I docenti dell’appena istituita accademia musicale? Mandiamoli a insegnare nei licei e nei corsi di formazione di base!

di Mario Musumeci

L’Unams, il sindacato specifico dei docenti dell’Afam (altri direbbero, e credo molto ingenerosamente: quello “corporativo”), per bocca del suo segretario, si è così espresso su una questione che certo potrebbe costituire un modo, non necessariamente unico e migliore, di interpretare la nuova normativa sull’orario della docenza.

“Comunque, in una situazione del genere, il presente accordo è il meno peggio che si poteva fare, tranne per un punto (lettera d, comma 1) … omissis … La prestazione diretta da parte di docenti del Conservatorio può rientrare, per libera determinazione delle due istituzioni che sottoscrivono la convenzione etc.

Detta dizione non appare sufficientemente chiara poiché non è comprensibile se, raggiunto l’accordo fra le due Istituzioni, si possa obbligare il docente di Conservatorio a prestare la sua opera nel liceo con il quale, appunto, si è pervenuti alla convenzione o, come spero, occorra anche il consenso del docente interessato.

Ho chiesto, in tal senso, al Ministero di chiarire il concetto … resto in attesa.”

Noi crediamo invece che – ministero a parte e sua possibile inopportuna invadenza anche in negativo – debba essere chiarito una volta per tutte come si debbano reimpiantare gli impegni orari dei docenti, alla luce delle nuove disposizioni normative (contrattuali).

E che, data l’autonomia delle istituzioni che richiamerebbe anche l’autonomia del singolo docente – il quale individualmente e collegialmente si esprime all’interno delle stesse – il livello propositivo debba partire ben coordinatamente dal basso e con una certa oculatezza e profondità di prospettive.

Ma le voci prevalenti descrivono proprio le nostre istituzioni come, ahimè, stracolme di “pecoroni incapaci di pensare con la testa propria” – e, dunque, sempre messi in movimento da “pastori” o da “pifferai”, pronti comunque a portarli laddove il proprio individualistico interesse richiede – nonchè di opportunisti pronti ad adattarsi al pensiero-guida di chi loro più offre (politicamente, sindacalmente, clientelarmente …). E’ proprio così? E come andrà a finire, nel corrente vuoto di dibattito?

Proviamo allora a gettare un sasso nello stagno.

Nelle facoltà universitarie ciascun docente (specie se di prima e seconda fascia) non insegna solamente (le nostre vincolate 250 ore) bensì si occupa nel restante orario (le nostre ulteriori 74 ore) – e non come da noi spesso accade volontaristicamente – di vari altri compiti, richiedenti un impegno non indifferente. Orbene, in analogia, tali compiti nelle istituzioni dell’Afam almeno in parte esisterebbero – e altri se ne prevedono in attuazione piena della riforma; ma non certo sono adeguatamente retribuiti e di conseguenza sempre bene adempiuti.

Ad esempio, richiameremmo:

  1. la conduzione e proficua gestione delle attività di ricerca – corrispondenti quanto meno alle nostre attività artistiche di più alto livello, svolte extra moenia e alla pubblicazione di prodotti dell’attività di studio quali cd e pubblicazioni di qualità scientifica;
  2. la conduzione (“direzione” o “coordinamento”) di progetti specificamente rivoltiintra ed extra moenia, alle varie problematiche dei corsi di laurea (“direttori “di corsi di laurea),
  3. l’ottimale e produttiva conduzione dei laboratori e delle biblioteche (direttori di laboratorio e di biblioteca),
  4. la responsabilità dell’impianto di attività organizzative di manifestazioni varie (“direttori” e coordinatori delle attività orchestrali e di musica da camera)
  5. e del coordinamento della programmazione didattica relazionata al monitoraggio delle relative attività (direttori di dipartimento),
  6. la conduzione di progetti interistituzionali e locali, nazionali ed internazionali (“direttori” o coordinatori del progetto …);
  7. e ancora: la direzione di master e di corsi di dottorato,
  8. il coordinamento delle reti di scuole di vario ordine e grado, nonchè la conduzione delle relazioni con i vari soggetti ed enti più rappresentativi  del bacino d’utenza (bande, scuole di musica comunali e private, etc. etc.) cittadino, provinciale ed extra-provinciale, etc. etc..

Come si vede di lavoro da impiantare bene – e non fondandosi sul volontariato e sull’improvvisazione del momento – ce ne sarebbe veramente a iosa. Ma bisognerebbe ricorrere a soggetti dirigenziali, coordinatori ed organizzativi di tutte le suddette attività, insomma che sappiano regolare l’insieme di funzioni condirettive sopra in parte elencate (si tratta dei direttori delle istituzioni dell’Afam) che siano veramente di prestigio e, in analogia alle migliori figure dei presidi di facoltà: privi di miopia culturale e dotati di notevoli doti organizzative e di buone competenze gestionali e soprattutto di una almeno discreta creatività personale.

Mentre la burocrazia ministeriale, elefantiaca per definizione sia collettiva sia mentale dei singoli burocrati, non certo può possedere le competenze e le correlate doti intellettuali  per trovare adeguate risposte a tali delicatissime questioni. Non è certo un caso se la sua, talvolta nefasta influenza altrove espressa, proprio sul sistema universitario incida ben poco. E che lì semmai i problemi nascono, ma ben più eccezionalmente che da noi, per il cattivo uso che si fa di una molto, molto più ampia e finanziariamente consistente autonomia.

Ma, di tali – richiamate – figure illuminate di dirigenti delle nostre istituzioni, non parrebbe che ce ne siano molti in giro, almeno al momento. O no? (Contentissimo di sbagliarmi)

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