“Analisi” lez. III-3 (2015) – Lo stile dell’opera e la poetica dell’autore

di Mario Musumeci

Le lezioni di laboratorio monografico della disciplina sono state indirizzate al chiarimento dell’impostazione di ciascuna tesi disciplinare (“tesina”) tanto in generale quanto con riferimento alle specifiche prospettive stilistico-epocali nonchè alla personalità e all’eventuale poetica compositiva dello specifico autore.

Per l’impostazione generale è stato suggerito un modello standard da impiantare a monte da ciascun studente e da specificare ulteriormente man mano che lo riesca a permettere il livello di approfondimento della redazione dei contenuti.

  • Introduzione: generalità storiche e informazioni sull’opera in studio, in quanto relazionate all’autore, all’epoca e allo stile; ma connesse direttamente alla vita dell’autore solo in quanto ciò si renda utile ed opportuno. Solo nel caso di autore poco noto o poco studiato analiticamente potrà risultare utile una essenziale introduzione sulla personalità dello stesso anche sul piano storico; ma sempre ben centrata allo scopo di introdurre l’opera specifica, dunque assolutamente evitando trattazioni ed elencazioni di date, di opere e di fatti storici estranei alla problematica che si sta trattando.
  • Presentazione dell’opera in una sintesi generale, ma via via più approfondita possibile per quanto concerne una sua visione di assieme, specialmente quando si tratti di una composizione già ripartita o ripartibile in più movimenti. Qui andranno trattate in anteprima anche le questioni generali che lo studio analitico hanno permesso di chiarire, ma in una visione sintetica tale da prepararne i successivi approfondimenti nelle sezioni specifiche successive. Ad esempio:

1) l’anglosassone qualità folklorica-tradizionale neomodale del pensiero musicale di un Gustav Holst per come esplicata nelle due opere bandistico-sinfoniche in oggetto;

2) la vocazione modernistica ad una cantabilità virtuosistica del sax in concertazione con il brillante apporto dell’orchestra tanto in accompagnamento quanto in alter ego o in duetto in quel concerto solistico e poema sinfonico assieme che è la Ballade di Henry Tomasi;

3) la particolarità estrema della contaminazione bachiana nel cuore sonatistico mozartiano-beethoveniano della Sonata in Lab maggiore (–> Mi b maggiore) di Franz Schubert, già risolta in un approfondito studio (ma probabilmente aperta ad inediti approfondimenti di alto rilievo musicologico);

4) l’inedito carattere “ciclico” della Suite Bergamasque (termine, in verità, equivoco perchè postulerebbe un’alternativa di incongruenza più normale che possibile in una serie di movimenti che costituiscono, pur nei più diversi modi, un’intera unitaria composizione): dove la coerenza tematico-testurale dei quattro movimenti relazionata alla centralità del Clair de lune, più ancora che i riferimenti simbolici alla verlainiana ispirazione, definisce musicalmente con la maggior chiarezza la personalità di Claude Debussy in quanto esplicata anch’essa, ma in ben altro modo da Schubert, nel gioco della contaminazione stilistico-epocale con il barocco;

5) gli ulteriori approfondimenti della vocalità in ogni suo aspetto compositivo-testuale e di performativa lettura delle sette Arie del Magnificat bachiano, capolavoro tra i capolavori musicali di ogni tempo: fino a ricostruirne una seria ipotesi di articolazione unitaria di tutti i dodici movimenti, in cui le definizioni di fase retorico-formale sono ben connesse tanto con la forma tonale quanto con ogni specifica elaborazione architettonica e di genere unitaria dei soggetti motivico-tematici relazionati al testo poetico-sacro che li ispira, in una compiuta armonia dell’insieme e delle singole parti

Altro che elaborazioni “cicliche” del linguaggio musicale! Sarebbe bello, veramente molto bello ed utile a tutti, se, giunti tutti ad un livello più alto possibile di comprensione del proprio lavoro e dunque a tesina ultimata, svolgessimo un’ampia lezione collettiva di rendiconto complessivo del lavoro svolto (una specie di saggio anche preparatorio all’esame, con slide ed ascolti musicali riassuntivi del lavoro svolto di ciascuno). Cosa ne dite?

  • Impianto armonico-tonale dell’opera nel caso soprattutto di composizioni modernistiche dove la strutturazione delle altezze si rende al modo di una (re-) invenzione dell’Autore, a fronte della prevedibilità stilistica di altre epoche.
  • Studio approfondito di ciascuno dei movimenti analizzati.
  • Problematiche esecutivo-interpretative e osservazioni sulle performance e sulle edizioni critiche messe in studio, specialmente se si tratta di interpretazioni esecutive di un certo consistente e dimostrabile carisma (cd. modelli interpretativi) e di revisioni ancor oggi utilizzate.
  • Conclusioni e proponimenti: nel caso di opere complesse per quantità e qualità è qui possibile prospettare le linee unitarie che dovrebbero guidare ulteriori approfondimenti.
  • Bibliografia: non generica ma riferita all’autore e magari all’opera in questione (bibliografia musicologico-storica); oppure, solo in quanto realmente applicati, a dati importanti dell’impianto tecnico e scientifico che ha permesso, nella sua specificità ed originalità, lo studio teorico-analitico svolto (bibliografia teorico-analitica e sistematica).
  • Discografia: come per la bibliografia deve contenere tutti i dati esatti e necessari per il reperimento della singola opera o performance studiata.
  • Sitiweb: come sopra, ma se di interesse strettamente esecutivo-performativo si farà riferimento alla discografia, se di interesse bibliografico alla stessa bibliografia; andranno qui indicati pertanto solo i siti sul compositore studiato e su quelli di ulteriore attinenza informativa. Incluso, perchè no?, quello del sottoscritto che fin’ora  – almeno mi pare – vi ha costantemente sostenuto nel vostro lavoro. 🙂

Per le impostazioni specifiche sono state date dirette indicazioni riferite al linguaggio/pensiero compositivo epocale di preciso specifico riferimento e a tutte le utili connotazioni dello stile e della personalizzazione di ciascun autore.

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