Il miracolo come segno da interpretare o come radice politico-culturale della superstizione

by Mario Musumeci

I “miracoli” sono solo segni, rivelazioni che innalzano momenti della quotidianità a tracce più o meno visibili dell’universale. Così i segni diventano “miracoli” solo quando e perché noi ne riusciamo a cogliere il senso.

Nel frattempo accade che per il volgo il “miracolo”, il segno da interpretare, debba diventare più tangibile ossia più evidente nella sua straordinarietà e che quindi debba rivelare immediatamente i suoi nessi di congiunzione tra naturale e soprannaturale.

La volgarizzazione del miracolo si traduce allora in superstizione e la superstizione ha solo uno scopo politico-sociale: il controllo e l’assoggettamento delle masse popolari e la loro conservazione in stato para-ipnotico davanti alla conseguente manipolazione, sempre finalizzata al controllo di un gruppo sociale più o meno ampio o ristretto. Una manipolazione e un controllo di per sé non solo negativi se ci si confronta con le pulsioni distruttive della massa. Ma la manipolazione è anche parte concreta della gestione del potere e coloro che se ne occupano da protagonisti attivi sono pur sempre degli esseri umani. Esseri umani con le loro manchevolezze, le loro imperfezioni, i loro piccoli e grandi difetti.

Così il gioco della manipolazione della massa da parte del potere – che in tal modo arriva a meglio legittimarsi – costituisce anche il primo movente di fondo della sua corruzione, il suo pressoché inevitabile destino. Che si tratti di un potere effimero o duraturo.

Poiché è il manipolare già il primo tradimento compiuto nella relazione sociale. E peraltro sfruttare la credulità altrui è opera in cui più spesso si specializzano i mediocri, meglio dotati nel comunicare proprio per innalzarsi a potenti. Nondimeno il farsi manipolare è il peccato originario che ne costituisce anche ampia giustificazione. Una maledizione umana con cui tocca confrontarsi giorno per giorno e in ogni tipo di relazione sociale: semmai il più grande “miracolo” sarebbe riuscire a liberare la società e l’umanità intera dalla creduloneria che la affligge a tutti i livelli e che sfocia nei più vari bigottismi, conformismi, estremismi di ogni genere …

Ma come fare a distinguere la creduloneria, e dunque la superstizione, dalla necessità tipicamente (ma anch’essa) umana di idealizzare valori di indirizzo per la propria esistenza individuale e collettiva? Valori cui la singola persona affida più o meno in toto la propria vita? L’alternativa non potrebbe risultare un arido e cinico distacco dalla realtà proiettivamente utopica di ogni credo, che ci guida come faro nel buio della nostra esistenza? Magari è proprio la consapevolezza di questi rischi e la più ampia consapevolezza inter-culturale attorno ad essi che può aiutarci a decantare il valore delle idee con la chiara percezione del limite umano della loro proponibilità e della loro realizzabilità. E dunque con la più ampia e possibile tolleranza delle diversità, ma anche del dialogo empatico tra le culture: più aperto possibile e meno finalizzato al volgarizzante proselitismo.

Certamente in ambito religioso, che più li caratterizza in senso soprannaturale proprio per sollecitare l’adesione fideistica, i miracoli rientrano in una tipologia più complessa e anche più interessante sul piano rivelatore della loro traduzione in segni. Ma la loro natura socio-culturale e di controllo politico non cambia, semmai vi trova la sua principale ragion d’essere. Tanto educativa quanto corruttiva che poi si riveli nella concreta e specifica esperienza.

E allora? Magari non bisognerebbe occuparsi dei miracoli se non esclusivamente per tradurli in segni (“miracoli”) che migliorino la nostra personale esistenza quotidiana. Nel gioco più vario della comunicazione interpersonale semmai bisogna educare, quando possibile e con il proprio tangibile esempio, a tradurli in segni quotidiani di vita positiva. E così anche attribuendo al soprannaturale una valida, accettabile motivazione per una migliore lettura del naturale. Non abbiamo scelta. Anche quando ci convenga altrimenti.

A meno che, più realisticamente, la massa con cui dobbiamo confrontarci “ci chieda” inconsciamente di essere manipolata – è il suo vizio più intrinseco. Ma qui si riformulerà il circolo vizioso di quella manipolazione. A noi la scelta, che ci sembri di volta in volta quella perdente o quella vincente.

E, d’altra parte, le ideologie di governo delle masse non costituiscono oltre che possibili e fondativi valori-guida da poter condividere anche le peggiori fonti di superstizione per coloro che le supportino nella maniera meno autocritica?

(14 novembre 2021)

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