Editoriale

Musicante, musico, musicista, musicologo …: troppe qualifiche per un solo mestiere o troppe competenze da dover definire tramite poche e generiche qualifiche?

Scopo fondamentale, da posizionare o riposizionare nelle more di riforme claudicanti o male impostate e predisponendoci a tutti i livelli di possibile intervento, è l’unificazione progressiva, sul piano culturale e divulgativo e sul piano istituzionale di produzione e di formazione, delle istanze di ordine specificamente musicale – legate cioè alla pratica del far musica – e delle istanze della riflessione sulla musica sia di tradizionale pertinenza musicologico-storica sia di più innovativa pertinenza teorica e teoretica; nonché più apertamente “sistematica” per lo slargato senso interdisciplinare già implicato nella fondativa definizione adleriana, epocalmente forse superata ma certamente da riconsiderare e riformulare nell’attualità.

E dunque del superamento di qualsivoglia dogmatismo separatista delle due culture, in Italia particolarmente radicato, che si inverano nelle figure spesso incomunicanti del musicista militante e del musicologo, quest’ultimo per lo più di formazione umanistica e di interessi marcatamente storiografici. Fino a ricomprendere questa sempre più insostenibile ma drammaticamente  attuale scissione in una rinnovata professionalità di musicista-musicologo o di musicologo-musicista, di performer colto o di musicologo musicalmente attivo; al di là poi di specifiche competenze e professionalità che possono inverarsi sì in specialisti di vario conio ma senza che a monte della formazione di base e specialistica d’indirizzo quei due livelli, appunto oggi poco o niente comunicanti, siano compresenti.

Pertanto, guardando in tale ottica e preliminarmente al futuro delle nuove generazioni, è posta con forza e risolutezza in ogni settore di pertinenza la questione formativa, di base e specialistica d’indirizzo (scuole primarie e secondarie, corsi di laurea di base), nonché di successiva specializzazione professionale (corsi di base specialistici, dottorati, master e perfezionamento).

Lo scopo, per adesso interlocutorio in seguito (chissà) anche associativo, in estrema sintesi – sintesi, nella situazione attuale, purtroppo a forte rischio di banalizzazione – sarebbe di sostituire idealmente e praticamente la sigla unitarizzante di musicaemusicologia, M&M, con una più generalista e onnicomprensiva sigla M, in quanto cultura musicale di per sè implicante come indissociabili le due prospettive di approccio. Ma questo forse richiederà ricambi generazionali e trasformazioni culturali, sociali e politiche di epocale respiro. Pur tuttavia il sasso nello stagno va lanciato in qualche modo: lo stiamo facendo, perché ci pare il momento più opportuno. Consci delle forti implicazioni velleitarie del gesto, ma anche dell’onere e – perché no? – dell’onore che la Storia potrebbe ad esso attribuire nel futuro più o meno prossimo.