Spazio-Tempo e Memoria Universale (tra ontogenesi e filogenesi)

Nell’indistinto fluire dell’esistenza una porzione infinitesimale di tempo si coagula in ciò che noi definiamo una porzione definibile di spazio, dunque una forma dell’esistenza. Ed il suo reiterarsi comporta già una cadenza, una prevedibilità, una maniera ritmica di quell’originario caotico fluire.

Dal caos originario il tempo determina forme dello spazio e un certo ritmo temporale a queste attagliatosi va a sottendere un certo ordine spaziale.

Ma il caos, reimponendosi, determina variazioni imprevedibili nelle modalità aggregative di quelle forme spaziali e dunque l’instaurarsi di un rinnovato ritmo temporale.

Ora in questo multiepocale evolversi si rivela, ma con difficoltà estreme di individuazione e di precisazione, una strutturazione causale in divenire, un motore dello spazio-tempo, tanto materia come coagulo distinto di energia quanto flusso energetico variamente direzionato.

Questo motore è, quanto meno, la carica di ancestrale esistenza che ci portiamo dentro di noi e ci fa riconoscere non solo per quello che siamo ma anche per quello che siamo stati in divenire e fin dalla notte dei tempi. E in un costante riverbero tra la storia profonda dell’individuo umano e la storia profonda della specie umana, che esalta quelle individualità in una accomunante matrice evolutiva.

La genesi della memoria individuale procede nell’esistenza individuale (ontogenesi) a sempre più potenziato contatto e scambio sinaptici con le altrui memorie individuali, divenendo in tale continuo e vieppiù potenziato scambio una genesi e una ri-genesi della memoria collettiva che si tramanda da una generazione all’altra (filogenesi).

E la potenza di tali trapassi viene connessa alle qualità tecnologiche generalmente crescenti da un’epoca all’altra, appunto caratterizzando ciascun trapasso epocale secondo rinnovati modelli di conoscenza e di memoria che si predispone a supporto della rinnovata conoscenza.

Difficile stabilire l’entità qualitativa dell’apporto della singola individualità. Ma certamente l’entità quantitativa, che variamente può incidere sulla qualitativa, è determinata dal potenziale di singole personalità di rilievo, da individui che fungono da modelli-guida tanto solitari quanto in team tra loro. Sono gli individui-costruttori, che sempre lavorano per il benessere della collettività, perchè in loro la fede nelle proprie ed altrui energie vitali cammina di pari passo con una percezione positiva della funzione aggregante della loro propria intelligenza e quindi della conoscenza e della memoria che potenziate ne discendono.

Poco da dire sugli individui-distruttori, che scambiano la propria individualità come unico fine della propria esistenza e in questo terrore della loro insignificante morte individuale arrivano ad imprimere morti individuali e collettive attorno a loro: morti di intelligenza, di conoscenza e di memoria. Non solo per il gusto perverso di percepire, nel dominio della vita e morte fisica altrui una propria ipotetica individualistica immortalità, ma anche per imporre alle generazioni a venire i loro modelli e la loro presunta primazia immortale; la quale, in realtà, cessa proprio al momento della loro morte fisica o, tutt’al più, una o poco più generazioni appresso. Cosa resterà di loro nella memoria collettiva? Solo l’eventuale componente costruttiva che il destino ha loro concesso grazie all’incontro e scambio sinaptico con positivi individui-costruttori.

La Storia umana potrebbe anche studiarsi, per quanto difficile, come un’evoluzione segnata da questi costanti scontri tra costruttori e distruttori, pure nella complessità estrema di una loro evidente ed assolutizzante identificazione nell’uno come nell’altro senso, se non all’interno di un range che trovi ai due estremi tali due qualificazioni.

Il Bene e il Male in tale prospettiva potrebbero anche qualificarsi in senso storico-evolutivo, secondo un giudizio etico che pretenda scientificità, ma l’insuperabile difficoltà collettiva di individuarne con assoluta chiarezza i confini costituisce tanto la maledizione dell’imperfezione del genere umano quanto la grandezza della complessità delle mediazioni e degli scontri che possono produrre anche spinte profondamente innovative sul piano del progresso cognitivo.

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