Fu amnesia o colpa grave quella del padre che “uccise” il figlio dimenticandolo in auto?

di Mario Musumeci

La possibile archiviazione del caso di Andrea Albanese, il papà che dimenticò il figlio in auto indagato per omicidio colposo e abbandono di minore, per averne così provocato la morte, suggerisce alcune riflessioni anche al di là dell’esito effettivo della vicenda; adesso in mano al pubblico ministero che deciderà in merito se avviare o meno il processo. Ma sempre tenendo conto della perizia chiesta dal legale di parte; nella quale il consulente, sempre di parte, ha dichiarato che al momento del fatto l’indagato era vittima di una sindrome dissociativa transitoria e pertanto completamente incapace di intendere e di volere, seppur con stretto riferimento all’avvenimento autobiografico circoscritto ad una specifica area e persona della propria vita.

Il che in estrema ratio giuridica significherebbe non solo che il comportamento censurabile del padre, produttivo della morte per asfissia del figlio, è valutabile come preterintenzionale, ma addirittura l’affermazione dell’assenza giuridica di una sua colpa grave. In quanto il fatto incriminato non sarebbe appunto tale, alla luce della perizia psichiatrica: datosi che il padre, in quanto presumibilmente oberato da impegni vari e dunque in condizioni di forte stress, aveva letteralmente rimosso l’abbandono del figlio nell’auto.

Va osservato preliminarmente che le condanne per i genitori incriminati di altri precedenti quattro casi analoghi, avvenuti in Italia dal 1998, sono avvenute con pene minime di reclusione; condanne per lo più patteggiate e soprattutto sempre con pena sospesa. Dunque la semplice prospettiva dell’archiviazione in questo specifico caso innoverebbe la questione in maniera non indifferente se accolta dal pubblico ministero di turno. Si tratta di una decisione non facile. Fors’anche perché l’individuazione di una specifica incapacità di intendere e di volere così circoscritta allo specifico caso della grave dimenticanza del soggetto punibile, altrove invece simultaneamente capacissimo di agire in ambito lavorativo, aprirebbe un vulnus non da poco nel sistema giuridico (penale e non solo): chiunque potrebbe ricorrervi per sostenere la mancanza di propria colpa dovuta a dimenticanza e relativo stato confusionale.

D’altra parte se il fine della pena è, nel nostro sistema, la rieducazione del condannato una domanda legittima da porsi sarebbe per tutti noi: a cosa dovrebbe essere rieducato il padre che ha provocato involontariamente la morte del figlio e che adesso ne piange le conseguenze? Difatti non si potrebbe dare per scontato che, in casi del genere, il dramma familiare che ne consegue è tale da costituire già di per sé, anche solo sul piano degli affetti e del proprio equilibrio psico-fisico, una pena non indifferente per il genitore? Comunque giudicato dai più moralmente colpevole della morte del figlio e che quasi sicuramente si porterà sulla coscienza il fardello dell’accaduto.

Sembra tra l’altro lodevole ed opportuna l’iniziativa di Andrea Albanese di donare, assieme alla moglie, un defibrillatore da installare nei giardini pubblici dove portavano a giocare il figlio e contestualmente di fortemente sostenere sul web una quanto mai risolutiva petizione al Ministro dei Trasporti; petizione promossa, fino all’attuale raggiungimento di 40.00 firme, da un medico d’urgenza-emergenza e madre di tre figli bresciana, Maria Ghirardelli, e protesa alla modifica dell’art. 172 del codice della strada, per meglio tutelare il trasporto dei bambini in auto mediante l’obbligo dell’installazione di allarmi anti-abbandono.

Il dramma specifico narra di un avvenimento che sarebbe forse potuto accadere a chiunque e certamente né voluto né volontariamente prodotto dai suoi attori principali: il padre, la madre, il figlio … Nel caso specifico forse neppure attribuibile a negligenza, bensì ad una tragica fatalità. Per intanto – nell’attesa di più precise risposte giuridiche alla vicenda – partecipiamo attivamente affinché la politica faccia la sua parte ad evitare che tali disgrazie possano ancora accadere.

E, per chiudere nella miglior ottica costruttiva, osservo che questi avvenimenti mi hanno fatto tornare alla memoria un accaduto personale di una quindicina di anni fa all’incirca: recandomi in un ufficio pubblico per sbrigare pur abbastanza rapidamente degli affari urgenti lasciavo in automobile un mio nipotino, allora ragazzo e affidatomi dai genitori per delle incombenze. E al ritorno lo trovavo molto imbronciato perché mi sosteneva che aveva dovuto sopportare un caldo soffocante. La cosa mi scosse non poco perché pensavo di avere impiegato invece poco tempo e che forse lui stava un tantino esagerando; però mi premurai di chiedergli scusa e, credo ma non ricordo bene, di comprargli subito qualcosa di rinfrescante per farlo star meglio. Adesso, a distanza di tempo, tale confuso ricordo mi turba nella connessione con questi fatti odierni.

Certo è una vicenda molto diversa, ma mi ha aiutato ad immedesimarmi nei dolorosi fatti accaduti grazie all’evangelico detto “chi è innocente scagli la prima pietra”. E allora ho immediatamente preferito connettermi al succitato sito per offrire la mia immediata adesione e ho pubblicato questo articoletto semplicemente per convincere quante più altre persone possibili a fare altrettanto. E così mi sento sicuramente più vicino a coloro che questa sofferenza si porteranno appresso per un’intera vita, non ponendomi più innanzitutto il problema della loro innocenza o colpevolezza.

(http://www.change.org/it/petizioni/ministro-dei-trasporti-installazione-di-allarmi-anti-abbandono-sulle-automobili)

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in News, Normativa e riforma, Poesia della vita. Contrassegna il permalink.

5 risposte a Fu amnesia o colpa grave quella del padre che “uccise” il figlio dimenticandolo in auto?

  1. infantreminder ha detto:

    Forse la fretta, forse i pensieri che angustiano ogni adulto, hanno distratto migliaia di genitori in tutto il mondo causando immani tragedie e lo stillicidio dei bimbi dimenticati nei veicoli.
    Realizzata a Messina, Infant Reminder è la prima applicazione al mondo, per smartphones e tablets, totalmente gratuita e utilizzabile in tutto il mondo, in grado di scongiurare il pericolo di dimenticare i bambini nei veicoli.
    Prelevala gratuitamente dal sito ufficiale http://www.infantreminder.com/ oppure da App Store o Google Play.

  2. musicaemusicologia ha detto:

    Grazie per l’intervento e per l’impegno.
    A quanto pare in Sicilia (e anche nella “mia” Messina) di cose buone ne riusciamo a fare abbastanza. 🙂
    M&M

  3. santi calabrò ha detto:

    Bellissimo articolo su un tema cruciale. Avevo già firmato una petizione analoga
    e seguendo lo spunto offerto dal prof. Musumeci aderisco alla raccolta
    di firme.

  4. musicaemusicologia ha detto:

    Ricevo via e-mail e commento:

    “Salve, sono Maria Ghirardelli, vorrei aggiornarla sull’iter della battaglia per l’obbligatorietà degli allarmi anti abbandono sulle autovetture: negli ultimi mesi si sono registrati significativi progressi sia tecnologici che legislativi: la proposta ora è arrivata al senato e sono disponibili soluzioni tecnologicamente molto avanzate che potrebbero a breve essere installate di serie sulle autovetture.Nei giorni scorsi la procura di Piacenza ha recepito l’esito della perizia psichiatrica disposta sul padre del piccolo Luca che dimostra che si trattò di una “dissociazione cognitiva” ovvero di quello che volgarmente chiamiamo “black out della memoria”.grazie anche al suo sostegno continuiamo un percorso che siamo certi giungerà alla vittoria, mai più morti come Luca.”
    __________________________________________________________________

    Rispondo: Molto bene. Siamo noi a ringraziarla. per l’importante iniziativa.

    Tra l’altro vengo a sapere che nel frattempo la procura di Piacenza ha nominato come perito un altro psichiatra e la sua conclusione coincide con quella realizzata dal consulente della difesa di Albanese. ​Per entrambi gli psichiatri insomma quella mattina l’uomo fu colpito da una “transitoria amnesia dissociativa” che provocò l’incapacità di ricordare eventi o persone.
    Dunque per Albanese si avvicina l’ipotesi dell’archiviazione del reato.
    Noi speriamo innanzitutto che con una velocità almeno analoga si completi adesso l’iter normativo a tutela dei minori abbandonati in auto seppure inconsapevolmente dai propri genitori.

    Sarebbe vergognoso e da condannare fermamente che questo accada dopo l’ulteriore verificarsi di casi del genere!
    M&M

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.