I nemici della guerra. Identikit di una umanità che non aspira alla disumanità

alle donne genitrici e materne e protettrici della vita

Chi sono i veri grandi nemici dell’umanità? Facile a dirsi, difficilissimo a comprenderne sempre l’individuazione nella specificità di ogni caso. Alcune certezze di principio, ma da verificare caso per caso nell’individuazione scientifica ed accurata di fatti e causalità primarie e secondarie. 1. Il militarismo dissennato, criminale e aggressivo, che va condannato senza se e senza ma da qualunque parte provenga. Se non se ne vuole diventare complici, perfino solo nel coinvolgimento più ingenuo e incolpevole (è il caso più frequente purtroppo). 2. La logica di guerra, da qualunque parte provenga, che ne è da sempre movente e necessario corollario. 3. Logica di guerra che diventa dapprima opinione e appresso certezza e spesso propaganda a senso unico e strumento di guerra. Ed essa stessa guerra perché impedisce la ricerca della pace se non con strumenti di guerra. 4. Quindi, arrivando odiosamente a controbattere gli orrori di una parte (i “cattivi”), giustificando e dando ragione agli orrori compiuti da un’altra parte (i “buoni”), anzi occultandoli. Logiche di parte, logiche di guerra, logiche di disumanità.

La logica di pace si preoccupa invece instancabilmente e ad ogni costo di comprendere le origini dei conflitti. Ponendosi al di sopra delle parti, sforzandosi sempre e solo di cercare strade per la pace che non siano strade di guerra. La logica di pace nel pieno di una guerra è intollerabile per chi fa la guerra e quindi diventa nemica di costoro, da qualunque parte stiano. Storia di sempre perché l’uomo stolto vuole e ha bisogno della guerra, proprio per giustificare la propria stoltezza. Così, perfino quando non è tra costoro, è pronto a giustificare per essa i veri padroni della guerra, coloro che visibilmente ne hanno sempre tratto vantaggio e sempre ne trarranno vantaggio. I mercanti di morte. Costoro vanno isolati ed il compito di ciò spetta agli organismi sovranazionali deputati al mantenimento delle relazioni positive tra i popoli e quindi della pace e non certo della guerra. E quindi di interventi militari massimamente condivisi per imporre la pace. Se questi organismi non funzionano l’impedimento è da riferire al prevalere delle logiche di guerra, imposte contro il diritto internazionale; la cui gestione era stata invece delegata appunto a quegli organismi. In questo atteggiarsi alternativo è possibile scoprire chi sono i veri nemici della pace.

Ma sono innanzitutto i mercanti di morte i vincitori di ogni guerra, di tutte le guerre, qualunque sia la loro nazionalità. Semplicemente perché detengono gli strumenti per fare la guerra e i paesi belligeranti devono rivolgersi a loro per poterla fare, la guerra. Il fatto che tutto questo accada così tanto frequentemente non lo giustifica men che mai. È semplicemente disumano e la disumanità esiste perché esiste l’umanità. Sono questi i due effettivi antagonisti, l’umanità giusta e l’umanità sbagliata, bisogna scegliere qui da che parte stare. La guerra, ogni guerra, ogni volontà di guerra è disumana. La guerra va combattuta solo con la pace e la pace non è necessariamente di coloro che vincono la guerra, specie quanto diventano essi stessi i protagonisti e gli organizzatori delle guerre successive. Loro stessi, in tal caso con la loro volontà di potenza, sono potenzialmente la guerra. Guerra che così si autoalimenta, che si autoimpone gabellandosi come necessaria per i mantenitori della pace. Mentre costoro vogliono con ogni evidenza solo mantenere il proprio dominio portatore di altre guerre. A costoro, bisogna semmai “dichiarare guerra” ma con gli strumenti della pace e comunque sempre smascherandone le trame e i complotti con cui loro giustificano la necessità delle loro “giuste” guerre.

Poi, e qui sta il vero punctum dolens, potrà capitare di trovarci tragicamente coinvolti direttamente in una guerra perché il nemico ce lo troviamo di fronte e realmente incarnato in uomini di guerra. Nemici che tu devi combattere per difendere te stesso e i tuoi cari e quello in cui credi. Lo farai e dovrai farlo, ma mai dimenticando che quella specifica persona potrebbe essere te stesso anche se dall’altra parte. E che se e quando la ucciderai, quella persona, avrai sicuramente anche ucciso almeno una parte di te stesso. Se è solo questo cui aspiri sei uno stolto e meriti solo di non far parte del genere umano. Se non aspiri a questo devi fare di tutto per imporre logiche di pace e ad ogni costo prima di trovarti nella “tua” guerra!

Profondamente inutile pertanto dialogare di guerra se non con logiche di pace, ossia con lo scopo, non solo dichiarato ma effettivo ed inesauribile di meglio capire per trovare soluzioni di pace. Inutile dialogare di guerra con dichiarazioni preliminari di principio a favore della pace se non è anche costantemente dimostrato che si è disposti da una parte e dall’altra ad arricchirsi culturalmente ed informativamente – in tutte le direzioni e senza valutazioni preconcette – per trovare sbocchi di pace. Se le dinamiche dei ragionamenti sulla guerra si rivelano monologhi o anche minime concordanze sulla necessità della guerra si vuole solo la guerra giustificandola. E siccome ogni guerra è un crimine contro l’umanità si entra, perfino inconsapevolmente, in una logica da criminali, arrivando a giustificare quella specifica guerra. Mentre in tal caso o la si fa assumendosene ogni tragica responsabilità oppure ci si mantiene alla larga, deprecandola. Il giudizio della Storia prima o poi rivelerà che non c’era, né ci poteva essere, umanità da una parte e disumanità dall’altra. Ma che la guerra, in quanto combinazione complessa di atti criminali, è in sé disumana.

L’unica possibilità è la sua ricomposizione tramite la ricerca ad oltranza del compromesso e della mediazione; perfino imponendola con la forza da parte dei preposti organismi internazionali a tutela delle popolazioni civili. Ma se questo si rivela impossibile si possono solo tutelare le potenziali vittime estranee alla guerra e isolare i contendenti votati solo alla reciproca distruzione. Ciò vale anche per chi, credendo fermamente nella pace, è costretto dall’aggressività di un suo nemico a doversi solo difendere. Se il diritto internazionale e gli organismi internazionali preposti a salvaguardarlo non intervengono farà da solo assumendosene le responsabilità, valutando criticamente la propria affidabilità, probabilmente inadeguata per il mancato appoggio. Le guerre di aggressione, sintomi evidenti di una patologia delle nazioni militarizzate, dunque guerrafondaie, vanno combattute inserendosi nel diritto internazionale e difendendosi curando di non confondere la legittimità delle proprie azioni con quelle dell’aggressore.

(4 aprile 2022)

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