Sondaggismo e satira: una prateria tutta da esplorare (con un serio approfondimento)

by MM

Il sondaggismo è diventato certamente un affare serio, ma solo perché viene troppo preso sul serio: una sorta di ludica schedina del Totocalcio, ma senza una ben determinata concretezza dei premi in palio e per di più da compilare a molteplici scadenze, tanto ravvicinate quanto non portate ad esito che sporadicamente, se non nelle effettive anche lontanissime scadenze elettorali.

Proprio questa fenomenologia percettiva degli “eterni sondaggi” confonde la finzione con la realtà: i sondaggi elettorali vengono trattati oramai e sempre più come se fossero effettivi risultati elettorali! Ci sarebbe da chiedersi in maniera convintamente auto-critica perché ci si possa così tanto lasciare irretire in questa finzione meramente probabilistica e puri-condizionata dai fattori più contraddittori. Ma anche, en passant, perché una satira “seria” (diciamo meglio: “coinvolgente” e dunque comicamente “feroce”), tutta incentrata sul sondaggismo stesso e sui suoi aspetti corruttivi più evidenti e deleteri, non venga mai bene impiantata nei media; quanto meno nei non troppo allineati o quanto meno in cerca di maggior visibilità e audience.

L’unica risposta plausibile è che il sondaggismo produca non solo scompensi nell’equilibrio del più normale decorso della vita democratica, proprio imponendosi troppo spesso come fine – orientare variamente l’elettore nella scelta fino al peggior plagio del “salire sul carro del possibile vincitore” – piuttosto che come mezzo – inquadrare reali indici di gradimento democratico della politica governativa e assieme della più normale dialettica maggioranza-opposizione. Ma che pure, come ogni tipo di pubblicità, abbia un suo fine endogeno e quindi da tutelare ex se: “il medium vive di pubblicità, quindi anche di pubblicità elettorale, quindi anche di attività correlate come i sondaggi”. Sondaggistica e pubblicità elettorale? Certamente, come nei rilevamenti della pubblicità consumistica: in tal caso del rapporto tra ciascun “prodotto”, il soggetto eleggibile (coalizione governativa, specifico partito o candidato carismatico… ), e il suo più probabile target elettorale: da individuare e specificare nelle più diverse combinazioni di appeal, ossia di interessi più o meno concreti da perseguire o salvaguardare, se non di ideali o ideologie da sostenere nella concretezza della gestione della res publica.

Ora proprio in Italia la specializzazione trasformista dei nostri politicanti si è spostata dall’influenza sui singoli soggetti fino alle loro associazioni partitiche o movimentistiche rendendo estremamente labile e del tutto incoerente la stessa dialettica tra maggioranza e opposizione. Anzi – va affermato a chiare lettere – la principale coerenza, anche se non apertamente dichiarata, è il raggiungimento ad ogni costo di posizioni di potere. Alcuni esempi correnti. Alcuni nel senso che “signori, il catalogo è questo!”, ma il suo ampliamento rimane soggetto alle capacità e determinazioni più creative:
1. un partito sta all’opposizione ma si dichiara alleato e si presenta in coalizione con altri partiti che invece stanno al governo;
2. lo stesso partito d’opposizione al momento delle elezioni si presenta come possibile sostenitore o quanto meno con l’endorsement del presidente del consiglio al quale faceva l’opposizione,
3. mentre i suoi alleati governativi quel presidente hanno contribuito in modo determinante a farlo dimettere
4. e ciò dopo averlo usato per far dimettere il precedente presidente del consiglio;
5. un influente uomo di partito si nega recisamente in una prima fase della legislatura nel far parte della coalizione di governo, per poi favorirla e addirittura sponsorizzarla nel proprio partito in una seconda compagine governativa
6. e subito appresso uscirsene dal partito coi suoi fedelissimi per fondare un partitino in parte concorrenziale e pesare di più in deterrenza alternativa associata all’opposizione,
7. ma pure mantenendo una sponda di ex-fedelissimi nel partito abbandonato per condizionarne le scelte a proprio favore;
8. un capo-partito che al momento delle elezioni gioca aggressivamente contro l’ideologia di parte degli avversari politici tra loro in coalizione e assieme si prepara ad associarsi preferenzialmente con esponenti e partiti della parte avversa
9. e qualcuno di loro lo mette pure ben posizionato in lista elettorale scartando quelli più fedeli al suo partito, e pure più graditi agli elettori, solo per fargli posto;
10. un partito ed un capo-partito costantemente vilipesi non solo da quasi tutti gli altri ma soprattutto dai media perché pretendono che la propria politica governativa sia di volta in volta conforme ad un contratto di governo o almeno ad un programma più o meno concordato a monte o in itinere o anche solo ad una serie minima di scelte programmatiche, sempre come condizionate alla partecipazione al governo. Tutto ciò secondo i più ovvi criteri – ricorrenti in altri Paesi – di mediazione politica in coalizione con partito o partiti di parte tradizionalmente avversa… Ma pare sia l’unica cosa che non va fatta, specie se il partito in questione non è reputato affidabile dal sistema.

Davanti a tale tragicomica follia trasformistica che nulla ha a che fare con una corretta vita democratica delle istituzioni politiche cosa può fare l’elettore se non
a) adattarsi in pedissequo conformismo secondo logica clientelare
b) oppure, all’estremo opposto, in totale rifiuto astenendosi alle elezioni e disinteressandosi del tutto alla vita politica, sondaggi inclusi,
c) o tutt’al più a votare il 10. sperando che non avvenga, come purtroppo già accaduto, che
11. una componente consistente della propria rappresentanza parlamentare si imboschi in altri raggruppamenti parlamentari reputati più redditizi, dopo essersi comunque accaparrati tutti i privilegi e i benefit parlamentari della elezione in quel partito (iniziale).
12. Ovviamente se, nonostante tutti questi inghippi, qualcosa riesce a funzionare nella gestione della politica governativa, sembrerà ai più irrilevante o casuale per totale disabitudine a comportamenti politici virtuosi e quindi innescando le più irriverenti dietrologie,
d) o sarà già da considerarsi in sé un miracolo, forse da assolutamente premiare per la sua straordinarietà in mezzo a questa bolgia infernale di tatticismi politici; che lasciano stabilmente disperdere buona parte del senso stesso di quanto proclamato in sede elettorale;
e) o sarà fenomeno fortemente disturbante per la prevalente mediocrità etica, prima che professionale, di tale classe politica e di chi la sostiene nell’elettorato. E allora tutti gli altri soggetti si devono coalizzare per dargli addosso e riuscire a mantenere quello standard medio-bass(issim)o. Oppure a costringerlo, il fenomeno in carne e ossa, o a adattarsi al sistema o a mettersi di lato, in posizione non disturbante, o a mettersi da parte una volta per tutte.

I sopra elencati dodici punti di caratterizzazione fenomenologica del sistema partitico italiano, a prevalente caratterizzazione trasformistica, sono da considerarsi quanto meno di natura extra-costituzionale se non larvatamente disfunzionali per le istituzioni democratiche – e quindi almeno un tantino incostituzionali no?!
Ma è inutile imbarazzare al proposito i nostri eccellenti costituzionalisti, dato che anche lì si trova di tutto in tema di trasformismo istituzionale. A maggior ragione se proprio
13. qualche autorità di primissimo piano dello Stato, in evidente dis-assonanza con l’articolo 11 della Costituzione, inneggia alla “guerra giusta” e al “dovere patriottico” più o meno implicato di subordinare la propria appartenenza nazionale ad altri stati, e perché militarmente più potenti del nostro!

Per cui i cinque punti descritti, da a) ad e), quanto a reattività dell’elettorato paiono solo fughe dalla realtà a favore di questa grande finzione che, pur con qualche non sporadico pregio, continuiamo a credere “democrazia”.
Perché dunque non usare il sondaggismo in termini puramente auto-referenziali, di ipotetica ma mai verificata prevedibilità? Ossia senza poi non andare mai a votare, mantenendo ininterrotta l’alea di un concreto esito. Proprio come nei thriller a chiusura sospensivamente interrogativa dove la suspense si mantiene a far dormire “sonni (poco) tranquilli”. Una vibrante catarsi interrupta!

14. Realtà e finzione tendono sempre più a coincidere se una proposta del genere viene timidamente già a farsi; protesa a riconfermare, a camere sciolte (sic!), un PdC prima dimesso e/o dimessosi. Sarà solo per timore di affrontare elezioni incerte per la propria parte politica?

“Signori, il catalogo continua!” Ma nel frattempo, almeno su questi quattordici punti un po’ di rilassante e sana comicità no? Anche perché il bel gioco dura poco e se troppo dura è seccatura… e quanto meno ci si annoia! Ah, anche questo è contemplato dal sistema, al punto b?!

Come non detto: “avanti un altro, allora!” Cosa? Certamente un prezioso sondaggio su cui magari accapigliarsi, no?! Del resto anche la discussione più critica a suo modo può diventare una sondaggistica alternativa! E magari potrebbe risultare psicologicamente… liberatoria!

Da cosa, “liberatoria”? Boh!

(2 settembre 2022)

Un serio approfondimento

Quando poi i sondaggi dovrebbero servire al gioco sporco della politica. Dalla satira seria all’informazione seria ma ad effetto satirico:

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