“E l’amore guardò il tempo e rise”: le bufale sul web ed una fascinosa poesia di … ignota appartenenza (Pirandello!, Rugolo?! …)

by Mario Musumeci

Che il web sia vissuto o quanto meno percepito come sinonimo tanto di estrema apertura informativa e comunicativa che di estrema libertà d’espressione è un dato di fatto. Che di queste aperture e libertà sia possibile usarne ed anche abusarne nei modi più diversi è naturale. Rientra nell’ordine delle cose, nonostante i moralismi di chi non riesce ad adattarvisi e la zavorra di chi vi si adatta al peggio. Quale la discriminante se non l’individuale discernimento? Quali le difese dagli abusi aggressivi e violenti che se ne può fare e che se ne fa? È ancora nell’ordine delle cose che non vada confuso il mezzo con le sue potenzialità dall’effettivo utilizzo e quindi dalla specificità naturale più o meno umana o più o meno disumana dell’utilizzatore. Se un’organizzazione di pedofili utilizza il web per i suoi infami traffici la responsabilità non è del mezzo, il web, ma degli infami utilizzatori. Che vanno isolati dagli altri utilizzatori e quindi magari proprio per questo bene individuati e pesantemente puniti. Soprattutto isolati e qualificati per quello che sono dalla più diffusa coscienza civile.

Come dovrebbe accadere normalmente in una società appunto veramente civile, capace di reagire efficacemente ai mali che la attraversano rischiando di destabilizzarla e, in ultima analisi, di delegittimarla. Ed ecco perché la sanità etico-comportamentale di una società civile è patrimonio comune e perché la sua salvaguardia non è solo (anche, certamente, ma non solo) di coloro che applicano il codice penale, bensì imprescindibile materia educativa e formativa ed impegnativa per ciascuna generazione. Una sanità di coscienza civile in tutto e per tutto connessa al suo più diffuso benessere. Questa coscienza civile deve appunto tradursi in capacità di discernimento, tanto condivisa quanto diffusa e sempre più ampia. E dunque in costanti aperture culturali, se la cultura è beneintesa come conoscenza attiva e funzionale all’agire quotidiano.

Già solo sul piano informativo non si scherza e qui ci vuole il massimo della chiarezza. Un testo multimediale esposto sul web ha bisogno di decodifiche attente e ben più sorvegliate di un tradizionale testo scritto pubblicato con tutti i crismi della provenienza autorale, editoriale e, insomma, professionale di tutti coloro che se ne assumono, bene esponendosi, la responsabilità produttiva. Così non è detto che avvenga anche sul web e chi non sa ben cogliere le distinzioni è destinato a soccombere.
Il fenomeno più tipico è la relazione che si viene a creare tra il credulonismo e il furbastro plagio delle persone, due realtà soggettive che vanno di norma a braccetto. Il truffatore, come il cacciatore, ha bisogno delle sue vittime per esistere e il credulone, come la preda, determina così spontaneamente il suo destino “nelle fauci del suo carnefice”. “Legge di natura” si dirà: il debole dovrebbe corrispondere come ad una sorta di dovere nel soccombere davanti al forte. Mica tanto vero per chi viene costretto nel ruolo di vittima secondo la ferina legge  del più forte e invece si attrezza per sfuggire a questo ruolo predestinato!

L’argomento considerato più leggero che al proposito si riscontra sul web sono le cosiddette “bufale”, ossia l’uso virale di notizie false ma talmente diffuse da apparire vere. Argomento leggero? Se risultare stupidi è cosa leggera viva allora la stupidità! No! La stupidità va a braccetto con l’ignoranza ed assieme non di rado si accompagnano con la cattiveria. Chi ignora e ciononostante è convinto di sapere è persona potenzialmente pericolosa nel gioco delle relazioni sociali, perché, non disposto com’è a mettersi in discussione – tipica costante invece solo delle persone veramente intelligenti – porta anche alla perdizione coloro che si fidano di lui e soprattutto della sua esibita ma infondata sicurezza. Il problema diventa grave in quei contesti intellettualmente non brillanti dove intellettualità e cultura sono viste con sospetto e proprio in forza dell’esserne contesti deprivati. Ecco allora da dove sortisce la necessità del confronto socializzante costante e serrato, connesso però anche all’abbandono dei contesti borderline quando ormai ritenuti non recuperabili: a forza di confrontarsi con gli stupidi arroganti se irrecuperabili si rischia molto in personale salute psicofisica, ma soprattutto non si può essere loro utili in alcun modo. Meglio allora lasciarli cuocere nel loro brodo!

Le bufale virali più tipiche sono quelle informative proprio perché le più semplici da rendere veritiere: se un fatto è accaduto o meno chi può sostenerlo se non soggetti informati particolarmente abilitati e responsabilizzati nel qualificarne la veridicità. Come, ad esempio, i giornalisti. E se questo da parte loro non accade e in maniera diffusa non si getta  forse discredito sull’intera categoria? Ma anche una persona di media cultura può riuscirvi senza grosse difficoltà, imparando a scremare tramite il confronto attento e serrato e con intelligenza ed attenzione l’autentico dal falso … All’inizio sarà più difficile ma poi, imparando nella pratica, sembrerà una bazzecola. Basta impegnarsi bene e sempre esercitare il proprio spirito critico.

Uno dei casi meno tipici di bufala virale è quella culturale, ossia fondata su notizie non certo connesse alla quotidianità ma a fatti, situazioni, dati di matrice prettamente culturale. Per cui la loro risoluzione necessita tanto di approccio informativo quanto di dati più prettamente conoscitivi, ossia culturali. C’è bisogno forse di spiegarne il perché? Più soggetti che non solo ignorano un fatto ma anche che non possiedono i dati culturali per problematizzarlo, per rifletterci e argomentarci sopra, sono vittime ideali. E qui la platea, ahimè, si allarga per forza di cose ad un’ampiezza quasi … planetaria. Sintomatico il caso dell’attribuzione al grande commediografo Luigi Pirandello, e da parte di un anonimo buontempone, della seguente citazione:

E l’amore guardò il tempo e rise,
perché sapeva di non averne bisogno.

Finse di morire per un giorno,
e di rifiorire alla sera,
senza leggi da rispettare.
Si addormentò in un angolo di cuore
per un tempo che non esisteva.
Fuggì senza allontanarsi,
ritornò senza essere partito,
il tempo moriva e lui restava.

Una bufala che continua a mietere vittime nonostante la sua fin troppo lunga vita sul web. E questo proprio perché nell’attribuire ad un personaggio complesso un pensiero complesso si gioca facile. Se attribuisco ad un famoso scienziato una scoperta o comunque un’elaborazione scientifica, per quanto fasulla, tendenzialmente se ne potranno accorgere solo i competenti, ossia altri scienziati. Però – va detto – è analogo il caso di un noto letterato, studiato nelle scuole e magari frequentato nei suoi libri o nel suo teatro come il buon Luigi? Una massima? Una breve poesia? Una citazione estrapolata da una commedia o da un romanzo? Nei fatti, culturalizzando questo testo se ne dovrebbe da subito recepire la apoditticità e certa eccessiva stringatezza e assieme ellitticità nei quattro, cinque concetti espressi. Insomma ciascun distico, o comunque frase compiuta, sembra costituire un indovinello piuttosto che una compiuta e ben motivata affermazione.

Ma soprattutto sussiste già un profondo divario tra la lingua italiana scritta tra Ottocento e primo Novecento, e la lingua odierna ricalcata nel frammento poetico. La poesia pirandelliana, per di più, già solo per connotazioni assieme linguistiche e socio-culturali appare a noi antiquata, carica di enfasi oratoria e di arcaismi linguistici. E comunque non ha nulla a che fare, nella sua stabile versificazione in rima più neoclassica e carducciana che romantica e leopardiana, con questa libera cadenza linguistica e poetica del tutto moderna ed attuale: semmai tipica di una cultura e di una sensibilità post-moderne, pertanto posteriori di un secolo rispetto la pretesa falsa attribuzione! E sul piano contenutistico, filosofico o comunque di personale visione della vita, cosa c’entrano questi più moderni concetti spiritualistici di provenienza teosofica e scientista perfino con il più maturo e ben altrimenti profondo Pirandello? Un Pirandello connesso alle culturali temperie freudiane e einsteiniane, da umanista psicologizzante e relativistico alla perenne ricerca di più stabili e credibili sbocchi identitari, nonché critico acerrimo di ogni conformistica ipocrisia sociale. Insomma – detto senza peli sulla lingua – solo una diffusa crassa ignoranza linguistica e letteraria poteva affidarsi ad attribuzioni del genere! Un caso evidente solo di falsa attribuzione o, ancor più, una volontà dimostrativa della più che diffusa ignoranza culturale linguistica e letteraria?

Nei fatti comunque una ulteriore ricerca sul web permette di scoprire che quei versi costituiscono in realtà uno stralcio di una ben più ampia e compiuta poesia, rispetto la quale il breve falso pseudo-pirandelliano risulta solo una incomprensibile e sgraziata estrapolazione di più frammenti, appresso tra loro assemblati alla buona e con evidente cattivo gusto. Però che, reinseriti adesso nell’originale, assumono ben altri significati e compiutezze di senso. Eppure – va detto – sulla grossolana attribuzione pirandelliana si continua ad insistere. Un’attribuzione che – si badi, con abbastanza evidenza – non sembra poter essere un “errore”, come scioccamente si continua ad insistere su vari altri siti a proposito del più breve testo, bensì solo un voluto ed alla buona attuato scherzo. E comunque, va pure insistito, di grossolano se non di pessimo gusto. Soprattutto per la sgraziata e illogica riuscita dell’irrelato assemblaggio, ma anche per l’impropria attribuzione culturale ed artistico-letteraria alla specificità di quell’Autore.

Ecco invece il compiuto, delicato e fascinoso testo poetico:

E l’amore guardò il tempo e rise.
Un sorriso lieve come un sospiro,
come l’ironia di un batter di ciglio,
come il sussurro di una verità scontata.
Perché sapeva di non averne bisogno.
Perché sapeva l’infinita potenza del cuore
e la sua poesia e la magia di un universo perfetto,
al di là dei limiti del tempo e dello spazio.
E le ragioni dell’uomo, fragile come un pulcino,
smarrito come un uccello,
cannibale come un animale da preda.
Perché conosceva la tenerezza di una madre,
l’incanto di un bacio, il lampo di un incontro.
Poi finse di morire per un giorno,
nella commedia della vita,
nell’eterno gioco della paura,
nascosto, con il pudore della sofferenza,
con la rabbia della carne,
con il desiderio di una carezza.
Ma era là, beffardo, testardo, vivo.
E rifiorì alla sera,

senza leggi da rispettare,
come un Dio che dispone, sicuro di sé,
bello come la scoperta, profumato come la luna.
Ma poi si addormentò in un angolo di cuore
per un tempo che non esisteva
e il tempo cercò di prevalere,
nel grigio di un’assenza senza musica, senza colori.
E sbriciolò le ore nell’attesa,
nel tormento per dimenticare il suo viso, la sua verità.
Ma l’amore negato, offeso,

fuggì senza allontanarsi,
ritornò senza essere partito,
perché la memoria potesse ricordare
e le parole avessero un senso
e i gesti una vita e i fiori un profumo
e la luna una magia.
Perché l’emozione bruciasse il tempo e le delusioni,
perché la danza dei sogni fosse poesia.
Così mentre il tempo moriva, restava l’amore.

Strane coincidenze nell’approccio spirituale e religioso mi hanno condotto a questo immediato e fortemente empatico apprezzamento. Tanto nell’esplicitazione di un personale credo tra lo spirituale e il teosofico:

Dio e Umanità: un binomio indissolubile (il mio Credo)

quanto in certe sue particolari conseguenze pratiche e applicative:

Spiritualità e religiosità, un binomio imperfetto. Ossia: l’Ars moriendi come sublimazione dell’Ars vivendi

Ma soprattutto nel retroterra più implicatamente filosofico e scientifico:

Spazio-Tempo e Memoria Universale (tra ontogenesi e filogenesi)

Si tratta di accomunanti soggettive Weltanschauung oppure solo di coerenti e oggettivizzanti riflessi di un pur accomunante Zeitgeist, comunque da ben chiarire e anche da approfondire sul piano speculativo?

Per questa convergenza forte di empatie nel fare mio questo testo poetico, coinvolto a non dire rapito dalla sua profondità espressiva, ne ho registrato – così su due piedi – una mia empatica lettura declamatoria. Rispettosa, a mio personale modo e in assenza di specifiche competenze drammaturgico-attoriali, nella gestione ritmico-dinamica del tono verbale; tanto dei suoi più lineari quanto dei suoi più profondi significati:

**************

UN GIALLO?

Ma chi sarebbe l’Autore di questa interessante poesia? Il risultato di quella ricerca sul web la attribuiva ad un certo Antonino Massimo Rugolo e la stessa sarebbe contenuta nel suo volumetto “Sulle Ali della tenerezza”, editore Laruffa, p. 72. Entrambi calabresi, l’autore e l’editore, anche se il Rugolo risulta dalle note del testo sull’autore in questione un poeta già premiato in concorsi e citato in antologie di poesia contemporanea (?!). Inoltre, da tempo emigrato al nord, egli svolge da tempo e proficuamente, da ex-atleta, la professione di personal trainer. Anche più felicemente – sembra giusto aggiungere – perchè il contenuto di quel suo “Sulle Ali della tenerezza” risulta, e già alla più sbrigativa lettura, di una melassa e assieme di una presupponenza fin troppo poco sopportabili. Tanto da essermi profondamente pentito non solo di averlo acquistato ma pure, preso incautamente dall’entusiasmo della possibile scoperta, di aver pensato addirittura di regalarlo ad un’amica amante della poesia! Ma la faccenda è ben altra, perchè della poesia in questione sul libro non c’è neppure la minima traccia. E neppure una traccia indiretta, ossia di una qualche prossimità con lo stile e soprattutto con la profondità dell’Autore di quella poesia.

Ecco la copertina con le note sull’autore del volume incriminato. Libriccino che è esattamente di 71 pagine, da cui si ricava l’ulteriore beffa della seconda bufala: che indica in una inesistente p. 72 la collocazione dell’anonimo testo poetico; pure, in quel post circolante su Internet, citato in una stavolta credibilissima interezza; – va però detto a questo punto – solo presumibile.

Magari scopriremo più in là – grazie ad ulteriori rivelazioni – che si tratta solo della sezioncina di un’opera più complessa: un poema da declamare, un dramma da rappresentare, un musical da sceneggiare?

Per adesso va solo compatito questo battage creato in maniera acritica attorno alla questione. Battage che solo dimostra una scarsezza di orizzonti culturali e assieme una quasi comica facilità nel sostenere l’insostenibile. A cui però si contrappone però anche un’abilità di manipolazione della verità difficile da controllare in maniera sbrigativa. Vedremo cosa sarà possibile verificare ulteriormente …

E se il buontempone fosse – se vivo – il vero ancora anonimo Autore? Così, su due piedi, non piace crederlo proprio per il detto pessimo gusto. A meno che non abbia voluto calcare la mano, per segnare le debite distanze … O se fosse una persona in qualche modo a lui vicina? Un modo per farsi o farlo conoscere? Beh, in tal caso sarebbe forse cosa più meritevole per il fine, non per il mezzo. Oppure, stavolta meglio, per ironizzare su un certo vizio sociale di apprezzare innanzitutto le cose partendo dal nome di chi le ha prodotte e a prescindere dalla qualità dei contenuti … E difatti il testo estrattone ed attribuito falsamente e inappropriatamente al grande Pirandello, pur dotato di una sua propria vaga aura intellettualizzante, risultava strampalato nella sua apoditticità e incompiutezza di senso mentre il testo originario risplende nella sua profondità filosofica e nella sua nitidezza di poetici significati.

Però il colmo è stata l’attribuzione ad uno sconosciuto qualsivoglia: il povero, ma solo perché ignoto ai più e così destinato probabilmente a rimanere, poeta … Rugolo. A questo punto non possiamo che attendere una possibile conclusione del giallo, avvertendo però tutti gli interessati che “un fantasma s’aggira per il web”; un fantasma che falsifica e imbroglia le carte, un po’ come in quei gialli in cui l’assassino si diverte a lanciare avvertimenti all’investigatore per trarlo in inganno e dimostrare più a sé stesso che a lui la propria superiorità intellettuale e culturale. Un po’ va detto che c’è riuscito, ma solo per qualche stabile gonzo. Mentre a chi non si fa menare per il naso adesso tocca solo porre rimedio smascherandolo ancor più.

Comunque grazie all’ignoto per averci fatto conoscere questo bel testo poetico. E se, puta caso, fosse proprio lui che l’ha scritto allora ce lo riveli e, se risulterà vero, avrà non solo riconoscenza ma anche la nostra sincera ammirazione.

(17 febbraio 2022 – riveduto e corretto il 24 febbraio e il 25 aprile) 

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