La passione dell’etica. A proposito di un’intervista a due siciliani, moderni trovatori (… cantautori)

by Musica&Musicologia

Da una umana semplicità colloquiale ad una sintetica riflessione teorica che vuole solo nobilitarla su un piano intellettuale, ma ben consapevole della superiorità comunicativa del dato umano:

Intelligenza vs Cultura.

Conoscenza vs Competenza.

Passione vs Ambizione.

Esperienza vs Pratica (Mestiere).

La cultura ha un valore solo quando ridispone l’intelligenza rendendola ancor più versatile e aperta al cambiamento.

La competenza si afferma quando non dismette mai la sua sete di conoscenza.

L’ambizione si realizza solo quando è connaturata alla passione di un profondo credo che le attribuisce un valore non transeunte.

Il mestiere e la sua pratica non sono nulla senza le ininterrotte acquisizioni dell’esperienza.

Così è l’esperienza che governata dalla passione promuove, attraverso l’espandersi ininterrotto della conoscenza, l’affermazione della migliore intelligenza umana.

Ma solo l’etica costituisce il motore di questa connessione in continuità di crescita, rendendo in necessitato parallelismo quella doppia scala integrata di valori.

Ossia promuovendo costantemente la netta volontà di dare loro un senso compiuto e irrinunciabile. Un senso che trascenda le stesse nostre individualità e la nostra stessa personale esistenza sempre proiettandoci oltre …

È allora rasserenante sentire esprimere questi concetti molto più discorsivamente e così affabilmente da due poeti-musici siciliani, due odierni trovatori. In una loro ormai lontana intervista.

A margine. Non è che l’anima del popolo siciliano trasmigri così ininterrottamente anch’essa di generazione in generazione? Quanto meno a partire dai trovatori provenzali e ai poeti anch’essi medievali della Scuola siciliana: riuniti attorno all’alto magistero politico ed etico dello Stupor Mundi italico europeizzato ma di araldica provenienza germanica, Federico II. Un sommo modello della Storia politica e culturale universale. Un grande regnante che fece della Sicilia l’incontro ideale delle razze e delle fedi. Un “sole umano” che con le sue sole forze – osteggiato da poteri forti quanto se non più di lui come la chiesa cattolica materialista e oscurantista di quei tempi – si mostrò capace di illuminare il mondo intero. Bisognerà prima o poi riscrivere una Storia della grande Sicilia e dei Siciliani che l’hanno onorata. Solo, quanto meno, per emarginare una volta per tutte coloro che, poveracci noi, l’hanno vilipesa!

Conviene allora riascoltare quella mirabile ed estemporanea semplicità. Dietro cui propriamente si esprime, con una sua etica passione, l’intelligenza vera: quella aperta alla conoscenza del mondo, per trarne fonti inesauribili d’esperienza, necessaria alla produzione di una altrettanto ammirevole arte …

Riscoprire la personalità fortemente intrisa di profonda spiritualità cosmica e tuttavia di disarmante semplicità relazionale di Franco Battiato seguendo un percorso a ritroso nella sua vita artistica rivela un suo particolare fascino. Un percorso che merita riflessione per la sua estrema attualità oltre che per una straordinaria ininterrotta ricerca di verità nella sua introspezione etica e poetico-musicale. La canzone L’ombra della luce ascoltata nel 2016, 5 anni prima della sua morte (18 maggio 2021), sembra rivelarsi – specie per chi non la conosca – assieme come una preghiera di addio alla vita e un testamento spirituale:

prima decade anni 2000

Eppure questo brano era uscito 25 anni prima, nel 1991 all’interno dell’album Come un cammello in una grondaia titolo ispirato ad Al-Biruni, uno scienziato persiano del XII secolo. Ed ascoltarlo in arabo in un concerto tenuto nel 1992 da Franco a Baghdad pare capovolgere quella visione. Dieci anni prima del dramma iracheno della distruttiva invasione statunitense (2003-2011) quella declamazione poetico-musicale acquista assieme un tono profetico distraente rispetto la tragicità delle predisponenti vicende storiche e di inno inter-religioso proteso ad una umanità superiore unita da una spiritualità cosmica:

anni novanta

Insomma questa canzone nella sua innegabile eppure coltissima semplicità sembra valere mille omelie sulla pace fatti da un pur importante religioso di turno, che sia un cristiano un mussulmano, un buddista. Difficile rintracciare le relazioni di continuità tra la profonda spiritualità inaugurata negli anni novanta e il frammentato biografismo alternato alla frammentata critica sociale da canzone impegnata anni ottanta. Se non in una sua dichiarata vocazione fondamentalmente antitetica alle banalità di una tranquilla vita borghese, Franco era ancora alla ricerca di una propria coerente identità assieme umana e artistica:

anni ottanta

(continua)

(27 gennaio – 17 aprile 2022)

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