“Composizione” lez. II-4 (2018) – Seminario: La forma-sonata, da Clementi a Schubert

di Mario Musumeci

Su apposita richiesta di studenti particolarmente coinvolti, la lezione è stata svolta in forma di seminario e in stretta continuità con la precedente.

“La forma-sonata, dall’Allegro (I movimento) della Sonata “La Caccia” di Clementi ad un Andante bitematico di Schubert” è stato quindi uno studio comparativo di due brani, già messi in repertorio didattico dal docente per le loro particolarità qualità didascaliche:

  1. il primo già compiutamente analizzato nel trattato di II annualità, per schemi musicali illustrati da legende e ampia ma sintetica trattazione esplicativa;
  2. il secondo, sempre lì proposto in questionario d’esame e dunque finalizzato anche alla descrizione metodologico-didattica della mappa concettuale variamente estrapolabile dalle domande del questionario a sette prospettive di analisi formale.

Così da chiarirne, di entrambi, le qualificazioni architettonico-formali e organico-tematiche (processuali), di stile armonico-tonali e sonoriali (testurali), le contestualizzazioni di genere socio-culturale e, in conseguenti adattamenti performativi (svolti dal docente al pianoforte), risalendo fino alle più profonde significazioni retoriche – ricavate innanzitutto dai dati consapevoli o inconsci di uno stile epocale: un “estesico” oramai storicizzato ma anche in costante evoluzione e condizionante l’individuale attivismo creativo (“poietico”) del compositore, caratterizzato da sempre più marcate personalizzazioni ideativo-ispirative e tecnico-costruttive.

Dalle settecentesche implicazioni socioculturali del galante menu sonatistico nel concerto da camera aristocratica fino al graduale stabilizzarsi di una retorica visionaria a varie  implicazioni poetico-letterarie e, in corrispondenza, di una sempre più personalizzata e individualizzata creatività. Insomma: una mobile ma fondativa Poetica dell’Arte musicale, ben diversa dalla musicale “ars poetica” barocca, collettivamente rispondente alle accresciute sensibilità dell’artigianato musicale secentesco; connessa adesso,  nell’ottocento romantico, all’individualismo borghese e a compiute visioni filosofiche e teoretiche della vita (Weltanschauung). E progredente verso la ritualità medio-alto borghese del recital e del pubblico concerto, dal secondo ottocento ad oggi: ritualità incentrata dapprima sul divismo del compositore-performer e appresso dell’interprete-performer – che aggiungerà le marcature “museali” dello storicismo e del filologismo.

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