Epitaffio attualizzato per un grande uomo, Mikhail Gorbacev

by MM

Gorbacev fu innanzitutto un grande uomo e uno dei pochi politici veramente meritevoli del Nobel della Pace. Il fatto di “guardare troppo avanti senza sganciarsi del tutto dal passato” è solo un’accusa pelosa e strumentalmente ideologica che circola presso i suoi interlocutori europei ed atlantici.

Innanzitutto è stato proprio  il cosiddetto “occidente” a tradirlo e la Russia, peraltro, è Occidente e semmai da sempre poteva considerarsi – a volere ragionare nella perniciosa e odiosa logica militarista ed in realtà economicista dei blocchi contrapposti – quanto meno un “avamposto occidentale di pace e di guerra nell’oriente”. Eppure, temendone prima l’espansionismo zaristico e poi l’influenza politica socialista-rivoluzionaria è stata emarginata dal contesto europeo.

Caduta l’URSS l’unico attivismo “occidentale” fu poco a poco quello di tentare di accaparrarsene le spoglie e soprattutto le immense ricchezze naturali. Attivissime in tal senso le multinazionali USA, che già hanno ridotto più o meno a continente suddito l’America Latina e ci stanno più o meno provando con l’intera Europa, Ucraina inclusa. Sempre con l’aggressivo e sanguinoso alibi “difensivo” della “loro” NATO!

Putin, un presidente comunque eletto dalla stragrande maggioranza del popolo russo, ha reagito energicamente a tutto questo. Così, qualunque risulti la sua caratura morale e vincente o perdente che risulti la sua politica nazionalistico-patriottica – ce ne fosse abbastanza da noi e di altrettanto autentica all’interno della nostra intera classe politico-governativa! – ha già assicurate la sua statua e la sua memoria nella storia nazionale del proprio paese. Lo stesso potrebbe dirsi in patria loro dei Trump e dei Biden e compagnia cantante?

Nel frattempo lo pseudo-occidente dei peggiori politicanti europei continua e forse continuerà ad “abbaiare” a lungo contro la “malvagia” Federazione Russa; dato che non permette a noi, ed in primis ai nostri padroni economici, di colonizzarla! Così in realtà, come tutti i veri Grandi Eroi dell’Umanità, Gorbacev risulta e non solo in patria un “perdente della storia”; ma solo nella breve distanza temporale, breve e inadatta a giudicarlo. Nel frattempo il suo omologo inverso, Putin, va invece giudicato come un “criminale internazionale”; e proprio esattamente all’inverso per le sue capacità di resilienza patriottica alle crescenti aggressività internazionali!

Così, abituati oramai a criticare qualsivoglia modello di russicità, noi “occidentali al seguito atlantico” – piuttosto che alleati con pari autonomia e dignità nonché indipendenza di azione e di interessi geopolitici – non abbiamo minimamente il coraggio di riconoscerlo. Semmai ci apprestiamo alla solita guerra “difensiva” NATO contro la Federazione Russa, magari sperando per l’ennesima volta nella storia di invaderla e sottometterla. Eppur si sa com’è andata sempre a finire! Ma tanto i danni sono tutti a nostro carico europeo: cosa interessa ai nostri padroni del vapore se ci mettono in casa guerre militari ed economiche destabilizzanti?!

Già il linguaggio culturale, politico ed economico di quel grande paese ci ha rivelato, e da secoli, una propria peculiare appartenenza europea (che l’ignoranza culturale da noi sempre più diffusa oggi arriva platealmente a disconoscere). La reazione? La Russia stavolta la fa politicamente aggregandosi al soggetto politico più emergente: i più grandi paesi del continente asiatico, tra cui una crescente potenza economica e militare di primario rango internazionale come la Cina. Cosa troveremo alla fine di questo processo: un monolite “occidentale atlantico” a guida imperialista USA oppure l’equilibrio in incontro-scontro tra due o più “imperi” e dunque una nuova guerra fredda? Dato che ad una concezione imperialista pare non si possa che contrapporre un qualcosa di analogo, pure a prescindere dai linguaggi usati in diplomazia.

Ecco perché Gorbacev va già da adesso e comunque sarà prima o poi riconosciuto come un Grande Eroe dell’Umanità. Perché stava dismettendo non solo l’URSS ma anche quella sua universalizzata concezione imperialista. E cominciava, tra i primi e in qualche sua personalizzata maniera, a confidare piuttosto in una ONU intesa nella graduale trasformazione in USM, in STATI UNITI DEL MONDO. Un’utopia ieri, che lo ha reso politicamente perdente per la rapacità di certi suoi antagonisti. Ma ciò varrebbe ancora oggi, dato che questa grande “utopia” si contrappone sempre più alle distopie della distruzione nucleare o dell’unico Grande Fratello plutocratico e massificatore che domini il mondo.

Si vedrà, dato che la stoltezza umana continua a prospettarsi come infinita, anche se talvolta ben temperata nelle sue smanie distruttive dai tanti che, spesso meno visibilmente, continuano imperterriti a variamente costruire per il bene dell’umanità. Mentre quest’Uomo l’ha realmente fatto nella maniera più visibile e carismatica. E allora, nel frattempo, si renda onore all’Uomo – molto prima che “compagno” – Mikhail Gorbacev: grazie per essere esistito!


PACE, GIUSTIZIA, VERITÀ

(appendice critico-propositiva)

Tutti i grandi uomini di pace possono apparire dei grandi perdenti, ma solamente ai loro avversari, che poi generalmente sono sempre la parte peggiore dell’umanità!

Pace! Innanzitutto pace!
Ad ogni costo pace!

E certamente non la pace dei malvagi guerrafondai, degli aspiranti padroni del mondo e dei loro complici affaristi che sulla guerra fanno la loro fortuna, dei loro sudditi bellicisti per viltà e convenienze personali.

Ma una pace non neutrale e astratta – come in una notte senza stelle in cui umanità e disumanità paiono entrambe indistinte.
Una pace di verità che piuttosto risulti, in ogni senso possibile, la più grande maledizione per coloro che la guerra da sempre la programmano cinicamente con un impegno ben commisurato o ai vantaggi che ne traggono!

La scelta che purtroppo ci toccherà fare prima o poi nel giudizio della storia è tra due modelli:

Gorbacev (o forse, un po’ meno, Obama? oppure, sperabilmente, Conte?)
ossia la difficile assunzione di una radicale scelta di pace tradita dalla prepotente volontà di potenza statunitense,

e Putin (oppure, con più dichiarata evidenza, Biden/Trump? oppure, con evidenziata ed opportunistica sottomissione, Draghi?),
ossia la scelta di guerra più consequenziale ai tradimenti degli avversari guerrafondai USA e loro sudditi al seguito.

Si può anche alleviare l’inevitabile ma catartica malinconia e sofferenza dei continui fallimenti degli uomini di pace trapassando dalla realtà storica ed attuale alla metafora archetipica della favola nel modello più arcaico?

IL RE TRAVICELLO

(libera parafrasi)

Il padre degli dei dell’Olimpo venne investito di una vivace questione dal popolo delle rane. I suoi diversi capi-tribù, esponendosi tra loro in violenta polemica, gli chiedevano di dar loro un monarca che risolvesse il grave problema della loro anarchia politica.

Zeus, visibilmente annoiato, inviò loro un Re adatto a governarli e, dopo l’iniziale fragore della sua caduta nello stagno, ciascuno dei, presunti “saggi”, capi-tribù constatò però una cosa strana: era un “coso” immobile e inerte, tale e quale ad un pezzo di legno.

Così, anche per la sua compattezza che pure sembrava attribuirgli una certa maestosità – in tal senso corrispondente alla richiesta fatta – furono per la prima volta tutti d’accordo a chiamarlo Re Travicello e, al contempo, a costantemente sbeffeggiarlo per la sua immobilità e pertanto per la sua supposta inconcludenza.

E si trovarono pure tutti d’accordo nel recarsi al cospetto di Zeus e protestare per quello strano dono, definendolo, oltre che inutile anche un’offesa grave alle loro intelligenza e dignità.

Zeus, stavolta adirato e pesantemente contrariato da quel violento gracidare all’unisono e per di più contro la sua divina maestosità, per tutta risposta inviò loro come monarca un possente serpente.

Appena arrivato sul posto l’impressione e assieme la soddisfazione furono enormi: la forza e la potenza di quella materiale e animale maestà fu subito riconosciuta da tutti! Col tempo però si registrarono sempre più frequentemente eventi misteriosi: soprattutto scompariva via via un crescente gran numero di rane; di ogni rango e appartenenza e in particolare dei soggetti più attivi nella gestione politica.

Insomma scomparivano non solo i più polemici ma soprattutto quelli più autonomi e meno conformisti.
Però nessun capo-tribù osò rivolgersi nuovamente a Zeus per chiedere ragguagli su quelle scomparse, pure se circolava la voce che le rane scomparse le avesse divorate il Re Serpente. Ma anche perché ciascuno temeva di far la fine di chi scomparso era quasi certamente finito nelle fauci di Sua Maestà!

*******

In questa versione stavolta in poetici versi della favola di Esòpo, una ballata satirica composta da Giuseppe Giusti, la morale è contenuta bypassando l’originaria conclusione peggiorativa e deviandola verso un’originale e spiritosa maniera esortativa, ad evitare la peggiore scelta:

IL RE TRAVICELLO.

Al Re Travicello
    Piovuto ai ranocchi,
    Mi levo il cappello
    E piego i ginocchi;
    Lo predico anch’io
    Cascato da Dio:
    Oh comodo, oh bello
    Un Re Travicello!

Calò nel suo regno
    Con molto fracasso;
    Le teste di legno
    Fan sempre del chiasso:
    Ma subito tacque,
    E al sommo dell’acque
    Rimase un corbello
    Il Re Travicello.

Da tutto il pantano
    Veduto quel coso,
    «È questo il Sovrano
    Così rumoroso?
    (s’udì gracidare).
    Per farsi fischiare
    Fa tanto bordello
    Un Re Travicello?

Un tronco piallato
    Avrà la corona?
    O Giove ha sbagliato,
    Oppur ci minchiona:
    Sia dato lo sfratto
    Al Re mentecatto,
    Si mandi in appello
    il Re Travicello.»

Tacete, tacete;
    Lasciate il reame,
    O bestie che siete,
    A un Re di legname.
    Non tira a pelare,
    Vi lascia cantare,
    Non apre macello
    Un Re Travicello.

Là là per la reggia
    Dal vento portato,
    Tentenna, galleggia,
    E mai dello Stato
    Non pesca nel fondo:
    Che scienza di mondo!
    Che Re di cervello
    È un Re Travicello!

Se a caso s’adopra
    D’intingere il capo,
    Vedete? di sopra
    Lo porta daccapo
    La sua leggerezza.
    Chiamatelo Altezza,
    Chè torna a capello
    A un Re Travicello.

Volete il serpente
    Che il sonno vi scuota?
    Dormite contente
    Costì nella mota,
    O bestie impotenti:
    Per chi non ha denti,
    È fatto a pennello
    Un Re Travicello!

Un popolo pieno
    Di tante fortune,
    Può farne di meno
    Del senso comune.
    Che popolo ammodo,
    Che Principe sodo,
    Che santo modello
    Un Re Travicello!

*******

COMMENTO

L’umanità, nelle proprie attività di governo, troppo spesso, per sua grave incapacità di saggia autoregolazione,  disprezza i Re Travicelli e perfino quando diano loro, ma senza violenta imposizione, importanti spunti di saggezza politico-sociale. E così arrivano a preferire loro la “maestosità” dei voraci Re Rettili, salvo poi lamentarsene in silenzio per timore di rimanerne vittime.
Così basta sostituire agli uni i governanti pacifici ed illuminati e agli altri i dittatori più violenti per comprendere la triste natura dell’uomo comune, della massa popolare indistinta, inetta e inadatta alla responsabilità dell’auto-governo, ma pretenziosa e volubile nella sua incapacità di scelte per il miglior perseguimento del bene comune!

La soluzione, probabilmente è quella organizzata della società platonica, in cui a ciascun cittadino va riconosciuto il proprio specifico carisma o merito sociale, con la sua più adeguata collocazione nell’organizzazione sociale. Ma, appunto, è un modello “platonico” nel senso volgare e non di appartenenza filosofica della denominazione. Infatti, sebbene poi nei fatti sia tendenzialmente il più ricorrente, il gioco della distribuzione di ruoli e meriti risulta poi truccato!

Meglio che a gestirlo siano Re Travicelli oppure Re Rettili? Pare sia questione irrisolvibile perché connessa solo alle doti di responsabilità e di volubilità dei popoli. Però i Re supposti Travicelli spesso sono così eticamente attivi dietro la loro ingenua bonarietà, erroneamente scambiata per immobilismo decisionale; da lasciare tracce ben più importanti, rispetto i Re Rettili, per la migliore evoluzione dell’umanità intera.

Ora che il premio Nobel per la Pace Gorbacev fosse un Uomo di Pace chi potrebbe negarlo? Che la sua Glasnost costituisse una inedita operazione di Verità per la popolazione russa, dopo il sistema artefatto e menzognero della dittatura sovietica, chi potrebbe negarlo? Che la sua Perestrojka puntasse al riequilibrio nella sua patria russa di una Giustizia sociale più equa e diffusa chi potrebbe negarlo?

Ma può un solo uomo, perfino attorniato dai più volenterosi collaboratori, tradurre in prassi corrente valori così alti, operando in una grandissima nazione composta da una straordinaria moltitudine di etnie e ridotta sull’orlo del disastro economico, nonché attorniato da altre Nazioni solo disposte come avvoltoi pronti a spartirsi le spoglie economiche del traballante impero russo?

Dopo la messa in svendita di quelle spoglie da parte del successore il demagogo Eltsin, ci riuscirà invece il suo omologo inverso (almeno per la vulgata anti-russa) Vladimir Putin, ma senza diventare per i suoi vari avversari internazionali né campione di pace, né campione di verità, né campione di giustizia sociale! Però già riconosciuto in patria come un grande statista e come il più legittimo successore dei grandi governanti della storia di quel paese!

Quindi sono oggi quegli stessi avversari per lo più a definire in positivo ma fallimentare l’operato di Michail e in negativo ma risolutivo l’operato di Vladimir – salvo i più disparati distinguo per dimostrare un’impossibile loro coerenza di giudizio! Dunque senza coglierne o, più probabilmente, senza volerne cogliere l’insostenibile contraddizione. Ma non è che l’uno giustifica l’altro, pur nel gioco delle tante contraddizioni umane, e di questo la Storia ne darà prima o poi un certo rendiconto? Ai posteri l’ardua sentenza, noi

Chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
Del creator suo spirito
Più vasta orma stampar.

[per coloro che credono che la parabola di un Napoleone sia stata solo fallimentare raccomandiamo di studiare bene la storia per riscoprire quanto di quella intensa ma pur breve esperienza sia diventato oggi patrimonio sociale e culturale comune ed influente]

Individuando così nella Pace congiunta alla Giustizia e con il necessario supporto della Verità i valori supremi di un rinnovato ma più consapevole e aggiornato illuminismo della ragione sarà forse più facile comprendere di questi grandi uomini, Gorbacev incluso, la portata rivoluzionaria di pensiero, pure nella necessità di coniugarlo alle più coerenti prassi di attuazione? Lo crediamo e speriamo che accada al più presto! Avete già dimenticato il grande Nelson Mandela e la profonda redenzione di uno Stato violento e razzista come il Sud-Africa? Certamente è avvenuta dopo tanto sangue, tanto dolore, tanta sofferenza, ma è avvenuta! E prima che accadesse pochi ci avevano veramente creduto.

(31 agosto / 2 settembre 2022)

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Una risposta a Epitaffio attualizzato per un grande uomo, Mikhail Gorbacev

  1. mac858858 ha detto:

    👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻

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