Quotidianità di un decalogo e decalogo per la quotidianità

by Musica&Musicologia

Quotidianità di un decalogo <– –>

Prosa del mare

Oggi finalmente 

dopo un lungo periodo di sedentarietà 

ho ricominciato con i miei attraversamenti in kayak nello stretto. 

Tour breve per cominciare:

Tirreno/CanaledegliInglesi/LagoPiccolo/CanaleFaro/Ionio/CapoPeloro/Tirreno.

Alla partenza mi sentivo una “caccavella”, al rientro (quasi) un leone… 

Dovrò decidermi a portarmi uno smartphone impermeabile per condividere almeno in parte le bellezze che mi godo in questi brevi ma intensi tragitti: 

almeno sei ben differenti tipologie di navigazione dovute ai moti capricciosi ma ben motivati delle acque; 

la maestosa magìa dello Stretto con le sue correnti alternate ma anche conflittuali fino ai rischiosi ma eccitanti mulinelli della Punta; 

la placidità del Pantano Piccolo, adibito principalmente alla coltivazione delle cozze, sui cui galleggianti di supporto stazionano stormi di gabbiani, curiosi ma anche sospettosi al mio pur lieve dribblare tra i loro posizionamenti; 

la corrente trascinante in ingresso nel primo canale, che tende costantemente ad insabbiarsi (dando lavoro alle ditte comunali adibite alla continuata riapertura estiva) oltre all’affollamento dei bagnanti, che differentemente dai gabbiani devi avvertire a gran voce perché, lì trascinato dalla corrente, corri il rischio concreto di salirgli addosso; 

i cani-guardiani che ti abbaiano festosamente (almeno così piace immaginarteli tra ringhii e scodinzolamenti vari . ..) mentre scorri nel secondo canale tra case e ville residenziali dotate dei loro attracchi e perfino di piccole darsene; 

lo scorrere della lontana costa calabra e della più prossima costa messinese, nel reciproco salutarsi dei due Piloni (le due oramai ex torri dell’Enel), con il suo pressoché ininterrotto fabbricato variamente affacciato sul mare: 

un ricettacolo dei desideri umani più reconditi che sembra osservarti con distacco e ironia o forse con un pizzico di sana emulazione, poi però costretta nell’angusto status symbol delle imbarcazioni da puro diporto domenicale; 

mentre le spadare, pattugliando le aree marine di pertinenza, svolgono il più costringente, plebeo eppur nobilissimo, ruolo del pescatore professionale. 

Infine la mia sorridente Sara, che placida nel placido mare s’immerge l’intera mattinata e che ancor più placida mi accoglie al rientro, raccontandomi le minuzie degli accadimenti e dei mille sorrisi dei bambini che attorno giocano nel mare e col mare. 

Così come, adesso ti è chiaro, tu stesso non hai mai smesso di fare finora. 

E nel tuo, oramai idealizzato, ricominciare riscopri come sempre la dolcissima e mobile immobilità di quel tuo essere “adulto solo per vile necessità”. 

Un minuscolo mare che scorre, forse solo come una preghiera esaudita, nell’immenso mare dell’esistenza.

–> Decalogo per la quotidianità

1. Onora i tuoi genitori – o i tuoi antecedenti familiari o i tuoi modelli formativi – per quanto hanno generosamente fatto per te durante l’intera loro vita. Sono loro a costituire le radici dell’amore, con cui hai potuto confrontarti e continui a confrontarti nella tua vita. Se riconosci loro dei limiti parti da questo riconoscimento per cercare di essere migliore di loro. Ma se e quando ci riuscirai potresti accorgerti che questa tua maturazione ti sarebbe stata impossibile senza di loro. Un’occasione per tornare ad essere in pace con te stesso e dunque con loro. 

2. La felicità umana si manifesta sempre, per intrinsecamente sua natura, nel bene e nel male, nelle contraddizioni e nelle difficoltà: che ci insegnano che essa è solo un dono da doversi conquistare giorno per giorno. Perché non esiste una vera gioia se non conquistata attraverso la consapevolezza del dolore che implica la sua assenza.

3. Se si è sordi all’amore e al bene che ci circonda, per quanto poco esso possa essere o ci possa apparire, perdiamo la capacità di saperlo realmente riconoscere e dunque non facciamo che disperderlo o sprecarlo. Inutile poi piangersi addosso per quello che noi stessi provochiamo.

4. Ogni luogo e ogni tempo contiene le sue possibilità di amare e di gioire. Basta sapersi rendere disponibile. Attraverso un ascolto reale che non sia solo il riflesso perpetuo e l’eco del nostro egocentrismo.

5. Non esiste una felicità che non si possa coniugare con la gioia. E la gioia é fatta anche di piccolissime cose. Bisogna solo bene esercitarsi a saperla scovare anche nei luoghi più impensabili.

6. Le parole del dialogo servono a descrivere realtà e fatti in corso di accadimento o accaduti o desiderati o immaginati etc. Parole non inutili, che bisogna pur sempre utilizzare per confrontare le proprie esperienze in maniera produttiva. Senza di esse, ma che siano prodotte in costante reciprocità di ascolto, restiamo individui incomunicanti  e per di più sconosciuti gli uni agli altri. Anche se rimane indubbio che la verità delle parole risiede nei fatti che ne costituiscono un compendio necessario. Parole e fatti che poi, nella memoria, costituiranno la nostra storia. 

7. Non serve alla propria ed altrui salute di corpo e di mente procedere sempre per frustrazioni, recriminazioni, depressioni, desideri impossibili senza la cui realizzazione si pensa di non potere più vivere … Questo diventa un male di vivere, che rende la vita impossibile a noi stessi e a chi ci circonda. Questo è il vero cancro che può anche distruggere la nostra vita. Tuttavia bisogna prima o poi avere il coraggio della rottura, quando si intravvede in essa l’unica possibilità rimastaci per potere ricominciare in altro modo a costruire.

8. Va preso atto che, nell’esperienza della vita, si ritrovano in vario modo individui costruttori e individui distruttori. Ma che, al di là di estremizzazioni patologiche, tutti aspirano a costruire qualcosa per sé stessi, per dare un senso alla propria esistenza. Quindi bisogna seriamente domandarsi perché esistono i distruttori, quali sono le patologie sociali che li producono. Solo se, nel caos dell’esistenza, ritroviamo i bandoli di queste matasse possiamo riuscire a diventare migliori. Ma non cetto aspettando che siano prima gli altri a cominciare.

9. Individui e società senza alti valori di vita, e pertanto senza etiche unificanti in un comune sentire, costituiscono il male assoluto delle cosiddette società democratiche moderne, che di “democratico” hanno solo i riti formali del principio elettivo maggioritario. Senza valori alti unificanti la democrazia formale è destinata a morire di consunzione.

10. I valori alti dell’etica risiedono solo nella loro universalità e nella loro evidenza. Senza universalità ed evidenza si producono solo i mali connessi agli egoismi individuali e collettivi. La società ideale si realizzerà solo davanti all’ovvietà di questo comune sentire oppure, cosa più probabile dimostrataci da cicli e ricicli storici, a partire dalla distruzione di un modello di civiltà superato e del suo ricondizionamento nel modello successivo. Così dimostrando solo l’inevitabilità di una umanità votata alla imperfezione, seppure nei suoi aspetti migliori sempre alla ricerca di una qualche perfezione. Questa consapevolezza costituisce tanto la base pessimistica della maledizione connaturata alle gravi contraddizioni della natura umana quanto la base ottimistica del suo riscatto. Ad ognuno la propria scelta!

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