I corsi musicali di base nei Conservatori/ISSM (aggiornato all’1 dicembre 2011)

di Mario Musumeci

A proposito di corsi musicali di base si è già scritto a sufficienza e si rimanda, oltre che in generale alle apposite rubriche – Istituzioni accademiche e Istituzioni formative -, agli articoli più specifici presenti in esse.

Al più diretto:

Tra liceo musicale e conservatoriali corsi di formazione di base. Contenuti e metodologie nell’ambito teorico-analitico-compositivo

e al suo preliminare

 Impianto generale e programmi di studio del Liceo musicale

al precedente, più riferito alla prospettiva politico-culturale dell’istituzionalizzazione dei detti corsi:

Stabilizzate le lauree musicali parte la formazione musicale di base: ma con quali prospettive e risorse?

e, ancora, al più specifico riferimento ad una non sopita polemica sindacato-ministero:

I docenti dell’appena istituita accademia musicale? Mandiamoli a insegnare nei licei e nei corsi di formazione di base!

Così, a ridosso di questo materiale informativo e documentario, si vuole qui adesso dimostrare una volta per tutte che anche in tale faccenda “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”.

E in effetti quello che sta accadendo in varie istituzioni appare, a dir poco, come una palese contraddizione della funzione ordinamentale dei Corsi di base. Così come previsti nella normativa di riferimento ed invece attivati presso vari Conservatori. Istituzioni peraltro già trasformate in Istituti Superiori di Alta Formazione degli Studi Musicali di impianto ordinamentale accademico, paritario alle facoltà universitarie. *1

E ciò senza che a livello di controlli ministeriali ci sia … “qualcuno che batta doverosamente  un colpo”: proprio per specificare che “così non va, anzi non va proprio, cari Direttori (alcuni …) e Docenti (alcuni …) della massima istituzione musicale del Paese”.

Si tratta forse di intese “verticali” esplicitate altrove che nelle sedi istituzionalmente previste? E che contraddicono abbastanza vistosamente la normativa vigente e gli stessi provvedimenti amministrativi attuati a suo supporto!

Si dia uno sguardo alla previsione – richiesta formalmente dal Direttore e, indirettamente, dal Consiglio Accademico dell’Istituzione di pertinenza – per una delle discipline di tali corsi di base. Corsi vincolatamente propedeutici all’iscrizione ai Corsi accademici ordinamentali del cd. 3+2 e che a suo tempo il Direttore Generale dell’Afam dott. Civello raccomandò con apposita circolare che dovessero disporsi individuando dei percorsi didattici configurati in maniera coerente con gli studi che si svolgono in parallelo presso i neonati licei musicali.

Ebbene tale disciplina, denominata riduttivamente (non certo da chi scrive) Elementi di armonia e analisi, è stata inquadrata in un solo anno di corso a fronte dei cinque anni della disciplina liceale corrispondente: Teoria, analisi e composizione; nonostante i molteplici rilievi fatti a vuoto dallo scrivente in sede di CdD, di CA (prima delle proprie dimissioni) e di Dipartimento!

Pur nondimeno il sottoscritto, redattore di tale Programma, si sforzò – seppure in una propria forzata … solitudine – di adeguarsi a tali dettami, ancorché nei limiti della previsione quantitativa e nella speranza che a ciò potesse supplire un coerente collegamento formativo con la disciplina triennale Teoria ritmica e percezione musicale, ad essa precedente e dunque propedeutica.

Ecco qui il Programma presentato nella redazione consegnata ufficialmente dal redattore incaricato:

Programma PREACCADEMICO ARMONIA E ANALISI

 e qui di seguito nella forma regolarmente pubblicata sul sito istituzionale:

http://www.consme.it/images/preaccademico/altre_materie/ELEMENTI_DI_ARMONIA_E_ANALISI.pdf

Ebbene si confronti il tutto, in chiave unitaria, con il Programma di Teoria ritmica e percezione musicale, dove risalta con evidenza la preminenza metodologica della solita pratica a-musicale della divisione e del solfeggio parlato (ovunque pedagogicamente condannati e sempre istituzionalmente redivivi …) e di una concezione grammaticalistica del linguaggio musicale del tutto avulsa dalla reale varietà e ricchezza della letteratura musicale (ma i colleghi dell’ex-Solfeggio non sanno proprio fare altro?!):

http://www.conservatoriomessina.it/preaccademici/programmi/Teoria,%20ritmica%20e%20percezione%20musicale.pdf

Adesso si confronti il tutto, pure nella sua disomogeneità qualitativa (ho dovuto realmente “battermi” per non permettere una regressione contenutistica dei “miei” contenuti programmatici), e lo si confronti con la programmazione liceale del relativo corso quinquennale:

TEORIA, ANALISI E COMPOSIZIONE

Ne risulta forse una qualche assonanza e coerenza, al di là dei miei citati sforzi – riferiti però ad un solo anno di studi? E in definitiva un rispetto del dettato normativo che richiamava la citata richiesta di coerenza con i programmi liceali formulata con l’apposita circolare dal dott. Civello? Sembra una cosa normale che qualche direttore e, assieme a lui, qualche docente posto in posizione di una qualche responsabilità, possa tranquillamente affermare nei fatti che a lui/a loro dei programmi ministeriali liceali non gliene importa proprio nulla e neppure a livello di semplice conoscenza?! E che senso avevano le ben diverse e contrastanti raccomandazioni del loro superiore gerarchico, il direttore generale?

Insomma perchè, se le regole poste non vengono rispettate per nulla, gli organi di controllo (ministeriali) – sempre pronti ad essere sguinzagliati in altri casi “meno nobili” – qui tacciono, fermi al loro posto? Esiste un accordo verticale, proteso alla valorizzazione del peggio che le nostre istituzioni riescono a produrre? Dobbiamo continuare a rimpiangere la presenza in altri tempi di personaggi colti – ma anch’essi isolati – come Aurelio Arcidiacono, Bruno Boccia, Silvano Sansuini; che nella veste di dirigenti ministeriali si battevano assieme ai migliori docenti  per la miglior qualificazione delle istituzioni Afam?

Interrogativi che – si sa già – non produrranno alcuna vera risposta, se non laconica ed inutile per l’importanza delle questioni in ballo. E che – ahimè – richiamano la tanto vanamente dibattuta questione della meritocrazia; proprio in un momento storico che il suo opposto si afferma e stravince ovunque; la de-meritocrazia, con tutti i suoi annessi e connessi: il lobbismo para-mafioso o mafioso tout court, il clientelismo, il nepotismo ed il familismo qualificati a mò di giustificabile condotta, la de-responsabilizzazione e il menefreghismo e l’approssimazione generalizzati …

Cosa fare allora al proposito? Mai tacere, innanzitutto, se non si vuol diventare complici di questo imperante malcostume …

E, al momento, meglio dar conto della correttezza delle considerazioni già espresse dal sindacato più rappresentativo del settore – l’Unams -, con le quali generalmente si concorda, circa il significato istituzionale dei conservatoriali corsi musicali di base. Considerazioni che adesso sono riproposte anche in quanto aggiornate alla fase attuale.

Però osservando criticamente che queste si danno in un vuoto di riferimenti alla qualità dell’insegnamento; anzi muovendosi – come purtroppo spesso ci è toccato di polemizzare circa la funzione del sindacato, ovunque e anche per tali motivi in crisi profonda di identità – sulla scorta di un dogma: quello della qualità comunque “eccelsa” e indiscutibile di tutta la classe docente accademica. E della preminenza, anche quando prevaricatrice e regressiva, della malintesa assolutizzante nozione maggioritaria della democrazia rappresentativa … *2

Ma non è giunta l’ora, per la drammatica impasse economica e politico istituzionale, di voltare drasticamente pagina proprio al proposito?

Ecco il link per l’articolo:

http://unams.it/Istituti_alta_cultura/default_i.htm

Di seguito anche l’articolo translato dal sito istituzionale dello stesso Sindacato:
 
 
 
Unione Artisti
UNAMS

Iscrizioni e corsi pre-accademiciComunicato stampa

In merito ad alcuni chiarimenti richiestici da più parti circa le nuove iscrizioni nei Conservatori di musica rammentiamo che le uniche iscrizioni consentite dalle vigenti norme consistono nelle iscrizioni al triennio in ordinamento e al biennio sperimentale. Per quanto attiene i cosiddetti corsi preaccademici essi non sono previsti e legittimati da alcuna specifica norma (vedi parere Avvocatura dello Stato, Dott. Messineo, prot. n. 28032/11), ma volendoli comunque attivare, i Conservatori, nella loro autonomia,possono farlo usufruendo dell’apporto di personale esterno al Conservatorio (ad esempio impiegando personale diplomato dai Conservatori, procedura già proficuamente operante per esempio presso il Conservatorio di Roma.

In ogni caso qualora si facesse intendere ai docenti interni, non solo che una loro eventuale collaborazione potrebbe essere intesa in termini di ore aggiuntive, ma addirittura che potrebbe risultare come completamento di orario (finalizzato a scongiurare inesistenti o indotti problemi di soprannumerarietà), tale ipotesi si rivelerebbe priva di ogni fondamento reale. Infatti, non essendo detti corsi riconosciuti (vedi sempre parere Dott. Messineo e pronunciamenti di studi legali vari) non concorrono a completare nulla. Inoltre aggiungiamo che il concetto di soprannumero, inesistente nelle Università, poco si attaglia all’ordinamento di Accademie e Conservatori, non esistendo più nella fattispecie un definito numero di allievi per classe, bensì un numero di ore di lezione da effettuare, che viene tradotto in crediti nei piani di studio.

D. L.

[corsivi del redattore dell’articolo]

********************************

Note

*1 Ma – detto per inciso – perfino questa nuova denominazione, ufficializzata in atti normativi , statutari e regolamentativi, risulta oggi del tutto assente a fronte della precedente – e normativamente superata – definizione di “Conservatori di musica”: negli Statuti vigenti si definiscono queste Istituzioni con la predetta nomenclatura di I.S.S.M.  e addirittura aggiungendo la qualifica di ex- al nome Conservatorio! Si tratta solo di una questione di nomi?

*2 Il che, a parer nostro, ne comporta una deriva nel senso propriamente opposto: la demagogia che sottende oligarchie consolidate e tendenze degenerative, protese verso l’autoritarismo: ineliminabile e dunque consequenziale vocazione dei cd. poteri forti

______________________________________________________________

Aggiornamento all’1 dicembre 2011 (cfr. anche i seguenti commenti)

Di seguito la direttiva ministeriale che permetterebbe ai privatisti l’ammissione agli esami dei corsi musicali di base, ma che soprattutto estende anche a loro – oltre agli iscritti del regime transitorio – la possibilità di ammissione agli esami di diploma tradizionale. 

Decreto Ministeriale 4 luglio 2012

Il che appare senz’altro quanto meno incoerente con l’impianto riformato degli studi musicali liceali e accademici; che trova oramai vigenti e a regime corsi di studio ben più impegnativi quantitativamente e contenutisticamente.

Ma l’odierna politica – fondata ovunque furbescamente sui principi dell’emergenza e della sanatoria continue – ci ha abituati a ben altro, per nostra fortuna (!) … :-)))

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Una risposta a I corsi musicali di base nei Conservatori/ISSM (aggiornato all’1 dicembre 2011)

  1. musicaemusicologia ha detto:

    Sento di dover pubblicare i contenuti di questa mail sul sito, privi ovviamente di riferimenti contrari alla privacy di chi me l’ha, peraltro affettuosamente, indirizzata; dato l’interesse generale e di comune riferimento per chi si occupa delle nostre istituzioni. In corsivo le mie risposte.

    “Caro Maestro,
    le chiedo ancora una cosa.
    Un mio allievo che lo scorso giugno ha fatto da privatista un esame di solfeggio (lo chiamo così per comodità) al conservatorio di (omissis), preciso che non si è trattato di un esame ordinario ma di compimento di un periodo preaccademico, anche se, ripeto, sostenuto da privatista; a settembre si è iscritto interno a (omissis: altro istituto) dove, considerando quell’esame sostenuto a (omissis), lo hanno giustamente esonerato dalle lezioni di solfeggio.
    Analogamente posso supporre che un esame di armonia di compimento di corso nel periodo preaccademico possa essere considerato al triennio per un esonero di almeno un anno della materia,
    probabilmente anche con storia della musica, non so se col pianoforte.”

    Non può essere così invece e per ovvi motivi: una disciplina propedeutica allo studio accademico. non può equipararsi ad una accademica.
    Ma qui sta anche il punto alquanto problematico dell’intera faccenda. Vediamo un pò come io lo affronto a Messina, grazie anche alle mie competenze giuridico-normative.

    Lo studente che ha da esterno superato una disciplina del corso preaccademico e che adesso frequenta da interno un corso preaccademico non dovrà certo ristudiare quella disciplina di cui ha sostenuto l’esame.
    Ma se il confronto avviene con le discipline di v.o. oppure di triennio ecco che le cose si complicano, se non si conoscono bene i riferimenti normativi.
    Mentre per il solfeggio inteso come preparazione di base alla lettura e allo sviluppo dell’audizione interiore tramite il canto e il dettato melodico generalmente si concorda su quanto lei ha più o meno verificato a settembre per il solfeggio, per il nostro settore disciplinare e per quello storico va considerato che esiste da tempo sia una relativa programmazione liceale che un relativo impianto accademico.
    E che tutte e due stanno oramai funzionando a pieno regime, anche se le sedi di liceo musicale (scuola secondaria, ovviamente …) sono limitate a singole sezioni sparse qui e là in Italia.

    Ora, gli studi musicali dei corsi di base non possono che avere una fisionomia almeno analoga a questi ultimi liceali, essendo propedeutici al livello accademico.
    E d’altra parte i diplomi v.o. sono equiparati, come da diritto transitorio in attuale fase di esaurimento, a quelli accademici adesso ordinamentali.
    Se pertanto da studente supero un esame di preaccademico non dovrei vedermelo poi equiparato ad un esame di triennio accademico, e qui la cosa sembrerebbe pacifica per chiunque: mica si equipara la letteratura italiana fatta alla scuola media o al liceo a quella altrimenti approfondita all’università!
    Eppure, data l’ignoranza di molti degli addetti ai lavori, al momento mi aspetterei di tutto al proposito, sempre però auspicando il meglio …

    Ma emerge una questione che a (omissis) potrebbe coinvolgerla: i docenti che non sono stati in grado di diversificare sul piano contenutistico i due livelli, quello propedeutico e quello accademico, che cosa faranno al proposito?
    Tenderanno ad oscillare, anche se con ingenuità/inavvertita incompetenza, verso la tendenza ad equiparare i contenuti del preaccademico (prima inesistenti per loro) di Storia e di Armonia e analisi ai programmi che stanno più o meno innovando nell’impianto accademico? Mi pare possibilissimo che questo avvenga.
    E d’altra parte si può innovare da un anno all’altro senza mai avere sperimentato seriamente quell’innovazione, specie in discipline non puramente descrittive ma ad alto contenuto logico-formale e tecnico-pratico come quelle teorico-compositivo-analitiche? Noi – in quanto tutti collegati ed estremamente attivi all’interno della vecchia SIdAM/Società italiana di analisi musicale – ci abbiamo messo oltre un ventennio di sperimentazione a Messina e tanti altri ci hanno seguito in tutta Italia.

    E allora quei colleghi, come accaduto a (omissis), che l’intero triennio lo stanno scoprendo adesso dopo la generalizzata messa ad ordinamento per non averlo mai sperimentato contenutisticamente, che si sono invece adagiati sugli antiquati programmi degli anni ’30 dello scorso secolo e che altro di meglio potrebbero non saper fare, come si comporteranno per non risultare gli ultimi degli ultimi, buoni solo per essere … sputtanati (ma questo in Italia – dove il merito non viene mai riconosciuto, se non in chiave demagogica – non accadrebbe mai)?!?

    E difatti, inversamente, nella nostra istituzione il punto di incontro, tra noi docenti e chi gestisce al momento, si è tradotto al modo seguente anche per l’adattamento ai reciproci spazi di competenza decisionale:
    1. Il triennalista che ha svolto i corsi pre-accademici deve – e altrimenti per legge non potrebbe essere – adempiere per intero a tutti gli obblighi di studio e di frequenza del triennio;
    2. andrà comunque avanti “ad esaurimento” lo studente di vecchio ordinamento che ha ancora l’opportunità di svolgere i vecchi programmi, non solo del biennio di Armonia complementare ma anche dell’unico corso annuale inadeguatamente ancora previsto per fiati e cantanti; salvo che per loro scelta non abbiano aderito al corso biennale con terzo anno facoltativo di Teoria e analisi – corso di studi nel frattempo del tutto equiparato anche nei contenuti ai corsi triennali accademici;
    3. quest’ultimo studente, se decide nel frattempo di transitare dal v.o. all’accademico, si trova accreditate le due annualità di Storia e adesso solo la prima annualità di Armonia (fatta sbrigativamente corrispondere ad Analisi I/Teoria e tecniche dell’armonia), restandogli da studiare le rimanenti: Storia III (musica novecentesco-contemporanea) e Analisi II (Fondamenti di composizione) e III (Analisi del repertorio).
    4. Resta l’enorme contraddizione tra chi attualmente opta (per diritto di legge) di studiare nel v.o. solo l’insufficiente anno di Cultura musicale generale (Armonia per cantanti e strumentisti a fiato) e chi frequenta nel triennio ben tre annualità ben più articolate e al confronto avanzatissime nei contenuti didattici e metodologici.
    5. Se poi nel preaccademico si prevede (come accaduto a me) un programma all’altezza dei contenuti liceali – comunque riferiti ad una Teoria, analisi e composizione di ben 5 anni, dove si integrano competenze avanzate della vecchia Teoria e solfeggio e della vecchia Armonia complementare – si arriva allora all’enorme paradosso di un diploma v.o. dove si dovrebbero in simultaneità insegnare discipline contenutisticamente inferiori al preaccademico ed ancor più al corrispondente livello liceale: situazione transitoria e ad esaurimento certamente, ma il danno nel frattempo viene compiuto ugualmente e alcune generazioni di musicisti convivranno da “ciuchi”, al proposito, rispetto ad altre ben diversamente preparate (provenienti da licei musicali e trienni accademici).
    Ciò sta accadendo con tutta evidenza mentre i nostri dirigenti ministeriali, a non dire i nostri politici e sindacalisti, si dilettano a fare tutt’altro che il loro dovere amministrativo e di controllo al proposito. Niente di nuovo … La solita mescolanza di ignoranza (delle linee di evoluzione riformistica dell’intero sistema, delle specificità disciplinari e delle loro concrete esigenze di articolazione curricolare) e di superficialità: se non si “conosce” si preferisce essere sbrigativi, proprio per non dare importanza a ciò che dimostra la propria inadeguatezza …: si tratta del più diffuso meccanismo psicologico di autodifesa, in cui tutti – ahimè – siamo coinvolti chi più chi meno. :-))

    “Non so se (omissis) riproporrà la stessa possibilità per i privatisti (magari per avere un po’ di entrate economiche?), ma in tal caso lei pensa che la mia ipotesi possa essere praticabile?”

    Le ho già risposto sulle relazioni di necessaria e normativamente definita propedeuticità tra preaccademico e accademico.
    Se invece si sta riferendo alla possibilità di accedere agli esami di preaccademico per loro, le ricordo che le ho allegato (e le riallego) la direttiva ministeriale – DM 4 luglio 2012 – che sembra prevederlo, non solo come un’opzione ma come un obbligo.

    Diversamente che per l’accesso dei privatisti alle vecchie licenze e compimenti: ma ci mancherebbe altro! Potremmo anche chiudere le nostre istituzioni se si arrivasse ad libitum a una simile idiozia!
    Ma al peggio non c’è mai fine, nell’attuale vuoto di competenze culturali specifiche (musicali e giuridico-normative, bene integrate assieme) …
    Speriamo bene :-))

    “Grazie e cari saluti

    (omissis)”

    Arrivederci e sempre ad maiora.
    MM

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