“Analisi” lez. III-3 – Osservazioni sul lavoro svolto: esempi musicali e legende

di Mario Musumeci

Il fulcro della lezione si è concentrato per tutti sulla metodologia di elaborazione degli esempi musicali, a partire dalla qualità – e connessa quantità – della loro funzione. Cioè tra la funzione moderatamente denotativa (cioè indicativa di tratti specifici del continuum sonoro-musicale) e il più compiuto approfondimento connotativo, cioè l’appropriata specifica dei particolari strutturanti l’opera ed il relativo impianto elaborativo. Nella prassi un esempio musicale può denotare infatti tramite apposite schematizzazioni un gran numero di informazioni analitiche; le quali, ben esplicate in apposita legenda, connotano in maggiore profondità di comprensione il tratto studiato.

La qualità e quantità di tale numero di informazioni e di conseguenti connotazioni devono però essere bene calibrate a fini didascalici, cioè della migliore comprensione dell’esempio stesso. Tale attività, che appunto presuppone adeguata capacità didascalica, richiede esperienza; da acquisirsi appunto tramite una controllata e sempre verificata pratica sul campo, nelle situazioni anche più diversificate e con gli strumenti di indagine più aggiornati e vari: tali strumenti costituiscono le cd. categorie metodologiche dello studio teorico-analitico.

Nella prima sezione del successivo mio saggio (pubblicato in AA.VV., Una Tebe dalle mille porte. Studi in onore di Marco de Natale, da Curci, Milano 2008 ) trovate un esaustivo elenco di queste:

Analisi musicale. Didattica dell’Analisi. Analisi da suonare.

Nel successivo articolo-saggio (pubblicato in Diastema [rivista di musicologia teorico-analitica e storica], Treviso 1996) trovate un rapido approfondimento di una di queste categorie, che in effetti mi vedete (e sentite) sempre utilizzare nelle mie lezioni:

Analisi musicale. Didattica dell’Analisi. La Corrupta Lectio.

Infine occorre ricordare, anche sulla scorta delle registrazioni fatte e degli appunti presi durante la lezione, il modo preciso con cui ho spiegato la relazione didascalica tra lo schema formale – o retorico-formale ai vari livelli di approfondimento – e la sintesi, o riduzione sintetica, della forma tonale; quest’ultima svolta con la diagrammatica riduzionista di ascendenza schenkeriana  – da me riadattata, in integrazione multi-metodologica, al duplice livello della Inner-Form, o forma-architettura, e della Tonal-Form, o forma tonale.

Ho cercato di chiarire la profonda differenza tra tali schematizzazioni di sintesi prettamente musicale e quella più diretta alla ricognizione sullo spartito dello schema formale. Fino alla cd. Partitura analitica, di cui ho mostrato un abbozzo nel definitivo lavoro di Matteo sulla Sonata per tromba e pianoforte di Paul Hindemith. E per la quale rimando al primo saggio sopra allegato.

A voi adesso fissare nella concretezza  del vostro lavoro il più possibile di questi preziosi dati. Attendo l’impostazione dell’elaborato di tesina da ciascuno di voi entro le prossime due settimane, con allegate almeno una introduzione storica sull’opera trattata e gli schemi formali completati e ben descritti. Ricordo che il lavoro definitivo andrà consegnato entro il mese di maggio, pena la non ammissione agli esami e la ripetizione dell’anno di corso. Dunque datevi una mossa perchè il tempo scorre e a forza di rimandare si rimane … con un pugno di mosche” in mano!

Grazie a tutti per l’attenzione.

Il Prof

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