L’arco (in-)costituzionale della Seconda Repubblica, ossia: le radici di una democrazia bloccata

by MM

Nella cosiddetta Seconda Repubblica siamo passati dall’arco costituzionale dei partiti che componevano il Comitato di Liberazione Nazionale nella Resistenza anti-fascista della Prima Repubblica – pur sempre condizionatissimo dai vincoli della leale appartenenza atlantica ma anche con tutti i suoi deteriori aspetti, anche di nefasta e sotterranea influenza nella politica nazionale, solo parzialmente giustificata dalla “guerra fredda” tra blocchi imperialistici contrapposti – all’arco “(in-)costituzionale” di partiti provenienti dalla trasformazione dei precedenti, ma soprattutto con più evidenza anche dalle irrisolte degenerazioni di quell’appartenenza, divenuta via via almeno per l’Italia sempre meno produttiva, in quanto anche socio-culturale oltreché politica. Partiti provenienti:

  1. dal neo/ex-fascismo,
  2. dal riciclaggio industriale del denaro mafioso,
  3. dalla sovversione anti-unitaria di ispirazione razzista,
  4. dal peloso “buonismo” dell’opposizione “di sinistra” ai partiti della cosiddetta “destra”; in realtà organizzato, nell’inciucio con gli stessi ai fini della ricomposizione in una sempre più inamovibile casta.

Una casta partitocratica che ci governa in forme sempre meno democratiche e dunque anche ispirandosi a prassi anti-costituzionali, palesemente tali sia in quanto dichiarate sia perchè sempre più tollerate grazie allo stesso inquinamento politicizzante di fatto degli organi costituzionali di controllo.

Dal seguente articolo cogliamo uno sprazzo di verità su certa centralità di dibattiti pubblici, condotti ad arte col più ampio supporto dei media, proprio per distogliere l’elettorato italiano da questioni di ben più pregnante e coinvolgente interesse:

Il problema di chi vuole andare a letto con chi, perché e come

by Andrea Zhok

E’ del tutto evidente che stiamo vivendo in un’epoca mirabile, ad un passo dal migliore di mondi possibili. Infatti solo questo spiega il fatto che l’80% del dibattito pubblico è coperto dal problema di chi vuole andare a letto con chi, perché e come.

Apparentemente ci dev’essere un intero mondo occhiuto e minaccioso lì fuori, pronto ad indagare severamente, aggredire ferocemente, a condannare sommariamente tutte le forme eterodosse di sessualità. Ci devono essere pattuglie che introducono telecamere nascoste nelle camere da letto. Devono girare squadre della morte pronte a procedere ad esecuzioni sommarie verso chiunque non faccia sesso con rigorose finalità riproduttive.

Dev’essere senz’altro così, e noi quando usciamo da casa, andiamo dal panettiere, ci sbattiamo al lavoro sperando di non perderlo, lottiamo con le bollette, respiriamo smog dietro alla mascherina, cerchiamo di stare dietro a figli senza spaventarli per un futuro sempre più angusto, noi stiamo avendo una percezione fuorviante del mondo. Non è questo il mondo reale.

Apriamo il giornale e scopriamo che, anche se non lo sappiamo, ciò che segretamente ci sta a cuore, ciò che definisce ciò che noi profondamente siamo è la segreta preoccupazione di chi sta trombando con chi e perché.

Ma, ci dicono gli amici progressisti, “Questo è benaltrismo!”, “Mica occuparci di una cosa vieta di occuparsi di un’altra!”.

Eh, già, è vero, dev’essere senz’altro così. Siamo noi che non capiamo, dovete scusarci. Infatti, dobbiamo avere un vuoto di memoria, ricordateci un momento quali sono stati negli ultimi trent’anni i contributi progressisti alla giustizia sociale, al ripristino di condizioni di vita umane, al rafforzamento della pubblica educazione, al potenziamento della sanità pubblica, al soddisfacimento del diritto alla casa, alla riduzione della precarietà, alla qualificazione della ricerca pubblica, al miglioramento del trasporto pubblico dei pendolari, ad un pensionamento dignitoso?

Nulla vieta di occuparsi sia di diritti soggettivi della minoranza identitaria X che del miglioramento della sanità pubblica, vero. Però, com’è come non è, negli ultimi decenni la sanità pubblica è stata demolita sistematicamente spingendo chi può permetterselo verso la sanità privata.

Nulla vieta di occuparsi sia dei diritti soggettivi della lobby Y che del miglioramento dell’edilizia pubblica, sicuro.

Però negli ultimi vent’anni il patrimonio residenziale pubblico si è ridotto del 20% e il numero di domande inevase per case popolari ha superato il milione (ma tranquilli, ora lo chiamano “social housing”, la via della riscossa è stata presa.)

Nulla vieta di occuparsi sia delle rivendicazioni private per la speciale sensibilità del gruppo Z, sia del miglioramento delle condizioni del lavoro, indubbiamente. Però curiosamente il contributo preclaro dei progressisti sul tema, dal pacchetto Treu al “Jobs Act”, ha generato il più grande impatto di precarizzazione dal dopoguerra.

Dunque, dovete scusarci per la nostra insipienza. Non abbiamo colto la profondità del vostro contributo. Infatti finora, mentre viaggiavamo accalcati su un treno pendolari da una casa con l’affitto in mora per andare ad un lavoro precario e malpagato almeno potevamo imprecare liberamente. 

Ora, grazie al vostro contributo, dobbiamo imprecare in modo rispettoso della sensibilità delle minoranze.

Grazie, potete contare sul nostro voto.

*******

Dal che si evincono le caratteristiche più salienti del nuovo vigente “arco (in-)costituzionale”.

Il PD è un partito fondamentalmente conservatore che di tanto in tanto si attribuisce una patina di progressismo, più o meno finto e più o meno di copertura. D’altronde trova le sue origini per un verso nel saccente centralismo democratico ex-PCI – che ha fondamentalmente imitato, seppure al confronto dilettantescamente, le maniere della nomenclatura sovietica: da noi resa in modo autoreferenziale, a mo’ di una categoria impiegatizia di partito eternamente proiettata verso un’ipotesi di mai realizzabile potere “rivoluzionario” della società, ma di concreta conduzione di spazi non indifferenti di potere; per altro verso una buona parte del correntismo ex-democristiano di più marcato stampo elettoralistico-clientelare.

Alla destra oggi si collocano i partiti più marcatamente reazionari, in quanto sorretti surrettiziamente dai poteri forti economici, o in quanto ad essi corrispondenti per affinità (FI) o in quanto connessi a tradizioni ideologiche post- e neo-fasciste (FdI) o in quanto allargati a ceti produttivi del nord postisi in affinità ai precedenti interessi (Lega).

E il progressismo? Un’araba fenice che solo a scopo demagogico viene parcellizzata minutamente, quando non fintamente, da ciascuna delle parti in gioco a scopi elettoralistici.

Inutile dire che fanno da pontieri tra i due blocchi fintamente contrapposti, e secondo le convenienze del momento, i tipi protagonistici alla Mastella, alla Casini, alla Renzi, alla Calenda.

Non fanno invece storia i “cespugli” alla cd. sinistra del PD, tra il rimasuglio ideologico e settario della Prima Repubblica e il ricollocamento di nuovi rappresentativi capetti autoreferenziali: nell’attesa che vengano o riassorbiti nel PD stesso o comunque di supporto correntizio esterno allo stesso, nel caso adattati ad aumentarne la propria stessa influenza.

Il Movimento Cinque Stelle nato idealisticamente, e almeno in parte velleitariamente, per scardinare questo equilibrio assolutizzante, a tratti pare vi si stia ricollocando a pieno titolo, a tratti invece pare mantenere la sua funzione di “disturbo del manovratore”. 

Una partita tutta da vedere e dunque da sostenere in qualche modo, ma con molto giudizio nella scelta dei candidati, proprio per l’inquinamento già avvenuto di corpi al Movimento estranei e parassitari. Fino a delegittimarne la stessa conduzione, sempre più centralizzata e lobbyzzata, sempre più demagogicamente finto-democratizzata…

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