Stabilizzate le lauree musicali parte la formazione musicale di base: ma con quali prospettive e risorse?

di Mario Musumeci

Si conclude la prima fase ordinamentale degli studi musicali accademici. Proprio una circolare del 04-10-2010 del direttore generale dell’Afam dott. Civello, avente per oggetto: anno accademico 2010/2011: nuovi ordinamenti didattici, statuisce che si concluda definitivamente la fase sperimentale relativa al nuovo assetto didattico-ordinamentale delle Istituzioni di alta formazione artistica e musicale. Pertanto, in contemporanea all’emanazione definitiva degli ordinamenti didattici dei corsi di studio di primo livello dei Conservatori di Musica e degli Istituti Musicali Pareggiati, dal prossimo anno accademico 2010-2011 verranno dismessi i corsi superiori di vecchio ordinamento.

Prevedibile è che, ad esaurimento, verranno salvaguardati i diritti acquisiti degli studenti già iscritti agli stessi corsi dal precedente anno accademico. Ma il problema immediato che si pone al proposito e che sta già impedendo il corretto avvio del nuovo anno accademico è: a partire da quale anno di iscrizione e fino a quale anno di iscrizione si può ammettere la salvaguardia della continuità del vecchio sistema per gli studenti già frequentanti? Si è abbastanza riflettuto che per i corsi decennali ciò potrebbe comportare un altro sessennio se non addirittura, nelle ipotesi più estremistiche, di un novennio di permanenza del vecchio ordinamento accanto al nuovo? E ciò in contraddizione con la contestuale programmazione dei corsi di formazione di base, che dovrebbero surrogare proprio la fascia di studi propedeutica al 3+2 accademico! Una riforma, quella dell’Afam, avviata con una legge del 1999 e che, dopo una decina di anni di sperimentazione ordinamentale, vede protratta la fase di attuazione e di diritto transitorio fino ad un complessivo ventennio non si predisporrebbe così ad un probabile fallimento? Qualcuno al ministero ha mai effettuato una comparazione tra vecchi e nuovi ordinamenti al fine di constatarne o meno compatibilità sostanziali rispetto la loro stessa ancora pretesa equiparazione: a fronte di risicati impianti pluridisciplinari del vecchio diploma accademico – con particolare riferimento ai corsi di studio da quinquennali a settennali – rispetto la programmazione pluridisciplinare dei nuovi corsi accademici ben più avanzata, in senso qualitativo e quantitativo?

Comunque sia si chiude un percorso, a detta dell’alto dirigente ministeriale, che trova adesso le Istituzioni musicali dell’Afam dotate di piena autonomia. Queste, con la rinnovata denominazione di Istituti superiori degli studi musicali, rilasceranno innanzitutto delle effettive lauree: diplomi accademici di livello analogo ed equiparato ai diplomi universitari, secondo un’ormai stagionata concertazione normativa di provenienza europea. Appunto: gli Issm, oramai ex-Conservatori di musica. Ma cosa aspettano al ministero per adattarsi alla nuova denominazione, prevista dalla riforma e già sancita negli statuti di autonomia come sostituiva delle precedenti?

Tali istituti potranno dunque predisporre l’offerta formativa della formazione musicale di base. O dovranno? Stante la formulazione possibilistica della stessa legge di riforma. Va detto che nel medio termine la loro predisposizione avrebbe anche la funzione di attutire e di gradualizzare la stabilizzazione nel nuovo sistema, che nel futuro meno prossimo vedrà nettamente separate e disposte in differenti sedi i corsi di studi più tipici della fascia secondaria di studi e quelli accademici: appunto, come rileva lo stesso Civello, al momento della più ampia diffusione territoriale di istituzioni formative musicali delle fasce secondarie di primo e secondo grado.

Comunque nella circolare è chiaramente stabilito che ciò dovrà accadere individuando dei percorsi didattici che siano configurati in maniera coerente con gli studi che si svolgono in parallelo presso i neonati licei musicali. I quali, com’è noto, hanno trovato sia una definitiva messa ad ordinamento rispetto le precedenti (e poche) versioni sperimentali, sia una prima limitata attuazione diffusa su base nazionale proprio a partire dal corrente anno scolastico 2010/2011. Ma con un impianto pluridisciplinare già dotato di una certa consistenza quantitativa e qualitativa, nel nucleo disciplinare specifico, nonchè pure di una specificità relazionata al nuovo contesto formativo di generale impianto liceale, proprio di una scuola secondaria superiore.

E in effetti – e qui sta il punto la cui applicazione si presenta già estremamente controversa – i direttori delle istituzioni vengono invitati “ad assumere, responsabilmente, le opportune iniziative volte ad organizzare al meglio l’attività didattica che consenta il pieno utilizzo dei docenti in servizio nell’Istituzione anche in funzione della formazione propedeutica per l’accesso al corso di studi di livello superiore” (nostro corsivo). Cosa significa?

Andrebbe premesso che, nei primi mesi del corrente anno, alle domande preoccupate rivoltegli davanti ad un folto e qualificato pubblico all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Issm di Messina presso l’Aula Magna della locale Università degli studi, il direttore generale dell’Afam rispondeva che la funzione principale del docente di livello accademico avrebbe dovuto d’ora in poi riferirsi innanzitutto alle attività didattiche e funzionali alla ricerca scientifica di pertinenza dei corrispondenti corsi accademici e che di conseguenza avrebbe dovuto intendersi come un di più, sia da appositamente incentivare sia da sottoporre comunque alla disponibilità di ciascun singolo docente, l’utilizzo nei corsi di formazione di base, ancora funzionanti nelle dette istituzioni accademiche, seppure reimpostati. E si dovrebbe già fin d’ora prevedere, come già osservato, che siano corsi di studio ad esaurimento, seppur nel medio termine: nell’attesa di un aumento nel territorio della presenza di scuole medie e soprattutto di licei ad indirizzo musicale.

Ciò premesso la suddetta ultima raccomandazione, pur facendo leva – e altrimenti non potrebbe – sull’oramai acquisita autonomia ordinamentale ed economico-finanziaria delle istituzioni, lascia spazio ad interpretazioni tra le più diverse e tra di loro abbastanza contrastanti. Un’autentica “patata bollente” di cui gli organi di gestione di ciascuna istituzione dovranno farsi carico. Ma come: ad esclusivo onere finanziario dell’istituzione stessa? O altrimenti detto: un Issm dovrà occuparsi in simultanea di funzionare da istituto di alta accademia e da preparatoria e anche parziale scuola secondaria? In convenzione o meno con effettivi istituti secondari che ne complementino l’impianto pluridisciplinare, al modo di un atipico liceo musicale?

E come sarà ciò possibile, data già l’onerosità dell’impegno di buona parte dei docenti sia nell’attività didattica sia nelle varie ed impegnative attività di ricerca e di sostegno alla didattica stessa? Come si pensa di dover gestire anche una fascia di studi, oramai nei licei appena messi ad ordinamento, affidata a specifici e ben differenziati ruoli di docenza? Per di più sul piano pluridisciplinare ben coordinati all’interno della generale programmazione d’istituto e dei consigli di classe? Si potrà in definitiva pretendere da ciascun singolo docente di svolgere contemporaneamente un ruolo di formazione secondaria e un ruolo accademico, senza prevedere ricadute negative di medio e lungo termine? Ricadute negative di ordine pedagogico-evolutivo; producibili anche dall’ancor problematico raccordo contenutistico tra discipline della fascia propedeutica e discipline accademiche, dal contrasto d’indirizzo: specialistico-orientativo da un canto e professionalizzante dall’altro, dal contesto ordinamentale diversamente incidente nel futuro di ciascun discente, ecc.. Ricadute che, nel confronto, potrebbero viceversa risultare via via meno risaltanti proprio in quei contesti territoriali dove cominciano a convivere sia licei musicali che istituti musicali accademici.

Si tratta di dubbi e di domande per le quali non sarà facile trovare soluzioni e risposte adeguate, soprattutto se ci si affiderà – come sembrerebbe dalla stessa laconicità del dettato ministeriale – a soluzioni spontaneistiche e improvvisate, affidate ad un’autonomia delle istituzioni priva di raccordi progettuali e decisionali.

Forse la creazione di un osservatorio nazionale di licei e corsi di base, messi a confronto produttivo, potrebbe servire meglio allo scopo? Al proposito ci si dovrebbe ricordare dell’ormai trascorso fallimento delle vecchie scuole medie annesse ai conservatori negli anni ’90, a fronte del corrispondente crescere quantitativo e qualitativo della sperimentazione nelle scuole medie ad orientamento musicale; poi difatti culminata nella messa ad ordinamento delle seconde e nella soppressione delle prime.

Ma la detta attività di monitoraggio comparativo dovrà essere giocoforza affidata a professionalità di indiscusso ed alto livello, pena la sua inutilità. Non certo la dequalificata Conferenza dei Direttori (dequalificata sul piano contenutistico delle singole discipline: si pensi allo scandalo della prova di maturità musicale sbagliata di qualche anno fa) o il troppo “politico” Cnam, inevitabilmente influenzato da indirizzi politico-sindacali e non necessariamente portatore delle migliori competenze disciplinari al suo interno. E il riferimento non può essere che a quei tanti illuminati docenti che, in più decenni di trascorsa sperimentazione disciplinare, hanno posto le basi contenutistiche della riforma stessa. Le quali basi, se riconsiderate nelle nuove ottiche ordinamentali di licei e di Issm, e nella ben più ampia articolazione degli studi che ne consegue, costituiscono il vero fondamento pedagogico e metodologico dell’intera questione da affrontare.

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