“Analisi e interpretazione I” lez. 5 – Lettura e Prassi esecutiva, Lettura e Interpretazione, Lettura e Analisi

di Mario Musumeci

Dato il forfait annunciatomi solo un giorno prima di uno dei due studenti del corso per compositori ho invertito con il consenso di tutti i partecipanti questa lezione (spostata alla prossima settimana) con la lezione degli interpreti, proprio al fine di non far perdere a nessuno una delle lezioni.

La lezione effettivamente svolta, pertanto una volta tanto estemporanea, si è concentrata sulla performance analitica del docente svolta sullo Scherzo della chopiniana terza Sonata e sul tema principale in particolare. L’approfondimento di lettura si è reso in crescendo di coinvolgimento con lo studente pianista Marco S. – ma anche con l’altra pianista sopravvenuta  Veronica C., seppure interessata principalmente al suo Debussy (Estampes).

Fino a configurarsi su ciascuno dei tre versanti indicati in epigrafe alla lezione:

  1. del rapporto tra lettura e tradizione esecutiva (manoscritto e revisioni incluse),
  2. tra lettura personalizzata sul piano della ricerca personale (“interpretazione” tout court nel senso della ricerca di una adeguata performance),
  3. tra ricerca personalizzata nella performance (Marco suonava già il brano), adesso fortificata dall’analisi in profondità del testo musicale (ossia “lettura analitica”, cioè lettura non, più o meno sbrigativamente resa, “delle note musicali” bensì dei più compiuti concetti musicali esposti dalla ben più complessa articolazione melo-armonica del brano).

Nell’intenzione – in chiusura – di dare una visione rappresentativa di questa agile melodia strumentale sul piano retorico-visionario ci si è per adesso soffermati su una visione prevalentemente strutturalista, in attesa di completarla con l’analisi del tema centrale (si tratta di una forma tripartita “con trio”, ossia con centrale tema contrastante al tema principale esposto agli estremi del brano – in Esposizione ed in Ripresa insomma).

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In tal senso, in alternativa alla consueta relazione analitica – si potrebbe costruire – se la cosa diverte e coinvolge, assieme all’impegno e all’applicazione necessari – una sintetica ma vivacemente allusiva relazione/saggio sul compiuto processo compositivo del detto tema al modo più o meno di una “Breve storia semiseria di un melodico Mr. Sol …”.  :-)))

Insomma una sintetica analisi strutturalistica del tema principale di questo Scherzo, svolta soprattutto partendo dalla predisposizione a monte e appresso con l’ausilio del filo conduttore di esempi tratti e/o ritrascritti (se in discordanza alla revisione sott’occhio) anche dal manoscritto oltre che dalle più diverse revisioni disponibili.

In tal modo ad esempio si potrebbe subito chiarire – e appresso utilizzare … – il marchiano errore del sib1 alla m.s. al posto del più pertinente do2 …: cfr. comparativamente e in ingrandimento il manoscritto alle bb. 7 e 39, ricavandone poi un esempio da inserire nella propria relazione. O eventualmente, come annunciato, nella storiella di cui in seguito si dà adesso un possibile incipit. 

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Breve storia semiseria di un melodico Mr. Sol

alla ricerca della propria identità armonico-tonale” :-)))

“Ohibò, cosa ci sto a far qui?” Esclamò proprio al punto d’avvio di un’armatura di chiave con tre bemolle un, modesto (ma forse solo in apparenza?), Mr. Sol.

E sì che in effetti egli si avviava a proiettarsi, pur con oscurante piglio cromatico e con tortuosa agilità [esempio 1] e certo memore di quanto normalmente accadeva ai suoi antenati barocchi in similari frangenti tipici degli ascendenti e tormentosi camminamenti minacciosamente detti di passus duriusculus [esempio 2], verso un… sè medesimo, pur con il tramite di un annodante Sib! Fortificante certo, ma pur’anche altro da sè, poichè datosi all’ottava superiore [esempio 3] sembrava costringerlo ad altre imprese da quella incertamente presupposta e appena svolta con fatica.

E in un chiarimento offerto da un nugolo ben assiepato di compagni di strada (nell’ordine di apparizione ma non di certissima comunanza, tali Sigg.ri Sib, Lab, Re e Fa) che, tra loro  in assoluto e incondizionato… accordo e posizionatisi proprio a partire dalla sua stessa zona d’avvio [esempio 4], quasi lì per lì a volerlo trattenere, gli sostenevano a mezza voce una cupa ma puntualizzante e appresso sempre più risaltata verità (esempio 5). Senza alcuna incertezza difatti gli sostenevano e con la detta, solo per lui preoccupante, insistenza: “Non sei altro che parte di una cadenza armonica perfetta, solo disposta alla maniera più caratteristica in cui l’Autore ci vuol costringere per certe sue personali… delicatezze.”

E di cosa si trattava se non di una cadenza perfetta romantica con sesta aggiunta (esempio 6) – certo oramai chiarita nel tempo, ma non al momento preciso in cui questa storia si attuava. E manco a dirlo definitivamente detta oggi – dai contemporanei novecenteschi e successivi – “cadenza alla Chopin”. Alla quale Mr. Sol aderiva, nell’esecuzione immediatamente successiva al suo stesso esistere in questo Scherzo, perfettamente a proprio agio, pur se con il senno di poi! Forse più probabilmente – riflettè, come illuminato da tali turbinosi eventi – così questa cadenza si chiamava non perchè l’avesse inventata il musicista polacco, ma proprio perchè lui stesso forse era stato il primo ad occuparsene in una maniera – come dire? – così… creativa e originale.

Ma così foriera di ulteriori inaspettati eventi disposti proprio per lui stesso, in virtù cioè delle sue stesse motivazioni ad esistere! Seppur alla fine in qualche modo prevedibili: come accadrebbe nella descrizione, successiva ai fatti compiuti, di un destino programmato da quel Dio che si ritiene essere il Signor Compositore.

Forse pensava questo o forse appena appena lo immaginava l’ancora ignaro, ma al momento da diverse premonizioni pervaso, Mr. Sol?

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(continua… ma a cura di Mr. Marco S.)

Suggerimenti. Ecco le altre tappe essenziali (cioè minime) di questo “racconto analitico”, che in realtà si pone molto più seriamente sia come descrizione strutturalista sia come metafora retoricizzante del compiuto processo compositivo – specie se inteso in maniera compiuta associandolo al contrastante tema centrale:

  1. Mr. Sol “sospensivamente riciclato” ma in interruzione forzata, quasi con “potere di veto” (concomitante al suo originario potere produttivo del flusso sonoro), in ambiente di do minore (bb. 7-8) …
  2. Mr. Sol “dominatore” nella trasfigurazione coloristica di cui si fa tonica, nel tono-modo – vicino-lontano dapprima nel Barocco (perfettamente simmetrico ai due modi: relativo della dominante e dominante del relativo) – adesso utilizzato/”conquistato” da Chopin, in tale preferita relazione sintattica associata al decorso fraseologico-tematico, come uno dei suoi peculiari  idiomatismi armonico-tonali (bb. 16-22) …
  3. Mr. Sol “equivocante” ma di “forzato” rientro nello slittamento modulativo al successivo tono plagale – plagale tanto nell’imposto quanto nel relativo minore, al quale qui fa da collegamento, da “irrinunziabile mediatore” (bb. 23-28) …
  4. Mr Sol ancor più stabilizzato nel sopraddetto “potere di veto”. Da cui si diparte in ripresa (Ripresa ovviamente all’interno della medio-forma di A e di A1; associati a loro volta tripartitamente al B contrastante nella macroforma dell’intero brano in Macroesposizione e Macroripresa): proprio al modo di un “dominus” che ha finalmente veduto affermare inequivocabilmente la sua peculiare primazia (bb. 29-31 e 32-33) …
  5. Mr. Sol “riequilibrante” addirittura i destini della tonica del suo stesso tono d’imposto Mib maggiore, che “sporcata” a sua volta dal suono di sesta aggiunta risulta sonorialmente apparentarsi al relativo tono di do minore (bb. 47-56). In effetti tono mai autonomamente cadenzato se non sospensivamente: e appunto dallo stesso nostro protagonista: l’immancabile Mr. Sol . Realizzando al limite definitivo e definitorio della conclusiva cadenza una sorta di momentanea bitonalità Mib maggiore-do minore, infine inclusiva di un “rinunziatario” cromatismo discendente in esito “sofferto” e cadenzato fino alla dominante, prima della chiusura sul mib tonica e proprio a partire, in sostituzione immediata del V, dall’ineffabile Mr. Sol!
  6. Infine, quanto meno, nel rapporto di collegamento con il tema contrastante si noti come l’accordo di tonica si poggi proprio sul detto … Mr. Sol – appunto con un primo rivolto. E modificando enarmonicamente la sua fondamentale Mib in Re# si appoggi al modo di un’armonia di napoletana rispetto la dominante del successivo lontanissimo tono di Si maggiore (bb. 56-57 e 58-60). Sarà un caso se l’estrema propaggine armonica (apice di allontanamento tonale e formale nella sezione sviluppativa B) del tema contrastante si condurrà su uno, stavolta, “strascicato” altro accordo/area di napoletana di Reb (dominante pantonale, sorta di “morte” di Mr. Sol ossia relazione tonale allontanante al massimo dallo stesso, negazione dello stesso …), annunziato come una sorta di “campana da morto” dal suo corrispondente enarmonico do# (bb. 101-107)? E in un decorso tematico che porta – anche qui in una medioforma tripartita – la cantabilità a polifonica tendenza diffusiva e ad iniziale elaborazione teneramente effusiva a ridursi nell’alveo irrisolto di una incessante domanda, nel reiterante motivo di tre note chiuse su sospensiva quarta discendente, tanto in esito provvisorio in A che definitivo in A1 …

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Infine, a non esser tacciato di cerebralità da chi poco si intende di intellettualità musicale di spessore :-), ecco di seguito una ultrasintetica mia analisi del brano, che volentieri ho predisposto, proprio per dimostrare come semplicità e complessità siano due facce di una stessa realtà – una volta ovviamente che si domini la seconda e si riesca a conseguire il dono della prima.

Mario Musumeci – Le due SpielFiguren del processo tematico-elaborativo

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5 risposte a “Analisi e interpretazione I” lez. 5 – Lettura e Prassi esecutiva, Lettura e Interpretazione, Lettura e Analisi

  1. Marco S. ha detto:

    Buongiorno Maestro,
    Ho letto il file che mi ha inviato, mi trovo assolutamente in linea con quanto lei ha scritto; non ho compreso soltanto perchè, quando tratta del secondo tema, parla di “struttura fraseologia di tipo liederistico”.

    Resto in attesa

    Marco

    • musicaemusicologia ha detto:

      Struttura fraseologica di tipo liederistico [se qui e là trovi qualche refuso grafico segnalamelo …] ossia il Liedtypus che sopra richiamavo rispetto il I tema in classico-romantico Fortspinnungtypus.
      Come nella musicologia germanica da un secolo esatto (il primo testo a me noto, di Wilhelm Fischer, è del 1915) vengono definiti i contrapposti processi compositivi di Trama continua barocca (Fortspinnung) e di Allineamento tematico fondato sui classici contrasti sonatistici (Entwicklung) e basato prevalentemente sulla quadratura periodica del melos- di illuministica provenienza – (appunto: liederistica).

      Il fatto è che in classe non siamo arrivati – come poi io a casa – ad inquadrare i “tasselli” in cui è possibile segmentare, seppur diversamente, il II Tema.
      Li preciseremo meglio nella prossima lezione assieme a tante altre “cosette”, ma tu prova, sulla base dei miei suggerimenti (essenziali certo ma quasi del tutto compiuti nella loro sinteticità …) ad inquadrare il tutto …
      Se ti sforzi a sufficienza – spartito e tastiera alla mano, ci puoi arrivare e sarà una tua conquista più personale. Magari da applicare almeno anche ai due temi del III Movimento dell’op. 58.
      Altrimenti dovrai rassegnarti al mio … “biberon”, la prossima volta :-))

      Inoltre non hai notato l’assonanza del nome fittizio della storiella su Mr. Sol con il tuo cognome S…..lo? Serviva a stimolarti l’inventiva in ogni possibile direzione …

      Dunque non puoi cavartela con un “mi trovo assolutamente in linea con quanto lei ha scritto”, ma come ho impiegato io qualche oretta a fare questo lavoro per te impiega anche tu qualche oretta – certamente rileggendolo e studiandolo in applicazione ai brani interi – per trarne sufficiente beneficio …

      Il Prof

  2. Marco S. ha detto:

    In realtà mi viene più semplice inquadrare nella forma liederistica il III movimento della sonata rispetto al II; Per la prossima lezione mi pongo come obbiettivo l’inquadramento tonale e fraseologico del II e del III movimento. Non avevo notato il riferimento tra il sol e il mio cognome, ma pensavo invece al gioco di parole sol-sole ( che ne evidenzia le proprietà plastico-luministiche) 🙂 .
    Mi metto al lavoro 🙂

    Buona Domenica
    Marco

    • musicaemusicologia ha detto:

      sol – sole – s…..lo
      Non ti sembra un pò di esagerare con queste connessioni da novello aspirante … Luigi XIV?!
      E poi il il “plastico-luministico” (gergo scientifico bistrattato in musica e strautilizzato in arti figurative: povero MdN che tanto si è speso per questi studenti discoli che oggi non trovano di meglio che sf. …): ma nel senso “abbagliante” del tuo riferimento cosa ci azzecca con questo sfrenato gioco vitalistico – I tema – che pare doversi arrendere proprio al rintocco di un destino di consunzione (semmai baluginio rivelatore di morte … altro che abbaglio): comunque quello che accade sul reb napoletana nel centro dello Scherzo e più o meno al centro del II tema.

      E a proposito del riferimento alla qualità più liederistico-fraseologica dei temi del III movimento, sfido io: è un Lied, il movimento cantabile per eccellenza!

      Scherzi (Scherzo e Lied) a parte sono contento del proposito. E ti aiuto ancor di più …

      Avresti dovuto notare che nella mia lezione accenno da qualche parte, a proposito della scrittura del II tema dello Scherzo, a qualcosa di schumanniano (e per certuni tale specifica riferita all’altro campione del pianismo ottocentesco sarebbe sintomo di una sorta di romanticismo pre-espressionista, anche a livello performativo ovviamente, e non solo estetico): proprio ciò che allenta l’esatto ordine discorsivo della quadratura (32+32+32 bb. di A/Scherzo-B/Trio-A1Scherzo ne costituisce la matematica dimensione formale).

      Per capire meglio occupati solo del canto superiore e solo dopo averne ricavato con estrema chiarezza la struttura motivica interna al suo tratteggio lineare, a partire dal tradizionale 1+1+2 che compone la prima frase, solo dopo – ripeto: si tratta di un delicato montaggio digitativo e percettivo assieme – pensa agli interni agganci dei controcanti che allentano quel ritmo della frase; quasi strascicandolo in una resa di difficoltà alla stessa apertura del melos in arcata (proprio come accade in tanti passaggi schumanniani dove non si capisce dove inizia o finisce la battuta sott’occhio …).

      Capirai meglio così il senso della seconda frase e di tutto il rinunciatario II periodo, “inchiodato sul motivo di una domanda irrisolta” e che non trova risposta fino alla fine; ancor più raddolcendosi dopo avere, in B/Sviluppo del Trio, attraversato il detto “baluginìo” di morte.

      Per un “baluginìo” di mia buona domenica stacco subito il pc, altrimenti mia moglie chiede il divorzio.
      Il Prof

  3. Marco S. ha detto:

    Ok…devo chiarirmi le idee 🙂
    Ma non intendevo che questo sol/sole fosse ” abbagliante” ma “cangiante” esattamente come il sole dall’alba al crepuscolo. Il sol infatti cambia la sua funzione continuamente (suono “fantasma” di attacco, suono perno, funzione di dominante di Dom ecc…).
    🙂 spero di essermi ripreso 🙂
    Le Auguro una Buona Domenica

    Marco

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