“Solo e pensoso”: la solitudine interiore nell’incombenza dell’odio


by M&M

Una riflessione etica come profonda motivazione interiore di una ispirazione poetica:

Solo e pensoso

Solo e pensoso i più deserti campi
vò mesurando a passi tardi e lenti
e gli occhi allerto per fuggire intenti
dove uman presenza l’arena stampi.

Altra fuga non trovo che mi scampi
dal manifesto accorrer delle genti
perché negli atti d’allegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avvampi:

sì ch’io mi creda ormai che monti e spiagge
e fiumi e selve sappian di che tempre
sia la mia vita ch’è celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so ch’Amor soccorra sempre
a ragionar di sé ed io con lui.

Solo e pensoso i più deserti campi
vò mesurando a passi tardi e lenti
e il senno allerto a domar gli eventi
chè il disuman impianto il cuor ne scampi.

dal Canzoniere di Francesco Petrarca – XXXV
(libero adattamento di Mario Musumeci – maggio 2022)

Solo e pensoso. Elegia notturna” per flauto, archi e voce recitante (facoltativa)

[dalla partitura …:]

*******

Amore: espressione equivocata, abusata, contraddetta, vilipesa, stuprata …

L’odio nella sua razionalità esistenziale è figlio dell’egoismo, quindi certamente connaturato alla natura umana. Eppure la stessa nascita umana si perpetua come un atto d’amore che da individuale si apre all’universalità! Atto d’amore ancor più profondo nel riconoscimento dell’alterità di cui siamo comunque destinati ad essere parte dalla natura delle cose; che ci rende tutti polvere di materia ed energia di spirito: una realtà esistenziale anch’essa evidente, oscura solo per gli stolti che per terrore della morte si credono eterni nella loro individualità; eppure realtà facilmente certificabile in limine vitae e dunque incommensurabilmente più avvolgente dell’egoismo. Insomma: unica vera promessa di eternità, non individuale ma cosmica!

Però quando attorno a te la follia dell’odio umano prevale e con essa si impone l’oscuro e inconscio desiderio di morte altrui o propria? Quando deliberatamente – e sempre (si sempre, come c’insegna la verità storica) per sostenere i propri innominabili interessi – si costruisce la cultura dell’odio verso un nemico descritto come portatore di tutti i mali del mondo? E appresso preventivando costantemente la cultura del suo omicidio “legittimo”, della sua uccisione come salvezza addirittura della propria dignità personale?

Uccidere o essere uccisi: siamo ancora alla regola peccatrice originaria di Caino e di Abele? Non è forse uccidere un altro essere portatore della tua stessa umanità come uccidere una parte di te stesso? Quando perdi l’orientamento per la drammaticità degli eventi e non riesci più a distinguere il bene dal male è così difficile capire che male è innanzitutto ogni forma di istigazione all’odio, anche quando mascherata dal buonismo del “giusto” odio? Non sarebbe più corretto indagare il perché di quella istigazione per comprenderne che come di regola sia proprio essa stessa la demoniaca fonte interessata del male? Insomma smascherare il male ovunque si manifesti e isolarlo: c’è altra strada per la costruzione di un futuro per l’umanità intera?

Ma soprattutto in questo marasma di disumanità che ti sembra prevalente – anche se in attesa di essere praticata fino in fondo e diventarne magari direttamente vittima tu assieme ai tuoi più vicini interlocutori obnubilati dall’idea del “giusto male” – può l’amore non condiviso né forse più condivisibile mostrarsi ancora fonte in qualche modo dissetante, nella arida solitudine della stessa comunicazione d’amore? O semmai, nella solitudine di un odio che sempre più soffocante incombe, non devi mai smettere di dialogare con quell’amore: cercandolo ovunque sia possibile trovarne traccia e perfino solo dentro te stesso?

Insomma devi combattere il “male” per divenire tu stesso, e certamente, male oppure devi smascherare la falsità del “bene” che ti vuol convincere della necessità del male? Non sembra esserci soluzione per gli uomini di buona volontà se non nella preghiera interiore per rinforzare subito appresso la testimonianza esteriore contro il male e contro chi lo propugna. E il male assoluto è la guerra, senza se e senza ma: la tua guerra esattamente come la guerra degli altri! Se c’è una guerra da dichiarare è quella contro i signori della guerra – il vero e unico solo male, coloro che traggono vantaggi diretti dalla guerra, i veri criminali dell’umanità che vanno sempre costantemente denunziati e perseguiti con gli strumenti del diritto o, in sua mancanza, della giustizia dei popoli. E costoro perdono innanzitutto tramite la diffusione capillare della cultura della pace: compito da sempre immane ma irrinunciabile per il bene dell’umanità tutta. Un paradigma da capovolgere: Caino che abbraccia Abele spiegandosi e imponendosi entrambi le regole della condivisione e della tolleranza reciproca. Amen.

Amore, credevo di sapere cosa Tu fossi prima di smarrirTi: ma adesso pur sapendo che Tu sei l’unica Essenza in cui potermi riconoscere non capisco più se corrispondi a quella infima luce che credo adesso di intravvedere nelle tenebre. Parlami, non smettere di parlarmi e non mi abbandonare mai, mai, mai!”

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[… ad una performance musicale digitale appena accettabile:]

(7 maggio 2022) 

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