Gli studenti dei Conservatori italiani sono carne da macello? – Lettera pubblica al sindacato Unams e avvio di un Forum sul DDL 1693 di “Valorizzazione dell’Afam”

di Mario Musumeci

PROPOSTA DI UN FORUM

 
Carissimi colleghi e carissimi studenti.
 
 
Leggo solo adesso l’articolo sull’argomento (1) della, per me certamente, autorevolissima e stimabile Prof.ssa Dora Liguori. Ciò sempre continuando il discorso impiantato poco prima, in una precedente mail, riferita al mio articolo sull’argomento di cui al link
 
 
a cui rimando, e che solo adesso scopro in palese contraddizione con quanto, a parer mio erroneamente e in modo abbastanza grave, affermato dal sindacato Unams, che pure da sempre sostengo come il più vicino alla nostra categoria: mi basterebbe solo ricordare che in un passato non più recente sono stato RSU-Unams con una percentuale di voti preferenziali o solo di lista – dunque rivolta quanto meno alla ma presenza – quasi tripla respetto lo standard che questo sindacato ha mai ottenuto nella mia specifica istituzione accademica.
 
Le affermazioni contenute nell’articolo in questione della pur brava Dora Liguori non colgono, a parer mio, il lavoro fatto in quasi un decennio di sperimentazione e di messa ad ordinamento dei trienni accademici. Cosa risaputa nelle istituzioni di cui conosco l’andazzo generale è che gli studenti, e soprattutto i diplomandi in specialità strumentale di durata non decennale, se la fanno alla larga dai maggiori impegni del triennio proprio per completare al più presto il diploma e magari accedere prima al biennio (solo a titolo di esempio, potrei fare riferimento al mio settore disciplinare: tre annualità di nuovissime ed aggiornatissime discipline nel triennio con incidenze dirette e indirette nella redazione delle tesi di laurea, a fronte della decrepita Armonia annuale di detti corsi del tradizionale …).
 
 
***************************************
 

Approfondisco ulteriormente, con degli esempi, la vera questione in ballo.

Se l’equiparazione riguardasse solo i docenti in servizio, con speciali motivazioni come suggerisco appresso con delle proposte alternative, andrebbe benissimo; ma così non va proprio, perchè stiamo parlando del diploma tradizionale che, ad esaurimento, stanno ancora acquisendo in tanti, assieme ai titoli di nuovo ordinamento.

Allora vediamo un pò:

mi trovo di fronte:

1. un diplomato del corso tradizionale,

2. uno del triennio che sa perfettamente che la sua è stata una scelta di passaggio al terz’ultimo anno del normale corso di studio (ottavo anno per i decennali, terzo anno per i cantanti, quinto anno per i fiati con sette anni di vecchio diploma, etc), però con una scelta di maggiori materie, con obblighi di frequenza per materie che prima erano facoltative etc. etc..

3, uno del biennio proveniente dal corso tradizionale,

4. uno del biennio proveniente dal triennio.

Bene, vediamo un pò che aria tirerebbe dopo l’approvazione della detta norma, per me famigerata e con ogni evidenza. Anche se ne capisco il fine di tutela della classe docente, ma bisognava pensarci prima di avviare trienni e bienni, oppure bloccando con l’avvio di trienni e bienni la possibilità del tradizionale.

  • Quello del punto due “farebbe il diavolo a quattro” perchè si vede scavalcato dallo studente del punto 1.: magari anche lui poteva rimanere nel tradizionale ma non l’ha fatto perchè consigliato, e con ottimi motivi, della bontà di scelta qualitativa del triennio (1). Dunque questo studente, sentendosi preso in giro, agirà in giudizio con strepitose prospettive di successo.

(1) Mentre quelli del tradizionale spesso rimanevano nello stesso proprio per non accedere, nel triennio, ad una scelta che già per discipline era quantitativamente maggiore (dato oggettivo, da chiunque verificabile).

  • Quello del punto 3 farebbe “farebbe il diavolo a quattro” doppiamente, perchè lui si è iscritto al biennio per avere un titolo specialistico, e adesso scopre che già lo possedeva (!). Dunque agirà anche lui contro i concorrenti del punto 1, e sempre con strepitose prospettive di successo, magari chiedendo pure alle istituzioni un congruo risarcimento del danno per le spese di frequenza inutilmente sostenute.
  • Quello del punto 4 “farebbe il diavolo a quattro” triplamente, perchè riunirebbe assieme le motivazioni di quelli dei punti 2 e 3; dunque porterebbe avanti un contenzioso anche fino alla Corte Costituzionale e – tempo permettendo – si arriverà con maggiori probabilità del contrario a ottenere giustizia, risarcimenti inclusi.

Nel frattempo vedremo categorie di studenti e docenti l’uno contro le altre armate, in una fase delicata che esigerebbe semmai fiducia reciproca nell’interesse della crescita e della difesa delle istituzioni, aggredite da un sistema politico impegnato per lo più solo a fare cassa e da una crisi economica senza precedenti.


 
***************************************
 
L’unica iattura del sistema riguarderebbe a parer mio i nuovi docenti precari – o meglio: potrebbe riguardarli, in un’ottica perversa del sistema (dove prevalgano i nepotismi, le ingiuste raccomandazioni, le lobby organizzate e non certo per il bene comune; ma in tali contesti si può arrivare a fare ben altro, se si vuole e non c’è nessuno che l’impedisce …) –  e non tanto i docenti titolari o precari ma in graduatorie nazionali, che quei titoli di studio, previsti dalla riforma, hanno impiantato ex-novo e in non pochi casi, come nella mia istituzione, portandoli ad un livello di eccellenza – per l’impianto pluridisciplinare e per tesi di laurea e per performance (anche pubblicate le une e talvolta registrate le altre) – mai viste assieme nei diplomi tradizionali.
 
Certamente i discorsi generalizzanti non funzionano mai e potrebbe essere anche il caso delle mie specifiche argomentazioni; ecco perchè le espongo in un eventuale Forum aperto a tutti gli interessati, inclusi i miei attuali interlocutori.
Solo che è ovvio, estremamente ovvio prevedere che l’equiparazione del diploma tradizionale al 3+2 nella sua interezza non regge proprio giuridicamente oltre che moralmente.
 
Chi ha conseguito il triennio e anche chi ha conseguito il biennio partendo dal tradizionale, trovandosi scavalcato o messo alla pari da o con chi possiede solo il tradizionale, se ne starà con le mani in mano? Certo che no! E qualunque buon amministrativista troverebbe il modo di arrivare in sede giurisdizionale al giudizio incidentale di costituzionalità.
 
E prima o poi la Corte Costituzionale casserebbe questa evidente aberrazione: ma scusate, è così difficile rendersi conto che una gerarchia di titoli di studio precostitutita non può essere aggirata, neppure da una legge ordinaria?! E il danno enorme che si fa ai nostri studenti laureati con il titolo di studio che va definitivamente a stabilizzarsi dove lo mettiamo? Perchè nel frattempo le aspettative delle diverse categorie messe in moto da eventi normativi tra loro profondamente contraddittori produrrebbe danni di cui al momento, tra crisi economica e di legalità, non sentiamo proprio il bisogno!
 
Mi pare proprio il caso del “bambino gettato via insieme all’acqua sporca”. Per tutelare il presunto interesse di pochi soggetti, i docenti non titolari in servizio, si dovrebbe distruggere l’intero sistema! Ma semmai perchè non proporre altre strade più congrue e non distruttive.
 
Ad esempio –  e pregherei la massima attenzione data la qualità assolutamente costruttiva e giuridicamente possibile delle mie seguenti proposte:
 
  1. L’attribuzione automatica del titolo di studio specialisticamente compiuto (3+2) per specifica honoris causa  ai docenti di Conservatorio che hanno sostenuto e stanno sostenendo il sistema innovativo, senza alcun incentivo che la propria convinzione di far meglio il proprio lavoro aumentando le proprie doti di professionalità: sia in quanto implicato nel giudizio d’idoneità professionale sia nella conseguente attività svolta a favore dell’attuazione della riforma: sarebbe un bel gesto da parte del Parlamento e a costo zero per l’Amministrazione. E il problema sarebbe bello e risolto. Senza produrre tutti i danni che chiunque sa leggere un testo normativo potrebbe prevedere fin d’ora se il DDL venisse approvato così com’è.
  2. L’inquadramento dei precari conservatoriali tutti – a prescindere dal tipo di graduatoria – in una speciale e specifica condizione giuridica, analoga a quella dei docenti ad esaurimento, ma ben tutelata nel momento dei giudizi di idoneità da apposite previsioni nelle tabelle di valutazione dei titoli rispetto le nuove leve, che loro stessi hanno formato e che grazie solo a questo oggi possono permettersi di possedere titoli nuovi, prima inesistenti nell’ordinamento.
D’altra parte è cosa ragionevole per chiunque che la professionalità, di chi svolge un mestiere da un certo lasso di tempo, non si continua a misurare con il titolo o con i titoli di accesso, ma con il curriculum professionale e didattico nel frattempo prodotti. Questa regola vale per tutti i campi. Mentre noi stiamo ancora a discutere a trenta, quarant’anni e oltre dell’importanza decisiva di un altro titolo di studio per la nostra carriera, di studio piuttosto che di ricerca e di qualificazione professionale sul campo!
 
Ma vediamo di smetterla! Ho avuto colleghi che hanno pensato ad acquisire diplomi fino a quarant’anni compiuti. Non sarebbe stato più serio imparare a fare meglio il proprio lavoro e portarlo ad un livello di eccellenza, come succede nelle facoltà universitarie, fors’anche le meno serie?
 
Spero comunque che la discussione eviti gli inappropriati toni esagitati del momento. Non ne vale la pena, nell’interesse di tutti noi.
Con la stima di sempre, anche nei confronti di chi umanamente può anche una volta sbagliarsi, seppure di grosso.
 
(1) Il riferimento è all’articolo sull’argomento della Prof.ssa Liguori – cfr.: http://www.Unams.it: Laurea si e laurea no … ….privatisti si e privatisti no, di Dora Liguori, Comunicato Stampa  – a cui rivolgevo le mie doglianze …  Ovviamente sull’altra questione dei privatisti non si può che essere d’accordo. E lo si afferma da molto tempo, peraltro inascoltati.
 
Mario Musumeci
 
N.B..
A proposito: possiedo due diplomi accademici, uno strumentale e l’altro compositivo – assieme ad una miriade di titoli professionali e didattici che impressionerebbe chiunque dei miei colleghi (ovviamente che sia in buona fede e in corretta e competente disposizione di lettura …): dovrei considerarmi un “masochista” solo perchè invece di aspirare alla loro trasformazione in titoli specialistici preferisco tutelare i miei allievi, che hanno creduto nella qualità del mio lavoro e del lavoro svolto dai miei colleghi all’interno di trienni e bienni?
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2 risposte a Gli studenti dei Conservatori italiani sono carne da macello? – Lettera pubblica al sindacato Unams e avvio di un Forum sul DDL 1693 di “Valorizzazione dell’Afam”

  1. musicaemusicologia ha detto:

    Ad un cortese intervento, giuntomi via mail, abbastanza critico ma in maniera molto ben argomentata, ho risposto quanto riporto di seguito. Senza citare, salvo che non me ne dia successiva autorizzazione, il testo e il nome dell’interessato. E riporto la mia risposta perchè porta ancora più avanti il dibattito. Anche se mi sembrerebbe più giusto che tutto ciò avvenisse alla luce del sole per chiunque sia coinvolto e con le migliori motivazioni possibili.

    “Beh, ti ringrazio innanzitutto della pazienza – e della passione – con cui controbatti le mie tesi. Peraltro, pazienza e passione, del tutto analoghe alle mie.

    Se la cosa riguardasse solo la mia posizione professionale so già che non potrei che esserne contento, anche a prescindere dell’uso effettivo che potrei fare di detta equiparazione.

    Come però mi sono sforzato di far capire – e mi accorgo: inutilmente – il mio problema sono quei miei, quei nostri studenti, ai quali ho/abbiamo consigliato la scelta del triennio.

    Adesso costoro avranno acquisito un titolo di valore inferiore a quello tradizionale?!

    E dando ragione proprio a quei docenti che hanno più o meno boicottato il triennio per “far passare più facilmente e rapidamente” (parole fin troppo sentite) i loro studenti al biennio. Questi studenti che hanno compiuto il triennio si sentiranno truffati, rispetto i loro colleghi che si trovano incluso in più e con palese ingiustizia nel tradizionale il valore del titolo specialistico. E pure si sentiranno truffati coloro che hanno compiuto il biennio specialistico, per il di più che hanno dovuto fare. A me non sembrano questioni da poco e da sbrigativamente scaricare sull’amministrazione centrale.

    Pertanto la domanda che non trova con tutta evidenza una risposta è: come la mettiamo con queste altre due categorie di studenti: i triennalisti “depauperati” della specializzazione e i biennalisti che avranno speso soldi e studio (entrambe le categorie cornute e mazziate, come sarebbe meglio chiamarle)?

    Comunque quello che mi interessa è avere la coscienza a posto: sarà, per altri, una mia personale debolezza, ma costituisce la mia forza più autentica a cui mai rinuncerei. Pertanto auspico che la discussione avvenga almeno con la massima trasparenza. E che si sappia con esattezza quali siano gli attori in gioco.

    E difatti se la grande maggioranza degli studenti a favore dell’equiparazione tra diploma tradizionale e intero 3+2, di cui quantitativamente mi informi, corrispondesse a quelli che hanno acquisito solo il diploma tradizionale? E grazie che sono d’accordo: si risparmiano un altro biennio di lavoro. E se i docenti anch’essi d’accordo fossero proprio quelli delle istituzioni che non hanno attivato fino all’ultimo il triennio …
    INSOMMA CHI – a distanza di un decennio di avvio del primo triennio – MOLTO TARDI ARRIVA, E MAGARI PER COLPA O FURBIZIA PROPRIE, MEGLIO ALLOGGIA?

    Quanto alle tue osservazioni un pò avventate (offensive? Credo non nell’intenzione e perdono queste … caratterialità, dato che recepisco tutto il resto come una generosa disponibilità) circa:

    1.
    Credo tu non sappia cosa sia la “honoris causa” e che non è il Parlamento a rilasciarla ma le Istituzioni stesse! PER LEGGE.

    2.
    Sarebbe il classico papocchio all’italiana!

    3.
    perché un BUON AMMINISTRATIVISTA sa che una legge, non essendo atto amministrativo, non può essere “ricopribile”;

    4.
    La cosa grave che ti sfugge è non c’è nulla di precostituito per legge che ha stabilito una”gerarchia” di titoli.

    direi che (in ordine sparso):

    2. semmai il super-papocchione all’italiana è quello che si sta apprestando in tal modo.

    3. che il giudizio incidentale di costituzionalità davanti ad un tribunale amministrativo (proprio negli studi di diritto costituzionale me la cavavo abbastanza bene …) può senz’altro portare, anche se con procedura complessa, all’incostituzionalità di norme di legge e quindi all’annullamento delle disposizioni in questione. Insomma veramente pensi che gli studenti danneggiati se ne staranno, assieme alle loro famiglie, con le mani in mano?

    4. Intanto la gerarchia dei titoli è proprio stabilita per legge, e anche ovvia per propedeuticità, tra primo e secondo livello (e master di primo o secondo livello e dottorati od affini … etc.) – su questa ovvietà penso che sarai d’accordo – ma, anche, nella normativa applicativa della riforma è stato previsto come dovesse avvenire il passaggio dal diploma tradizionale da quinquennale a decennale al diploma di triennio: gli ultimi tre anni del diploma tradizionale diventavano le tre annualità del triennio e in ciò è già implicata l’equiparazione. Peraltro tutte questioni che hanno una storia ormai decennale e che poi sono state variamente usate in coerenza con tale principio. L’equiparazione è avvenuta sia nei fatti sia nel diritto applicativo per legge-delega 508/1999: i decreti ministeriali regolamentativi e applicativi in via definitiva della legge-delega non sono mai stati impugnati da chicchessia con buon esito fino al consiglio di stato, e dunque vengono assorbiti dalla legge praticamente come norme di primo grado. Sarà forse, per qualche amministrativista una tesi controbattibile, ma lo è anche quella inversa.

    1. che proprio le mie ipotesi di soluzione – qualcuno ne ha trovate di meglio? – erano da adattare alla necessità: lo sanno anche i muri che l’honoris causa la rilasciano le stesse istituzioni (quelle universitarie come quelle accademiche), il che peraltro potrebbe anche essere una facilitazione, se ben saputa utilizzare con una intelligente autonomia. Si tratterebbe di trovare una formula da adattare in analogia ed eventualmente inserire nella legge o fors’anche in un provvedimento amministrativo ad hoc.
    Insomma, se si è disposti a fare “il grosso imbroglio” non vedo perchè non si possa fare quello “piccolo” e con un buon fine: tutelare nel diritto transitorio i docenti dell’Afam che rilasciano pionieristicamente titoli di studio superiori a quelli posseduti, ammesso che ce ne sia veramente bisogno nella situazione attuale e in quali concreti termini.
    Anche qui, lo sanno pure i muri che i docenti procedono più speditamente in carriera per titoli di servizio e, da noi, anche artistico-professionali, e non certo per quantità aggiuntive di titoli di studio. Al momento che tali qualifiche vengano messe in discussione da ulteriori provvedimenti che richiedano in via esclusiva un titolo specialistico forse sarebbe una iattura, certo, ma da controbattere al momento nel verso giusto e non in quello sbagliato.
    E comunque, riguardo alle mie proposte, si tratterebbe solo di escamotage per evitare scelte peggiori.

    Ma siccome quello che per me è il peggio per te è il meglio, che siano a decidere gli interessati. Ma ben informati però e soprattutto quelli esclusivamente coinvolti a proprio danno, cioe i triennalisti e i biennalisti e i loro docenti. Lasciamo stare gli altri; sarebbe demagogia da quattro soldi.

    Amici, come sempre.”

  2. musicaemusicologia ha detto:

    Continua la mia interessante discussione via mail. E dunque aggiungo, allo stesso modo della precedente, la mia risposta. Che comincia ad aprire squarci di ulteriore verità rispetto l’iniziale almeno apparentemente insanabile contrasto delle opinioni.

    “Ho letto e riletto le tue mail e mi accorgo che abbiamo avuto nei nostri rispettivi ambiti lavorativi – diversi per territorio ma anche per specifici riferimenti disciplinari – situazioni solo in parte analoghe: specie con riferimento ai bienni – a mio avviso (e la penso come te) ancora da ripensare; mentre per i trienni la questione è ben diversa: da noi hanno spesso raccolto il meglio. Nel mio sito pubblico e continuerò a pubblicare monografie e studi di ricerca scientifica sul linguaggio musicale e sulle connesse questioni della performance e del repertorio, svolte sia in collaborazione con me sia protagonisticamente da questi miei studenti, soprattutto di terza annualità. Non poche hanno trovato spazio in riviste scientifiche di importanza nazionale ed internazionale. Probabilmente è tale estrema differenza di visuale che ci posiziona su idee molte diverse.

    Certamente deciderà il Parlamento. Ma ascoltando anche le parti in causa e valutando il peso delle contraddizioni e delle controindicazioni.
    Se il diplomato del triennio fosse costretto a frequentare, diversamente dal diplomato del tradizionale, anche il biennio per mettersi alla pari la contraddizione esploderà certamente, anche se si dovesse trattare di una esigua minoranza di studenti. Vorrà dire che, per accontentare gli assatanati, andremo ad “impiccare” qualche responsabile ministeriale in qualche pubblica piazza … 🙂

    A meno che il diploma triennale non venga anch’esso equiparato a laurea specialistica, quanto meno se conseguito come da noi, dove era ed è tecnicamente impossibile accedere al triennio da un diploma decennale se non dopo il settimo anno. A questo sarei senz’altro d’accordo. E potrebbe essere una soluzione. Vedi se riesci a metterla bene a fuoco con chi di dovere … a me però sembra che permanga la contraddizione con il principio europeo del 3+2.

    Mentre per chi ha acquisito un biennio specialistico forse potrebbe andare come auspichi tu; ma mi domando perchè dovrebbe avere una valutazione a sè stante il diploma di biennio una volta che tale valore normativo venga assorbito dal tradizionale, e magari auspicabilmente – aggiungo – da un triennio impiantato in analogia al tradizionale (ma come?!). Dovremmo meglio considerarlo un master il biennio? Io sul piano pratico sarei anche d’accordo. Ma ciò contraddice sia la sua qualificazione attuale sia il più recente varo del decreto istitutivo proprio dei Master.

    Peraltro il “difetto” (stavolta mi “perdonerai” tu) degli strumentisti decennalisti è spesso quello di pensare il conservatorio a propria immagine e somiglianza. Ma ci sono anche i corsi da 5 a 6 a 7 anni … Equiparati al 3+2 tutti quanti?!
    Mentre al triennio ho avuto studenti di questi corsi non decennali in gamba e che hanno dimostrato di possedere talento e cultura per il tanto impegno profuso (anche con intelligenti tesi di laurea), per buona parte di loro il tradizionale è stato quasi da sempre una sorta di refugium peccatorum, salvo le dovute eccezioni s’intende: ho avuto studenti tra questi che sceglievano invece del corso annuale e magari frequentavano brillantemente la biennale (con terzo anno facoltativo, ora stabilizzato nel triennio) disciplina analitica sperimentale (poi equiparata alle prime due annualità del triennio) – analitica ovviamente del testo musicale – piuttosto che l’evanescente Cultura musicale generale, che appunto ho smesso di insegnare quasi del tutto da oltre vent’anni.
    Conosco insomma studenti che quasi per niente sanno leggere e scrivere di musica e con la musica – e non di rado, anche con il linguaggio verbale – e che col tradizionale e con bienni facilitati hanno scansato tutte quelle “difficoltà” che mettessero in dubbio tale loro beata ignoranza. Li equipariamo dunque ai letterati universitari del 3+2, ma anche del +5 (liceo – magari – classico propedeutico, come nel nostro campo disciplinare solo adesso a malapena comincia ad esistere ad un raggio nazionale)?!

    Che il Signore ce la mandi buona.
    Buonanotte caro …………….”

    N.B.:
    Comunque da questo momento la discussione la continuo sul Forum, appena aperto. Potrai inviare lì ulteriori commenti, nella forma che credi.

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