Gisela! di Henze al Massimo di Palermo, opera contemporanea di un tedesco innamorato dell’Italia

di Santi Calabrò

Per chi deplora il tradizionalismo nelle programmazioni dei teatri d’opera c’è di che consolarsi constatando che Gisela!, l’ultima opera di Hans Werner Henze (1926-2012), ha aperto la stagione 2015 del Teatro Massimo di Palermo. Finalmente “c’è qualcosa di nuovo”: un’opera contemporanea, che per di più celebra l’Italia. Ma Gisela! rappresenta anche qualcosa di radicalmente tedesco e persino “di antico”: vi si scorge infatti una indiretta riproposizione del più tenace mito goethiano, quello della vita come opera d’arte e dell’opera d’arte come autobiografia. Gisela! oder, Die merk- und denkwürdigen Wege des Glücks (Gisela! ossia Le strane e memorabili vie della felicità) – libretto di Michael Kerstan, Christian Lehnert e dello stesso Henze – racconta di una ragazza tedesca che a Napoli, in compagnia del fidanzato vulcanologo Hanspeter Schluckebier, si innamora della guida turistica Gennaro Esposito, anche lui molto colto ma napoletano fino alla radice (al punto che Gisela cede al suo nuovo sentimento dopo che vede Gennaro recitare nel ruolo di Pulcinella), e di indole ben più espansiva e calorosa rispetto ad Hanspeter, che è pedante, razionale, noioso; insomma, un vero tedesco! Gisela scappa in Germania con il suo Gennaro, e alla fine tornano insieme in una Napoli che li festeggia con una gioiosa eruzione del Vesuvio.

TEATRO MASSIMO, STAGIONE 2015: LE FOTO DI SCENA DI

Com’è noto da giovane Henze a Napoli si innamora dell’Italia, a Ischia risiede per un poco e a Marino, sui colli Albani, trascorre la gran parte della sua vita. Ma il “derby” Italia-Germania costituisce uno dei cardini del percorso di Henze non solo per la scelta di una residenza esotica e colta allo stesso tempo (la vita come perenne “grand tour”: anche questo sarebbe molto tedesco): nell’incontro/scontro tra due culture e due visioni della vita risiede anche una segreta fonte di energia, a guisa di collettore di poli e dualismi che non tanto obbligano a decisioni, quanto costituiscono il motore pulsante e dialettico della sua fisionomia di artista. A prescindere dalle vicende biografiche – ogni uomo è costretto a scelte, per esempio nel fissare una residenza -, c’è nell’arte di Henze un doppio registro nazionale, piuttosto che un’opzione di campo. Ciò spiega una delle caratteristiche più appariscenti del suo percorso: musicista dai mezzi pari o superiori ai più aggiornati compositori tedeschi dei suoi tempi, Henze, praticando assiduamente e con successo il teatro musicale, ha rovesciato uno degli assunti forti del clima culturale di provenienza, negando l’inferiorità del teatro d’opera rispetto alla “musica assoluta” (un dogma del modernismo musicale).

Ma già Franco Serpa nota che i segni della “diserzione dall’avanguardia” ci sono tutti ben prima di abbandonare la Germania, e fra essi non solo l’attrazione fatale verso la scena, ma persino la tendenza ad accogliere e re-inventare la “mediterraneità” nella musica (“diserzione”, ma fino a un certo punto: già lo stesso impegno politico dell’arte di Henze è nei geni progressisti della sua origine). Contrariamente alla vita, l’arte non è tenuta così spesso a scelte di campo nette – ciò vale in modo speciale per la musica colta del XX secolo, ancor più per come essa continua il suo cammino nel XXI -, né tanto meno a definire una nazionalità. In fondo, il nesso arte/vita non è del tutto assodato neanche per Goethe, e persino la folgorante esperienza del Werther è “autobiografica” sì, ma con molte licenze. Tuttavia, neanche il più polemico Walter Benjamin che si ricordi, nel saggio che distrugge gli assunti agiografici della biografia goethiana di Friedrich Gundolf, può tacitare del tutto le sirene che intonano il seducente canto della “Poesia” accoppiata alla “Verità”. Sbaglierebbe chi svaluta questo mito come mero residuato di “estetica per poveri”, ad uso di una dantesca “gente grossa”: esso ha sedotto e seduce gli stessi artisti, fornendo loro la scintilla per opere riuscite, che si dispiegano felicemente nei regni separati dell’arte piuttosto che nei territori di un problematico rispecchiamento della vita; dal quale, nei casi migliori, gli artisti si liberano nel momento stesso in cui se ne nutrono. A volte però quelle sirene sono anche nocive, se non divoranti, ed è proprio quanto avviene nell’ultima opera di Henze.

TEATRO MASSIMO, STAGIONE 2015: LE FOTO DI SCENA DI

C’è qualcosa di schematico nel modo in cui il libretto traduce in caratteri l’eterno contrasto tra Nord e Sud, ma dalla parte della musica poco corrisponde ad un testo che si affida a “tipi” così squadrati (l’opera buffa, a tacere d’altro, dimostra come gli schemi e gli stereotipi che si fanno personaggi non escludano il capolavoro). Densità, ambiguità, modernità della partitura di Gisela! collidono con le parti in cui l’azione scorre e i sentimenti dei personaggi sono palesi, mentre nel secondo atto, dove la protagonista sogna, troviamo curiosamente la musica più definita dell’opera (a partire da deliziosi rifacimenti bachiani) impiegata per illustrare tre intermezzi onirici!

TEATRO MASSIMO, STAGIONE 2015: LE FOTO DI SCENA DI

In un’intervista durante la composizione di Gisela! Henze enuncia una tesi ardita: è la musica a dire come procedere nella composizione dell’opera. Solo una grande confidenza con il teatro musicale può giustificare consimile dichiarata latitanza di una poetica drammaturgico-musicale, di un piano di relazione tra musica, testo e azione; ma si sa come in certi casi per troppa confidenza si assumano anche dei rischi. In effetti momenti deboli o non convincenti non mancano in Gisela!: l’opera dura poco più di un’ora ma sembra più lunga, sotto il peso delle fin troppo marcate intenzioni simboliche e delle aporie estetiche dell’insieme.

TEATRO MASSIMO, STAGIONE 2015: LE FOTO DI SCENA DI

Emma Dante, cui il Teatro Massimo affida ancora una volta l’inaugurazione, esibisce scelte chiare e condivisibili nell’impostazione dello spettacolo, di concerto con Carmine Marangola che firma le scene. L’idea di base è quella del teatro nel teatro: i protagonisti agiscono su una prospettiva di sipari che moltiplica il sipario del Teatro Massimo di Palermo: una vera città-teatro, in un’opera ambientata in gran parte a Napoli – a sua volta quintessenza del teatro. La proliferazione dei Pulcinella sulla scena è anch’essa una buona idea; qui la musica sembra a volte andare per conto suo e offre spazio a una regia di trovate e movimenti frenetici.

TEATRO MASSIMO, STAGIONE 2015: LE FOTO DI SCENA DI

A prima vista stavolta l’estraneità culturale di Emma Dante al teatro d’opera apparirebbe meno nociva del solito; per altri versi, tuttavia, le debolezze di Gisela! vengono potenziate dalla regia. Anche Emma Dante dichiara di farsi guidare dalla musica, perché già “la musica ha dentro una grande regia”. Proprio questo l’errore di base: una regia d’opera dovrebbe relazionarsi a un organismo drammaturgico-musicale, in tutte le sue implicazioni. E dove quell’organismo zoppica, come in questo caso, le scelte autoreferenziali di una regia possono rivelarsi ancora più sottilmente dannose che – poniamo – in Carmen; né va molto meglio con scelte dettate dalla mera musica, dalla mera fabula, dalla mera ambientazione.

TEATRO MASSIMO, STAGIONE 2015: LE FOTO DI SCENA DI

In un’opera di esecuzione non facile, il direttore Constantin Trinks nel complesso porta le masse del Teatro Massimo a una resa dignitosa. Due i cast vocali: in quello che abbiamo ascoltato – con Arianna Vendittelli (Gisela), Marcello Nardis (Gennaro Esposito), Şzymon Komasa (Hanspeter Schluckebier) – la Venditelli, alle prese con l’incantata ricerca della felicità del suo personaggio, offre le cose migliori. Applausi educati per un’apertura di stagione che, dopo la chicca inaugurale di un’opera di Henze, si concluderà con il Siegfried di Wagner nella regia di Graham Vick. Un altro titolo di Henze al posto di Gisela! avrebbe reso la cornice del cartellone ancora più interessante.

Messina 30/gennaio/2015

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Attività artistiche e culturali, Critica d'arte e Musicologia, E-learning, Musica e cultura, Recensioni e schede bibliografiche. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...