Ursula von der Leyen e la poltrona istituzionale turca rifiutata: solo maleducazione istituzionale?

by MarioMusicum

Chi se ne esce a proposito della poltrona mancante con “il francese non doveva cedere niente!”, senza comprendere che il rispetto per una donna, a maggior ragione se in posizione di autorità, non è una inappropriata “galanteria” e che “proclami di lotta” anti-turchi nonchè anti-mussulmani sono tanto sopra le righe quanto pericolosamente inconcludenti. Cedere la poltrona del signore francese alla Signora tedesca avrebbe risolto immediatamente la questione e chi non l’ha fatto è semplicemente una persona biasimevole come uomo e come politico.

Chi si esprime con un “doveva chiedere fermamente la terza poltrona!”: richiesta umiliante e dunque già di suo delegittimante. Insomma tanto più estranea al ruolo istituzionale di un’autorità quanto più alta è la stessa: un superiore non può chiedere ad un inferiore, perfino se è una legittima pretesa, di metterlo quanto meno alla pari! Sono altre situazioni cogenti – giuridiche, politiche o addirittura militari – che devono sostenere la sua autorità.

Chi conferma l’obbligo della richiesta della poltrona istituzionale rappresentando lei stessa “l’intero genere femminile umiliato ed offeso”, citando addirittura un insegnamento di Cristo sul valore della testimonianza personale senza compromessi, sorvolando non solo sul fatto che Gesù stesso non ha mai richiesto poltrone o comunque posizioni di autorità a chicchessia. Ma soprattutto sulla realtà di un primario messaggio evangelico, che di suo è innanzitutto testimonianza simbolica di una suprema autorevolezza etica e spirituale, che si impone di per sé sulle autorità politiche ingiuste e corrotte dell’epoca e di sempre. Un’autorevolezza tale da imporsi nella Storia fino a definire oltre due millenni di Era Cristiana, nonostante l’umiliazione estrema della Croce imposta al suo promotore …

Mai sofferta, in dialoghi tra donne colte e di abbastanza comuni radici culturali, così tanta confusione tra ruoli di autorità e di autorevolezza, di rappresentazione del potere e di potere effettivamente esercitato, della varietà anche estrema di posizionamenti umani e della loro congruenza con situazioni e contesti di azione … Eppure doveva bastare l’intuito a dare risposte congruenti ma qui il (pure da me) celebrato intuito femminile non solo fallisce ma addirittura attribuisce la “croce” (le responsabilità dello “scandalo”) ad un’altra donna. La Presidente della Commissione Europea. La quale invece è risultata straordinaria e comunque sicuramente la più apprezzabile nel frangente. Finché delle donne ragionevoli saranno peggiori nemiche di altre donne, addirittura migliori di loro nella ragionevolezza, non vedo un futuro ottimistico per loro e dunque per l’umanità tutta.

Pretendere di imporre la propria autorità diminuisce la propria autorevolezza. L’autorità la impongono coloro che fanno da corollario all’autorevolezza (cosa necessaria sul piano politico e giuridico, ininfluente sul piano etico) non la impongono coloro che la rappresentano. Semmai questi ultimi la confermano con la propria autorevolezza. Proprio nell’etica del Vangelo sono i Segni (volgarmente: i “miracoli”) e le Parabole (gli Insegnamenti) che disvelano simbolicamente l’autorevolezza del Cristo, attribuendogli sì autorità ma solo davanti ai meritevoli che sanno riconoscerlo. Il forte insomma è colui che esprime autorevolezza, non colui che pretende autorità. Quest’ultima la attribuiscono le società umane ed è transeunte. È l’autorevolezza che  resta nella Storia come un Modello ideale per l’umanità intera.

La donna sorpresa e poi impassibilmente seduta sul sofà, davanti ai due uomini seduti sulle poltrone, esprime già di per sé grande dignità personale e dunque autorevolezza. Proprio davanti al ridicolo dei due maschietti che si attribuiscono da sé un’autorità, che durerà finché durerà. Tocca ad altri porre la questione se una Presidente della Commissione Europea possa essere trattata così e questo è l’aspetto politico prima e giuridico appresso. Quello etico l’ha già vinto la Signora Ursula von Der Leyen davanti a due ometti, che la cronaca e la Storia giudicheranno tali.

(9 Aprile 2021)

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