Una democrazia malata ma ancora curabile?

by Mario Musumeci

Nel dibattito pubblico si affermano sempre di più le tecniche del più miserabile conformismo: non potendo o riuscendo a controbattere sul piano argomentativo qualsivoglia tesi sostenuta da Caio, Tizio gli attribuisce le intenzioni verbali più o meno distorte, le condizioni fisico-mentali più false e le situazioni di vita quotidiana più o meno fittizie per indicarlo come persona non credibile e dunque inimicarlo alla pubblica opinione.

Se Tizio detiene una posizione delicata nella pubblica informazione quello che succede è sotto gli occhi di tutti oramai da tempo: sempre meno cittadini comprano giornali per espressa sfiducia nel ricorrente malsano giornalismo. Ma anche, in stretta corrispondenza, sempre più cittadini si rivoltano contro un insano conformismo che si impone all’interno delle istituzioni, complice la situazione di oramai ininterrotta emergenza ora economica ora pandemica, provocata e sostenuto da una casta politica sempre più inamovibile e che sempre meno rappresenta l’interezza quantitativa del corpo elettorale:lo dimostra l’astensionismo record oramai sempre meno sostenibile come legittima possibilità di una funzionale democrazia elettorale ….

Però è anche la qualità del voto stesso a non apparire credibile influenzata com’è da fattori che non hanno niente a che fare con le finalità pubbliche di una democrazia sana: voto di scambio, pressioni economiche e/o mafiose, interessi lobbistici privatistici estranei all’interesse pubblico. D’altra parte quando ai vari scandali degli uomini di potere non corrisponde una risposta veramente forte e coerente delle istituzioni, quando esse stesse si piegano con evidenza in un modo o nell’altro al potere del più prepotente, quando i partiti si dimostrano più come bande organizzate per occupare ad ogni costo lo Stato …

Insomma siamo veramente in una democrazia o piuttosto in una compiuta e strutturata grande oligarchia che merita solo di essere abbattuta dalla Storia? E nella cronaca, ahimè, dall’indignazione e dalla conseguente inevitabile violenza, dal crescente malcontento dei cittadini che non si sentono più garantiti? La violenza alternativa di uno Stato, sentito come sempre più estraneo ed oppressivo, è veramente l’unica risposta?

Forse no, probabilmente si, ma solo finché dura…

(4 novembre 2021)

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