La trattatistica musicale di Mario Musumeci al Conservatorio di Milano

foto e testi-intervista a cura di Sara Belfiore Musumeci

Nel pomeriggio del venerdì 10 maggio 2019 presso il prestigioso Conservatorio “G. Verdi” è avvenuta la presentazione delle principali e più recenti pubblicazioni musicologiche di Mario Musumeci, d’interesse tanto teorico-sistematico quanto metodologico-didattico. L’incontro è stato molto bene organizzato dalla professoressa Evy De Marco, docente dei corsi teorico-analitici di I e II livello dell’istituzione milanese nonchè dell’annesso Liceo musicale e già nei lontani anni novanta segnalatasi tra i più impegnati pionieri e protagonisti in Italia nell’innesto dei più aggiornati studi teorico-analitico-compositivi nei curricoli di base (licei musicali) e specialistici (conservatori e università). Secondo quelle stesse impostazioni che trovarono sbocco nei programmi liceali di Teoria, analisi e composizione e nelle declaratorie di competenza del conservatoriale settore di Teoria dell’armonia e analisi; nonché influenzando, quanto meno nella denominazione, una più che discreta quantità di insegnamenti collaterali. Un attivismo che ha prodotto l’incontro in più fasi dei destini professionali dei due docenti, la De Marco e il Musumeci appunto. Non è un caso che il riferimento vada ricercato nel nome del loro illustre e comune Maestro, Marco de Natale: nella cui infaticabile opera, che tanto influenzò la cultura musicale italiana negli anni ottanta-novanta, entrambi da sempre si riconoscono.

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Marco de Natale, già docente emerito presso il conservatorio milanese, fu non solo promotore e padre nobile universalmente riconosciuto degli studi teorico-analitici, innovatore nella sistematica teoretico-generale e metodologico-didattica da solitario protagonista italiano della combinata riflessione musicale e musicologica negli anni settanta-ottanta e fino all’atto del suo innestarsi nelle più avanzate tradizioni d’oltralpe e d’oltreoceano. Egli fu in contemporanea grande animatore culturale e presidente onorario della Società Italiana di Educazione Musicale (SIEM) – allora al centro delle profonde trasformazioni didattico-istituzionali della scuola di base – e successivamente fondatore e animatore, in importanti aperture e confronti internazionalizzanti, della Società Italiana di Analisi Musicale (SIdAM). Così proprio della SIdAM la stessa De Marco e lo stesso Musumeci furono l’una componente del Comitato Direttivo Nazionale, nonché presidente della sezione territoriale di Napoli (dove infaticabilmente si occupò di organizzare attività di studio e divulgazione dell’analisi musicale assieme al Maestro) e l’altro per un quindicennio, fino alla cessazione delle attività del sodalizio, nel Collegio nazionale dei Probiviri, posto accanto seppure ancor giovane ad alcuni tra i più bei nomi della cultura musicale italiana dell’epoca. Toccò in effetti all’intraprendente docente siciliano l’onere e l’onore di avviare per primo, subito appresso lo stesso de Natale, la sperimentazione teorico-analitica verso la metà degli anni ottanta: lui catanese (pendolare) presso il conservatorio messinese agganciava il destino professionale della propria istituzione a quella del conservatorio milanese di bisecolare tradizione.

Così ponendosi al seguito del suo Maestro – del quale, pur da giovane collega (di ruolo), aveva da subito riconosciuto il carisma intellettuale studiandone via via e in profondità l’intera produzione saggistica, facendola propria e seguendo anche qualche suo corso itinerante proprio per ben conoscerlo personalmente fino a divenirne pur nella distanza geografica tanto un leale discepolo quanto un intimo amico; laddove, s’intende, l’amicizia intellettuale si consideri un valore primario e da preservare. Il Maestro Marco de Natale, venendo meno lo scorso ottobre, ha lasciato un vuoto incolmabile: non ci resta che attendere che il suo Conservatorio di elezione lo celebri come merita.

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L’ospite è stato accolto con cortese riguardo dall’iper-attivo Direttore del Conservatorio milanese M° Prof.ssa Cristina Frosini; la quale, in tandem alla De Marco, ha disposto le direttive per la riuscita della piccola ma molto pregnante manifestazione. E piace osservare che nel frattempo il suo stesso impegno si dipanava tanto tra le incombenze varie del direttore dell’istituzione quanto nell’impegno della docente (di pianoforte); la quale men che mai abbandona i propri allievi al momento dell’assunzione della pur impegnativa carica gestionale, così mantenendo con loro la preziosa continuità didattica.

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(da sinistra a destra: Mario Musumeci, Cristina Frosini, Evy De Marco, Claudia de Natale)

Così nella sede dell’importante Biblioteca dell’istituto si è svolto l’incontro alla presenza dei colleghi docenti del comune settore disciplinare intervenuti per l’occasione, tra cui il responsabile Prof. Giovanni Barzaghi anch’egli impegnato socio a suo tempo della SIdAM. Presenziava anche Claudia de Natale, figlia del Maestro e docente presso il Conservatorio di Padova, professionista di elevata affidabilità nonchè preziosa testimonianza dell’operato umano e professionale del padre. Mario Musumeci davanti a loro ha presentato e soprattutto donato alla stessa biblioteca i suoi tre più recenti ed importanti lavori, di respiro tanto trattatistico che saggistico e tutti riferibili alla didattica specialistica di triennio e biennio accademici. Con la seguente dedica:

” – Milano, 10 maggio 2019 –

Il sottoscritto, prof. Mario Musumeci docente di discipline teorico-analitico-compositive presso il Conservatorio “A. Corelli” di Messina, dona alla Biblioteca  del Conservatorio “G. Verdi” di Milano – in memoria del suo Maestro Marco de Natale – i seguenti testi:

  • Mario Musumeci, Le strutture espressive del pensiero musicale etc., 2017
  • Mario Musumeci, L’evoluzione retorica del pensiero musicale etc., 2016
  • Mario Musumeci, La performance musicale come ermeneutica del testo etc., 2018
  • Mario Musumeci, La bottega di composizione analitica etc., 2017
  • Mario Musumeci, L’Addulurata (Stabat Mater), Trenodia per soli coro e orchestra
  • AA. VV., a cura di Alba Crea, Linguaggio musicale e tradizione retorica, Quaderno del Conservatorio Corelli n. 7
  • AA. VV., a cura di Alba Crea, Il pensiero musicale tra multidisciplinarietà e metamorfosi linguistiche, Quaderno del Conservatorio Corelli n. 8

Ricordando per l’occasione che lo stesso Marco de Natale, padre nobile dell’analisi musicale in Italia, è stato il suo mentore; permettendogli di avviare nel suo conservatorio di pertinenza, secondo in Italia dopo il conservatorio milanese, la sperimentazione teorico-analitica; sperimentazione posta successivamente alla base degli statuti riformistici dell’attuale liceo musicale italiano e della specificità della declaratoria di competenza del settore disciplinare di Teoria dell’armonia e analisi.”

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Va a quest’ultimo proposito precisato come l’impegno didattico dello stesso si concentri in tutte e tre le annualità del triennio fino a culminare nei corsi specialistici del biennio: sette insegnamenti variamente sorretti anche da facoltative attività di E-learning.

Al Triennio accademico:

  1. prima annualità – Teorie e tecniche dell’armonia, interpretata, secondo i più evoluti dettami post-secondari della sperimentazione teorico-analitica, come un compiuto corso di “Armonia analitica”, ideale per gli studenti provenienti dal liceo musicale;
  2. seconda annualità – Fondamenti di composizione, inquadrata come un compiuto corso di “Composizione analitica”, ossia riferita alla scrittura compositiva di base degli studenti strumentisti (ma in parte anche agli studenti compositori) per come strettamente combinata alla pratica analitica dei repertori musicali più svariati e di diversa epoca (Rinascimento, Barocco, Classicismo, Romanticismo, Modernismo);
  3. terza annualità – Analisi del repertorio, riferita allo studio monografico di opere importanti del repertorio specifico mono-strumentale o d’insieme delle diverse specialità strumentali e pertanto suddivisa in sei gruppi di massima, ripartiti tra le due docenze disponibili (tastiere, archi, ottoni, legni, cantanti, compositori, etc.).

Al Biennio accademico, proprio per l’alta qualità innovativa prodottasi in seguito al più che trentennale tirocinio innovativo della sperimentazione e pertanto al conseguente “allenamento” che lo stesso ha comportato in termini di personalizzanti ricerca scientifica ed evoluzione metodologica, le discipline del settore si sono adattate ab imis alle differenti personalità dei docenti impegnati nel gestirle. Così Mario Musumeci ha personalizzato da un quindicennio la sua presenza didattica nel Biennio messinese:

  1. biennalità obbligatoria per i compositori – Analisi delle forme compositive, evoluta in una sempre più aggiornata Teoria (I annualità) e analisi (II annualità) dello stile;
  2. biennalità obbligatoria per gli interpreti – Metodologie dell’analisi, di necessità riferita ad una cangiante ma, su buoni fondamenti teorico-generali e metodologico-analitici, pur sempre perscrutabile fenomenologia dell’interpretazione;

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(da sinistra a destra: proff. Claudia de Natale, Evy De Marco, Mario Musumeci, Carlo Ramella, Giovanni Barzaghi)

A questa stabilizzata routine il Musumeci ha potuto riferire didatticamente la presentazione dei due trattati più corposi e originali nei contenuti, con titoli e sottotitoli a combinata denotazione: saggistica, trattatistico-disciplinare e scientifico-contenutistica. Il primo, dal titolo “Le strutture espressive del pensiero musicale. Teoria generale della musica e analisi dello stile. Fondamenti fisiologici e cognitivi dello spazio-tempo musicale” (SGB editrice, Messina 2017) potrebbe considerarsi, almeno in termini di continuità evolutiva, come una riformulazione scientificamente aggiornata e pure semplificata, soprattutto a fini didattici e più immediatamente divulgativi, del cosiddetto “libro nero” (dal colore originario di copertina) di Marco de Natale: “Strutture e forme della musica come processi simbolici. Lineamenti di una teoria analitica“, Morano, Napoli 1978-1985.

Scritto in una formulazione più primitiva nel 2008 (Lippolis Editrice, Messina), il trattato era riferito originariamente tanto ai suddetti insegnamenti di biennio quanto a quelli universitari di Didattica della teoria musicale e di Teoria (generale) della musica, svolti a contratto presso l’Ateneo messinese. Con la maturata pubblicazione del secondo trattato,  “L’evoluzione retorica del pensiero musicale: lettura e significato nella musica occidentale. Dalla Trama continua all’Allineamento tematico la graduale costituzione del Motivo musicale” (SGB Edizioni, Messina 2017), a più spiccata vocazione storicistica rispetto la prevalente vocazione dogmatica del primo, il pensiero teorico di Musumeci evolve verso un imprevedibile sbocco; già sinteticamente espresso in un importante saggio dal titolo “L’origine fisiologica del ritmo e del melos e la loro integrata evoluzione nella musica occidentale”, successivamente pubblicato in: AA. VV., a cura di Alba Crea, Il pensiero musicale tra multidisciplinarietà e metamorfosi linguistiche, MD Edizioni, Messina 2018. Uno sbocco strettamente  connesso alla sua recente (2016) scoperta della anisocronia fisiologica quale fondamento antropologico ancestrale del più originale ritmo naturale: da verbale a poetico-prosodico, da modale a emiolico-mensurale; e sempre implicato nell’oralità performativa tanto da doversi intendere come alla base di ogni prassi di “rubato” (barocco, classico-romantico, etnico-popolare, … ) 

Ciò comportava una profonda revisione ed un ampliamento notevole del trattato del 2008, riscritto e ripubblicato appunto nel 2017. La visione degli universali, degli epistemi fondamentali del pensiero e del linguaggio musicali, già profondamente innovati dal de Natale, a partire dalla sistematica dell’analisi stilistica di un importante caposcuola statunitense come Jan La Rue, spingono verso una riunificante definizione spazio-temporale secondo il modello preconizzato in ambito scientifico da uno Stephen Hawking: lo spazio sonoriale vi diventa pertanto tanto implicativo quanto riproduttivo dello spazio diastematico, a partire dall’antropologica matrice fonatoria, mentre la forma e il tonalismo intesi in senso lato e post-ideologico, divengono l’inverarsi, nella matrice ritmica dello scorrimento temporale, tanto della configurazione spaziale rappresentativa della memoria (forma come grande ritmo) quanto del suo campo d’azione materico-oggettuale (tonalismo come campo di specifica qualificazione orientativa).

Proprio quell'”arco di pensiero”, quella “matrice di pensiero unificante” cui si riferisce Marco de Natale nel suo “La memoria musicale: un arco di pensiero. Appendice e approfondimenti a una Teoria dell’ascolto musicale” del 2018 (Collana Eterotopie, Mimesis, Milano-Udine) [Nota 1] e adesso precisata dal Musumeci tanto come storicizzabile matrice linguistico-epocale che come matrice di pensiero in costante divenire evolutivo; secondo una vichiana riproposizione di modalità epocali: dapprima formulistiche, poi formativizzanti in ben più marcate integrazioni di creatività, infine formalizzate al momento della consapevolezza storicistica e delle conseguenti decadenza creativa e/o stabilizzazione accademizzante. Un testo scritto in limine vitae da un ultranovantenne Maestro e percepito come lascito e assieme come testimone da un sessantaduenne Allievo.

E difatti proprio nella stessa data di pubblicazione del volumetto di Marco de Natale veniva approntata per le stampe l’ultima fatica di Mario Musumeci, il terzo volume donato alla biblioteca milanese: “La performance musicale come ermeneutica del testo. Prolegomeni ad una fenomenologia dell’interpretazione musicale” (SGB Edizioni, Messina 2018 con riedizione aggiornata nel maggio 2019). Dove l’impostazione teoretica dei due precedenti trattati viene ulteriormente approfondita nella prospettiva della performance: la prospettiva formalizzante più originaria e vitalisticamente ancestrale rispetto le altre sei teorizzate dallo stesso Musumeci: forma-genere, “forma” retorica, forma-architettura, forma-tonale, forma-processo, forma sonoriale.

Alla donazione dei suoi tre libri lo studioso ha aggiunto i due ultimi e corposi Quaderni  del Conservatorio di Messina: il n. 7, Linguaggio musicale e tradizione retorica ed il n. 8, Il pensiero musicale tra multidisciplinarietà e metamorfosi linguistiche, che da soli lo onorano di una decina di estratti di laurea prodotti da propri allievi tesisti, tutti svolti – in mancanza di una struttura conservatoriale indirizzata espressamente alla ricerca scientifica musicale e musicologica – secondo un protocollo collaborativo che trova sempre il docente alla guida dei propri allievi in una costante attività non puramente compilativa bensì di studio originale, indirizzato ai più inediti approfondimenti. La detta donazione alla Biblioteca del Conservatorio di musica “G. Verdi” è pertanto avvenuta anche a nome del Conservatorio di musica “A. Corelli” di Messina e con l’apposita motivazione ufficiale richiesta e sopra richiamata.

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A conclusione dell’incontro la professoressa Evy De Marco ha voluto rilevare come, in analogia alla qualità produttiva del collega siciliano (una quindicina di tesi di laurea di cui una decina pubblicate ed anche utilizzate in seminari e convegni dedicati all’analisi musicale, almeno una trentina di saggi dei propri allievi-collaboratori pubblicati in riviste scientifiche e miscellanee varie …–> curriculum (europeo) analitico – (maggio 2019)) e ben diversamente dalle sue esperienze pregresse nei Conservatori di Avellino e Brescia (dove la sua stessa attività produttiva di ricerca scientifica assieme ai propri allievi si rendeva possibile [Nota 2]), proprio nel Conservatorio milanese, per sua grande tradizione faro della sperimentazione e della innovazione artistica e didattica e che ha pure dato a suo tempo al comune Maestro de Natale l’agio di potere bene esprimere la propria dottrina, le pratiche didattiche che ai suoi insegnamenti teorico-analitici potrebbero e dovrebbero riferirsi meriterebbero una ben più attenta riconsiderazioneE così potremmo concludere (con riferimento speciale alla successiva nota che Mario Musumeci ha voluto scrivere di suo in appendice a questa intervista, pur sempre con lui ampiamente concordata) la “memoria” gioca un ruolo fondamentale. Dovremmo ancora ricordare che un popolo privo di memoria è una massa di individui che disordinatamente procedono a tentoni nel buio della Storia?

Sara Belfiore Musumeci (16 maggio 2019)

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Appendice in note a cura di Mario Musumeci

[Nota 1]

Il saggio in questione, in realtà un’appendice chiarificatrice al volume del 2015, mi è stato donato per l’occasione da Claudia de Natale  e, credo sia inutile dirlo, l’ho letto con avidità nei giorni seguenti, rimanendo difatti estremamente scosso dalla coincidenza contenutistica di più passi: a partire dai riferimenti alla nozione rinascimentale di “musica prosastica” del Besseler fino allo sbocco di una “musica poetica” specificamente riferibile alla retorica musicale barocca, pienamente fondativa tra ‘600 e ‘700 del linguaggio strumentale occidentale. Si tratta di concetti generali, già assunti, fatti propri e personalizzati, nella mia sistematica teorico-evolutiva del primo trattato del 2008; approfonditi nel secondo trattato del 2016 e innovativamente sistematizzati e approfonditi nel primo trattato revisionato ed ampliato del 2017! Considerando allora che, non per la prima volta, ho dedicato il citato (mini-)trattato sull’interpretazione del 2018 al mio Maestro Marco de Natale – in tal modo ulteriormente riconosciuto come tale – e che con apposite ed affettuose dediche ne ho anche donato una copia, oltre che alla biblioteca milanese, anche alle mie due amiche Evy De Marco e Claudia de Natale, costituisce più un (criticabile) vanto oppure un (encomiabile) saldo definitivo di un debito intellettuale il riportare di seguito la pur personale ed intima, ma al tempo stesso partecipata e testimoniale dedica che la figlia del mio Maestro mi ha rivolto?

Il testo che tanto mi emoziona e per la cui pubblicazione chiedo eventualmente scusa all’interessata, trattandosi certamente di un fatto intimo e privato (però, va detto, le dediche sempre disinteressate dei miei libri, in quanto riconoscimento di un debito intellettuale così da me ripagato, per me sono tanto private quanto pubbliche …):

Caro Mario, chissà se è un caso che l’ultimo libro di papà si chiama La memoria musicale … Papà ti stimava tanto e so che tu fai e farai buona memoria di lui continuando il suo lavoro con la stessa passione che aveva lui … è la maniera migliore per tenerlo vivo. Grazie!! Con affetto. Claudia De Natale“.

Vorrei appunto aggiungervi che la vita professionale dei miei ultimi trent’anni lavorativi (su quaranta in corso di compimento) non è – per chi è in grado di capirlo – che la dimostrazione ininterrotta di questo legame intellettuale, ancorché umano ed affettivo.

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[Nota 2]

L’amica, oltre che stimatissima collega, Evy De Marco ha ricambiato il mio dono con un suo apprezzatissimo dono, il suo volume “I colori della musica. Guida all’analisi armonica. (Omaggio a Marco Prina)“, pubblicato con l’alto patrocinio scientifico del Conservatorio “Luca Marenzio” di Brescia, M.A.P. Editori, Milano 2013. Si tratta di un manuale prezioso in generale per le notevoli ricchezza e varietà delle esemplificazioni musicali e in particolare per le sue ampie aperture alla musica del Novecento. Tanto utile per una solida formazione nella grammatica e nella teoria dell’armonia, didatticamente applicata all’analisi, da provare ancor più il rammarico di non potermi giovare nel mio lavoro della collaborazione e della più graduale e produttiva integrazione con chi l’ha scritto.

Mario Musumeci

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