La Violenza come Leva Fecondatrice della Storia. L’irrisolvibile questione medio-orientale

Gli estremi della questione mediorientale, a mio modesto avviso, non sono certo Israele e Palestinesi semmai Israele e Arabia Saudita. Sulla scacchiera internazionale i Sauditi rappresentano per gli USA uno scomodo alleato da compensare con Israele. Del resto a chi in occidente si esprime aprioristicamente contro Israele io porrei la domanda a risposta netta: preferiresti vivere in Israele o in Arabia Saudita? 

Tutto il resto viene appresso e, almeno in tal senso, che altri paesi come l’Iran e soprattutto la Turchia si pongano in contenimento ai Sauditi lo trovo positivo in termini di Realpolitik. I palestinesi sono solo una pedina di un gioco molto più grande di loro, un gioco che non è condotto solo da Israele e dagli USA! Un gioco che tende solo a schiacciarli, dato che la politica dei paesi arabi è stata generalmente, in maniera più o meno sotterranea, quella di considerare Israele stesso come un avamposto dell’occidente; ma non certo per un gratuito riguardo nei confronti della popolazione palestinese. E ciò del resto non è fin troppo evidente?

Con la funzione mediatrice dell’USA potrebbe scombinare questo gioco proprio la Turchia, in qualche modo parzialmente occidentalizzata. Non direi anche “europeizzata”: non ci sta più il Regno Unito in Europa, perché dovrebbe starci la Turchia? E detto perfino “provocatoriamente” per le “anime belle”: la Russia, posta in antagonismo all’Europa dalla stessa esistenza della Nato, non è forse quanto meno per tradizioni storiche più europea della Turchia? E ha senso definire sbrigativamente “fascisti” gli Erdogan e i Netanyahu per scelte politiche che pure sono sostenute dalla maggioranza dei loro elettori?

Personalmente da “anima bella” – tranne ad un neofascista che mi risponderebbe: “embè?” – potrei dare del “fascista” a chiunque la pensasse politicamente in maniera differente da me. Con analogo atteggiamento con il quale il politico e governante Berlusconi dava costantemente e sprezzantemente del “comunista” ai suoi avversari. Non c’è alcun valore di verità in tali atteggiamenti, anzi oggi davanti alle nuove generazioni vanno solo stigmatizzati e basta perché ideologizzano verità storiche complesse seppure inconfutabili, come la storia del fascismo italiano e la storia del comunismo sovietico e cinese.

Storie che hanno in comune la nozione politicamente sovrastante di dittatura e assieme più o meno integratamente di oligarchia autoritaria. Ciò seppure le ideologie e i sistemi politico-economici di riferimento strutturale si presentavano in maniera antitetica. Diversamente interagenti con il moderno capitalismo certamente ma nei fatti diversamente riadattati in analogia, se ci si confronta con il caso paradigmatico della Cina, paese comunista a conduzione economica capitalistico-dirigista.

Se io attribuisco a chicchessia un’etichetta ideologica o riesco ad argomentarla in chiave storicamente inoppugnabile o altrimenti sono un impostore. Attribuire ad esempio ad un Netanyahu la qualifica di fascista non ha senso:

1. perché è stato eletto con votazione democratica,

2. perché nell’atttibuirgli un’etichetta impropria e ideologizzando la sua posizione la si soggettivizza in un punto di vista, sorvolando sull’oggettività di fatti ben più probanti nel qualificarlo, quali i probabili reati economici commessi, i probabili crimini politici di cui è responsabile, i probabili crimini contro l’umanità che personaggi come lui producono indisturbati perché divenuti pedine di un gioco politico internazionale ben più grande di loro.

Insomma un neofascista autentico non è assolutamente detto che abbia commesso quei crimini. Quindi quella definizione volutamente offensiva non ha invece alcun senso e appare solo ridicolmente un niente. Per di più noi europei non abbiamo proprio niente da insegnare a nessuno, dopo avere prima colonizzato il Nuovo Mondo e pure l’Africa nera, schiavizzandone gli abitanti. Paesi ancora colonizzatori sono europei o di provenienza europea e dovremmo, noi, colpevolizzare Israele, dopo le nostre corresponsabilità nella Shoah!? (l’ex-criminale o figlio o nipote di criminali che vuol fare il giudice distaccato dei crimini della storia?!)

Colonialismo e immigrazione sono due facce della stessa medaglia: prima o poi il conto si paga e piuttosto che dividersi in buoni e cattivi bisogna che gli uomini di buona volontà trovino soluzioni e che i rimanenti le applichino con giudizio: certo la cosa più difficile e meno comoda, ma senza questa la storia resterà solo quello che è sempre stata: storia di violenza e di prevaricazione. Perfino quando i “buoni” per imporsi “fanno i cattivi”, il conto prima o poi sempre si paga!

E per chiudere: il buon Lenin non aveva fatto una grande scoperta nel definire “la Violenza come Leva Fecondatrice della Storia”, a volerne legittimare il valore etico in vista della rivoluzione bolscevica. Lui l’affermava per sostenere una tesi minoritaria per le europee classi medie e più o meno benestanti dell’epoca, dove per lo più reclutava il sostegno intellettuale con cui cercare il consenso più ampio. Ma la violenza è stata nei più vari modi sempre praticata dalle classi dominanti del momento – inclusa proprio la nomenclatura stalinista prodotta dalla rivoluzione bolscevica leninista.

E sempre più a danno dei più reietti della storia. In questo caso non i “palestinesi”, per come genericamente definiti, bensì le classi più disagiate più esposte e meno protette che, perfino su ambo i fronti, costituiscono solo le pedine del gioco violento condotto dai loro violenti governanti. Non è forse questa la reale, tanto umana quanto ontologica, maledizione della “violenza che genera violenza”?

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