula Kirkendale. L’altro (un totale rifacimento di un libro del 2008) ad indirizzo teorico-generale: “Le strutture espressive del pensiero musicale. Fondamenti fisiologici e cognitivi dello spazio-tempo musicale. Teoria generale della musica e analisi dello stile” [4] – dedicato alla memoria del sommo musicologo francese Jacques Chailley. Due libri d’innovazione scientifica e di studio didattico pubblicati entrambi dalla SGB, casa editrice di Messina, negli anni 2016 e 2017, pp. 296 e pp. 338. [5]

IMG-20181118-WA0010.jpg

Ha pertanto avviato la presentazione dei suoi trattati l’Autore stesso, in particolare soffermandosi sul comune nucleo scientifico più recente ed originale del suo lavoro. Adattandosi al carattere divulgativo dell’evento Musumeci ha descritto la nozione fin’ora inedita dell’anisocronia, da lui stesso riconosciuta come fondativa di una più moderna ed aggiornata Teoria generale del ritmo e della forma musicali.

L’anisocronia è, secondo gli studi condotti e sistematicamente impiantati dallo stesso Musumeci, la costante sia quantitativa che qualitativa del ritmo umano; che da fisiologia propriocettiva, di natura cardio-respiratoria, del moto corporeo si estende in fisiologia esterocettiva dell’atto mimico e appresso fonatorio, determinando l’origine comune dei linguaggi: dal mimico al coreutico, dal verbale al poetico e infine al musicale vocale e/o strumentale, quale sintesi variamente idealizzata e culturalizzata dei precedenti. L’anisocronia si determina quantitativamente in un valore mediano tra l’identità e la metà della durata di un tactus (battito isocrono) rispetto l’altro ad esso reso alternativo e sommariamente corrispondente al valore di 2/3 del valore breve (ˇ) rispetto il valore lungo (ˉ) oppure di 3/2 del valore lungo (ˉ) rispetto il valore breve (ˇ). Pertanto come un costante sovrapporsi conflittuale dei due corrispondenti assi di isocronia, quello delle durate lunghe e quello delle durate brevi, in quanto più o meno diversificatamente intrecciati: dalla scansione proto-prosodica del linguaggio verbale alla scansione del linguaggio poetico fondato sul ritmo prosodico, fino al suo implicato costituirsi in autonomia di ritmo modale – ritmo pre-mensurale, dunque di cultura musicale orale databile almeno fino alle grafie neumatiche, seppure in esse stesse implicabile … In una prospettiva storico-evolutiva, che è da intendersi rigorosamente e induttivamente come a posteriori, si tratta di un valore mensurale di medio riferimento, trascrivibile in notazione mensurale come puntato e subito relazionato in diversificazione solo allo stesso valore semplice (ossia non puntato). Entrambi i valori associati corrispondono al tactus fisiologico di 60/80 battiti al minuto (si pensi al tic-tàc di un orologio, ma bene interpretato in anisocronia, dove la a del tac è più lunga e accentata della i del tic); il che spiega la tendenza progressiva alla attenuazione della differenziazione dei due valori in un moto accelerato e pertanto in suddivisioni isocrone tra loro paritarie di fatto, ossia percettivamente non apprezzabili in anisocronia, nel caso di melismi interni al ritmo prosodico. Da qui la relazione pre-mensurale, e dunque ritmico-modale dei due unici valori di durata longa/tactus puntato e brevis/tactus semplice che determinano le lingue musicali prosodiche, fondate sulla ritmica modale. La trasformazione di tale relazione anisocrona in prolazione diversificata ternaria o binaria, ossia congiuntamente emiolica, ma stavolta riconoscibile in quanto diversamente suddivisa all’interno della nozione mensurale, genererà la successiva lingua rinascimentale. Pertanto il rapporto pre-mensurale assieme conflittuale e configurativo tra longa e brevis non è da intendersi come intenzionale nella reciproca commensurabilità bensì come implicato naturalmente nel ritmo prosodico del linguaggio verbale in quanto orale/parlato e appresso in quanto regolamentato dall’antica versificazione “quantitativa”, della cosiddetta prosodia poetica, che è assieme ritmica poetica, coreutica e musicale. Insomma essa va appresa per contatto diretto e solo appresso con la consapevolezza della implicata (e, del resto, a posteriori) prolazione congiunta, e non suddivisa, binario/ternaria. Da qui la difficoltà di un apprendimento meramente descrittivo che non sia anche da subito formativo: di un solfeggio prosodico-modale, come del resto anche di un rinascimentale solfeggio mensurale-emiolico o di un barocco solfeggio metrico-figurativo o di un “classico” solfeggio ritmico-fraseologico …

Ma soprattutto tale ancestrale relazione quantitativa, implicata nell”anisocronia, si precisa simultaneamente nella qualità dell’appoggio tonico del valore lungo rispetto quello atono del valore breve; al modo di un nesso di causa-effetto estremamente variabile in relazione all’uso pratico e culturalizzato che se ne fa, proprio in quanto proteso ad una sua spaziale configurazione di utilizzo e quindi ad una sua specifica forma, sintesi di spazio-tempo.

IMG-20181110-WA0003.jpg

L’anisocronia costituisce pertanto il fondamento unitario più ancestrale, che ci è dato oggi riconoscere, della scansione potenzialmente ordinativa del flusso temporale: in quanto dato di scansione motoria e appresso resa in connessione fonatoria e dunque coreutica, verbale e musicale; sia come indistintamente unite nelle culture musicali più arcaiche ed antiche, che ben distinte e colte separatamente in specifici tratti di un percorso storico-evolutivo, al modo di ben determinate lingue musicali. Investendo pertanto tutti i territori del “musicale”, nelle sue varie e perfino contrastanti accezioni: così nelle culture più primitive d’interesse oggi prevalentemente etnomusicologico; così nelle culture tradizionali extra-occidentali; così nella prosodia musicale posta alla base della musicalità occidentale antica e medievale; così nelle varie fasi storiche della stessa musicalità occidentale: dal medioevo modale prosodico al rinascimento modale e mensurale prosastico; e appresso, in rapida crescita di sempre più complessa elaborazione formale, dal barocco metrico-formale figurativo all’illuminismo sonatistico-formale fraseologico-tematico e dal romanticismo visionario e a crescente e variegata autonomizzazione di musicale narratività fino all’espressionismo e all’odierna molteplicità dei linguaggi; che propone dal secondo Novecento ad oggi, in una sorta di “dilatata ed ineffabile contemporaneità”, il problema stesso del significato musicale: perfino nei modi di una Babele linguisticamente protesa tra gli estremi della massima semplificazione nella coerenza dell’appartenenza culturale e della massima complessità di ricezione di repertori da doversi “tradurre” in quanto acquisiti come culturalmente estranei.

Tale visione scientifica (qui descritta solo sommariamente), nella sistematica unitaria dei due trattati di Musumeci, viene diversificatamente e gradatamente proiettata nella psiche umana secondo la sua multi-epocale evoluzione, dato più caratterizzante della cultura musicale occidentale, fino a delineare le basi psicologiche e le schematizzazioni cognitive di una sintetica ed ancora embrionale (almeno al momento di questa fase pure avanzata di studi) Storia dello spazio-tempo musicale. In singolare assonanza con la più aggiornata considerazione dell’evoluzione storica dello spazio-tempo scientifico (Stephen Hawking), ossia trasponendo la realtà in rappresentazione naturalistica a cavallo dell’integranda conoscenza cosmologica del macro-cosmo e quantistico-particellare del micro-cosmo nella prospettiva innovativa di un adattamento psicologico-cognitivista. Pertanto determinando la natura complessa dell’intelligenza musicale nella sua varietà di integrazioni fattoriali, tanto esternalizzate (musica coreutica, musica vocale) quanto implicate e più caratterizzanti (musica di genere strumentale, musica “assoluta” …).

Della serata sono stati competenti e graditissimi padrini i due colleghi di settore disciplinare dell’Autore. L’uno, il compositore M° Sergio Pallante, ha preferito evidenziare la componente di ricerca musicologico-scientifica, particolarmente versata da pioniere nello studio ermeneutico e ricostruttivo della significazione retorico-formale del linguaggio musicale occidentale, che lo ha posto da oltre una ventina d’anni all’avanguardia negli studi di settore; l’altro, il compositore M° Antonino Pirrone, ha preferito esaltare una sua più percepita vocazione umanistica, particolarmente diretta ad attribuire risalto di massima interdisciplinarità al linguaggio musicale stesso, pure nel prevalente scopo di attribuire importanza didascalico-formativa e didattica alla primaria intenzione estetica di tale approccio.

IMG-20181118-WA0011.jpg

Ha fatto seguito la consegna ai docenti intervenuti di un volume miscellanea di importanti e preziosi, e soprattutto originali, saggi di ricerca musicologica storica e teorico-analitica prodotta dall’istituzione: il Quaderno n. 7 del Conservatorio messinese dal rivelatorio titolo “Linguaggio musicale e tradizione retorica, alle origini della contemporaneità“, edito nel 2015 dalla casa editrice Samperi di Messina, a preziosa cura della Prof.ssa Alba Crea, e contenente tra gli altri ben cinque saggi estratti da tesi sperimentali di laurea dello stesso Prof. Musumeci: gli stessi ex-tesisti oggi si affermano o si avviano valentemente in una professione musicale.

Appresso ad un nutrito gruppo di ex-allievi meritevoli del Prof. Musumeci è stata ancora consegnata un’altra pubblicazione, d’interesse didattico e artistico; una raccolta di composizioni da loro stessi a suo tempo prodotte: “La bottega di composizione analitica“, sempre edita dalla SGB nel 2016.

Nella discussione è nel frattempo intervenuto il M° Francesco Scimone, concertista di chitarra e tra i docenti di punta nel meridione d’Italia e coinvolto con autentica passione nel rinnovamento della didattica chitarristica. Questi, già a suo tempo, allievo e collaboratore del Prof. Musumeci (con proprie pubblicazioni, perfino su una rivista specialistica di livello nazionale ed internazionale edita dalla Curci), ha risaltato l’importanza dello studio analitico (ossia “in profondità”) dello spartito musicale nella sua personale esperienza tanto di allievo prima quanto di docente titolare di discipline chitarristiche dopo: tra l’altro, va detto ad un suo onore certo del tutto inedito e particolare, coinvolto titolare del corso di Analisi del repertorio chitarristico presso il Conservatorio di Reggio Calabria; dove tra l’altro si è premurato di adottare sua sponte il primo dei sopra elencati trattati.

A tali riconoscimenti ed affettuosità, oltremodo gradite dall'”antico” suo maestro, ha fatto eco l’intervento del M° Federico Caramagno, musicista dotato e versatile e anch’egli più di recente brillante tesista del Prof. Musumeci, con estratto di tesi in corso di pubblicazione, nonché collaboratore nella stesura e curatela del citato volume-raccolta di composizioni in stile: prodotte a fini formativi di studio teorico-analitico da una classe-modello di Fondamenti di composizione per strumentisti (2014) e dimostrativa di quanto di avanzato si possa fare con un team di studenti motivato e soprattutto omogeneo nel possesso dei necessari prerequisiti formativi e anche ben compattato nella necessaria collaborazione da un serrato e-Learning.

Locandina presentazione libri

L’incontro ha costituito l’occasione per festeggiare in maniera conviviale la chiusura estiva dell’Anno Accademico 2017-2018 e infine per annunciare degnamente ai presenti l’avvio successivo delle tre giornate del Convegno internazionale su Analisi e Interpretazione, che si è tenuto a partire dall’indomani 7 giugno fino al 9 incluso. Di cui lo stesso prof. Mario Musumeci è stato relatore [6] e presidente di sessione riservata agli ex-allievi (quasi tutti suoi tesisti e collaboratori di ricerca in tal veste)  nonché tra i principali animatori dei dibattiti a commento delle varie relazioni.

___________________________________

Note:

[1] Il Prof. Musumeci ama profondamente e da sempre la sua terra e non ha mai voluto, da intellettualmente vivace ed attivo meridionale come del resto il suo Maestro, rinunciare a quella ancestrale sua appartenenza siciliana, evidentemente anche per storica sua appartenenza familiare. La nonna paterna era l’unica figlia ed erede dell’ultimo dei San Martino Ramondetto (o Ramondetta) principi del Pardo, una famiglia tra le più autorevoli e rappresentative della più originaria aristocrazia meridionale, risalente per storica ricostruzione genealogica almeno al XIII secolo ed imparentata secondo affidabilissime fonti storico-documentarie con l’imperatore Federico II, “stupor mundi” e rappresentante storico massimo di quel fulgore culturale ed artistico  isolano che pose la Sicilia stessa a centro irradiatore della cultura e della lingua nazionale. Alcuni esempi: il quadrisnonno principe Raimondo San Martino, assieme al suo pro-cugino Stefano dei duchi San Martino, l’uno come patrizio (primo cittadino) catanese e l’altro come sovrintendente palermitano (regio rappresentante prefettizio), furono coloro che assicurarono con lauto appoggio economico gli studi napoletani al giovane Vincenzo Bellini, permettendogli da autentici mecenati l’avvio di quella carriera che oggi lo incorona come massimo compositore operistico siciliano; il trisnonno principe Francesco fu aiutante di campo del generalissimo Guglielmo Pepe nella difesa della repubblica veneta e, dopo un lungo esilio, venne nominato dall’eroe dei due mondi durante il periodo della dittatura militare garibaldina comandante della piazza militare di Catania – e sulle sue orme pure il di lui figlio, il bisnonno principe Gaspare, capitano dell’armata garibaldina: insomma un eroe storicamente riconosciuto del Risorgimento italiano in più fasi decisive della sua intera storia e soprattutto in virtù di pure idealità patriottiche, poi purtroppo tradite innanzitutto dalla colonizzatrice e rapace monarchia sabauda e più di recente anche dai più contrastanti, ideologizzanti e opportunistici revisionismi dell’attuale partitocrazia: la strada principale di Messina venne intestata originariamente proprio ad un Francesco San Martino o Sammartino, come del resto nella toponomastica di tutta l’isola, da Catania a Palermo a Ragusa, sussistono numerose intestazioni ai nomi di appartenenti a questa illustre ed illuminata famiglia, sempre distintasi in almeno sette secoli di storia isolana; un altro Francesco San Martino, primo cugino di Gaspare, più conosciuto con il cognome nobiliare della madre duchessa De Spucches, è da ritenersi il moderno più importante storico documentarista della Sicilia dal Medioevo al Primo Novecento – in quanto colto ricercatore e, da giurista, competente innovatore dei canoni tendenzialmente celebrativi della Storia araldica – e lo stesso fratello Agatino del sopracitato Raimondo fu scienziato e matematico tra i più celebrati accademici della sua epoca (quella settecentesca del migliore Regno di Napoli e delle Due Sicilie) nonché sommo maestro di grandi maestri e uomo di singolare grande pietas – il suo busto marmoreo troneggia nel viale degli uomini illustri della villa Bellini a Catania, sua città natìa. Detto in sintesi e ad inequivoche lettere affermato orgogliosamente, seppure in una ben più modesta posizione, dal Prof. Musumeci e da convinto repubblicano democratico (i titoli nobiliari oggi non hanno più alcun valore giuridico nel nostro paese): “le migliori tradizioni di famiglia, nella vera nobiltà e non in quella rapace e parassitaria, moralmente decadente e fortunatamente oramai da tempo decaduta in Italia, andavano e vanno sempre e comunque rispettate con onore”!

[2] Insomma uno studioso puro che non si è mai voluto compromettere con le più squallide e vigenti logiche del potere, anzi spesso contrapponendosi ad esse e sempre salvaguardando innanzitutto la propria deontologia professionale e la propria dignità umana. Un bagaglio di personalità non estraneo al valore della sua produttiva ricerca, nel vuoto morale e di autentica professionalità con cui troppo spesso si è dovuto confrontare. Ma, nella già avvenuta attribuzione programmatica della ricerca scientifica alle diverse istituzioni dell’Afam, non costituisce scandalo che docenti come lui debbano proporre il proprio lavoro al modo di un volontariato poco più che personale, agganciato sì alla corrente attività didattica ma al contempo del tutto sganciato dalla più seria produttività di team scientifici e qualificati e dunque ridotto di per sé al modo di un presuntuoso e personalizzante velleitarismo?

[3] Dalla presentazione in  retro-copertina de Le strutture espressive del pensiero musicale: “Cos’è la melodia? Cos’è il ritmo? Cosa sono la polifonia e l’armonia? Cosa sono la tonalità e la forma? Cosa sono il melos, il sound e la testura? In che modo e con quali integrazioni queste diverse strutturazioni percettive caratterizzano e variamente realizzano l’intelligenza musicale (o musicalità)? E come si appronta, nell’origine e nell’attualità, nel conscio e nell’inconscio, la loro natura fisiologica e cognitiva? Con quali relazioni si adattano, nella realtà comunicativa, ai linguaggi verbali? Come si dispongono in una visione più ampiamente evolutiva del linguaggio musicale, innanzitutto occidentale ma non solo? Domande tanto legittime quanto essenziali per un percorso iniziatico qual è quello cui si avviano tutti gli aspiranti musicisti. Ma le risposte più immediate, e che per tanti magari varranno per un’intera vita musicale, potranno essere così parziali e sbrigative da risultare poi inavvertitamente inutili; se non per servire da comoda auto-giustificazione per la propria ignoranza: “son cose implicate nel far musica: a che dovrebbe servire una definizione teorica più o meno corretta se a tutto si supplisce con la pratica musicale?” Eppure parrebbe cosa ovvia che teorie inadeguate possano produrre pratiche altrettanto inadeguate. E che una buona teoria debba sempre essere verificata, aggiornata e convalidata da solide basi formative. E, per dirla tutta, che la pratica musicale ancora oggi si affida alla lettura e alla scrittura delle “note”, come dire delle unità fonematiche del linguaggio musicale e non delle sue unità linguistiche, attraverso le quali si esplica il significato stesso: ad un fare del tutto deprivato dall’individuazione chiara e definita delle strutture compiute di senso! Ma siamo veramente sicuri che tale musicista o appassionato di musica – e sono talmente tanti da poter presupporre un interesse planetario per tale sorta di argomenti – “producano e comunichino e ascoltino note”! E non piuttosto, in chiave anche troppo inconscia e aleatoria, le articolazioni di senso e di significato (fisiologico e cognitivo) delle strutturazioni musicali. E, per di più, ben diversificate per epoche musicali (lingue musicali) e contemporanee personalizzazioni di stile. Una moderna concezione del pensiero musicale si definisce in quanto nozione articolata a diversi livelli in strutture psicologico-cognitive, rese appropriate al suo stesso funzionamento da una musicalità che si rende duttile lungo il corso dei secoli: favorendo un’evoluzione tecnologica non solo degli strumenti di scrittura e di composizione e di esecuzione, ma – cosa troppo spesso mal considerata – anche una adattativa evoluzione tecnologica della mente umana. Che erroneamente in ambito psicologico viene studiata solo sulle basi di dati statistici applicati alla prassi esecutiva e fondati sulle precarie basi di una grammatica di lettura e non dei dati cognitivi di rappresentazione della musicalità stessa! Tali strutture di conoscenza costituiscono, sul versante della rappresentazione musicale, gli stessi fondamenti di un’aggiornata Teoria generale della musica: che riassume e condensa le diverse teorie storicizzate in una visione sinteticamente evolutiva, rispetto gli oggetti d’osservazione (il repertorio), e in un rigoroso impianto dogmatico, secondo delle costanti verificabili di immediatezza logica (postulati) e fenomenologica (dimostrazioni). E peraltro i fondamenti di un’agile teoria generale finalizzata all’apprendimento operativo del linguaggio musicale, nelle sue stesse trasformazioni stilistico-epocali, costituiscono la base necessaria per una formazione metodologico-didattica all’insegnamento musicale; che si renda meglio rispondente alle problematiche necessità dei tempi odierni: molto più esigenti in termini di consapevolezza, davanti ad uno sterminato panorama sonoro-musicale sempre più parcellizzato o massificato dalle esigenze economiciste dell’industria culturale. E suo primario fondamento pedagogico non è che la dimensione ideale di un necessitarsi operativo, quale attività animatrice, tanto fondativa che orientativa, delle diversissime prassi musicali: creative, performative, rappresentative (d’ascolto e di auto-ascolto per i musicisti), didattiche, critico-estetiche…”

[4] Dalla presentazione in  retro-copertina de L’evoluzione retorica del pensiero musicale: “Tutti sanno cos’è un motivo musicale e i musicisti professionisti sanno pure che ad esso vanno spesso attribuite notevoli responsabilità costruttive, qualificazioni “tematiche” di composizioni anche molto complesse. Mentre i musicisti di cultura orale riconoscono generalmente nello stesso uno dei principali riferimenti stabilizzanti della loro ludica estemporaneità. E perfino i cultori della ricerca timbrico-sonoriale della nuova musica interpretano il motivo come il particellare frammento di una non più proponibile “melodia”, ma anche latente componente cellulare di costellazioni seriali e di serializzanti campi armonici. Insomma nella più disparata prassi musicale al motivo viene attribuito un carisma di primo piano per la significazione o, quanto meno, per la riconoscibilità musicale. Mancava una teorizzazione che ne inquadrasse le componenti profonde tanto di natura psico-motoria quanto di origine prettamente retorico-musicale: insomma il motivo come struttura cognitiva di pensiero musicale multi-epocale e, in parallelo, la genesi storico-evolutiva del motivo musicale nell’ordito ritmico della trama continua barocca. Pertanto il suo inquadramento tanto in una culturalizzata figuralità retorica, quanto in una tendenzialmente inconscia qualificazione propriocettiva di caratterizzante piede ritmico. Una genesi studiata a monte di questa sua specifica costituzione nella simbiosi con il linguaggio poetico (sacro e profano) dal medioevo al rinascimento, e a valle del suo dispiegarsi nell’ancora vigente quadratura melodica e nell’allineamento tematico illuministico, produttivo della grande musica occidentale; solo in tal senso “classica”. Questo volume non è allora un “libro sulla retorica musicale barocca”, come forse prometterebbe il titolo. Semmai si serve di una tradizione bimillenaria ancorata alla scienza retorica nell’occidente colto, dall’antichità greco-romana ai giorni nostri, per mostrare gli aspetti perfino ovvi della significazione musicale; una significazione espressa nella varietà storico-evolutiva dei suoi repertori. Arrivando ad intendere la retorica come scienza del significato, ma diversamente dispiegata nella musicalità delle diverse epoche. E prospettando una articolazione evolutiva, tanto storica quanto logica e d’impianto pedagogico, della lettura della musica: una lettura non solo “delle note”, bensì degli aggregati minimi della significazione musicale; una lettura analitica, ma che in una fase più avanzata della specialistica formazione musicale ambisca a divenire “lettura tout court”. La sovrabbondanza delle esemplificazioni musicali, se correttamente accostata (fino al padroneggiamento della corrispondente lettura musicale), ne costituisce la più concreta dimostrazione. Non esistono scorciatoie per una acculturata e acculturante musicalità.”

[5] La scelta di una piccola casa editrice locale, a tutto svantaggio di una pure auspicabile diffusione nazionale,  ha duplice motivazione: per un verso garantisce, grazie ad una tiratura limitata, la possibilità di intervenire costantemente nel miglioramento e nell’aggiornamento dei contenuti, perfino da un anno all’altro; per un altro verso garantisce il meglio agli studenti stessi; i quali acquistano un libro di alta qualità grafica (prodotta dallo stesso autore) ma a bassissimo costo, data la rinunzia dell’autore a qualsivoglia guadagno economico personale e in analogia dell’editore, proteso per accordo al massimo abbattimento dei costi e dunque all’eliminazione dell’intera filiera produttiva e commerciale: editing e grafica, canali di distribuzione.

[6] Abstract della relazione svolta da Mario Musumeci dal titolo La performance come prospettiva ludico-vitalistica della forma e l’interpretazione come restituzione del testo ad una preesistente oralità: “Trattare dei fondamenti costitutivi della conoscenza musicale richiede condivisione circa il loro integrabile significato. La Teoria come aggiornata Teoria generale del pensiero e del linguaggio musicali e in stretta corrispondenza l’Analisi come strumento inter-metodologicamente ben fornito di osservazione e studio, tanto sulla varietà stilistica, epocale e individuale, del repertorio quanto sull’intelligenza musicale che vi sovrintende. La Performance come atto vitalistico originario e produttivo di creativa personalizzazione e consono ad un qualche “contratto sociale” che ne giustifichi, anche ex post, la sua originarietà comunicativa; intendendola come una, ma non l’unica, delle più prospettive di formalizzazione: un “attraversare la forma” nell’esserne la più intima, ludica e compartecipata espressione. E se l’esecuzione può anche attuarsi in basso conio e l’Interpretazione musicale deve tradursi come sua qualificazione riflessiva si può fare a meno in performance di un più che adeguato posizionamento linguistico e storicizzante, rappresentativo dei significati del testo musicale? O dovremmo rassegnarci ancora all’idea di un’assolutizzante originarietà del testo scritto, la cui materiale esecuzione risulti comunque un’interpretazione?” La relazione convertita nella forma di un sintetico saggio sarà pubblicata negli Atti del Convegno; una ulteriore versione in forma più trattatistica, ben più ampia e contenutisticamente più approfondita, costituirà la sezione culminante di un altro volume in corso di più compiuta elaborazione e pubblicando presumibilmente entro il corrente anno 2018.

 

Pubblicato in Attività artistiche e culturali, Critica d'arte e Musicologia, E-learning, etica e cultura, Istituzioni accademiche, Istituzioni formative, Musica e cultura, News, Pubblicazioni (Trattati. Manuali. Saggi, Articoli), Studi e saggi analitici | Lascia un commento

Metodologie II-2 – Il Magnificat bachiano e la trama continua barocca

di Mario Musumeci

Di seguito la presentazione della II lezione di Metodologie dell’analisi II e prima delle tre lezioni monografiche sul Magnificat bachiano (2a versione, BWV 243):

MII-2 – Il Magnificat bachiano e la trama continua barocca

Per lo studio monografico dell’intero corso ancora si rendono qui disponibili partiture  e spartito della trascrizione per pianoforte (più le parti cantate, laddove presenti).

Bach – Magnificat (partitura)

Bach – Magnificat (partitura-Schering)

Bach – Magnificat (partitura-midi)

Bach – Magnificat (spartito)

CONSEGNA: delle prime tre Arie studiate in lezione vanno chiosate, sui relativi spartiti (canto e riduzione pianistica) e/o sulla partitura orchestrale-vocale, tutte le indicazioni ricavabili dai due schemi iper-formali dell’opera (in slide e nel testo adottato, approfonditamente commentate); ossia che mettono a confronto le macro-forme di tutti i dodici brani componenti (5 cori e sette arie) e assieme ripartiscono in sezioni ben distinte e caratterizzate ciascuna delle sette arie messe in studio.

Ricordo anche la più generale questione interpretativa da me al proposito trattata e reimpostata del rapporto tra Nuovo e Antico Testamento, da Bach qui reinterpretati: pure se su testo latino (la musica sacra dopo la Riforma in Germania è generalmente in tedesco), secondo la protestante visione cristologica del Cantico di Maria; da ben confrontare in contrapposizione, ma oggi forsanche in reintegrazione, alla visione, tradizionalmente non accettata in ambito luterano, del cattolico culto mariano .

La performance presa a modello è la seguente dell’Ensemble Musica Saeculorum (2016, live in concert) magistralmente impostata e diretta da Philipp von Steinaecker; straordinariamente tanto “moderna” nella sua innovativa lettura interpretativa e assieme tanto “antica” nel suo rigore filologico ed ermeneutico:

Si notino:

  1. l’uso pressoché integrale di strumenti d’epoca;
  2. l’uso essenziale e ciò nonostante efficace di organici strumentali ben più ridotti;
  3. la sostituzione del “coro”, tradizionalmente massivo ed autonomo rispetto i “solisti” con il coro degli stessi solisti e la conseguente maggior agilità e insieme la purezza melodica che ne consegue – il Magnificat bachiano è innanzitutto un canto di lode e dunque di gioia mistica. Abbattimento dei costi e innalzata qualità estetica, ma richiedenti maggiore professionalità di ciascuno;
  4. il contraltista al posto dell’altus, specie per la migliore fusione timbrica nel duetto (spesso a voci in raddoppio) con il tenore nell’Et misericordiae.

Da porre in maniera argomentata a confronto con le seguenti altre performance:

con strumenti antichi ma con il consueto organico massivo, del Monteverdichor di Würzburg associato al Monteverdi Ensemble diretti da Matthias Beckert (2014):

su partitura scorrevole, del Münchener Bach-Chore associata alla Münchener Bach-Orchester, diretti da Karl Richter (1962):

contrapposta alla performance ben successiva di un maestro della filologia barocca, Ton Koopman che dirige l’Amsterdam Baroque Orchestra & Choir (2003):

e ancora alla performance più recente dell’Orchestra e Coro Collegium Vocale Gent. diretti da Philippe Herreweghe, ritenuto anch’egli tra gli interpreti filologi (2014):

Precedenti lezioni

I lezione:

Metodologie II-1 – La Melo-armonia e l’elaborazione motivica dal barocco al modernismo

Pubblicato in Critica d'arte e Musicologia, E-learning, Musica e cultura, Poesia della vita, Recensioni e schede bibliografiche, Studi e saggi analitici | Lascia un commento

I diplomi Afam di vecchio ordinamento e l’equipollenza a nuovi diplomi Afam e lauree, anche ai fini del riscatto pensionistico : luci (del presente) e ombre (del passato)

by MusicaeMusicologia

Che l’Italia sia un paese dominato dai burocrati è cosa risaputa. Tanto che oramai, data l’eccessiva frequenza degli abusi amministrativi – piccoli o grandi che siano – lo stesso termine “burocrate” ha purtroppo stabilmente acquisito nel linguaggio corrente una connotazione pesantemente negativa. Che l’attività impropria, talora protesa di fatto dal singolo burocrate all’affermazione del proprio ego (a volersi esprimere solo con un eufemismo) e non alla piena soddisfazione dell’interesse pubblico e dunque dei suoi interlocutori pubblici e privati in armonia all’interesse pubblico, è cosa quotidianamente dibattuta da tempo immemorabile. Eppure solo di recente comincia ad affermarsi il principio, nel caso di danno subito dall’insipienza del burocrate, di ricorrere non solo alla giustizia amministrativa ma anche a quella penale (condanna del burocrate per atti penalmente rilevabili e contrari al proprio ufficio) nonchè civile con risarcimento consequenziale del danno subito: dato che il “cattivo” burocrate nei suoi atti, anche quando omissivi o abusivi o comunque illegittimi, si sente protetto dall’amministrazione anche sul piano giudiziario (Avvocatura dello Stato) e crede di poter agire come gli pare.

Purtroppo però il ricorso degli interessati, che vedono calpestati i loro diritti o interessi legittimi dal burocrate di turno, è abbastanza oneroso e comporta la difficoltà del doversi affidare all’avvocato “giusto”, ossia evitando giuristi improvvisati che sull’argomento specifico non è detto che siano adeguatamente preparati. Così il caos che ne consegue in sede di contenzioso risulta quantitativamente poco sopportabile dagli uffici amministrativi e giudiziari. Eppure basterebbero delle più efficaci norme “anti-burocrazia” per risolvere l’annoso problema. Un contesto istituzionale in cui la discrezionalità amministrativa tende ad esprimersi in tale caotica maniera è l’Alta Formazione Artistica e Musicale (Afam), ma – va detto – anche con riferimento ad un ventennio ad oggi occorso per l’attuazione di una Riforma avviata nel 1999; complici responsabilità politiche e politico-amministrative di vario genere e provenienza.

Entriamo allora nel caso concreto, seppure questo possa apparire marginale rispetto la questione sopra prospettata, ma in realtà richiamante una questione fondativa: l’Afam, seppur sviluppando un percorso parallelo ma in buona parte del tutto analogico all’università, è da salvaguardare come un patrimonio culturale-formativo analogo alla stessa oppure va inteso come un contesto didattico-formativo da sottomettere alla stessa e/o addirittura costantemente da vilipendere – perfino in maniera sotterranea – con il costante rallentamento degli interni ed esterni processi di evoluzione istituzionale? Peregrino o  rischioso affermare che verso questa direzione si sono fin troppo spesso indirizzate forze politico-amministrative protese a salvaguardare non la stessa Afam bensì altri interessi istituzionali e lobbistici…?

La Legge n. 228 del 24/12/2012 detta “Legge di stabilità 2013” nei commi dal 102 al 107, dedicati all’Alta formazione artistica e musicale (Accademie di Belle Arti, di Arte drammatica, di Danza, Conservatori di musica etc.) prevedeva già da allora ai commi 102 e 103 l’equipollenza tra diplomi accademici e universitari di primo e secondo livello (“lauree brevi” e “lauree magistrali”) con le identiche e specifiche diciture preliminari:

  1. … al fine esclusivo dell’ammissione ai pubblici concorsi per l’accesso alle qualifiche funzionali del pubblico impiego per le quali ne è prescritto il possesso, i diplomi accademici di primo livello rilasciati dalle istituzioni facenti parte del sistema dell’alta formazione e specializzazione   artistica   e   musicale   di   cui all’articolo 2, comma 1, della legge 21 dicembre 1999, n. 508, sono equipollenti ai titoli di laurea rilasciati dalle università etc.” (comma 102) [Nota 1];
  2. Al fine esclusivo dell’ammissione ai pubblici concorsi per l’accesso alle qualifiche funzionali del pubblico impiego per le quali ne e’ prescritto il possesso, i diplomi accademici di secondo livello rilasciati dalle istituzioni di cui al comma 102 sono equipollenti ai titoli di laurea magistrale  rilasciati   dalle università appartenenti alle seguenti classi dei corsi di laurea magistrale etc.” (comma 103) [Nota 2].

Per quanto riguarda invece i diplomi del previgente ordinamento dell’Afam la detta legge statuisce l’equipollenza, solo se congiunti ad un diploma di scuola secondaria superiore, con quelli di nuovo ordinamento ma rimandando all’emanazione di un Decreto Ministeriale la specifica forma di attuazione. Ecco il testo normativo originale: “I diplomi finali rilasciati dalle istituzioni di cui al comma 102, al termine dei percorsi formativi del previgente ordinamento, conseguiti prima dell’entrata in vigore della presente legge e congiuntamente al possesso di un diploma di scuola secondaria superiore, sono equipollenti ai diplomi accademici di secondo livello secondo una tabella di corrispondenza determinata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sulla base dei medesimi principi di cui ai commi 102 e 103, da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.” (comma 107) [Nota 3].

Questa singola frase, giuridicamente vincolante erga omnes – ossia: per la stessa nel gergo giuridico non è ammessa ignoranza tanto per il semplice cittadino quanto a maggior ragione per un dipendente o un funzionario dello Stato – arriva a sanare finalmente una trentennale situazione conflittuale tra dipendenti pensionandi e Pubbliche Amministrazioni, con contenziosi di vario genere e addirittura con relative sentenze della Corte Costituzionale, le quali hanno sempre rilevato, ed in ogni caso, l’esigenza di superare le gravi disparità permesse da tale carente ed insostenibile situazione normativa. Peraltro conseguendovi gli interventi più contraddittori e caotici delle Amministrazioni coinvolte (Istituti scolastici provinciali, Amministrazioni autonome, Inps ed ex-Inpdap …) che talvolta ammettevano il riscatto – poggiandosi sulla solida base di interpretazioni autentiche della normativa vigente dell’Afam, seppure in costante evoluzione riformistica, e perfino su autorevoli interventi della Corte Costituzionale – e talora invece non lo ammettevano; anche (purtroppo) per l’inopportunità di interventi politici e politico-amministrativi di carattere ideologico che vi si sovrapponevano ad altri fini, con interpretazioni gravemente restrittive e a danno della moltitudine degli interessati.

Proprio l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale intervenne dopo la citata legge 228 del 2012 e lo fece per la prima volta prevedendo specificamente la possibilità del riscatto anche per tutti i diplomi accademici dell’Afam di nuovo ordinamento (un riscatto comunque oneroso, sulla base della data di presentazione della domanda a cura del singolo interessato); probabilmente fondandosi sui detti commi 102 e 103, nonché sulla pregressa situazione di evoluzione normativa e giurisdizionale anche di rilievo costituzionale. Però non includendovi quelli di vecchio ordinamento, seppure previsti dal comma 107: i quali già da allora potevano prevedersi come genericamente equipollenti ai diplomi accademici di nuovo ordinamento ammessi a riscatto. Ma evidentemente, sempre affidandosi ad una ideologia restrittiva non giustificata da altra norma specifica, fondandosi sulla riserva del comma 107, nella parte in cui prevedeva l’emanazione di un apposito decreto ministeriale; dall’Inps evidentemente inteso come necessario per l’ulteriore chiarificazione di “quali” specifici diplomi di vecchio ordinamento dovessero ammessi e quali no. Però di questa discriminazione non si teneva conto in altri interventi della P.A., che ad esempio ammettevano a fini di inserimento paritario in graduatorie varie sia i diplomi specialistici del nuovo ordinamento sia tutti quelli del previgente!

Ovviamente si produceva così un danno rilevante a chi già dal 2013 avrebbe potuto richiedere ed ottenere un riscatto del titolo, con più vantaggiose ricongiunzioni al sistema retributivo (18 anni solari di contributi versati al 1995 incluso). Ciò forse spiega la renitenza degli organi deputati ad emanare nel termine previsto il suddetto decreto di equipollenza: termine che dai previsti “tre mesi” ha superato poi abbondantemente i sei anni? Possiamo solo ipotizzarlo, ma nei fatti il decreto ministeriale in questione è entrato in sordina a fare parte della normativa dello Stato dal 10 aprile del 2019. Tanto in sordina che qualche pubblica amministrazione, nella persona di sconsiderati funzionari responsabili, crede a tutt’ora di potersi permettere di ignorarlo o addirittura di travisarne i contenuti a proprio piacimento. Con l’effetto di riperpetuare all’infinito quelle disparità amministrative e quel contenzioso trentennale che proprio le suddette norme superavano.

Si tratta del Decreto Ministeriale n. 331 del 10/04/2019: composto da un solo articolo che precede la tabella di equipollenza tra ciascun singolo diploma accademico di previgente ordinamento e il corrispondente diploma accademico specialistico di secondo livello di nuovo ordinamento: “i diplomi finali rilasciati dalle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) al termine dei percorsi del previgente ordinamento, se conseguiti congiuntamente al possesso di un diploma di scuola secondaria superiore sono equipollenti ai diplomi accademici di secondo livello del nuovo ordinamento (secondo la tabella di corrispondenza allegata al decreto).”

Nella tabella di equipollenza pertanto a ciascun diploma accademico di previgente ordinamento di tutte le varie e ben diverse istituzioni dell’Afam (Conservatori e Accademie di Belle Arti, di Arte Drammatica, di Danza …) viene fatto corrispondere appunto in equipollenza il diploma accademico specialistico di secondo livello, attribuendo per di più lo stesso codice di individuazione (proprio così!), per gli usi telematici o affini. Insomma se si indica, poniamo, il codice DCSL39 questo vale indifferentemente tanto per il diploma decennale di previgente ordinamento di pianoforte (congiunto a diploma di maturità) quanto per il diploma accademico specialistico di secondo livello di pianoforte! Come farebbero allora a distinguersi sul piano pratico i due titoli accademici? Ci sono altre risposte se non: l’equipollenza?

Sembra tutto inequivocabile, ma non pare sia così per tutti. Si diffonde infatti una “interpretazione” ideologica, addirittura palesata più o meno ufficiosamente da qualche amministrazione pubblica e non si comprende su quali norme fondata differenti da quelle più recenti e messe in questione, e ancora gravemente restrittiva del concetto di equipollenza: in quanto intesa come riferita “ai soli fini dei pubblici concorsi e pertanto escludente l’istituto del riscatto”. Chissà poi su quale principio normativo ulteriore e dunque prevalente sulle norme in questione; dato che il riscatto del titolo di studio è un fatto semmai consequenziale e non contraddicente l’inserimento per pubblico concorso nell’attività lavorativa! Che non può intendersi certo come un privilegio a sé stante ma, semmai, come una conseguenza ed un’opportunità – si ricorda, comunque onerosa – per il lavoratore: tra l’altro a riscatto oggi risultano ammessi dall’Inps anche i diplomi universitari brevi di previgente ordinamento, che in passato mai erano stati definiti come “lauree”! Insomma, con tale scombinata “interpretazione” si afferma implicitamente che per l’ordinamento è più importante potere riscattare il proprio titolo di studio (negato) che potersi inserire nel mondo del lavoro grazie a quello stesso titolo (accettato)!

Tale interpretazione nella lettura integrata dei commi 107, in quanto finalmente attuato dal Decreto Ministeriale 331 del 10 aprile 2019, e 103  e 102 della legge 24 dicembre 2012 n. 228 si rivela peraltro ad un’attenta lettura come semplicemente illogica ed errata perché non può corrispondere adeguatamente e senza contraddizioni alla domanda: se i diplomi accademici di II livello di nuovo ordinamento, una volta resi “equipollenti ai soli fini dei pubblici concorsi” ai diplomi universitari (comma 103), sono a loro volta resi “equipollenti” ai diplomi di vecchio ordinamento (comma 107 e d.m. 331) perché i primi possono ammettersi a riscatto e i secondi no? In base a quale altra concorrente e specifica norma di legge o principio dell’ordinamento, che non risulta essere qui sussistente né altrove? Peraltro l’espressione incriminata “Al fine esclusivo dell’ammissione ai pubblici concorsi per l’accesso alle qualifiche funzionali del pubblico impiego per le quali ne è prescritto il possesso” è riferita nei commi 102 e 103, proprio dove ci si riferisce all’equipollenza universitaria dei diplomi accademici di nuovo ordinamento – di fatto invece riscattabili. Mentre nel comma 107 non è presente ed è semmai solo rimandata ai detti precedenti commi. Ora come la mettiamo in termini anche di coerenza logica, dato che appunto i diplomi accademici di nuovo ordinamento sono stati nel frattempo ammessi a riscatto, nonostante quella dicitura richiamata dai detrattori dell’attuale docenza dell’Afam sia contenuta proprio nel comma che li riguardava. Va osservato infatti che la platea interessata, cui si vorrebbe attribuire illogicamente quel limite, è proprio la docenza che forma i nuovi diplomandi. Limite invece non valido per i propri allievi: ma si è mai visto un allievo che acquisisce un titolo di studio superiore a quello del suo maestro? Pare già una vergogna dover discutere di simili indifendibili punti di vista, ma tant’è purtroppo data la loro improvvida risonanza.

Peraltro può mai essere superiore ad una norma di legge tanto da addirittura determinare le scelte del funzionario di una Pubblica Amministrazione autonoma addetto ai provvedimenti di riscatto, un’eventuale determinazione regolamentativa negativa dello stesso INPS ex-INPDAP? Un Inpdap/Inps che al proposito in questo ventennio di riforma è stato alquanto ondivago: nel 2004 addirittura il diploma di previgente ordinamento era invece considerato riscattabile dall’Inpdap per tre anni, secondo apposita nota di interpretazione autentica fornita dalla competente direzione generale [Nota 4]. Non è quello del funzionario che “interpreta” così “sul sentito dire” un atteggiamento censurabile su vari piani, amministrativi ma anche penali e civili e dunque risarcitori del danno subito? Un intervento peraltro già contraddetto da altri interventi di pubbliche amministrazioni sui diplomi accademici dell’Afam di vecchio ordinamento già ammessi in passato a riscatto e di cui è perfino possibile fornire documentazione – con il consenso ma omettendo pubblicamente il nome dell’interessato per motivi di privacy  [Nota 5]. Si può allora correttamente affermare: “per quei casi valevano altre regole, adesso ne valgono altre che invece non permetterebbero il detto riscatto”; prospettando così con tali vagolanti indirizzi interpretativi un vero e proprio caos nella coerenza delle scelte delle Pubbliche Amministrazioni?

Insomma, la legge può applicarsi facendo solo riferimento alle (presunte) scelte regolamentative altrui, piuttosto che ad eventuali interpretazioni autentiche svolte da organi superiori, deputati dall’ordinamento proprio a tale fine? E, in mancanza, perché mai dovrebbe legittimarsi una scelta incoerente, restrittiva, illogica e punitiva per gli attuali docenti in servizio dell’Afam, inevitabilmente dotati di diplomi di vecchio ordinamento, ma che i diplomi di nuovo ordinamento hanno prodotto per i propri studenti con il loro impegno pionieristico? Non desta alcun imbarazzo (giuridico, professionale, morale, umano …) per un funzionario appartenente all’amministrazione conservatoriale decidere che quello che è consentito (il riscatto del proprio titolo di studio) agli studenti che frequentano la propria istituzione venga negato agli insegnanti che li hanno formati, con grave umiliazione della loro stessa professionalità e a detrimento della credibilità del contesto formativo di appartenenza anche del funzionario stesso? E, d’altra parte, in assenza di un valido principio che sia chiaramente espresso da una fonte giuridica pertinente ed alternativa alle qui citate e anche più recenti; e, ancora, secondo quale dichiarabile e generale principio di equità dell’ordinamento? E ciò soprattutto alla luce della più recente, citata evoluzione normativa e giurisprudenziale perfino di rilievo costituzionale che invece ha trovato finalmente una risposta chiara e definitiva all’annosa questione? Forse bisognerebbe attendere, come auspicabili, ulteriori interventi disambiguanti al proposito da parte delle autorità competenti in materia interpretativa di una legge; una legge emanata già di suo al fine di risolvere le precedenti … ambiguità? In definitiva è mai possibile che per la letterale lettura della norma il pubblico funzionario debba addirittura ricorrere ad interventi superiori [Nota 6] – non di rado assenti per gli opportunismi personalistici che dominano la fredda e disumana logica burocratica – oppure debba coinvolgere l’amministrazione in contenziosi perdenti, senza rimetterci di suo? Non si attribuisce così alla burocrazia il potere di rinviare ad libitum l’applicazione concreta della legge?

Ecco perché è venuta l’ora che gli interessati procedano, dove possibile, con rivalse non solo amministrative ma anche penali e civili (risarcitorie). Finché il “cattivo” burocrate risulterà impunito il funzionamento della Pubblica Amministrazione resterà in mano alle logiche più improduttive e disfunzionali, nonché anti-meritocratiche. Rimanendo tra le concause dell’attuale imbarbarimento sociale.

E allora (diciamolo … scherzosamente e sdrammatizzando):

“… si avvii finalmente la caccia al burocrate infedele e parassitario!”

________________________________________

 

Note, Allegati e Riferimenti:

 

[Nota 1]

102. Al fine di valorizzare il sistema dell’alta formazione artistica e musicale e favorire la crescita del Paese e al fine esclusivo dell’ammissione ai pubblici concorsi per l’accesso alle qualifiche funzionali del pubblico impiego per le quali ne è prescritto il possesso, i diplomi accademici di primo livello rilasciati dalle istituzioni facenti parte del sistema dell’alta formazione e specializzazione   artistica   e   musicale   di   cui all’articolo 2, comma 1, della legge 21 dicembre 1999, n. 508, sono equipollenti ai titoli di laurea rilasciati dalle università appartenenti alla classe L-3 dei corsi di laurea nelle discipline delle arti figurative, della musica, dello spettacolo e della moda di cui al decreto ministeriale 16 marzo 2007, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 153 del 6 luglio 2007.

 

[Nota 2]

103. Al fine esclusivo dell’ammissione ai pubblici concorsi per l’accesso alle qualifiche funzionali del pubblico impiego per le quali ne è prescritto il possesso, i diplomi accademici di secondo livello rilasciati dalle istituzioni di cui al comma 102 sono equipollenti ai titoli di laurea magistrale   rilasciati   dalle università appartenenti alle seguenti classi dei corsi di laurea magistrale di cui al decreto ministeriale 16 marzo 2007, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 155 del 9 luglio 2007:

  1. a) Classe LM-12 (Design) per i diplomi rilasciati dagli Istituti superiori per le industrie artistiche, nonché dalle Accademie di belle arti nell’ambito della scuola di «Progettazione artistica per l’impresa», di cui alla Tabella A del decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212;
  2. b) Classe LM-45 (Musicologia e beni musicali) per i diplomi rilasciati dai Conservatori di musica, dall’Accademia nazionale di danza e dagli Istituti musicali pareggiati;
  3. c) Classe LM-65 (Scienze   dello   spettacolo   e produzione multimediale) per i diplomi rilasciati dall’Accademia nazionale di arte drammatica, nonchè dalle Accademie di belle arti nell’ambito delle scuole di «Scenografia» e di «Nuove tecnologie dell’arte», di cui alla Tabella A del decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212;
  4. d) Classe LM-89 (Storia dell’arte) per i diplomi rilasciati dalle Accademie di belle arti nell’ambito di tutte le altre scuole di cui alla Tabella A del decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212, ad eccezione di quelle citate alle lettere a) e c).

 

[Nota 3]

107. I diplomi finali rilasciati dalle istituzioni di cui al comma 102, al termine dei percorsi formativi del previgente ordinamento, conseguiti prima dell’entrata in vigore della presente legge e congiuntamente al possesso di un diploma di scuola secondaria superiore, sono equipollenti ai diplomi accademici di secondo livello secondo una tabella di corrispondenza determinata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sulla base dei medesimi principi di cui ai commi 102 e 103, da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Legge 228 del 24/12/2012 (commi dal 102 al 107): https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2012/12/29/012G0252/sg

Decreto ministeriale 331 del 10/04/2019, con annessa tabella di equipollenza: decreto-ministeriale-331-del-10-aprile-2019-tabella-equipollenze-diplomi

 

[Nota 4]

Interpretazione autentica richiesta e ottenuta dall’ex-Inpdap nel 2003:

Inpdap_nota_9138_31mar_03

Dove i diplomi accademici triennali di primo livello di nuovo ordinamento e i diplomi accademici di previgente ordinamento venivano ammessi e dichiarati come equipollenti per la riscattabilità a fini contributivi.

 

[Nota 5]

Esempio di riscatto, correttamente effettuato dalla Pubblica Amministrazione di competenza, di un diploma accademico di previgente ordinamento:

Riscatto ammesso diploma accademico v.o.

Si osservi l’esiguo costo del riscatto del diploma accademico Afam v.o. quadriennale ripartito in rate di 22,30 euro al mese per 24 mesi (a fronte delle migliaia di euro adesso necessarie). E solo perché richiesto accortamente a inizio carriera, ma non lavorato dall’amministrazione competente se non al momento del pensionamento dell’interessato e con riferimento alla innovativa normativa, vigente al momento del pensionamento stesso. Trattasi di un diploma dell’Accademia di Belle Arti del previgente ordinamento, magari qui ammesso a riscatto anche con riferimento ad una specifica Sentenza della Corte Costituzionale; ma si consideri che, successivamente tanto la più recentissima normativa qui sopra riferita quanto le stesse disposizioni ufficializzate dall’Inps hanno inquadrato sullo stesso piano tutti i diplomi Afam del previgente ordinamento. Dunque l’equipollenza dello stesso, come degli altri, adesso ne rende ulteriormente coerente il diritto a riscatto.

 

[Nota 6]

Nell’attuale “assordante” e disdicevole silenzio che si registra sul tema in ambito sindacale e presso gli organi direttivi delle Istituzioni Afam (Direzioni, Presidenze, Consigli accademici e di amministrazione) e presso le Conferenze dei Direttori delle stesse, che semmai tutti dovrebbero preoccuparsi di tutelare la dignità dell’attuale corpo docente dell’Afam, impegnato da un ventennio e senza reali incentivi nella pionieristica attuazione della Riforma accademica e qui vilipeso nella vergognosa scarsa considerazione dei loro titoli accademici di previgente ordinamento, considerati inferiori a quelli di nuovo che essi stessi rilasciano ai propri allievi, un suggerimento potrebbe essere la richiesta alle superiori autorità competenti di un’aggiornata interpretazione della normativa  vigente, con rigoroso riferimento al più volte citato D.M. 331 ex Legge 228 commi 7 e 3 e all’iter normativo e giurisprudenziale che, ben motivandola, l’ha preceduta; ciò soprattutto al fine di evitare contenziosi che, con ogni probabilità, troveranno soccombente l’Inps e le stesse P.A. a vario titolo inadempienti. Le dette superiori autorità competenti andrebbero individuate in quelle direzioni generali poste a tutela dell’Ordinamento delle P.A. con specifico riferimento alla interpretazione normativa vigente e ad ogni chiarimento ad essa pertinente. Insomma si tratta di sollecitare interpretazioni “autentiche” del dettato normativo che, una volta per tutte, tolgano al singolo burocrate la potestà di applicare la legge in maniera ideologica e a proprio uso e consumo. Di seguito ecco un esempio di intervento sicuramente migliorabile ma probabilmente più efficace se richiesto da autorità amministrative di vertice: in loro assenza, cosa resta se non plurimi interventi dalla base, magari  quantitativamente risaltanti – dato che in democrazia legittimità e consenso vanno purtroppo di pari passo?

Alla Direzione Generale Trattamenti Pensionistici – Ufficio Normativa
Al Dipartimento Funzione Pubblica. Ufficio personale P.A. (U.P.P.A.)
p. c. –> Al Conservatorio/Accademia  di _____:  Direttore ____ e Presidente ___
p. c. –> Ai Direttori amministrativi _________________
p. c.: –> Alla Direzione generale dell’AFAM: Direttore Generale pro tempore
–> Ai Dirigenti Ufficio II (pro tempore) e III dott.ssa Laura Pocci
Oggetto: Riscatto diplomi accademici dell’Afam previgente ordinamento, alla luce del DM 331/2019 (ex Legge 228/2012, commi 107 e 103), di equipollenza con unico codice identificativo ai diplomi accademici quinquennali di II livello di nuovo ordinamento. Richiesta interpretazione normativa
Poiché lo / gli scrivente/i, ___________ docente/i dell’Alta Formazione Artistica e Musicale (Afam), hanno in corso di presentazione la propria domanda di pensionamento con annessa richiesta di riscatto dei diploma di ____________ di previgente ordinamento, conseguiti dopo la maturità ___________ (come esplicitato nello stesso diploma accademico, a tergo), e a tal proposito hanno presentato domanda alla luce della nuova compiuta normativa
(DM 331 – 10 aprile 2019, attuativo della Legge 228 – 24 dicembre 2012, comma 107, anche in relazione ulteriormente esplicativa al comma 103)
Chiede / Chiedono alle SS.LL
di cortesemente dirimere una volta per tutte la questione (evidentemente ritenuta ancora non pacifica nelle P.A. coinvolte) del riscatto a fini pensionistici del diploma accademico di previgente ordinamento conseguito dopo il diploma di scuola secondaria superiore, alla luce del più recente D.M. 331 del 10 aprile 2019, attuativo della Legge 24 dicembre 2012 n. 228 (“legge di stabilità 2013”) comma 107, ma anche in relazione integrativa al comma 103; nonché al lungo e complesso iter normativo avviato anche a partire dalle raccomandazioni che chiudono l’Ordinanza della Corte Costituzionale dell’8 giugno 2000 (Ordinanza 210/2000). Un iter normativo che è stato portato a compimento proprio dal citato DM 331 ex Legge 228, ma – si reputa – è ancora sottovalutato in ambito politico-amministrativo, al fine del buon funzionamento dei Pubblici Uffici.
Di cui le SS.VV. costituiscono garanzia preminente per autorevolezza interpretativa.
Ciò viene altresì demandato alle SS.VV., nell’intercorso silenzio della propria più competente via gerarchica, tramite un’apposita richiesta di specifico parere alle autorità amministrative competenti: Direzione centrale trattamenti pensionistici, Ufficio normativa; Ufficio Personale Pubbliche Amministrazioni (U.P.P.A.) presso il Dipartimento della Funzione Pubblica – Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Anche tenendo conto della loro conversione istituzionale in altri uffici.
Proprio in considerazione che queste Direzioni già si sono espresse in maniera positiva in altro momentoin prosieguo dell’iter normativo avviato dalla Legge di Riforma Afam 21 dicembre 1999 n. 508, ma secondo normativa susseguente od anche auspicando quanto finalmente portato a compimento dal citato DM 331 2019.
Si confrontino al proposito:
  1. la Nota prot. N. 9138/2003 dell’ex-Inpdap, Rif. Alla e-mail del 19/2/2003 avente ad oggetto: Riscattabilità del diploma di Conservatorio [N.d.E.: lì ammessa per i tre anni del diploma accademico di I livello, allora inteso come equipollente al diploma di previgente ordinamento, adesso invece equipollente al quinquennale diploma accademico di secondo livello];
  2. la Nota circolare UPPA n. 09/08 del 31/01/2008, con i suoi auspici e raccomandazioni in chiusura.
E sempre tenendo conto che l’attuale docenza dell’Afam, quella che ha portato a compimento la riforma, rilascia titoli di studio di nuovo ordinamento esplicitati oramai da tempo come riscattabili dall’Inps. Mentre i loro docenti, secondo l’Inps ed altre P.A., sarebbero ancora in possesso di un diploma accademico di valore inferiore (ossia non riscattabile)! E ciò nonostante l’avvenuta contrastante compiutezza dell’iter normativo.
In mancanza di un conseguente intervento degli uffici direttamente preposti alla risoluzione della/e propria/e questione/i personale/i (certo non solo della propria/e), si chiede cortesemente un analogo intervento informativo ai responsabili degli Uffici in oggetto – dato l’irrituale intervento di chi scrive, costretto/i all’inottemperanza del  reputato vincolo gerarchico che lega alla propria Amministrazione di appartenenza, ma adesso costretto/i dal silenzio della stessa.
Nell’osservanza della Legge mi firmo / ci firmiamo.
Documento di riconoscimento:
Carta/e d’identità N°. ________ rilasciata il _________ dal __________ di __________
Luogo e Data
Firma/Firme

*******

Ordinanza sulle cessazioni dal servizio e scadenzario pensionamenti Afam dell’11/02/2020:

2020-02-11_1883

2020-02-11_1883_all

*******

Documenti e Link utili:

Fonti di rilievo giuridico

Camera Deputati – Servizio studi – Titoli Afam (30-01-2020)

da cui si evince – e peraltro da una autorevolissima fonte (di “interpretazione autentica”) ossia dalla stessa fonte di produzione delle leggi – che i diplomi accademici Afam di nuovo (diplomi ex-sperimentali Afam inclusi) come di previgente ordinamento e i corrispondenti diplomi universitari o “lauree brevi e magistrali” sono tutti equipollenti, tra loro, (con la dicitura”) al fine esclusivo della partecipazione ai pubblici concorsi. Pertanto è illegittimo discriminare una o più categorie di questi titoli, tutti riferibili alla stessa dicitura (titoli universitari compresi), in base a questo loro comune riferimento; e dunque utilizzarlo per escludere dal riscatto contributivo a fini pensionistici una di quelle categorie.

Fonti di rilievo informativo generale e istituzionale

ANVUR Rapporto Biennale 2018 Afam

Fonti di rilievo sindacale

http://m.flcgil.it/universita/afam/afam-finalmente-approvate-le-corrispondenze-tra-titoli-del-previgente-ordinamento-e-diplomi-accademici-di-ii-livello.flc

Fonti, istituzionali e non, di rilievo didattico-formativo

https://www.accademiadibrera.milano.it/it/equipollenza-titoli-di-studio-afam-belle-arti.html

Il Miur definisce i criteri di equipollenza dei diplomi accademici Afam

https://artemdocere.jimdofree.com/equipollenza/

Fonti di rilievo giurisprudenziale e di affidabile assistenza giuridica

N.B.: Mancando una giurisprudenza di rilevo sullo specifico tema del riscatto  – peraltro oneroso e dunque non accettabile se non per categorie di docenti che ne possano trarre un reale vantaggio come ad esempio il raggiungimento dell’intera quota retributiva con i 18 anni solari al 1995 – si può però fare riferimento alle varie cause giudiziarie che vedono il Ministero perdente con riguardo ad altro interesse fatto valere dai diplomati di vecchio ordinamento (con preacquisita maturità secondaria), come l’inserimento nella stessa fascia delle graduatorie di istituto attribuita ai diplomati con diploma accademico specialistico di II livello.

Le motivazioni in positivo date dai tribunali partono comunque dall’avvenuta equipollenza tra le due tipologie (adesso precisata e rafforzata dal D.M. 331/1919). Vediamone degli stralci opportunamente commentati: (ex sentenza n. 335/2016 del Tribunale di Pavia🙂 “L’art. 1, comma 107, della L. n. 228/2012 equipara, chiaramente, il diploma AFAM vecchio ordinamento ai diplomi accademici di II livello e, alla luce delle normative vigenti, rispettivamente le leggi nn. 228/12 e 53/03, (…) i diplomi AFAM vecchio ordinamento (…) sono da considerarsi come aventi valore di diplomi accademici di II livello. Si è dunque giunti  al riconoscimento a favore del docente istante, inserito nella terza fascia delle graduatorie di istituto e in possesso del diploma accademico di conservatorio rilasciato dalle  istituzioni (…) di alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) conseguito prima dell’entrata in vigore della riforma di cui alla legge del 21 dicembre n. 508 del 1999 (che ha dato vita al “comparto AFAM”), del diritto all’inserimento nella II Fascia delle Graduatorie di Istituto, in virtù del ritenuto “valore abilitante intrinseco al titolo accademico in loro possesso”, riguardo a tutte le classi di concorso di loro interesse”.

Analogamente, il Giudice del Lavoro di Salerno, dott.ssa Ippolita Laudati, con una sentenza datata 26 gennaio 2017, ha disposto l’inserimento in seconda fascia di sette docenti che secondo il MIUR erano destinati alla terza fascia poiché non abilitati, condannando il Ministero al pagamento delle spese processuali. Nello stesso modo si sono pure pronunciati il GdL di Vallo della Lucania, in data 9 febbraio 2017, e il Tribunale di Salerno nel marzo 2017.

E qui sta il punto. Evidentemente – “per la contradizion che nol consente” – bisognava interpretare il disposto di cui al DM 374/16 art. 2, co. 1, lett. a), nr. 4, come necessariamente riferito, oltre ai soggetti in possesso del diploma di secondo livello (ossia il “diploma rilasciato per la frequenza dei corsi biennali di II livello presso i Conservatori di Musica …”), anche a tutti gli altri soggetti in possesso di titolo equiparato ex lege al diploma di secondo livello (ossia a quanti risultino in possesso del diploma di conservatorio ante riforma, unitamente al diploma di scuola media superiore), nella stessa misura in cui, espressamente, il DM cit. ha  equiparato ai diplomi universitari utili per il collocamento in seconda fascia, i diplomi (accademici) di secondo livello (cd. interpretazione adeguatrice). Diversamente opinando, ossia interpretando come preclusivo dell’iscrizione in seconda fascia ai diplomati nei conservatori di vecchio ordinamento il disposto dell’art. 2, lett. a), nr. 4 del DM 374/17, occorreva che il Giudice avesse, comunque, a disapplicare (come ha fatto il Tribunale del reclamo patavino) quest’ultimo inciso nella parte in cui non estende anche ai diplomati dei conservatori l’accesso alla seconda fascia (così come lo consente a tutti i possessori del diploma di secondo livello). In definitiva, qualunque fosse il percorso di stretta logica normativa (l’interpretazione adeguatrice ovvero la disapplicazione della norma di secondo livello difforme e contrastante con la normativa superiore), il risultato non poteva che essere identico e, cioè, nel senso della piena equiparazione tra il diploma di conservatorio vecchio ordinamento e i diplomi di secondo livello (…).

Fonte sopra citata (con adeguamenti alla questione qui posta): Rodolfo ROMITO, avvocato in Padova (romito@legalinet.eu).

Come si vede il ragionamento è lo stesso, valido anche per l’equipollenza ai fini del riscatto: vale ai fini del riscatto contributivo per i diplomi del nuovo ordinamento Afam in quanto equipollenti ex lege ai diplomi universitari? Dunque vale anche per i diplomi di vecchio ordinamento in quanto ex lege equipollenti ai nuovi. Poiché certo una norma regolamentativa non può porsi al di sopra della legge, né contrastarla sul piano logico. Non è quello che ci sforziamo qui di affermare a chiare lettere?

Di seguito link a vari siti sul tema dell’equipollenza tra diplomi di vecchio e nuovo ordinamento, seppure riferito alla sopraddetta altra casistica, che evidentemente ha trovato molti più interessati nell’urgenza di un immediato inserimento nel mondo del lavoro. Tra questi va segnalato lo studio associato dei valenti e disponibili avvocati Aldo Esposito & Ciro Santonicola (via Salvatore Di Giacomo 10, 80053 Castellammare Di Stabia, Napoli; tel. 081 19189944), primo o tra i primi ad occuparsi delle più recenti problematiche dell’Afam e su queste già vincitori di varie cause; così affermando l’equipollenza tra diplomi di previgente/vecchio e vigente/nuovo ordinamento. Altri avvocati ne seguono l’esempio con altrettanto rilevanti successi.

ABILITAZIONE COMPARTO AFAM – NOVITÀ GIUDIZIARIE 2019 E RINNOVATE POSSIBILITÀ DI INSERIMENTO NELLA SECONDA FASCIA G.I.

Tribunale di Padova – Ordinanza del 19 settembre 2017

http://www.avvocatomichelebonetti.it/campagne/1837-migliaia-di-afam-abilitati-ante-2000-vengono-inseriti-in-ii-fascia

Ricorso AFAM, la valenza abilitante dei diplomi

Fonti di rilievo informativo cronachistico (giornalistiche)

http://scuola24.ilsole24ore.com/art/scuola/2019-04-30/il-miur-approva-dopo-6-anni-corrispondenze-i-vecchi-titoli-afam-e-diplomi-ii-livello-182904.php?uuid=ABfLeAtB&refresh_ce=1

Riscatto Laurea, AFAM, ISEF: a chi rivolgersi per la domanda

Riscatto Laurea: quando è possibile riscattare il diploma di conservatorio?

AFAM, i docenti del vecchio ordinamento chiedono il riconoscimento del titolo abilitante

Titoli Afam vecchio ordinamento: sì a equipollenza e riscatto

******************

—— Nota bene: Si avverte che il post è in costante aggiornamento e approfondimento, data l’importanza degli argomenti trattati e il coinvolgimento che via via sta comportando: fino a promuovere anche uno scambio di informazioni di vitale importanza per la grande platea degli interessati di oggi e di domani, data la scadente e troppo spesso contraddittoria informazione circolante ovunque.

 

 

 

 

Pubblicato in Forum, Istituzioni accademiche, Istituzioni formative, Lettere al/dal sito, Normativa e riforma, Politica, Politica, etica e cultura | Lascia un commento

Metodologie II-1 – La Melo-armonia e l’elaborazione motivica dal barocco al modernismo

di Mario Musumeci

Di seguito la presentazione della I lezione introduttiva di Metodologie dell’analisi II su: La Melo-armonia e l’elaborazione motivica dal barocco al modernismo:

MII-1 – La Melo-armonia e l’elaborazione motivica

Per lo studio monografico dell’intero corso si rendono qui disponibili le partiture dei tre importanti capolavori della letteratura musicale qui messi in studio e gli spartiti delle trascrizioni per pianoforte (più le parti cantate, laddove presenti).

Magnificat di Johann Sebastian Bach (BWV 243):

Bach – Magnificat (partitura)

Bach – Magnificat (partitura-Schering)

Bach – Magnificat (partitura-midi)

Bach – Magnificat (spartito)

IX SinfoniaCorale” op. 125 di Ludwig van Beethoven:

Beethoven – IX Sinfonia Corale op. 125

Beethoven – IX Sinfonia (trascrizione pf Liszt)

(per la ben più facile trascrizione di Ettore Pozzoli rivolgersi al docente)

Sagra della primavera di Igor Stravinsky:

Strawinsky – Sagra della primavera (partitura)

Strawinsky – Sagra della primavera (pf 4 mani)

Strawinsky – Sagra della primavera (pf)

Alcune esecuzioni orientative dell’Allemanda dalla Suite BWV 996 per lautenwerk (liuto a tastiera) discussa in lezione ai fini di una “facile” lettura retorico-formale (cfr. in slide la partitura analitica in ogni suo particolare).

Nella sua stessa trascrizione chitarristica dal grande Andrés Segovia, caposcuola novecentesco nel recupero e nella valorizzazione della chitarra :

Nella timbrica barocca di un liuto, effettivo più probabile strumento di esecuzione:

Per le performance “diversamente filologiche” del Preludio BWV853 di Gustav Leonhardt e di Ton Koopman, tra i massimi capiscuola dell’interpretazione filologica:

Infine alcune letture dell’Aria alla Sarabanda BWV 988 (Tema delle Variazioni Goldberg) – una settecentesca Sarabanda effettivamente danzabile:

Due interpretazioni ben “diversamente ispirate” dello Studio chopiniano op. 10 n. 6:

E ancora, sempre di Alfred Cortot caposcuola dell’interpretazione chopiniana post-romantica, una ispirata lettura della Prima Ballata op. 23:

 

 

 

 

Pubblicato in E-learning | Lascia un commento

“Analisi” lez. I-1 – L’opera: genere e poetica (bibliografia generale)

di Mario Musumeci

Ciascuno degli interessati potrà orientare il proprio impegno grazie alle indicazioni già attribuite in sede di lezione per il proprio lavoro monografico del terzo anno di corso. Ciascun impegno di lavoro, individuale e/o collettivo, sarà definito al modo di un Progetto titolato al momento con l’opera musicale in studio un progetto da portare a termine secondo un indirizzo che si chiarirà, man mano che lo studio dell’opera in questione avanzerà in profondità di contenuti e di motivazioni.

Di seguito una prima ripartizione degli impegni di studio, assieme ai primi materiali utili – pubblicati a poco a poco entro la settimana. Nel caso di elementi vuoti da completare, attendo i vostri riscontri per completare questo post, in base alle indicazioni e ai materiali che mi perverranno a vostro singolo ed esclusivo impegno.

La consegna iniziale è una prima lettura generale sulla vita e soprattutto sulla specifica opera dell’autore scelto e un primo ascolto orientativo sulla partitura dell’opera, magari procedendo a generali segmentazioni formali dei temi di ciascun movimento, come svolto in classe …

Entro la prossima settimana una visita in biblioteca per consultare testi sulla vita, sulla collocazione storica e sullo stile dell’autore e, soprattutto, sull’opera specifica scelta .

*****

Progetto A

Polifonia e performance nel repertorio bachiano

(un’opera bachiana importante a testa)

Edoardo: BWV 1004 Bach – BWV1004

Emanuele: BWV 998 Bach – BWV998

Fabrizio: BWV 1002 Bach – BWV1002

Katia: BWV 997 Bach – BWV997 – Bach – BWV997 (Chiesa)

Laura: BWV 996 Bach – BWV996

Mara: BWV 1006 Bach – BWV1006

Michela: BWV 1013 Bach – BWV1013

Semaias: Bach BWV 1003 Bach – BWV1003

____________________________________

Progetto B

Il “rubato” implicato da Chopin a Schumann

(un’opera importante di Chopin o Schumann a testa)

Coralie: Robert Schumann, Tre Romanze op. 28 Schumann Romanze op 28

(Schumann Phantasiestucke op. 73) – (Schumann Phantasiestücke op 111)

Gaetano: Chopin, Concerto pf orchestra op. 11

Chopin Concerto in mi

Mario: Fryderyk Chopin, IV Ballata op. 52

Chopin IV Ballata op. 52 (Paderewski)

____________________________________

Progetto C

Il concerto per saxofono e fisarmonica e orchestra, dall’analisi all’interpretazione

(un’opera completa a testa o da studiare ex novo o da approfondire sul piano interpretativo se già analizzata da altri):

Alessandro: Aleksandr Glazunov, Concerto per sax e orchestra

Glazunov Concerto sax archi

Glazunov Concerto sax archi (solo)

Antonino: Pierre Max Dubois, Concerto per sax e orchestra

…..

Carmelo: Eugene Desenclos, Preludio, cadenza e finale per sax e pianoforte

Desenclos Preludio cadenza e finale

Paolo: Paul Creston, Concerto per fisarmonica e orchestra

Creston Accordion-Concerto

Simone: Jacques Ibert, Concertino per sax e orchestra

Ibert Concertino da camera (partitura)Ibert Concertino da camera (sax pf)

Ibert Concertino da camera (sax)

____________________________________

Progetto D

Arie d’amore a confronto dal repertorio lirico o da camera più ampio

(4 o 5 a testa per ogni studente, di differente epoca in maniera da esaurire barocco, classicismo, romanticismo, modernismo)

Clara:

M. A. Cesti “Intorno all’idol mio”, da “Orontea”

G. Pergolesi, Se tu m’ami, se sospiri”, Arietta

V. Bellini, “Per pietà, bell’idol mio”, da “Sei ariette”

P. Ferri, “Ninna nanna strapaesana”

J. Strimer, Solfeggio n 119

____________________________________

Claudia:

G. Carissimi, “Vittoria, vittoria mio core”

N. Piccinni, “Son tenera di pasta”, da “La cecchina”

G. Rossini, “Sento talor nell’anima, da “La scala di seta”

G. Puccini, “Chi il bel sogno di Doretta”, da “La rondine”

U. Giordano, Solfeggio “Esercizio di scale”

____________________________________

Livia:

A. Stradella, “Così amor mi fai languir”

C. W. Gluck, “Oh del mio dolce ardor”, da “Paride ed Elena”

V. Bellini, “Deh tu bell’anima”, da “Capuleti e Montecchi”

G. Puccini, “Donde lieta uscì”, da “La Bohème”

Pozzoli, Solfeggio n. 6 POZZOLI Solfeggio n.3 –

____________________________________

**********************************

CONSEGNE DI LAVORO PER TUTTI

Consegna n. 1:

Predisporre i materiali di lavoro: i file PDF e le due copie fotostatiche dell’intera opera nelle diverse versioni utili (una per sè e una per gli appunti del docente) e quando possibile le corrispondenti trascrizioni su Finale 2006; almeno due diverse esecuzioni in file audio di importante e ben differente rilievo performativo

Consegna n:.2:

Individuare e precisare i temi di ciascuna opera di propria pertinenza e la sommaria ripartizione architettonico-formale

Consegna n. 3:

Svolgere una seria ricerca bibliografica sui brani in repertorio di ricognizione tanto storica quanto critico-estetica e riguardare i capitoli più pertinenti del già studiato trattato L’evoluzione retorica del pensiero musicale. Lettura e significato nella musica occidentale.

*****

 

Pubblicato in E-learning | Lascia un commento

Che bedda Catania… (Variazioni … malinconiche su una poesia di Giuseppe Castiglia)

 

di Mario Musumeci

Tornato da un Convegno di Studio a Bari ineditamente carico di emozioni, perché mi toccava innanzitutto celebrare la memoria del Mio Maestro, di cui pare io sia se non l’unico il principale continuatore (“ai posteri l’ardua sentenza”), arrivo a Catania, nella mia città. Dopo una ininterrotta serie di soddisfazioni, ma soprattutto di grandi emozioni e di connessi profondi momenti epifanici …

E, per la prima volta, quelle emozioni che scavano il senso di una vita quanto meno lavorativa (in realtà non solo, anche etica ed affettiva) si spostano sull’amore per i luoghi natii e di ben più adesiva frequenza. E siccome in una chat funzionante a pieno ritmo con i miei cari e indimenticati compagni del liceo classico Cutelli si era parlato di una canzone celebrativa di Catania, che io reputavo la più bella poesia (oltre che canzone) mai scritta da un’artista per la propria città, ne ho rapidamente elaborata la mia versione del momento. Caricandola cioè delle emozioni che in mattinata provavo, scendendo dall’aereo fino a recarmi a casa. Questo testo è esattamente cantabile su quella stessa musica e la sua invenzione ha camminato di pari passo con la sua intonazione a mente – che poi a casa ho arrangiato rapidamente anche al pianoforte.

Essa però riflette avvenimenti reali del momento, tra cui la chiusura – si spera momentanea – della più importante struttura artistica cittadina, il Teatro Massimo Bellini. Certamente le motivazioni sono complesse e dovute innanzitutto alla inettitudine e alla voracità di una classe politica immarcescibile qual’è quella siciliana – tale da fare desiderare l’immediata sospensione del regime privilegiato dell’autonomia regionale.

Dedico pertanto questa versione ai miei ritrovati amici e a tutte le persone per bene che sono vittime di questa congiuntura. Ma sento di doverla dedicare anche a Giuseppe Castiglia, Menestrello della Catania popolare, da sempre la migliore e la più autentica musa della sensibilità artistica di questa nobile città.

 

Che bedda Catania (Catania Matri)

(strofa)

Che bedda Catania, Catania di jornu,

ccu suli partìi e ‘u ttrovu ‘o ritornu.

Che bedda sta plaja ca ciaura ‘i mari,

ccu l’archi a marina m’apparunu cari.

Furríu ‘nta rutunna e m’acchiana in coddu

nna motu sbannannu, ma ju fazzu lu suddu.

Mi pari nn’amica macari la petra

c’anniura i palazzi, i jardini e ‘nta strata. 

(ritornello)

Musica, c’è musica ‘nta l’aria,

d’ogni manera e puppusa e varia

e si tu nn’ascuti nenti

appoi ti senti ‘n deficenti.

Musica ‘nta chiazza ma c’è a prutesta, 

si canta e sona ma senza ‘a festa

e s’ju chianciu fori

è picchì m’arrèstanu lu cori.

(strofa)

Che duci Catania cchi contraddizioni, 

ccu nni pensa mali e ccu i viri bboni,

m’appoi tuttu torna, l’imbrogghi accappisci

chi cùntunu ‘a vita cchi só cutulisci.

Muntagna e marina ti cantanu ‘ntornu

e Catania bedda nun c’havi mai sonnu:

si chianci, si arriri, è sempri filici

e i só problemi mai mai ti li rici.

(ritornello)

Musica, c’è musica o liotru,

musica supra, avanti e arretu,

o plebiscitu e o munfalcuni

carizzi duni ‘nta facci ‘a luni.

Musica, cchi musica, Catania vivi

e si lu senti è picchì arrivi,

tu di luntanu, ma sempri vicinu

e t’appari stranu…

(coda)

… cc’a tó Catania nun cancia mai

mancu nto menzu a li peggiu vai,

cc’a tó Catania ‘a poi sempri amari:

matri e figghiozza di Diu sunnu pari.

 

(Mario Musumeci, 28 ottobre 2019)

 

Pubblicato in Attività artistiche e culturali, E-learning, etica e cultura, Lettere al/dal sito, Marginalia, Musica e cultura, Poesia della vita, Politica, etica e cultura | Lascia un commento

L’analisi musicale per la didattica dell’ascolto. In memoria di Marco de Natale. Convegno di studi – Bari, 25-26 ottobre 2019

L’ANALISI MUSICALE

PER LA DIDATTICA DELL’ASCOLTO

In memoria di Marco De Natale

Brochure

CONVEGNO DI STUDI

I SESSIONE – Presiede Lilia Di Marco (Conservatorio Bari)

Salone dell’Organo (Aula 27), 25 ottobre 2019, ore 15-19

ore 15-17

Saluti istituzionali

Mariantonietta Lamanna (Conservatorio Bari) – Introduzione ai lavori

Andrea Di Paolo (Conservatorio Bari) – Patterns e memoria nella musica di Morton Feldman: la percezione del tempo in “Palais de Mari” per pianoforte (1986)

Sara Santarcangelo (GATM Bologna) – Spunti per un’analisi dell’ascolto di “Lux Aeterna” di György Ligeti

ore 17-19

Momento musicale – pianista Fulvio Colafelice (Conservatorio Bari)

Robert Schumann: Lieder nn. 24-7-3-2-1 da “Myrthen” op. 25 (trascr. per pf. di Clara Schumann)

Carlo Delfrati (Conservatorio Milano) – Diario di un rivoluzionario. I Cinquant’anni della SIEM. Dedicato alla memoria di Marco De Natale.

 

II SESSIONE – Presiede Pierfranco Moliterni (Università Bari)

Saletta “Auditorium “Nino Rota”, ore 9-13

ore 9-11

Luigi Livi (Conservatorio Pesaro) – Nel bosco della musica: incontro dalla parte dell’ascoltatore

Claudia De Natale (Conservatorio Padova) – In memoria di Marco De Natale: il Maestro e il Padre

Cerimonia di consegna della targa-ricordo del Conservatorio “Piccinni” alla famiglia del M° De Natale

ore 11-13

Momento musicale – pianista Claudia De Natale

P. Musorgskij: “Il vecchio castello” da “Quadri di un’esposizione”

Mario Musumeci (Conservatorio Messina) – Omaggio a Marco De Natale. La polarizzazione teorico-analitica tra performance esecutiva e performance d’ascolto. Ascolto vs analisi, didattica di base vs didattica specialistica. In questa occasione il M° Musumeci consegnerà alla Biblioteca del Conservatorio la donazione libraria delle sue opere dedicate all’Analisi Musicale.

 

SINTESI DELLE RELAZIONI

Andrea Di Paolo (Conservatorio Bari)

Patterns e memoria nella musica di Morton Feldman:  la percezione del tempo in “Palais de Mari” per pianoforte (1986).

“The composer makes plans, music laughs” (Morton Feldman)

Una delle prospettive della nuova musica è la tendenza a dilatare il tempo musicale percepito fino a quel limite sospeso tra musica reale e musica astratta, affascinante, talvolta troppo bella − come la definì Cage − in un tessuto musicale compatto, scarno ed iridescente. L’ossessiva ripetizione degli elementi, sottolineati, scomposti, frammentati, enfatizzati, portano l’analisi musicale verso campi inesplorati e confini incerti all’interno del tempo musicale suonato e percepito che ha potere di alterare il battito cardiaco dell’ascoltatore, dell’esecutore e di creare uno stato psicofisiologico di trance, di ipnosi, che conduce in un mondo altro, luogo/paesaggio prossimo al nostro, costantemente presente, ma lontano e distante dalla ripetizione del vivere quotidiano. Palais de Mari di Morton Feldman è un’opera nuda, viscerale, che ci permette di trattare, analizzare e conoscere il suono, non la sua struttura. Le ripetizioni di patterns ritmico/melodici, le costanti e lente variazioni dei disegni figurali, gli sfasamenti timbrici, le dinamiche evocative prossime al nulla e al vuoto cosmico − al respiro dell’universo − sono solo il corollario di un’analisi musicale che possiamo trattare e costruire come un evanescente cubo di Rubik. Una musica che non è architettura sonora o freddo strutturalismo seriale, ma che comprende e accetta il nostro tempo interiore, retrocede alle radici, cerca le origini, il suono stesso che esiste e vive fuori dalla partitura. Il tempo diviene ingrediente strutturale della musica. Non c’è tecnica analitica o teoria precostituita per affrontare l’analisi di questa partitura. Non ci sono pratiche aleatorie o ideologie orientali a costruire percorsi. Non è possibile scomporre e approfondire questa musica attraverso il filtro di una prassi di repertorio o di una cultura precostituita. Palais de Mari è musica di una bellezza dolcemente disumana e appassionata che vive nell’immateriale: una musica che esiste già in un altro tempo e che modifica e rinnova in trasparenza il nostro tempo troppo spesso dimenticato.

Claudia De Natale (Conservatorio Padova)

In memoria di Marco De Natale: il Maestro e il Padre

Una testimonianza che non vuole essere né un mero ricordo celebrativo delle sue opere e dei suoi studi né una commemorazione di taglio biografico, ma una riflessione sulle origini e sugli sviluppi delle sue ricerche partendo dai racconti ascoltati e dalla quotidianità convissuta dal punto di vista – privilegiato e impegnativo al tempo stesso – di una figlia che intraprendendo prima studi e poi professione musicale si è trovata a vivere Marco De Natale nella sua doppia entità di uomo-padre e di studioso, imparando nel tempo a coglierne lo spessore e la profondità intellettuale ed umana, a capire quanto fusi fossero in lui questi aspetti e quanto valore questo possa rappresentare e apportare nella vita umana e professionale di tutti noi.

 

Sara Santarcangelo (GATM Bologna)

Spunti per un’analisi dell’ascolto di “Lux Aeterna” di György Ligeti

Oggetto di questa analisi è Lux Aeterna di György Ligeti. In questa sede si è cercato di mettere in luce i caratteri del brano più percepibili all’ascolto attraverso l’analisi parametrica di Jan LaRue. Di seguito parametri che vengono analizzati:

– densità di attacchi delle singole parti, inteso come densità di eventi per battuta;

– densità verticale, inteso come numero di voci in rapporto alla distanza reale in semitoni tra la nota più grave e quella più acuta;

– ampiezza del registro;

– numero suoni per battuta;

– altezza media;

– alternanza e/o sovrapposizione di omoritmie con ritmi contrappuntati.

Il grafico dei parametri è stato realizzato unendo i risultati ottenuti che – a volte – contribuiscono a disegnare quello che è l’aspetto formale riconoscibile all’ascolto più che in partitura. Si può osservare una loro sincronizzazione in rapporto alla costruzione della forma del brano e alla suddivisione in quattro episodi differenti tra loro. Ciò è confermato dall’inviluppo della forma d’onda, che rispecchia quella che è la percezione uditiva e dal testo, che viene diviso in quattro parti. Dal grafico dei parametri si può osservare che per buona parte del primo episodio, la tessitura è molto ristretta (bb. 1-23): si percepisce l’introduzione graduale dei suoni che parte dall’unisono e, man mano, si amplia: nelle prime misure il numero dei suoni per battuta resta inversamente proporzionale alla densità degli attacchi e alla densità verticale mentre, a metà della prima parte, si sincronizzano. Il secondo episodio è diverso dal primo: protagoniste diventano le voci maschili perciò il registro diventa più grave; il grafico ottenuto sostiene questa tesi da cui è rilevabile il calo del parametro. Il terzo episodio è caratterizzato da un gesto omoritmico con coro al completo: qui si rileva un picco di densità di attacchi e una diminuzione della densità verticale. L’ultimo episodio differisce dai precedenti per l’uso dei registri: ai contralti viene affidato un passo contrappuntistico in registro grave e, nonostante il numero elevato di densità di attacchi per battuta nella loro parte, l’introduzione del registro acuto di soprani e tenori fa sì che il passo contrappuntistico contraltile diventi poco percepibile all’ascolto nonostante in partitura l’autore abbia inserito un crescendo e un fortissimo (b. 94 sgg.). Con l’avvicinarsi delle battute conclusive, si assiste all’ultima rarefazione riscontrabile nella dinamica e nell’uso da parte delle voci del registro grave.

 

Luigi Livi (Conservatorio Pesaro)

Nel bosco della musica: incontro dalla parte dell’ascoltatore. “La musica non è altro che rumore, finché non raggiunge una mente in grado di riceverla” (Paul Hindemith)

Spesso la musica, più che essere ascoltata, è subìta. Essa avvolge uniformemente le nostre case, le nostre auto, i supermercati, le sale d’aspetto e tutti i locali pubblici, creando una sorta di arredamento sonoro della nostra vita. Nonostante questo, o forse proprio per questo, difficilmente ci concentriamo sui suoi messaggi. Se riuscissimo ad ascoltarla attentamente, senza sovrapporre le nostre chiacchiere e senza annientarla con la nostra indifferenza, avrebbe da raccontarci storie meravigliose. È difficile ascoltare musica perché, mancando di immagini reali, essa scorre nel tempo e dal tempo è assorbita: gli autentici significati dei suoni rischiano così di sfuggirci, restando solo una copertura del silenzio. Da alcuni anni e in vari luoghi, con piccoli gruppi di curiosi e volonterosi, stiamo tentando di riscattare l’ascoltatore, figura senza la quale il compositore e l’interprete non avrebbero ragione di esistere. Il triangolo equilatero, ai cui vertici sono indicati i tre ruoli essenziali, rappresenta la piena realizzazione della musica: a ciascuno è riservato un compito preciso, indispensabile, creativo e soprattutto paritetico. Nei nostri incontri, rigorosamente per non addetti, ci dedichiamo all’ascolto di vari generi musicali avvalendoci soltanto della capacità percettiva. A volte permettiamo a qualche musicista di infiltrarsi, purché lasci a casa le questioni tecniche e accetti di dedicarsi a un ascolto puro e spontaneo. Abbiamo scoperto che chiunque può – se vuole – aprire la propria mente al mondo dei suoni. Riuscirci è un modo per arricchire la propria vita. A noi sembra che ascoltare musica sia come attraversare un bosco: vi si accede con rispetto e prudenza seguendo i sentieri, un accettabile compromesso fra uomo e natura. L’ascolto attento e ripetuto è il sentiero ideale per giungere alla comprensione musicale; a volte è un percorso lungo e articolato ma – proprio come un sentiero – ci protegge e ci conduce alla scoperta di infiniti contenuti spirituali: immagini per occhi attenti, profumi per narici delicate e suoni per chi è disposto ad ascoltare. E per ascoltare serve il silenzio, altrimenti si ascolta soltanto se stessi.

 

Mario Musumeci (Conservatorio Messina)

Omaggio a Marco De Natale

La polarizzazione teorico-analitica tra performance esecutiva e performance d’ascolto.

Ascolto vs analisi, didattica di base vs didattica specialistica

La questione del rapporto tra ascolto musicale e teoria generale della musica merita orizzonti più vasti rispetto l’angusta visione di una metodica analitica tecnicistica e specialistica (a non dire: asfitticamente ridotta a grammaticalizzante ed esclusivizzante analisi armonico-tonale). E, nei casi migliori, rivolta ad una prassi laboratoriale costretta più o meno in schematizzazioni monografiche tanto di metodo quanto di oggetto d’osservazione. A pro semmai di un’integrazione metodologica aggiornata e in costante apertura: così a partire dall’esempio che per una prassi almeno quarantennale di studi ci ha lasciato il nostro amato caposcuola Marco De Natale. Questi non solo ci permetteva con largo anticipo, rispetto altri contesti europei, la conoscenza delle principali metodiche internazionali (funzionalismo armonico, riduzionismo meloarmonico, analisi stilistica comparata e in divenire evolutivo dei più vari repertori epocali, rifondazione epistemologica della teoria generale della musica…), ma contestualmente le armonizzava tra loro e le personalizzava, rendendole dunque compatibili all’interno di un sistema topologicamente integrato. Ampliando le prospettive dello studio in profondità del linguaggio musicale (non è che questo l’attivismo analitico, ma di necessità unificato allo scavo ermeneutico, tramite la chiosa filologica), meglio si rinviene la fondativa strutturazione fisiologica e cognitiva dell’intelligenza musicale. E questa va già ben considerata a monte dall’atto formativo, così da più precocemente coinvolgerlo. Affinchè una mentalità analitica del cittadino in formazione risalga più spontaneamente (oggi si direbbe “in tempo reale”) alle sorgenti del senso e del significato della musica – implicite nell’atto performativo in quanto prodotto di “contratto sociale” con i fruitori. Una semantica che, promanando dall’inconscio al conscio verso una sempre più adeguata e storicizzabile culturalizzazione, altro non è che la sua sempre implicabile, anche se certo non di rado polivalente – e dunque … interpretante – significazione retorico-simbolica; codificata secondo un individuabile processo evolutivo di secoli e secoli di storia dell’occidente, tanto “colto” che “popolare”.

 

Convegno 25-26 ottobre 2019 – Conservatorio “N. Piccinni”, Bari

L’analisi per la didattica dell’ascolto musicale

Relazione (di chiusura) di Mario Musumeci su:

Omaggio a Marco de Natale

La polarizzazione teorico-analitica tra performance esecutiva e performance d’ascolto

Proposte di articolazione tra didattica specialistica e didattica di base

 

A parte i miei vari interventi durante le altre relazioni delle due sessioni del convegno, il mio specifico intervento ampio e formalizzato (ossia scritto per intero, ma anche in buona parte tenuto a braccio) e nutrito quanto a riferimenti esemplificativi nelle slide (testo e presentazione sono disponibili a richiesta) si è concentrato sui seguenti tre punti:

  1. l’omaggio al maestro Marco de Natale, del quale sono considerato un leale collaboratore e forse (a torto o a ragione) un continuatore in evoluzione originale e indipendente (curriculum (europeo) analitico – (gennaio 2020));
  2. la presentazione dei miei libri portati in donazione alla biblioteca del conservatorio barese, consistenti nella importante produzione principale di questi ultimi miei cinque anni di diuturna, costante ed ininterrotta, ricerca applicata alla didattica: tre trattati (uno più precisamente trattato-saggio) e due miscellanee di saggi in buona parte di miei allievi tesisti;
  3. una trattazione combinata, trasversale e di approfondimento pedagogico, di quei testi assieme ad una trattazione monografica dedicata espressamente al Mio Maestro. Il tutto combinato unitariamente tramite il collante di una sommaria descrizione dei risultati della mia ricerca scientifica in ambito musicologico-teorico, anche in quanto continuativa e rielaborativa del lavoro del Maestro de Natale. E proprio in quanto riferita alla problematica imposta dal convegno circa il contiguo rapporto tra analisi musicale ed ascolto musicale.

L’intera relazione è suddivisa in sei sezioni (o fasi performative del relatore-animatore):

  • Preambolo celebrativo: Marco de Natale, il Mio Maestro
  • Performance esecutiva e performance d’ascolto: una ineludibile bipolarità
  • La scrittura musicale come traccia dell’oralità e la “volontà del compositore”
  • Una rifondativa parentesi teoretico-epistemologica
  • Uno iato da colmare tra didattica musicale di base e didattica specialistica
  • Proposta: l’evoluzione dell’estetica del pathos, da un Bach ad uno Chopin

Nella prima fase si è inteso adempiere il compito primario, attribuito allo scrivente nella sua venuta a Bari, di commemorare il proprio Maestro, ma non nella maniera generica che può toccare in altro genere di manifestazioni. Si trattava di riferire non solo dell’importanza storica del personaggio e di una cronachistica anche personale che la supportava, ma anche di quella continuità che lega Maestro ed Allievo. Per di più tenendo conto della peculiare posizione di un allievo divenuto tale proprio per esplicitata e ben meditata scelta, e pur trovandosi nella inedita posizione istituzionale di collega di quel maestro. Mi trovo difatti oggi, proprio nella sopravvenuta mancanza di Marco de Natale, nella posizione di docente decano della sperimentazione teorico-analitica da Lui promossa ed avviata a Milano nella prima metà degli anni ottanta e immediatamente imitata dallo scrivente nella mia propria istituzione di appartenenza oramai stabilizzata: il Conservatorio di Messina, dove oramai da trentacinque (dei miei quaranta) anni, seppure da catanese semi-pendolare svolgo con ininterrotta passione l’attività didattica e di ricerca. Rilevando – a memoria futura e nel mio intervento supportata e in parte documentata – che proprio quella sperimentazione condusse alla ridefinizione, nella riforma dell’AFAM del 1999, degli statuti e delle declaratorie delle professionalità sia dello specifico settore disciplinare di competenza, Teoria dell’armonia e analisi – COTP01, sia dell’inserimento sparso e diffuso della formazione teorico-analitica nei vari campi disciplinari. Una memoria storica fallace se non riesce primariamente a riconoscere il ruolo storico fondativo di Marco de Natale. Va detto che l’annedotica riportata, seppure da intendere nei limiti di una personalizzata testimonianza, assume spesso i tratti di una micro-storia dalla quale è possibile magari risalire ai dati fondativi e inequivoci di una storia tutta ancora da ben scrivere, intersecandola però con altre testimonianze affidabili e altrettanto ben documentate.

La presentazione della mia più recente trattatistica e, solo di sbieco, di una discreta parte delle numerose monografie ad essa connettibili in quanto svolte dai miei migliori allievi (fattisi ricercatori per l’occasione, ma sempre sotto la mia amorevole guida) se certo non dimostra una posizione di innovativo “caposcuola” dello scrivente (e comunque non tocca a chi scrive esprimere giudizi tanto impegnativi e per di più problematici, stante le tante contraddizioni di sistema in cui pur sempre si continua ad operare), certamente mette meglio a fuoco ancor più l’importanza del know how trasmessomi dal Mio Maestro; senza il quale niente di tutto questo sarebbe mai stato possibile: non paia solo una gratuita battuta l’espressione tanto innocente quanto seriosamente sui generis di “nipotini”, di cui riferivo a Lui telefonicamente, e già a partire dai fruttuosissimi anni novanta, circa saggi monografici “miei” ma a nome di miei studenti (collaboratori e soprattutto grandi motivatori) pubblicati sulle due riviste storiche della SIdAM: Analisi della Ricordi e Spectrum della Curci. L’ampio spazio dedicato ai frutti preziosi e più recenti del mio lavoro non va pertanto minimamente inteso in un senso puramente esibizionistico e dunque personalistico:

  1. dalla mia scoperta dell’ancestrale (non “naturale”) anisocronia, come fondamento dell’impulsio, ossia della scansione ritmica verbale e dunque, unitariamente, del primigenio ritmo prosodico e del primo ritmo modale antico pre-mensurale (rinvenibile perfino in matrici di pensiero musicale extra-occidentale); assieme, ancor di più, alla chiarificazione cognitiva del tonus, da infrasemitonale nel verbale a diastematico e para-diastematico in stretta continuità nel musicale, quali tracce sottostanti di una storia dello spazio-tempo musicale, parallelamente disposta in chiave cognitiva alla ben più celebre Storia dello spazio-tempo scientifico di uno Stephen Hawking!
  2. alla riformulazione aggiornata, e più sintetica, dei denataliani epistemi/universali dello spazio sonoriale “tonalmente” orientato e del tempo ritmicamente e “formalmente” configurato; fino alla individuazione ancor meglio articolata delle fasi epocali della musica occidentale; che qualificano quelle matrici di pensiero formale che lo stesso mio Grande Amico ricercava fino all’ultimo suo “respiro intellettuale”: l’ultimo libriccino in parte chiarificatore del precedente suo volume sull’ascolto, pubblicato in extremis e donatomi a Milano da Claudia, la figlia di Lui: un gesto per me (per una mia maturata consapevolezza) rappresentativo di un testimone già da me stesso, e da tempo, saldamente afferrato!

A ben altro introduceva di necessità questo “volo d’uccello” sulla ben più complessa ed elaborata mia sistematica. Esso aveva lo scopo primario, attraverso una più affabulante e magari più efficace prassi di dinamiche di gruppo – appunto impiantate sull’apprendimento per “conoscenza tacita” via via resa sempre più “esplicita” e culturalizzante –, di introdurre l’integrazione connaturante di ascolto e analisi; impropriamente ancora impiantate come nozioni separate nel lessico pedagogico. E così ci si è dovuti produrre nel pur breve tempo disponibile (breve, ma solo in relazione alla complessità delle tematiche postemi in ballo – s’intende!) in una traduzione sempre più “performativa” del mio elaborato scritto:

  1. da recitazioni espressive di testi verbali
  2. ad intonazioni sul parlato di testi prosodici in musica;
  3. da fulminee analisi strutturali ed espressive, ossia tanto semantiche quanto estetiche secondo la profondità di scavo ermeneutico del momento
  4. fino a connessioni interdisciplinari di rappresentazione poetica e pittorica alla rappresentazione musicale di brani anche complessi della grande letteratura musicale occidentale; nello stretto e ancora troppo spesso superficialmente considerato legame della actio, della performance vitalisticamente attualizzante – erroneamente segregata rispetto la scrittura, secondo pregiudizi ancora difficili da superare posti da linguistica e semiologia…

La conclusione non poteva essere che un saggio di analisi mirato ad una modellistica, com’era costume del Mio Maestro, ossia non ad una metodica chiusa, miseramente dimostrativa e dunque auto-referenziale, bensì ad una didascalica argomentativa ed aperta vieppiù alla comunicazione socializzante. Attraverso l’uso perfino spregiudicato, ma rigorosamente impostato, di una metodologia creativa ma costantemente integrativa di metodi e modelli storicizzati o storicizzabili: dal funzionalismo tedesco al riduzionismo austro-statunitense, dall’analisi stilistica europea e statunitense, etc., fino alla oramai ineludibile integrazione tra musicologia storica e sistematica, quale corroborante di una più illuminata musicologia teorica: o teorico-analitica, che dir si voglia, ma certo non con felice espressione se musica e musicologia hanno solo da essere ancor più e meglio rinsaldate nelle varie prassi di utilizzo: didattico-formativo, artistico-estetico, politico-istituzionale. Pertanto la mia conclusiva proposta di una compiuta unità didattica, “L’evoluzione dell’estetica del pathos da un Bach ad uno Chopin”, diventava il coronamento assieme celebrativo e dimostrativo di tanto impegno, pure esposto nei limiti anzidetti. E riportando tanto le premesse dei prerequisiti posti in gioco nella prassi di scrittura creativa di base (“minicompositiva”, nel gergo denataliano) quanto le finalità speculative non propriamente “parolaie”, semmai di elaborazione concettuale dei suoi idealizzati sbocchi formativi. Di cui il fulcro – da non interpretarsi immediatamente in chiave “metodista” – è l’elaborazione polifunzionale di partiture analitiche: metodologicamente fondate e rispondenti nella maniera formativa più diretta, seppure tecnicamente da ben predisporsi, alla rigorosa e imprescindibile finalità di chiarire la musica e la musicalità (intelligenza musicale variamente articolata) tramite la musica e la musicalità stessa. Solo grazie a questo dogma formativo si può pervenire ad una musicalità colta priva di confini: dalla chiosa testuale a quella filologica, dalla interpretazione estetica a quella performativa e viceversa… Sottolineando per chiudere – ma in quella compiuta relazione scritta come propedeutico avvertimento e qui in chiusa citato – le attuali disfunzioni e discrasie: “Ancora premettendo – semmai ce ne fosse bisogno – che i fallimenti tanto di visioni statico-contemplative dell’ascolto quanto specialistico-erudite dell’analisi, e degli annessi corredi metodologici non adeguatamente praticati, sono facilmente spiegabili, se posti in connessione alla necessaria integrazione formativa tra competenze spontanee, tanto innate quanto ambientali, e competenze più specificamente ermeneutiche: che comportano uno specifico tirocinio tecnico, dunque logico-formale sub specie musicale. Premesso ciò, anche qui procederò per induzione: fidandomi della buona volontà dell’uditorio e delle sue varie competenze: esplicite (da ricollocare) e tacite (da richiamare, per processi subliminali).”

[Mario Musumeci – Catania, 31 Ottobre ]

 

 

Digressione | Pubblicato il di | Lascia un commento

“Armonia” ultima lezione – Simulazione di esame e auto-verifica individuale e collettiva

di Mario Musumeci

Di seguito un modello di realizzazione della prova scritta unica, assegnata a mo’ di simulazione effettiva dell’esame durante l’ultima lezione, svolta in due diverse fasi. Ciascun studente nello studiarne, ove conviene anche nella dovuta maniera graduale, i modi e i risultati di realizzazione sorretta anche dai testi e sussidi di studio, è tenuto a prenderne effettivo e pratico spunto per ogni suo lavoro di applicazione e di realizzazione agli esami della disciplina, presentandosi agli esami fornito al meglio di tutto il materiale occorrente per la sua migliore riuscita.

A) Test di analisi armonica, melodica e sommariamente ritmica e formale, per domande a risposta aperta e/o chiusa.

Il test assegnato:

Test simulazione 1a

Test simulazione 1b

Test simulazione 1c.jpg

Test simulazione 1d

Una sua buona realizzazione:

Test simulazione 1a risolto

Test simulazione 1b risolto

Test simulazione 1c risolto.jpg

Test simulazione 1d risolto.jpg

B) Realizzazione analiticamente impiantata e ragionata di un concatenamento armonico-accordale nello stile del continuo di facile/media difficoltà.

1. Il brano assegnato per l’analisi e la realizzazione contestuale del basso continuo:bc - Bach n. 7  Canti sacri.jpg

2. L’analisi melo-armonica particolareggiata, sulla base del test allegato:

bc - Bach n. 7  Canti sacri - I fase (analisi).jpg

3. Il raddoppio del canto nella parte tastieristica, guida per un corretto legame armonico:

bc - Bach n. 7  Canti sacri - II fase (raddoppio canto).jpg

4. La realizzazione con sole triadi e settime nei vari stati di fondamentale e rivolto:

bc - Bach n. 7  Canti sacri - III fase (triadi e settime).jpg

5. L’aggiunta dei ritardi e l’adattamento subordinato al canto tramite l’uso di raddoppi-cornice, ossia riferiti alle sole note essenziali della melodia:

bc - Bach n. 7 Canti sacri - IV fase (ritardi e raddoppi-cornice)

***************

Nei prossimi giorni, compatibilmente con gli altri incombenti impegni di lavoro di fine anno accademico, sosterrò l’eventuale discussione tra ciascun interessato e i propri colleghi in team, in merito a quanto possa risultare ancora da chiarirsi o approfondirsi; ma solamente se condotta qui, pertanto non risponderò a domande riferite a questo studio pro-esame né tramite telefonate né via email né via wathsapp. L’unico modo per impegnarsi per ciascun interessato è disporsi in team sul sito messo a disposizione in e-learning, in maniera che tutti ne traggano frutto.

Buon lavoro e buon esame!

Pubblicato in E-learning | Lascia un commento