Un importante trattato sulla musica medievale di Marcello Schembri: I trovatori. Musica e poesia. I primi cantautori della storia

a cura di Mario Musumeci

Di recentissima pubblicazione è disponibile nelle migliori librerie un bel trattato sulla musica medievale: I trovatori. Musica e poesia. I primi cantautori della storia.

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Scritto da Marcello Schembri, tanto appassionato e coinvolto cultore quanto attento e ferrato studioso della materia – già docente di Storia della musica presso l’Ateneo cosentino e animatore di seminari, conferenze e concerti di musica medievale, e non solo – il libro indaga a tutto tondo il mondo dei poeti-musicisti provenzali, colmando una lacuna atavica tanto nella storiografia specifica quanto in quella medievistica in generale e offrendo per la prima volta un quadro essenziale ed esaustivo della materia. Va premesso che, a fronte di una bisecolare e sterminata produzione filologico-letteraria, l’unico manuale “musicale” (per così dire) apparso finora è quello della statunitense Elizabeth Aubrey, The music of the troubadours, dato alle stampe nel 1996 dalla Indiana University Press, che però non abbraccia l’intera problematica inerente all’argomento, tralasciandone questioni indispensabili per una visione integrale.

L’obiettivo principale del lavoro — pubblicato dalla Zecchini Editrice (Varese), a cui va tutto il nostro plauso per aver creduto in un testo certamente non ortodosso e, per certi versi, “rivoluzionario”, insomma non un ordinario manuale di letteratura romanza — è quello di cercare di ristabilire il giusto equilibrio tra le due componenti fondanti e inscindibili dell’arte trobadorica, la musica e la poesia; al fine di riguardarla come fenomeno unitario poetico-musicale. Questione sempre invocata ma mai attuata negli studi ad essi dedicati, in quanto, al di là delle dichiarazioni d’obbligo, proprio gli aspetti musicali sono stati finora puntualmente sottostimati, quando non bellamente ignorati.

E difatti la posizione dell’Autore porta a riconsiderare il ruolo stesso dei trovatori nella storia (perpetuato da circa due secoli) in quanto creatori della poesia lirica moderna – espressione che contiene già in sé la palese discriminazione a danno della musica – anziché promotori storicamente riconoscibili della canzone occidentale, con tutto quel che ne consegue in termini di contiguità evolutive che risalgono ai giorni nostri. Difatti, secondo le coraggiose e innovative tesi di Schembri, la poesia moderna non discenderebbe dall’arte dei poeti-musicisti provenzali, nei confronti dei quali sono semmai debitori i moderni cantautori: inevitabile la vis polemica seppur sottintesa (Schembri è persona estremamente generosa e discreta nei modi sia del comportamento deontologico che della trattazione scientifica) nei confronti di un intero mondo accademico, tanto della filologia romanza quanto della letteratura tout court, che per inadeguatezze di competenze tra loro bene integrate continua imperterrita a leggere come separati il fattore poetico dal musicale con grossi equivoci interpretativi.

Al contrario, anche attraverso inedite letture comparate tra l’esperienza artistica dei trovatori e il mondo musicale moderno, è possibile chiarire numerosi concetti elusivi della complessa materia e sfatare o, quanto meno, porre in discussione diffusi e persistenti luoghi comuni: primo fra tutti quello riguardante l’esteriorizzante lusinga e dunque la grande impostura dell’interpretazione moderna degli artisti in questione e di tutto il corpus monodico del Medioevo; delle quali, senza vani giri di parole e senza infingimenti, vengono spiegati per la prima volta, con la massima chiarezza, la genesi e i meccanismi. Ciò consentirà al lettore di comprendere meglio determinati aspetti di un universo culturale straordinario e di uno tra gli episodi più affascinanti – ma anche, proprio sotto il profilo musicale, più malintesi e mistificati – della storia dell’Occidente.

Il trattato, scritto come un manuale ma con un’apprezzabilissima, brillante verve saggistica, pur condotto con il dovuto rigore scientifico è accessibile anche ai non specialisti dell’argomento e, grazie anche ad un ricco corredo di esempi musicali, immagini e indici specifici, si configura come un piacevole strumento di studio e di approfondimento per una conoscenza tutt’altro che superficiale della cultura e dell’arte medievali. Potrebbe suscitare l’interesse delle più diverse fasce di lettori: studiosi e studenti delle facoltà umanistiche (corsi di laurea in Lettere, D.A.M.S., etc.) e dei Conservatori e delle Accademie di BB. AA. (corsi di Storia della musica), nonchè tutto il pubblico appassionato della musica d’oggi (dalla musica antica al cantautorato pop, etc.).

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