Lettura, trascrizione e arrangiamento pianistico di “Brividi” (Mahmood): i brividi di Alessandro, musico-poeta del dolore e del rispetto delle diversità

by Mario Musumeci

Ecco, per gli appassionati, lo spartito per canto e pianoforte di “Brividi” (scaricabile in PDF). Frutto innanzitutto di un non facile lavoro di trascrizione. Una fedele ma anche molto personalizzata versione appunto perchè molto apprezzato l’originale e dunque fatto proprio da un arrangiatore, il sottoscritto, artisticamente pianista e compositore – oltreché musicologo teorico-analista abbastanza considerato nell’accademia musicale come di un certo rango. Sarà possibile che subisca qualche ulteriore intervento migliorativo, man mano che io ci prenda sempre più confidenza in performance. Mentre la successiva analisi tecnica ed estetica ben cammina già di suo per il grande e forse unico mestiere che le sta dietro …

____________________________________

la Cultura è riuscire
a dare il giusto nome
alle cose che non si conoscono,
ma anche a quelle che si conoscono
proprio per conoscerle meglio

“Nudo con i brividi … “. Ossia inerme, seppure immerso nella tua corporea e sensuale vitalità davanti alle intemperie dei sentimenti e alle intemperanze degli esseri umani a te più prossimi. Che sia un padre indegno e lontano più nella sua infernale sensibilità anaffettiva che nella sua coartata dimensione etico-culturale ancor più che geografico-territoriale di appartenenza. Che siano le chiusure umane e culturali al “diverso”, anche solo perché un tantino “colorato” o un tantino “alternativo” o un tantino “emarginato” … Figuriamoci se poi la costrizione di un volgare stereotipo, di una più o meno generica provenienza o di una inevitabile appartenenza, ti fanno personalizzare i tuoi vissuti fino a renderli – perfino a prescindere dalla tua più consapevole ed intima volontà – simili a simboli e a bandiere! Eppure le violenze e le ferite subite sono innumerevoli ed è pura e legittima difesa trarne tanto debolezze e fragilità da ricollocare quanto punti di forza da esibire e da evidenziare.

Questa è l’arte di Mahmood, al secolo Alessandro Mahmoud, che usa storpiato il cognome paterno come un personalizzato pseudonimo (in assonanza con my mood, ossia “mio modo di sentire”) e assieme come una rivalsa per un amore filiale indefinitamente negatogli. Perché un figlio ha comunque bisogno di amare un padre, pure nell’inevitabile esito del suo rifiuto, soggettivo ed oggettivo! Dunque sì Mahmood, ma non certo per un puro riconoscimento affettivo. Si percepisce la sua autenticità di cantore del dolore, ascoltando di questo giovane uomo poesie musicali come “Gioventù bruciata“:

e “Soldi“:

autentici pugni nello stomaco per chi ne sa scavare assieme significato poetico ed intrinseco risalto espressivo nella compiuta performance dell’Autore. Rarissimo se non unico caso di canzoni cantabili solo da chi le ha scritte o tutt’al più in duetto con altri! Dolore di certi vissuti, dolore di certi luoghi dell’anima rappresentativi di quei vissuti … E appresso riuscire a capire come vengano sublimate dall’arte le altrui vissute infelicità non può forse anche rafforzare la nostra fiducia nella ineliminabile grandiosità della vita?

______________________________

Ho sognato di volare con te
Su una bici di diamanti
Mi hai detto: “Sei cambiato, non vedo
Più la luce nei tuoi occhi”
La tua paura cos’è?
Un mare dove non tocchi mai
Anche se il sesso non è
La via di fuga dal fondo
Dai, non scappare da qui
Non lasciarmi così

Nudo con i brividi
A volte non so esprimermi
E ti vorrei amare, ma sbaglio sempre
E ti vorrei rubare un cielo di perle
E pagherei per andar via
Accetterei anche una bugia
E ti vorrei amare ma sbaglio sempre
E mi vengono i brividi, brividi, brividi

Tu, che mi svegli il mattino
Tu, che sporchi il letto di vino
Tu, che mi mordi la pelle
Con i tuoi occhi da vipera
E tu, sei il contrario di un angelo
E tu, sei come un pugile all’angolo
E tu scappi da qui, mi lasci così

Nudo con i brividi
A volte non so esprimermi
E ti vorrei amare, ma sbaglio sempre
E ti vorrei rubare un cielo di perle
E pagherei per andar via
Accetterei anche una bugia
E ti vorrei amare ma sbaglio sempre
E mi vengono i brividi, brividi, brividi

Eh, dimmi che non ho ragione
Eh, vivo dentro una prigione
Eh, provo a restarti vicino
Ma scusa se poi mando tutto a puttane, eh
Non so dirti ciò che provo, è un mio limite
Per un “ti amo” ho mischiato droghe e lacrime
Questo veleno che ci sputiamo ogni giorno
Io non lo voglio più addosso
Lo vedi, sono qui
Su una bici di diamanti, uno fra tanti

Nudo con i brividi
A volte non so esprimermi
E ti vorrei amare, ma sbaglio sempre
E ti vorrei rubare un cielo di perle
E pagherei per andar via
Accetterei anche una bugia
E ti vorrei amare, ma sbaglio sempre
E mi vengono i brividi, brividi, brividi

______________________________

Mi è parsa giusta questa parentesi anche elogiativa, dopo un precedente mio articolo abbastanza critico (cinico?) ma ben motivato sulla kermesse sanremese;

critica soprattutto fondamentalmente proiettata verso il miglior confezionamento commerciale prima che artistico – non è detto che le due cose coincidano, specie se prevalentemente associate alle esteriorizzanti effettistica e spettacolarizzazione piuttosto che al più mirato risalto dei contenuti poetico-musicali della produzione artistica. Certo questione esteticamente e tecnicamente complessa e allo stato dei fatti perfino incomprensibile nella vigente prospettiva nazional-popolare di ricezione socio-culturale del prodotto artistico.

Ma se sei dentro un gioco devi in qualche modo interagirci e questo, pare cosa certa, ne vale veramente la pena. E non si tratta di vacuo buonismo senile, legato ad affettive giovanilistiche proiezioni, oppure di una comoda adesione al profilo del vincente, peraltro allo stato attuale fin troppo conformistica. Al contrario, non appare già un indubbio titolo di merito nonché evidente sentore di una straordinaria maturazione estetica se ieri una song problematica così estremamente personale come “Soldi” e oggi una song problematica così estremamente socializzante come “Brividi” trovino così altrettanta unanime affermazione? E qui infatti se ne vuole dare più riflessiva e duratura testimonianza. Anche se la già ampia produzione dell’artista meriterebbe ben altra attenzione. Solo un riferimento al suo “Icaro è libero“, un’altra bandiera poetica:

Un cantautorato ben differente da quello storico? Oppure una sua naturale evoluzione? L’uno e l’altro? Argomenti da saggio musicologico, se non di confronti seminariali e conferenzieri di inedito complesso respiro culturale e interdisciplinare e da affrontare altrove. Non qui. Qui solo alcuni spunti.

Alessandro è un artista già ben dotato di una sua evidente complessità e questo già agli albori della sua produzione artistica. Figurarsi quando la notevole progressione di crescita tra le due vincenti song citate – esperienziale, non necessariamente estetica! – segna già quello che in altri performer poteva corrispondere a diverse e distanti fasi produttive della propria vita artistica! Un performer certamente, innanzitutto: dalla corporeità sempre iper-attiva alla vocalità ricercata se non sperimentale, dalla poeticità penetrante alla relazionalità avvolgente: qui il sodalizio con Riccardo, l’altro autore, è totale e avvolgente come potrebbe renderlo solo un padre in assenza di padre o un fratello maggiore che dona i suoi stessi spazi di crescita al fratello minore. Blanco, giovanissimo “fratello minore” peraltro già autonomamente in crescita e ben’altrimenti affermatosi per il rispettivo target di appartenenza adolescenziale. Se ne ascolti il particolare uso onomatopeizzante della prosodia vocalizzata già solo nella sua song “Notti in bianco“:

In particolare quest’uso reiterato, sonoriale e di risalto onomatopeizzante, della “e” trova ben più espressivamente motivato e maturato sbocco in “Brividi“. Dalla “sua” seconda strofa a quel piccolo capolavoro espressionistico che è la duettante terza strofa.

E proprio questa terza strofa definita tecnicamente “bridge” in realtà non è un secondario “ponte” di collegamento con la terza enunciazione del refrain bensì la primaria fase culminante del qui più grande poetico-musicale climax. Climax macro-formale costruito dalle tre strofe (o couplets) alternate al refrain (inappropriata l’altrimenti significante definizione di “ritornello“).

Questo lo si comprenda bene nel confrontarsi con il compiuto piano formale, tendenzialmente strofico:

a* – a1B – A – a2C – A – a3D – A

(*brevissima introduzione strumentale)

Da associare: 1) dapprima al ben declamato testo poetico – con veramente il massimo dell’espressione attoriale possibile: tutto quello che non si imparerà prima al proposito potrà essere difficilissimo da recuperare in seguito. 2) E solo appresso la sua padronanza riflessiva e argomentativa, attraverso perfino le performance attoriali più diversificate ma sempre scandite come appropriate ai significati del testo poetico: l’elasticità del dominio espressivo prepara alle imprevedibilità creative della performance e chi non arriva mai a capire questo punto nella pratica resta solo un pappagalleggiante imitatore di altrui modelli interpretativi. 3) Poi declamandolo ad una cadenzalità ritmica appropriata, soprattutto nei passi più ostici. 4) E infine intonandovi la melodia e se si trova qualche difficoltà per l’intonazione troppo alta, irrisolvibile anche con uno studio appropriato o con il trasporto del brano in altro tono, variando in maniera creativa il passaggio ritenuto per sé stessi ineseguibile. 5) Ovviamente se si sanno usare gli accordi per esecuzioni accompagnate alla chitarra o al pianoforte il punto 4) sarà molto più piacevole oltre che agevole. 4bis) La soluzione Karaoke, apparentemente ineccepibile per una certa immediatezza dei risultati, se troppo assolutizzata risulta sul piano formativo una soluzione pessima, utile appunto per divenire soprattutto bravi pappagalleggiatori. Ma sono in tantissimi quelli che se ne accontentano …

Insomma dev’essere chiaro che lo studio sulla seguente mappa operativa del testo poetico trova il suo migliore utilizzo proprio ai fini della più appropriata regia interpretativa dell’intero brano. E perfino procedendo “ad orecchio”, ossia per imitazione dall’ascolto, ma con ben altra rapidità e compiutezza di acquisizioni:

Fondamentale comprendere come “a” costituisca il fattore di crescita patetico-drammatica che unifica, appunto nel crescendo, l’evoluzione strofica; sempre appresso stemperata proprio nell’idealizzato sbocco epifanico della più compiuta accettazione espressivo-amorosa: il “volare” su “una bici di diamanti” (chiusa della terza ed ultima strofa); accettazione però costantemente svolta nel refrain “A” – sempre armoniosamente unitario tra le voci duettanti. E se nel refrain, come anche nella prima strofa, la melodia procede in un continuum di cantilenanti associazioni fraseologiche binarie, appena vivacizzate da aggraziate ed ornate spinte ritmiche – dal terzinato di “questo tuo amore cos’è” agli eterei slanci anapestici su “brividi“; nella seconda strofa si distende in un appassionato equilibrio di anafora e anticlimax: ben connessi dalla reiterazione tensiva, in quanto armonicamente variata, su “tu“(sol3), tre volte ripetuto per poi proiettarsi (tramite il solito si3) al culmine apicale (mi4, sempre su “tu“) attraverso la deliziosa tirata su “coi tuoi occhi da vipera e …”. E poi distensivamente digradare e stavolta celebrandolo in deliziosa varietà melodica quel “tu” – un “tu” dal re4 al sol3 in marcata cadenzalità nel sol maggiore ma in una ambivalente, deviante e svuotante, cadenzalità armonica (assimilabile come) d’inganno si7-mi7. La cantilenante grazia si apre così all’idillio amoroso, bene evocandone la sofferta passionalità. Cui si contrappone appresso la irrisolvibile conflittualità della terza strofa “D”, appunto “espressionistica” per gli straordinari mezzi tecnico-estetici utilizzati.

Insomma capire tanto “a” quanto “A” sul piano di un (ahimè per i più sconosciuto) inconscio musicale significa “sentirne” ma anche ben comprenderne il risalto cullante della melo-armonia plagale. Ossia la ricorrente, e a tratti ridondante, sintassi armonica T-SD (Tonica = SOL e Sotto-Dominante = DO). Più esattamente:

T7+->SD7+, entrambe settime maggiori nel tono d’imposto di SOL maggiore.

Quindi, per di più, una sintassi di sfondo ambientale unificata melodicamente dal “si3“; che da mediante coloristica e luministicamente aperta nel modo maggiore si alterna in pungente aspra settima sul DO7+. E così avvia il proprio viaggio attraverso le sue stesse mutazioni e ricondizionamenti espressivi. Infatti è proprio su questo “si3” e sulla sua mutevolezza melo-armonica che si innesta la struttura espressiva profonda del melos: un espressivo tonus d’intonazione melodica (letteralmente sostitutivo dell’effettiva tonica “sol”) e assieme una cifra armonico-tonale condizionante l’intera song, tanto come punto di avvio quanto come punto di ritorno. In avvio una costante e delicata “puntura” dapprima, tra accompagnamento e canto, nel complessivo e fondativo sentimento cullante (l’oscillazione tendenzialmente cicloidale di questa morbida sintassi). Insomma, il moto affettivo di una “dolce, delicatissima eppure rassegnata accettazione”: la deferente remissio! Ossia l’accettazione affettiva che già dal barocco in avanti vi individuavano i grandi e coltissimi teorici-compositori della Musica reservata: i Bach, gli Haendel … E di quel prezioso vocabolario retorico-rappresentativo – ben digerito lungo il corso dei secoli dall’evoluzione inconscia della musicalità socio-culturale – si noti anche qui l’alta poesia rappresentativa nei più preziosi particolari. Soprattutto l’exclamatio (slancio esclamativo di sesta) re3-si3 dei “diamanti” – della “bici” con cui ho sognato di volare con te” – ritmicamente evidenziata in uno scherzevole contro-accento prosodico dal performer: diamantì, aggraziato gioco espressivo nella ricercata assonanza ritmica con “i tuoi occhì” (ma non è detto che bisogna per forza accentuare in ritmo tronco le due parole piane in una altrimenti pensata performance …).

La stessa exclamatio viene tematizzata, ma appresso in quanto sbalzata all’ottava superiore dei “brividi” nella più ardua sfalsettante intonazione del re4-si4: tanto di avvio del refrain quanto reiterata tre volte alla chiusura dello stesso con una più volitiva appoggiatura: re3-(la4)si4. Per di più nella, sopra studiata, seconda strofa proprio nell’aggancio ascendente del canto su sol-si-mi la richiamata exclamatio arriva ad attuarsi a livello di struttura profonda attraverso i tre perni tonali del brano: la tonica sol3, la chiarita “tonica melodica suppletiva” si3, la deviante mi4: la sesta ascendente sol3-mi4, in cui l’intermediario si3 da associata mediante del sol3 diventa proiezione dominantica del mi4. Insomma, nelle sue affermazioni, nei suoi risalti e perfino nelle sue deviazioni, questo “si” si disvela essere un’espressivamente coinvolgente (nonché di strutturante risalto cognitivo) “tonica ad honorem”. E a tutto tondo nell’intero brano. Fino a volare nell’alto di quei “brividi”, ancora più in alto … di quegli “occhi che non più luccicavano come diamanti” (si3): il mi4 su “occhi” proiettivo di quel si3 ma con l’asprezza dissonantica e amara, espressivamente divaricante, di una nona additiva rispetto l’incupita, inaspettata settima minorizzata: appunto re7 con nona aggiunta. La lettura attenta, tanto analitica quanto sempre più adeguatamente performativa rivelerà vari altri segreti di questo piccolo grande capolavoro di musicalità.

Dispiegando un altro versante della problematica di cosa si sia realmente ereditato dal secondo Novecento in termini di musica e musicalità “contemporanea”. Un altro articolo qui pubblicato potrebbe costituirne tanto un approccio preparatorio quanto la base per un ulteriore avanzamento delle problematiche lì poste:

Ma spostiamoci adesso dalla prospettiva micro- e medio-formale a quella macro-formale: di estrema sintesi riassuntiva e di dominio della compiuta song. La detta sintassi plagale viene qui tematizzata già dall’avvio strumentale in “a” e in crescendo di elaborazione patetico-drammatica nelle tre strofe:

a1B – a2C – a3D

e più nascostamente riequilibrata nel refrain; dove la componente patetica della sintassi deviante verso modalità minorizzanti (= melo-armonia in accordi minori) è contenutissima fino a letteralmente divagare e assieme “liquefarsi” nella sospensione plagale minore: il do minore (con settima maggiore) su “brividi, brividi, brividi“.

Dunque anche con una dichiarativa dissolvenza, espressa tanto in allontanamento che in sublimazione, al modo del prevalere vincente di una voluttaria sensibilità. Da virtuoso performer-compositore: Alessandro è la più pura espressione della piena coincidenza tra l’arte del pensare in scrittura e l’arte del dare e del darsi in performance. Nel refrain, tanto in avvio e chiusura, lui meravigliosamente sfalsetta ornamentando in addolcita appendice melodica – sorta di gregoriana liquescenza o di barocca subsumptio post-positiva. E proprio in quest’arte tutta barocca dell’efflorescenza melodica qui rivela, ma solo in estrema sintesi, la sua arte del vocalizzo – oltremodo coinvolgente anche per il momentaneo compagno di strada Blanco. Si consideri bene allora, da questo momento, come tale barocca estrema varietà espressa in unità retorica di affetto si renda anche matrice di espressionistici contenuti emotivi. Insomma di una estrema seppur classicheggiante modernità. Proprio a partire da quel ludico e volatile vocalizzare su “brividi” paragonato alle asperità vocalistiche del “Per un ti amo ho mischiato droghe e lacrime” – vera e propria acmatica dolorosa epifania in anabasi giambica. Un grido dell’anima dato in risposta ancora più incalzante al rap in convulsivo recitativo-arioso del “Dimmi che ho ragione, eh etc.”: dove un’impossibile grazia del terzinato (convulsamente ansiogeno rispetto quello, appunto, aggraziato della prima strofa in “Questo tuo amore cos’è etc.”) si carica nei ribattuti di anapestica spinta; poi attuata in giustificativa risposta empatica in “non so dirti ciò che provo, è un mio limite” e infine nel più marcato rifiuto negli effettivi anapesti del che ci sputiamo più addosso etc.”.

Ma ancora si apprezzi la corrispondenza della sintesi dello scontro-incontro impersonato nel duetto della terza strofa – a melos bilineare talmente marcato da renderne difficile un’esecuzione solistica, come può invece risultare relativamente più agevole nel refrain. La terza strofa è infatti espressa innanzitutto come un irrisolvibile conflitto tra due luoghi dell’anima prima che tra due specifici personaggi! Salvo l’esito in acquiescente sintesi via via sdrammatizzante dei (… claudicanti eppur singhiozzanti) ritmi alla zoppa: appianati in stretta analogia tra “Questo veleno etc.” e “Lo vedi, sono qui etc.”. Cui segue il liberatorio rientro immaginifico del “su una bici di diamanti, uno fra tanti“: una desiderante e proiettiva nemesi fantastica che, tra l’individualistico ed il socializzante (“uno fra tanti“), chiude l’elaborato climax macro-formale delle tre strofe. E difatti, in quest’ultimo l’efficacissimo contrasto in incremento minorizzante (da … accordi minori) dalla seconda alla terza strofa realizza il complessivo crescendo di cupezza nel detto impianto strofico. Chiudendo con vero risalto di Peroratio in adfectibus (mozione degli affetti), stavolta in un compiuto e catartico equilibrio consequenziale. E da intendersi come ri-proiettata, in ancor più amorevole duetto, verso il perorante ma finalmente più salvifico refrain. Un refrain sempre duettante e che sempre chiude le tre strofe pressoché immutato, eppure sempre rinnovato ogni volta dalla ben diversa consecutio a ciascuna diversissima strofa! (per la terminologia retorico-musicale cfr. il mio “L’evoluzione retorica del pensiero musicale. Lettura e significato nella musica occidentale“, SGB Editrice, Messina 2017; per la sistematica teorico-analitica cfr. il mio “Le strutture espressive del pensiero musicale. Teoria generale della musica e analisi dello stile, SGB Editrice, Messina 2018)

Per l’ascoltatore superficiale risulterà forse solo un assemblaggio in un paio di comodi e prevedibili jingle: quello dei sei motivi generativi (generativi del compiuto melos, al modo di tratti compiuti e assieme significanti figure retoriche) dei “brividi”, di apertura e chiusura di ciascun refrain; e quello dei sette motivi generativi a volteggio declamatorio sviluppativi del refrain stesso: alternati tra il volitivo re-sol-re di “vorrei amare” e il timidamente frustrato si-do-si in “pagherei” e “andar via” etc.. Quindi un tormentone (peraltro come pretende il commercializzabile consenso nazional-popolare …)? Come forse già si reputava accadesse in “soldi“. Ma si tratta di una lettura banalizzante se assolutizzata, che non sa ben comprendere empaticamente la pregnanza espressiva diversificante delle stesse ripetizioni. Per di più finalizzata ad una qualificazione ideologica più o meno pregiudizievole. Di stampo più o meno moralistico nel primo successo sanremese e di vago contenuto scandaloso-erotizzante se non lascivo nel secondo e ancor più maturo successo. Magari in quanto superficialmente mal connesso a immagini di provocatorio nudo omosessuale – le quali semmai servono a costringere alla riflessione! Infatti nel primo caso per Mahmood si tratta di una paternità anaffettiva drammaticamente rifiutata eppur desiderata, nel secondo di una sensualità corporea senza confini che non siano quelli dell’autenticità affettiva. Proprio così difficile dire di quanto e in cosa il messaggio provocatore sia una bandiera? Mettetevi nei panni del primo per capirne meglio il secondo! L’unica bandiera di Alessandro pare proprio quella del RISPETTO. Davanti ad essa è impossibile non inchinarsi.

____________________________________

Lo scopo era di farla mia questa song. Dopo essermi stranamente accorto che le si poteva anche attribuire lo stesso andamento della canzone d’amore più bella ma tenebrosa del mio passato, “Mi sono innamorato di te” di Luigi Tenco. Ricantando quest’ultima e assieme suonandomela, finalmente da felice pensionato dell’accademia musicale conservatoriale, ma stavolta col piacere di registrarmi e riascoltarmi in una lentezza ed in una concentrazione espressiva molto più vicina a quella dell’Autore e chissà perché prima da me percepita come inarrivabile. Ma soprattutto anche riproducendola alla mia maniera in personalizzata rivalsa ad un postumo tributo offertole in quarta serata sanremese. Dove in felice compensazione all’inevitabile mio ri-vissuto mi sono sentito, solo per lo sbalzo generazionale, quasi di aver vinto Sanremo per interposto – ma immedesimato – Autore! E per di più, scoprendo nel frattempo la profondità di un artista anch’esso “contro” e stavolta felicemente vincitore (forse un innovativo e creativo ma soprattutto più autentico e coinvolto Celentano dei primordi …), ho pensato che avrei quanto meno potuto fare un poco mio il mistero di una più rinnovata bellezza. Per quanto l’abbia dovuta filtrare attraverso il ricondizionamento di una inevitabile estraneità generazionale. Ma bisogna pure rimanere ben vivi finché la vita ti scorre attorno. Soprattutto se e quando continuamente ben rinnovata.

(9 febbraio 2022)

____________________________________

Questa splendida canzone, anche per il suo successo che nei fatti purtroppo la sta già rendendo un tormentone solo per la ripetitività meccanica dell’eccesso di ascolti, è già stata oggetto di una intelligente e comica parafrasi … Ma domani è San Valentino ed io devo rendere onore al mio amore. E allora lo faccio con più adeguate parole e dunque con implicato un diverso sentimento da me qui rinnovato. Però anche con una musica che vi si può ben adattare, assieme all’arrangiamento pianistico che sto donando a chiunque senta di averne bisogno per un’esecuzione non da meccanico karaoke:

(a Sara)

Nei tuoi occhi come diamanti

Ed ho voglia di danzare con te
per stupirmi dei diamanti
che ritrovo quando immerso mi perdo
nella luce dei tuoi occhi.
Questo tuo amore cos’è? Un mare dove non tocchi mai! Perfino il sesso non è l’unico suo sottofondo. Dai, resta sempre con me, niente è meglio di te.
Con tutti quei brividi
a noi non basta esprimerci,
che se sappiamo amare si sbaglia sempre
seppure ci doniamo un cielo di perle!
Ma non potremmo andar via
da questa casa che è tua e mia,
che se sappiamo amare si sbaglia sempre
ma poi ci sono i brividi, brividi, brividi …

Tu, far l’amore al mattino,
tu, che mi fai da cuscino,
tu, che sei nella mia pelle
coi tuoi occhi da sirena e
tu vivi come un mio angelo,
tu sei il mio vero grandangolo
e tu che resti così, mai scappi da qui.
Con tutti quei brividi
a noi non basta esprimerci,
che se sappiamo amare si sbaglia sempre
seppure ci doniamo un cielo di perle!
Ma non potremmo andar via
da questa casa che è tua e mia,
che se sappiamo amare si sbaglia sempre
ma poi ci sono i brividi, brividi, brividi …
..

Dimmi che ho sempre ragione,,
che non mi senti prigione,
che se restiamo vicini qui non ci va tutto a puttane, a puttane …
Devo dirti ciò che provo, è un mio limite,
per troppi errori ho pianto inferni e tante lacrime!
Questo veleno che mi portavo già addosso io qui lo butto in un fosso!
Lo vedi sono qui
nei tuoi occhi come diamanti con tutti i miei canti. E
con tutti quei brividi
a noi non basta esprimerci,
che se sappiamo amare si sbaglia sempre
seppure ci doniamo un cielo di perle!
Ma non potremmo andar via
da questa casa che è tua e mia,
che se sappiamo amare si sbaglia sempre
ma poi ci sono i brividi, brividi, brividi …

Questa versione, musicalmente identica all’originale, resta un duetto da distribuire nelle sue difficoltà tra due voci di estensione analoga a quelle dei due autori – anche, volendo, la prima femminile e la seconda maschile. Ma per chi come me cantandola lo fa da solista e per di più ha un’estensione sofferente nel tono di SOL maggiore, conviene quest’altra seguente versione in MIb maggiore; che peraltro riadatta la musica al carattere del testo e ad una performance un pò più controllabile e timbricamente (espressivamente) meglio modulabile nei tratti di melos bilineare di refrain e di terza strofa. Sezioni stavolta trascritte in maniera da ben risaltarne tanto i contrasti quanto la più intima unità espressiva. Con particolare attenzione agli stacchi motivici, appunto da ben diversificare in performance, il che permetterebbe un’interpretazione più intimistica e meno “a cantilena” nazional-popolare, soprattutto se un pò distaccata dal rigore ritmico della musica pop in quanto intrinsecamente anche musica dance.

Proprio per tale più marcata ed intima personalizzazione lo spartito seguente è molto più particolareggiato e non solo di indicazioni agogiche ma anche di minuziose indicazioni espressive. Insomma non si tratta, come nelle versioni precedenti nè di un riadattamento dell’originale nè di una parafrasi ma pur sempre affidata a cantanti altri, piuttosto della mia versione personale, che attiene alla mia esperienza personale innanzitutto umana ed espressiva per come da essa ricavata, vocalità inclusa. Spero che se qualcuno voglia accostarvisi, pur personalizzandola a sua volta, ne colga più le diversità che le affinità con l’originale. In modo magari da poterne trarre stavolta una lettura lirico-melodrammatica o, meglio ancora (alla tedesca), “liederistica”. Ossia al più alto contenuto narrativo e che colga al massimo l’intima varietà dei contenuti discorsivi anche tramite scelte agogiche di risalto appropriato e magari distaccate dai vincoli di rigida quadratura ritmica del pop più commerciale.

E comunque mi tocca anche al proposito ringraziarne i giovani autori, ché senza il loro talento niente di questo sarebbe stato possibile. Auguri per il vostro, non facile ma creativo e dunque gioioso, avvenire!

(14-15 febbraio 2022 – San Valentino)

Pubblicità
Questa voce è stata pubblicata in E-learning e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.