La guerra come patologia sociale. Il conflitto in Ucraina e i rischi di una guerra nucleare

di Mario Musumeci

Davanti agli orrori della guerra ancora oggi il genere umano si dispone troppo spesso, in maniera idiota e irresponsabile, proprio come se ci si trovasse davanti ad una partita di calcio – dove è fisiologico passare dalla ludica e pacifica competizione alla violenza competitiva più aggressiva ed incivile. Ossia, piuttosto che agire prima delle guerre per evitarle ad ogni costo e durante le guerre per cercarne strenuamente una mediazione di pace, al contrario disponendosi rigidamente da una parte o dall’altra in termini appunto di una assolutizzante competizione; che si rivela prima o poi essere tutt’altro che innocentemente “ludica”. Insomma esprimendo un “tifo” più o meno aggressivo a favore di uno dei contendenti piuttosto che una generalizzante solidarietà nei confronti di coloro che in definitiva risultino tutte le vittime più innocenti di quella guerra. Spesso questo nostro modo di agire è dettato dall’esigenza di sgravarcene ogni eventuale peso di coscienza individuando i “cattivi” su cui scaricare ogni responsabilità.

Così di conseguenza quando questa competizione aggressiva ci coinvolge direttamente, ponendo in primo piano le nostre azioni dal punto di vista della partecipazione individuale e collettiva agli eventi e quindi rendendoci volenti o nolenti protagonisti di uno specifico conflitto, siamo costretti a ricorrere proprio per questa insana logica di guerra a valori supremi e certo importanti. Sebbene qui usati a sproposito come di copertura: quali la Nazione, la Patria, Dio (quando serve), la Famiglia, l’Umanità (addirittura) – ma in effetti non si tratta solo dei nostri valori ma anche di quelli del “nemico”, sebbene abbiano lo stesso nome. Pertanto questi valori richiamati come da “difendere a tutti i costi” (e chi si esimerebbe dal farlo se non venendo emarginato e quanto meno tacciato di codardia e di tradimento?) arrivano poi a puntare alla loro stessa reciproca distruzione – che siano i valori propri o gli altrui identici valori! Questo accade paradossalmente, certo, ma è la logica di guerra a giustificarlo. Sebbene questa tragica verità dei fatti puntualmente sia verificata dopo ogni conflitto e al contempo in parte ben nascosta, nelle sue proprie responsabilità, proprio dalla parte vincitrice che invece la definirà come “drammaticamente necessaria”!

E così dietro questo dramma dell’umanità intera se la ridono i mercanti di morte: coloro che dalle guerre sempre hanno tratto, traggono e trarranno profitto direttamente o indirettamente. E che per lo più si sentono ben protetti dal loro potere economico, militare, politico … magari standosene bene o credendo di starsene bene al riparo da quegli orrori. Sono costoro i veri nemici dell’Umanità, l’umanità sbagliata di cui dovremmo tutti liberarci e cominciando da noi stessi. Sono/siamo coloro che spesso agiscono proprio per affermare le ragioni dell’uomo sbagliato, portandolo fino al punto di non svolta, così da dover far spesso decidere ad un altro uomo, quello “giusto”, di divenire noi fautori di una “guerra giusta“. Ma nella verità dei fatti più profonda e complessa, e spesso ben celata degli eventi storici, non esiste la guerra giusta. Esiste semmai, appunto, l’uomo sbagliato: qualunque sia il suo modo di disporsi a favore della guerra: futura, trascorsa od attuale. Ogni riflessione ed ogni attività riferibile alla guerra dovrebbe invece puntare solo a dimostrarne la sua non necessità e a smascherare le aberranti logiche che la pretendono comunque di per sé come un evento prima o poi necessario. Dimostrando che dietro una guerra difensiva sono sempre reperibili motivazioni di una guerra offensiva. E così viceversa.

Come cercare di capire la situazione attuale della “guerra” in Ucraina? Che in realtà è uno dei tanti conflitti tipici, dopo la seconda guerra mondiale, della vigente pax nord-americana, variamente sostenuta dal cosiddetto patto atlantico “occidentale”? Intanto chi si ricorda nell’antichità pre-medievale la pax romana impiantata all’insegna del “si vis pacem para bellum” dovrebbe anche ben rammentare come e perchè con quel sistema la romanità fu anche un’ininterrotta successione di conflitti vari, guerre e guerre civili. Quindi, verificata l’inconcludenza di quell’antico proverbio e ben al di là dell’estremistica ed inconcludente biforcazione tra “velleitari pacifisti” e “realistici guerrafondai”, o ci manteniamo all’interno di quella logica di guerra oppure ci inseriamo una volta per tutte in una più fruttuosa logica di pace. Logica di pace che nel caso specifico oramai non potrà più essere preventiva – come invece avrebbe potuto e dovuto essere in un vicino passato – ma solo di mediazione o di compromesso.

Per capire meglio la questione però bisogna necessariamente trapassare dalla storia e dalla cronaca per noi temporalmente più distante alla cronaca più vicina e dunque arrivare all’attualità già in procinto di storicizzarsi. Sebbene imperfettamente, ma tanto più credibile quanto ben connessa a quegli antecedenti storici che l’hanno determinata. Insomma siamo costretti ad anticipare drasticamente il lavoro documentario dello storico, facendolo almeno in parte coincidere con quello dello storico politologo. E non solo dello storico politologo, ma anche di tutti quei soggetti di straordinario rango riflessivo che risultino culturalmente capaci di disporre di una visione interpretativamente lucida e coerente dell’accaduto. E quindi, almeno potenzialmente, condivisibile sul piano argomentativo. Soggetti che soprattutto siano disposti a discuterne in maniera costruttiva, dunque al di fuori della costringente logica di guerra.

Prima regola: dobbiamo sbarazzarci dei conclamati “guerrafondai” o ancor meglio di quella parte anche minima di “convinzione della necessità delle guerre” che conserviamo anche dentro di noi: se cerchiamo qualcosa convinti più o meno della sua introvabilità non la troveremo mai! Ma al contempo dobbiamo sbarazzarci anche della pigra tendenza a voler capire le cose in “maniera semplice”. Se la logica che innesca i conflitti fosse sempre semplice allora ne sarebbe semplice, e quindi semplicisticamente interpretabile, la sua previsione e la sua risoluzione in positivo. Insomma, trattandosi di una vera e propria patologia sociale la logica di guerra va analizzata a freddo all’interno di una logica di pace: spogliandosi dei sentimenti e delle emotività implicabili, quando questi vengano usati proprio per giustificare la logica di guerra. Perché una patologia sociale la curiamo solo intervenendo responsabilmente innanzitutto su noi stessi e appresso su chi ci sta più vicino e poi meno vicino … Prima un metodo di lavoro, poi una diagnosi e poi una cura quanto meno limitata al nostro raggio di azione. Del resto non è che abbiamo molta scelta. Comincio quindi ad indicare alcuni spunti posti in discussione al proposito ma via via prevedendone altri, assieme ad ulteriori approfondimenti:

1. Per un metodo logico e coerente:

2. Per un bilancio politologico aggiornato al momento:

3a. Per una parte importante di diagnosi il punto di vista del “nemico”; il primo colpevole, oggi, il Presidente della nazione belligerante Vladimir Putin: (6 anni fa)

3b: Concetti reiterati perché non solo del tutto inascoltati ma addirittura cinicamente disattesi dalla NATO e dagli USA con la violazione di pregressi accordi (4 anni fa)

3c: Concetti reiterati in occasione dell’invasione armata (1 mese fa)

3d. Un’importante occasione di pace gravemente compromessa prima e perduta poi:

https://it.insideover.com/politica/quando-la-russia-voleva-entrare-nella-nato.html

4a. Per un’altra parte importante di diagnosi, il punto di vista del Paese nostro “amico” almeno presunto, ma certamente nostro dominante alleato strategico, gli USA. Qui al momento sarei indeciso su cosa fare riferimento. I “non discorsi” (quanto meno da statista) del presidente Donald Trump, istigatore della guerra civile nel suo stesso paese oltre che strenuo continuatore – nel solco della più consolidata tradizione statunitense – di una politica criminale, e neppur più nascosta ma addirittura proclamata con assoluta arroganza, volta sistematicamente alla destabilizzazione internazionale e guerrafondaia dei paesi non sottomessi militarmente ed economicamente. Politica semplicemente – e banalmente! – finalizzata al più bieco arricchimento del proprio establishment economico-finanziario nazionale e multinazionale oltre che al controllo delle pesanti condizioni di crisi interna di una nazione dominata dalla violenza e dall’ingiustizia sociale:

Oppure le tradizionali posizioni geopolitiche del Presidente USA di turno ossia adesso dell'”innocente” (almeno rispetto la russa aggressività) e parrebbe – per tanti commentatori del suo stesso paese – letteralmente “rimbambito” Presidente Joe Biden?

La visita di Biden in Israele per creare nuove guerre in Medio Oriente (Jalel Lahbib)

A me sembrano sempre le stesse posizioni arroganti che tutti più o meno conosciamo da tempo, fondate sulla difesa del mondo ideale “occidentale” dalla presunta e costante aggressività dei paesi “non allineati” (ossia non sottomessi: il mondo “orientale”?!); che, però, sommati assieme come territorio e come popolazione supererebbero di gran lunga il precedente. Insomma la visione degli USA, consideratisi unilateralmente come “gendarmi del mondo intero! L’articolo seguente non solo conferma quanto sopra da me considerato, ma anche rileva la doppiezza nei comportamenti degli statisti americani di cui lo stesso Putin è ad un certo punto sembra solo costretto a prendere atto:

https://ilmanifesto.it/guerra-ucraina-joe-biden-e-le-parole-per-dirlo

Probabilmente il potere politico-militare USA continuerà così ad esprimere il suo DNA di portatore di morte dopo il plurisecolare genocidio lucidamente perpetrato delle popolazioni indigene, dopo la vergogna plurisecolare dello schiavismo su larga scala sostituito dall’odierna sottomissione razziale, dopo i tanti crimini di guerra e di destabilizzante intelligence compiuti in quasi in tutti i continenti dallo scorso secolo all’attuale.

4b. Questa intervista ad uno dei massimi intellettuali e studiosi viventi, lo statunitense Noam Chomsky, è ricca di positive e costruttive indicazioni, seppur pessimistiche nelle loro possibilità di realizzazione:

E in maniera ancora più diretta ed incisiva:

5a. Il punto di vista della nazione aggredita: qui si tratta della posizione più scomoda da valutare senza coinvolgimenti emotivi perchè è la posizione delle principali e più evidenti vittime del conflitto. Però anche di coloro che, nascosti tra le vittime, quel conflitto l’hanno fomentato e condotto da tempo e ancora ne stanno traendo o cercando un (criminale) vantaggio personale. E che non vanno confusi con i primi: le oligarchie ucraine alleate con le mafie e le lobby locali, spesso burattinai di molti politici ucraini se non alleati di agenzie straniere di intelligence, USA in primis. E infatti affermare semplicisticamente che questa storia cominci solo adesso ad opera dell’esercito invasore russo è solo pura ipocrisia: è invece una storia che viene da lontano. Già sette anni fa gli USA, assieme ad alcuni paesi della UE esposti sul versante orientale come la Polonia e i Paesi Baltici, avevano contribuito ad aprire un fronte di guerra civile in Ucraina, attuato con un vero e proprio genocidio della popolazione russofona:

5b. La posizione in questione è la più complessa proprio per questa particolarmente marcata ambivalenza; che comunque va intesa moralmente a favore dei primi, le vere vittime di ieri e di oggi. Però senza lasciare spazio alla colpevole logica di guerra dei secondi; che in definitiva provano ad usare le vere vittime, i soggetti più deboli sulla scena, come ostaggi da esporre per occultare i propri scopi. Una cosa è però certa: la violazione sistematica del diritto internazionale va solo condannata senza se e senza ma. Però va formalizzata la condanna una volta per tutte anche, anzi soprattutto, per le tante violazioni compiute dagli USA e dalla NATO in tre quarti di secolo. Senza questo non c’è futuro per l’Europa, ma forse per l’intero mondo occidentale che così sembra procedere imperterrito e più o meno lentamente verso la propria autodistruzione.

In tal senso l’articolato giudizio critico di uno storico sulla attuale situazione italiana dei media, tutta strategicamente asservita a logiche di propaganda militarista pro NATO, mi sembra il modo migliore per chiudere questa panoramica:

Conclusioni

Con le logiche di guerra non si può discutere, si può solo fare il tifo … Le logiche di pace ti obbligano a valorizzare punti di vista alternativi e nella questione (mal) posta si tratta di stabilire se una guerra di aggressione è giusta o meno e ogni aggressore assieme ai suoi supporter troverà spunti per giustificarla e chi lo critica per condannarla. Si tratterebbe invece, in una logica di pace, di stabilire se il diritto internazionale risoluzioni ONU incluse, può essere impunemente aggredito e se questo accade da parte di una cd. superpotenza allora ci si troverà pronti a entrare nella suesposta logica di guerra, ossia nella logica del più forte o di chi vuole credersi tale. Dopo le troppe guerre, militari e civili, portate in tutti i continenti dagli USA c’è poco da dire: o ci si mostra pavidi sudditi di quell’imperialismo o lo si condanna auspicando delle polarità alternative. Per questo strategicamente sto con la Russia e con la Cina, anche se la logica di guerra mi porta a diffidare di ogni volontà di potenza. Ma questo “stare con” lo intendo nel senso del capire più le loro motivazioni che quelle del loro antagonista.

Per la Russia dell’antagonista di sempre, gli USA, da umiliare e sottomettere o da distruggere. L’Ucraina di tutto questo è solo una pedina e giocare a valutarne sul campo innocenze o colpevolezze è sempre cinica logica di guerra e propaganda dove verità e falsità si mescolano assieme in maniera inestricabile Tutti ci aspetteremmo che in guerra morissero solo coloro che la provocano ma non è quasi mai così perché i veri potenti decisori delle sorti umane sanno ben salvaguardarsi. Bisogna allora decidere se essere pedine del gioco di costoro oppure se inserirsi in questo gioco sparigliandolo.

Il modo più realistico al momento sarebbe una Europa autonoma ed alternativa proprio a questo gioco, con una autocritica della subalternità alla NATO; che, dopo la caduta del muro di Berlino ed il crollo della vecchia URSS, da trent’anni a questa parte ha ampiamente dimostrato che chi governa le sorti del mondo, il capitalismo economico-finanziario e multinazionale che trova nella politica USA il suo più vitale fondamento di esistere, ha bisogno sempre di nemici, di sottomissioni e di distruzioni, per sopravvivere e assieme espandersi ininterrottamente. Quindi l’Europa è adesso chiamata a fare una gravissima scelta e non più tattica ma di inedito ed ampio respiro strategico: può sostenere al suo interno una guerra nucleare? Gli USA con la loro NATO (perché è loro la NATO) hanno già dimostrato di volerlo con il loro indiscriminato posizionamento di ordigni nucleari un po’ ovunque nel nostro continente, con l’alibi difensivo. Non gliene fotte niente ai nostri “alleati” americani se qualche decina o centinaio di milioni di europei ne escano vittime. L’importante per loro è, per quanto possa apparire incredibile, arrivare a … sottomettere o a distruggere l’URSS.

Un’impresa folle! Si tratta di un programma per certi versi analogo a quello napoleonico e a quello hitleriano (sappiamo che fine fecero) ma da svolgere con ben altre armi e tattiche militari e predisposte su un territorio complessivo non facente parte di uno dei contendenti principali. Appunto gli USA, i quali infatti pur essendo protagonisti si sforzano pubblicamente di tenere un basso profilo, preparatorio e più concentrato sul piano della sottomissione propagandistica. Insomma i nord-americani, com’è nel loro stile, sono pronti a mettere a ferro e fuoco l’Europa, anche facendo ammazzare una discreta quota dei propri militari (fa parte della loro logica militarista nazionalista). Gli europei lo permetteranno, a partire dalla Francia che è una potenza nucleare? La Germania si appresta a diventarlo, una potenza nucleare? Il Regno Unito farà solo da alleato accondiscendente? Gli italiani da sudditi ignavi? Polacchi e baltici si accoderanno in un coinvolgimento militarmente sempre più diretto, fino a rischiare quello che già sta succedendo agli ucraini?

Mah, la follia della guerra porta a tutto e c’è dunque da aspettarsi di tutto. Che Iddio ci protegga! Ma non certo il “dio degli eserciti”, quello delle singole nazioni a cui ciascun esercito chiede la benedizione per combattere la sua “giusta” guerra, contraddicendone così nei fatti la volontà …

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(29 marzo – 3 aprile 2022)

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