“Analisi” lez. III-5 (2015) – Osservazioni sul lavoro svolto: grafici e schemi vari di sintesi

La lezione è stata svolta su un argomento d’occasione, pure se con specifico riferimento alla compilazione di schemi retorico-formali di compiuta macro-sintesi delle composizioni in studio (l’intero Magnificat bachiano con i suoi dodici movimenti, in particolare): la mia composizione sinfonico-corale, scritta nella precedente settimana, “L’Addulurata (Mater dolorosa)”, una Trenodia per due soprani, coro e orchestra. La stessa è stata svolta su un testo poetico in vernacolo da me stesso composto estemporaneamente durante i festeggiamenti della Pasqua a Trapani, i cd. Misteri della Passione: una maestosa  processione dei venti carri rappresentativi della Via Crucis, ognuno preceduto da una folta rappresentanza di ciascuna delle venti “associazioni/confraternite” (detti “ceti” e riferiti ciascuno ad una corporazione specifica di lavoratori: macellai, ortolani, muratori, albergatori …) e seguito da una banda musicale. L’ispirazione iniziale, con particolare riferimento al carro conclusivo, appunto, dell’Addulurata, assieme all’impianto tecnico ed espressivo della scrittura compositiva è stata messa a confronto con una approfondita schematizzazione analitica elaborata rapidamente per quest’occasione didattica: a mostrare e dimostrare tanto la diversità dell’approccio creativo del compositore quanto quello ricognitivo dell’analista (studioso in senso lato, dunque anche performer) svolto sia a monte dell’atto creativo che a valle, ossia dopo il compimento dell’opera: particolarmente significativa l’interpretazione specifica di una ben articolata dispositio retorica e delle diverse figurae retoriche caratterizzanti ciascuna fase; elaborazione compiuta nella sua totalità solo dopo la composizione, dunque come evidente atto di approfondita riflessione sulla stessa.

Una volta per tutte al fine di chiarire la ricorrente banalità della domanda: “ma l’autore pensava esattamente della sua opera quello che approfondisce con le sue analisi lo studioso?” Certamente no: trattandosi, nel secondo caso, tanto di visioni sintetiche e dunque almeno in parte distaccate dal proprio immediato stato di consapevolezza durante l’atto creativo in itinere, normalmente più attrezzato e coinvolto nella cura dei particolari, quanto anche di tratti inconsci del proprio operato, che però l’analisi può arrivare a disvelare nella maniera più lucida ed emozionalmente più distaccata. Il che non comporta che la successiva più consapevole rimessa in moto dei meccanismi ludico-creativi tanto di revisione compositiva quanto di performance esecutiva sia esente da una ben più coinvolta e più matura emozionalità!

E, trattandosi ancora di una bozza che attende importanti migliorie e correzioni è possibile fin d’ora dire che perfino questa messa in discussione teorico-analitica di una propria opera davanti ai propri discenti risulta già utile al compositore-insegnante per meglio impiantare la detta revisione dell’opera.

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