Metodologie I-2 – Scrittura come traccia dell’oralità. Le implicazioni agogico-dinamiche nella lettura analitica

di Mario Musumeci

Segue la presentazione della II lezione su: Scrittura come traccia dell’oralità. Le implicazioni agogico-dinamiche nella lettura analitica (II unità didattica delle dieci di prima annualità). Nelle slide troverete quanto vi giova per lo studio più proficuo, inclusa l’indicazione degli argomenti d’esame riferibili a ciascuna unità didattica e le pagine dei testi adottati utili tanto per lo studio che per la consultazione di approfondimento e/o chiarimento. Scartando la prima unità didattica, introduttiva, e l’ultima, di sintesi riassuntiva e bibliografica, dalle restanti otto unità didattiche divise in due gruppi (dalla 2a alla 5a e dalla 6a alla 9a), 15 minuti prima dell’esame di ciascun studente, ne verranno estratte a sorte due – una ciascuna per gruppo. Lo studente avrà dunque il tempo di organizzare le proprie idee sulla mappa contenutistica suggerita in ciascuna delle unità didattiche e di esporle appresso. Ecco la lezione in slide della II unità didattica:

I-2 – Scrittura come traccia dell’oralità. Le implicazioni agogico-dinamiche nella lettura analitica

L’attività di E-Learning sarà riferita agli interventi, inviati come commenti, che i singoli potranno fare sul sito per chiedere specifici chiarimenti contenutistici sugli argomenti trattati (per altri interventi rivolgersi alla chat di gruppo se di comune interesse oppure al docente se personali). Ciò, auspicabilmente, potrebbe produrre importanti attività comuni di riflessione e di dialogo e soprattutto di approfondimento, animati e indirizzati dal docente in dinamiche di gruppo verso la più proficua collaborazione dell’intero gruppo-classe in team di comune crescita intellettiva tanto teorica che pratica.

Importante! Tali attività, se e in quanto produttive ed anche documentabili (tramite copia e incolla dell’interessato di quanto da lui stesso pubblicato come contributo argomentativo e autorizzato dal docente allo scopo e prodotto in stampa alla commissione), costituiranno anche materia utile per la migliore valutazione dello studente al momento dell’esame.

Per ritirare i testi in uso è opportuno prenotarli alla SGB-Editrice, presso il Copy Center di Messina, parlandone personalmente con la Sig.ra Graziella Scirè Brancato: chiamare al tel. 090 718631 oppure 090 2006277.

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Per gli ascolti della song “Voglio di più” di Pino Daniele, oltre a quanto è facilmente reperibile sul web, ecco una versione più vicina all’originaria (1980):

ma anche una versione successiva dello stesso cantautore con rilettura e diverso arrangiamento – o reinterpretazione? e, comunque, con quale diverso significato? -:

e ancora ecco un’interpretazione datane dalla Loredana Berté, che traduce in un gusto rock la più genuina qualificazione taramblù del grande cantautore napoletano  (taramblù = tarantella/napoletanità + blues/afroamericanità):

Importante ai fini della comparazione delle ben diverse performance, nell’analisi del rapporto testo musicale e testo poetico:

  1. nelle strofe, qualificare la diversificazione della marcatura anapestica in quanto associata al carattere tra l’assertivo e il dichiarativo dei profili discendenti in “desolato” insistente ripiego di anticlimax e con l’emergenza in chiusura, al modo di un rifiuto, della deflessione ascendente su “stanco”;
  2. nel ritornello, rilevare i modi in cui la contrapposizione della ribellione interiore procede nell’alternarsi tra tratti di tenuta poi riportati  in anticlimax e tratti ascendenti tra il volitivo e l’esclamativo rifiuto.

Ai fini della miglior comprensione anche musicale dell’intera song, si reciti bene lo stesso intero testo poetico marcandone i significati così come il testo musicale tende a darli al modo di configurazioni melodiche – tra profilature orientativo-disegnative e assieme caratterizzazioni ritmico-gestuali (dunque configurando il melos e formalizzandolo, ossia disponendolo in segmenti compiuti di senso) – ma senza intonarli, solo in una dizione espressiva poetico-attoriale come fatto in lezione. Si potrà così scoprire il forte senso empatico della musica pop e i suoi alti valori poetico-musicali, quando è ben fatta. Poi magari si comprenderà e si dominerà con più convinzione e controllo espressivi la scansione prosodica del parlato poetico (ritmo prosodico) ed il suo associarsi ad assecondanti tratti melodici che lo caricano dell’ulteriore espressione e del carisma dei motivi melodici di strofa e ritornello, fraseologicamente inquadrati.

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Per gli ascolti della villanella di Orlando di Lasso “Matona mia cara” sul web c’è da perdersi … Scartandone le inappropriate e più dilettantesche versioni, per lo più a pesante coralità massiva, eccone una cernita utile per una critica comprensione estetica, ben equilibrata tra lettura (analitica) e qualità performativa:

Lasso – Matona (Heraclea Choir)

Lasso – Matona (Quartet Mezzo)

Lasso – Matona (Bryansk Choir)

Lasso – Matona (Cantoria Sine Nomine) – per una critica negativa –

Lasso – Matona (Legictimae suspicionis)

Lasso – Matona (Nobilissimo Coro della Parte de Sopra – Assisi)

Lasso – Matona (The Amaryllis Consort)

Lasso – Matona (The Hilliard Ensemble)

Lasso – Matona (The King’s Singers)

Lasso – Matona (The Mirandola Ensemble)

La varietà qualitativa è già notevole e va chiarita a livello di giudizio critico caso per caso, rispetto il senso del testo musicale e poetico già bene illustrato in lezione e nello stesso testo adottato. Certamente non è detto che di performance non se ne trovino di migliori, come di peggiori, ma quali sono qui le differenze più cruciali? Trovate soluzioni più o meno monotone e più o meno varie, e in quanto tali più o meno adattate al senso poetico. Ma soprattutto arrivate a cogliere bene certi errori di lettura musicale; errori di vero e proprio solfeggio, che qui è solfeggio emiolico-mensurale e non certo metrico: sovrapponendovi inesistenti caratteri metrici, questi disturbano l’agile e, a tratti, quasi danzante ritmo mensurale-emiolico, producendo sincopi ritmiche inappropriate alla scansione ritmica rinascimentale e annullando soprattutto la varietà e gli effetti polifonici del conflitto emiolico – tra parti che si dispongono in simultaneità come emiolicamente contrastanti e pertanto a ben diversificata prevalenza prospettica..

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Per gli ascolti del valzer di Fryderyk Chopin op. 69 n. 1 sul web c’è abbastanza da scegliere. Eccone una cernita utile per una critica comprensione, ben equilibrata tra lettura (analitica) e qualità performativa. Ma per adesso limitandosi al refrain del valzer riportato nel testo adottato in partitura analitica. E ad una conseguente comprensione del rapporto tra rigidità ritmica e agogica della scrittura da una parte e dall’altra una notevole mobilità performativa del rubato romantico: nella visione di studio “umanizzante” rispetto la scrittura stessa che ne abbiamo dato con preciso riferimento

  1. alla qualificazione fisiologico-corporea del ritmo ancestrale anisocrono (l’impulsio);
  2. all’espressività della dizione espressiva verbale ad oscillazione infrasemitonale, tradotta con una qualche coerenza nell’intonazione musicale (il tonus).

Un grande interprete e caposcuola della didattica pianistica francese: Alfred Cortot – 1934

Una stimabilissima interprete dei giorni nostri: Valentina Lisitsa

Un grande dell’interpretazione “storica” del ‘900: Artur Rubinstein – 1963

Un “mostro sacro” del pianismo “tardo-romantico”: Vladimir Horowitz

Una vetta del pianismo italiano: Arturo Benedetti Michelangeli

Un’altra stimabile esecuzione non storica: Olga Gurevich

Una curiosità, da discutere comunque: Chopin alla fisarmonica di Giancarlo Caporilli

 

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Lezioni precedenti:

Metodologie I-1 – Metodologie analitiche e fondamenti dell’analisi della performance (Introduzione al corso biennale)

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