Vecchi e nuovi diplomi accademici dell’Afam sono lauree a tutti gli effetti. L’Inps ammette il riscatto quinquennale per i diplomi Afam di vecchio ordinamento. Consigli utili

di Mario Musumeci

L’importantissima novità

Come in questo stesso sito da oltre una decina d’anni (dalla sua stessa fondazione insomma) è stato ampiamente introdotto, argomentato, approfondito ed anche del tutto analogamente auspicato in più articoli e perfino innescando un variegato ed articolato dibattito sul tema tra gli interessati (di seguito uno degli articoli più recenti):

https://musicaemusicologia.wordpress.com/2020/02/08/il-riscatto-dei-diplomi-afam-di-vecchio-ordinamento-luci-del-presente-e-ombre-del-passato/

finalmente l’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) – dopo l’innesco di un non indifferente e variegato contenzioso – ha pubblicato la circolare innovativa sui pensionamenti nell’Alta Formazione Artistica e Musicale. Una circolare che finalmente sancisce anche in via burocratico-amministrativa l’assoluta equivalenza di diplomi universitari e diplomi accademici: equiparazione ed equipollenza in tali casi diventano soltanto sinonimi e non sottili distinguo per usi ed abusi interpretativi di vario genere. Entrambe le categorie sono pertanto definibili come “lauree”, stante tale perdurante definizione tutta italiana: non sovrapponibile su quella europea su un piano sostanziale di discriminazione tra le due tipologie di titoli accademici; in quanto rilasciati da istituti universitari o da istituti dell’alta formazione (Afam) di grado accademico paritario.

Nello specifico anche ammettendo al riscatto quinquennale i diplomi accademici di vecchio ordinamento, in quanto resi del tutto equipollenti ai diplomi accademici specialistici di nuovo ordinamento, inaugurati con la Riforma del 1999 in dichiarata direzione attuativa di livello accademico-universitario delle Istituzioni dell’Afam: Conservatori, Accademie di Belle Arti, Accademie Nazionali di Arte Drammatica e di Danza, Istituti Superiori per le Industrie Artistiche. Un ventennio di attuazione!

In allegato la circolare:

Circolare Inps n. 95 -21-08-2020 (riscatto Afam diplomi vecchio ordinamento)

dove si prevede l’applicabilità sia alle pratiche pensionistiche in corso di espletamento sia a quelle per cui era stato proposto dagli interessati ricorso amministrativo o giurisdizionale avverso il diniego opposto precedentemente dalle P. A. al suddetto diritto. Seppure esso fosse sancito da una legge del 2012, ma con un decreto ministeriale attuativo di ben sette anni dopo (2019)!

Ancora contenzioso?

La domanda che si porrà prima o poi sulla base di questi rinnovati e corretti riferimenti applicativi: chi risarcirà del danno subito coloro che, per tali lungaggini burocratiche e ritardi attuativi di una Legge dello Stato, non hanno potuto usufruire di una posizione pensionistica più vantaggiosa? Basterà tale previsione – ma contenuta in una circolare amministrativa (che certo, in quanto tale, è fonte di diritto ma del tutto inferiore alla legge dello stato) – in quanto riferita solo a coloro che hanno nel frattempo avviato un contenzioso? E il contenzioso in questione, che legittimerebbe tale sanatoria, fino a quale data trascorsa è ammissibile?

Soprattutto, sul piano etico, prima ancora che giuridico, è ammissibile che l’inerzia di chi è deputato ad applicare la normativa dal momento della sua entrata in vigore sia ancora tollerabile, a fronte del principio della non ammissione della “ignorantia legis” per il normale cittadino: così costituendo una vera e propria zona franca per coloro che, all’interno dell’Amministrazione dello Stato, si pongono essi stessi al di sopra della legge, opponendo resistenze alla sua stessa applicazione? Non si legittima così una sorta di progressivo disfacimento del carisma e della credibilità dei primari organi statuali davanti al potere e alla prepotenza di “coloro che, in assenza di correttivi e deterrenti, possono fare o disfare nonostante la legge non glielo consenta”?

Insomma fino a che punto è da ritenersi ammissibile la realtà evidente di una parte dello Stato di Diritto che si opponga alla puntuale attuazione dello stesso Stato di Diritto? Ovviamente tale quesito diventa tanto più pervasivo se non drammatico quanto più le questioni in gioco siano di primaria importanza per la convivenza civile. Noi reputiamo che al burocrate infedele alla Legge e sottomesso tutt’al più al deresponsabilizzante vincolo gerarchico vadano attribuite le più adeguate forme di responsabilità personale: non solo amministrativa ma anche penale e civile. Dato che le attuali possibilità di contenzioso lasciano indenni i colpevoli che sempre più numerosi infestano le pubbliche amministrazioni. Consideriamo pertanto questa una battaglia di civiltà in un contesto di dominante inciviltà statuale. Che andrebbe solo sradicata.

Per adesso possiamo solo ritenerci soddisfatti per questo passo avanti compiuto dall’attuale (evidentemente più illuminata) politica amministrativa, ma la burocrazia incombe sempre e succede spesso che ad un passo avanti ne corrispondano poi due all’indietro … Ovviamente facciamo i debiti scongiuri al proposito, ma va sempre ricordato – e la stessa circolare lo dimostra nel suo asciutto burocratese – che nel caso di ulteriori abusi del burocrate di turno (abusi effettivi o reputati tali, poco importa finché non intervenga una soluzione correttiva) se gli interessati rimangono in silenzio, senza cioè opporre gli strumenti opportuni e consentiti dalla legge, ci andranno loro per primi di mezzo. Inutile sarà poi “piangere lacrime sul latte versato”.

Consigli utili

Sono in molti a domandarsi circa la convenienza onerosa del riscatto. Di seguito ecco una breve sintetica guida per chiarirsi le idee.

  1. Va innanzitutto tenuto presente che più alto è lo stipendio attuale, ossia al momento della domanda di riscatto alla propria amministrazione e all’Inps, e più costa il riscatto. Dunque prima la domanda si fa e meglio è.
  2. Fare la domanda di riscatto non è vincolante per la sua accettazione e la proposta di riscatto che farà l’amministrazione competente la si potrà rifiutare e la stessa domanda reiterare in seguito. Invece può risultare orientativo farla proprio per sapere qualcosa di molto più certo sui numeri in uscita, ma anche in entrata. I calcolatori per la pensione in circolazione sono fin troppo approssimativi e Patronati, Caf e lo stesso Inps a tal fine sono tutt’altro che affidabili e adempienti.
  3. Insomma alla proposta di riscatto della P.A. richiesta, che deve far seguito obbligatoriamente alla domanda (altrimenti va subito fatto ricorso e, ove possibile, un esposto per omissione di atti d’ufficio nei confronti dell’inadempiente “responsabile del procedimento”), si può sempre rinunziare e si può anche ripresentarla in seguito. In tale modo, nel frattempo, ci si può anche chiarire meglio le idee sulla convenienza o meno per sé dell’intera procedura.
  4. Va soprattutto tenuto presente che il costo del riscatto è spalmabile in 10 anni. Così, ad esempio nella casistica più vantaggiosa, se il riscatto permette di restare con il retributivo fino al 2011 ossia con almeno 18 anni solari di contributi versati al 1995, il costo è sicuramente coperto dall’incremento della pensione.
  5. Poi il riscatto diventa molto importante se può servire ad anticipare la pensione e con la tendenza attuale a decurtare le pensioni c’è sicuramente da farsi bene i conti fin d’ora.
  6. Va tenuto presente che quello che si paga per il riscatto è deducibile nella denuncia dei redditi. Il che significa un ulteriore risparmio.
  7. Per coloro che hanno svolto a tempo determinato l’incarico di direzione va specificato che l’indennità di direzione, in quanto tale, non è pensionabile se non per i contributi versati. La pensione in sostanza si avvantaggerà dei contributi versati negli anni di direzione, come di altri contributi versati: docenze aggiuntive, incarichi straordinari, attività professionale extra moenia, etc.. Essendo pertanto la pensione ormai per tutti calcolata con il contributivo sarà pertanto indifferente andare in pensione da docente o da direttore.
  8. Ogni situazione personale fa storia a sé. Finché non si procede ad una credibile simulazione circa le risultanze del proprio riscatto del diploma di laurea (accademico o universitario che sia) ogni opinione espressa al proposito rimane un’opinione, per quanto autorevole possa essere. Ecco perché il riscatto conviene innanzitutto chiederlo.

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