Tra liceo musicale e conservatoriali corsi di formazione di base. Contenuti e metodologie nell’ambito teorico-analitico-compositivo

di Mario Musumeci

A prescindere dalla pur dovuta e privilegiata attenzione di buona parte degli ambienti dell’accademia musicale (conservatoriali e affini) – già a loro volta pesantemente impegnati in una epocale riforma che li pone, per contenuti e forme, accanto agli studi specialistici universitari – è stata stabilizzata la struttura didattica delle scuole secondarie d’indirizzo musicale, nella forma di sezioni di liceo musicale annesso a istituti liceali pluricomprensivi. Tale stabilizzazione, nel rifarsi a sperimentazioni talora di respiro ultratrentennale, prevede impianti di studio fortemente caratterizzati in senso specialistico musicale e dunque direttamente propedeutici al successivo livello accademico di formazione specialistica professionale, appannaggio esclusivo dell’alta formazione musicale. Ma per i motivi più disparati, nella graduale transizione definitiva dal vecchio al nuovo più razionalizzato sistema, si è reputati di mantenere all’interno dei conservatori stessi la cd. formazione musicale di base (CFMB), soprattutto nell’attesa di una presenza territoriale ben più capillare dell’attuale di istituzioni secondarie di primo (SMS) e secondo grado (licei) ad indirizzo musicale.

Pur non di meno nell’autonoma attivazione dei CFMB presso ciascuna istituzione accademica venne ab origine precisata, anche a cura della Direzione generale dell’Afam, l’opportunità di rifarsi alle generali, e già da adesso vigenti, linee programmatiche dei percorsi liceali. Anche per non creare eccessive discrepanze sul piano tanto quantitativo che qualitativo dei due paralleli percorsi e, insomma, per far sì che in uscita uno studente di un buon liceo musicale esprima competenze commensurabili con quelle di uno studente di conservatorio; che come lui all’atto del compimento dell’ultima sequenza di un corso di base (e comunque costretto alla contemporanea compiuta frequenza di una scuola secondaria alternativa) si voglia iscrivere ad un triennio accademico di laurea musicale di primo livello. La mancata ricerca di tale equilibrio non potrà che portare gravi scompensi nel futuro di queste istituzioni, la cui collaborazione non può solo ridursi, come sembra stia per lo più accadendo, in atti puramente formali e burocratico-amministrativi.

Direttori e presidi, soprattutto gelosi delle loro specifiche autonomie e oberati da stringenti questioni economico-finanziarie, esprimono scarsa volontà o addirittura insufficiente competenza per affrontare nella maniera migliore questa problematica, che investe contenuti di respiro interdisciplinare talora veramente complessi (e, sicuramente, tali da non dovercisi sopra minimamente esercitare in improvvide improvvisazioni …). E questo soprattutto nel confronto tra realtà pluridisciplinari profondamente diverse, sia sul piano generale che specialistico e d’indirizzo: nei licei musicali i docenti di discipline musicali interagiscono nella programmazione di studio con quelli delle altre discipline e addirittura lo stesso budget di insegnamenti musicali liceali lì è diverso e, in più casi, ben più consistente per discipline, quantità orarie e contenuti programmatici, di quello generalmente in corso di previsione attuativa nei CFMB.

I rischi conseguenti, facilmente prevedibili tra la media e lunga scadenza:

  1. Studenti di licei musicali, provenienti da studi di buon livello anche qualitativo (il superiore aspetto quantitativo è visibilissimo nel confronto attento dei loro curricula con quelli dei CFMB) che possono troppo variamente confrontarsi all’atto delle ammissioni ai trienni accademici con i loro omologhi conservatoriali (CFMB).
  2. Ma davanti a commissioni formati da docenti dell’afam. Le quali, per motivi ben comprensibili di autotutela potrebbero anche favorire nei modi più diversi gli studenti interni. Anche “senza esporsi in mala fede”, com’è prevedibile per tradizione secolare, cioè semplicemente valutando le sole capacità performative sullo strumento musicale a danno della complessiva musicalità, dunque della ben più compiuta formazione musicale sul piano pluridisciplinare.
  3. E, scoraggiando  studenti e docenti dei licei musicali, potendo arrivare a produrre per conseguenza un abbassamento delle motivazioni all’impegno negli stessi studi liceali specifici. A danno della complessiva tenuta del sistema stesso.

Tutto ciò,  se si confrontano i programmi ancora più frequentemente praticati nel settore accademico e in quello secondario, appare fin d’ora come cosa altamente probabile nell’ambito delle discipline teorico-analitico-compositive; nel liceo musicale riferito unitariamente ai due ben diversi settori tradizionali della formazione di lettura, ear training però incluso nelle passate e propedeutiche sperimentazioni – ex-Teoria e solfeggio – e della formazione tecnico-culturale più avanzata – ex-Armonia e analisi, però includendo nelle passate e propedeutiche sperimentazioni i fondamenti di composizione mirati nel repertorio e gli approcci analitici di ben altro livello metodologico e contenutistico, insomma – a dirla breve – ben altrimenti approfonditi. Mentre appaiono ben più avanzati i programmi liceali, che nascono direttamente dalle apposite sperimentazioni e addirittura  indirettamente – specie sul piano contenutistico della ricerca scientifica e metodologica – dalle richiamate, specifiche e talora fin troppo individualizzate e personalizzate, sperimentazioni conservatoriali.

Solo un macroscopico esempio, quali danni visibilissimi adesso produrrà indisturbato chi è rimasto al palo della tradizione all’interno dei conservatori, continuando ad intendere (e con il conforto di programmi vetusti, ma mai ufficialmente aboliti) che la formazione di lettura e di conoscenze teorico-pratiche di base debba costituirsi attorno al perno della tanto obsoleta quanto ancor praticata categoria metodologica del solfeggio parlato; e che in analogia la successiva formazione di approfondimento specialistico e tecnico-pratico debba fondamentalmente ridursi alla categoria metodologica del basso scolastico di armonia?

Insomma: che senso avrà fin d’ora individuare il meglio sul piano pedagogico e contenutistico-metodologico sulla base delle eccellenze, più o meno direttamente, monitorate e poi affidarsi al peggio per operare il processo di trasformazione delineato da quelle stesse eccellenze?

Mai come in questo caso il privilegio della competenza specifica dei docenti sperimentatori – che proprio quegli avanzamenti di consapevolezze hanno prodotto –  dovrebbe acquisire il suo primato propulsivo di valore. E invece, come troppo spesso accade, ci si predispone “affinchè tutto cambi perché niente cambi”? A chi attribuire la diretta responsabilità di questa madornale miopia culturale e deontologica, in un gran parlarsi che si continua a fare circa l’araba fenice della valorizzazione del merito?

Proprio quando ad un merito pregresso è addirittura connessa la riuscita delle riforme fondate sui contenuti prodotti da esso stesso, lo si ignora bellamente credendo in improbabili adeguamenti del sistema. Un sistema che troppo spesso disconosce il merito stesso per le sue intrinseche logiche di potere!? Sembrerebbe una roba da matti. Ma è purtroppo una delle tante contraddizioni delle umane cose. Adeguarsi? Mai! Il merito è per nostrana tradizione riferito o agli imbecilli – raccomandati e servitori di turno – o al volontariato di singoli “illuminati”, tanto capaci e motivati quanto personalmente ignorati e snobbati (talora persino odiati) dal potere e dalle moltitudini loro contemporanee. Certo meglio far parte dei secondi: se possibile senza farsi troppo male ma con l'(auto-)ironia e l’orgoglio di una vita vissuta.

Buona volontà pertanto ci impone di riproporre in primo piano all’attenzione generale la richiamata novità propulsiva del liceo musicale, in merito proprio alla disciplina Teoria, analisi e composizione. Chissà che qualche volenteroso interessato non ne tragga altrimenti i pur dovuti spunti di riflessione e di congruente operatività. E ci aiuti a chiarirci le idee al proposito. Affinché innanzitutto non rimangano buoni propositi irrealizzabili tali programmi di studio, certo altamente complessi; e in qualche spunto – sembrerebbe – addirittura velleitari e pedagogicamente contraddittori. E, nell’auspicabile caso inverso, affinché gli studi conservatoriali corrispondenti ne traggano linfa di rinnovamento contenutistico generalizzato e sistematico.

Il nostro neretto evidenzia un livello contenutistico che qui, rispetto alle tradizionali competenze conservatoriali, sembra troppo spesso nettamente superiore – sempre se effettivamente conseguito o realisticamente conseguibile in classi collettive di alcune decine di studenti. Mah! Forse l’eccessiva solerzia di un Melius abundare quam deficere?

Comunque sia: buona lettura!

TEORIA, ANALISI E COMPOSIZIONE

LINEE GENERALI E COMPETENZE

Nel corso del quinquennio lo studente acquisisce familiarità con le strutture, i codici e le modalità organizzative ed espressive del linguaggio musicale, sia impadronendosi dei principali concetti legati ai sistemi di regole grammaticali e sintattiche maggiormente in uso (modalità, tonalità, sistemi popolari e contemporanei), sia maturando la capacità di produrre semplici composizioni che utilizzino tali sistemi di regole.

Al termine del percorso liceale lo studente padroneggia i codici di notazione dimostrando di saperli utilizzare autonomamente e consapevolmente sia sul piano della lettura sia su quello della scrittura. E’ in grado di leggere con la voce e con lo strumento brani monodici e polifonici, anche in contrappunto imitato e in differenti chiavi, di rappresentarne aspetti morfologici e sintattico-formali attraverso il corretto movimento e utilizzo del corpo e di trascrivere, sotto dettatura, semplici brani nella loro interezza individuando nell’ambito ritmico-metrico, armonico e intervallare, nonché le dinamiche e l’agogica.

Tale padronanza, fondata sul progressivo affinamento dell’orecchio musicale, conduce lo studente a saper analizzare, all’ascolto e in partitura, opere di vario genere, stile e epoca, cogliendone caratteristiche morfologiche (dal punto di vista ritmico, melodico, dinamico e timbrico) e relazioni sintattico-formali, rappresentandole anche attraverso schemi di sintesi pertinenti, utilizzando una terminologia appropriata e individuando i tratti che ne determinano l’appartenenza a un particolare stile e genere musicale.

Sul piano compositivo lo studente padroneggia i diversi procedimenti armonici, anche contemporanei, rintracciandoli in brani significativi attraverso appropriate tecniche di analisi e servendosene per improvvisare, per armonizzare melodie e per produrre arrangiamenti e composizioni autonome o coordinate ad altri linguaggi (visivo, teatrale, coreutico), senza escludere il ricorso agli strumenti offerti dalla tecnologia attuale. La capacità di scrivere e arrangiare per singoli strumenti ed insiemi strumentali/vocali dovrà fondarsi sulla conoscenza degli strumenti e delle tecniche di strumentazione, dello sviluppo delle forme musicali e degli elementi della retorica musicale.

OBIETTIVI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO

PRIMO BIENNIO

Nel corso del primo biennio lo studente consolida le competenze relative allo sviluppo dell’orecchio, alla padronanza dei codici di notazione, all’acquisizione dei principali concetti del linguaggio musicale, allo sviluppo di capacità di comprensione analitica e di produzione di semplici brani attraverso l’improvvisazione e la composizione. E’ opportuno che ciò avvenga in modo integrato attraverso percorsi organizzati intorno a temi concettuali (scale, modi, metri, timbri, forme, ecc.) e a temi multidisciplinari (musica/parola, musica/immagini), che offriranno lo spunto per attività di lettura, ascolto, analisi, improvvisazione e composizione. In questo segmento scolastico occorrerà condurre lo studente a leggere con la voce e con lo strumento e a trascrivere brani monodici di media difficoltà rispettandone le indicazioni agogiche e dinamiche, a trascrivere all’ascolto bicordi e triadi nonché semplici frammenti polifonici a due parti, a cogliere all’ascolto e in partitura gli elementi fondamentali e le principali relazioni sintattico-formali presenti in un semplice brano, a padroneggiare i fondamenti dell’armonia funzionale producendo semplici arrangiamenti e brani originali, a improvvisare e comporre individualmente, o in piccolo gruppo, partendo da spunti musicali o extra-musicali anche sulla base di linguaggi contemporanei. Lo studente riproduce e improvvisa sequenze ritmiche e frasi musicali, nonché semplici poliritmi e canoni, con l’uso della voce, del corpo e del movimento, curandone anche il fraseggio.

SECONDO BIENNIO

Nel corso del secondo biennio lo studente approfondisce i concetti e i temi affrontati in precedenza assumendo una prospettiva storico-culturale che evidenzi continuità e discontinuità nell’evoluzione dei sistemi di regole e delle modalità di trasmissione della musica, sia sul piano della notazione sia su quello della composizione. E’ opportuno che ciò si traduca in percorsi organizzati intorno a temi con implicazioni storiche (modalità, contrappunto, canone, evoluzione dell’armonia funzionale, storia delle forme musicali, ecc.) che consentano di affinare in modo integrato abilità di lettura e trascrizione polifonica e armonica applicata a partiture di crescente complessità, di analisi all’ascolto e in partitura di brani appartenenti a differenti repertori, stili, generi, epoche, di improvvisazione e composizione che impieghino tecniche contrappuntistiche e armoniche storicamente e stilisticamente caratterizzate. Sarà approfondita la conoscenza delle caratteristiche e delle possibilità dei diversi strumenti musicali, nonché delle più importanti tecniche informatiche; tali conoscenze saranno messe alla prova in attività di composizione e arrangiamento, con o senza un testo dato, anche a supporto di altri linguaggi espressivi. Lo studente riproduce sequenze ritmiche complesse, poliritmi e polimetrie con pertinente uso del corpo e del movimento e brevi brani musicali, sia individualmente sia in gruppo, evidenziando l’aspetto ritmico, il fraseggio e la forma anche attraverso l’uso del corpo e del movimento. Lo studente dà prova di saper armonizzare e comporre melodie mediamente complesse e articolate, con modulazione a toni vicini e lontani, progressioni, appoggiature e ritardi,utilizzando anche settime e none.

QUINTO ANNO

Lo studente affina ulteriormente sia le capacità di lettura e trascrizione all’ascolto di brani con diversi organici strumentali e vocali, sia gli strumenti analitici, che saranno prevalentemente esercitati su brani del XX secolo appartenenti a differenti generi e stili, ivi comprese le tradizioni musicali extraeuropee. Approfondisce la conoscenza dell’armonia tardo-ottocentesca e novecentesca, in modo di servirsene all’interno di improvvisazioni, arrangiamenti e composizioni. Consolida le tecniche compositive funzionali alla realizzazione di prodotti multimediali e di brani elettroacustici ed elettronici. A consolidamento del percorso precedente, lo studente dovrà essere in grado di armonizzare e di comporre melodie mediamente complesse e articolate con modulazione ai toni vicini e lontani, progressioni, appoggiature e ritardi e utilizzando anche settime e none.

Alla fine del percorso lo studente dovrà essere in grado di elaborare e realizzare un progetto compositivo,con una forte vocazione multidisciplinare, atto ad essere eseguito a guisa di prova finale, presentandone per iscritto le istanze di partenza e gli scopi perseguiti.

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6 risposte a Tra liceo musicale e conservatoriali corsi di formazione di base. Contenuti e metodologie nell’ambito teorico-analitico-compositivo

  1. ortophon ha detto:

    Magnifico … se non fosse che: a) il liceo psicopedagogico a indirizzo musicale della mia città è considerato essere tra i meno attraenti istituti di istruzione secondaria, inferiore al professionale che quanto meno una formazione tecnologica la fornisce, a chi ha voglia d’imparare, sia per il tipo d’utenza sia per la docenza sia per la dirigenza, dunque scriviamo pure delle stupende linee d’indirizzo generale tanto gli studenti dello psicopedagogico alla fine che sappiano o non sappiano pensare è uguale, tanto saranno pur sempre disoccupati dunque perché stressare il sistema e stressarli, per perdere utenza e dunque finanziamenti? b) gli insegnanti del Conservatorio sono in ruolo nell’alta formazione e non hanno, giustamente, intenzione di retrocedere economicamente nel ruolo secondario, per riempire i vuoti in organico mi dicono che si fanno entrare in indirizzo musicale insegnanti con 1 anno di esperienza didattica…

    • musicaemusicologia ha detto:

      Sarebbe forse meglio sapere innanzitutto e al momento con chi avviene questo dialogo: nome, cognome e luogo di residenza. La libertà della rete ne implica anche la trasparenza come valore irrinunziabile. E dunque sarebbe importante anche sapere della città e del liceo psico-pedagogico che avrebbe un indirizzo musicale elaborato “alla carlona” (insegnanti privi di esperienza …) quanto meno per avere dei minimi elementi di verifica e di possibile contraddittorio, altrimenti si corre il rischio del qualunquismo e dello sfascismo: certamente disvalori non consoni a funzioni educative e allo stesso confronto democratico (il fatto che i tempi siano alquanto bui in proposito non giustifica assunti ad esso contrastanti) …

      Pur non di meno trovando l’intervento stimolante ecco alcune considerazioni, che lo rendono certo considerevole di attenzione:

      1. La prima questione è quella del liceo musicale inteso diminutivamente come una sezione annessa ad un indirizzo ad esso estraneo.
      Un liceo musicale che nasce come sezione singola all’interno di un’istituzione liceale estranea potrebbe avere tra le sue motivazioni originarie meno nobili proprio quella di riempire vuoti d’interesse alternativi alla frequenza: un preside, che corre il rischio di perdere studenti in maniera consistente e dunque di poter perdere il posto per accorpamento della sua sede ad un’altra meglio in salute, può certo ricorrere al mezzuccio della sezione o delle sezioni – ieri sperimentale, oggi ordinamentale – di liceo musicale. E appunto senza credere minimamente al suo progetto formativo. Il modo astrattamente “manageriale” e “politico” con cui oggi questi dirigenti scolastici vengono assunti in ruolo ne certifica troppo spesso la minor competenza proprio rispetto il contesto educativo cui vengono messi a capo: un docente che smette totalmente di insegnare per fare il “capo” dei docenti, e a maggior ragione di docenti di ordini e indirizzi di studio diversi da quello di sua provenienza è una contraddizione in termini. E difatti non di rado sono i docenti peggiori e meno motivati a voler svolgere questa funzione, attratti dal desiderio di comando e del relativo riconoscimento economico e sociale (quest’ultimo, anche se minimo e riferito all’effettiva permanenza in servizio: un bravo docente viene considerato dai suoi ex-studenti certamente di più …).
      Dunque l’escamotage economico-finanziario di ricorrere a sezioni di liceo musicale sparse sul territorio, e integrate dai corsi di formazione di base neo-istituiti all’interno dei conservatori stessi, comporta questo rischio specie quando la scelta della relativa sede è “politica” e non connessa a particolari tradizioni e consolidati valori locali. Ora siccome il “politico” qui virgolettato sta ad indicare il negativo che di per sé può esprimere e non di rado esprime il potere democratico che degenera in potere personalistico, in democrazia queste situazioni vanno solo denunziate e combattute, altrimenti è inutile lamentarsene. Insomma se una sede liceale – ma anche una facoltà universitaria – non funziona e se ne sparge la voce, che sia liceo psico-pedagogico o musicale, gli studenti intelligenti se la dovrebbero fare alla larga. E se aspirano solo ad un pezzo di carta, è inutile che poi si lamentino se risulterà loro solo tale. E che molti politici seguano spesso l’andazzo è cosa naturale, perché costituiscono, per mandato elettorale, l’espressione diretta di questo malessere culturale e valoriale. Ma bisogna guardare al meglio, e non al peggio, proprio in questi casi, per trovare motivazioni allo stesso esistere … Poi certamente ci sono anche coloro che cercano solo alibi alla propria insipienza e al proprio scarso impegno personale …

      2. C’è un oggettivo bisogno sia di approfondire ed espandere la cultura generale musicale al più ampio raggio possibile nel nostro territorio e contemporaneamente di incrementare gli spazi lavorativi. A me risulta che esistono situazioni di eccellenza di liceo musicale (Milano, Parma, Arezzo, Firenze …, cito un pò a caso) e prima di esprimermi compiutamente in proposito mi piacerebbe che si rendessero più trasparenti i singoli operati di ciascuna istituzione, appunto per permetterne all’utenza una serena valutazione. Finché questo non accade si vaga nel deserto delle opinioni personali e delle risicate esperienze al proposito.

      3. Però vorrei anche osservare che se un programma di studi profondamente innovativo – e degno sicuramente di essere discusso perfino per i suoi possibili difetti – diviene una programmazione di ordinamento, dunque un fatto istituzionale, è perché generalmente è stato prima ampiamente sperimentato. Dunque bisognerebbe innanzitutto che ne facciano fede coloro che vi hanno lavorato direttamente; e magari in venti, trent’anni di tirocinio didattico innovativo, con una metodologia in costante evoluzione di crescita per parallele attività di aggiornamento, di studio e di ricerca e produzione scientifica (il che comporterebbe anche l’oggettività di un relativo curriculum). Altrimenti il discettarne dall’esterno rischia di tradursi in sterile demagogia, utile alla chiacchiera (spesso, a vuoto) e al pettegolezzo (anche diffamatorio) ma non al dialogo costruttivo.
      Ora, era proprio questo il senso ultimo dell’intervento in questione sul sito. Non certamente una valutazione celebrativa del fatto istituzionale e del documento programmatico in sè.

      Grazie comunque per lo stimolo.
      (Mario Musumeci)

      • ortophon ha detto:

        La ringrazio per la replica. Diverse ragioni mi impediscono di soddisfare la sua pur legittima richiesta: lavoro negli ordinamenti didattici di un ateneo siciliano, mia figlia frequenta una scuola media a indirizzo musicale e desidera continuare, ma al contempo vuole frequentare il liceo classico e non il liceo psicopedagogico pur se a indirizzo musicale, io non me la sento di avversarla perché da più parti mi hanno confermato che non sarebbe una buona scelta per la formazione generale oltre che per la didattica musicale. Per altro è impensabile che io (come chiunque altro) iscriva mia figlia altrove, per ragioni economiche, logistiche etc… dunque la possibilità di optare per il corso base in alternativa al liceo musicale deve o meglio dovrebbe esistere, invece non è chiaro se ciò sarà possibile, mi dicono che il MiUR non intende finanziare corsi base in città in cui è presente il liceo musicale. Purtroppo gli indirizzi sperimentali dei licei psicopedagogici sono stati trasformati in licei musicali, ciò è un fatto “politico” e non possiamo né io, né gli insegnanti del Conservatorio né qualunque altro insegnante in quanto dipendenti direttamente o indirettamente dal MiUR assumere iniziative a contrasto, iniziative che lascerebbero comunque il tempo che trovano, zero, poiché le possibilità di controllo dei poteri governativi da parte dei governati in Italia è scarsa, il tema è marginale e l’opposizione politica non riesce a influire sulla legislazione, sul governo e sull’amministrazione neanche sui temi più rilevanti (lavoro, economia, welfare etc). Detto ciò condivido le sue considerazione, anzi ho sempre auspicato la creazione di un liceo musicale tuttavia ora come ora non posso che auspicare l’istituzione del corso base nella mia città. Al cuore del problema c’è la definizione e la conseguente valutazione degli standard di “erogazione” della didattica e dei servizi. Gli atenei hanno i nuclei di valutazione che bene o male verificano la coerenza e congruenza dei risultati con gli obiettivi, per gli altri ordini dell’istruzione chi verifica cosa? Grazie per l’attenzione, con i migliori saluti.

        • musicaemusicologia ha detto:

          Le rispondo rapidamente.

          1. Se sua figlia vuole iscriversi al liceo classico e frequentare assieme un CFMB (corso di formazione musicale di base) non ha che da iscriversi – ed è possibile parallelamente al liceo – presso il Conservatorio o presso l’Istituto musicale pareggiato della sua città. In Sicilia trova sedi di Conservatorio a Messina, Palermo e Trapani, di Istituto musicale (pareggiato ai conservatori di stato, ma istituzione dipendente dagli enti locali) a Catania, Caltanissetta, Ribera (Agrigento). Come vede solo Enna, Siracusa e Ragusa non sono coperte, ma esistono qua e là istituti comunali convenzionati che, appunto per funzione statutaria, dispongono la formazione propedeutica ai livelli accademici (Caltagirone, Gela, forse anche Enna …). Dovrei pensare che lei abita proprio in una di queste tre città? Se non proprio a Modica, unica sede di sezione di liceo musicale istituita in Sicilia in una città dove non preesiste una istituzione dell’Alta formazione musicale. L’altra è a Palermo, ma lì c’è pure il Conservatorio.

          2. In effetti i CFMB sono per definizione la continuazione della parte ordinamentalmente atipica degli studi conservatoriali, adesso riorganizzata (o tutt’al più in corso di riorganizzazione presso diverse istituzioni) e resa propedeutica ai veri e propri corsi di laurea musicale, per conseguire il diploma accademico di primo e secondo livello.

          3. Quanto al problema della qualità specifica, cui lei fa riferimento, è un problema che si mantiene ovunque ed un genitore fa certamente bene ad interessarsi circa il contesto di studi dove i figli vorrebbero andare a studiare. In questo caso però sobbarcandosi una doppia frequenza. E un conto è l’aspetto fattuale delle realtà specifiche e un’altro quello normativo-ordinamentale. Insomma sarebbe auspicabile – almeno in un prossimo futuro – un liceo musicale ben funzionante, perfino grazie a convenzioni tra conservatori e licei non musicali territorialmente affini (come almeno e meglio auspicherei in una fase transitoria), cui segua un Istituto superiore degli studi musicali (l’ISSM, il Conservatorio riformato) altrettanto d’eccellenza.

          4. Il rischio è che, mentre generalmente al nord gli studenti sono impegnati in una frequenza ben razionalizzata tra liceo musicale e ISSM, al centro-sud con la doppia frequenza non si riesca a far bene né l’uno né l’altro. Pur se impegnati nello studio in maniera almeno quantitativamente superiore (ma non qualitativamente: vedi appunto i programmi assolutamente divaricanti per qualità al proposito). Dobbiamo aspettare l’occupazione dei posti di lavoro da chi proviene dai territori meno disagiati o più fortunati – per disponibilità formative – per accorgercene, a danno dei nostri figli e dei nostri studenti?

          5. Siamo in una delicata fase di transizione e le difficoltà e resistenze al nuovo che avanza sono tante. Non credo esistano regole di sopravvivenza generali. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Meglio è allora trovarsi in grado di valutare al meglio rischi e vantaggi di ogni possibile scelta.

          La saluto.

  2. ortophon ha detto:

    In coda alla nostra discussione desidero farle i miei complimenti per la consistenza culturale del suo blog, me ne scuso per non averlo fatto prima 🙂

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