PREGHIERA DI FINE ANNO (a mio fratello)

di MM

Io SONO mio padre. È come se lui nell’atto stesso del morire (mi baciò le mani prima di perdere coscienza …) si fosse impossessato di me. Poco a poco io mi sono reso conto di essere lui, seppure molto riadattato e perfino profondamente in una vita che non era la sua. (1)

Io, grazie alla testimonianza di mio padre, ho reimparato sempre più a considerare l’importanza taumaturgica della preghiera. Però l’ho dovuta profondamente riadattare al mio laicismo, incapace di compromessi con formalismi ed ipocrisie teologico-ecclesiastiche.

Ho cercato così la tolleranza attraverso l’empatia nell’altrui modo di essere e mi sono sempre sforzato di evitare le fratture se non in quanto protese ad una ricostruzione. Per come ho potuto ho sempre rimandato ad un domani l’odio ed il rancore. Odio e rancore che per me sono solo contenuti minori, per quanto spesso umanamente irrisolvibili, dell’unico Amore che conosco e di cui ogni altro Amore non può che essere appendice unica e irremovibile: l’Amore Universale.

Il mio più grande “peccato”, da cui (contrariamente a certa deteriore e bigotta mentalità cattolica) ho imparato da me ad assolvermi, è stata la ricerca della felicità in questa terra. Una felicità non da alienare in uno sconosciuto, e tuttavia a me sufficientemente noto, aldilà. Una felicità come equilibrio costantemente idealizzato nel presente.

Felicità fatta di cose umanissime ma sempre – per quanto possibile – filtrate dai potenti simboli della spiritualità. Il Cristo Evangelico, nella sua stessa parabola per me fondamentalmente simbolica e ricolma di segni da interpretare e da sempre reinterpretare, mi è stato Grande Maestro. Poi sono venuti i Modelli di Vita, più o meno grandi ed importanti, più o meno incisivi e duraturi. Tratti dalla quotidianità che diveniva, attraverso lo scavo profondo del mio desiderio di Vita, la più illuminante Esperienza. Ma anche dalla Storia e dalla Cultura, in quanto costantemente filtrate da quell’Esperienza: mai interrotta nel gioco della mia costante e sempre aggiornata ricerca delle consapevolezze …

Tutto ciò ha sempre più intensamente strutturato la forza morale della mia coscienza. Così tanto differente da quella di mio padre, nella sua e nella mia unicità contrapposte – in un ieri fatto di inevitabili ma non irrimediabili incomprensioni. Eppure – in odierna consapevolezza – così tanto da quella derivata, proprio nella sua empatica e amorevole comprensione, da apparirmi oggi unica cosa!

Dunque entrambe parti di qualcosa ad esse superiore. Aperte all’infinito eppure esse stesse da ridefinire … Insomma nella pregressa e mai risolta convinzione che essa/esse è/sono e deve/devono essere una minima parte della Coscienza Universale. Un suo minuscolo, eppure ben significante riflesso, proprio per l’acquisita evidenza del loro accomunarsi!

Coscienza, Esperienza, Esistenza, Essenza … che ci deve/devono via via e sempre più illuminare per ricongiungerci con essa/e stessa/e: nient’altro che DIO(?) in una sola parola – ma punto interrogativo incluso, si badi! – e in qualsivoglia accezione, perfino atea od agnostica! L’Inconoscibile seppure Sempre Presente.

Solo che noi in un modo o nell’altro lo cerchiamo, lo vogliamo, lo troviamo, lo dimentichiamo, lo ignoriamo, lo contraddiciamo … Eppure è e resta semplicemente la consapevolezza necessaria per dare l’Unico Senso Possibile alla Nostra Esistenza. Perfino nel suo irrisolto interrogativo. AMEN.

*******

NOTE

(1) Una consapevolezza che sorge da lontano:

A MIO PADRE

Sentirti

          dentro,

tra il dolore della perdita

e la gioia della riacquisizione

Sentirti dentro

                     intero

con il riconoscimento

di ciò ch’era tuo ed è mio,

e la consapevolezza d’oggi

           che ciò che rifiutavo

                                          era parte integrante

                                                                       di ciò che amavo

Perché la perdita di chi

profondamente si ama

ne comporta il riconoscimento

                                   integrale,

annullando ripartizioni in virtù e vizi

Destino paradossale

che la morte,

           l’immobilità del ricordo,

riveli la vita,

           il coinvolgimento nelle passioni,

e il profondo desiderio di vita

                        trovi riposo ed oblio

                                              nella serena accettazione di morte.

Marzo 1997

(In: M.M., Poesia nell’Amore, SGB editrice, Messina 2010)

(31 dicembre 2021)

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