L’equipollenza dei diplomi conservatoriali alle lauree universitarie. Le competenze del Cun

AVVISO

Avvisiamo i pur volenterosi lettori che l’evoluzione contraddittoria della situazione normativa, attualmente per di più in situazione di stallo per colpevole disinteresse della classe politica al governo e non, comporta un’attenzione tutt’altro che superficiale agli accadimenti già avvenuti e alla loro corretta interpretazione fattuale e giuridica. Pertanto, data la concentrazione nella rete di un notevole interesse informativo  su questo  articolo, inserisco vari link con più recenti e importanti aggiornamenti; che reimpiantano la questione in maniera ancora in parte imprevedibile.

In tal senso le prime risposte date agli interventi dei lettori  sono in parte superate dagli eventi successivi e dunque dalle stesse risposte date, direttamente o indirettamente, con un rinnovato e necessario riferimento ai seguenti articoli in link, dal più al meno recente. Insomma occorre leggere tutto con molta attenzione e crescente competenza oppure rassegnarsi a non capire granché di quello che sta accadendo.

Afam, parziale riconoscimento dei trienni accademici nell’afam: come si prospetta il futuro dei bienni?

L’equipollenza alle lauree dei diplomi di Conservatori e Accademie

Forum III sulla “Valorizzazione dell’Afam” (aggiornato al 15/03/13)

L’equipollenza dei diplomi conservatoriali alle lauree universitarie.

Le competenze del Cun

Ossia: Chi la fa l’aspetti

di Mario Musumeci

O anche: Prima o poi i nodi vengono al pettine.

Sono due delle tante massime di saggezza che agli odierni politicanti – e ai sindacalisti che si espongono sempre più come politicanti – sembrano sconosciute. Indubbiamente per la loro demagogica arroganza e la conseguente presupponenza d’impunità. E vediamo tutti i giorni il risultato che tale grave patologia del costume nazionale produce nella nostra povera Italia. Tanto nelle cose grandi quanto nelle … “piccole” (almeno rispetto la gravità dell’attuale situazione economico-finanziaria). Come appunto la seguente.

Con un’apposita Mozione del 27-02-2013, inviata al Ministro di competenza,

Mozione CUN 27-02-2013 su titoli Afam

il Consiglio universitario nazionale si è espresso, e pure con una insolita durezza, a proposito dell’attuazione delle recenti norme riguardanti la cd. Valorizzazione dell’Afam, prima inserite in apposito disegno di legge e poi stralciate, inserite ed entrate in vigore nella Legge 24 dicembre 2012, n. 228 (cosiddetta “Legge di stabilità 2013″), ai c.c. 102-103-104-105-106-107.

Cosa vi risulta di tanto eclatante  da dover essere subito rimbrottato da parte dei più rappresentativi sindacalisti di settore? Che l’attuazione regolamentativa dell’equipollenza a specifici diplomi universitari di laurea dei diversi titoli di studio accademici del sistema dell’Afam deve essere, di necessità e di diritto, controllata da uno specifico organo tecnico tramite un’”attenta vigilanza sul contenuto dei percorsi formativi” e nella “definizione delle tabelle previste ai c.c. 106 e 107″ della suddetta legge.

Ad essere più precisi già secondo i vigenti c.c. 101 e 102 “ (…) i diplomi accademici di primo livello rilasciati dalle istituzioni facenti parte del sistema dell’alta formazione e specializzazione artistica e musicale  (…) sono equipollenti ai titoli di laurea rilasciati dalle università appartenenti alla classe L-3 dei corsi di laurea nelle discipline delle arti figurative, della musica, dello spettacolo e della moda (…)”. E, ancora: “(…) i diplomi accademici di secondo livello rilasciati dalle istituzioni di cui al comma 102 [N.d.R.: le istituzioni dell’Afam] sono equipollenti ai titoli di laurea magistrale rilasciati dalle università appartenenti alle seguenti classi dei corsi di laurea magistrale (…): (…)b) Classe LM-45 (Musicologia e beni musicali) per i diplomi rilasciati dai Conservatori di musica, (…) e dagli Istituti musicali pareggiati.” Dunque la faccenda non potrebbe più riguardare i nuovi diplomi accademici di nuovo ordinamento di I e II livello: oramai, secondo diritto vigente, resi equipollenti alle richiamate lauree.

Si tratta invece dei diplomi accademici di vecchio ordinamento (c. 107), oramai ad esaurimento anche se in una eccessivamente dilatata fase transitoria. Nonché di quelli sperimentali di transizione al nuovo ordinamento (c.c. 105 e 106). Infatti il successivo c. 105 recita: “Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge le istituzioni …[N.d.R.: le istituzioni dell’Afam] concludono la procedura di messa a ordinamento di tutti i corsi accademici di secondo livello”.

Ecco prodursi allora domande che esigono una risposta precisa per una utenza sempre più disorientata. I diplomi accademici di II livello, fin’ora comunque rilasciati da Conservatori e Istituti musicali pareggiati, avrebbero una connotazione sperimentale e sarebbero dunque da riconoscere al fine specifico dell’equipollenza con una specifica messa a ordinamento? Ma chi ha conseguito tali titoli non trova scritto da nessuna parte che essi siano “sperimentali”! Oppure si tratta solo di alcune tipologie? E quali sarebbero allora queste tipologie? Oppure si tratta di due norme – quelle dei c.c. 103 e 105 – che esprimono una voluta ambiguità iniziale: per accontentare in sede politica di approvazione della legge, e in prossimità del rinnovo elettorale, i propri contrapposti referenti elettorali? Il che rivelerebbe ulteriormente, se mai ve ne fosse bisogno, la qualità miseranda della nostra oramai trascorsa (ma forse non del tutto) classe politica.

Comunque tale “organo tecnico per il sistema Afam” adesso è chiesto dal Cun al Ministro in ricostituzione, e dunque sostituzione, rispetto una precedente Commissione congiunta Cnam-Cun. E anzi in assenza del rinnovo del Cnam – considerato pertanto dal Cun come “soppresso di fatto” (forse sbrigativamente, dato che l’organo istituzionalizzato per legge rimane in carica, e sempre per legge, fino al rinnovo elettivo dello stesso) – tale commissione viene addirittura riproposta dal Cun stesso, e al fine di un ufficiale riconoscimento ministeriale, nella forma di un Tavolo tecnico di consultazione permanente integrato da esperti dell’Afam.

Cosa che ci apparirebbe ovvia e sacrosanta, data la concorrenza di titoli predisposti in analogia, e dunque in equipollenza, ma permanendo nella separazione dei due sistemi accademici nazionali (appunto: l’universitario e l’Afam). Se appunto non fosse che l’attuale posizione di debolezza politico-culturale ed economico-finanziaria dell’Afam rispetto le corrispondenti facoltà universitarie, e l’università tutta che le sorregge, non disponesse un certo notevole vantaggio rispetto l’inevitabile concorrenzialità dei due sistemi formativi: qualcuno, proveniente dall’Afam controlla forse quello che succede nelle attività didattiche dei corrispondenti corsi universitari? Sarebbe opportuno semmai affidarsi a seri controlli di organi posti al di sopra delle parti e dunque “insospettabili” rispetto l’inevitabile conflitto d’interessi in gioco. Ma è cosa possibile da attuarsi? O è semmai cosa preferenzialmente  futuribile, seppure attualmente reputata utopistica, una unificazione istituzionale forzata ed immediata dei due ambiti di formazione accademica?

Va detto che tali richieste del Cun vengono già tutte espresse “con forza [corsivo del redattore] al Sig. Ministro”; a sottolineare le prerogative dell’organo rappresentativo. E chi potrebbe dubitare che la corporazione universitaria, nel bene e nel male, trovi adeguato ascolto nelle stanze del potere statale? Ricordiamo peraltro il controverso dettato della principale norma ancora in attuazione, al c. 107 della suddetta legge: “I diplomi finali rilasciati (…) al termine dei percorsi formativi del previgente ordinamento, (…) congiuntamente al possesso di un diploma di scuola secondaria superiore, sono equipollenti ai diplomi accademici di secondo livello secondo una tabella di corrispondenza determinata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sulla base dei medesimi principi di cui ai commi 102 e 103, da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge”. A tale proposito il Cun afferma che “il riconoscimento delle eventuali [corsivo del redattore] equipollenze non potrà che essere deciso, caso per caso, con parere di organi tecnici, sulla base di un puntuale esame del percorso formativo per il quale l’equipollenza è richiesta”. Opinione tutt’altro che peregrina, peraltro nell’assoluta (e voluta?) assenza di qualificanti e diffuse competenze tecniche di adeguato livello presso l’attuale dirigenza ministeriale.

Ora si può constatare facilmente che i sopra previsti tre mesi sono già scaduti nell’oramai trascorso 24 marzo senza che risulti alcuna traccia di interventi ministeriali al proposito. Mentre nel frattempo tante parole sono state e continuano ad essere sprecate al proposito da e presso gli addetti ai lavori al proposito della supposta equiparazione dei diplomi del vecchio ordinamento all’intero corso accademico del 3+2. Mentre chi scrive aveva già semplicemente affermato che questo mai sarebbe  accaduto, ed esattamente in tale maniera politicamente diffusa nel nostro paese: rimandare per non fare. Però in tale specifico caso anche per fattori intrinseci alla qualità addirittura abnorme di quanto si presupponeva dovesse accadere. Difatti proprio su questo forum sono diversi gli articoli che ne hanno ampiamente discusso: gli interessati, se vogliono, vi troveranno ampia materia di approfondimento, e certo mai banalizzante l’ordine dei relativi problemi, come viceversa volgarmente si esprime la qualità delle discussioni altrove più ricorrenti.

Ecco, per facilitare la navigazione, alcuni altri link:

Validità dei diplomi accademici dell’Afam: documentazione

Afam.: quale futuro per artisti e musicisti?

Competenze musicali e competenze musicologiche nel riordino delle classi di concorso delle discipline musicali

Nuovi corsi accademici musicali di I livello e ulteriore parcellizzazione degli apprendimenti pre-specialistici

L’ingresso a pieno titolo dell’A.F.A.M. nel sistema universitario nazionale

Riflessioni aggiornate

In definitiva: al momento l’unica cosa certa è che i diplomi accademici conservatoriali di I livello sono riconosciuti equipollenti alle lauree dams e musicologiche di I livello. Fatta salva la riserva per quei titoli che ancora restano inquadrati come sperimentali.

Al proposito si legga l’articolo successivo a questo:

Afam, parziale riconoscimento dei trienni accademici nell’afam: come si prospetta il futuro dei bienni?

Così per i diplomi accademici di II livello, considerati a tutt’oggi tutti sperimentali, si attende il decreto di messa ad ordinamento e la procedura di attuazione, prevedendo come conseguenza l’equipollenza alle lauree musicologiche di II livello, si prospetta tutt’altro che semplice – stante appunto il qui richiamato intervento del Consiglio universitario Nazionale.

Mentre per i diplomi di vecchio ordinamento già a suo tempo riconosciuti, almeno per la relativa derivazione dei trienni accademici, come equiparati a laurea di I livello tale equipollenza sarebbe indiretta e forse, sotto un profilo di attuale legittimità, perfino discutibile finché l’applicazione della suddetta norma non trovi finalmente uno sbocco chiaro e ragionevole tramite l’emanazione di apposito decreto ministeriale.

Figuriamoci della presupposta equiparazione al vecchio e superato diploma tradizionale dell’intero corso accademico del 3+2. L’università darà battaglia. E non è che le manchino le buone ragioni. Lungi da chi scrive innanzitutto il voler arrivare ad affermare che la corporazione universitaria sia da porsi, per anelito di equità comportamentale, per qualità professionale e per generale buoncostume, al di sopra di quella espressa dalla più recente (e incompiuta) riforma accademica dell’Afam. Anzi, quando il potere accademico (e il potere tout court) vegeta indisturbato nella certezza della propria autoconservazione, risulta oramai cosa certa che ivi prosperano gli abusi più abnormi e le più gravi ingiustizie. La questione semmai è un’altra: là dove più poteri, espressioni dirette di competenze a vario titolo espresse, trovino spazi istituzionali di relazione più o meno diretta si può presumere che l’uno agisca come crede, addirittura indisturbato dall’altro? E perfino quando mette in discussione legittimi principi del sistema stesso, su cui tali poteri si fondano!

(Pubblicato, in versione riadattata, ne La Tecnica della Scuola, n. 16 del 10 aprile 2013)

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44 risposte a L’equipollenza dei diplomi conservatoriali alle lauree universitarie. Le competenze del Cun

  1. paola ha detto:

    Buongiorno,
    ho conseguito il diploma di pianoforte presso l’Istituto di Alta Formazione artistica e musicale di Livorno nel 1986, a causa di gravi problemi famiiari ho deciso di richiedere all’inps il conteggio per il versamento dei contibuti per poter anticipare mia pensione. Avendomi risposto che il decreto Legge, prevede il versamento volontario dei contributi solo per le laure artistiche conseguite prima del 2005, ma non per le precedenti ho scritto al Ministro Carrozza sottoponendo l’ingiustizia della legge, ma non ho ancora ricevuto risposta…..

    • musicaemusicologia ha detto:

      Buongiorno a lei,
      suppongo che lei volesse scrivere “dopo il 2005”, con riferimento ai diplomi accademici di I livello, istituiti dalla riforma dell’Afam.
      L’inps(ex-inpdap) infatti ai fini del riscatto dei titoli di studio sembrerebbe che più di recente si stia uniformando al principio di un’equipollenza dei diplomi accademici dell’afam ai diplomi universitari valida solo per titoli delle accademie di BB.AA. e per i diplomi accademici musicali di I livello messi ad ordinamento nel 2009 – quelli precedenti definiti sperimentali (rilasciati per lo più nel 2005 ma anche in precedenza da istituti-pilota della sperimentazione) per lo più sono stati equiparati agli stessi proprio di recente con D.M. apposito. E non anche per i diplomi di vecchio ordinamento, reputati ancora come atipici in quanto non commisurati all’acquisizione preliminare di una maturità (ma un indirizzo interpretativo precedente dello stesso inpdap affermava l’esatto contrario, proprio a sottolineare il caos e l’ignorantia legis che regna negli uffici in questione …).

      Ma non è, come lei crede, un problema di legge mancante o “ingiusta”: al contrario proprio al momento siamo in attesa di un decreto ministeriale che ritarda e che deve, per espressa previsione di legge, stabilire una (qualche) equipollenza tra i diplomi di vecchio ordinamento e le attuali lauree specialistiche.
      Ma, come potrà scoprire solo leggendo/studiando sul sito con attenzione l’intera questione in gioco, la problematica è ben al di là dal porsi in una facile prospettiva di risoluzione.

      Quelli come lei tuttavia fanno benissimo a protestare per questa incertezza di applicazione del diritto dovuta all’inerzia burocratica-amministrativa – guarda caso – del ministro pro tempore e/o di chi per lui. Che appunto ancora ritardano l’emissione del decreto in questione: il vecchio diploma di conservatorio specie se decennale, insomma, varrà non dico cinque ma almeno due o tre anni di studi accademici, oppure proprio niente?
      Forse l’espressione più pregnante al proposito è l’omissione di atti d’ufficio, dato che la legge è vigente ma ci si guarda bene dall’applicarla, come già in parte accaduto proprio sulla stessa questione con la oramai vecchia legge di riforma del 1999. Ma i politici che amministrano ai più alti livelli sono perseguibili per questo reato?! Credo proprio che se anche lo fossero poi si auto-assolverebbero ….

      Le dirò anche che, con il nuovo regime delle pensioni, siamo tutti nella stessa barca che fatica a raggiungere un porto. Insomma non si capisce – con riferimento al personale ancora in servizio – se e quando ci daranno una pensione e con quali ulteriori sacrifici. Difatti la stessa amministrazione dello stato sembra essere stata politicamente allineata ad una prassi di interpretazione al massimo restrittiva proprio in materia di pensionamenti anticipati. E le ingiustizie non si contano, specie se confrontate con i privilegi di chi naviga nel mare altrimenti fortunato della politica.

      Auguri comunque!
      M&M

  2. anna ha detto:

    Volevo cortesemente chiedere un’informazione relativa a chi conseguirà il diploma con il vecchio ordinamento nei prossimi anni.
    Mia figlia attualmente frequenta il quinto anno della scuola di flauto dolce (all’atto dell’iscrizione non c’era alcun triennio specifico….) e quindi non si diplomerà nei tempi indicati nella legge di stabilità(entro tre mesi dalla data dell’entrata in vigore della legge…)
    A che cosa sarà equiparato il suo titolo di studio? Spero che almeno lo si consideri equivalente ad una laurea triennale e che sia un domani un titolo in più valido in un possibile percorso di studi ulteriore e che le sia data la possibilità di iscriversi direttamente al biennio… ma ormai non riesco più a capire quale direzione si voglia prendere.
    Lascio anche alcune mie considerazioni :
    tanti allievi che nei conservatori italiani frequentano ancora i corsi del vecchio ordinamento sono giovani e giovanissimi(mia figlia deve ancora compiere 16 anni) che stanno affrontando con dedizione ed impegno un doppio corso di studi con tutte le fatiche e le spese per le famiglie che ciò comporta.
    Nelle scuole secondarie superiori che frequentano non vengono agevolati in nulla(le assenze per motivi di frequenza a masterclass o concerti sono appena tollerate).
    Riconoscere il loro impegno mi sembrerebbe quantomeno doveroso da parte di uno stato che si vanta di essere la patria della cultura e della musica ,ma che ormai da anni per la formazione culturale dei giovani spende il meno possibile.
    Prima di concludere e non volendo apparire come persona solo preoccupata per un pezzo di carta mi preme sottolineare che mia figlia è entusiasta del suo corso di studi e io rifarei mille volte la scelta di iscriverla al Conservatorio che tuttora a mio avviso resta formativo non solo sul piano della preparzione musicale ,ma anche su quello della maturazione della personalità ,sull’acquisizione di un metodo di lavoro e sulla capacità di lavorare in gruppo e relazionarsi con gli altri.
    Cordiali saluti

    • musicaemusicologia ha detto:

      Gentile signora,
      la risposta l’avrebbe già ricavata – e al meglio – da sola se avesse letto con attenzione quanto ampiamente discusso e pubblicato su queste pagine. Riassumo l’essenziale per lei qui di seguito.

      1) Il diploma v. o. di flauto dolce continuerà a permettere l’iscrizione al biennio specialistico. E almeno in questo sarà equivalente ad un diploma accademico di I livello.

      2) Si attende un decreto ministeriale – che, guarda caso, tarda di molto ad essere promulgato – dove si dovrebbe decidere se e in che modo renderlo addirittura equipollente ad una laurea in lettere di II livello ad indirizzo musicologico. Probabilmente, per l’evidente assurdità normativa (leggi: sospetta incostituzionalità) di tale generica previsione della cd. legge di stabilità non se ne farà niente.
      In questo rendendo del tutto superflua l’erronea previsione normativa – cui lei fà indirettamente riferimento – che discriminerebbe l’acquisizione prima o dopo una certa data (in tal caso poco importa per lo spirito e la lettera del nostro ordinamento giuridico, trattandosi dello stesso titolo, checchè se ne dica in giro da qualche “furbone” per confondere le menti deboli a fini personalistici …).

      3) Ci avviamo, con tutta evidenza, verso un sistema formativo in cui i titoli di studio sempre meno valgono di per sè (il mitico vecchio “pezzo di carta” che, nell’immaginario collettivo apriva automaticamente le porte del mondo del lavoro – era un’epoca in cui gli studi accademici erano possibili solo per alcuni privilegiati e l’università non aveva una frequenza di massa come oggi): valgono solo in quanto inizialmente facenti parte di un convincente curriculum professionale e dimostrativi solo tutt’al più di quanto effettivamente studiato.

      E non c’è dubbio che sia giusto così. Un diplomato in flauto dolce avrà studiato innanzitutto per imparare a suonare quello specifico strumento e a conoscere in generale la musica attraverso la frequenza e la pratica diretta di una parte magari importante di quella specifica letteratura musicale. Inutile dire che sarebbe però opportuno prima o poi “aprire bene gli occhi” e allargare gli orizzonti verso una formazione musicale specialistica ben più articolata e compiuta.

      E d’altra parte le sembrerebbe credibile che un ragazzo appena dopo aver conseguito una maturità si possa ritrovare automaticamente anche in possesso di una laurea che gli stessi studenti universitari del richiamato corso di laurea musicologica dovrebbero invece conseguire dopo ben cinque anni di studio marcatamente pluridisciplinare? E perchè mai chi ha svolto studi letterari e musicologici così articolati dovrebbe equipararsi a chi ha svolto studi strumentali; peraltro proprio nel vecchio ordinamento estremamente deboli sul piano pluridisciplinare e culturale specialistico in genere (un biennio di base di Storia della musica e un miserrimo corso annuale di Cultura musicale generale)? E ancora, d’altra parte, perchè un musicologo dovrebbe equipararsi di per sè ad un flautista, anche non sapendo minimamente suonare il suo strumento!?

      Circa le sue considerazioni finali concordo in tutto e per tutto con lei: la pratica consapevole e di alto livello del far musica, se guidata da maestri capaci (condizione indispensabile), apre le menti indubbiamente ed abitua ad una sana disciplina del saper vivere da soli e in comunità con gli altri, nella prassi generosamente finalizzata all’alto obiettivo della qualità della performance.
      In tal senso quello del musicista è un’attività privilegiata: beati quelli della nostra generazione che l’hanno appresa in maniera del tutto volontaristica, magari senza mai pensare di doverne fare un mestiere un giorno ma con l’impegno e la passione che si dedica all’hobby più amato e prezioso che si possa mai immaginare!

  3. maria ha detto:

    Salve, mi sono diplomata nel 2009 in flauto t. , volevo sapere , ad oggi dopo la legge approvata nel 12/2012 il nostro vecchio diploma è stato equiparato o no ad una laurea magistrale? Dovrei fare un corso in cui è richiesta una laurea magistrale, posso considerarla tale?
    Vi ringrazio.

  4. Alessia ha detto:

    Buongiorno mi sono diplomata in violino al conservatorio di Mantova nel 1988. A livello giuridico a cosa é comparato, e più precisamente ad una laurea breve o magistrale?
    Grazie per la risposta

    • musicaemusicologia ha detto:

      Come è più volte specificato in questi articoli e nell’ampio corredo di interventi sull’argomento, al momento si attendono ancora i decreti attuativi delle norme di legge che diano una risposta certa alla sua domanda.
      L’unico decreto attuativo entrato in vigore nel frattempo riguardava i trienni accademici riconosciuti validi in quanto del tutto equiparati a specifiche lauree in lettere ad indirizzo arte, musica e spettacolo.

      Nelle more lei può partecipare a tutti quei concorsi che richiedano lo specifico suo diploma di conservatorio, inclusi quelli di ammissione ai corsi abilitanti all’insegnamento. Ma non ad eventuali concorsi che richiedano generici titoli di laurea di I o di II livello (ammesso che se ne facciano ancora …).

      Potrei al proposito immaginare un contenzioso avviato da un suo buon avvocato per ottenere al contrario la possibilità di partecipare a tali eventuali concorsi, nelle more di emanazione dei suddetti decreti. E io – se fossi invischiato in una situazione del genere – lo farei. Tuttavia lo farei con la consapevolezza di far valere un mio proprio diritto, fin’ora calpestato da chi ci governa proprio nei termini di una corretta e coerente predisposizione dell’assetto normativo che attualmente ci regola. Ma non penso si tratti certo di distrazione, come più volte inquadrato in queste pagine. Semmai del caotico rapportarsi dei nostri politici/politicanti, troppo spesso del tutto privi di senso dello stato. Come del resto sono anche coloro che li eleggono …

      Nell’attesa veda di procedere nei suoi studi nel modo migliore, senza le comode ed opportunistiche scorciatoie che continuerà a trovarsi davanti. E i risultati, in tal caso, si faranno vedere prima o poi. Ed io glielo auguro.

      Una postilla: è dall’avvio della riforma che consiglio i miei colleghi docenti e i miei e loro studenti di avviarsi negli studi del triennio accademico e di lasciar perdere quelli di vecchio ordinamento. Purtroppo inascoltato per i motivi più diversi, talora comprensibili tra l’altro solo di comodo e di personale opportunismo.

      Eppure era evidente che il triennio accademico era stato impostato – per legge e per decreti ministeriali attuativi – nell’ottica di un corso di laurea; come richiesto dalla normativa europea fatta propria dal nostro paese. Ma siamo un paese in cui per mentalità diffusa il costume e l’etica sociale vanno in ben altre direzioni che quella dell’interesse comune …

      Speriamo comunque per il meglio e diamoci da fare in prima persona per ottenerlo. Altrimenti sarà inutile poi darsi la croce addosso.
      M&M

  5. Alessia ha detto:

    Grazie per la cortese risposta. Un mio amico che si è diplomato al Conservatorio e ha un diploma di scuola superiore quinquennale di fa chiamare Dott.
    Mi chiedev se era corretto

    • musicaemusicologia ha detto:

      Anche il posteggiatore sotto casa mia chiama “dottore” chiunque … Sarebbe più serio il titolo di “maestro” per un musicista diplomato.
      Ma per certuni sembra proprio che il sembrare sia molto più importante dell’essere! Comunque la questione del suo amico non è né corretta né scorretta …
      Fortunatamente, sul piano pratico, ci avviamo sempre più verso un’epoca in cui i titoli di studio valgono solo in funzione di quello che tramite gli stessi si è appreso a fare.

      Sul piano strettamente giuridico non posso darle una risposta breve e sulla questione – per quanto in apparenza superficiale – non mi piace essere sbrigativo: si legga tutto quello che trova già scritto in merito su queste pagine, se proprio vuol chiarirsi le idee al meglio.

  6. musicaemusicologia ha detto:

    Ritorniamo sull’argomento – molto dibattuto tra gli interessati – dell’equipollenza generica tra diplomi conservatoriali di vecchio ordinamento e lauree per richiamare delle importanti norme riguardanti il settore dell’Afam inserite in un provvedimento normativo che si ripropone per esteso di seguito.
    _________________________________________________________________________

    Testo coordinato del Decreto-Legge 25 settembre 2002, n. 212

    Art. 6.
    Valenza dei titoli rilasciati dalle Accademie e dai Conservatori

    1. Allo scopo di determinare il valore e consentire l’immediato impiego dei titoli rilasciati dalle Accademie di belle arti, dall’Accademia nazionale di danza, dall’Accademia nazionale di arte drammatica, dagli Istituti superiori per le industrie artistiche, dai Conservatori di musica e dagli Istituti musicali pareggiati secondo l’ordinamento previgente alla data di entrata in vigore della legge 21 dicembre 1999, n. 508, all’articolo 4 della legge medesima sono apportate le seguenti modificazioni:

    a) il comma 1 é sostituito dal seguente:

    “1. I diplomi rilasciati dalle istituzioni di cui all’art. 1, in base all’ordinamento previgente al momento dell’entrata in vigore della presente legge, ivi compresi gli attestati rilasciati al termine dei corsi di avviamento coreutico, mantengono la loro validità ai fini dell’accesso all’insegnamento, ai corsi di specializzazione e alle scuole di specializzazione”;

    a-bis) il comma 2 é sostituito dal seguente:

    “2. Fino all’entrata in vigore di specifiche norme di riordino del settore, i diplomi conseguiti al termine dei corsi di didattica della musica, compresi quelli rilasciati prima della data di entrata in vigore della presente legge, hanno valore abilitante per l’insegnamento dell’educazione musicale nella scuola e costituiscono titolo di ammissione ai corrispondenti concorsi a posti di insegnamento nelle scuole secondarie, purché il titolare sia in possesso del diploma di scuola secondaria superiore e del diploma di conservatorio”;

    b) il comma 3 é sostituito dal seguente:

    “3. I possessori dei diplomi di cui al comma 1, ivi compresi gli attestati rilasciati al termine dei corsi di avviamento coreutico, sono ammessi, previo riconoscimento dei crediti formativi acquisiti, e purché in possesso di diploma di istruzione secondaria di secondo grado, ai corsi di diploma accademico di secondo livello di cui all’articolo 2, comma 5, nonché ai corsi di laurea specialistica e ai master di primo livello presso le università. I crediti acquisiti ai fini del conseguimento dei diplomi di cui al comma 1 sono altresì valutati nell’ambito dei corsi di laurea presso le università”;

    c) dopo il comma 3, sono aggiunti, in fine, i seguenti:

    “3-bis. Ai fini dell’accesso ai pubblici concorsi, sono equiparati alle lauree previste dal regolamento di cui al decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, i diplomi di cui al comma 1, ivi compresi gli attestati rilasciati al termine dei corsi di avviamento coreutico, conseguiti da coloro che siano in possesso del diploma di istruzione secondaria di secondo grado.

    3-ter. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano alle Accademie di belle arti legalmente riconosciute e agli Istituti musicali pareggiati, limitatamente ai titoli rilasciati al termine di corsi autorizzati in sede di pareggiamento o di legale riconoscimento”.

    _________________________________________________________________________

    Dunque va chiarita in parte la questione per come è stata qui impostata e per come è stata successivamente innovata ma in maniera ancora del tutto indefinita, se non addirittura regressiva.
    Per un verso esiste questa norma che, da sola, equipara “ai fini dell’accesso ai pubblici concorsi” i diplomi Afam di vecchio ordinamento; per altro verso esiste una normativa successiva – fin’ora non attuata, per non dire “insabbiata” – che stabilisce la necessità di emanare un decreto attuativo per stabilire l’equipollenza a delle specifiche lauree di II livello in lettere ad indirizzo arte, musica e spettacolo.

    Il problema di fondo dunque sarà se mai ancora verranno emanati bandi di concorso con la previsione generica del possesso di una laurea e non piuttosto, come si tende oramai ad affermare nell’ordinamento, con questa o quella specifica laurea.
    Mentre per l’iscrizione ad un secondo livello l’inquadramento dei crediti formativi può permettere in un esame di ammissione all’università sia l’iscrizione che la non ammissione del richiedente a seconda delle discrezionali valutazioni di ciascuna singola facoltà/dipartimento universitario.

    Dunque le cose non cambiano, o cambiano piuttosto con la previsione di un’incertezza normativa che facilmente può sfociare in contenziosi di vario genere: in che senso si equiparano i titoli accademici dell’Afam e quelli universitari? Genericamente per affinità verticale: vecchio ordinamento almeno a primo livello e II livello, seppur qualificato dalla nuova normativa ancora come sperimentale, a secondo livello?
    Sul piano genericamente formale si può però affermare che il diploma di vecchio ordinamento è quanto meno equiparabile ad una laurea di I livello. A cosa questo possa servire è altra faccenda, solo in parte chiarita dalle norme qui sopra riproposte e in varie risposte date in queste pagine agli interessati.
    E l’unica cosa certa è che il diploma di I livello dell’Afam è equiparato, anzi “equipollente” (quale la differenza tra i due termini parrebbe un mistero!) a specifica laurea di I livello in arte, musica e spettacolo.
    M&M

  7. nico87nico ha detto:

    Salve
    ho seguito il post e i vari commenti e anche se è abbastanza chiaro , vorrei porvi comunque una domanda per pacare le mi aspettative: mi diplomero tra qualche anno in viola ( vecchio ordinamento) , che possibilità ho di insegnare nelle vecchie scuole medie, licei o addirittura conservatori? cosa mi occorre oltre al diploma v.o.? con un diploma di conservatorio di vecchio ordinamento , fondamentalmente che posso fare a parte fare audizioni in teatro o orchestre?
    ..è mai possibile che dall entrata in vigore della legge il mio diploma è diverso e ha meno facoltà dallo stesso di qualche anno fa?

    • musicaemusicologia ha detto:

      Per insegnare, comunque come per il triennio accademico, sarà sempre come nel passato necessaria l’abilitazione da effettuarsi tramite un corso di didattica della musica. Anche se, nell’attesa, sarebbe possibile accedere a supplenze a tempo determinato nelle scuole dove vi sia specifica richiesta di insegnanti. La continuazione al biennio in tal senso – piuttosto che il fermarsi e il non far nulla nel caso di non ottenuta ammissione a didattica – consentirebbe l’acquisizione di crediti formativi da far valere nell’eventuale successiva ammissione, ai fini dell’accelerazione del corso di studi.
      M&M

  8. Paolo Carra ha detto:

    Buongiorno
    per i diplomati Jazz di primo livello quale sarebbe l’iter successivo da seguire per poter accedere all’insegnamento. Esiste qualche possibilità?

    • musicaemusicologia ha detto:

      Attualmente per l’insegnamento nella scuola secondaria non è previsto l’insegnamento specifico della musica jazz.
      E comunque, disponibilità a parte per le “precarissime” supplenze da richiedere direttamente ai presidi per specifiche situazioni d’istituto (magari in qualche scuola difficile da raggiungere e per la quale al momento c’è poca richiesta …), per l’insegnamento generale della musica (Educazione musicale ed affini) bisogna acquisire la specifica abilitazione mentre per l’insegnamento dello specifico repertorio strumentale (Pianoforte, Clarinetto, Violino, Chitarra … nelle scuole ad indirizzo musicale) bisognerebbe averlo studiato preventivamente in un corso dove si svolga anche il repertorio storico.

      Per maggiore chiarezza, osservo sommessamente che in questo sito è stata da tempo condannata, e ben motivatamente, la politica culturale di relegare il jazz – all’interno dei conservatori riformati, distaccandolo del tutto dagli studi musicali del repertorio storico – in una sorte di torre d’avorio; che si sta adesso rivelando un “limbo” tanto per i docenti (in buona parte precari a vita) che per i discenti (senza alcuna reale possibilità lavorativa che non fosse già prevista dal semplice “saper suonare il jazz”).

      Insomma prima si accedeva alla Musica Jazz dopo aver acquisito un diploma strumentale, dunque coinvolgendosi culturalmente ed esecutivamente nel più ampio possibile repertorio storico (dall’antico, rinascimental-barocco, al classico-romantico ed al modernistico-contemporaneo).
      Adesso ci si “specializza” … a partire dalla stessa specializzazione (!) in solo jazz.

      Ma – a rigor di buon senso – se il jazz è nato e nasce dall’oralità e nell’esclusività della sua pratica performativa trova la sua stessa ragion d’essere, perchè mai bisognerebbe insegnarlo in esclusiva a coloro che ne costituiscono prevalentemente i futuri ascoltatori e fruitori; semmai basterebbe – e certamente non sarebbe poco – suonarlo o tutt’al più (ammesso che sia veramente possibile e serio) insegnare a suonarlo in esclusiva a chi risulta disponibile e predisposto…

      Ricordo che Giorgio Gaslini, il primo docente e certamente caposcuola degli attuali docenti di Musica Jazz, aveva vari diplomi di conservatorio (Pianoforte, Composizione, Musica corale, Strumentazione per banda etc.), insomma una compiuta formazione culturale e soprattutto di repertorio, che gli consentiva nel suo bellissimo Trattato sul Jazz di trattarne in termini colti ed aggiornati per il tempo e in assoluta pertinenza comparativa con tutta la musica storica, colta e meno colta.
      Ma non si vedono più dei Gaslini all’orizzonte, ahimè! E va detto, anche se con la consapevolezza della grandissima qualità performativa di tanti concertisti di jazz oggi disponibili sul mercato, che proprio il suo esempio oggi è stato tradito dai suoi stessi successori.

      Ben altra cosa sarebbe stata una più compiuta formazione musicale inclusiva anche della musica jazz.
      M&M

  9. Paolo Carra ha detto:

    Buona sera, io ringrazio moltissimo per la pronta risposta utile a capire il percorso che mi sto ponendo come obbiettivo finale.
    Entro però in merito alle considerazioni successive da lei espresse perchè se mi consente trovo corretto portare il mio esempio (opinione personale ma veritiera in quanto trattasi del mio percorso formativo).
    Io ovviamente possedevo già dapprima una formazione musicale proveniente da insegnamenti privati per uno strumento come “il basso elettrico” che nel Conservatorio, per le sue radici classiche, non era ammesso ai fini di una formazione accademica riconosciuta.
    Sicuramente come espresso (leggendo anche altri commenti nel forum) esiste una chiusura e una barriera che divide i due ambiti musicali, ma questa non la limiterei unilateralmente all’ambiente jazzistico conservatoriale (che pur secondo il mio parere ha dei limiti di insegnamento proprio per le ragioni da lei espresse).
    Il Jazz non è certo una musica facile ed io non sono sicuramente un musicista di talento, ma con degli obbiettivi, rigore e studio e grazie ad un insegnante di strumento molto professionale sono riuscito a raggiungere un buon livello.
    Nel conservatorio di Mantova presso cui mi diplomerò a breve, un bravo direttore è riuscito ad avvicinare due realtà molto diverse tra loro ma con un punto in comune: l’educazione musicale.
    Ricordiamoci infatti che la musica non è una sola ma sono tante.
    I percorsi formativi dei jazzisti all’interno del conservatorio non sono certo isolati del tutto dagli studi storico culturali del percorso classico, molti docenti e materie sono in comune (pianoforte complementare, teoria e solfeggio, storia della musica) ma, come in tutte le università, il percorso sono convinto debba essere ben distinto (io sono laureato in Biologia ma certo l’indirizzo ecologico che ho scelto non ha una base comune con gli altri indirizzi ma la specializzazione non è la stessa).
    Il programma che mi trovo ad affrontare con orgoglio come ultimo esame di strumento prevede una intera suite (trascrizione per violoncello della 4° sinfonia di Bach) ma oltre a ciò prevede brani dal repertorio jazzistico e trascrizioni di soli moderni del repertorio jazzistico, così come una parte tecnica sullo strumento. (mi piacerebbe ci fosse questa contaminazione anche nel percorso classico….non vedo perchè non ci possa essere? ne esistono motivazioni ad oggi giustificabili?).
    Ricordo inoltre che per poter accedere al percorso di studio sono previsti dei test di ammissione prestabiliti, perciò è possibile entrare solo con un certo livello di conoscenza, sarebbe opportuno certo predisporre anche percorsi preaccademici specialistici.
    Vorrei inoltre portare un altro fatto di cui noi studenti siamo pienamente orgogliosi, che sta nell’aver partecipato alla esecuzione del repertorio di musica da film dedicata a Nino Rota con un orchestra di 80 elementi prettamente classica.
    Tutti gli insegnanti che insegnano jazz in un conservatorio di musica hanno anche una preparazione accademica generale (spesso un diploma accademico di vecchio ordinamento) e nel mio caso questo è sicuramente servito nel metodo di insegnamento, ma certo è che questo basta per evitare di intraprendere percorsi prettamente classicisti che non avrebbero aiutato la mia vocazione. (…)
    Scusi la lunga risposta ma ho letto il suo commento come una minimizzazione di un percorso da me svolto e di cui vado orgoglioso
    Saluti
    Paolo

    • musicaemusicologia ha detto:

      Lei ha solo ricevuto una risposta del tutto pertinente ad una sua domanda.
      Fa bene ad andare orgoglioso per tutto l’impegno profuso da discente assieme ai suoi (nessuno qui potrebbe discuterlo) validissimi insegnanti.
      Ma non c’è alcuna minimizzazione per questo nella risposta da lei ricevuta.
      Solo fatti che il suo secondo intervento non fa che confermare nella sostanza.

      Una sola osservazione tra le tante, troppe, possibili: la musica che lei sbrigativamente definisce “classica” – semmai “musica storica” oppure “musica colta” (definizione che però, per le sue implicazioni ideologiche, non piace ad etnomusicologi e a studiosi di musiche popolari in genere) – è quella di almeno sette secoli che hanno fatto la storia della musica occidentale: un patrimonio di conoscenze che i nostri istituti di istruzione e formazione più o meno specialistica tenderebbero giustamente a preservare – peraltro includendovi il pur vasto repertorio jazzistico.
      Solo in tal senso le musiche sono tante e tutte, da chi fa in proposito delle scelte professionali, vanno più o meno apprese a livello tanto generale che (nei giusti limiti) specifico; salvo successivamente specializzarsi in uno o più repertori di elezione.

      Mi son trovato costretto ad espungere i suoi diffusi riferimenti sottilmente offensivi, ma in compenso le ho corretto vari strafalcioni sintattici – che un insegnante responsabile troverebbe un tantino disdicevoli per un plurilaureato…
      Mi ha soprattutto colpito proprio il suo scarso riguardo per Giorgio Gaslini, il padre della musica jazz in Italia: rivela quell’inesperienza (…) che trascende nello straparlare solo perchè viene concesso di farlo.

      Insomma quando chiede, impari ad usare il linguaggio in una maniera più urbana: altrimenti sarebbe più facile e comodo evitare di risponderle. 🙂
      Saluti ed auguri per i suoi esami finali.
      M&M

      • Paolo Carrs ha detto:

        Buongiorno,

        La ringrazio per le correzioni, purtroppo con i tempi che corrono ci ritroviamo spesso a scrivere velocemente e con un cellulare.
        La presente solo per dirle che conosco bene Giorgio Gaslini purtroppo recentemente scomparso, e non credo di averne poco riguardo semplicemente il metodo di insegnamento che viene suggerito e che io condivido segue piuttosto il concetto di Lennie Tristano ma sono scelte stilistiche ed educative che non mi sento di discutere in tale contesto.
        Saluti
        Paolo

        • Paolo Carra ha detto:

          Vorrei anche porre in questione il seguente virgolettato appunto di Gaslini in un intervista che può trovare integralmente a questo link file:///C:/Users/cromut117/Downloads/Musicascuola-due–Gaslini.pdf

          “Quando hanno visto arrivare mille persone, al Conservatorio si sono spaventati, hanno
          detto: «Distruggeranno tutto» ed invece era il corso più serio. Si presupponeva una
          certa preparazione musicale, ma io accettavo tutti, anche il naif. E mi ricordo a questo
          proposito (naturalmente sto trasgredendo ai miei appunti che butterò via fra un po’),
          il leggendario maestro Renato Fasano che era, ricorderete, il fondatore dei «virtuosi di
          Roma” e direttore del Conservatorio di Santa Cecilia; fu lui che mi invitò a tenere una
          cattedra di jazz mi disse: «Allora mettiamo come obbligo di iscrizione il diploma di
          composizione o almeno l’ottavo di composizione e pianoforte» ed io gli risposi:
          «Maestro ma si rende conto che Duke Ellington a questo corso non potrebbe
          iscriversi?». E nemmeno John Coltrane e Louis Armstrong, musicisti ai quali ho avuto
          la fortuna di stare vicino, gente che era nata musicalmente dalla strada, dalla prassi.
          Non erano andati a scuola ma erano grandi maestri, ti sapevano fare tutto e dire tutto
          sulla musica. Morale: io trovai la scappatoia ammettendo gli uditori, che praticamente
          su seicento erano cinquecentocinquanta e gli iscritti cinquanta.
          Così fregai il sistema e tirai su una generazione di musicisti che sono i più bravi, più
          richiesti e nominati che ci siano oggi in Italia. Che cosa mi ha spinto ad insegnare? La
          necessità di rinnovare i miei gruppi, infatti ora c’è l’imbarazzo della scelta. Ci sono
          mille musicisti attivi in Italia nel campo del jazz, allora ce ne erano dieci.
          Se uno vuole uno strumentista puà fare subito un gruppo nuovo con gente”

          Perciò il jazz può essere insegnato e ci sono mille articoli che avvalorare la mia convinzione

          Saluti e buona giornata
          Paolo

          • musicaemusicologia ha detto:

            Bene e chi le scrive (tra le altre cose “improvvisatore” da sempre su tastiera e con voce) era tra quelli che sosteneva tra gli anni ottanta e novanta la necessità inderogabile di queste aperture per la formazione professionale completa del musicista.
            Proprio per portare nuova linfa vitale alle nostre istituzioni accademiche arricchendone i curricoli di studio e non certo – come sta accadendo al’inverso – ulteriormente parzializzandoli e anzitempo … specializzandoli: un’abnormità sviluppare specializzazioni laddove non esiste a monte una compiuta preparazione di base musicale specialistica, che al triennio doveva essere riferita per gli stessi ispiratori statuti istituzionali della riforma universitaria: la cosa comunque non riguarderebbe solo la relazione tra i repertori ma anche tra i diversi tipi di formazione: strumentale, compositiva e musicologica – adesso ancor più segregate.

            Situazione che, ripeto, docenti e studenti stanno già cominciando a pagare in contraddizione all’offerta lavorativa reale: abbiamo bisogno innanzitutto in Italia di formare musicisti completi e poi magari versati specialisticamente su uno o più repertori e non di musicisti che sanno solo suonare in esclusiva un tipo di repertorio.

            Così il naif di cui parlava il compianto Gaslini tenderà ad imporsi sempre più sul piano didattico (perfino tra i docenti e non solo ta gli studenti), proprio per preservare la miriade di cattedre di strumento jazz sorte come funghi un pò dappertutto e talora anche poco giustificatamente (tanto i docenti non di ruolo e su orario ridotto li si paga due lire a contratto …).
            La situazione felice del pioniere e caposcuola Giorgio Gaslini era difatti riferita all’unica cattedra esistente allora in Italia, la sua. E già da adesso i suoi poco umili ed avvertiti – in troppi casi – epigonucci (non mi riferisco certo ad uno studente come lei che mi racconta di una situazione particolarmente fortunata) tendono già a considerarlo personalità ingombrante e didatticamente a ignorarlo del tutto se non a scaricarlo…!

            Chiudiamo adesso la pur stimolante discussione, per miei inderogabili impegni professionali. 🙂
            M&M

  10. teresa maria manganaro ha detto:

    Buonasera! ho letto ciò che è scritto in questa pagina.
    Ho anch’io una questione da porre: mi sono diplomata in pianoforte nel lontano 1978 presso il Conservatorio di Bolzano e pur non essendo necessario all’epoca per diplomarsi, ho conseguito il diploma di Liceo Classico nel 1975.
    Nel 2006 ho richiesto di poter riscattare i 3 anni trascorsi dal diploma di secondaria di secondo grado al Diploma di pianoforte ; mi hanno dato risposta negativa nel 2014 .Ho fatto ricorso e a tutt’oggi sono in attesa di risposta.
    In questo momento vorrei usufruire dell’Opzione Donna per poter andare in pensione, ho 58 anni ma per poter arrivare ai 35 anni di lavoro a fine 2014,mi mancano 7 mesi.
    La mia domanda è : secondo Lei posso sperare in un esito positivo?Tenendo conto del fatto che nel 2010 dopo un ricorso durato 2 anni , altri miei due colleghi nella mia stessa situazione, hanno ottenuto la possibilità di riscattare gli anni predetti.
    Potrebbe indicarmi gli estremi di legge per capire meglio, in questa confusione?
    La ringrazio molto.Teresa Maria

    • musicaemusicologia ha detto:

      Buonasera a lei.
      Trova risposte documentate (utili eventualmente anche per il suo avvocato) alle domande che mi chiede:
      1) nella lettura attenta di tutto quanto pubblicato nel sito sull’argomento (purtroppo vasto e complesso anche nei suoi aspetti di provvisorietà e contraddittorietà … tipicamente italioti), con particolare riferimento al post
      https://musicaemusicologia.wordpress.com/2011/05/26/2105/ e agli allegati documenti, seppure oramai “stagionati”, lì presenti;
      2) ma anche nella stessa situazione da lei descrittami, riguardante suoi colleghi che hanno ottenuto già, ma dopo lunga attesa, quanto di loro diritto (anch’io potrei raccontare di un amico e collega che addirittura dopo una domanda di riscatto fatta ad inizio carriera del diploma di Accademia di Belle Arti al momento della pensione è stato chiamato dagli uffici responsabili che finalmente gli riconoscevano il diritto, anche se a distanza di tanti anni …).
      La mia domanda – forse retorica – è: ma il suo amministrativista (spererei: bravo ma soprattutto versato ed efficace su tali fin troppo specifici argomenti giuridici) non è riuscito a trovare il modo di mettere in mora un’amministrazione, nella specifica persona del responsabile che non ha ottemperato ai suoi doveri d’ufficio? Che le sta recando un danno, per il suo vilipeso diritto di usufruire di una finestra pensionistica, che peraltro potrebbe anche non essere mantenuta negli anni a venire, data la costante precarietà in cui i nostri politici hanno posto il sacrosanto diritto alla pensione – eccezion fatta per gli sproporzionati emolumenti attribuiti alla “casta” e dunque anche a sé stessi?
      Però ho anche da dirle dell’altro.
      Il riscatto, se richiesto non all’inizio dell’ingresso in ruolo ma dopo tanti anni, ha un costo, talora sproporzionato e che non sempre conviene sostenere.
      La legge cui lei si sta rifacendo per usufruire di una finestra pensionistica, rivolta solo alle donne, le attribuisce sì questa possibilità ma decurtando sostanziosamente dall’ultimo stipendio più di un terzo rispetto l’effettiva pensione; proprio perchè questo specifico diritto alla pensione anticipata per le donne è stato attribuito a condizione di assoggettarsi per intero al nuovo regime contributivo. E dato che lei ha una carriera in buona parte nel precedente sistema retribuito dovrebbe farsi fare i conti (presso un patronato o un affidabile ufficio sindacale) per vedere se le conviene.
      Auguri comunque.
      M&M

      • Lycia ha detto:

        Mi trovo anch’io con lo stesso problema. Diplomata nell’80, quindi vecchio ordinamento, ho presentato il 19 dicembre 2017 richiesta di riscatto per tre mesi ( periodo sufficiente a raggiungere 41 anni e 10 mesi di servizi) pensando che essendo il titolo equiparato a laurea potessi farlo; è di questi giorni la risposta dell’INPS che è possibile riscattare a partire dal 2005. Sto cercando in rete leggi ,interventi legislativi, decreti che mi permettano di ricorrere ….ed è una giungla. Mi piacerebbe sapere se c’è qualche diplomato di conservatorio che ha potuto riscattare il titolo , e so che ce ne sono, per potre creare un precedente e a quale legge si riferisce l’inps nel fissare questa data come limite. grazie

        • musicaemusicologia ha detto:

          La risposta che le è stata data, oralmente altrimenti in via ufficiale doveva contenere gli esatti riferimenti normativi, non ha alcun senso, nè di logica fattuale nè di logica giuridica. Se d’altronde fosse per iscritto allora bisogna leggerla bene per poterne capire eventualmente qualcosa di più e alla stessa immediatamente appellarsi.
          M&M

        • Maria cori ha detto:

          Io, diploma Accademica Belle Arti ho già riscattato da una decina d’anni. Però, sapevo, già allora, che x i diplomati del Conservatorio c’erano dei problemi. Ti consiglio , anche a livello di informazioni di rivolgerti all’avv. Giuseppe Leotta dell’Unams l’uranio una rubrica “diritto e lavoro”. So che lui ha trattato dei casi di diplomati Conservatorio. Spero di esserti stata utile. In bocca al lupo e aggiornami, se ti è possibile

          • musicaemusicologia ha detto:

            Concordo pienamente con lei.
            I diplomati (= laureati) nel vecchio ordinamento dell’Accademia di Belle Arti hanno già usufruito di un importante e risolutivo contenzioso giurisdizionale, fino alla sentenza della Corte costituzionale n. 52 del 2000 che equipara il loro titolo v.o. a laurea.
            Questo è altrimenti accaduto anche per il vecchio diploma ISEF. Ma aggiungerei tante altre situazioni che rendono di per sè assurda la mancata espressa considerazione dei diplomi accademici musicali v.o.: cfr. https://job.fanpage.it/cosa-si-puo-riscattare-ai-fini-della-buonuscita-tfs-e-tfr-dei-dipendenti-pubblici/

            Analogo contenzioso, in effetti non si è fin’ora prodotto in ambito musicale. Da qui le incertezze e contraddizioni nei comportamenti delle varie P.A, che ovviamente per loro natura burocratica preferiscono non assumersi precise responsabilità davanti alle incertezze e alle contraddittorietà, vere o presunte, delle disposizioni normative.
            Sì, ci faccia sapere nel caso: la solidarietà anche puramente informativa è oltremodo necessaria per il buon fine di tali delicate e difficili questioni.

  11. fausto ha detto:

    buonasera, io vorrei semplicemente capire se il diploma del conservatorio è considerato diploma di scuola media superiore, grazie

    • musicaemusicologia ha detto:

      No, assolutamente (non esageriamo!).

      il diploma conservatoriale del vecchio ordinamento è certamente da tempo considerato un diploma con pieno valore accademico post-secondario e per di più oramai equiparato a laurea, nonostante fosse considerato in passato come un titolo di studio atipico; pure tenendo conto dell’estrema varietà anche quantitativa dei corsi di studio (da quinquennali per il canto a decennali e più per pianoforte, composizione…).

      Però mentre sul piano giuridico-istituzionale il più recente diploma accademico triennale di I livello è stato reso, da apposita legge-delega e da apposito conseguente regolamento applicativo, come equipollente a laurea – e, per di più, alla specifica laurea in lettere a indirizzo dams – per il vecchio diploma conservatoriale, oramai ad esaurimento, non ha fatto seguito un analogo decreto applicativo. Pertanto non è chiaro a quale tipo di laurea è equiparabile, se triennale o specialistica in particolar modo. Io credo pertanto di poter affermare che è equiparabile quanto meno ad una laurea di primo livello.

      Ma siamo in Italia, affermatasi oramai sempre più come una patria delle incertezze giuridiche e del malcostume politico e parlamentare. Quindi la mia risposta potrebbe essere contraddetta da un solerte funzionario più o meno ignorante in materia. E allora bisognerà rivolgersi ad un buon avvocato, in caso di bisogno. Comunque esiste già una giurisprudenza (ossia sentenze favorevoli di vari tribunali) che attribuisce il valore di laurea, seppur generica, al vecchio diploma conservatoriale.
      M&M

  12. mac ha detto:

    Egregio professore,
    Leggo con grande interesse le sue esaustive risposte ai tanti quesiti che le sottoponiamo. Purtroppo la lentezza con la quale è stata affrontata la legge di riforma di Accademie e Conservatori non ha fatto altro che generare, oltre ai dubbi, pesanti discriminazioni. Io ho conseguito un diploma presso l’Accademia di Belle arti nel 1992 in pittura, premetto che posseggo pure un diploma di maturità d’Arte applicata. La mia domanda è la seguente: essendo impiegata Ministeriale posso fregiarsi del titolo di dottore?
    Grazie
    cordiali saluti

    • musicaemusicologia ha detto:

      Ho già più volte risposto a questo quesito e in maniera positiva, a maggior ragione se il suo diploma accademico è quello quadriennale v.o., addirittura equiparabile di per sé a diploma universitario di secondo livello o laurea specialistica. Ma ho risposto anche tenendo conto delle varie attuali contraddizioni di sistema e mi tocca sottolineare che la prevista tabella di corrispondenza tra titoli v.o. e diplomi universitari di nuovo ordinamento a tutt’oggi non è stata ancora emanata.
      Adesso preferisco esporre questa voce inserita abbastanza recentemente su Wikipedia:
      https://it.wikipedia.org/wiki/Diploma_accademico .
      La voce mi sembra abbastanza esaustiva anche nei riferimenti normativi e perfino nell’esporre gli atti normativi incompiuti dei governi fin qui succedutisi.
      Concludo osservando nuovamente che i termini tutti italiano di “laurea” e di “laureato” e di “dottore” in quanto riferibile appunto al possessore di “laurea” non trovano riscontro nella normativa europea; dove semmai si parla di titoli universitari e paritari titoli accademici e dove la posizione di “dottore” è esclusivamente riferita al possessore di dottorato di ricerca. La furbizia tutta italiana di attribuire importanza maggiore alle proprie cose è testimoniata dal Regolamento universitario del 1999, emanato in simultaneità alla legge di riforma dell’Afam, dove alle voci “diplomi universitari” di I e II livello fanno seguito messe tra parentesi le diciture di “laurea” e “laurea specialistica” (in seguito: “magistrale”). E d’altronde quanti accademici italiani provengono, come regola dovrebbe essere, dal dottorato di ricerca; titolo altrove considerato indiscutibilmente il primo scalino della carriera universitaria? 🙂

      Cordiali saluti a lei.
      M&M

      • mac ha detto:

        La ringrazio tanto prof , soprattutto per la tempestività con la quale ha risposto al mio quesito. Ne approfitto per sottolineare ancora una volta che, la lungaggine dell’iter di riforma, ahimè, ancora non conclusa, non ha dato modo di chiarire diversi punti, tra i quali, il già citato problema del titolo di dottore. Io parlo a nome di tutti i laureati Afam che come me, vivono ancora questa condizione di disagio Perché deve sapere, egregio professore che, questa riforma è motivo di insoddisfazione per i laureati Miur, che considerano i laureati Afam, studenti di serie “b”, con in tasca un titolo ibrido. Purtroppo quello che dico è una dura realtà che ho pagato e continuo a pagare nel mio ambiente di lavoro. Tutte queste discriminazioni sono nate anche dall’incertezza insita nei nostri politici che, non sono mai arrivati a raggiungere un unico obiettivo. Riformare senza negare nessun diritto e chiudere in maniera seria e definitiva questa lunga ed incresciosa vicenda. Sottolineo pure un altro piccolo dettaglio, in parte anticipato pure da Lei: nel sito del Miur, alla pagina dedicata al “Quadro dei titoli italiani”, viene specificata la dicitura “dottore ” solo nella sezione dedicata alle lauree. Nel Diploma accademico non se ne fa menzione. Cosa che invece, dovrebbe essere specificata, per fugare ogni dubbio e demolire ogni possibile riserva mentale. È tutto. Grazie per la Sua attenzione e per la possibilità che mi ha dato oggi, di parlare, a nome di molti studenti Afam.
        Cordialità
        MC

        • musicaemusicologia ha detto:

          Se “l’abito non fa il monaco” per un giudizio di buona condotta morale e spirituale figuriamoci il nome del titolo di studio per un giudizio di competenza e qualificazione professionale!
          Comunque diverse sentenze hanno già attribuito il titolo di laureato e “dottore” (“equiparato”) al diplomato Afam; anche al fine della partecipazione a concorsi interni al pubblico impiego per i quali era previsto solo un generico titolo di “laurea”.
          Peraltro mi piace citare il caso, a me molto prossimo, di un mio bravo studente di triennio accademico, cui ho fatto da relatore alla sua bella tesi di laurea (sic!), associata al concerto finale di prammatica. Qualche anno fa ha vinto un concorso come dipendente amministrativo della stessa nostra istituzione presso cui aveva studiato e adesso, oramai di ruolo, è tranquillamente qualificato da tutti con il titolo di “dottor …”. E tra l’altro si esprime sempre, e lodevolmente, al massimo grado di competenza nel suo lavoro; seppure appartenente ad una qualifica che non richiede laurea (ma sono, comunque, diversi i suoi colleghi ad averla). Il rispetto gli viene attribuito senza che lui stesso si preoccupi di chiederlo, appunto per le grandi doti di rispetto e altruismo che lui stesso da sempre manifesta. Un modello per tutti noi!

          Cordialità a lei.
          M&M

          • mac ha detto:

            Buonasera Prof.
            Ho fatto un copia e incolla dal sito dell’Unam, ad un comunicato di Dora Liguori, che ci informa che il comparto Afam è a rischio soppressione. Dunque ci arretreranno, insomma torniamo da dove siamo venuti.
            Mi chiedo come sia possibile che avvenga un fatto del genere.
            MA in che Paese viviamo? Siamo veramente immobili ed anziché parlare – dopo 20 anni – di evoluzione, termine che per sua natura sembra appartenere alla stessa Arte, ahimè, ci vedremo costretti ad assistere ad una umiliante quanto inaccettabile involuzione!
            Assisteremo veramente a questo scempio come semplici spettatori?
            Come si fa ad accettare e permettere un simile epilogo? Sono veramente basita.
            Desidererei sapere cosa ne pensa ed avere un suo commento.
            Grazie per l’attenzione
            MC

            Unams
            Afam
            Normativa
            L. 508
            RSU
            Scuola
            Contatti

            25-03-2016
            chiudi

            L’ingiusta fine di Accademie, Conservatori di Musica e ISIA Rif. 033
            Comunicato di Dora Liguori 25/03/2016

            Il prossimo lunedì 4 aprile presso l’ARAN è prevista una discussione ad oltranza per giungere ad un accordo, fra sindacati e ARAN che, ai sensi della cosiddetta “Legge Brunetta”, vada a ridurre i comparti da 12 a 4, ovvero la soppressione di 8 comparti su 12. In virtù di questa legge, a nostro giudizio erroneamente (vedi documento allegato), è stato raggiunto, pare da una maggioranza composta soprattutto da CGIL CISL E UIL, una pre-intesa consistente nella chiusura del comparto AFAM e, di conseguenza, immissione e accorpamento del personale di detto Comparto nella scuola di ogni ordine e grado.

            In sintesi Accademie, Conservatori di Musica e ISIA, tornerebbero ad essere regolati da norme e logiche della scuola secondaria (le stesse combattute dall’UNAMS con oltre un centinaio di ricorsi) così arretrando di circa 20 anni.

            Questo procedere (a nostro dire illegittimo) sia dell’ARAN che delle altre Confederazioni, era stato abbondantemente denunciato, sin da Ottobre, dall’UNAMS, con appelli, manifestazioni, raccolta firme etc; un “autentico grido di dolore” che purtroppo è stato smorzato dalle probabili assicurazioni fatte dagli altri sindacati che non mancavano di spendersi per sminuire il danno che si stava andando a creare, avverso Accademie e Conservatori; identicamente, da parte delle varie conferenze, timorose forse di far arrabbiare il MIUR, non sono stati accolti i solleciti fatti dall’UNAMS a procedere, come previsto dalla legge 228, con la messa in ordinamento dei bienni, unica vera arma per non far declassare nessun Conservatorio e nessuna Accademia.

            Insomma la conclusione amara è questa: siamo una categoria per la maggior parte dormiente e che ama farsi del male, per poi, e questa è la cosa più vigliacca, quando vien morsa dalla vipera dire…ma perché l’UNAMS non ci ha avvertito?

            Ovviamente non è possibile sapere perché questa domanda, i nostri colleghi, non la rivolgono a coloro che, lungi dall’avvisarli, addirittura certe cose le vogliono, come appunto è nel caso di questo accorpamento. Infatti, basterebbe soltanto che una delle tre Confederazioni (CGIL CISL UIL) non firmasse (condividendo le tesi della Confederazione CGU-Cisal alla quale l’Unione artisti UNAMS aderisce e delle altre Confederazioni presenti) perché, non raggiungendo il “Quorum” necessario per l’intesa, Conservatori, Accademie e ISIA, potessero salvarsi.

            Purtroppo ciò non avverrà e noi, pur di avvertire tutti, circa la triste fine che ci attende, non mancheremo di affiggere persino i manifesti. Il resto, poi, come dice Amleto…è silenzio.

            D. L.

            P.S. In allegato la nota consegnata all’ARAN con i motivi giuridici contro la soppressione del comparto

            NOTA A VERBALE DEL 13 ottobre 2015

            Le Accademie di belle arti, i Conservatori di musica, l’Accademia nazionale di arte drammatica, l’Accademia nazionale di Danza, gli Istituti superiori di studi musicali (ex Istituti musicali pareggiati) e gli ISIA, in applicazione delle disposizioni di cui al comma 2 dell’art.2 della L.508/1999, costituiscono, nell’àmbito delle istituzioni di alta cultura di cui l’articolo 33 della Costituzione, le istituzioni a cui le menzionate disposizioni normative riconoscono il diritto di darsi ordinamenti autonomi nell’ambito del sistema dell’alta formazione e specializzazione artistica e musicale.

            Le predette istituzioni sono disciplinate, dunque, dalla citata legge 508/1999 e dalle norme in essa richiamate e dalle altre norme successive che vi fanno espresso riferimento.

            Sicché il d.lgs.165/2001 e s.m.i., ancorché all’art.40 abbia previsto la riduzione a quattro dei comparti ai fini della contrattazione collettiva, non pare abbia abrogato, all’art.72, la menzionata L.508/1999 che pertanto è, a tutti gli effetti di legge, ancora vigente.

            Pertanto, la sottoscritta sigla sindacale Unione Artisti-UNAMS nonché la Confederazione CGU-CISAL, diffida questa Agenzia negoziale affinchè assuma tutte le iniziative volte al debito riconoscimento e mantenimento della specifica area contrattuale attesa la peculiarità e l’autonomia dello specifico settore dell’Alta formazione.

            Espressa ogni più ampia riserva di legge per la tutela dei propri iscritti.

            Prof. Dora Liguori
            Segretario Generale Unione Artisti UNAMS
            Presidente Federazione CGU-CISAL

            • musicaemusicologia ha detto:

              Gentile lettore (o lettrice?),
              il sindacato Unams fa il suo mestiere e certamente nei confronti dei propri rappresentati, docenti e personale dell’Afam, lo fa molto meglio di altri sindacati per lo più solo invischiati oramai, e con il massimo dell’evidenza, nelle logiche partitocratiche e per conseguenza negli interessi della cd. “casta”, reale detentrice del potere politico ed economico. Questo non significa però che magagne non ve ne siano anche su quel versante; anch’esse collegate ai consueti vizi della politica e di chi la svolge come mestiere più o meno stabile: la demagogia, soprattutto, e il mero e momentaneo calcolo tattico sprovvisto di visioni strategiche di più ampio e (soprattutto) colto respiro, la gestione talora anche personalizzata degli interessi, etc. etc.. E proprio lo scrivente che è dimostratamente di ben altra pasta, e che fu una dozzina d’anni fa RSU in rappresentanza proprio di questo sindacato, ne soffrì qualcosa a suo tempo …
              Al di là di recriminazioni varie, legate a più o meno trascorse e pesanti miopie anche di questo sindacato, miopie che a mio parere sono almeno in parte anche causa dell’attuale situazione di degrado delle nostre istituzioni, trovo sì lodevole che si faccia sentire la voce della categoria in momenti come l’attuale ma che andrebbe una volta per tutte fatto un ripensamento sul ruolo che in Italia svolge a tutt’oggi il sindacato (in genere e artistico-musicale, nello specifico): troppo spesso un ruolo di puro immobilismo e di conservazione dell’esistente, perfino quando l’esistente è indifendibile.
              ***
              Entrando nello specifico del comparto dell’Afam: non fu miopia (anch’io stesso la soffrii, del resto, seppure solo inizialmente) quell’isolarsi, rispetto la grande contrattazione collettiva in cui il personale dell’Afam manteneva pur sempre una posizione più elevata? E in uno spazio di contrattazione invece molto ridotto ed isolato? Che nel frattempo ci ha fatto perdere una o due tornate contrattuali; il che in soldoni significa che, con il comparto “universitario” specifico, abbiamo guadagnato fin’ora e con tutta evidenza solo una consistente … perdita di quattrini!
              E non solo proprio perchè, nel vigente sindacalese “l’unione fa la forza” ma anche per la semplice constatazione strategica che la stessa espressione “comparto contrattuale universitario” è un ossimoro (un’espressione del tutto contraddittoria e priva di senso)! Difatti da sempre il trattamento economico degli universitari, come quello di altre categorie privilegiate, è sottratto alla contrattazione collettiva e, per legge, il loro status giuridico ed economico è connesso a parametri automatici previsti da norme speciali.
              Dunque di cosa staremmo parlando, se non di fumo per gli allocchi?!
              ***
              Un modo migliore per fare sentire la propria presenza sarebbe semmai quella di offrire supporti ed incentivi alla formazione di comunità scientifiche nazionali, che sviluppino la crescita in maniera incontrovertibile e dimostrabile della qualità didattica dell’insegnamento e soprattutto promuovano la, quasi inesistente (a livello almeno ufficiale), attività di ricerca artistico-scientifica nelle nostre istituzioni.
              E che al contempo e di conseguenza avviino:
              1. un censimento oggettivo della qualità produttiva delle istituzioni, non puramente auto-referenziale (e fasullo) come l’attuale affidato ad interni nuclei di valutazione;
              2. una fusione – anche a medio termine ma vincolata, programmata e graduale – tra le istituzioni dell’Afam e i loro “quasi” doppioni universitari (Dams, Iuav e consimili) all’interno dei ( per adesso, fantomatici) Politecnici delle Arti, pure previsti a più riprese dalle norme di riforma dell’Afam stessa.
              Fino a che la permanenza in questo limbo d’incerta collocazione istituzionale continuerà a permanere non sarà colpa solo dei politici di governo ma anche dei tanti politicanti (sindacalisti e non) che infestano le nostre istituzioni e talora si esprimono ai massimi livelli rappresentativi e gestionali. E chi li vota e li appoggia se non la categoria ch’essi stessi rappresentano?

              Ecco perchè chi si reputa senza responsabilità al proposito ha solo da passarsi una mano sulla coscienza e mutare una volta per tutte la propria visione culturale dell’esistente (se mai ne possieda una). Fino a quel momento possiamo solo tirare a campare e a beccarci l’un l’altro, nell’arte delle chiacchiere; sport in cui noi italiani siamo noti per eccellere, seppure (va detto a mò di consolazione) nel bene e non solo nel male.
              Cordiali saluti. 🙂 🙂 🙂
              M&M

  13. mac ha detto:

    Grazie Prof. Lei è sempre esaustivo nelle sue risposte.
    Ma vorrei approfittare ancora una volta della sua gentilezza per sottoporle un altro quesito visto che, non mi è chiara una cosa: Se dovesse esserci il tanto temuto arretramento al comparto scuola, cosa cambia per gli studenti che frequentano i corsi di Conservatori ed Accademie ai fini del titolo di studio? Cioè, si metterà nuovamente tutto in discussione? Il diploma accademico non sarà più equiparato alla laurea? E per gli studenti che avevano concluso il loro percorso col vecchio ordinamento?
    Le sarei molto grata se potesse togliermi questi dubbi.

    Con stima
    Maria Corsi

    • musicaemusicologia ha detto:

      Gentile Maria,
      si tratta, a mio avviso, di una faccenda puramente politico-sindacale che non può di per sé influire sugli assetti formativi e contenutistici delle nostre istituzioni; istituzioni in un corso di riforma ancora sì indefinito, ma solo per certi versi. E in ossequio peraltro ad una normativa europea e a sue specifiche e vincolanti direttive per l’Italia.

      Dietro questa faccenda della disvalorizzazione d’immagine dell’Afam vi sta certamente:

      1. molta incuria e colpevole disattenzione non solo della classe politica ma anche di molti addetti ai lavori (che, va affermato a chiare lettere una volta per tutte, nè si sono attrezzati adeguatamente per il nuovo corso lavorativo e professionale nè intendono farlo in questa società che comprime troppo spesso il merito ed il valore degli impegni individuali, tranne che non si tratti dei politicamente protetti … e di questo malcostume nessuna politica e nessun sindacato si sono mai dimostrati immuni) – e questo è il … nostro “carbon bagnato”;

      2. gli interessi al momento predominanti di certe baronie universitarie ad incrementare i propri ranghi sia di docenze che di studenti (e gli ultimi ministri del Miur – guarda caso – sono pienamente legati almeno per la loro posizione professionale di rettori a quegli interessi) e anche questo può spiegare il languire di questioni oramai annose come la definitiva razionalizzazione e conseguente messa ad ordinamento dei bienni, la mancata incentivazione dei master di I e II livello e della formazione alla ricerca, la gravissima sospensione del Cnam organo di autogoverno dell’Afam, la precarizzazione della classe docente attuale sia sul piano della qualità professionale che di una dignitosa sussistenza economica, il rimando indefinito alla questione cruciale dei Politecnici delle Arti, la riforma dei licei musicali, normativamente compiuta in maniera perfino brillante ma non altrettanto sostenuta nella sua migliore attuazione da una burocrazia inadeguata e spesso inetta e parassitaria … – e questo è il ben più pesante “carbon bagnato” dei nostri nemici attuali, troppo potenti da potersi abbattere se non tramite una rivoluzione di impegno collettivo e di civiltà, ahimè estraneo a questi tempi difficili in cui viviamo. E in cui diventa sempre più difficile distinguere tra bene e male.

      Di tali soggetti, in effetti, la prof.ssa Dora Liguori con il “suo” Unams è l’unica dirigente sindacale a denunziare con coraggio le dette malefatte e quant’altro … Quindi ho molta, veramente molta difficoltà, quando mi esprimo in una maniera fin troppo critica nei confronti di un qualche operato di questo sindacato; con il quale su certe questioni però non riesco proprio a concordare.

      Lei pensi solo ad attribuire il massimo della dignità possibile dei suoi studi: scegliendosi gli insegnanti migliori e la strada professionale per cui più è portata ed evitando le tante scorciatoie di comodo che le attuali eccessive contraddizioni di sistema permettono. Il resto verrà comunque da sé. In un modo o nell’altro: basta non stare affacciati alla finestra aspettando che tutto si compia da sé proprio per noi.

      La ringrazio della stima.
      M&M

  14. Daniele ha detto:

    Buon giorno,

    avrei una domanda che mi sta molto a cuore (trattasi del mio futuro lavorativo).
    Sono un laureato DAMS-Musica di vecchio ordinamento. Per una domanda di lavoro ho bisogno di poter dimostrare a quanti Crediti Formativi complessivi ammontano gli esami universitari da me sostenuti nell’ambito del mio corso universitario. Siccome all’epoca del vecchio ordinamento non esistevano ancora i Crediti Formativi, è possibile farne un calcolo/equipollenza a posteriori? A chi mi posso rivolgere? La mia università purtroppo finora pare non comprendere la questione.
    Se qualcuno mi sapesse dare delle indicazioni mi sarebbe di grandissimo aiuto.

    Saluti
    Daniele

    • musicaemusicologia ha detto:

      Il riferimento normativo delle equipollenze tra lauree universitarie v.o. e nuove lauree specialistica o magistrale è il Decreto Interministeriale 9 luglio 2009 che nell’apposita allegata tabella individua la sua laurea come potenzialmente equipollente, in base al piano di studi effettivamente svolto:
      1) alle specialistiche: 51/S Musicologia e beni musicali; 24/S Informatica per le discipline umanistiche; 73/S Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale; 95/S Storia dell’arte;
      2) alle magistrali: LM-45 Musicologia e beni culturali; LM-65 Scienze dello spettacolo e produzione multimediale; LM-43 Metodologie informatiche per le discipline umanistiche; LM-89 Storia dell’arte.

      L’Equiparazione tra le lauree di diverso ordinamento deve intendersi solo in modo tassativamente alternativo.
      Questo significa:
      1) che la specifica equipollenza della sua laurea – in riferimento al suo specifico piano di studi – la dichiara in apposito certificato e su apposita sua istanza l’Ateneo di pertinenza;
      2) che i crediti formativi richiesti saranno riferibili al titolo equipollente di nuovo ordinamento.

      Lei afferma poco chiaramente che “Per una domanda di lavoro ho bisogno di poter dimostrare a quanti [?!] Crediti Formativi complessivi ammontano gli esami universitari da me sostenuti nell’ambito del mio corso universitario”. Ma l’unico significato che si può attribuire a questa richiesta è appunto la verifica di quello che ha effettivamente studiato in senso qualitativo (ossia che indirizzo è attribuibile al suo piano di studi) e non quantitativo (che è standard per tutti). Altrimenti dovrebbe spiegarsi meglio al proposito …

      Auguri.
      M&M
      __________________________

      N. B.:
      Sul sito web del MIUR, area Università, sezione Equipollenze ed equiparazioni tra titoli accademici italiani (http://www.istruzione.it/web/universita/equipollenze-titoli) sono pubblicati i riferimenti normativi.

  15. Silvia ha detto:

    Buonasera,
    mi rivolgo a lei e alla sua cortese disponibilità per chiarirmi un dubbio che ho da circa tre anni e al quale non riesco a trovare risposta.
    Il mio percorso di studi in Pianoforte all’interno del Conservatorio è stato articolato in 7 anni di corso tradizionale + 3 anni conclusivi di Triennio al termine dei quali mi ritrovo con un Diploma Accademico di I livello in Pianoforte.
    Nutrendo un reale interesse nell’insegnamento della musica nella scuola secondaria ed essendo da tempo sparito il Biennio in Didattica della musica ho ritenuto fuorviante iscrivermi ad un ulteriore Biennio di Pianoforte classico e ho deciso di completare la mia formazione partecipando a corsi di formazione, anche annuali, su metodologie che ritenevo innovative e funzionali all’insegnamento. (Il corso di formazione annuale Orff-Schulwerk ad esempio).

    Ai fini dei titoli di accesso all’insegnamento e ai prossimi concorsi mi sembra chiaro che il mio titolo di studio non vale nulla e che dovrei completarlo con un biennio ma non starei qui a chiederle aiuto se non fossi inserita nelle graduatorie di 3^ fascia delle scuole secondarie di I grado e non lavorassi come supplente annuale da ormai 3 anni.
    La mia domanda è: c’è stato un errore nella valutazione del mio titolo di studio? Sto lavorando da 3 anni illegittimamente?

    La ringrazio anticipatamente

    • musicaemusicologia ha detto:

      Buonasera Silvia,
      la sua domanda trova risposta nelle stesse modalità in cui lei la pone.
      In breve, ma lei saprà già:
      1. L’abilitazione all’insegnamento è consequenziale al diploma didattico e il secondo livello specialistico potrebbe ben essere utile ad anticipare le materie che poi potrebbero essere convalidate all’interno del successivo corso di studi ad indirizzo didattico.
      2. Il conseguente TFA rappresenterebbe l’abilitazione all’insegnamento.
      3. Intervengono a confondere il quadro normativo di sistema varie leggi e leggine – di provenienza, ahimè, variamente clientelare, seppur spesso mascherate da esigenze d’inquadramento del precariato (ma i concorsi non si fanno in maniera regolare e funzionale proprio per creare quella situazione emergenziale e poi sanarla ad uso e consumo della nostra –
      in buona parte – corrotta classe politica e sindacale) e tutto improvvisamente si confonde e produce aspettative tra di loro contraddittorie e, in seguito, spesso fasce di precariato “le une contro le altre armate”. Questo sistema dura quasi dall’avvento dell’Italia repubblicana e l’emergenza a me oramai pare creata ad arte proprio per favorire quanto sopra.

      In definitiva, nel generale “si salvi chi può” delle condizioni emergenziali mi sono da tanto tempo convinto che la cosa migliore sia trovarsi con la coscienza a posto sotto ogni punto di vista. Come dire: “melius abundare quam deficere”.
      Dovremmo tutti, forse sempre di più, concentrarci innanzitutto sui nostri doveri, insomma, oltre che sui nostri pur sacrosanti diritti.
      Si regoli lei.
      M&M

  16. Vale ha detto:

    Ho anche io un diploma Vecchio Ordinamento e sto cercando di districarmi tra le varie leggi per creare una base solida per far valere il titolo in un concorso pubblico 😀
    Quindi, la l. 508/1999 rende equipollenti in senso funzionale i titoli di studio dei conservatori, il d.l. 212/2002 rende equipollente in toto i titoli di studio dei conservatori, la l.228/2012 rende i titoli del vecchio ordinamento equiparati a una LM e quindi usabile, per il d.l. 212/2002, in un qualsiasi concorso pubblico.
    Ha senso? Torna il ragionamento?

    Ho un dubbio però: la l. 228/2012 ha la “magagna” di cui si parla in questo articolo, cioè equipara in senso funzionale il titolo di secondo livello nuovo ordinamento alla LM, di conseguenza anche il titolo del vecchio ordinamento fa “un passo indietro” e viene riportato a una validità funzionale o mantiene la validità totale?

    • musicaemusicologia ha detto:

      Le sue affermazioni circa l’equipollenza dei titoli v.o. a quelli del nuovo ordinamento sono alquanto sbrigative e dunque per lo più errate.
      Se fosse come lei afferma, e come tutti gli interessati forse si augurerebbero, saremmo tutti abbastanza tranquilli.

      In realtà nessuna legge ha “reso equipollenti” i titoli del sorpassato ordinamento ai titoli del nuovo ordinamento, semmai ha delegato ad apposita decretazione tale attribuzione e ciò è accaduto ad oggi esclusivamente per i diplomi accademici di primo livello, da sperimentali messi ad ordinamento. Nessun decreto è stato emanato né per i diplomi di vecchio ordinamento, né per i diplomi accademici di II livello e quindi questi non sono equipollenti ad alcunché di fatto e di diritto.
      Ma va anche detto che la stessa espressione “equipollenza”, chissà perché sostitutiva di “equiparazione” e oggi molto di moda, andrebbe una volta per tutte spiegata e forse pure demistificata: nessun “laureato”/diplomato di I livello al Dams potrebbe vantare di per sé una specifica competenza esecutivo-strumentale o tecnico-compositiva e non sarebbe certo assunto in quanto tale presso un ente lirico-sinfonico in tali vesti (le contraddizioni che si ritrovano al proposito non sono che magagne del nostro sdoppiato ed impropriamente concorrenziale sistema formativo accademico che produce storture nell’uno e nell’altro senso, universitario e Afam); così la competenza musicologico-storica non è attribuibile di per sé ad un diplomato in discipline interpretative o compositive… Però, per inciso, ricorderei che in tempi migliori si richiedevano allo storico della musica sia una laurea umanistica magari con studi storico-musicali che un diploma accademico compositivo…

      Nei fatti il problema si pone pesantemente quando il diploma di vecchio ordinamento non viene considerato “né carne né pesce” ai fini della sua valutazione amministrativa in analogia a corsi di laurea/diploma universitaria/o o al contrario quando viene considerato come equiparato a diploma/laurea di secondo livello ai fini della collocazione in graduatorie per insegnanti: recando danno evidente ai titolati con solo diploma accademico di I livello, che hanno a suo tempo scelto un percorso più innovativo per poi trovarsi beffati dall’amministrazione, con in mano un titolo dequalificato e comunque, in tale situazione paradossale, da completare con il diploma di II livello – che invece i diplomati v.o. possono permettersi di non possedere. Ciò alla faccia di una sperimentazione istituzionale del nuovo ordinamento che inquadrava il I livello come innovativo (e più difficile, tanto da non ammettere la doppia frequenza conservatorio-università) e sostitutivo del diploma v.o.!
      Insomma una “truffa” incredibilmente istituzionalizzata! Uno di quegli imbrogli prodotti, non saprei certo dire quanto scientemente (malafede e inettitudine sono tra loro spesso intrecciate in maniera inestricabile in certi ambientini …) dalla nostra burocrazia politico-ministeriale-sindacale; che sicuramente crea pesanti divisioni tra gli interessati e magari occasioni per trarne vantaggi personali a chi gestisce le situazioni in questione.

      Per chiudere: su tali questioni nel sito ci si è prodotti (volontaristicamente, ossia del tutto gratuitamente) molto più che a sufficienza, ma notiamo che a tutt’oggi molti si producono ancora in domande senza neppure leggere e cercare di capire bene l’ordine serio delle questioni, molto più delicato e complesso di quanto purtroppo si vorrebbe.
      Pertanto per non ripetere in tutte le salse gli stessi concetti di sintesi qui espressi, ben comprensibili però solo alla luce di tanti altri approfondimenti, si invitano gli interessati a leggere/studiare tutto quanto riferito all’argomento: da questo momento non ci si ripeterà più.

      Grazie per la comprensione a tutti gli interessati.
      M&M

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