AUTUNNO APPENA

by Mario Musumeci

AUTUNNO APPENA

Risacca l’onda a zaffiro lucente
gravida in bianca e rifrangente schiuma,
è inquieto il Tirreno seppur splendente
e nega al mio cielo ogni nube e ogni bruma.
Sole che illumini senza certezza
questo nascosto fermento di morte
svelaci il senso di acerba bellezza
proprio al momento in cui muta ogni sorte.

Spira l’estate e in eterno rinnovo
usi e costumi decantano il tempo:
devi attrezzarti in più ampio ritrovo
e riscoprire nel futuro un lampo
di vita perduta e mai rinnovata,
di vita tradita oppure scambiata,
di vita risolta e mai celebrata,
di vita morente eppur tanto amata.

L’autunno lieve e ancor dolce in frescura
si affaccia a sabbie di solitudine,
chiede al tuo cuore il rispetto che dura
chiede al tuo senso una moltitudine
di desideri da non esaudire,
di desideri da mai appiattire,
di desideri che puoi inseguire
senza soffrire e neppure gioire.

Sei tu l’autunno che ti ondeggia dentro
solare e pallido come un deserto,
sereno e languido, sicuro e incerto,
fluente e immobile ai confini e al centro.

(23 settembre, h 17,00)

Riflessioni serali

Desiderio è vita e vita è desiderio.

La vita si appiattisce quando cessano i desideri. La vita finisce quando, perfino inconsapevolmente, cessa il desiderio della vita stessa. Quando la vita stessa si riduce ad automatismi il cui senso diventa sempre più autoreferenziale nella sua piatta prevedibilità. Il desiderio della vita si esprime allora attraverso l’indefinito sovrapporsi di desideri umani e non tanto per il loro saziante e definitivo perseguimento quanto per il loro riproporsi creativamente sempre rinnovati.

Imitiamo insomma la Creazione umana a nostra volta ritagliandoci uno spazio creativo all’interno della natura stessa. Tanto meno illusorio quanto più finalizzato. Così perfino nel rimirare aspetti naturali avvolgenti della natura umana e ricercandovi in appropriazione una qualche armonia di intenti. Antropomorfizzando una realtà naturale o attribuendo dati della natura a nostri caratteri umani.

In definitiva ricercando inconsciamente un equilibrio tra l’io, nella sua attiva energia e assieme nella sua precarietà ontologica, e la natura in ogni suo possibile e per noi affabulante aspetto. E, nel trarne coinvolgimenti empatici, nutrendoci dei sentimenti così sollecitati.
A Torre Bianca di Capo Peloro un mare – il basso Tirreno – assieme ad un cielo e ad un sole e a sabbiose spiagge disegnano, nell’aprirsi ad est dello jonico stretto messinese contornato dal brumoso altopiano calabro, un variegato modificarsi della stagione.

L’equilibrarsi di questi ed altri elementi orientano un creativo adattamento dell’osservatore. Cosi al lievissimo turbamento, appena percettibile, del graduale mutamento stagionale si dispone in empatia un disorientamento interiore, cui fanno subito da contrappeso risposte esistenziali fortemente interiorizzate: nella loro così naturalmente oggettivata, o meglio riadattata e dunque imposta, soggettività.

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