LETTERA AD UNA FEMMINISTA “ARRABBIATA”

by MarioMusicum

Cara amica femminista – che ancora soffri per i mali del maschilismo, di ieri, di oggi e di domani – l’energia che crea la tua rabbia, per quanto reattivamente possa essere giusta, è un’energia violenta e dunque distruttiva. Che, inevitabilmente, si dimostrerà prima o poi anche distruttiva nei confronti di te stessa. Perché questa rabbia non arrivi a deformare le tue visioni della realtà devi andare alle origini della rabbia stessa e dare loro un senso almeno positivo per te, per la tua crescita e per la tua eventuale migliorativa ricrescita. Non è con la guerra che troverai pace dentro e fuori di te.

Ma soprattutto riconosci che ogni -ismo, portato dogmaticamente alle estreme conseguenze, prima o poi si rivela un crimine contro l’umanità tutta. E che il tuo primo dogma da rivedere, tanto linguistico-formale quanto fattuale e sostanziale, è lo stesso discriminatorio e illogico postulato su cui tu fondi le tue pretese anti-discriminatorie: considerare maschilismo (e dunque tendenzialmente il maschio) e femminismo (dunque tendenzialmente la femmina) come due concetti e fondamenti di azione l’uno del tutto negativo e l’altro del tutto positivo. Per di più se e quando ti mostri pronta a riadattare le peggiori manifestazioni del primo per poi giustificare il secondo. 

Perfino formulando, con metodica di zdanoviana memoria, delle regole di condotta presuntamente “liberatorie” per tutti, ma al contempo negando le più risaltanti specificità, comportanti privilegi ma anche responsabilità, dell’essere tanto Donna quanto Uomo. Il tuo sbocco evidente potrà essere o la ricaduta negli errori che hanno prodotto la tua rabbia oppure una tua isolante e dolorosa misandria. E se mai potesse accadere che tu, assieme alle tue compagne di strada, riesca ad imporre la rigidità dei tuoi punti di vista, non solleciterete così una corrispondente misoginia in coloro che invece potrebbero essere i vostri compagni di strada nella vita?

Piuttosto impara a comprendere che c’è maschio e maschio come ci sono femmina e femmina e che gli stereotipi di genere tanto negativi che positivi possono diventare patrimonio comune se posti in funzionale reciprocità tanto liberatoria quanto acquisitiva. E ancora che la reciprocità non può essere la costante negazione delle specificità dei due sessi: specificità semmai da valorizzare e da contemperare nella migliore e pure estremamente variegabile loro integrazione.  Non da appiattire in identità egualitarie teoriche, che soffochino le legittime libertà individuali. Ti auguro di potere attuare questo riequilibrio in associazione all’amore per un uomo migliore, di quelli che ti hanno ferito, e che ti stia accanto nel massimo rispetto per la tua persona. Integrando al meglio la sua con la tua specificità.

Infine e soprattutto, per favore, smettila di imitare con un gratuito turpiloquio.o con l’oggettualizzazione del corpo maschile i peggiori stereotipi maschili! Se un uomo, esprimendosi in mascolinità, risulta un cafone o un porco, cosa dovrebbe risultare una donna, esprimendosi in femminilità, davanti a sé stessa, prim’ancora che davanti agli altri? Insomma, impara a comprendere l’estrema diversità degli uomini prima di sforzarti di destrutturare tanto la loro mascolinità quanto la loro virilità. E mettiti anche tu nei panni degli uomini che hanno ingiustamente sofferto per colpa di altre donne. Perché se mostri disprezzo nei loro confronti diventerai peggiore degli uomini che hanno fatto soffrire te.

Auguri di buona riuscita!

Ti dedico anche la seguente per dimostrare/dimostrarti che, anche se non sopporti certi miei toni critici, ho più tolleranza per te più di quanto tu ne mostri a me:

De incazzusibus vexata quaestione

La questione è lessicale

e non c’è da averne a male:

quando scherzo su “incazzuso”

non pretendo unico uso.

Con le donne amo il sorriso:

nello scambio è un paradiso!

Perché invece per alcune

l’incazzarsi è più comune?

Idealiste e moraliste,

battagliere ed oltranziste ….

Ma in tal senso anch’io mi incazzo,

poi in appresso torno al sollazzo!

Per restare in armonia

qui la chiudo e “così sia”:

incazzusa e sorridente

da alternarsi è conveniente!!!

(9 Aprile 2021)

*******

Un articolo del filosofo Andrea Zhok che inquadra altri aspetti della problematica femminista, per come attualmente condotta dai mass media con una virulenza senza precedenti:

“Catcalling” o molestie di strada: un’operazione dall’alto, sistematica e mirata

by Andrea Zhok

Comunque dev’esser chiaro che le campagne a getto continuo che presentano le donne come una sorta di specie in via d’estinzione, minacciata da ogni parte da bracconieri famelici, ingiuriata, offesa, oppressa, martoriata, crocifissa spiritualmente, terrorizzata di mettere un piede fuori dalla porta, sono campagne orchestrate in modo sistematico a partire da un solo specifico livello, ovvero quello della gestione dei grandi media.

Si ha una percezione del tutto fuorviante se si pensa che quelle opinioni abbiano lo stesso rilievo e la stessa diffusione nella società nel suo complesso di quanto appaia su giornali e TV. Si tratta di un’operazione dall’alto, sistematica e mirata. L’ultima scena del terrore muliebre è rappresentata dal “catcalling”, che è stato promosso dal modesto italiano “fare il pappagallo”, messo alla berlina ironicamente in migliaia di film, ad una minaccia esistenziale insopportabile. Qui, come in mille altre vicende precedenti, l’intero gioco, squisitamente ideologico, consiste nell’amplificazione ipertrofica di un aspetto di vita presentandolo nella cornice prefabbricata dell’aggressione di genere. In sostanza siamo di fronte ad una teoria (la vittimizzazione della donna), teoria influente, o semplicemente utile, presso alcuni gruppi, di cui vengono cercate sistematicamente conferme.

E siccome, come epistemologicamente noto, qualunque teoria che cerchi solo conferme verrà implacabilmente confermata, l’operazione riesce e si rinforza nel tempo.Sempre più persone vanno alla ricerca nella memoria di situazioni sgradevoli, imbarazzanti o irritanti, che diverranno un’ulteriore prova della teoria. L’operazione ha due grandi vantaggi nell’ottica mediatica che la alimenta.

1) Consente di creare tempeste mediatiche di cui campare per settimane o mesi a costo zero: qui il quadro delle opinioni kosher è noto, e basta trovare occasioni per metterlo in campo, occasioni che difficilmente possono mancare per questioni che occupano circa metà del genere umano.

2) Inoltre permette di tenere focalizzata l’attenzione pubblica su questioni di costume, che da sempre, insieme alla cronaca nera, sono le questioni cui ci si dedica per evitare discussioni di tipo strutturale (economico, geopolitico).Insomma si creano notizie in modo comodo, conveniente, ed esenti dal rischio di scontentare qualcuno dei padroni del vapore.

C’è però anche un terzo effetto di questa tendenza, sociologicamente di gran lunga il più importante. Se sia un effetto pianificato o meno, non saprei dirlo. Di fatto, questa lettura sovraimposta forzosamente e sistematicamente alla realtà crea il terreno per una costante allerta reciproca tra i sessi, per un crescendo di sospetto e diffidenza reciproca, per una coltivazione di tensioni bellicose che si ripercuote in ulteriore destabilizzazione dei rapporti (come se già non fossimo in una società centrifugata e spezzettata in modo terminale).Naturalmente le questioni concrete relative alle difficoltà strutturali, ad esempio gli oneri di maternità delle donne, sono lasciate intoccate da queste campagne, che su questo piano non muovono mai foglia.

L’intero contributo culturale, l’effetto concreto fornito dalle ininterrotte campagne mediatiche sul tema è rappresentato da una potente spinta alla misandria (e per reazione, alla misoginia), che creano una bella faglia proprio nel mezzo della società.

E le giovani generazioni, quelle non ancora inacidite da qualche divorzio alle spalle, non ancora deluse dalla vita e dall’universo tutto, ringraziano di cuore per questo gentile contributo all’avvelenamento sociale, che gli renderà le “cose della vita” persino più difficili del solito.

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Breve commento:

C’è femminismo e femminismo.

Il femminismo originario, contrapposto al maschilismo degli allora vigenti costumi sociali, emancipatorio per il diritto di voto e tutti gli altri diritti civili alle donne, non va confuso col femminismo sessantottesco libertario e libertino – in sé considerabile variante o adattamento al femminile del precedente maschilismo.

E quindi con le ulteriori involuzioni culminanti al peggio nella imposizione di privilegi femminili, quali le “quote rosa”, o nelle degenerazioni vere e proprie, perché di reattiva natura psicopatologica, quali le posizioni politiche estremizzanti di frange femminili misandriche o lesbiche: il trapasso dall’una all’altra delle categorie seppure, non automatico, può trovare le sue motivazioni probabilistiche proprio in traumi irrisolti individuali ma ricorrenti in contesti dove a sua volta il maschilismo ha ancora dimensione patologica.

Da tali esperienze sia progressive che regressive bisognerebbe insomma trarre solo un insegnamento.
Che è solo grazie alla collaborazione integrativa tra i sessi, naturalmente definiti ma socialmente ricollocati, che si produce avanzamento civile. Non certo con la conflittualità politicante e strumentale che troppo spesso domina la scena quotidiana, fin troppo inquinata com’è dalla mala politica.

(9 Aprile 2021)

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