Narcisismo e idealismo nell’affettività amorosa: una distruttiva e fallimentare combinazione

by MM

a tutt* coloro che instaurano relazioni affettive impossibili

Riporto da uno studio essenziale ma esauriente della brava psicologa dott.ssa Stopani la seguente ben elaborata definizione nonché abbastanza compiuta qualificazione della psico-patologia narcisista. Per averne ben colto e poterne far cogliere, a chiunque interessat*, gli aspetti egotici più virulenti. Ben al di là dei suoi medi aspetti comportamentali, entro certi limiti considerabili come implicati nella natura umana. E per così ben confrontarli, nella loro aggressività patologizzante, ponendoli in relazione ad un certo tipo ideale di vittima del soggetto narcisista: il partner idealista. Ossia il soggetto altruista che esprime in maniera marcata una sua affettività protettiva nei confronti del proprio partner. Restando però, davanti alla suddetta patologia, inevitabilmente incapace per incompetenza tanto conoscitiva quanto tecnica. Quindi inevitabilmente inadeguato alla risoluzione familiare e tanto meno coniugale del problema del partner. Dunque percepito via via sempre più come estraneo dal soggetto psicotico e appresso addirittura per lui perturbatore, nel complesso quadro affettivamente disturbato della sua psiche. Da sottomettere e implicatamente da distruggere nella sua autonomia e personalità.

Ma anche innescando nella sua propria affettività, per l’inevitabile incomprensione del proprio destinato ruolo di vittima, una tendenza patologica inversa: quella della idealizzazione giustificativa del proprio carnefice. Una idealizzazione giustificativa, perfino con (incompetenti seppure inconsapevoli) velleità terapeutiche para-medicali, inevitabilmente non attrezzate in quanto specialistiche e men che mai dilettantesche ed auto-gestibili. Un quadro patologico altrettanto complesso e che conduce ad una inconsapevole dipendenza del partner idealista gestita dal partner narcisista. E trascendendo dalle normali esigenze dell’affettività di coppia verso modalità tendenzialmente masochiste: dove la vittima si alterna, seppure a scopi difensivi, nel ruolo del carnefice. Tendenze comportamentali masochistiche che, anch’esse da un normale e medio livello puramente difensivo, possono patologicamente evolvere a tratti, e per reazione aggressiva, nella vera e propria patologia sado-masochistica. Appunto perché inconsapevolmente richieste dal partner narcisista. Se non bruscamente interrotte, per salvifici barlumi di consapevolezza e di ragionata fuga, dal partner idealista.

Trattandosi di un quadro clinico reale e vissuto ma mai diagnosticato e adeguatamente considerato nella sua virulenza patologica esso si confonde con qualsivoglia fattispecie di patologia socio-familiare – ossia di inevitabile riflesso sociale seppure di più caratterizzante provenienza familiare. E pertanto mai veramente affrontata nel passato e dunque efficacemente curabile; perfino oggi, a ben altri livelli di consapevolezze, perché per lo più considerata rientrante nella intangibile privacy dei soggetti interessati. Nonostante le sue tendenzialità aggressive possano anche in qualche modo riflettersi nelle relazioni sociali e con analoga se non potenziata virulenza distruttrice.

Ma qui si trascende nella psicologia sociale, fino a rilevarne le debolezze del suo umanistico impianto: siamo imperfetti perché umani e proprio perché incapaci di misurare il nostro grado di imperfezione pare che non possiamo delegare questo immane e pericolosissimo compito ad una qualche categoria di super-esperti … Perché se tra questi si celassero – cosa del tutto non improbabile, anzi! – dei soggetti a loro volta disturbati? Del resto tra i “grandi” personaggi che hanno dominato in maniera infausta la Storia non si celavano proprio le evidenti personalità di questi soggetti super-egotici? Narcisisti estremamente egotici però affermatissimi e celebratissimi proprio per le caratterizzazioni del loro – patologicamente non dichiarato – quadro clinico: la sicurezza personalistica estremamente esibita e proprio in virtù delle sue patologiche e gravissime carenze di vissuto anaffettivo. Narcisisti egotici che, per la loro ben espressa volontà di potenza, hanno portato alla distruzione i loro più convinti seguaci e talvolta perfino quei popoli che, fascinati, si sono affidati al loro carisma allucinatorio.

Infine, nel ringraziare vivamente l’Autrice per la generosità con cui rende disponibili i suoi preziosi excerpta assieme scientifici e divulgativi e in tal specifico caso riuscendo addirittura a chiarire ulteriormente difficili trascorsi del mio personalissimo vissuto, mi tocca aggiungere che l’assoluta centralità della problematica narcisistica in quanto rivolta al genere maschile da tanta letteratura e quindi da tanta assieme femminile e femminista giusta considerazione ha messo letteralmente all’angolo la sua versione altrettanto patologica al femminile. E ancor più patologica perchè ulteriormente celata dalle supposte fragilità del cosiddetto “sesso debole”. Impedendo pertanto un altrettanto attento studio del diverso manifestarsi di una casistica al maschile delle vittime del narcisismo femminile. Certamente non interpretabile nelle forme astratte di una pura analogia, già solo per notevole diversità antropologico-genetica (dunque non anche un tantino etologica?). E quanto meno nella evidenza proprio della più consueta inversione di ruoli e costumi sociali e familiari; il che non può non presupporre differenze anche notevoli di posizionamenti comportamentali e di implicate cognitive strutturazioni mentali e culturali.

Perché si rimane convinti che qualunque evoluzione paritetica nelle problematiche di genere e di connessa sessualità sia intrinsecamente legata anche alla paritetica considerazione delle patologie sociali e della loro coinvolgente pervasività corruttrice nei confronti della società tutta: ben equilibratamente considerata nell’armonia funzionale di tutte le sue componenti. Quanto meno – ed è già duro doverlo affermare – per quelle psico-patologie individualmente considerate fin adesso come di clinico interesse.

(12 febbraio 2022)

Narcisismo patologico e relazioni sentimentali

di Eleonora Stopani

*Il narcisista* 

La parola “narcisismo” proviene dal mito greco di Narciso. Secondo il mito, Narciso era un bel giovane che rifiutò l’amore della ninfa Eco. Come punizione, fu destinato a innamorarsi della propria immagine riflessa nell’acqua. Incapace di consumare il suo amore, Narciso “rivolge lo sguardo rapito nello specchio d’acqua, ora dopo ora”. Infine viene mutato in un fiore che porta ancora oggi il suo nome, appunto il narciso. Il concetto di eccessivo amor proprio è stato riconosciuto e preso in esame nel corso della storia, ma solo in tempi recenti è stato definito in termini psicologici. Oggi il narcisismo, e più in particolare il quadro di disturbo narcisistico della personalità, viene definito come una struttura di personalità molto complessa. Il soggetto che ne soffre sviluppa una vera e propria sorta di fissazione per l’immagine che rimanda agli altri. Presta infatti enorme attenzione a quelli che sono i feedback su di essa da parte delle persone con cui il narcisista intesse relazioni più o meno strette.

*Dalla normalità alla patologia narcisistica* 

Il narcisismo è un tratto della personalità che può essere considerato, entro certi limiti, uno stato assolutamente fisiologico. Per certi aspetti è anche funzionale in alcuni contesti della vita quotidiana. Tuttavia, se quest’atteggiamento psicologico interferisce seriamente con i rapporti interpersonali, gli impegni quotidiani e la qualità della vita, può assumere proporzioni tipiche del narcisismo patologico.

 *Cos’è il narcisismo patologico* 

In psicopatologia, all’interno del Manuale Diagnostico Statistico (DSM-5), il quadro narcisistico è indicato tra i disturbi di personalità. Le persone che presentano queste caratteristiche, possono tendere a lodare esageratamente le proprie capacità. Pongono se stessi al centro esclusivo e preminente del proprio interesse e diventano così l’oggetto di una compiaciuta ammirazione.

 *Caratteristiche e sintomi della patologia narcisistica* 

I soggetti che manifestano narcisismo patologico sono tendenzialmente assorbiti da fantasie di grandiosità e successo illimitato. Spesso manifestano un bisogno quasi esibizionistico di attenzione e di ammirazione da parte degli altri. Inoltre, queste persone sono incapaci di riconoscere e percepire sia le valutazioni che i sentimenti degli altri (lettura della mente altrui e empatia). Tendono a sfruttare il prossimo per raggiungere i propri scopi, così come a disprezzare il valore dell’operato altrui. Forse, la caratteristica peculiare del narcisismo patologico è proprio la mancanza di empatia. Da questa deriva la convinzione che le proprie esigenze vengano prima di ogni altra cosa. I narcisisti sostengono, inoltre, che il loro modo di vedere le cose sia l’unico giusto universalmente. 

 *La sofferenza dietro la maschera narcisistica* 

Dietro questa maschera, però, il narcisista patologico presenta solitamente una fragile autostima che lo rende vulnerabile a quelle che lui percepisce come critiche. Spesso, i narcisisti credono infatti che gli altri li invidino, ma sono ipersensibili alle critiche, ai fallimenti o alle sconfitte. Alla dimensione rappresentata dalla tendenza alla grandiosità, unicità e superiorità, si contrappongono, quindi, sentimenti di inferiorità, fragilità, vulnerabilità e paura del confronto. Quando si trovano di fronte all’incapacità di soddisfare l’elevata opinione che essi hanno di sé, i narcisisti possono arrabbiarsi. Talvolta sviluppano attacchi di panico, si deprimono profondamente o, addirittura, possono tentare azioni autolesive. E’ solitamente questo il momento in cui solitamente giunge all’attenzione di un clinico (vengono riportate sintomatologie legate all’ansia, alla depressione, alle preoccupazioni eccessive). Le caratteristiche più tipiche, riportate ai clinici, sono infatti senso di vuoto e di insoddisfazione, depressione o ipomania, ideazione suicidaria, de-realizzazione, disforia. L’impatto del narcisismo patologico può essere significativo in molti settori della vita, come le relazioni, il lavoro, la scuola: è ovvio che le conseguenze dei comportamenti del narcisista possano rivestire un ruolo centrale anche nel lavoro psicoterapeutico, in cui si instaura una relazione d’attaccamento per eccellenza.

 *Cause del narcisismo patologico* 

Le cause del narcisismo patologico non sono definite in maniera chiara e univoca. Spesso, questo quadro risulta dalla combinazione di più fattori, sociali e biologici che intervengono nel corso dello sviluppo dell’individuo. In particolare, lo sviluppo del disturbo può essere favorito dalla crescita in un ambiente familiare invalidante, caratterizzato da un’inibizione comportamentale da parte di due genitori iper-esigenti. Il disturbo narcisistico di personalità (o l’elevato narcisismo in generale) può risultare anche dalla crescita in un ambiente familiare incapace di fornire al bambino le necessarie attenzioni emotive e le conseguenti soddisfazioni dei suoi bisogni. Con il tempo, in risposta a tale atteggiamento, il soggetto risolverebbe la continua minaccia alla propria autostima, sviluppando una sorta di senso di superiorità.

 *Narcisismo patologico e relazioni sentimentali* 

La scarsa empatia del narcisista patologico, diventa centrale nelle relazioni, soprattutto sentimentali. Dall’esterno la persona con elevati livelli di narcisismo sembra “la persona ideale”, quella che tutti sognano, inserita molto bene a livello sociale e professionale. Solitamente è abile nell’apparire per quello che non è, prima forma di manipolazione che mette in atto. E’ spesso molto dotato a livello intellettuale e appare molto sicuro di sé, anche se ha bisogno di nutrire costantemente la propria autostima. In realtà, infatti, il mondo interiore del narcisista è caratterizzato da un grande vuoto, gli sono spesso mancate le gratificazioni da parte della madre. Chi soffre di narcisismo patologico ha subito dei traumi nelle relazioni di attaccamento, non è stato protetto, né gli sono state fornite delle regole (è stato spesso un bambino che ha dovuto diventare adulto molto velocemente, almeno nel contesto familiare). Una volta divenuto adulto, deve tenere sotto controllo gli altri, il mondo che lo circonda. Quando predomina il narcisismo patologico l’altro non esiste, e tutti i tentativi che il partner farà per cercare di cambiare la persona saranno inutili. Il narcisista è infatti insensibile alla sofferenza altrui, non è empatico e non sa provare sentimenti, anche se fa di tutto per apparire una persona sensibile ed empatica. 

 *Le fasi della relazione con i narcisisti* 

In particolare, si possono identificare tre fasi nella relazione con il partner:

Fase 1 – *Seduzione* 

Colui che presenta alti livelli di narcisismo mostra il meglio di sé. In questo momento, presta molta attenzione a mostrare un falso sé, mentendo, recitando una specie di ruolo. L’obiettivo è che l’altro si innamori e si occupi di lui. All’inizio, pertanto, mostra un lato vulnerabile di sé, provando ad attivare il senso di accudimento nel partner. Raccontando spesso un’infanzia infelice, evoca nell’altro il desiderio di farlo felice a tutti i costi, cambiandosi, modificandosi per andare incontro alle sue aspettative, entrando così nel circuito della sfida. Il partner è convinto di riuscire a soddisfarlo e di poterlo cambiare.

Fase 2 – *Intromissione* 

I due partner formano una coppia e le loro vite si incrociano a vari livelli: sentimentale, economico, sociale. Il soggetto con narcisismo patologico agisce per isolare l’altro dalla propria famiglia, dai suoi amici, dal lavoro. A livello individuale agisce facendolo sentire sempre più fragile attraverso l’uso della critica, che dapprima usa in modo sottile, poi sempre più pesante. Socialmente il narcisista è molto apprezzato, pertanto se il partner si lamenta con la sua famiglia o con le persone che ha come punto di riferimento, queste tenderanno a sminuire le sue osservazioni.

Fase 3 – *Distruzione dell’altro* 

Il narcisismo patologico emerge con tutta la sua forza e il soggetto diventa più esigente, violento, geloso e distante. A questo punto della relazione, è già riuscito a far sentire l’altro una nullità, insicuro di sé, spesso privo di valore. Non è insolito che il narcisista utilizzi violenza verbale e/o fisica. A livello verbale alterna momenti di dolcezza a momenti di aggressività e sono proprio queste oscillazioni a rendere ancora più dipendente il partner, che si destabilizza e non sa più come comportarsi. Esita a perdonarlo e poi lo perdona pensando che cambierà. Attraverso i maltrattamenti (psicologici, emotivi e molto più raramente fisici) il partner si paralizza, perdendo così le proprie capacità.

 *Cura del narcisismo patologico* 

Il trattamento di questo disturbo è centrato sulla terapia cognitiva, che spesso richiede tempi prolungati e un grande impegno, soprattutto da parte del terapeuta. Questi deve costantemente auto-monitorarsi e monitorare la relazione e i vari cicli interpersonali che si possono attivare con il paziente narcisista. Il trattamento del disturbo narcisistico di personalità risulta spesso molto difficile, in quanto il paziente non è solitamente consapevole della propria problematica e dell’effetto che questa provoca sulle altre persone. Le tradizionali terapie antidepressive non hanno efficacia sul narcisismo patologico. Il disturbo può essere gestito con una terapia cognitivo-comportamentale a medio-lungo termine, ma necessita di specialisti che enfatizzino l’empatia e non contestino il perfezionismo dei propri pazienti, i sentimenti di privilegio e la grandiosità.

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