Analisi della Performance: un ponte tra Teoria e Interpretazione – Un convegno internazionale a Messina (7-8-9 giugno 2018)

Convegno1

Convegno2 

Convegno3

Convegno4

 

Abstract degli interventi di V sessione

Alessandro De Salvo:

Analisi e interpretazione in En plein air di Bela Bartók

La suite En plein air di Bela Bartók sperimenta le molteplici possibilità dell’intervallo di seconda minore e ne costituisce il principale elemento di organicità. Può essere definita una esplorazione del semitono, che si presenta di volta in volta come dissonante bicordo, come elemento di disturbo della linea melodica o fondante di quest’ultima e dello sfondo armonico, come ambientazione di sfondo o incontro-scontro di due linee. Gli aspetti salienti rilevati tramite l’analisi musicale vengono messi in risalto dall’analisi interpretativa, evidenziando come di volta in volta vengano ipotizzate soluzioni interpretative differenziate ma strettamente connesse all’aspetto analitico. Il percorso analitico-interpretativo si completa attraverso l’ascolto di interpretazioni storiche, le quali confermano quanto rilevato analiticamente.

Nereide Geraci

Suite BWV998: proposta per una analitica re-interpretazione esecutiva, alla luce di una lettura in chiave teologica, della struttura formale e della trama continua del brano

L’analisi della trama continua della Suite BWV 998, ha evidenziato due elementi ritmico-motivici fondanti per l’intero brano, mostrando un effettivo processo evolutivo in cui il materiale viene presentato (Preludio), elaborato (Fuga) e riesposto in maniera rinnovata (Allegro). Ne deriva, una trama continua unitaria ed una struttura formale notevolmente organica. Partendo da studi volti a collegare i motivi tematici della Suite ad altri motivi bachiani inerenti rispettivamente le tre Persone della Trinità, si è cercato di rintracciare altrettanti riferimenti teologici nella forma (tripartita ma fortemente unitaria) e nella struttura della trama continua del brano. Tutto ciò si riverbera in maniera determinante sull’aspetto espressivo e interpretativo e pertanto è stata redatta una partitura analitica, cioè una trascrizione rielaborata a fini performativi che aiuti l’esecutore evidenziando visivamente la polifonia latente e gli elementi ritmico-melodici nascosti.

Andrea Abbate

Suite BWV998: la partitura analitica e l’analisi della performance (Preludio)

Il lavoro svolto su un’importante opera strumentale di J. S. Bach, il Preludio, Fuga e Allegro BWV998,  ha portato all’elaborazione di partiture analitiche che mettono in risalto ogni elemento costruttivo: da quelli micro-formali (i piedi ritmici che costituiscono l’ordito della trama continua), a quelli medio-formali (delle figure retoriche), fino a quelli macro-formali (rappresentati dalle varie fasi retoriche). Lo scopo era l’efficace produzione di un’analisi comparativa di diverse interpretazioni (scelte tra quelle di interpreti tra i più noti o comunque significativi) sotto il profilo della sillabazione dei piedi ritmici, della pronunzia delle figure retoriche, della complessiva interpretazione di ciascuna fase e dell’insieme, e di una corrispondente eventuale personalizzazione, adeguata o contrastante rispetto i contenuti espressivi rilevati.

Debora Toscano

La maschera simbolista debussyiana: dall’interpretazione estetica alla performance

La rilettura filologico-ermeneutica della Suite bergamasque di C. Debussy, frutto di una sintesi di musica, pittura, poesia e danza, muove da alcune considerazioni sulla cultura di fine ‘800 che spiegano le motivazioni profonde del compositore e la struttura stessa dell’opera, situata tra rievocazione dell’antico e “mascheramento” simbolista. La lettura analitica del testo musicale permette di evidenziare in particolare la centralità simbolista del Clair de lune e il carattere languoroso e decadente del finale Passepied, originariamente intitolato Pavane, circostanza che richiama l’antecedente neo-arcadico di Faurè. Tale analisi si affianca all’ascolto di alcune performances di rilievo in uno studio comparativo di esecuzioni di alti modelli interpretativi tra le quali spicca quella di W. Gieseking che risalta le qualità fondative della Suite, dimostrando quanto l’interprete possa legarsi alle polivalenti tendenze armonico-testurali debussyane.

Giuseppe Costa

Battere il tempo o dirigere?

«La tradizione è la somma degli errori» sosteneva Artur Schnabel. Un’affermazione critica rivolta ad una possibile inferenza negativa che la tradizione – fatta di memoria, testimonianze e notizie – ha sul testo, connotandolo di errori. La lettura dell’opera in questo modo è inquinata e ne consegue un problema di interpretazione. Luciano Berio ha scritto nella presentazione di Cronache del Luogo, una sua opera: «La musica la posso analizzare ma non posso descriverla.». Ma se la musica non la si può descrivere, come è possibile valutare un processo esecutivo? Come è possibile ponderare una inferenza negativa della testimonianza? Esiste un problema di decodifica del testo, di inadeguatezza di trascrizione dell’idea musicale? L’esecuzione non ha un valore oggettivo ed ha un valore imperscrutabile, tutto sommato ci sono delle differenze che hanno a che fare con il processo messo in atto dall’interprete. La risposta può essere nel temine intelligibilità.

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