Venere e Adone, il poema sinfonico di Christian Paterniti: un successo al PalaCultura di Messina

by M&M

Venere e Adone, una deliziosa composizione per orchestra sinfonica, apre al PalaCultura di Messina, tra gli applausi e ben più che degnamente, l’inaugurazione dell’anno accademico 2021/2022 del locale Conservatorio. Un poema sinfonico che si ispira alle delicatezze ed alle energie di un amore fantastico, tra il mitologico e l’arcadico-pastorale. E al drammatico fato che su di esso incombe, imponendosi fino a consumarlo. Ma non del tutto: il paradigma dell’amore più passionale e coinvolgente, davanti al prevalere di contrastanti e distruttivi eventi tragici, impone una trasfigurazione idealizzata di quella storia d’amore e dei suoi stessi protagonisti.

La storia di Venere e Adone ne costituisce una suggestiva metafora poetica proprio per il discreto riferimento ad arcaicizzanti modalità e ad una qualità timbrico-sonoriale poco più che allusiva del decorso melodico. Tutto subordinato ad una costante elaborazione del contrappunto, saldato all’interno di sempre rinnovate fasce timbrico-testurali. Agli aggraziati e idilliaci motivi della bellezza muliebre (Venere) si sovrappongono sempre più intersecandosi quelli energici e volitivi della travolgente passione amorosa (Adone). Fino al disperdente imporsi della brutale tematica sonora del destino di morte (Fato).

https://drive.google.com/file/d/1DNyIrD-R8oH6-ogaSJGOeczvWILmeoEP/view

La sensibilità evocativa della musica di Christian Paterniti richiama certamente il simbolismo modernista di scuola francese – sua antica e ben coltivata passione da ben distinto performer al pianoforte, in quanto allievo ottimamente supportato dal suo bravo Maestro Gaetano Indaco. Ma ben coniugando con soluzioni post-moderniste tra le più eclettiche quella sensibilità grazie ai lunghi ed eccellenti studi di contrappunto ed orchestrazione col suo Maestro di composizione Carmelo Chillemi, nonchè agli avanzati studi di teoria e analisi dello stile col suo Maestro di musicologia teorico-analitica applicata Mario Musumeci: un team di docenze che hanno costituito per Christian uno straordinario trampolino di lancio verso le esperienze di studio italiane più avanzate – tra cui l’Accademia nazionale di perfezionamento di Santa Cecilia con gli esimi compositori Azio Corghi e Ivan Fedele. Esperienze che già aprono verso una ben più classicheggiante visione di un rinnovato e più autentico post-moderno.

Musica di ottima fattura, carica di molteplici suggestioni e soprattutto giocata in vari registri espressivi che vanno dalla tenerezza idilliaca all’imponenza drammatica. Musica che affascina e travolge, specialmente se eseguita con crescente presa tecnica e convincente maturità espressiva. Insomma bella musica, come non di frequente accade purtroppo nell’odierna musica colta accademica di avanguardistica (e oramai passatistica) fede: fin troppo proclive alla programmatica incomunicabilità, addirittura per un partito preso che pecca ancora di arroganza e presupponenza nei confronti di un ascolto volenteroso e non puramente intellettualistico. Una musica classica contemporanea, invece, che punta decisamente a ricostruire su solide basi eufoniche di mestiere e di ben più spaziata cultura musicale il suo rapporto con la Storia e con il pubblico amatore più attento e coinvolto.

Hanno fatto seguito due concerti per strumento solista e orchestra: un poco eseguito Concerto in sol maggiore per flauto ed archi attribuito (dubbiosamente) a Pergolesi ed il complesso terzo Concerto per pianoforte e orchestra in do minore op. 37 di Beethoven. Delicata ed affabile la volatile e sempre aggraziata performance della brava flautista Chiara Bonarrigo, allieva dell’eccellente Maestro Franco Bruno. Straordinaria la maturità esecutiva dell’allievo pianista Luca Monachino, che il non facile beethoveniano concerto ha dominato, ben oltre che nelle pur necessarie qualità tecniche, con l’affabulante resa di un preziosissimo fraseggio. Anch’essa caratteristica precipua delle cure del docente, ancora il fuoriclasse Maestro Gaetano Indaco.

L’intera orchestra sinfonica del Conservatorio, con alla testa il direttore Maestro Bruno Cinquegrani, sempre straordinario per autorevolezza ed umanità artistiche non comuni, ha reso certamente al massimo delle sue potenzialità. E ciò nonostante le avversità e le difficoltà delle chiusure e delle cautele pandemiche. Ben meritandosi il riconoscente e reiterato a lungo applauso del pubblico cittadino, con alla testa (anch’esso!) il sempre volenteroso e anch’egli coinvolto musicista Sindaco di Messina Dott. De Luca: in primo piano con i bravi organizzatori dell’evento, il Direttore Maestro Averna e il Presidente Dott. Ministeri.

(22 novembre 2021)

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