L’equipollenza alle lauree dei diplomi di Conservatori e Accademie

AVVISO

Avvisiamo i pur volenterosi lettori che l’evoluzione contraddittoria della situazione normativa, attualmente per di più in situazione di stallo per colpevole disinteresse della classe politica al governo e non, comporta un’attenzione tutt’altro che superficiale agli accadimenti già avvenuti e alla loro corretta interpretazione fattuale e giuridica. Pertanto, data la concentrazione nella rete di un notevole interesse informativo  su questo  articolo, inserisco vari link con più recenti e importanti aggiornamenti; che reimpiantano la questione in maniera ancora in parte imprevedibile.

In tal senso le prime risposte date agli interventi dei lettori  sono in parte superate dagli eventi successivi e dunque dalle stesse risposte date, direttamente o indirettamente, con un rinnovato e necessario riferimento ai seguenti articoli in link, dal più al meno recente. Insomma occorre leggere tutto con molta attenzione e crescente competenza oppure rassegnarsi a non capire granché di quello che sta accadendo.

Afam, parziale riconoscimento dei trienni accademici nell’afam: come si prospetta il futuro dei bienni?

L’equipollenza dei diplomi conservatoriali alle lauree universitarie. Le competenze del Cun

Forum III sulla “Valorizzazione dell’Afam” (aggiornato al 15/03/13)

Approvate ed entrate in vigore le norme “pro Afam” inserite nella Finanziaria

 (testo e commento) di Mario Musumeci

All’interno della cd. Legge Finanziaria di stabilità sono state approvate e sono entrate in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale le norme riguardanti Conservatori e Accademie. Vediamo di cosa realmente si tratta, al di là del sentito dire e dei tanti promettenti boatos (rumori che sollecitano un qualche importante annunzio: chicche, pettegolezzi, voci di corridoio, notizie che – in sostanza – echeggiano come boati …) variamente messi  in circolazione.

Di seguito ecco le norme riguardanti il settore dell’Afam:

102. Al fine di valorizzare il sistema dell’alta formazione artistica e musicale e favorire la crescita del Paese e al fine esclusivo dell’ammissione ai pubblici concorsi per l’accesso alle qualifiche funzionali del pubblico impiego per le quali ne è prescritto il possesso, i diplomi accademici di primo livello rilasciati dalle istituzioni facenti parte del sistema dell’alta formazione e specializzazione artistica e musicale di cui all’articolo 2, comma 1, della legge 21 dicembre 1999, n. 508, sono equipollenti ai titoli di laurea rilasciati dalle università appartenenti alla classe L-3 dei corsi di laurea nelle discipline delle arti figurative, della musica, dello spettacolo e della moda di cui al decreto ministeriale 16 marzo 2007, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 153 del 6 luglio 2007.

103. Al fine esclusivo dell’ammissione ai pubblici concorsi per l’accesso alle qualifiche funzionali del pubblico impiego per le quali ne è prescritto il possesso, i diplomi accademici di secondo livello rilasciati dalle istituzioni di cui al comma 102 sono equipollenti ai titoli di laurea magistrale rilasciati dalle università appartenenti alle seguenti classi dei corsi di laurea magistrale di cui al decreto ministeriale 16 marzo 2007, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 155 del 9 luglio 2007:

a) Classe LM-12 (Design) per i diplomi rilasciati dagli Istituti superiori per le industrie artistiche, nonché dalle Accademie di belle arti nell’ambito della scuola di «Progettazione artistica per l’impresa», di cui alla Tabella A del decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212;

b) Classe LM-45 (Musicologia e beni musicali) per i diplomi rilasciati dai Conservatori di musica, dall’Accademia nazionale di danza e dagli Istituti musicali pareggiati;

c) Classe LM-65 (Scienze dello spettacolo e produzione multimediale) per i diplomi rilasciati dall’Accademia nazionale di arte drammatica, nonché dalle Accademie di belle arti nell’ambito delle scuole di «Scenografia» e di «Nuove tecnologie dell’arte», di cui alla Tabella A del decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212;

d) Classe LM-89 (Storia dell’arte) per i diplomi rilasciati dalle Accademie di belle arti nell’ambito di tutte le altre scuole di cui alla Tabella A del decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212, ad eccezione di quelle citate alle lettere a) e c).

104. I diplomi accademici di secondo livello rilasciati dalle istituzioni di cui all’articolo 2, comma 1, della legge 21 dicembre 1999, n. 508 costituiscono titolo di accesso ai concorsi di ammissione ai corsi o scuole di dottorato di ricerca o di specializzazione in ambito artistico, musicale, storico artistico o storico-musicale istituiti dalle università.

105. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge le istituzioni di cui all’articolo 2, comma 1, della legge 21 dicembre 1999, n. 508 concludono la procedura di messa a ordinamento di tutti i corsi accademici di secondo livello.

106. I titoli sperimentali conseguiti al termine di percorsi validati dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca nelle istituzioni di cui al comma 102, entro la data di cui al comma 105, sono equipollenti ai diplomi accademici di primo e di secondo livello, secondo una tabella di corrispondenza determinata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sulla base dei medesimi principi di cui ai commi 102 e 103, da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

107. I diplomi finali rilasciati dalle istituzioni di cui al comma 102, al termine dei percorsi formativi del previgente ordinamento, conseguiti prima dell’entrata in vigore della presente legge e congiuntamente al possesso di un diploma di scuola secondaria superiore, sono equipollenti ai diplomi accademici di secondo livello secondo una tabella di corrispondenza determinata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sulla base dei medesimi principi di cui ai commi 102 e 103, da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

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Effettuata un’attenta e … competente lettura – con pertinenti testi giuridici alla mano – l’espressione certamente non tecnica ma ancor più pertinente sul versante pratico sarebbe: “La montagna ha partorito il topolino”. Così insomma vien difatti subito da pensare, ma oramai con un misto di indifferenza e di fastidio per il misero contenuto delle norme in questione, rispetto le ben altre giuste aspettative del settore. Ma vediamo punto per punto.

Equipollenza dei diplomi accademici riformati dell’Afam ai corrispondenti diplomi universitari del Dams

Ai punti 102 e 103 si stabilisce l’equipollenza dei diplomi accademici riformati dell’Afam ai corrispondenti diplomi universitari del Dams, Corsi di laurea nelle discipline delle arti figurative, della musica, dello spettacolo e della moda (Facoltà di Lettere), “al fine esclusivo dell’ammissione ai pubblici concorsi per l’accesso alle qualifiche funzionali del pubblico impiego”.

Per far comprendere ai meno informati il “grande” passo avanti compiuto basti confrontare il pressoché identico dettato della ancora vigente legge di Riforma del settore del 21 dicembre 1999, n.508 (Art. 2, c. 5): “Le predette istituzioni rilasciano specifici diplomi accademici di primo e secondo livello, nonché di perfezionamento, di specializzazione e di formazione alla ricerca in campo artistico e musicale. (…). Con decreto (…) sono dichiarate le equipollenze tra i titoli di studio rilasciati ai sensi della presente legge e i titoli di studio universitari al fine esclusivo dell’ammissione ai pubblici concorsi per l’accesso alle qualifiche funzionali del pubblico impiego (…).”

Come può definirsi un Parlamento che rivota dopo 13 anni norme di legge ancora vigenti, ricollocandole tali e quali in un nuovo testo di legge, salvo una specifica previsione (equipollenza alle lauree Dams) che doveva, secondo diritto vigente, e poteva adottarsi con un semplice decreto ministeriale?

Ammissione a dottorati e specializzazioni universitarie per i diplomati accademici Afam di II livello

E in tal senso potrebbe anche intendersi, al punto 104, la previsione  dell’ammissione a dottorati e specializzazioni universitarie per i diplomati accademici Afam di II livello.

Anche questo era possibile prevederlo in base all’ormai vecchia Legge di Riforma del 1999, tramite le previste apposite convenzioni (Art. 2, c. 8, lettere (h) e (i)): “I regolamenti di cui al comma 7 sono emanati sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi: (…) h) facoltà di convenzionamento, nei limiti delle risorse attribuite a ciascuna istituzione, con istituzioni universitarie per lo svolgimento di attività formative finalizzate al rilascio di titoli universitari da parte degli atenei e di diplomi accademici da parte delle istituzioni di cui all’articolo 1; i) facoltà di costituire, sulla base della contiguità territoriale, nonché della complementarietà e integrazione dell’offerta formativa, Politecnici delle arti, nei quali possono confluire le istituzioni di cui all’articolo 1 nonché strutture delle università. (…).

E in effetti sono da segnalare i numerosi casi di docenza a contratto di professori provenienti dal Conservatorio nelle oramai trascorse decennali Scuole di Specializzazione universitaria post-laurea per la formazione dei docenti nella scuola secondaria alla quale afferivano e frequentavano assieme tanto studenti provenienti dai Conservatori quanto studenti del Dams. E anche l’attuale sussistenza di protocolli collaborativi tra Università e Conservatorio (Milano, Bologna, Palermo …).

Va peraltro sottolineato che l’ammissione degli studenti non è automatica ma pur sempre legata alle necessità di un “politico” budget minimo – e non solo massimo – di frequenze; nonché, nei casi migliori, all’intelligenza collaborativa delle sedi Afam e universitarie messe tra loro a confronto nello specifico; e dunque ai docenti che concretamente rappresentano i due versanti accademici in tale volontà collaborativa.

Finalità dell’equipollenza

La finalità dell’equipollenza certo supererebbe, in teoria, ogni ambiguità legata alle diversità interpretative fin’ora elaborate in sede di burocrazia statale circa il valore della “laurea” musicale e artistica in genere. Ma sempre più o meno ricondotte nel giusto alveo interpretativo dalla giurisprudenza e dalle interpretazioni gerarchiche; che, alla luce della L. 1999/270, di buona norma hanno equiparato diploma accademico e diploma universitario.

Insomma: meglio che niente, al proposito, anche se questa minima distanza col “niente” poteva tranquillamente affidarsi a un decreto ministeriale, per il chiaro dettato al proposito della sopra citata Legge di Riforma dell’Afam. In definitiva è stata ed è una certa inefficiente burocrazia che ha prodotto e produce i problemi e non è detto, allora, che persistendo nella sua presenza, non continui a produrne di nuovi.

Un solo generico esempio: diversamente da quanto si sente incautamente affermare in qualche ambito sindacale, del riconoscimento Inpdap a fini di riscatto dell’“effettivo” – adesso sì, finalmente! – titolo di laurea (negato, contra iurisprudentiam, da qualche zelante burocrate ai vecchi diplomi accademici) non se ne potrà far nulla; perchè nel frattempo l’attuale governo ha abolito le pensioni di anzianità e prolungato sine die – nell’attuale clima di incertezza del diritto e di emergenziale sospensione dei diritti acquisiti – il mantenimento in servizio ai fini della pensione di vecchiaia; a tutto (presunto) vantaggio delle finanze dello stato ma non delle nuove leve di docenti.

La questione della messa ad ordinamento

Il disposto dei punti 105 e 106 ha il vago sapore dell’”aria fritta”. Cosa vorrebbe dire l’espressione: “Entro dodici mesi (…) le istituzioni (…) concludono la procedura di messa a ordinamento di tutti i corsi accademici di secondo livello”? Non sono già messi ad ordinamento i titoli di studio appositamente già predisposti dagli organi ministeriali competenti, a ciò preposti per delega di legge?

E, ancora: che “i titoli sperimentali conseguiti al termine di percorsi validati dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca” siano di per sé equiparati ai diplomi accademici – che si intendeva sperimentare appunto tramite essi stessi – non era di per sé implicato nella validazione effettuata dal ministero; già abilitato ad occuparsene tramite decretazione appunto ministeriale, ai sensi dall’apposita legge-delega del 1999?

E non appare alquanto ridicolo che si debba ancora emanare un’apposita altra norma di legge al proposito? E se gli stessi uffici ministeriali non hanno provveduto entro la appena trascorsa dozzina di anni perchè dovrebbero provvedere entro una dozzina di mesi?

Vecchi e nuovi diplomi accademici

E veniamo, nel punto 107, a quello che per la maggior parte della platea degli interessati è il “dunque”, la reputata “ciliegina sulla torta”. Recita il testo al punto 107: “I diplomi finali rilasciati (…) al termine dei percorsi formativi del previgente ordinamento, (…) congiuntamente al possesso di un diploma di scuola secondaria superiore, sono equipollenti ai diplomi accademici di secondo livello secondo una tabella di corrispondenza determinata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sulla base dei medesimi principi di cui ai commi 102 e 103, da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge”.

Si consideri la solita tiritera dell’”entro tre mesi …”, che anche uno sprovveduto dovrebbe oramai intendere come una volontà politica di non decidere ma di demandare ad altri la decisione. E proprio a chi fino ad ora nulla ha deciso, pur nella vigenza di uno specifico dettato normativo (Art. 4, c. 1): “I diplomi conseguiti (…) anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge mantengono la loro validità ai fini dell’accesso all’insegnamento e ai corsi di specializzazione. Al quale seguiva (c. 3): “Per i diplomati (…) che ne facciano richiesta entro il termine di tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, purché in possesso di diploma di scuola secondaria di secondo grado, sono istituiti appositi corsi integrativi della durata minima di un anno, al fine del conseguimento dei diplomi accademici (…)”.

Cosa significa? Che la vecchia legge di riforma aveva già statuito l’equiparazione tra i vecchi diplomi e i nuovi, senza però specificare quali, se di primo oppure se di primo e di secondo livello assieme.

Va indagato cosa è successo in questi tredici anni, per una certa inadeguatezza dei complessivi curricoli culturali previsti rispetto una più compiuta formazione del musicista; tradizionalmente demandata alla buona volontà dei singoli oppure al conseguimento di due o più diplomi per la formazione pluridisciplinare di una più articolata musicalità, rispetto quella prevalentemente tecnico-esecutiva, esercitata sullo strumento. Insomma è accaduto che l’interpretazione accreditata per i Conservatori – ma non anche per le Accademie di BB. AA., già con titoli di durata quadriennale e con propedeutico liceo artistico – diventasse la seguente: istituire il diploma accademico triennale di primo livello sul modello dei corsi superiori del vecchio diploma – per lo più biennale, talvolta triennale, ma riferito a curricoli di studio tra il quinquennale ed il settennale (canto, strumenti a fiato …) e il decennale (pianoforte, archi, composizione …).

Secondo una tradizione sette-ottocentesca che attribuiva tempi e valori formativi a vetusti parametri di esclusiva natura anatomico-fisiologica ma non anche mentale ed intellettuale: i cantanti, ad esempio, iniziavano lo studio dell’impostazione lirica in fase post-adolescenziale, all’inizio della piena maturità fisica, non di rado senza una preventiva e più precoce formazione musicale. Inutile dire come, al di là del giusto vanto delle tante eccellenze del nostro Paese nel campo artistico, tutto questo abbia comportato non pochi ritardi nella media delle compiute formazioni curricolari rispetto le più avvantaggiate situazioni di altri Paesi europei.

Incertezze istituzionali e contraddizioni normative

Così si è provveduto – anche sulla scorta di varie sperimentazioni disciplinari che avevano nel frattempo innovato vari settori della formazione specialistica – a rimpolpare notevolmente l’impianto disciplinare e nel contempo ad avviare una sperimentazione nazionale del triennio sulla base di parametri forniti da istituzioni-pilota. Questo processo, che dura da almeno un decennio, ha portato così alla compiuta istituzionalizzazione del triennio accademico.

Simultaneamente si era proceduto con i bienni, ma commettendo un errore fondamentale: avviare i bienni senza predisporre a monte i curricula rinnovati dei trienni. Anzi alcune istituzioni lo hanno fatto, altre hanno preferito non rischiare, rimanendo sul vecchio modello di diploma, cui aggiungere il biennio più o meno sul modello dei vari corsi di perfezionamento strumentale privatamente gestiti un po’ dappertutto e nella qualità autoreferenziale più discordante che si possa immaginare.

Alcune istituzioni addirittura non hanno avviato né l’uno né l’altro e proprio da questi pulpiti, più di recente, si son levate più alte le voci contrarie alla riforma. O che comunque hanno mobilitato parlamentari nel portare avanti norme destabilizzanti come quella in questione. E tenendo conto di una certa assurdità della situazione istituzionale corrente. Infatti, diversamente che per la concomitante riforma universitaria dove il 3+2 è stato avviato abbandonando contemporaneamente il vecchio sistema, nelle istituzioni dell’Afam si sono mantenuti fino ad oggi anche i vecchi diplomi.

In un processo di evoluzione transitoria che si sta espandendo ad occupare un ventennio circa! Sia per la precedente fase decennale di sperimentazione del triennio, sia per la scelta scellerata di procedere ad esaurimento non solo per i compimenti superiori dei diplomi ma per la loro intera durata (anche decennale), consentendo per di più varie finestre al privatismo selvaggio: uno scandalo a cielo aperto, in troppi  casi, in cui le tante connivenze politiche hanno sempre evitato che la magistratura riuscisse mai a metterci il naso …

In questo ventennio in definitiva si stanno continuando a produrre nuovi e vecchi diplomi; questi presuntamente superati dai primi, proprio per le scelte effettuate nel loro avvio sperimentale. Ma pur sempre tra loro equiparati. E adesso come se non bastasse, si sta procedendo ad equiparare i vecchi diplomi al compiuto curriculum accademico del 3+2.

Ma che razza di logica (formale e matematica) è quella secondo cui può accadere che si abbia la seguente identità X:2+3=X:3? E cioè che il vecchio diploma (X) possa essere simultaneamente equipollente sia al diploma accademico di primo livello sia a entrambi i diplomi accademici di primo e secondo livello! Una norma che potrà incombere in un futuribile giudizio di incostituzionalità, ma che nel frattempo potrebbe aprire una stagione di caos nelle nostre istituzioni. E non se ne sentiva proprio il bisogno.

(pubblicato, con modifiche, nella rivista “La Tecnica della scuola”, n. 9 del 10 gennaio 2013)

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114 risposte a L’equipollenza alle lauree dei diplomi di Conservatori e Accademie

  1. Sarah ha detto:

    Gentilissimo,
    sono perfettamente d’accordo con lei. Ho trovato che le norme ‘pro AFAM’ inserite nella Legge di Stabilità fossero una sorta di riedizione (ahimè, poco avveduta e molto scorretta) della l. 508/99. Con l’aggravante di voler fornire – con un ritardo più che decennale – indicazioni legislative che piombano sull’istituzione “conservatorio” in maniera destabilizzante, creando nuove confusioni e malcontenti. Per non parlare, poi, delle prospettive sempre meno rassicuranti che si profilano nella definizione dei titoli richiesti per le nuove classi di concorso per l’insegnamento della musica a scuola.
    Se pure era necessario, come da lei giustamente affermato, avviare una regolamentazione più stringente per quanto riguarda il “nuovo” ordinamento del conservatorio, tutto ciò doveva essere fatto in tempi utili e con un processo sicuramente più snello. Probabilmente però si è trattato di lungaggini studiate a bella posta, per non disturbare prassi ormai consolidate o, più semplicemente, per evitare di assumere responsabilità decisionali vere.
    A proposito del punto 107, credo che le motivazioni stesse accampate dai sostenitori della norma fossero incredibili. “Il diploma (quinquennale, settennale, decennale etc.) è stato finora il massimo titolo disponibile per la musica ergo è necessario equipararlo ai diplomi di II livello, così come è stato fatto per i diplomi di laurea ante Bologna Process”, si diceva da più parti. Ma il massimo titolo disponibile in università è il dottorato di ricerca e, una volta che esso è stato introdotto nel sistema italiano (1990, se non sbaglio), certamente non si è provveduto ad addottorare de iure i tanti laureati italiani. Francamente non riesco a capire la refrattarietà di una parte del corpo docente e dei diplomati in conservatorio nei confronti di una preparazione che approfondisca ulteriormente repertori, teorie e tecniche (salvo poi frequentare corsi di perfezionamento a destra e a manca). Un po’ come se il sudatissimo – per carità, nessuno lo mette in dubbio! – percorso del vecchio ordinamento esaurisse tutto lo scibile musicale immaginabile, come se non ci fosse null’altro da imparare se non i programmi – ricordiamolo – stilati durante il Ventennio, che riducevano la preparazione di un musicista a un sapere di tipo fondamentalmente pratico e manuale.
    Insomma, ancora una volta, questo Paese ha prodotto nuovi ‘dottori’: si amplia la platea di coloro che posseggono un titolo, ma diminuiscono i posti di lavoro disponibili per quel titolo. Si toglie la musica dalle scuole (perché la tanto agognata nascita dei licei musicali non ha portato alla diffusione del sapere musicale nelle scuole di ogni ordine e grado) e si chiudono (o si riducono all’osso) orchestre, teatri, stagioni concertistiche/ liriche. Si costruisce la cima dell’edificio, lasciando andare in rovina le fondamenta: senza una adeguata e capillare preparazione di base (anche storico-critica) non avrà più senso di esistere alcuna istituzione di alta cultura che si occupi di musica. Come non avranno senso le suddette orchestre, teatri, stagioni etc, con buona pace dell’articolo 9 della Costituzione. E tutto ciò è davvero mortificante.

    S.M.I.

    • musicaemusicologia ha detto:

      Gentilissima lettrice,
      finalmente trovo un interlocutore, anzi un’interlocutrice che esprime con la massima chiarezza e saggezza, ma con un suo specifico punto di vista, il mio stesso disagio.

      Pur non di meno credo, in definitiva, che – a parte la peculiare situazione delle Accademie di Belle Arti, che si muovono partendo da una ben diversa situazione normativo-istituzionale – di quanto previsto nell’articolo in questione se ne farà ben poco. Almeno in ultima istanza: non dimentichiamo la gran quantità di norme giudicate incostituzionali e finite nel nulla, e ciononostante continuate a produrre nelle ultime legislature; probabilmente tra le più dequalificanti della capacità produttiva parlamentare dell’intera storia dell’Italia repubblicana.

      E inoltre proprio la dizione “incerta” dell’articolo stesso – che demanda ad altrui … attivismi realizzativi … 🙂 – sembrerebbe il solito barocco modo di esprimersi normativo per affermare tutto e il contrario di tutto …

      Se la cosa in sè non fosse maledettamente seria (penso non a me ma al futuro dei miei studenti), ci sarebbe perfino da scompisciarsi … davanti ai proclami altisonanti di certi soloni del sindacato e della politica.
      Ma tant’è: all’estero siamo spesso inquadrati come il Bel Paese dove tutto può finire da un momento all’altro in burletta. Anche se talvolta si tratta di tragiche … burlette (!).

      Per il resto devo dirle che trovo estremamente sacrosanto quello che lei mi scrive. Avessero tanti altri – tra i musicisti e i non-musicisti – questa stessa chiarezza e lucidità intellettuale …

    • Luca ha detto:

      GENTILE M° LE CHIEDO LA CORTESIA DI RISPONDERE ALLE MIE SEGUENTI DOMANDE.

      1) AVENDO IL DIPLOMA DI PIANOFORTE VECCHIO ORDINAMENTO E IL 5 ANNO LICEALE QUALE LAUREA MI E’ RICONOSCIUTA?
      2) AVENDO L’ABILITAZIONE E L’INSEGNAMENTO NELLE SCUOLE SUPERIORI E TITOLARITA’ DI CATTEDRA POSSO RIMETTERE DOMANDA PER STRUMENTO MUSICALE NEI LICEI O SCUOLE MEDIE?
      3) AVENDO TITOLI ARTISTICI DI CANTO LIRICO COME SOLISTA E AVENDO VINTO CONCORSI INTERNAZIONALI NELLE FONDAZIONI LIRICO-SINFONICHE ED AVENDO PARTECIPATO CON QUESTE DAL 96 AL 2008 A TUTTE LE ATTIVITA’ QUALI POSSO METTERE NELLA DOMANDA NEI CONSERVATORI? IN QUALE CLASSE DI CONCORSO?’

      • musicaemusicologia ha detto:

        1) Per quanto riguarda l’equiparazione del v.o al nuovo dovrei ripetermi all’infinito, mentre invece va letto con attenzione quanto nel sito abbondantemente pubblicato, proprio per capire come una risposta certa in un momento di incertezza della situazione normativa non è possibile.
        2) Il passaggio da un ruolo ad un altro, oltre che legato alla disponibilità effettiva di posti, si rende possibile nella scuola primaria e secondaria solo se si è in possesso della relativa abilitazione e, nel caso, andrebbe indagato con attenzione se la vecchia abilitazione all’insegnamento musicale, unificata a suo tempo tra secondaria inferiore e superiore, include pure la classe 077 (strumento musicale), cosa che a me non sembra perchè per quella tipologia d’insegnamento è prevista assieme al titolo specifico anche l’idoneità artistico-professionale. Però in qualche caso in passato mi è capitato di assistere ad applicazioni difformi da questo principio, quanto meno a livello di attribuzioni temporanee di incarichi oppure di accesso aperto ai relativi corsi abilitanti. Anche qui sembrerebbe che l’interpretazione normativa non sia uniforme e bisognerebbe vedere caso per caso, anche nel senso delle occasioni specifiche che variamente si dispongono sul territorio nazionale.
        3) Per insegnare nei Conservatori il Canto (lirico), ieri come oggi e come per qualsiasi altro insegnamento è richiesta l’idoneità per titoli artistico-professionali e la posizione utile nella graduatoria, appunto, degli idonei. Per potervi accedere non è vincolante il possesso del titolo di studio sulla base dell’antico e aureo principio accademico(-universitario) della “chiara fama”; la quale però andrebbe attribuita ad artisti che effettivamente dimostrino di possederla. Di questo principio discrezionale si è difatti spesso abusato un pò ovunque, ma ciò non significa che l’abuso costituisca una regola. Dunque sarebbe bene – ma non è vincolante – avere preliminarmente un diploma di canto – o, meglio: un curricolo didattico-formativo credibile – per accedere al relativo settore disciplinare CODI/23 (si chiama oggi così la vecchia classe di concorso F080) e questo va comunque corroborato da una seria e consistente attività di rilievo artistico-professionale; questa verrà valutata discrezionalmente ma ben motivatamente dall’apposita commissione (oggi con riferimento a precise tabelle di valutazione anche quantitativa dei titoli) ai fini dell’inserimento o nella graduatoria degli idonei oppure in quella dei non idonei.
        M&M

  2. carlo ha detto:

    Gentilissimo Signor Mario, mi chiamo Carlo . Sono pluridiplomato in pianoforte, clavicembalo , organo e composizione organistica insieme al diploma di maturità superiore.
    con riferimento alla sopra citata legge di stabilità e nello specifico all’articolo 107 ( equipollenza alle lauree dei diplomi di Conservatori e Accademie) , mi chiedo se sogno o son desto.
    I miei titoli, acquisiti in precedenza della legge medesima, sono equiparati ai diplomi accademici di II livello? Mi sto sfregando gli occhi e pizzicando le mani. E’ incredibile :ancora sto assagiando la solita minestra .

  3. Mario Musumeci ha detto:

    … “secondo una tabella di corrispondenza determinata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sulla base dei medesimi principi di cui ai commi 102 e 103, da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.”, recita il relativo articolo di legge e sarebbe da sciocchi sottovalutare questa specifica dizione, per quanto sembri “barocca”.

    Vedremo cosa vorrà dire se e quando il ministero la attuerà in questi tre mesi (!), anche se è da tredici anni (!) che si sarebbe potuto muovere in tal senso.

    Infatti si tratterebbe, più o meno, delle stesse persone che in questi anni di attuazione della riforma del 1999 hanno seguito altri criteri applicativi, come nel mio articoletto ho richiamato. Assieme alle gravi contraddizioni che questa applicazione normativa produrrebbe, se applicata senza il dovuto senno.

    Nei casi, come il suo, di pluridiplomati del vecchio sistema non sarebbe stato, ad esempio a mio parere, una cosa del tutto peregrina la previsione di un’equipollenza al secondo livello – riferita proprio a chi si trova in possesso sia di un diploma strumentale che compositivo (tale è anche quello di Organo, almeno secondo i più tradizionali parametri) … In tale direzione peraltro si stava muovendo la Commissione Salvetti all’inizio di questo lungo iter applicativo della riforma …
    Ma poi è prevalsa la più facile demagogia del todos caballeros.

    MM

  4. ALESSANDRO ha detto:

    SECONDO VOI COME DEVE ESSERE INTERPRETATO IL COMMA 107.
    CIOE’ CHI HA GIA’ IL DIPLOMA DI VECCHIO ORDINAMENTO OTTERRA’ UNA EQUIPARAZIONE AL II livello CHI INVECE COME ME DEVE DIPLOMARSI NEL 2013 AVRA’ SOLO UN DIPLOMA DI
    I LIVELLO.

    • musicaemusicologia ha detto:

      La risposta facile è buona solo per gli stupidi. E io penso sempre – a torto o a ragione – di rivolgermi a persone intelligenti e desiderose di capire bene le questioni in ballo: sulla base della conoscenza dei fatti e di tutte le relative possibili argomentazioni. Questo è il sale della democrazia, a cui tutti abbiamo il dovere di educarci.

      Il comma 107 è male impostato e peggio scritto, come in generale tutti gli altri in questione. E lo dimostra a chiare lettere proprio l’articolo a cui lei sta facendo riferimento – sempre che l’abbia ben letto e ben compreso!

      Per cui con riferimento all’ulteriore problematica da lei proposta (proprio ieri ampiamente e inutilmente discussa nella mia istituzione di riferimento) non esito a denunziare la responsabilità dei soliti “furbi”; che, per trarne vantaggio in termini di consenso politico-sindacale, hanno ben pensato di gettarvi sopra un’ulteriore cortina fumogena che allontani la comprensione delle reali questioni in gioco.
      Secondo costoro infatti “una volta che si equiparino i diplomi tradizionali del conservatorio all’intero percorso acccademico del 3+2, si correrebbe il gravissimo rischio che da questa equiparazione restino esclusi i diplomi successivi alla data di approvazione della suddetta legge“.

      In realtà il testo in questione rimanda solo ai successivi tre mesi un’attuazione ministeriale che è riferita genericamente a tutti i titoli Afam (Conservatori e Accademie) invece di disporre una semplice diretta equiparazione. Come invece avrebbe potuto fare: nei primi due articoli si dispone immediatamente l’equipollenza del nuovo 3+2 conservatoriale alle lauree Dams di I e II secondo livello; e senza ulteriori rimandi a specifiche attività (decreti) ministeriali.

      Perchè? Se la volontà politica definitiva fosse stata quella di intendere come laurea quinquennale (3+2) il vecchio atipico diploma non c’era che da scriverlo. Si tratta invece – a parer mio – di una volontà politica, se non sballata nei fini e nelle intenzioni, del tutto fasulla. Ma chiaramente sbandierata a destra e a manca dai suddetti “furbi”, sindacalisti e politici, che devono dimostrare qualcosa del loro impegno ai loro potenziali elettori (e il momento topico è quello delle elezioni, lo sanno anche i … muri).

      Rilegga con molta più attenzione l’articolo in questione e capirà forse perchè secondo me:
      1) in questi tre mesi non succederà niente o tutt’al più che i diplomi delle Accademie di Belle Arti – già quadriennali e post-maturità artistica – vengano equiparati, com’è giusto, all’intero cursus accademico-universitario del 3+2;
      2) se invece il dirigente ministeriale preposto dovesse arrivare a disporre quello che i gonzi si aspettano, e cioè il vecchio diploma tradizionale del conservatorio all’intero corso del 3+2, farebbe quello che non ha mai voluto fare in questi tredici anni (!) e che adesso non può più fare data l’istituzionalizzazione dei trienni (!!);
      3) in tale ultimo e – almeno per me – improbabile caso, tutti i diplomati di triennio, con curricoli almeno quantitativamente superiori (di buona norma anche qualitativamente) che si sono ancor più impegnati, rispetto l’esiguità pluridisciplinare del vecchio diploma, se ne starebbero con le mani in mano? E coloro che hanno speso aggiuntivamente tempo e denari per conseguire il biennio?
      4) Dunque anche ammettendo che i gonzi possano cantar vittoria in un primo momento, prima o poi una sentenza della Corte Costituzionale casserebbe questa norma fatta male e ingiustamente applicata, in maniera palesemente discriminatoria.

      In sostanza dai vecchi diplomi, anzi dai loro ultimi tre anni, si è “estratto” il triennio accademico oramai vigente e sostitutivo del precedente sistema. E per giunta ampliandolo con un considerevole apparato pluridisciplinare, proprio per attribuirgli una dignità accademica. Che troppo spesso era demandata alla buona volontà dei singoli, costretti anche ad acquisire più titoli di studio (più diplomi conservatoriali, lauree musicologiche aggiuntive etc.) o comunque più esperienze di studio aggiuntive al normale cursus accademico (i cd. perfezionamenti vari extra-accademici e del tutto privati).

      Forse il ministero potrebbe distinguere situazione da situazione: chi dispone, oltre che ovviamente della maturità, di due diplomi del vecchio ordinamento (ad esempio: quello strumentale e quello compositivo … etc.) potrebbe aspirare ad un riconoscimento nel senso del comma 107. Ma bisognerà disporre di menti illuminate al governo della politica ministeriale …

      Purtroppo è un momento in cui regna sovrana la confusione su tante questioni riguardanti i titoli di studio musicali, proprio per l’eccessivo dilatarsi della fase transitoria della riforma dell’Afam (ma in Italia il provvisorio – si sa – diventa … eterno). Così succede – anzi sta continuando ancora a succedere – che su questioni di poco conto si creino inutili allarmismi mentre su questioni di ordine capitale ci si rivolga se non con indifferenza con l’ottica dell’eterno rimando.

      Si tratta, più in generale, di atteggiamenti tipici dell’ottica emergenziale; la quale costituisce il principale alibi del malcostume del nostro paese e di cui traggono vantaggio a piene mani politici e sindacalisti privi di scrupoli. Atteggiamenti a cui una volta per tutte dovremmo deciderci di contrapporci se non di guardare con il necessario commiserante distacco: come cittadini desiderosi del migliore orizzonte di una riacquisita civiltà, prima che in quanto affermati o aspiranti professionisti di qualsivoglia campo lavorativo.

      Speriamo sempre per il meglio.

      (Prof) Mario Musumeci

  5. Maria Grazia ha detto:

    Sono d’accordo con le sue argomentazioni e condivido le sue preoccupazioni per questa politica maldestra e pasticciona.
    Ma da insegnante e da (oramai … matura) diplomata di pianoforte non capisco perchè se ieri il mio titolo era equiparato ad una laurea quadriennale del Dams per insegnare nella scuola media statale, oggi lo si debba equiparare solo ad un diploma accademico (laurea) di primo livello.
    Mentre la laurea dams quadriennale è già stata equiparata all’intero curriculum universitario del 3+2. Non crede che le sue argomentazioni siano almeno messe in dubbio da questa situazione, che è durata diversi decenni dello scorso secolo, fino alla più recente riforma universitaria?

    M. G.

  6. Mario Musumeci ha detto:

    Questa validissima argomentazione mi è assolutamente familiare anche perchè mi coinvolge in prima persona: da studente appena diplomato ho studiato (e ricercato … competenze anche innovative) a lungo per migliorare la mia professionalità e certo non solo per conseguire il mio successivo secondo diploma accademico. Per poi inserirmi da vincitore di concorso (privo di raccomandazioni e di santi in paradiso … glielo assicuro), sempre tra i primi. Sia nella scuola secondaria di I grado, sia di II grado, sia nell’università della musica – come già allora intendevo dovesse essere il conservatorio.

    E neppure avevo disdegnato, tra le tante, un’esperienza di frequenza e studio al Dams di allora – ancora agli albori e scarno di competenze musicologiche realmente spendibili sul piano musicale: con docenti universitari per lo più (anche validi) umanisti ma poco dotati in termini di specifica formazione ed intelligenza musicale.

    Dunque avevo l’assoluta consapevolezza che una laurea Dams non fosse minimamente equiparabile ad un diploma conservatoriale. Salvo poi rendermi conto, poco a poco ma sempre più, anche delle magagne del mio ambito di provenienza: diplomi facilitati come quelli quinquennali di canto oppure diplomi attribuiti “comodamente” da certi docenti che in commissione d’esame favorivano i loro stessi allievi paganti, privatisti ma non certo da loro dichiarati: sicuramente una minoranza, ma che ha così gettato fango sull’intera nostra categoria ed è stata fin troppo tollerata dalla stessa, per un malinteso senso corporativo quando non per vere e proprie collusioni di interesse.

    Detto tra parentesi: ne vedremo delle belle proprio a breve, quando sugli schermi italiani apparirà una (romanzata) serie-tv dedicata proprio a questo argomento …

    Ricorderà anche lo scandalo dei diplomi di canto didattico degli anni ’70/80, dovuto ad una ulteriore volgarizzazione del meccanismo del suddetto malcostume, in realtà mai veramente cessato nei nostri ambienti accademici e favorito proprio dal ridottissimo numero di discipline e di docenti coinvolti nel singolo corso di studi: se vieni da me a lezioni private spendi un tot; allora ti diciamo fin dall’inizio, come un preventivo commerciale, quanto devi spendere: così ce lo versi subito più o meno in anticipo e noi ti assicuriamo la preparazione (tanto sono io stesso, o chi è colluso con me, in commissione d’esami a decidere …). Solo in questo specifico caso però la magistratura ha potuto evidenziare e perseguire gravi reati, mentre nei precedenti casi del cd. “privatismo selvaggio” attualmente ci si accontenta di ridicoli controlli, effettuati tramite dichiarazioni degli stessi docenti (perchè un imbroglione dovrebbe dichiarare per iscritto di esserlo? E perchè dovrebbe farlo chi è colluso con lui?). Con una politica del malaffare che appoggia o chiude gli occhi e una politica ministeriale che sta a guardare; magari profittando, se e quando vuole e può, di queste storture del sistema.

    Perchè le ho richiamato alla memoria tutto questo? Semplicemente per osservarle che nel triennio accademico la gran quantità di docenti coinvolti e la gran quantità di esami da dover dare per ciascun studente rende adesso ben più improbabile quel meccanismo di vero e proprio ladrocinio – per gli interessi della collettività ad una professionalità certa di coloro che sono titolati ad esprimerla.

    Io credo anche per questo nel futuro razionalizzante del 3+2 accademico – che ho ininterrottamente sostenuto anche con il mio personale ed appassionato impegno lavorativo – che, tra l’altro, proprio nelle dinamiche “facilitatorie” del vecchio diploma, sarebbe stato quasi impossibile realizzare.

    Come rispondo alla sua domanda, allora? Passiamoci tutti quanti una mano sulla coscienza nostra individuale e poi su quella collettiva e assieme rispondiamo preliminarmente ad un’altra domanda.
    Se ieri un certo meccanismo istituzionale favoriva il malcostume fino agli eccessi di reati da codice penale (comunque difficili da accertare) è giusto che oggi lo si valorizzi e lo si mantenga ancora, a danno proprio del meccanismo istituzionale che lo supera?

    In definitiva:
    * oggi assistiamo ad una contraddizione relativa ai titoli del vecchio ordinamento – che andavano cancellati subito nel 1999 all’avvio della riforma, ma che sono stati conservati anche dai furbi che volevano ancora approfittare delle richiamate storture;
    * quella contraddizione la supero creandone altre che inficiano la validità del nuovo sistema oramai ad ordinamento?

    Insomma alla sua legittima, ma credo fuorviante, domanda io le rispondo con un’altra domanda.

    Le sembra giusto che i nostri studenti – insomma i musicisti italiani di domani – debbano trovare inficiato il loro futuro professionale e pagare sulla loro pelle per gli errori commessi da chi è venuto prima?

    Una postilla.
    Ammesso che si tratti solo di errori, se non di tentativi diversi di risolvere contraddizioni quasi impossibili da risolvere.

    1) Hanno commesso un errore i legislatori di ieri nell’emanare la legge di Riforma del 1999 senza equiparare vecchio e nuovo? No, l’equiparazione di vecchio e nuovo era prevista ma si scontrava con una realtà più volte già da me descritta come troppo contraddittoria per qualità e quantità curriculari dei vecchi titoli di studio.

    2) Fecero male la politica ministeriale e la dirigenza Afam a non provvedere da subito all’istituzionalizzazione di un 3+2, lasciando ad esaurimento solo coloro che frequentavano i corsi superiori di diploma? Certamente: una fase di diritto transitorio deve essere quanto più breve possibile, altrimenti prolunga a dismisura l’inevitabile senso di ingiustizia che si associa al passaggio da un troppo vecchio ad un troppo nuovo sistema.
    Unica scusante: il troppo vecchio e il troppo nuovo, appunto. Che anche doveva essere costantemente chiarito dai tecnici del campo specifico disciplinare, i primi ad essere competenti sul versante innovativo contenutistico appunto perchè impegnati talora anche per un decennio o un ventennio in sperimentazioni – al modo di effettivi “battistrada” delle future riforme.
    Ma presso la nostra burocrazia ministeriale troppo spesso se la competenza non è associata al potere o al consenso politico essa pare non sussistere. E allora, nell’assenza delle competenze qualificate e dimostrate dagli appositi pubblici curricula, prevalgono i beceri interessi di parte e al posto delle voci autorevoli quelle di personaggi che nel campo della didattica non hanno mai contato e non contano proprio nulla.

    3) Hanno commesso, e continuano a commettere, un errore certi sindacalisti a sostenere a spada tratta le suddette norme destabilizzanti (il famigerato comma 107 della legge di stabilità) nella direzione da loro propugnata di un’equiparazione di tutti, proprio tutti, i vecchi diplomi all’intero corso di studi del 3+2?
    Avrebbero dovuto farlo all’indomani della legge di riforma del 1999 e non adesso, quando i decreti attuativi hanno istituzionalizzato da un pezzo il triennio: facendolo nascere come un evidente miglioramento del tradizionale e facendolo diventare, nella messa ad ordinamento, il presente ed il futuro delle nostre istituzioni. E permettendo che si svolgesse assieme al tradizionale per oltre un ventennio di fase di transizione ancora in corso!

    In tal senso la mia risposta definitiva alla sua domanda
    – cortese e lecita ma certo anche espressa con amaro disappunto (che potrebbe essere anche il mio, come le ho dimostrato) –
    è ancora un’altra domanda che contrappongo, altrettanto lecita, ma stavolta – credo – di un certo sapore drammatico:
    è meglio un’ingiustizia riferita ad un passato, oramai superato e/o in corso di superamento, rispetto un’ingiustizia che pregiudica gravemente il futuro non tanto nostro – mio, suo … – quanto dei nostri studenti, figli, nipoti …?

  7. Rocco ha detto:

    Scusi, ma ad esempio il mio diploma di clavicembalo a che è equiparato. E jazz, tromba, clarinetto etc. Sono tutti equipollenti ad un secondo livello. Grazie!

    • musicaemusicologia ha detto:

      Sul suo diploma di vecchio ordinamento è stato modellato l’attuale diploma di triennio.
      Dunque nell’attuazione della riforma del 1999 la successiva ed oramai avvenuta messa ad ordinamento dei trienni accademici, o lauree di primo livello, comportava e comporta ancora l’equipollenza del diploma tradizionale ad una laurea di primo livello.

      Questa norma adesso sopraggiunta sembra complicare le cose. Però deve essere applicata con decreto ministeriale da parte di quelle stesse autorità competenti che hanno affermato ed attuato per ben oltre un decennio il soprastante principio. Fino al momento dell’attuazione, con apposito D.M. dunque – anche per l’eventuale e (a me sembrerebbe) abbastanza probabile inerzia del ministero – è inutile fare previsioni di sorta.

      Anche se chi si è speso – irresponsabilmente – in tale direzione adesso canta vittoria per … il consueto adescamento demagogico degli interessati (i gonzi, gli ingenui che si fanno irretire dai sindacal-politicanti di turno). Quando non se ne farà nulla costoro diranno che la colpa è del diavolo (il dirigente ministeriale) di turno, e così sia: lo sporco gioco politico-amministrativo dello scaricabarile e della disassunzione di responsabilità con cui ci confrontiamo pressochè stabilmente a livello di politica nazionale. E che, ahimè, sempre più difficilmente permette di distinguere nel dibattito politico le persone a modo dagli … sporchi politicanti, dai demagoghi che perseguono ad ogni costo e utilizzano il consenso, innanzitutto se non esclusivamente, per un proprio tornaconto personale.

      Io pertanto posso solo affermarle quello che competenza e buon senso suggeriscono nel caso particolare, e cioè di un diploma come quello di Clavicembalo che nel vecchio ordinamento era successivo al diploma decennale di Pianoforte e per di più diploma triennale.
      Nel nuovo sistema i clavicembalisti, che hanno influito sulle decisioni del ministero, hanno ribadito – a torto o ragione (come per Musica Jazz) – che a partire dal loro titolo di studio andava impiantato un intero 3+2, eliminando la propeduticità dello studio pianistico decennale, prima considerata condizione sine qua non.

      Da qui il dilemma nella scelta tra due opposti e inconciliabili punti di vista:
      1) il diploma di clavicembalo triennale di ieri, considerabile come una sorta di mirata (in senso stilistico e idiomatico) specializzazione del diploma pianistico. Dunque un biennio;
      2) il diploma clavicembalistico triennale equiparato ad una laurea di primo livello, tramite la quale è possibile accedere al biennio di specializzazione cembalistica.

      E d’altra parte se venisse attuata la legge nel senso che tutti i diplomi conservatoriali del vecchio ordinamento vengono equiparati a laurea specialistica, sarebbero messi nello stesso calderone coloro che hanno studiato per 5, 6, 7 9, 10, 13 anni, come lei, ma anche per più anni (pensi a chi ha acquisito anche il diploma compositivo oltre quello strumentale). E sarà di per sè un’ingiustizia. E comunque per la faccenda dei trienni già esistenti (e ad essi equivalenti ab origine) la decisione sarà cassabile in seguito da una sentenza della Corte Costituzionale.

      Se venisse affermato che un secondo diploma accademico (considerabile, almeno a suo tempo, come una specializzazione rispetto il primo) consenta l’avvenuta acquisizione del compiuto 3+2 nel nuovo ordiamento sarebbe certo cosa più giusta, ma credo che tale saggezza contrasti con il sentire comune odierno, molto più proiettato verso il personalistico interesse, quasi sempre a danno di quello comune.

      Vedremo cosa succederà.
      Se, come credo, non succederà niente in proposito lei si troverà in possesso di due lauree di primo livello. Ma comunque entrambe valutabili nelle tabelle di punteggio concorsuale. E che le consentono anche di accedere agli esami di ammissione per le specializzazioni abilitanti per l’insegnamento (incluso il Bi.For.Doc).

      In effetti sotto tale profilo – e qui la cosa, rispetto lo sproloquiare di tanti “tromboni” che si sente in giro, si fa quasi comica 🙂 – la cosa non cambierebbe se lei viceversa si trovasse ad avere due lauree specialistiche (in Pianoforte e in Clavicembalo): dovrebbe fare insomma la stessa trafila. E comunque dovrebbe accumulare poco a poco oltre i due “pezzi di carta” quella professionalità e quei titoli utili che le consentano effettivamente di mettersi in carriera.
      Chi invece ha già conseguito il biennio accademico potrebbe ottenere i crediti formativi rispetto quelle discipline già studiate rispetto il curriculum didattico-strumentale.

      Insomma si illude e sempre più si illuderà chi crede che il primo titolo di studio, inteso come un “pezzo di carta”, serva ancora da solo ad aprire le porte della professione musicale. Oggi il diploma accademico di I livello, come quello di II livello, costituiscono solo i primi gradini del curriculum professionale.
      Sarebbe bene non dimenticarlo mai.

  8. vinny16 ha detto:

    Chi ha diploma di scuola superiore, di conservatorio (2001) e diploma accademico di II livello in strumento (110 e lode) a cosa verrebbe equiparato?

  9. vinny16 ha detto:

    Secondo le grandissime menti che hanno formulato tutto ciò?

    • musicaemusicologia ha detto:

      Appunto. Se la disposizione del decreto ministeriale previsto per l’attuazione si esprimesse nel modo in cui strombazzano a destra e a manca alcuni politici e sindacalisti, che si son tanto dati da fare in tal senso, lei sarebbe stato semplicemente turlupinato perchè il II livello sarebbe già implicato nel diploma tradizionale.
      Ma, proprio quelli nella sua situazione è inutile che si preoccupino più di tanto. A parer mio hanno comunque fatto benissimo a conseguire il II livello. Avrà comunque superato discipline che le verrebbero convalidate se ottenesse l’ammissione all’abilitante Bi.For.Doc. (cosa che non potrebbe fare chi ha il solo diploma tradizionale …).
      E non sarebbe “a rischio” se ulteriori successive vicende arrivassero a cambiare nuovamente le carte in tavola (ricorsi, sentenze di illegittimità della Corte Costituzionale).
      Insomma è bene semmai che ciascuno degli interessati pensi innanzitutto a stare a posto con la propria coscienza professionale ,,, Mi pare l’unica cosa accettabile, al momento.
      Lei, maestro e (detto, all’italiana 🙂 ) … dottore a tutti gli effetti (scelga il titolo che preferisce o li usi entrambi), ha comunque compiuto il ciclo 3+2. Per adesso, in definitiva, si accontenti della equipollenza alle lauree in Lettere, ex-Dams, di I e II livello.
      MM

  10. Mario Gerla ha detto:

    sono in possesso di una maturità liceale e di un diploma in strumentazione per banda vecchio ordinamento. Ho fatto anche master universitari di primo linvello in ambiti diversi. ora sono interessato ad un master di secondo livello. Che probablità ci sono di vedersi riconoscere il titolo per potervi partecipare?
    Grazie
    Mario

    • musicaemusicologia ha detto:

      L’iscrizione ad un master di II livello prevede per l’accesso il possesso di una laurea (diploma universitario o diploma accademico) di II livello e peraltro inerente il precedente corso di studi.
      A maggior ragione – dovrebbe capire – se le competenze richieste per l’accesso sono effettivamente propedeutiche o addirittura è previsto un numero chiuso tramite seria e rigorosa selezione; il che inerisce anche la serietà del relativo corso di studi.
      A minor ragione se le competenze richieste non vengono considerate propedeutiche e – trattandosi di corsi a pagamento – se ne possa ricavare l’impressione di una pura gestione economico-commerciale aperta a chiunque (leggi, più o meno: compravendita di titoli …); il che non depone certo a favore della serietà e della concreta utilità dei titoli di studio da acquisire in tal modo.

      Tragga da sé la risposta, qualunque sia la situazione in cui si dovesse venire a trovare concretamente “dopo averci provato”, dato l’attuale caos della situazione accademico-musicale italiana che tutto o niente sembra poter permettere in materia di validità degli specifici titoli di studio, a seconda dei casi specifici e delle contingenti casualità.

      Se poi vorrà capire meglio l’ordine e la complessità delle questioni che si sta ponendo e che la riguardano dovrà però rassegnarsi a leggersi con molta attenzione (e nel caso: a studiarsi) una buona parte degli articoli qui pubblicati nelle pertinenti rubriche. Innanzitutto in Istituzioni accademiche e in Istituzioni formative.
      E a cominciare proprio dai più recenti.

      Auguri.
      MM

  11. Gamelann ha detto:

    Salve Maestro,adesso che, come d’altra parte si sospettava,le “famose” tabelle NON sono uscite e i 3 mesi sono passati già da tempo; dovremmo secondo lei, aspettare altri 13 anni per prendere un altro abbaglio…mi chiedevo: al momento, da come stanno le cose, se dovesse oggi,uscire un concorso per titoli, i diplomi di musica vecchio ordinamento a quale diploma di laurea corrisponderebbero?

    • musicaemusicologia ha detto:

      Buongiorno a lei.
      Suppongo che lei non abbia letto la novità più recente in:

      Afam, parziale riconoscimento dei trienni accademici nell’afam: come si prospetta il futuro dei bienni?

      Da un’analisi attenta del decreto ministeriale in questo Post riportato ed analizzato – che ovviamente deve implicare la conoscenza di tutto quanto già accaduto circa la questione dell’attribuzione di un valore ordinamentale dei titoli accademici attualmente esistenti e già addirittura rilasciati all’interno del comparto Afam – si ricava:

      1. che, al contrario di quanto da lei affermato, un decreto – pur con qualche giorno di ritardo – è stato comunque emanato dal ministero ma con contenuti regressivi e del tutto inaspettati e addirittura “punitivi” per gli interessati, al di là delle apparenze …;

      2. che la direzione generale – a firma del ministro (oramai ex) – ci “illumina” affermando, in sostanza, che fino a quel momento tutti i nuovi titoli di studio fin’ora rilasciati dagli Istituti Superiori degli Studi Musicali (oramai ex Conservatori per legge statale e per relativi e già emanati decreti applicativi) erano proprio tutti sperimentali: alla faccia dell’avvenuta validazione e della ulteriore equipollenza (2009); equipollenza che per delega normativa dalla legge di riforma del 1999 implicava già un’attribuzione ordinamentale!

      3. Che però una parte di questi titoli (tabella A) sono adesso resi equipollenti … a sè stessi! Cioè al modello del 2009 che li aveva già inquadrati ex se come diplomi accademici di I livello; mentre un’altra parte consistente (tabella B) non lo sono … anzi non lo sarebbero, anzi ci penserà un altro decreto o provvedimento normativo che dovrà/dovrebbe essere promulgato non si sa bene quando, perchè e in quali mutate situazioni.

      Si tratta di una situazione che andrebbe analizzata caso per caso, istituto per istituto e – in base alle mie poche conoscenze in proposito – le affermo che già fin d’ora ne ho viste delle “belle”: istituzioni storiche (Milano, ad esempio) precarizzate nei titoli rilasciati ed altre – territorialmente molto meno rilevanti – con una disponibilità doppia o tripla di titoli ordinamentali! Di qualcuna di queste so pure che fino a qualche anno fa alcuni relativi corsi di studio, adesso resi effettivi corsi di diploma accademico, erano addirittura inesistenti!
      Volontà clientelari insomma mi sembra che si sovrappongano su competenze normative già di per sè estremamente deboli. E tutto ciò nel disinteresse generale.

      Cosa sta succedendo? Difficile a dirsi. Posso solo tentare un’interpretazione provvisoria, nonostante mi tocchi scendere in basso, veramente molto in basso …

      Tutti sanno più o meno del conflitto in corso tra la direzione generale e il sindacato Unams, più rappresentativo dell’Afam. Allora: succede che il sindacato Unams porti avanti con pervasiva volontà politica delle norme che valorizzerebbero il comparto Afam. Ma trova sordo il parlamento, quanto meno per quello che riguarda anche un minimo incremento di spesa. Allora vede di accontentarsi e grida vittoria quando l’ultima Legge finanziaria viene approvata assieme a cinque articoletti che riguardano l’equipollenza di tutti i titoli di studio Afam a specifici titoli di studio universitari e addirittura tutti i diplomi del vecchio ordinamento all’intero 3+2 universitario (un’abnormità per certi versi …).
      Ma questo accade – nonostante il battage pubblicitario del sindacato – solo rimandando a specifici decreti ministeriali l’effettiva attuazione. E si sa già che chi decide al ministero ha ben altre idee al proposito (poco importa se più o meno legittime, al momento, per la nostra discussione).

      Nel frattempo il consiglio universitario nazionale impone al ministro (docente universitario …) una commissione nazionale per decidere quali titoli possano accedere a detta equipollenza.
      Ed eccone il risultato. Dato che le norme di legge in questione producevano già sic et simpliciter un’equipollenza tra lauree in lettere (Dams) di I livello e diplomi accademici Afam di I livello il ministero se ne esce fuori adesso affermando che i titoli accademici che usufruiscono di questa equipollenza sono .. solo una parte. E, solo come significativo esempio, si noti che in entrambe le tabelle risultano estranei all’equipollenza i diplomi accademici in Musicologia: “a buon intenditore poche parole” …

      E in questo modo il ministro/direttore generale:
      a) dà comunque un contentino a quei fessacchiotti dell’Afam, che comunque di meccanismi normativi (pare) non ne capiscano un accidenti – e difatti se ne noti l’assordante silenzio: altrimenti avrebbero già denunziato apertamente le schifezze normative contenute nel decreto; peraltro paritarie in parte a quelle contenute negli articoli di legge sull’Afam della citata finanziaria;
      b) dà soddisfazione alle lobby universitarie, che a torto o ragione vogliono far parte di tale processo decisionale, però subordinando di fatto l’Afam;
      c) dà qualcosa di più di uno scappellotto all’Unams, minandone pesantemente la credibilità;
      d) mantiene nelle istituzioni Afam quella precarietà che per decenni ha permesso ai vari dirigenti ministeriali (ma anche a quelli sindacali, nel caso di accordi trasversali) di fare il bello e il cattivo tempo, pur’anche (o fondamentalmente?) in senso clientelare, nepotistico e quant’altro.
      Un capolavoro non c’è che dire.

      Lei, in questa vicenda si preoccupa di cosa valgano i vecchi titoli di studio?
      Le potrei rispondere a ben vedere, in tale marasma di credibilità delle istituzioni, che varranno tutto e niente a seconda del modo con cui di volta in volta il dirigente generale di turno (in accordo con il ministro di turno) vorrà muoversi al proposito per le proprie convenienze. 😦

      Salvo che nel frattempo la commissione universitaria delle equipollenze non si muova graziosamente a deciderlo da sè e sarà già un sollievo se un diploma tradizionale (decennale si ma anche quinquennale!) verrà reso equipollente ad una laurea di primo livello …
      Speriamo però sempre per il meglio, nel frattempo. 🙂

  12. Simone23 ha detto:

    Cosa succede, invece, ai titoli di vecchio ordinamento conseguiti nel 2013, cioè DOPO l’entrata in vigore della legge? A cosa corrispondono?

    Grazie

    • musicaemusicologia ha detto:

      Lei è rimasto un pò indietro sulla questione. Infatti un decreto ministeriale attuativo della detta legge ha impostato tutto in una maniera addirittura regressiva.
      L’articolo in questione ben più recente, e da leggere con un occhio attento agli allegati, è semmai: Afam, parziale riconoscimento dei trienni accademici nell’afam: come si prospetta il futuro dei bienni? (nella rubrica Istituzioni accademiche)

      Dallo stesso si ricavano più recenti informazioni: una “attuazione” ministeriale della legge riferita solo ad una parte dei trienni accademici (neppure tutti!) istituiti nei vari Conservatori italiani – peraltro con rilevate varie incongruenze. I quali “finalmente” vengono messi così ad ordinamento. Mentre tutti gli addetti ai lavori erano fin’ora convinti che la messa ad ordinamento fosse già avvenuta nel 2009 con apposito decreto ministeriale attuativo, con ritardo decennale, della legge di riforma 1999.

      Insomma, a farla breve, al ministero per non fare quello che non volevano fare si sono inventati questa contorta, ma efficace allo scopo, soluzione: le norme di legge, in questione, di equipollenza di titoli dell’afam a specifiche lauree universitarie di I e II livello non sono certo invalidabili da un atto amministrativo. E allora loro se ne escono fuori inquadrando tutto l’esistente – diplomi accademici e vecchio ordinamento – come “precario”, cioè ancora come sperimentale o come da precisare in seguito – non si sa come, quando e perchè.

      In sostanza una parte consistente di diplomi accademici di I livello (in maniera inspiegabile ed inspiegata, quando non amministrativamente e forse addirittura civilmente e penalmente aggredibile), tutti i diplomi accademici di II livello e, ancor più di prima, tutti i diplomi del precedente sistema restano sub iudice.

      E chi dovrà essere questo giudice non si sa, anzi sembrerebbe che con questo atto le persone interessate abbiano proprio voluto lavarsene le mani, delegando ad altri le relative decisioni. A chi? Io credo alla, da me richiamata in altro articolo, commissione del Consiglio universitario nazionale che nel frattempo ha fatto valere le proprie prerogative istituzionali (e il trascorso ministro, come l’attuale, sono docenti universitari …).
      Così questa commissione – più o meno entro i 12 mesi prescritti dalla legge – dovrebbe esprimere la propria più o meno vincolante e certo autorevole opinione sul valore dei bienni accademici in quanto trasformabili da sperimentali a ordinamentali e – si badi – solo da quell’eventuale momento equipollenti alle lauree dams di secondo livello.
      E – per delega ministeriale di legge – anche se e in che modo i vari diplomi di vecchio ordinamento (da quinquennali a decennali) siano equiparabili all’intero percorso universitario del 3+2.

      Ora solo un ingenuo potrebbe pensare che questo accadrà. Ma chi scrive questo l’aveva già affermato a chiare lettere, prendendosi al proposito la patente della Cassandra, ossia del profeta di sventure. Eppure non ci voleva molto a immaginarsi se non le forme specifiche almeno la sostanza di esiti ostruzionistici del genere da parte della dirigenza ministeriale – in parte addirittura motivabili a fronte di certa arroganza politico-sindacale.
      Ovviamente il sindacato più coinvolto (e peraltro l’unico che sembra effettivamente occuparsi di noi) adesso tace: e cosa potrebbe dire ora che l'”ha presa in quel posto”, a fronte delle sue demagogiche velleità del “todos caballeros”.

      E così il rischio effettivo, a fronte della sua irrisoria problematica, caro Simone, è che al momento il diploma v.o. non venga neppure chiaramente considerato come equiparato al diploma accademico di primo livello (come prima in qualche modo accadeva in presenza della legge 1999). Dato che l’interpretazione ministeriale della normativa sull’equipollenza tra titoli accademici e titoli universitari è stata così riduttiva e dilatoria e attende ulteriori interventi. Che, se mai avverranno, non saranno certamente quelli sbandierati a destra e a manca dalla – ahimè – diffusissima e stabilmente vigente disattenzione o ignoranza o menefreghismo degli stessi addetti ai lavori (a dir poco, perché c’è del peggio: paura di esporsi, attenzione solo al proprio orticello privato, connivenze varie con interessi di parte …).

      Un solo importante esempio: al momento un importante conservatorio italiano come quello milanese, una volta considerato di punta, trova la quasi totalità dei suoi titoli accademici – anche quelli di triennio! – rimasti sperimentali e non “messi ad ordinamento” da quella che sembrerebbe costituire una discutibile (e forse addirittura almeno in parte abusiva) interpretazione ministeriale della legge dello stato. Ha sentito qualche protesta levarsi nell’aria da parte degli addetti o dal sindacato stesso?

      Nel migliore dei casi se qualcosa sta accadendo è sotterraneo e sicuramente non valutabile positivamente per chiarezza e trasparenza d’intenti.
      Ma speriamo ottimisticamente sempre di sbagliarci e che le cose evolvano al meglio in maniera inaspettata. Anche se al contempo siamo purtroppo anche abituati al peggio. Solo il prossimo futuro potrà chiarire quello che adesso appare confuso e precario (ma precarietà e confusione non sono le condizioni a cui ci sta abituando l’attuale politica italiana – e non solo italiana?).

      Auguri per lei.
      M&M

  13. musicaemusicologia ha detto:

    Intervengo senza sollecitazioni dei lettori a seguito della lettura, casuale ma fruttuosa, di alcuni interventi sull’argomento svolti da alcuni autorevoli colleghi; autorevoli in quanto docenti incaricati elettivamente della direzione. Si tratta di interventi pubblicati, circa le questioni qui trattate, sul sito dell’Associazione per l’abolizione del solfeggio parlato – di cui all’ http://www.aasp.it/ .

    In particolare mi riferisco per singolare empatia, legata al mio personale vissuto professionale, alle opinioni sinteticamente ma efficacemente espresse dal M° Claudio Proietti, attualmente direttore del Conservatorio “Paganini” di Genova.
    [E non mi sembra un caso se con lo stesso Proietti ho casualmente scoperto di avere avuto in comune l’impegno professionale e la passione didattica sul Mikrokosmos di Bartòk: lui nella qualità di brillante esecutore e competente esegeta, chi scrive nella qualità di relatore – e impegnato collaboratore con la laureanda – di una tesi di approfondimento teorico-analitico che cita anche la sua pregevole pubblicazione; tale pregevole e inedito lavoro analitico probabilmente sarà nella media scadenza pubblicato nei nostri Quaderni di analisi e la sua autrice, pur senza avere mai studiato composizione, è stata – successivamente alla laurea/diploma accademico musicale di I livello – ammessa al corso milanese di laurea specialistica in musicologia; ma una musicologia di spessore, gestita in collaborazione tra università-cattedre musicologiche (docenti musicisti-musicologi) e conservatorio-ISSM (docenti musicisti di particolare levatura culturale).]

    Ecco il contenuto di questo intervento e a margine un mio sintetico commento alla luce di quanto più di recente accaduto e in questo articolo riportato (mio il corsivo di evidenziazione).

    “Claudio Proietti ha inviato il suo commento sotto forma di lettera al responsabile di questo sito. Lo pubblichiamo conservando il carattere epistolare del suo scritto, e omettendo le parti di carattere più personale.” (S.L.)

    L’intervento del M° Proietti

    “Caro Sergio,

    […] eppure avrei voluto scriverti delle belle sensazioni con cui sono uscito dalle ultime due Conferenze dei Direttori; della percezione di trovarmi in mezzo a tante persone sensibili, coscienti e fortemente motivate ad attribuire un senso di “sistema” al nostro operare. Avrei voluto scriverti che – a parte le endemiche lentezze, le mille incognite, le diversità di vedute, gli arcaismi di certi ruoli – avevo l’impressione che una coscienza condivisa e una similitudine d’impostazione stesse assumendo la forma di una maggioranza all’interno di quel consesso e che quindi, sperabilmente, sarebbe potuto diventare un sentire condiviso nella maggioranza delle istituzioni.

    E invece? E invece ti scrivo il giorno dopo l’approvazione della “Legge di stabilità”. Non voglio entrare nel merito. Anzi non posso. Perché, se devo dirtelo francamente, non ci ho capito niente. Nella mailing list dei Direttori si susseguono interventi che dicono ogni cosa. Dai catastrofisti ai minimalisti ognuno prevede cosa succederà da oggi in poi e l’unica cosa certa è che non c’è alcuna idea certa. Perché i mille (o diecimila) casi che saranno investiti dalle conseguenze di quell’emendamento (e della sentenza del TAR del Lazio che dà ragione ad alcuni privatisti esclusi dalla possibilità di sostenere esami in conservatorio), saranno ancora una volta casi personalissimi che richiederanno “invenzioni” per interpretarli e risolverli. In altre parole il caos normativo.

    Ma di una cosa sono certo e di questa ti voglio scrivere, caro Sergio. Quello che è successo in Parlamento ha di colpo ridicolizzato e annacquato il lavoro di chi negli ultimi 13 anni si è stremato in discussioni infinite, si è consumato la mente e gli occhi sui computer per documentarsi e scrivere, ha lavorato di giorno e di notte per elaborare schemi e progetti, si è “inimicato” cento colleghi, ha donato migliaia di ore alla causa di una riforma “a costo zero” con l’unico obiettivo di affermare un principio sacrosanto: che lo studio della musica è un fenomeno complesso che riguarda l’intera personalità dell’individuo e non solo la sua abilità tecnica. Che lo studio della musica ha bisogno, dall’inizio alla fine, di continuità di metodo e di visione (a prescindere dal fatto se ciò debba o possa avvenire con più docenti o sempre con lo stesso) perché il musicista che giunge al termine dei suoi studi abbia consapevolezza e gioia totale della propria individualità, unica e irripetibile. [evidenziazione nostra]
    Tutto ciò è stato messo in crisi con un gesto irresponsabile, soprattutto per chi l’ha agito ma è incapace di valutarne le conseguenze per limiti culturali. Crede di aver vinto (per ora) chi si gloria della propria ignoranza, del proprio settarismo, della propria abilità a guardare nell’orticello che ha sotto i piedi (fatto di titoli che sono solo pezzi di carta, di scale e arpeggi, di passi d’orchestra, di due studi in più o in meno nei programmi d’esame) senza curarsi del mondo che c’è intorno e che lascia lavorare e vivere da musicisti veri soltanto coloro che sanno confrontarsi con chi ha studiato in Inghilterra, in Francia, negli Stati Uniti e ormai anche in Cina e in Turchia.

    Con amicizia.

    Claudio Proietti – 22/23 dicembre 2012″”

    Commento a margine dell’intervento

    Ho a lungo pensato sull’opportunità di riportare queste opinioni – e diversamente da chi l’ha fatto, certamente in buona fede e con spirito di trasparente e costruttivo dialogo – data la per me evidente sofferta ma personalissima critica ad una situazione alquanto caotica descritta circa l’organo della Conferenza dei Direttori degli Istituti Superiori degli Studi Musicali (1) E proprio in merito a questioni così vitali per il nostro settore.
    Vista la cosa in tale ottica parrebbe che l’intervento punitivo della dirigenza ministeriale sia – almeno in generale – ben meritato: il classico contrappasso di dantesca memoria!

    Ora lo scrivente – da quasi trentacinque anni docente “a tempo pieno” (definizione utile giusto per distinguersi da quei colleghi convinti che il loro lavoro sia limitato contrattualmente alle sole 12 ore settimanali di docenza) – oramai ha preso il gusto di esprimere le proprie oneste convinzioni senza doversi preoccupare di qualsivoglia conseguenza. E una di queste convinzioni è che sia stato un grave errore quello di chi ha creduto che alla autorevolezza “politica” del direttore eletto corrispondesse di necessità una autorevolezza anche “professionale” e – nella specificità richiesta ad una figura dirigenziale – anche “giuridica”.
    Per cui la Conferenza dei Direttori – organo peraltro inesistente nell’ordinamento – non è assolutamente detto che debba riassumere al suo interno le tre competenze. Anzi!
    Ho conosciuto direttori – sia portati avanti (per meriti o per clientele o per nepotismi vari) dalla vecchia politica, sia eletti democraticamente – che troppo spesso risultavano con tutta evidenza deficitari nella loro stessa qualità professionale di docenti. Ho molto più spesso conosciuto direttori del tutto incapaci di esprimersi con sufficiente autonomia in merito a questioni prettamente giuridiche, a non dire di quelle più propriamente riferibili alla stessa qualificazione istituzionale in divenire riformistico delle istituzioni da loro stessi governate!

    Continuo ad avere continue conferme in tal senso purtroppo e dunque mi domando legittimamente: quando potremo usufruire di una dirigenza politico-ministeriale illuminata che sappia e voglia distinguere tra:
    1) competenze politiche, fondate sul consenso;
    2) competenze giuridiche, fondate su studio preventivo e su conseguenti attività applicative dimostrabili e dimostrate;
    3) competenze professionali didattico-musicali dimostrate nello specifico campo della quotidiana docenza?
    Finché questa domanda non troverà risposta – e dubito fortemente che questo accada anche nel medio termine nella nostra italietta delle corporazioni, delle lobby e delle consorterie varie (sindacali-partitocratiche incluse) – probabilmente sarà un miracolo se esisteranno ancora docenti come quelli evocati commiserevolmente, ma con percepibile commozione, dallo stimabilissimo collega M° Claudio Proietti.
    Interessa veramente a qualcuno oggi la qualità della didattica musicale, che non siano gli stessi docenti che la esprimano e sempre più debbano lottare per esprimerla?

    Mario Musumeci – 15 giugno 2013
    (docente a tempo pieno – ordinario di discipline teorico-analitico-compositive, orgogliosamente – e dimostratamente – pioniere e decano dell’analisi musicale e della relativa qualificazione didattico-metodologica)

    Note
    (1) Mi spiace continuare ad insistere su questo punto della nuova denominazione, ma solo una beata ignoranza unita a cronica autosufficienza può permettersi di chiamare sbrigativamente solo “Conservatori” gli ISSM: istituiti da 13 anni con legge apposita e stabilizzati nell’ordinamento con successivo decreto ministeriale applicativo e confermati nella nuova denominazione dagli stessi vigenti statuti delle nostre istituzioni accademiche riformate, oramai “ex-conservatori” (così letteralmente negli stessi statuti!). Ma parrebbe proprio vero: la maggior parte dei musicisti, docenti e direttori – e non solo loro – non sa proprio leggere e non vuole assolutamente imparare a farlo!
    D’altra parte sembra un segno dei tempi il neppure minimamente considerare che “la forma è la cornice della sostanza”. Eppure ciò se riferito insistentemente a coloro che pure sarebbero cointeressati in prima persona alla questione della forma non sembrerebbe nient’altro che constatarne l’irrecuperabile imbecillità?

  14. bibo ha detto:

    ATTENZIONE GLI ORDINAMENTI PREVIGENTI IL Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297 perché non sono equipollenti alle Lauree Specialistiche o Lauree Magistrali ma solamente ai Diplomi Universitari e dunque alle Lauree triennali.

    Ciò accade perchè la legge di stabilità si riferisce al solo previgente ordinamento e non a tutti i previgenti ordinamenti.

    Anche la legge Moratti (n. 268 del 22/11/2002 di conversione del D-L 212/02) di modifica alla 508/99 si riferisce al solo previgente ordinamento (D.L. 16 aprile 1994, n. 297) e non genericamente a tutti i previgenti ordinamenti.

    Per trovare qualcosa che riguarda genericamente tutti i previgenti ordinamenti bisogna risalire alla legge 508/99 prima versione cioè prima della modifica introdotta dalla legge Moratti e però, in quel caso, essendoci ambiguità tra equiparazione a DU o DL il MIUR stabilì in tutti i suoi atti ministeriali successivi la 508 l’equiparazione al “ribasso” (DU) e siccome i DU sono ora equiparati alle lauree triennali di 1 livello, temo che i possesori dei diplomi previgenti l’ordinamento di cui al D.L. 16 aprile 1994, n. 297 abbiano una equipollenza a L-3 e solo se congiuntamente ad una maturità quinquennale.

    • musicaemusicologia ha detto:

      Le sue argomentazioni sono esposte in maniera alquanto oscura nella forma e per di più richiamano nella sostanza i cavilli tipici di tanti nostrani avvocati azzeccagarbugli: spesso dediti a complicare l’interpretazione normativa proprio per lucrarne a fini professionali.

      Ma lei non è un avvocato, afferma in definitiva risultanze ovvie rispetto le più complicate opinioni espresse e probabilmente – data la sua scrittura tecnicamente approssimativa – riporta le opinioni di qualche conoscente giurista circa questa sottile distinzione tra “ordinamento previgente” – definizione più comune rispetto un dato normativo che innova la situazione normativa preesistente – e “ordinamenti previgenti” – definizione che fa invece riferimento a diverse scansioni temporali cui sarebbe possibile fare riferimento per qualificare il senso stesso dell’innovazione normativa; quando diverse leggi intervengono di seguito a, per così dire, “cambiare le carte in tavola”, pertanto creando distinguibili situazioni temporali di riferimento normativo a quello ulteriormente innovativo di cui si discute.
      Spero che questa “complicazione” non faccia scappare i più dalla nostra discussione.

      Dato che – cercando di mettere un pò di ordine concettuale – troverei un discreto interesse per ritornare alla nostra questione più generale posta da un altra visuale. Ma solo nel senso che la legge di riforma dell’afam n. 508 del 1999, implica già di per sè – trattandosi di legge di delega ad una specifica decretazione ministeriale – una normativa “in movimento” – quanto meno applicativa e dunque specificativa, ma di fatto – come accaduto con la cd. legge Moratti – anche innovativa. E pure ulteriormente con riferimento ultimo alle norme della legge di stabilità e alla loro attuazione effettiva, fornita dalla decretazione ministeriale …

      Proprio questa recente decretazione – che lei poco tiene in conto anche se la discussione su questo sito risulta al proposito più avanzata – sembra “tagliare la testa al toro”: impiantando l’equipollenza dei titoli accademici solo con riferimento agli attuali diplomi di I livello (ma, inspiegabilmente, non tutti!); che pertanto solo da quel momento possono intendersi paritari ex lege alle “lauree” di I livello in lettere ex-dams. [Sempre che la cosa sia utile a qualcosa sul piano professionale! Ma qui la questione ci porta altrove e su un piano che ai più che discettano evidentemente poco interessa]

      Ecco – e qui sta il punto che al momento non è ancora ben considerato dagli addetti – intervenendo in tal modo la decretazione ministeriale ha sancito indirettamente che tutti i diplomi accademici fin’ora rilasciati erano sperimentali e che pertanto – indirettamente – l’equipollenza dei bienni accademici come dei restanti trienni, e anche come di tutti i diplomi di vecchio ordinamento (è oltremodo fuorviante cavillare se conseguiti prima o dopo certe date) resterà lettera morta fino a successivi interventi da attuarsi proprio tramite quella decretazione ministeriale prevista nella legge di stabilità.

      Come, quando e perchè non è dato sapere. Però dai più, tra gli addetti, al momento tale situazione appare molto sottovalutata; mentre si dovrebbe ben considerare che in Italia una legge che prevede l’attuazione per decretazione ministeriale risulta spesso una legge inapplicata o molto diversamente applicata rispetto quanto si prevedeva all’origine; tanto più se già in partenza trovava forti resistenze e notevoli distinguo alla sua stessa approvazione. E, per di più, dalla stessa dirigenza ministeriale che dovrebbe occuparsi dell’approntamento della detta decretazione! A non dire del Consiglio Universitario Nazionale, che certamente non se ne è restato con le mani in mano sulla faccenda e ha detto chiaramente la sua. Mentre nell’Afam al momento, senza un Cnam attivo e una funzionale Conferenza dei direttori, non si produce alcunchè di unitariamente chiaro e fattivo al proposito.

      Peraltro se lei legge più attentamente quanto qui riferito, soprattutto negli ultimi interventi al Post, qualche idea più chiara potrebbe forse farsela circa quello che potrebbe (o non potrebbe) accadere.
      M&M

  15. bibo ha detto:

    La sua rappresenta solo una OPINIONE: sono equiparati alle lauree specialistiche/magistrali i soli diplomi del previgente ordinamento nella finestra temporale dal 16 aprile 1994 (+la durata minima nominale del corso) al 24 dicembre 2012 (entro tale data deve essere stata discussa la tesi finale).

    E comunque può sempre attendere la tabella di equipollenza che il MIUR dovrà fornire a breve per i previgenti ordinamenti e per i corsi sperimentali di 2 livello anche se le anticipo già da ora tutti i diplomi AFAM di 1 livello, anche quelli sperimentali, sono equipollenti a L-3 e che tutti i diplomi accademici di 2 livello dei conservatori sono equipollenti LM-45 cosi come sono equipollenti a LM-45 anche i diplomi del solo previgente ordinamento di cui al 16 aprile 1994, n. 297.

    Un pò diversa è la situazione per ISIA e ABA perché alcuni corsi ISIA attivati in via sperimentale non sono propriamente assimilabili ad una LM-12 e alcuni corsi ABA attivati in via sperimentale sono “anomali” cioè mal si collocano tra LM-12, LM-89 e LM65 perciò il miur dovrà pronunciarsi per chiarire se per esempio il COBASLID può essere considerato LM89 oppure se il corso triennale di restauro del marmo può essere considerato L-3.

    C’è anche il problema che la normativa stabilisce che i corsi che appartengono alla stessa scuola e stesso dipartimento sono equipollenti e siccome nelle ABA alcuni corsi sono stati spostati di scuola/dipertimento durante le varie fasi della sperimentazione…….

    Questi però sono problemi che non toccano il conservatorio che ha come unica equipollenza L-3+LM-45 senza altre possibilità.

    • musicaemusicologia ha detto:

      Lei ha un modo sgradevole e arrogante di porgersi, nella forma e nella sostanza, e verrebbe voglia di neppure considerarla. Se succede altrimenti è solo perchè le informazioni di cui dispone denotano una persona abbastanza attenta alle questioni dell’Afam: merce rara di questi tempi.

      Certamente qui si discute anche di opinioni (non OPINIONI), e di opinioni che andrebbero argomentate; cioè più o meno supportate da fattualità e soprattutto nel caso nostro da atti normativi e da relative possibili interpretazioni, etc. etc..
      [Detto per inciso, qui non si ammette nessuno che appartenga alla categoria del “lei non sa chi sono io” giusto per far valere le proprie opinioni: perfino se l’interlocutore scrive in maniera sgrammaticata lo si tollera, meno se usa un linguaggio poco educato o addirittura offensivo …]

      Ma torniamo pazientemente sull’argomento. Proprio lei stesso dichiara adesso la necessità di ” (…) attendere la tabella di equipollenza che il MIUR dovrà fornire a breve per i previgenti ordinamenti e per i corsi sperimentali di 2 livello”.
      Ebbene l’emanazione di questa tabella (si tratta semmai di più tabelle) è appunto demandata ad appositi decreti ministeriali e tutti (incluso chi scrive) attendiamo ovviamente che vengano pubblicati. In tal caso – lo ripeto per l’ennesima volta e non sono opinioni ma fatti – si tratta di decreti attuativi di norme di legge e senza i quali la norma di legge da attuarsi è lettera morta: così è stato nel passato e così continuerà ad essere, nonostante le diverse opinioni che si possono avere sullo specifico argomento.

      Nel frattempo però sono stati pubblicati, con apposito decreto, degli elenchi di corsi di studio musicali riguardanti il diploma accademico di I livello (ma ne ha contezza o no: era proprio di questo che si discuteva, in più recente approfondimento?!). E tutto ciò senza alcuna tabella e/o relativa previsione normativa in proposito, dato che si dava per scontata la loro già avvenuta messa ad ordinamento nel 2009; messa ad ordinamento pubblicamente dichiarata dalle stesso direttore generale: sull’argomento c’è un’interessantissima ed istruttiva intervista al dott. Civello, di diversi anni fa ma ancora attuale sull’argomento. Cosa stranissima di per sè ed alla quale si è solo voluto attribuire qui una motivazione: il tempo deciderà la sua fondatezza.

      E sempre a monte di questo c’è stato l’altrettanto richiamato intervento del Cun (anche di questo dovrebbe averne compiuta contezza, con riferimento allo specifico articolo di approfondimento – conditio sine qua non per continuare questa discussione!) che ha letteralmente imposto la sua supervisione circa l’emanazione delle dette tabelle.
      Occorre ripetersi: legga l’articolo in proposito altrimenti continua a discutere di cose che in parte ignora.

      Inopinatamente lei afferma: “le anticipo già da ora: tutti i diplomi AFAM di 1 livello, anche quelli sperimentali, sono equipollenti a L-3 e (…) tutti i diplomi accademici di 2 livello dei conservatori sono equipollenti LM-45 cosi come sono equipollenti a LM-45 anche i diplomi del solo previgente ordinamento di cui al 16 aprile 1994, n. 297″.
      Ma chi è lei: forse il dott. Civello, o addirittura il Ministro pro tempore, sotto mentite spoglie? 🙂
      Solo costoro possono infatti esprimere una specifica e certa volontà di emanare a breve i suddetti decreti con allegate tabelle. E per di più con il dovuto ausilio consultivo di organi istituzionali (il Cun – già autoimpostosi – e, auspicabilmente, il Cnam). E fino a quel momento il dettato di legge che lei cita erroneamente come già vigente resta da interpretarsi nell’applicazione a cura degli organi preposti all’attuazione e le suddette tabelle potranno contenere sia tutti i titoli desiderabili possibili, sia alcuni solamente sia nessuno degli esistenti! Oppure neppure essere emanate nel breve termine, ad evitare noie tra i vari contendenti (soluzione tipicamente detta “all’italiana”).

      Certamente la questione è dibattuta e resta da dibattersi anche al di fuori delle sedi istituzionali ai fini della migliore attuazione e qui sta veramente il punto: figuriamoci se un docente o uno studente dell’Afam può desiderare che i titoli rilasciati dalla sua istituzione di appartenenza non abbiano un valore preciso riconosciuto nell’ordinamento! Ma con giudizio e misura coerente, soprattutto sul piano comparativo della molteplicità dei titoli in questione. Del resto se non fosse così la norma di legge non avrebbe demandato alcunchè a successive attuazioni ministeriali.

      Ecco perchè discutere al momento preventivamente – come pare che lei assolutamente preferisca – di categorie diplomate con lo stesso identico titolo ma discriminate per questioni di date di conseguimento sembra uno sport tanto irresponsabile quanto inutile.
      O forse utile ad alcuni. Altra cosa è infatti il fumo che costantemente viene lanciato sulla questione da politicanti improvvisati o di professione che utilizzano il sistema del divide et impera per contrapporre categorie di elettori (in tal caso … diplomati) le une contro le altre, solo a proprio vantaggio di consenso elettorale. E spero che lei, che comunque si esprime nell’anonimato, non sia tra costoro.

      Altrimenti capirei più facilmente il perchè dei suoi toni sgradevoli e non ci sarebbe più nulla da discutere.
      M&M

  16. bibo ha detto:

    I corsi di 1 livello AFAM attivati secondo questi ordinamenti didattici
    Decreto Ministeriale 30 settembre 2009, n. 124
    Decreto Ministeriale del 20 febbraio 2013, n.120
    Non sono sperimentali e perciò sono già equipollenti a L-3 senza bisogno di attendere alcuna tabella.
    I diplomi sperimentali di 1 livello dei conservatori sono esclusivamente L-3 perché la legge di stabilità dice esplicitamente che tutti i corsi triennali di 1 livello AFAM sono L-3 indipendentemente dal tipo e quindi non potranno essere altro che L-3 esattamente come quelli ordinari.

    I diplomi si 2 livello dei conservatori non possono essere altro che LM-45 perchè la legge di stabilità ha stabilito solo unna possibile classe di laurea per tutti i diplomi accademici di 2 livello rilasciati dai conservatori e quindi tutti i diplomi di 2 livello sia ordinari che sperimentali sono LM-45.

    I diplomi del previgente ordinamento essendo equipollenti ai diplomi accademici di 2 livello perché così dice la legge di stabilità, non possono essere che LM45 anche quelli.

    Le ricordo che i decreti ministeriali non possono mai contraddire una legge dello stato sulla quale è stata posta le fiducia del parlamento altimenti sono nulli e perciò un eventuale decreto MIUR non potrà cambiare la “solfa”.

    • musicaemusicologia ha detto:

      Tre sono i punti che qui lei tratta separatamente, ma due sono le risposte perchè la prima implica anche la terza affermazione.

      1. Ero e sarei ancora non d’accordo ma d’accordissimo con la prima sua affermazione se nel frattempo le mie opinioni non fossero state già contraddette dall’evolversi della situazione normativa.
      E’ vero: i diplomi accademici di I livello erano già già stati messi ad ordinamento con il decreto del 1999. Solo che lei deve andare adesso a leggersi il D.M. 243 del 28 marzo 2013 e le tabelle allegate per capire la novità che con tutta evidenza ignora (errare humanum est, ma eviti di perseverare …) Trova tutto in uno degli articoli messi a disposizione nel Post: “Afam, parziale riconoscimento dei trienni accademici nell’afam: come si prospetta il futuro dei bienni?”
      E poi dovrebbe rispondere alla domanda: perchè invece in quest’ultimo decreto i detti titoli vengono considerati come se fossero tutti sperimentali e in parte (quelli della tabella A) sono proprio, da questo decreto e con preciso riferimento alle norme sull’Afam della legge di stabilità finanziaria, addirittura resi “equipollenti ai diplomi accademici di I livello” (cito letteralmente dal decreto all’Art. 1, evidenziandole come il concetto di equipollenza qui venga inteso in un senso addirittura propedeutico a quello di cui ci stiamo occupando, intercorrente tra diplomi accademici Afam e diplomi universitari – le cd. “lauree”). Solo adesso certamente i diplomi accademici della tabella A (solo quelli!) in questione sono di conseguenza – come dice lei – L3; meglio: “sono equipollenti ai titoli di laurea rilasciati dalle università appartenenti alla classe L-3 dei corsi di laurea nelle discipline delle arti figurative, della musica, dello spettacolo e della moda” (art. 102, legge di stabilità). Appunto in quanto “diplomi accademici di I livello”, perchè secondo il D.M. 243 prima non erano che “titoli sperimentali”. Noti che al momento cito testi normativi e non riporto opinioni personali (anche se mi rendo perfettamente conto – per i miei pregressi e non superficiali studi giuridici – che non è da tutti poter leggere testi normativi così contorti ed esprimersi poi pacificamente circa la loro esatta comprensione).

      Mentre per i diplomi accademici di I livello della tabella B “la solfa è già stata cambiata” (la sto citando :-)). Infatti (Art. 2) “con successivo provvedimento saranno individuate le corrispondenze dei titoli conseguiti a conclusione dei corsi sperimentali triennali attivati presso gli Istituti Superiori degli Studi Musicali (…) previa verifica del piano di studio di ciascun corso” (cito sempre letteralmente).

      E dunque, se è vero – come è vero – che una norma primaria non può essere contraddetta da una norma secondaria regolamentativa (ma la cosa poi risulta … un tantino più complessa nel caso di leggi richiedenti decreti attuativi), lei dovrebbe spiegarsi e spiegarmi cosa dovrebbe succedere adesso? Qualcuno dovrebbe portare incidentalmente in giudizio fino alla Corte di Cassazione le norme del suddetto decreto per farne dichiarare l’illegittimità?
      Ma proprio l’art. 106 della legge di stabilità – norma in tal caso primaria – recita: “I titoli sperimentali conseguiti al termine di percorsi validati dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca nelle istituzioni di cui al comma 102, entro la data di cui al comma 105, sono equipollenti ai diplomi accademici di primo e di secondo livello, secondo una tabella di corrispondenza determinata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sulla base dei medesimi principi di cui ai commi 102 e 103, da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge”!

      E peraltro, pensandola esattamente come lei, lo scrivente fin da allora si domandava quali mai fossero questi titoli, data l’avvenuta messa ad ordinamento del 1999. Ebbene la risposta adesso è chiara: tutti i diplomi accademici di I livello sono stati considerati sperimentali.
      “Alla faccia sua e mia” che credevamo (lei crede ancora) il contrario!
      Dunque quelle norme sono, per così dire, risultate “a trabocchetto”, facendo di botto tornare “l’orologio dell’ordinamento Afam rinnovato” indietro di 4 anni (fino al 1999), piuttosto che andare avanti. Il D.M. in sostanza “ha cambiato la solfa” e adesso possiamo forse solo … leccarci le ferite.

      2. Quali ferite?
      La norma da me poco fa letteralmente citata del D.M. 243 include anche i diplomi di II livello. E, ancora, l’Art. 107 della legge di stabilità recita: “I diplomi finali rilasciati dalle istituzioni di cui al comma 102, al termine dei percorsi formativi del previgente ordinamento, conseguiti prima dell’entrata in vigore della presente legge e congiuntamente al possesso di un diploma di scuola secondaria superiore, sono equipollenti ai diplomi accademici di secondo livello secondo una tabella di corrispondenza determinata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sulla base dei medesimi principi di cui ai commi 102 e 103, da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.”
      Entro tre mesi invece è stato partorito un decreto che ci ha portato indietro di quattro anni. E che rimanda il resto – quello che doveva essere il nocciolo innovativo di comune interesse – a data da definirsi!
      Però nel frattempo affermando implicitamente che tutto quello che fuoriesce dal richiamato elenco di diplomi accademici di I livello della tabella I non è corrispondente (… “equipollenza” titolo sperimentale-diploma accademico ex D.M. 243) ad un titolo ordinamentale, appunto di quelli riferibili in equipollenza Afam-Università alla legge di stabilità: le lauree L3 e LM45.
      (Ancora qui mi rendo conto dell’aspetto contorto della faccenda di usare l’espressione “equipollenza” in due significati giuridici così diversi e anche tra loro concorrenziali; ma come fare altrimenti se sono queste proprio le espressioni usate nei citati documenti normativi?! Forse … contorti ad arte, ma che siamo, ahimè, costretti a comprendere pure nelle loro contorsioni.)

      Purtroppo sono questi i termini rinnovati della questione.
      E nessuno di noi può certo gioirne.
      M&M

  17. bibo ha detto:

    riguardo ai diplomi accademici di 2 livello attivati per decreto MIUR secondo la tabella A del DPR 8 luglio 2005, n.212 non c’è bisogno di attendere nuove tabelle perché la tabella c’è già.

    per ora credo che non ci sia più bisogno di aggiungere altro.

    • musicaemusicologia ha detto:

      Questa sua affermazione – purtroppo – è, nella situazione attuale, priva di senso giuridico.
      E’ vero che la tabella a cui lei fa riferimento istituiva i corsi di biennio accademico e che dovessero essere sperimentali al momento, come quelli di triennio, risultava da un’iniziativa ministeriale non chiaramente supportata sul piano normativo: proprio nel dicembre 1999 con decreto attuativo i diplomi universitari transitavano senza alcuna sperimentazione nel sistema europeo del 3+2 e nella legge 508 non era previsto alcunchè in termini di sperimentazione didattica.
      Adesso invece proprio le norme tratte dalla legge di stabilità che lei cita costantemente fanno riferimento a questo ricorrente … “oggetto misterioso”: “la tabella di corrispondenza determinata con decreto …”.
      Che sarà mai? Bisognerà attendere.
      Nel frattempo potremmo aprire un ufficio di bookmaker e accettare scommesse al proposito. 🙂
      M&M

  18. bibo ha detto:

    Anche sei Io non sono forte il lingua italiana ho verificato che il temine “equiparato” ed “equipollente” ed “equivalente” sono sinonimi perfetto cioè perfettamente intercambiabili.
    Purtroppo a miur, per coprire una “maldestra interpretazione” della legge 508 (dettata dalla malafede di coprire interessi particoliari?) che già considerava i diplomi previgenti come DL, si sono inventati 2 interpretazioni diverse per la parole “equiparato” e la parola “quipollente” e perciò, secondo quelli del miur, non sono la stessa cosa anche se, secondo la totalita dei dizionari di lingua italiana si.

    Se hanno saputo giocherellare sui sinonimi figuriamoci sul restante!

  19. bibo ha detto:

    riguardo alla tabella A e B del D.M. 243 del 28 marzo 2013 viengono presi a riferimento i diplomi di 1 livello attivati prima ancora dei decreti
    Decreto Ministeriale 30 settembre 2009, n. 124
    Decreto Ministeriale del 20 febbraio 2013, n.120

    e cioè per esempio quelli attivati da Letizia Moratti nel 2003
    Decreto Ministeriale 8 ottobre 2003 n. 629/AFAM

    Lei ha confuso quelli sperimentali con quelli più nuovi già ordinari perché omonimi.
    Fortunatamente che sono omonimi perché dento le ABA è un bel “casino” in quanto le ABA si sono inventati dei nomi così fantasiosi che ……fanno pure ridere).

    • musicaemusicologia ha detto:

      Qui la discussione si fa oltremodo interessante, almeno per me.
      Anch’io ho pensato inizialmente che si trattasse di una sanatoria – per così dire – riferita ai titoli sperimentali di I livello anteriori alla successiva messa ad ordinamento e fin qui le darei ragione e si spiegherebbe di conseguenza perchè, ad esempio, presso il conservatorio milanese, risultano nella tabella B nomi di diplomi accademici alquanto fantasiosi rispetto la situazione più normalmente ricorrente negli altri istituti, mentre nella tabella A non c’è traccia, per la stessa istituzione, di diplomi accademici importanti – come quelli a fiato – che evidentemente erano stati solamente inquadrati in (forse improprie?) diciture cumulative, e forse inadeguati programmi.
      Però – nel cercare di capire meglio la situazione complessiva – trovai dopo nell’elenco delle istituzioni contenute nella Tabella A la situazione contraddittoria di una istituzione che conosco abbastanza bene per vicinanza: vi ho trovato cioè elencati un discreto numero di diplomi didattici che la stessa non mi risultava aver proprio mai attivato (tra cui Direzione d’orchestra, Musica corale e direzione di coro …) e allora delle due: o c’era e ci sarebbe qualcosa a livello locale che non quadrava e però il ministero ha comunque stabilizzato una preesistente fittizia esistenza di titoli, oppure questi titoli sono stati richiesti e mai attivati e non si capirebbe perchè adesso se ne tragga contezza in termini di equipollenza agli effettivi diplomi accademici …

      Se quindi il testo normativo non aiuta, proprio nell’attribuire nomi uguali a situazioni diverse (come lei rileva in positivo sul piano pratico dell’equiparazione-equipollenza) resterebbe però da spiegare il senso di queste contraddizioni, di natura però localistica. Comunque quella situazione mi ha lasciato intendere – e mi piace dover affermare: erroneamente e spero anche che sia proprio così – che i titoli della tabella A fossero appunto più recenti e dunque post 1999 e tale quadro paticolare modificava la mia visione d’insieme. In definitiva le sue argomentazioni sul punto non fanno una grinza e credo proprio di non aver perso il mio tempo a discutere con lei se ci si chiarisce a vicenda, al di fuori di inutili personalismi.

      In definitiva accetto di buon grado questo suo punto di vista, che mi sembra abbastanza risolutivo sulla questione, anche se reputo che come il ministero motu proprio aveva messo ad ordinamento dal 1999, altrettanto motu proprio poteva fare con i titoli che lui stesso aveva validato in corso di sperimentazione.
      E rimango del parere che questo intervento lascia comunque ancora in sospeso tutte le questioni di un certo peso.

      • bibo ha detto:

        “c’era e ci sarebbe qualcosa a livello locale” esattamente perché le istituzioni AFAM mentre ai tempi del DL16 aprile 1994, n. 297 non avevano autonomia e dovevano rispettare alla lettera le indicazioni del ministero, con le leggi successive hanno ottenuto molta “autonomia” e perciò possono attivare corsi stravaganti che il ministero non può impedire ma che però può rendere non equipollenti, una guerra tra istituzioni locali e centrale fatta sulla pelle studenti.
        Purtroppo chi si iscrive ad un corso AFAM deve sempre verificare la situazione perché potrebbe capitargli di ritrovarsi iscritto ad un corso che al miur non esiste … (non conoservatorio) …fortunatamente poi hanno risolto facendo il decreto l’anno successivo alla partenza del corso!

        • musicaemusicologia ha detto:

          Proprio così …

          Però in alcune istituzioni (guardi ad esempio Roma e Catania) l’elenco in tabella A di corsi avviati in maniera strana – o forse fittizia? – era tutto riferito nell’elenco della tabella A a titoli di studio sia preesistenti sia addirittura successivi al 1999; come, in più casi, il singolo strumento barocco e il singolo strumento Jazz! Come la mettiamo? Avevano la “palla di cristallo” e sapevano già (solo loro?) che questi corsi sarebbero stati inseriti nella messa ad ordinamento del 1999?
          O si tratta, più prosaicamente, di favoritismi locali?

  20. bibo ha detto:

    riguardo ai corsi di diploma accademico di 2 livello il problema non è tanto è per quelli attivati prima del 2005 (per es quelli Moratti) che in qualche modo erano già stati indicati nella bella del DPR 8 luglio 2005, n.212 ma è per per quelli attivati dopo il 2005 e che, in qualche modo, superano la tabella del DPR 8 luglio 2005, n.212.

    Per esempio questo:
    Decreto Ministeriale 30 dicembre 2009 n. 192 – Corso di secondo livello in “Discipline storiche, critiche ed analitiche della musica” presso il Conservatorio di musica di Avellino.

    In questi casi particolari, anche se alla fine il responso non potrà essere che LM45, temo proprio che, per ora, non siano equipollenti ad alcuna laurea universitaria perché manca il “regolamento di attuazione”.

    Ricapitolando, tutti i corsi AFAM sono equiparati alla lauree ma per alcuni manca equipollenza certa ad una specifica classe di laurea …. oppure, guardandola sotto il punto di vista del regolamento di attuazione, possiamo dire che per alcuni diplomi, dentro una certa finestra temporale, c’è il regolamento e per altri diplomi manca.

    • musicaemusicologia ha detto:

      Bè, diciamo che finalmente ci siamo abbastanza accomunati nelle opinioni, diverse ma prodotte da diverse interessanti visuali, abbastanza integrabili.

      Resta il fatto che parrebbe che abbia a che fare con ben altro il termine “Tabella”, almeno al fine dell’equipollenza a specifici diplomi universitari (solo in Italia definite in maniera altisonante sempre e comunque “lauree”, attribuite a “dottori”, perfino nel I livello, mentre altrove il dottore è solo colui che ha conseguito il livello accademico ulteriore del dottorato).
      Di questo si stava trattando con riferimento alle norme Afam della legge di stabilità. Norme utili piuttosto a complicare che a risolvere.
      E la patata bollente resta soprattutto la questione dei diplomi di vecchio ordinamento. Vedremo cosa succederà: qui possiamo solo esprimere opinioni, e del tutto analoghe agli annunci di tanti nostri politici-politicanti. E lei è abbastanza persona intelligente da concordare che la cosa non ci convenga proprio.
      Saluti
      M&M

      • bibo ha detto:

        in effetti non si capisce perché hanno fatto prima la tabella di equipollenza tra i triennali sperimentali e quelli ordinari invece di fare prima la tabella dei vecchi odinamenti che attendono da 13 anni.

        Forse perché alcuni corsi vecchi hanno doppia o tripla equipollenza e ci vuole più tempo.

        • musicaemusicologia ha detto:

          Beh, io avrei dato al proposito ben altre interpretazioni, forse intempestive – ma il tempo dirà la sua, e spero in maniera più ragionevole.

          Conoscendo al proposito le opinioni sull’argomento (peraltro rispettabilissime) del dott. Civello ho ritenuto, e approfondito ulteriormente, perchè questa equipollenza a titoli universitari specifici “non s’ha da fare”. Sia per motivi di equità: troppi diversi i diplomi v.o., da quinquennali a decennali e peraltro proprio per sanare tale diversità il modello triennale del I livello si è costituito originariamente già a partire dalla sperimentazione – e fino alla messa ad ordinamento – sugli ultimi tre anni di qualsivoglia corso, quinquennale, settennale, decennale … Sia per motivi di opportunità: perchè mai uno strumentista dovrebbe essere equiparato, pure se (magari) ben acculturato da programmi innovativi, ad un musicologo di estrazione fondalmentalmente umanista? E, cosa su cui poco attualmente si riflette, non accadrebbe anche l’inverso in termini di reciprocità: perchè mai un musicologo dovrebbe equipararsi ad uno strumentista?

          Ciò riguarderebbe appunto il II livello universitario e accademico e i diplomi v.o ma solo in quanto ad esso equiparati. Perchè sul piano pratico poi non è che la cosa cambi molto: ieri, come oggi, un diplomato accademico – ma anche un diplomato v. o. -e un diplomato universitario di I livello se vogliono insegnare musica sono posti su un livello semi-paritario: entrambi dovranno frequentare una specializzazione in qualche modo abilitante all’insegnamento, che sia la didattica musicale con TFA annesso o un’apposita laurea specialistica. Il violinista che vuole insegnare violino però continuerà ad avere un suo percorso specifico …
          [D’altra parte, a vedere le cose anche da profili diversi, le dirò che proprio insegnando a suo tempo nella Scuola di specializzazione universitaria per l’insegnamento (oramai ex-SSIS) un mio caro allievo mi rilevava la contraddizione per lui incomprensibile – ma che pure gli attribuiva al momento un grande vantaggio – secondo cui lui “laureato” di I livello in conservatorio frequentava assieme ai diplomati v.o. (ma con una preparazione pluridisciplinare e culturale nettamente superiore …) e si specializzava all’insegnamento (e oggi effettivamente lavora da insegnante); mentre alla sua fidanzata di allora per potersi iscrivere alla stessa SSIS ma con diverso indirizzo (non musicale) veniva richiesto non il diploma universitario di I livello, che già possedeva, bensì il diploma universitario di II livello (che d’altra parte nel conservatorio di allora era stato ancora da troppo poco tempo avviato). Contraddizioni di un diritto transitorio, certamente, però troppo dilatato nel tempo. E purtroppo è questo il punto verso cui convergono dannatamente le tante irresponsabilità istituzionali]

          Più complessa la questione per l’accesso agli insegnamenti di matrice storico-musicologica dove al momento si è affermata una integrazione delle due formazioni, quella musicale e quella musicologica (in Italia fin troppo “umanisticamente” autoreferenziale rispetto quella musicale professionale) …
          Ma d’altra parte se un laureato in Musicologia vuol svolgere un mestiere di strumentista l’equipollenza alla laurea Lettere-Dams lo abiliterebbe, forse, a suonare in orchestra?

          Certo rimangono le pesanti incongruenze legate alle troppe contraddizioni di diritto transitorio: Tra le prime, già rilevate e discusse sul sito: ex-lauree dams quadriennali equiparate al 3+2 e diplomi v.o. equiparati alle lauree quadriennali ma non al 3+2: è dura da accettare specialmente per chi appartiene alla vecchia guardia e contestualmente non ha trovato ancora stabilizzazione lavorativa.

          Ma non ritengo che valga la pena di batterci ancora contro la testa: è un muro fittizio, che la situazione economica attuale sta mostrando oramai in pieno sfaldamento. E si tratterebbe nientepocodimenoche del valore legale e fattuale del titolo di studio.

  21. bibo ha detto:

    I titoli del previgente ordinamento ai fini dell’insegnamento sono già equiparati alle DL del previgente ordinamento universitario si dai tempi della 508/99 prima versione tanto è vero che con un diploma di 1 livello non si ha l’abilitazione all’insegnamento mentre con un VO si può insegnare; se poi altri regolamenti relegano alle graduatorie in 3 fascia le scuole pubbliche ciò non toglie che nelle scuole private legalmente riconosciute dove si entra per chiamata diretta e non per graduatoria si può insegnare tramquiòòa,emte con un VO semza SISS o COBASLID e non con un diploma accademico di 1 livello.

    Probabilmente nella legge di stabilità quella frase “Al fine esclusivo dell’ammissione ai pubblici concorsi per l’accesso alle qualifiche funzionali del pubblico impiego per le quali ne è prescritto il possesso,” intendono per “esclusivo” l’esclusione dall’ ambito dell’ insegnamento perché altrimenti quell’esclusivo a cosa si riferisce?
    Al proseguimento del corso di studio non credo proprio.
    BOH!

    • musicaemusicologia ha detto:

      Veramente un diploma v.o. non è mai stato di per sè abilitante e, al momento, richiede come per il diploma accademico di I livello pur sempre una specializzazione didattica; si trattava ieri di abilitazione riservata, di concorso abilitante, di SSIS, oggi di laurea specialistica a indirizzo didattico con incluso il TFA – e alla quale è possibile iscriversi dopo un diploma accademico o universitario di I livello.

      Adesso che sussiste, anche se di incerta collocazione istituzionale …, il diploma accademico di II livello la cosa non cambia se non nei termini di un punteggio aggiuntivo nelle relative graduatorie.

      E’ però possibile che la sua visuale – forse preferenziale? – riguardante le AA.BB. sia abbastanza diversa da quella degli ISSM, dato che in quelle sedi i titoli v.o. erano già quadriennali e post-diploma di maturità, a fronte dell’assoluta atipicità dei “vecchi” diplomi conservatoriali.
      Questo spiegherebbe in buona parte i nostri diversi modi di condurre il ragionamento. Peraltro ho più volte affermato che la situazione delle Accademie BB.AA. è istituzionalmente molto più vicina al sistema universitario della nostra. Lì probabilmente le contraddizioni “numeriche” del 4 = 3+2 sarebbero da risolversi in analogia a quanto già fatto pariteticamente in ambito universitario. Ma al proposito sono molto meno informato e anche meno interessato per mancanza di diretto coinvolgimento.

      • bibo ha detto:

        la 508/99 diceva “I diplomi conseguiti presso le istituzioni di cui all’articolo 1 anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge mantengono la loro validità ai fini dell’accesso all’insegnamento e ai corsi di specializzazione.”
        Che ci siano situazioni diverse tra ABA. ISIA, conservatori o accademia di arte drammatica questo è possibile perché non sono andato a vedere tutte le leggi e leggine preesistenti prima del 99 ma la frase è chiara anche nella versione successiva del 2002.

        1. I diplomi rilasciati dalle istituzioni di cui all’articolo 1, in base all’ordinamento previgente al momento dell’entrata in vigore della presente legge, ivi compresi gli attestati rilasciati al termine dei corsi di avviamento coreutico, mantengono la loro validità ai fini dell’accesso all’insegnamento, ai corsi di specializzazione e alle scuole di specializzazione.

        Ciò significa che “i previgenti ordinamenti sono abilitanti all’insegnamento” perché altrimenti come avrebbero potuto mantenere la loro validità se non l’avevano?

        MISTERO!

        • musicaemusicologia ha detto:

          Mettiamo un poco di ordine.

          1. Innanzitutto andava a suo tempo e, diversamente, va oggi interpretata in ben altro modo l’espressione “I diplomi conseguiti presso le istituzioni di cui all’articolo 1 anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge mantengono la loro validità ai fini dell’accesso all’insegnamento e ai corsi di specializzazione.”

          2. Parliamo della fine degli anni novanta. E fino ad allora – ma ancor oggi! – l’acquisizione di un compiuto titolo di studio accademico-universitario (laurea o diploma Afam v.o.) era propedeutica e mai coincidente con l’abilitazione all’insegnamento. Quest’ultima semmai interveniva in termini di sanatoria rispetto docenti che insegnavano già da qualche anno col solo titolo di studio e in quanto “precari” venivano inseriti ope legis in ruolo; ma a condizione che superassero appositi corsi abilitanti (anni sessanta-settanta). Si potrà dire che ufficiosamente in più situazioni territoriali tali corsi venissero considerati (per incompetenza o disinteresse e malcostume) una pura formalità, ma poteva anche accadere – se le cose erano seriamente impostate – che non entrasse in ruolo il docente che non riusciva a superarli.

          3. Successivamente vennero istituiti i concorsi abilitanti (anni ottanta: ho vinto a suo tempo tutti quelli cui potevo partecipare e so perfettamente di cosa si tratta …) e pure i corsi speciali per docenti di educazione musicale sprovvisti di titolo (fine anni ottanta: a suo tempo vi ho insegnato diverse discipline, vi ho pure svolto mansioni sia ispettive di presidenza – come rappresentante della direzione della mia istituzione – sia di presidente di commissione valutativa di nomina ministeriale: insomma anche qui ho accumulato a suo tempo discreta esperienza ai vari livelli e so perfettamente di cosa si tratta …).

          4. Più di recente, a partire dalla riforma universitaria degli anni novanta, si è affermato il principio del titolo di studio (diploma, laurea …) abilitante: presso i conservatori esisteva già dagli anni settanta il diploma di didattica della musica, ma non abilitante come è adesso, dunque antesignano dell’attuale laurea specialistica universitaria a indirizzo didattico. E inizialmente tale previsione normativa produsse il diploma universitario di specializzazione all’insegnamento, con un indirizzo musicale integrato o concorrenziale rispetto quello conservatoriale (l’arcinota SSIS, della quale mi è pure capitato di essere apprezzato docente).

          5. Oggi, con tutte le contraddizioni prodotte da un precariato docente, costantemente incombente e che periodicamente vede produrre più o meno caoticamente immissioni in ruolo ope legis ma sempre per docenti abilitati (nelle maniere anzidette), si aggiunge alla laurea specialistica anche il tirocinio formativo annuale.

          In definitiva il valore di accesso, da lei citato, riguarda non un presunto e peraltro mai esistito valore abilitante del titolo di studio accademico-universitario. Semmai la possibilità di accedere all’insegnamento in graduatoria dei non abilitati e dunque anche a corsi di studio abilitanti, comunque istituiti.

          Per concludere: lei su certe cose riguardanti l’insegnamento, soprattutto le più recenti, si dimostra abbastanza preparato. Ma su altre si mostra estremamente ingenuo. Lo constato senza offesa per lei. Anzi! Non sarei qua a rispondere pazientemente a tutte le “provocazioni” che un anonimo lettore mi pone, fin troppo serratamente e – non comprendo bene – se con il desiderio di meglio informarsi oppure solo con la volontà – pure legittima, per carità ma a lungo andare fuori luogo – di esibire il proprio sapere.

          Io le rispondo – nelle mie competenze e nei miei inevitabili limiti conoscitivi – solo per dare delle risposte ai suoi dubbi; risposte che la spingano anche a meglio comprendere che il nostro ordinamento scolastico è già fin troppo complesso (e talvolta anche complicato) per chi se ne occupa da decenni dall’interno, perché si possa pensare che singole frasi normative, estrapolate da ben più articolati complessi normativo-ordinamentali, possano avere di per sé un valore giuridico compiutamente esemplificabile e traducibile in specifiche e concrete situazioni fattuali.
          Ma anche perché lei comprenderà bene che adesso dovrò occuparmi di ben altro – trovandomi in un impegnato periodo di appelli vari d’esame e di consegna di tesi di laurea.

          Spero solo di esserle stato utile.
          Cordiali saluti.
          M&M

  22. bibo ha detto:

    riguardo l’equipollenza tra AFAM e università non credo che si possa parlare di equipollenza bidirezionale ( non saprei che altra parola usare ) ma unidirezionale perché non credo proprio che un laureato L-3 possa fare il musicista o il pittore con le sole competenze acquisite in università.

    Per questo motivo penso ad una pressione forte degli ambienti universitari per bloccare le equipollenze AFAM decennio dopo decennio nella speranza che un diplomato AFAM dopo 20 anni statisticamente non possa più usufruire dell’equipollenza e non possa perciò fare concorrenza a filosofi e critici dell’arte tranne che in rarisssimi casi.

    In questa ottica penso che vada lnterpretata la parola “previgente” singolare e cioè nella colontà di ridure al minimo della concorrenza tra lauree e diplomi pre AFAM.

    Forse sarò maligno ma a pensare male a volte ci s’azzecca.

    E comunque un diplomato nel 90 credo che abbia già trovato qualcosa di altro da fare anziché preoccuparsi dell’equipollenza a 1 o 2 livello.

    • musicaemusicologia ha detto:

      Più o meno d’accordo …

      • ornella caiolo ha detto:

        HO UN DIPLOMA DI VECCHIO ORDINAMENTO IN PIANOFORTE PRINCIPALE E NON HO ANCORA CAPITO SE POSSO InSEGNARE E COSA ? il mio diploma conseguito nel 2012 è equipollente a che ? dove si può vedere ? la ringrazio

        • musicaemusicologia ha detto:

          1. Per inserirsi in una graduatoria d’insegnamento al momento del relativo bando, di educazione musicale o di pianoforte, un diploma musicale è sufficiente.

          2. Però da sempre per la successiva stabilizzazione è richiesto anche il titolo abilitante. Nel suo caso un diploma di Didattica della musica di II livello, corredato dal tirocinio formativo annuale. Più in generale un diploma accademico-universitario di II livello a indirizzo didattico, sempre con TFA.

          3. Poi ci vuole anche una buona dose di fortuna: trovarsi al posto giusto al momento giusto. In sostanza fare la domanda in una sede dove al momento c’è disponibilità e sono pochi o nessuno a produrre l’apposita domanda.

          3. Il titolo di studio inoltre può essere utile ma da solo oggi non è quasi mai sufficiente per trovare effettivamente un posto di lavoro nella scuola pubblica: per insegnare pianoforte infatti è richiesto normalmente anche un curriculum artistico-professionale e inoltre al momento le graduatorie di educazione musicale sono così intasate da tempo e con il blocco del turn over (insomma del … ricambio generazionale) che al momento sono gli stessi docenti di ruolo da anni che si possono trovare ad avere problemi di utilizzazione, date certe diffuse situazioni di contrazioni di cattedra.

          4. In definitiva nell’ambito dell’insegnamento pubblico la disponibilità è veramente molto ridotta. Rimarrebbe quello privato in proprio oppure presso istituzioni private, che spesso però sono solo protese nello sfruttamento incondizionato e senza ritegno del lavoratore.

          5. Eccole la risposta normativa al problema dell’equipollenza:
          Legge di stabilità finanziaria 2013, Art. 107: “I diplomi finali rilasciati dalle istituzioni di cui al comma 102, al termine dei percorsi formativi del previgente ordinamento, conseguiti prima dell’entrata in vigore della presente legge e congiuntamente al possesso di un diploma di scuola secondaria superiore, sono equipollenti ai diplomi accademici di secondo livello secondo una tabella di corrispondenza determinata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sulla base dei medesimi principi di cui ai commi 102 e 103, da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.”
          Ora i tre mesi previsti dalla suddetta norma sono stati abbondantemente superati senza che nulla di positivo accadesse in proposito.
          C’è chi sostiene che bisogna aspettare e che qualcosa prima o poi dovrebbe accadere.
          Invece questo sito si è assunto fin dall’inizio – dell’approvazione di questa norma di equipollenza, delegata ad un organo amministrativo piuttosto che espressa imperativamente di per sè – la responsabilità di affermare che la norma sarebbe rimasta più o meno inapplicata, appunto in quanto inapplicabile.
          Infatti il diploma v.o. conservatoriale è stata la base sulla quale si è semmai impiantato il diploma accademico musicale di I livello e addirittura con un rinforzo quantitativo di discipline.
          E per di più adesso si è collegata l’equipollenza del diploma v.o. al diploma accademico di II livello con la ben altra equipollenza del diploma accademico di II livello alla laurea specialistica in lettere a indirizzo musicologico: cosa che mai e poi mai il Consiglio universitario nazionale permetterà che accada; e pure la direzione generale che al proposito si è sempre espressa in maniera inequivoca. E ne avrebbero entrambi tutte le ragioni. Peraltro che senso avrebbe tutto questo? Si tratta di formazioni culturali profondamente diverse al momento semmai da integrare e non da sovrapporre come se si equivalessero!

          6. Ma in definitiva il problema dell’equipollenza al proposito dell’inserimento nell’ambito dell’insegnamento è un falso problema. Anche se il diploma v.o. fosse equiparato ad un diploma di II livello la situazione sopra descritta non cambierebbe: sarebbe sempre necessario sia il titolo abilitante che le trafile sopra richiamate.

          7. La questione al proposito è un’altra: svolgere degli studi solo per immaginarsi poi di farne esclusivamente una professione didattica – come dire: “imparo una cosa perché poi così la insegno” – non è più seriamente pensabile al giorno d’oggi.

          Si studia semmai per formare nel modo migliore e più completo possibile la propria personalità e si sceglie un indirizzo confacente alle proprie attitudini. Se si è capaci poi ci si mette in gioco nel mondo del lavoro, ma bisogna poi essere disposti ad adattarsi alla richiesta effettiva del mercato oppure creare quella stessa richiesta grazie alle proprie capacità.
          Un musicista deve innanzitutto essere capace di fare il musicista nel senso più compiuto dell’espressione – che non è certo un pezzo di carta, da solo, a certificare – e di trovare il modo di farsi pagare per questo. Altrimenti è meglio che cambi mestiere.
          M&M

  23. ornella caiolo ha detto:

    la ringrazio tantissimo la sua risposta è stata esaustiva e molto comprensibile .

  24. Gisdil ha detto:

    Salve! Desidererei porre una domanda. Ho conseguito il diploma di scuola superiore ed il diploma in Pianoforte nel 1989. Tutto ciò mi verrebbe calcolato come laurea che mi permetterebbe di accedere a Diplomi di perfezionamento e a Master Universitari?
    Grazie

    • musicaemusicologia ha detto:

      Dipenderà dall’attuazione del, più volte richiamato Art. 107 della Legge di stabilità finanziaria 2013: “I diplomi finali rilasciati dalle istituzioni di cui al comma 102, al termine dei percorsi formativi del previgente ordinamento, conseguiti prima dell’entrata in vigore della presente legge e congiuntamente al possesso di un diploma di scuola secondaria superiore, sono equipollenti ai diplomi accademici di secondo livello secondo una tabella di corrispondenza determinata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sulla base dei medesimi principi di cui ai commi 102 e 103, da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.”

      In base a questo articolo parrebbe da stabilirsi, caso per caso (diplomi v.o. di varia durata da quinquennali a decennali e di vario impianto pluridisciplinare, ma per lo più quantitativamente abbastanza esiguo) addirittura una equipollenza all’intero curriculum universitario attuale 3+2 (*nota) e quindi la risposta sarebbe – se e quando accadrà – positiva.

      Ovviamente nel caso di numero chiuso – abbastanza frequente soprattutto nelle istituzioni universitarie più quotate – bisognerà poi superare l’esame di ammissione …
      Al momento attuale dipende da una istituzione universitaria all’altra. Ad esempio chi scrive:
      1. come docente a contratto della – oramai trascorsa – Scuola interuniversitaria siciliana di specializzazione per gli insegnanti di scuola secondaria/SSIS -indirizzo Musica ha visto ammettere (esame a numero chiuso) e poi specializzarsi (e anche entrare nel mondo del lavoro col titolo acquisito) sia diplomati di conservatorio v.o. che laureati dams che diplomati (laureati di I livello) di triennio accademico musicale;
      2. come docente ordinario di ISSM (ex-conservatorio), proprio di recente, una sua brava allieva di triennio accademico, con lui laureatasi brillantemente in pianoforte e – soprattutto – con tesi storico-torico-analitica di un certo spessore contenutistico, è stata ammessa (esame a numero chiuso) al corso di laurea specialistica in musicologia presso l’università milanese – convenzionata con l’ISSM milanese.

      L’accesso difatti è spesso a numero chiuso, specialmente se offre concrete opportunità lavorative e se la qualità didattica è (almeno) prospettata come alta, e bisogna quindi prepararsi bene. Poi, certamente, dipende anche non solo dalle capacità individuali – che sempre andrebbero messe al primo posto – ma anche dalla fortuna, dal momento giusto, dall’evoluzione atipica e talora imprevedibile del diritto transitorio di questa fase riformistica dell’afam, dalla situazione lavorativa italiana (ed estera …) nello specifico musicale e musicologico …

      (*nota) La situazione dei diplomi v.o. si presenterebbe invece alquanto ingarbugliata se il provvedimento amministrativo di applicazione della detta norma non dovesse essere emanato.
      E non sono da sottovalutare le motivazioni espresse a più riprese al proposito, in vari post ed interventi su questo sito; non ultima la presunta illegittimità costituzionale della norma stessa che metterebbe ingiustamente su piani diversi i diplomati v.o. e i laureati di I livello accademico musicale, subordinando questi ultimi ai primi proprio quando risulta evidente semmai la loro equiparazione istituzionale: i relativi curricoli di studio dei secondi sono stati ricavati dai primi e per di più con un incremento consistente di studio e di discipline!

      M&M

  25. V. ha detto:

    Io, all’attivazione dei trienni sperimentali – parliamo di circa nove anni fa – frequentavo da poco l’ottavo anno del corso ordinario di pianoforte. Gli insegnanti del conservatorio spinsero me e molti degli allievi a passare dal vecchio al nuovo ordinamento (il passaggio dall’ottavo anno al primo del triennio avveniva spontaneamente, con una semplice richiesta in segreteria, senza neppure l’esame d’ammissione), assicurandoci che tutti i “vecchi diplomi” sarebbero comunque stati presto equiparati alle lauree di primo livello (tanto è vero che in quel periodo molti allievi, dopo il diploma vecchio ordinamento, si iscrissero ai bienni sperimentali). Adesso mi ritrovo con un titolo di primo livello, ma se avessi continuato il percorso che stavo svolgendo, avrei senz’altro quello di secondo. Solo che allora assicuravano il contrario. Tra l’altro, i programmi del triennio sperimentale corrispondevano esattamente (escluso l’esame di compimento medio) a quelli degli ultimi tre anni del vecchio ordinamento (il mio esame finale è stato in tutto e per tutto un tradizionale diploma in pianoforte), con la differenza che ho sostenuto in più circa dieci esami l’anno, tra materie pratiche e speculative. Ora, non sarebbe legittimo, nel mio caso e in quello di tanti altri, un ricorso? Allora ci fecero fare quello che poi si rivelò un cambiamento a nostro svantaggio, senza darci alcuno strumento per capire che sarebbe finita così.

    • musicaemusicologia ha detto:

      Benvenuta Valentina,

      lei è tra i primi studenti di triennio che intervengono su questo sito per esporre il loro sacrosanto punto di vista sulle questioni dell’equipollenza. E pure consideri che si trova davanti ad un “vecchio” docente che in prima persona queste ragioni le sta supportando fin dalle loro origini. Basterebbe che lei leggesse il relativo Forum precedente all’approvazione delle norme in questione e gli altri articoli messi in link per rendersene conto; ma soprattutto per avere una panoramica chiara della questione, dato che nel banalizzarla rischia concretamente di non ricavarne nulla. La questione infatti non è certo la ricerca di come trovarsi equiparato ed un secondo livello il proprio diploma accademico di I livello (“laurea” di fatto, nel nostro italico gergo, e non più diploma atipico)! Concetto di equiparazione di per sé astruso e solo in contesti di sottocultura e diffusa illegalità affermabile con nonchalance.

      Va preliminarmente affermato – in controcorrente rispetto tantissimi politicanti che infestano le nostre istituzioni da tempo, con una loro demagogia caratterizzata soprattutto da annunci a vuoto – che le norme della legge in questione sono state fatte male e rimarranno con ogni probabilità inapplicate giuridicamente proprio per la loro inapplicabilità di fatto.
      E mi spiego meglio di seguito – anche a costo di ripetermi – ma stavolta nel massimo della sintesi possibile.
      Nel caso voglia approfondire non avrà che da leggere (ma con molta attenzione) quanto le ho indicato.

      1) L’equipollenza del diploma tradizionale alla laurea di secondo livello non è giuridicamente attiva, come molti erroneamente sostengono (vuoi per ignorantia legis vuoi per demagogico opportunismo legato al ruolo rivestito), finché non viene disciplinata da apposito decreto ministeriale e per di più con il primario coinvolgimento di organi istituzionali (consiglio universitario nazionale coinvolto in attività consultiva, dirigenza ministeriale preposta all’emanazione del decreto applicativo, ministro ipoteticamente firmatario – ieri come oggi per di più docente universitario) che di detta norma letteralmente “non ne vogliono (o non ne vorranno) sapere”. Nei punti seguenti capirà il perché.

      2) Consideri che tale equipollenza, in base ad un altro articolo della stessa legge, porterebbe ad un’ulteriore equipollenza con la laurea in lettere indirizzo ex-dams di II livello: insomma un laureato in musicologia avrebbe un titolo equipollente ad un diplomato in tromba e viceversa!

      3) Consideri, nel caso remoto che tale equipollenza venisse affermata in sede regolamentativa, che quello che lei sta lamentando anche ai fini della possibilità di un ricorso, se condotto con la dovuta energia, porterebbe prima o poi in sede di causa amministrativa ad un giudizio incidentale di incostituzionalità della norma in questione. E dopo, con ogni probabilità, alla dichiarazione di illegittimità costituzionale da parte della stessa Corte Costituzionale. E lei stessa, sul piano di una comune ragionevolezza, ne ha ben definito le motivazioni, che non sono certamente solo personali, di una ingiusta e profonda disparità tra due categorie di studenti diplomati. Pensi che in classe, per le stesse lezioni, io tengo simultaneamente studenti di triennio e studenti di vecchio ordinamento, questi ultimi che svolgono con me dei corsi sperimentali v. o. del tutto analoghi a quelli attuali accademici e, dunque, che di fatto equipariamo triennio e diploma v.o. …

      4) Però una cosa a suo favore è sicura già fin d’ora: con queste norme e con il D.M. regolamentativo che le ha già rese funzionali il suo diploma accademico triennale è già equipollente ad una laurea di I livello (a meno che non rientri tra quelli sperimentali, precedenti al 2009 data della messa ad ordinamento, che per adesso non sono stati confermati come ordinamentali; ma non credo proprio sia il suo caso).

      5) Mentre del diploma tradizionale al momento può dirsi tutto ed il contrario di tutto: è equivalente a laurea di I livello, è equivalente a laurea di II livello, è titolo atipico e non riconducibile ad alcuna tipologia accademica se non per affinità di situazioni lavorative (vedi l’ambito dell’insegnamento) … Tutto è affermabile ma non incontrovertibile, dunque discutibile e non giuridicamente certo …

      6) Per di più il valore dell’equipollenza a lauree si potrebbe giocare solo in quelle, sempre più sporadiche, situazioni di impieghi per i quali vengono richieste lauree non specifiche. Mentre per l’insegnamento un diplomato di triennio o di vecchio ordinamento (anche se equiparato a secondo livello) dovrebbe pur sempre ottenere l’ammissione ad un corso di didattica della musica. E se ha svolto pure il biennio potrebbe ottenere la convalida di esami già svolti, cosa non praticabile con il diploma v.o..

      7) Insomma … tanto rumore per nulla. Specialmente in tempi di depressione economica come l’attuale e di conseguente contrazione delle disponibilità d’impiego. Lei provveda, se vuol fare veramente la musicista, ad apprendere la sua professione al meglio – a 360 gradi, come si suol dire. Specialmente se trova l’opportunità di svolgere un buon secondo livello, con docenti preparati ed appassionati e in strutture didattiche funzionanti.

      Auguri. E vada fiera dei suoi impegni, se e quando svolti con maggiore applicazione e serietà, piuttosto che deprimersene credendo di vedersi superata da chi trova ingiuste scorciatoie. Il tempo le darà ragione.
      M&M

      • Rocco ha detto:

        Salve, entro in “punta di piedi” nell’argomento da Voi trattato, solo per darVi attraverso la Mia esperienza personale, uno spunto di riflessione sulla equipollenza Dei titoli accademici. Ecco:nel 2003 sono stato ammesso al corso di laurea magistrale in scienze dell’educazione degli adulti all’universita’ di Roma tre. Nel 2006 mi sono laureato. Come titolo di accesso mi e’ stato valutato il diploma di pianoforte e di clavicembalo. Ho dovuto pero’ recuperare 40 crediti della laurea di primo livello. Grazie a questo titolo ho lavorato per molto anni in un azienda con un ruolo di responsabilita’. Un anno dopo aver conseguito la laurea ho provato ad iscrivermi in musicologia a Roma, senza aver la possibilita’ di accedervi anche senza crediti. Vorrei con questo dire che la diffidenza del mondo accademico e molte volte degli stessi musicisti verso le capacita’ e i talenti che i conservatori sviluppano e’ incomprensibile. Grazie!

        • musicaemusicologia ha detto:

          Con due diplomi accademici di v.o. è stato concessa al nostro benvenuto interlocutore l’ammissione ad un corso di laurea magistrale a condizione di accollarsi una quota di crediti – certo accettabile data la presunta necessità di una pregressa formazione psicopedagogica di base – corrispondente a meno di quelli mediamente e convenzionalmente attribuiti ad un anno accademico (sessanta).

          Addirittura dopo aver così acquisito questa laurea magistrale – in scienze dell’educazione degli adulti: sarebbe troppo domandare a quale tipologia di sbocchi professionali punterebbe un tale così specifico ed originale indirizzo?! – al nostro interlocutore viene impedita l’ammissione al corso di musicologia. Forse perché l’esame di ammissione era a numero chiuso e non è stato superato? O perché riservata ai soli laureati in analogo indirizzo al primo livello? O perché la formazione di base richiesta è semplicemente ed onestamente altra rispetto quella impartita in un corso strumentale tradizionale di musica?

          Citavo a questo proposito, in altra risposta, il caso contrario di una mia brava studentessa di triennio (pianoforte) ammessa alla specialistica in musicologia all’ateneo milanese, a numero chiuso e senza alcun credito da coprire: non è che magari con la stessa abbiamo fatto un bel lavoro preparatorio anche in senso musicologico al triennio e questo ci è stato così indirettamente riconosciuto?

          Certo davanti a casi del genere viene da ridere fino alle lacrime (o piangere, secondo i punti di vista), pensando che tanti tra gli addetti – docenti, studenti, sindacalisti, politicanti … – continuano imperterriti ad affermare che addirittura il vecchio diploma dovrebbe equipararsi in toto ad una laurea musicologica di II livello, tanto per convinzione culturale quanto per “costrizione” normativa.

          Una domanda che “taglia la testa al toro”: lo ammetteremmo al biennio di pianoforte uno studente laureato in musicologia (tradizionale, I o II livello, poco importa) che non ha mai studiato il pianoforte? E, se si ,con quanti crediti da recuperare?

          Quanto a diffidenze reciproche tra ISSM/ex-Conservatori e Dipartimenti musicologici: esistono ed hanno ottimi motivi da una parte e dall’altra per esistere. Questo sito, perfino nel nome, lavora non per solo superare tali diffidenze ma addirittura per annullarle in una prospettiva di unificazione dei due contesti formativi e di ricerca.
          Finalmente – ma chissà quando? – liberati da questa perniciosa ed inutile concorrenza e separatezza istituzionale.

          Grazie a lei!
          M&M

          • Rocco ha detto:

            Grazie Maestro per l’accoglienza ricevuta. Vorrei precisare che l’ammissione al secondo livello in musicologia e’ preclusa (alla Sapienza) ai diplomati provenienti dal Conservatorio. Il direttore del corso mi disse chiaramente che dovevo frequentare il triennio prima, con un riconoscimento minimo di crediti in quest’ultimo. Sulla seconda questione da Lei evidenziata: io ho preso la Laurea il 6 marzo del 2006 e il 26 marzo sono stato assunto a tempo indeterminato come Educatore in azienda. Quindi le conoscenze acquisite, anche se specialistiche, mi hanno portato a ricoprire un ruolo che richiedeva competenze nel campo delle scienze dell’educazione. Infine, Lei pensa che un laureato triennale dams non possa frequentare il biennio di didattica della musica o di musicologia? E,se dimostra di saper suonare il pianoforte,anche il biennio strumentale. Pero’,senza preconcetti reciproci!

            • musicaemusicologia ha detto:

              Ringrazio io quelli come lei che, con i loro interventi, allargano il campo delle mie conoscenze, inevitabilmente ristretto.
              Adesso so dell’esistenza della funzione e del mestiere dell’educatore in azienda, figura professionale per me sconosciuta e di cui anzi mi piacerebbe saperne di più.

              I preconcetti andrebbero riferiti anzitutto al direttore del corso musicologico che le aveva richiamato l’obbligo di frequentare il triennio specifico prima di accedere al biennio musicologico, e solo con un riconoscimento minimo di crediti in quest’ultimo per le attività didattico-formative da lei già svolte e che anzi le consentono già un’occupazione dignitosissima.

              Io credo che la posizione dello stesso la si possa almeno in parte spiegare tramite il confronto con il caso da me citatole: la mia allieva pianista del triennio (brava, e in particolar modo proprio sul versante speculativo) ha frequentato tra le diverse discipline innovative corsi di studio (può confrontarne la qualità programmatica proprio su questo sito, magari comparandola con quella dei corrispondenti vetusti insegnamenti che ancora si impartiscono nei corsi tradizionali v.o.) di Teorie e tecniche dell’armonia, Fondamenti di composizione, Analisi dei repertori, e di più e diversificati insegnamenti storici.
              E soprattutto si è laureata con una tesi di ricerca teorico-analitica sul Mikrokosmos di Bela Bartok, che per la parte riguardantemi (ero il suo relatore assieme ad una brava collega docente di Storia della musica e alla docente pianista che ne aveva preparata l’ottima qualità della performance bartokiana) spererei veder pubblicata tra il breve e il medio termine.

              Va però detto che la laurea specialistica in musicologia nell’Ateneo milanese, svolta in convenzione con l’Istituto Superiore di Musica (ex/Conservatorio), presentava molto positivamente un’integrazione di docenze delle due istituzioni, entusiasmante per chi voglia oggi interessarsi di musica ai livelli tanto più interdisciplinari quanto più altamente specialistici (insomma: fossi abbastanza più giovane mi piacerebbe esserci lì tanto da docente quanto da studente). Si tratta della particolare eredità del vecchio corso quadriennale di musicologia del conservatorio milanese – al quale hanno afferito con successo altri miei studenti di un passato oramai trascorso. Orbene agli esami di ammissione hanno cercato con intelligenza non il possesso preventivo di “pezzi di carta”, ma – come sarebbe ovunque dovuto – una certificazione di plurime e diversificate competenze, svolta anche tramite specifici esami. E hanno scelto, tra gli altri, la “mia” allieva.

              Così non è stato a Roma. Il perchè della richiamata organizzazione io non lo conosco e non conosco la qualità degli studi musicologico-universitari romani, però posso offrirle questi materiali di comparazione e forse lei potrà trovarvi delle possibili risposte.
              Comunque non mi pare abbia perso granché, data l’eccessiva rigidità dei presupposti – che, per diretta esperienza, so bene come si riflettano negativamente dalle forme delle organizzazioni delle istituzioni formative alle relative metodologie didattiche, fin’anche alle pur diverse personalizzazioni di chi rappresenta concretamente quelle forme (mi sto esprimendo … in codice, ma lei è un educatore e mi capirà) …

              Auguri per la sua professione. Approfondisca questa, semmai.
              M&M

      • V. ha detto:

        La ringrazio di cuore per questa risposta, articolata ed esaustiva, e per il tempo che mi ha generosamente concesso. Ne approfitto per chiederle un ultimo, brevissimo chiarimento. Ha scritto: “il suo diploma accademico triennale è già equipollente ad una laurea di I livello (a meno che non rientri tra quelli sperimentali, precedenti al 2009 data della messa ad ordinamento, che per adesso non sono stati confermati come ordinamentali)”. Ecco, io ho conseguito il diploma accademico di primo livello nel 2007. Ricordo infatti che allora si parlava di trienni ‘sperimentali’. Devo dunque ritenere il mio titolo non ordinamentale?

        • musicaemusicologia ha detto:

          Se vuole essere sicurissima di quello che io credo già abbastanza certo guardi (nella rubrica/contenuti Istituzioni accademiche, ma anche in Articoli recenti) nelPost/articolo

          Afam, parziale riconoscimento dei trienni accademici nell’afam: come si prospetta il futuro dei bienni?

          nella tabella A

          DM_243_28-03-13_tabella_a

          del

          D.M. 243, 28 marzo 2013

          di stabilizzazione ordinamentale (“equipollenza”) dei trienni sperimentali.

          Se vi trova la sua istituzione (ISSM ex-Conservatorio o Istituto musicale pareggiato) e il nome del suo diploma è come le ho detto: lei possiede a tutti gli effetti, per legge-delega e per decreto applicativo, una laurea musicale di I livello, “equipollente ai titoli di laurea rilasciati dalle università appartenenti alla classe L-3 dei corsi di laurea nelle discipline delle arti figurative, della musica, dello spettacolo e della moda di cui al decreto ministeriale 16 marzo 2007, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 153 del 6 luglio 2007”; cito direttamente dalla legge che il d.m. in questione ha applicato per i trienni accademici, ma non ancora per i diplomi v.o. e per i bienni: come può chiaramente vedere i problemi semmai ce li hanno altre categorie di diplomati accademici, non la sua.

          Auguri.
          M&M

  26. Leonardo ha detto:

    Gentile Maestro Musumeci,
    sono capitato in questo sito cercando su internet informazioni che facciano chiarezza sull’equipollenza dei miei 5 diplomi, tutti di previgente ordinamento, e conseguiti tutti prima del 2012, ai fini della compilazione della mia domanda di utilizzazione nei licei musicali (sono docente titolare nella scuola media ad indirizzo musicale classe di conc. A077). Nella tabella di valutazione dei titoli per i licei musicali sembra che i diplomi previgente ordinamento abbiano una valutazione diversa dalle lauree di II livello e per questo la cosa mi interessa particolarmente.
    Ho cercato di leggere attentamente tutta la discussione precedente in questo forum e se ho ben capito ognuno dei miei diplomi (chitarra, didattica della musica, composizione, direzione d’orchestra, mandolino) potrebbe essere equiparato ad un II livello, in quanto conseguito prima della legge di stabilità del 2012 e in associazione con un diploma di scuola secondaria superiore. Tuttavia per avere certezza di questo si deve attendere la pubblicazione di una una “tabella di corrispondenza …. da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.” Mi sembra anche di aver capito che questa tabella non sia stata ancora pubblicata.
    Se fosse vera questa equiparazione, da un lato sarei contento, dall’altro mi dispiacerebbe per chi come mia figlia studia violino al conservatorio (vecchio ordinamento) ed è iscritta anche al liceo classico. Al termine di questi studi il suo diploma sarà equiparato alla laurea di I livello, non come nel mio caso alla laurea di livello superiore.
    Le sarei grato se mi potesse fornire alcuni chiarimenti soprattutto in riferimento alla questione dei licei musicali.
    Nel frattempo la ringrazio anticipatamente per l’attenzione.
    P.S. forse lei non si ricorderà ma io sono stato suo allievo di Armonia Complementare (non ricordo esattamente l’anno, forse il 1983 o il 1984… conservatorio di Bari, per un anno solamente. Se mi sono appassionato alla teoria, all’analisi e alla composizione forse è in parte “colpa” sua…!!!! lo dico con affetto e devozione.
    Leonardo

    • musicaemusicologia ha detto:

      Caro (Prof.) Leonardo,
      certamente mi ricordo di lei e – pensi un pò – forse anche della sua fisionomia, quanto meno di allora!

      Successivamente infatti il pugliese-milanese Marco de Natale – mio carissimo amico-maestro, e a suo tempo pure mentore personale – la coinvolse in una qualche attività della Società italiana di analisi musicale come docente di chitarra della scuola media a indirizzo musicale e io ebbi occasione di rivederla da qualche parte o forse di leggere un qualche suo scritto, ricordandomi così di averla vista in precedenza nella mia classe …
      A Bari nei lontani 1981-82 e 82-83 arrivai dopo un paio di anni nelle scuole secondarie della mia città e – al di là della passione che mettevo fin da allora nel lavoro didattico – mi risulta oggi difficile ricordarmi cosa mai potessi fare di così interessante da potermi oggi assumere una qualche responsabilità nel senso da lei affettuosamente attribuitomi circa le sue scelte successive – a 24/25 anni ero ancora un novellino nello specifico campo disciplinare … Ma, rimanendo la curiosità (che risolta arricchirebbe certo il mio personale diario di ricordi …), le sue parole non possono che darmi gioia e non posso che ringraziarla con altrettanto affetto.

      In merito ai suoi interrogativi rilegga con attenzione proprio le ultime risposte che sinteticamente ho appena scritto alla lettrice Valentina De Lisi (nota). E, se vuole molto di più approfondire, tutto quello che sull’argomento risulta postato in questo sito e di cui trova comodamente i link nell’articolo appena letto. Scoprirà che tanto i fatti quanto le mie opinioni riferite ai fatti, in questo processo ancora in divenire di contorta e ritardata attuazione riformistica, vanno in tutt’altra direzione e che le sue preoccupazioni sono del tutto premature, e probabilmente del tutto immotivate.
      Circa i punteggi attribuibili ai suoi numerosi titoli di studio dovrà riferirsi alla relativa tabella di valutazione. In questo sito un’intera rubrica – Istituzioni formative – è dedicata alle scole medie a indirizzo musicale e ai licei musicali e vi potrà eventualmente trovare materiale informativo utile. Sarà pure bene accetta – data l’accertata competenza – una sua eventuale partecipazione con articoli o materiali informativi riferibili ad una o più delle rubriche presenti..

      Un affettuoso saluto.
      (Mario Musumeci)
      M&M

      (nota) di seguito le allego la parte più sintetica che ho scritto nella detta risposta:
      1) L’equipollenza del diploma tradizionale alla laurea di secondo livello non è giuridicamente attiva, come molti erroneamente sostengono (vuoi per ignorantia legis vuoi per demagogico opportunismo legato al ruolo rivestito), finché non viene disciplinata da apposito decreto ministeriale e per di più con il primario coinvolgimento di organi istituzionali (consiglio universitario nazionale coinvolto in attività consultiva, dirigenza ministeriale preposta all’emanazione del decreto applicativo, ministro ipoteticamente firmatario – ieri come oggi per di più docente universitario) che di detta norma letteralmente “non ne vogliono (o non ne vorranno) sapere”. Nei punti seguenti capirà il perché.

      2) Consideri che tale equipollenza, in base ad un altro articolo della stessa legge, porterebbe ad un’ulteriore equipollenza con la laurea in lettere indirizzo ex-dams di II livello: insomma un laureato in musicologia avrebbe un titolo equipollente ad un diplomato in tromba e viceversa!

      3) Consideri, nel caso remoto che tale equipollenza venisse affermata in sede regolamentativa, che quello che lei sta lamentando anche ai fini della possibilità di un ricorso, se condotto con la dovuta energia, porterebbe prima o poi in sede di causa amministrativa ad un giudizio incidentale di incostituzionalità della norma in questione. E dopo, con ogni probabilità, alla dichiarazione di illegittimità costituzionale da parte della stessa Corte Costituzionale. E lei stessa, sul piano di una comune ragionevolezza, ne ha ben definito le motivazioni, che non sono certamente solo personali, di una ingiusta e profonda disparità tra due categorie di studenti diplomati. Pensi che in classe, per le stesse lezioni, io tengo simultaneamente studenti di triennio e studenti di vecchio ordinamento, questi ultimi che svolgono con me dei corsi sperimentali v. o. del tutto analoghi a quelli attuali accademici e, dunque, che di fatto equipariamo triennio e diploma v.o. …

      4) Però una cosa a suo favore è sicura già fin d’ora: con queste norme e con il D.M. regolamentativo che le ha già rese funzionali il suo diploma accademico triennale è già equipollente ad una laurea di I livello (a meno che non rientri tra quelli sperimentali, precedenti al 2009 data della messa ad ordinamento, che per adesso non sono stati confermati come ordinamentali; ma non credo proprio sia il suo caso).

      5) Mentre del diploma tradizionale al momento può dirsi tutto ed il contrario di tutto: è equivalente a laurea di I livello, è equivalente a laurea di II livello, è titolo atipico e non riconducibile ad alcuna tipologia accademica se non per affinità di situazioni lavorative (vedi l’ambito dell’insegnamento) … Tutto è affermabile ma non incontrovertibile, dunque discutibile e non giuridicamente certo …

      6) Per di più il valore dell’equipollenza a lauree si potrebbe giocare solo in quelle, sempre più sporadiche, situazioni di impieghi per i quali vengono richieste lauree non specifiche. Mentre per l’insegnamento un diplomato di triennio o di vecchio ordinamento (anche se equiparato a secondo livello) dovrebbe pur sempre ottenere l’ammissione ad un corso di didattica della musica. E se ha svolto pure il biennio potrebbe ottenere la convalida di esami già svolti, cosa non praticabile con il diploma v.o..

      7) Insomma … tanto rumore per nulla. Specialmente in tempi di depressione economica come l’attuale e di conseguente contrazione delle disponibilità d’impiego. Lei provveda, se vuol fare veramente la musicista, ad apprendere la sua professione al meglio – a 360 gradi, come si suol dire. Specialmente se trova l’opportunità di svolgere un buon secondo livello, con docenti preparati ed appassionati e in strutture didattiche funzionanti.

  27. Leonardo ha detto:

    Grazie per l’attenzione e per la prontissima risposta.
    Sì, ricordo anch’io di esserci incontrati durante un paio di convegni organizzati dalla SIdAM: credo a Gubbio, a Milano, forse anche a Gaeta, e ricordo anche che in quelle occasioni avemmo modo di ricordare di essere stato nella sua classe. In quegli anni avviai anche una collaborazione con il M° de Natale per la traduzione dal tedesco di un libro avente per oggetto analisi di brani musicali tratti dalla letteratura chitarristica, analisi svolte con lo scopo di trarre conclusioni utili all’esecuzione. Poi sono stato preso da altre attività musicali e ho perso un pò i contatti.
    Riguardo l’equipollenza dei diplomi v.o., a dire il vero non avevo letto fino in fondo alla pagina, essendomi fermato alle risposte in particolare ad un lettore, le quali mi interessavano poco. Chiedo quindi scusa per la mancanza.
    La non fattibilità giuridica dell’equiparazione del diploma v.o. alla laurea di II livello a dir il vero è quasi un sollievo per me. Sono perfettamente cosciente che non si può paragonare un diploma di strumento del vecchio ordinamento ad una laurea quinquennale. Con il lume del buon senso mi sembra una forzatura, al di là della questione giuridica.
    L’unica cosa che mi sentirei in vero di dire è che forse si dovrebbe fare un discorso a parteper coloro che sono in possesso di più diplomi. I compimenti superiori v.o. d’altra parte sono molto diversi tra loro. Alcuni diplomi prevedevano tra l’altro anche una non indifferente capacità di resistenza fisica e psicologica alla “clausura”, la quale non so bene cosa servisse, ma in ogni caso non può certo paragonarsi alla fatica richiesta per alcuni altri diplomi! Tuttavia mi rendo conto che rispetto al disordine giuridico che viviamo in questo sempre più disastrato Paese, ci sono problemi e ingiustizie più urgenti da risolvere.
    Riguardo una mia eventuale “partecipazione con articoli o materiali informativi riferibili ad una o più delle rubriche presenti..”, sono ben felice di farlo, se le mie competenze lo permetteranno.
    Questo sito è enorme! Averlo trovato è stata una piacevolissima scoperta: vedo che si spazia dagli articoli analitici, alla normativa, alla didattica… Mi ci perdo piacevolmente! Come ho fatto a non scoprirlo prima! Francamente non so come fa lei a coordinarlo e seguirlo tutto!
    Bisogna registrarsi? nella registrazione su Worldpress credo di aver combinato qualche confusione…
    A presto,
    Leonardo

    • musicaemusicologia ha detto:

      Vado a ritroso, dal più facile al più difficile …

      1) No, non c’è alcun bisogno di iscriversi al momento. Anche se la mia ambizione più grande sarebbe quello di impiantare più o meno autonomamente o ricavare da parte del sito una rivista musical-musicologica on line (anche stampabile a certe condizioni) … Vedremo, al momento mi mancano tempo ed incentivi. Mentre abbondano i materiali di studio variamente pubblicabili e le possibili collaborazioni.

      2) Il sito svolge in buona parte una funzione di supporto ai miei studenti. Una vera e propria attività di e-learning che mi occupa oramai da tre anni pieni e che è abbastanza compiutamente documentata (cfr. Archivio E-learning). Ma anche un diario di lavoro personale, dove registro almeno in parte quanto di più rilevante accade nella mia attività lavorativa e possa risultare utile ad un prossimo, da me certamente idealizzato.

      3) Poi – per la sua peculiarità tecnica e concettuale che non sempre riesco a condividere nella maniera che mi sarebbe congeniale e cioè al modo di una funzionale frazione di una attiva comunità professionale, essendo da tempo venuta meno la SIdAM e tutto quanto le poteva essere connettibile in termini di comunicazione scientifica – lo tratto anche un pò come la classica “bottiglia gettata nell’oceano da un naufrago”. Magari con qualche ripagante soddisfazione.

      4) Tra i primissimi articoli – ma non solo: si tratta di un ricorrente mio leitmotiv – è possibile trovare anche delle chiare opinioni in merito al grave errore di avere impostato il 3+2 al modo corrente. Questione certamente connessa a quella dell’integrazione pluridisciplinare vissuta nel v.o. tramite l’acquisizione di più titoli di studio, tanto integrativi – “accumulativi” di competenze affini, come quello di chitarra e di mandolino – quanto complementari ai fini della formazione del cd. musicista completo – come quelli compositivi e di magistero, associati a propedeutici diplomi strumentali. Mentre all’origine dell’attuazione della riforma del 1999 la commissione Salvetti (governo Prodi) ebbe a suo tempo il merito di porre chiaramente la questione, individuando la qualità pregressa nel v.o. del diploma accademico di II livello nei diplomi compositivi, didattici e musicologici (io avrei aggiunto: sempre se conseguiti assieme a diplomi strumentali), invece la politica dei governi successivi fu quella demagogica di accontentare tutti. E dunque prevalse la logica onnivora degli strumentisti, che – vuoi in quanto docenti con funzione di consulenza, vuoi in quanto direttori all’interno della conferenza istituita come organo consultivo dalla dirigenza ministeriale – spinsero verso un secondo livello equivalente ad un perfezionamento strumentale, e nei fatti spesso del tutto ripetitivo, se non addirittura di second’ordine – rispetto quanto già svolto nel triennio.

      4) A lungo mi sono battuto anche all’interno della mia istituzione per correggere almeno in parte la tendenza. Ma nei fatti il timore di non inserirsi adeguatamente nel nuovo corso riformistico associato anche a certe voracità individuali (spesso le lezioni di biennio erano pagate in quanto date per ore aggiuntive) hanno spinto verso questo – a parer mio – del tutto erroneo impianto. Assimilabile semmai ad un corso di perfezionamento, generalista e non – come dovrebbe essere un master universitario anche biennale – a forte connotazione tematico-specialistica; come dovrebbe essere certo per tradizione accademico-universitaria ma anche per individuabili ed ampliabili specializzazioni professionali.

      5) Io immaginavo insomma un II livello di specializzazione sì generalista ma di integrazione marcatamente pluridisciplinare; e a più vocazioni ma dove sempre prevalesse una specializzazione a fortissima connotazione complementare e integrativa assieme (un pò detto banalmente: strumentista improvvisatore e/o compositore, strumentista direttore, strumentista musicologo …). Mentre continuo a reputare che l’attuale II livello così com’è impiantato sia più o meno del tutto insoddisfacente, salvo le specificità di certi singoli diplomi rilasciati da docenti particolarmente preparati a studenti altrettanto particolarmente dotati. Ma si tratta di una eventualità sempre più rara. Mentre in parallelo è visibilissima la contraddizione negli studi compositivi di trienni che annullano la formazione sul repertorio strumentale: si può apprendere a comporre senza una consistente parte di vissuto dedicato alla formazione sul repertorio tanto storico quanto attuale?!

      6) Tutto questo accade perchè chi si occupa di queste questioni presso la dirigenza ministeriale manifesta solo visioni miopi e parziali, nonché contenutisticamente provinciali, della formazione accademica. Aver fatto fuori il meglio della propositività politico-culturale che avevamo – e la commissione Salvetti ne faceva indubbiamente parte – si sta già cominciando a pagare: non mi sembra proprio indipendente da queste faccende se oggi il caos formativo accademico-universitario punti mediamente sempre di più verso la predisposizione e l’acquisizione di pezzi di carta, che da soli non danno alcuna garanzia di utilità ai fini di un autonomo e creativo inserimento nel mondo del lavoro. Si fa insomma un gran parlare dell’abolizione del concetto di posto fisso ma non si pensa minimamente a predisporre negli ambiti formativi preposti delle intelligenze massimamente duttili negli specifici campi disciplinari, pronte a spaziare da un versante all’altro dei settori disciplinari di appartenenza. E anche a riformulare, nel gioco delle integrazioni pluridisciplinari, le stesse tradizionali prospettive lavorative. Lei, con i suoi cinque diplomi, potrà certo capirmi …

      Concludendo. Per quanto mi riguarda, appartenendo alla categoria dei “costruttori” e non dei “tira a campare” o addirittura dei “distruttori”, mi tocca sempre corrispondere, nel mio piccolo, al salvifico motto: agire ma con “l’ottimismo della volontà nel pessimismo della ragione”.

      A risentirci, caro Leonardo.
      M&M

  28. musicaemusicologia ha detto:

    Ricevo dal caro Giovanni, mio affettuoso ed indimenticato allievo nonchè valente pianista, e rispondo di seguito, in modo da essere utile anche a chi si trova in analoga situazione.

    “Gentile Prof. Musumeci,

    scrivo questa mail per ringraziarla di tutto ciò che offre attraverso il suo sito internet; credo sia un ottima opportunità data anche la situazione marginale che viviamo all’interno delle istituzioni in questi giorni. In particolare mi riferisco a ”L’equipollenza alle lauree dei diplomi di conservatori e accademie” del 15 gennaio 2013.
    Da diverso tempo penso di programmare un trasferimento all’estero e mi trovo in una situazione caotica riguardante la validità dei nostri titoli con gli equivalenti Bachelor, Master e PhD. Nel 2005 mi sono diplomato con il vecchio ordinamento e ho seguito i corsi di biennio sperimentale II livello (il primo anno in cui venne istituito il corso accademico) fino al conseguimento nel 2007.
    In attesa di un suo consiglio la ringrazio anticipatamente e spero di vederla presto.

    Cordiali saluti, il suo allievo

    Giovanni Forestieri”

    ____________________________________

    Caro Giovanni, innanzitutto benvenuto nel sito.

    E spero che ti possa tornare utile anche se forse non nell’immediato. Difatti al momento è proprio come tu stesso affermi a proposito della situazione caotica riguardante la validità dei nostri titoli accademici con gli equivalenti stranieri. Bisognerà aspettare, in base alle più recenti disposizioni normative, ampiamente discusse negli articoli di riferimento di questo post, i decreti ministeriali attuativi riferiti ai diplomi accademici vecchio ordinamento e a quelli di biennio specialistico (II livello); questi ultimi al momento considerati – a torto o a ragione, che dir si voglia – ancora sperimentali.

    Al momento un’istituzione accademica straniera potrebbe anche equiparare in maniera adeguata tanto il tuo diploma di pianoforte v. o. quanto il tuo diploma specialistico. Ma non sussistono al proposito regole certe e riconosciute tra i diversi paesi. L’attuazione piena della legge di riforma dell’Afam del 1999, in base alla quale era stato infatti creato il sistema del 3+2 in analogia agli ordinamenti universitari, puntava – e punta ancora – ad una omogeneizzazione quanto meno a livello di comunità europea dei corrispondenti titoli. Ma se per i trienni accademici messi ad ordinamento, e adesso stabilizzati anche nella precedente versione sperimentale, questa corrispondenza è finalmente un dato di fatto, nulla può dirsi di certo per le due tipologie che ti riguardano.

    Restiamo appunto in attesa dei decreti attuativi. E speriamo che si diano una mossa tutti gli organi preposti e facciano un buon lavoro, soprattutto credibile – cosa non facile come ampiamente spiegato in queste rubriche. Ma di per sé resta già una vergogna questo eterno rimandare le cose in ambito politico e burocratico, tipicamente italiano. In altri paesi – forse più civili del nostro? – i responsabili di questa mala gestione con ogni probabilità sarebbero stati cacciati dalla loro immeritata poltrona e senza tante cerimonie. Noi – popolo bue? – purtroppo restiamo abituati a sopportarceli tutti come fosse un inevitabile destino.

    Se e quando ci saranno novità ne darò comunque tempestiva notizia. Cari saluti.

    M&M

    • Buongiorno, ho letto con interesse tutti i suoi commenti per cercare di capire cosa accadrà a mio figlio, ma putroppo, lavorando nel privato e in un settore completamente diverso non ho ancora chiara la situazione. Mio figlio, avendo già conseguito un diploma di maturità, è al quarto anno di Percussioni, sta quindi frequentando un corso “vecchio ordinamento”. In passato, quando fu istituito il corso di laurea 3+2 nel conservatorio di Perugia, gli consigliarono di non cambiare e proseguire con il vecchio ordinamento. Ora io mi chiedo, quando tra un anno si diplomerà e avrà conseguito il diploma tradizionale di primo livello, che cosa avrà in mano? Un titolo equivalente ad una laurea triennale? Se poi vorrà, come ritengo, proseguire con il secondo livello, dovrà fare i tre anni oppure potrà iscriversi al biennio di specializzazione? Mi scusi se mi esprimo in modo inappropriato, ma per me è veramente un rompicapo. La ringrazio anticipatamente.

      • musicaemusicologia ha detto:

        Gentile signora,

        lei ha perfettamente ragione nel definire un rompicapo l’intera vicenda delle equipollenze ed io al proposito delle preoccupazioni che lei manifesta per suo figlio non posso che ripetere quanto già in vario modo ho affermato per casi analoghi. In estrema sintesi:

        1. Quando suo figlio conseguirà il diploma di Percussioni di vecchio ordinamento (ottennale, non quinquennale …) potrà iscriversi al biennio di specializzazione esecutivo-strumentale oppure, previo un più rigoroso e molto più selettivo esame, al biennio di didattica della musica ad indirizzo strumentale – i pochi posti messi a disposizione con specifico bando sono riferibili alle più concrete possibilità di inserirsi successivamente, a diploma conseguito, nelle apposite graduatorie di insegnamento. Se non supera questo esame le consiglierei di iscriversi comunque al meno selettivo biennio specialistico per trovarsi magari in un secondo momento valutati alcuni esami già conseguiti nell’indirizzo strumentale anche in quello didattico.

        2. Lei è stata mal consigliata nella scelta effettuata: il diploma accademico di primo livello è nato appositamente per sostituire stabilmente il vecchio diploma con un impianto pluridisciplinare aggiornato ai modelli europei ed internazionali. E il consiglio datole era semmai riferibile all’interesse del docente di strumento a mantenere la sua “supervisione” sul destino dei propri studenti (al diploma v.o. partecipano in commissione solo docenti della materia o di materia affine). D’altra parte lei ha mai sentito dire che un sistema vecchio e superato da uno nuovo debba poi essere privilegiato nelle scelte normative e professionali a danno di quello più recente e presumibilmente, in quanto sostitutivo, superiore per complessive qualità e quantità dei curricoli formativi?! In altre parole, se le dicessero della possibilità di laurearsi “più sbrigativamente” in giurisprudenza o in ingegneria utilizzando invece dei nuovi e presumibilmente più aggiornati statuti e programmi quelli dell’ordinamento precedente lei cosa sceglierebbe?

        3. In ogni caso il diploma accademico triennale di I livello è già stato di recente definitivamente per legge e per decreto applicativo reso equipollente al diploma universitario triennale di I livello (Lettere ad indirizzo arte, musica e spettacolo). Ciò significa che la quantità ivi prevista di discipline di rango interdisciplinare – generalmente assente nel diploma v.o. – assieme all’acquisita maturità definiscono una posizione lavorativa genericamente analoga. Se insomma devo aspirare ad un avanzamento di carriera in cui è richiesto un generico diploma accademico o universitario di I livello valgono entrambi. E al proposito si è espressa con assoluta coerenza l’ex-Inpdap nell’attribuire – è solo un esempio – ai fini del riscatto del titolo di studio le stesse regole. Mentre per il diploma v.o. la questione purtroppo non ha una giurisprudenza univoca e chiara (ne so qualcosa con miei due diplomi accademici v.o., giusta forza acquisiti in un’altra epoca normatliva).

        4. Mentre per il diploma di vecchio ordinamento (quello di suo figlio) deve ancora essere emanato l’apposito decreto applicativo dell’equipollenza. Ed io rimango convinto che se ne farà poco o niente. Proprio come per l’altro decreto applicativo dell’equipollenza dei diplomi accademici specialistici di II livello alle lauree musicologiche di II livello: aborrita, assieme all’equipollenza addirittura al 3+2 del vecchio diploma, con motivazioni di tutto rispetto dallo stesso Cun (consiglio universitario nazionale) – che, ammetterà, assieme agli ultimi due ministri del Miur entrambi docenti universitari, non è che propriamente non conti niente nel nostro paese …

        Per chiudere: si preoccupi innanzitutto che suo figlio sia ben motivato a seguire il suo percorso di studi e che eviti le scorciatoie di comodo. Al contrario, anzi: si dovrà cimentare seriamente e fin d’ora nell’affrontare il proprio futuro professionale preparandosi formativamente su tutti i versanti possibili dello stesso.

        Auguri.
        M&M

        • Gentile Maestro,
          anche se con ritardo, la ringrazio per la sua cortese ed esauriente risposta, ma soprattutto per il suo prezioso consiglio finale “si preoccupi innanzitutto che suo figlio sia ben motivato a seguire il suo percorso di studi e che eviti le scorciatoie di comodo. Al contrario, anzi: si dovrà cimentare seriamente e fin d’ora nell’affrontare il proprio futuro professionale preparandosi formativamente su tutti i versanti possibili dello stesso”. Condivido pienamente le sue parole e spero siano di buon auspicio per tutti i giovani che hanno scelto di seguire questa tortuosa, difficile e magnifica strada.
          MTC

  29. letiziamuratore ha detto:

    lei si esprime in un modo talmente chiaro ..che le darei il NOBEL alla comunicazione

  30. silvestra ha detto:

    Gentile Maestro Musumeci,
    sto leggendo talmente tanto che non riesco più a capirci molto, forse può aiutarmi, i ho un diploma di Accademi adi Belle Arti conseguito dopo 4 anni di studi (ciclo quadriennale del vecchi oordinamento) non riesco a capire se il titolo è equiparato ad una Laurea di I o di II livello , probabilmente è uno dei nodi caldi, ma non ne vengo a capo benchè mi servirebbe per procedere negli studi dopo una lunga interruzione…potete aiutarmi?
    la ringrazio in anticipo infinitamente
    Silvia

    • musicaemusicologia ha detto:

      Gentile Silvia,
      premesso che il sito anche su tali questioni è indirizzato principalmente verso il settore musicale dell’Afam, le farò solo alcune osservazioni, spero utili per lei.

      1. Il “vecchio” corso di studi accademico quadriennale delle Accademie BB. AA. permetteva l’iscrizione a studenti con diploma di istruzione secondaria di II grado e, se non di indirizzo artistico, previo esame di ammissione. La sua durata era ed è equiparabile a lauree quadriennali del vecchio ordinamento (Lettere, Giurisprudenza …) successivamente equiparate a diplomi universitari/lauree di II livello. Proprio tale analogia giustificherebbe pienamente anche per il suo titolo l’equiparazione al compiuto percorso del 3+2.

      2. La legge di riforma e la normativa conseguente ha però considerato cumulativamente tutti i vecchi diplomi accademici dell’Afam – tra cui quelli conservatoriali del tutto atipici: da quinquennali a decennali e senza obbligo di accesso previa acquisizione di maturità liceale o affine, anche perchè tendenti a porsi come inclusivi di tutto l’iter formativo e professionale degli studenti, sulla base di un superatissimo codice pedagogico risalente addirittura al Settecento! E, per mero opportunismo, i principali sindacati del settore si sono ben guardati dal porre i dovuti distinguo. Se non per ricercare gli stessi vantaggi per tipologie di titoli di studio quantitativamente e qualitativamente ben diversi tra loro.

      3. Ad oggi questa parte del processo riformistico è stata bellamente disattesa con responsabilità varie di tutti i suoi principali attori – politici ignoranti del sistema e delle sue peculiarità, funzionari ministeriali interessati e dediti ad altre meno nobili incombenze, sindacato genericamente posizionato su tesi demagogiche assieme ai politicanti di supporto, addetti del settore spesso troppo corporativamente orientati …

      4. L’unico sbocco possibile, al momento, resta l’emanazione dei due decreti di equipollenza – dei bienni accademici e dei diplomi v. o. – previsti dalle qui richiamate e studiate norme inserite alla buona nella legge di stabilità. Decreti da emanarsi, parrebbe, previa consultazione di Cun e di Cnam (se “resuscitato” …). Si vedrà; anche se i nodi al pettine rendono più probabile un insabbiamento di dette norme. Che – attenzione! – non semplicemente equiparerebbero tutti o una parte dei vecchi titoli accademici dell’Afam ai diplomi accademici di II livello, ma anche per conseguenza alle specifiche lauree universitarie previste nelle norme stesse. Con gran scorno degli universitari che – a torto o a ragione – in generale di tutto questo non ne vogliono minimamente sapere.

      5. Se il decreto di equipollenza che la riguarda venisse comunque emanato sembra scontato che una delle prime situazioni di diritto transitorio ad essere giustamente sancita sarebbe proprio la sua, per quanto sopra richiamato. E probabilmente i richiami in sede europea circa tale non avvenuta equiparazione erano più direttamente riferibili, innanzitutto, alla situazione dei diplomi accademici BB. AA. di vecchio ordinamento.

      6. Una buona notizia nel frattempo, almeno per chi si trova nella sua stessa situazione: come accaduto ad un caro amico pensionato di recente, l’Inpdap (oggi Inps) ai fini del computo della pensione ha calcolato in extremis per il relativo riscatto (costato, tra l’altro, “due lire” …) i quattro anni di corso seguiti all’Accademia BB. AA., prima dell’inserimento nella professione docente. Fino ad allora, nonostante la tempestiva richiesta dell’interessato al momento dell’assunzione in ruolo, aveva fatto orecchio da mercante per decenni … Ben diversa e confusa, ahimè, resta in analogia la situazione pensionistica per le altre categorie dell’Afam.

      Auguri comunque, sperando che quanto da lei atteso accada al più presto.
      M&M

  31. arianna ha detto:

    Gentile professore, ho letto con molto interesse tutte le sue risposte in merito ai dubbi esternati dagli utenti. Vorrei chiederLe il suo parere in merito alla mia situazione. Io ho un diploma al conservatorio in flauto traverso, di durata settennale, conseguito nel 2002. Ho, inoltre, il diploma di liceo linguistico. Vorrei sapere se con il mio Diploma di Conservatorio, posso insegnare nelle scuole elementari e medie, presentando una domanda di messa a disposizione o già il diploma è un titolo per l’inserimento in terza fascia? Anticipatamente La ringrazio.

    • musicaemusicologia ha detto:

      Gentile Arianna,
      si tratta di una questione che ho già ampiamente trattato e in più casi.

      E ho già chiarito che un diploma accademico (vecchio o nuovo ordinamento) può consentire l’accesso agli insegnamenti pertinenti – Educazione musicale e Strumento (Flauto, nel suo caso) – ma che per ben concorrere fin dall’inizio e comunque ai fini di una futura stabilizzazione è bene conseguire anche il titolo abilitante – relativo diploma abilitante di Didattica della musica.
      Peraltro per l’insegnamento dello Strumento è generalmente richiesto anche un curriculum artistico-professionale, valutato dall’apposita commissione come condizione privilegiata per lo stesso accesso.

      Certamente riuscire ad inserirsi con qualche supplenza significa bene iniziare. In mancanza di meglio anche nel privato, se si ha l’opportunità di fare buona esperienza. Mentre nel pubblico attualmente non è facile, sia per il blocco del turn-over, sia per la gran massa di aspiranti disoccupati, sia per le continue restrizioni di spesa nelle pubbliche amministrazioni. Quando ciò si rende possibile, d’altra parte, in Italia – patria delle eterne emergenze – prima o poi può accadere che vengano banditi appositi più o meno privilegiati corsi abilitanti, a tutela del cd. precariato (docenti supplenti in possesso di almeno tre anni di compiuto effettivo insegnamento).

      Dunque con l’esperienza lei potrebbe meglio rendersi conto di quanto le generali previsioni normative, più o meno rigorose, riescano a convivere con specifici provvedimenti “emergenziali”; rendendo abbastanza incerta e complessa la stessa lettura previsionale della vigente legislazione scolastica. Insomma qualità dell’impegno, rigore delle previsioni, casualità degli accadimenti e fortuna più o meno avuta le potrebbero sembrare – a seconda della sua specifica futura esperienza – fattori tra loro estremamente collegati e più o meno … confusi.

      In sostanza si metta innanzitutto in regola con la propria coscienza (umana e professionale) e si tenga bene aggiornata sulle scadenze – non basandosi sul sentito dire ma facendo costante riferimento ad organi di informazione specializzati – e presenti domande di supplenza dove ritiene di poter trovare delle possibili opportunità lavorative (ritenendosi fortunata se già solo con il suo diploma ottiene delle possibilità). Ma, al contempo, continui a studiare e a svolgere in proprio e nel modo più vario possibile, da libera professionista, l’attività di musicista.

      Auguri per il suo futuro.
      M&M

  32. arianna ha detto:

    La ringrazio per la Sua sollecita risposta e Le assicuro che farò tesoro di quanto mi ha suggerito..Sono fortunata ad avere questa possibilità e cercherò di orientarmi dove avrò maggiori opportunità, anche se al momento non so che criteri usare per scegliere bene..Ci proverò con la dovuta attenzione, nel frattempo continuerò i miei studi e il mio percorso musicale.
    La ringrazio con viva gratitudine
    Arianna

  33. ORESTE ha detto:

    EGREGIO, — DOCENTE DI EDUCAZIONE MUSICALE NELLA SCUOLA MEDIA , VINCITORE DI CONCORSO A CATTEDRA, IN POSSESSO OLTRE CHE DEL DIPLOMA CONSEGUITO NEL 1984, ANCHE DI MATURITA’ SCIENTIFICA, CONSEGUITA NEL 1977. POSSO CHIEDERE DI RISCATTARE ALCUNI ANNI AI FINI PENSIONISTICI? E QUALE SAREBBE L’AMMONTARE DEL RISCATTO? GRAZIE!

    • musicaemusicologia ha detto:

      Esistono presso l’ex-Inpdap, oggi Inps, direttive contrastanti in merito e dunque bisognerebbe recarsi presso gli uffici di competenza della provincia di riferimento lavorativo e lì provvedere ad informarsi sia circa la possibilità di vedere accolta la domanda sia circa l’ammontare dei costi del riscatto.

      Alcune osservazioni:
      1. Mentre al momento del primo inquadramento della riforma dell’Afam del 1999 l’indirizzo manifestato negli ambiti giurisdizionali ed amministrativi era di considerare una laurea a tutti gli effetti il diploma di conservatorio – associato ad un diploma di maturità – successivamente con la messa ad ordinamento dei trienni accademici è stata attribuita solo a questi titoli la qualifica certa di lauree a tutti gli effetti.

      Ciò è a maggior ragione confermato dal recente decreto attuativo di una delle norme sull’Afam contenute nella legge finanziaria dell’anno trascorso, riguardante appunto l’equipollenza alle lauree in lettere di I livello, indirizzo musica e spettacolo.
      Mentre a tutt’oggi non sono stati emanati gli altri due decreti riguardanti i titoli accademici di II livello e i diplomi di vecchio ordinamento (su questo sito abbonda la discussione circa tali delicate questioni).

      2. Posso però aggiungere che nella mia provincia di residenza un caro amico, al momento della pensione ha avuto l’opportunità di effettuare il riscatto del suo diploma accademico di Accademia di belle arti, che fino a quel momento gli era stato negato.
      E se l’è cavata con poco, perchè aveva prodotto la domanda al momento della immissione in ruolo.

      Difficile al momento prevedere comportamenti omogenei in ambito amministrativo. Bisognerebbe provare e, se ne vale la pena, insistere anche procedendo per le vie legali.
      M&M

  34. Antonio ha detto:

    Gentile Professore, mi complimento con lei e la ringrazio per la sua generosità nel dare sempre una risposta soddisfacente a chi le chiede “consulenza”. Leggendola è venuta voglia anche a me di porle una domanda.
    Ho conseguito una Laurea triennale in DAMS, un Diploma in Teoria e Solfeggio musicale nel 1993 (vecchio ordinamento), la domanda:
    è cambiato (o cambierà) qualcosa nelle nuove normative per la didattica scolastica grazie alle quali potrei far valere e giustificare questi titoli conseguiti con anni di studio?
    In parole povere che ci potrei fare con questi titoli?
    Essendo un attore – musicista professionista e lavorando nell’ambito dello spettacolo non sono aggiornato sulle ultime novità in merito.
    La ringrazio fin d’ora per la sua cortese attenzione.

    • musicaemusicologia ha detto:

      Gentile Lettore, ringrazio innanzitutto lei per gli apprezzamenti.

      Circa la sua domanda:

      1) Non esiste nel nostro ordinamento un Diploma in Teoria e Solfeggio musicale, semmai una licenza in Teoria e Solfeggio musicale, cioè in una disciplina di base propedeutica per gli studi musicali accademici. Non desidero minimamente offenderla, badi bene: questo significa solo che lei ha avviato gli studi musicali professionali, poi interrompendoli nello specifico. E che dunque di questa preparazione di base potrà tutt’al più fruirne – e sicuramente ne usufruisce … – in un’ottica di approfondimento personale successivo; immagino utile per la sua preparazione di attore-musicista professionista, come lei stesso si definisce.
      Ma qui sta il punto: in quali termini ed entro quali limiti ci si può definire un musicista professionista con degli studi musicali professionali così monchi?
      Potrei però immaginare che i suoi studi Dams siano stati sufficientemente indirizzati e ben impiantati e condotti anche su discipline musicali – e non solo drammaturgico-teatrali. Potrei ancora immaginare che lei da bravo attore sia altrettanto bravo da autodidatta nel canto e magari in un accompagnamento accordale su uno strumento …
      E appunto per questo l’arricchimento formativo nella specifica musicalità può far di lei un attore versatile e musicalmente dotato
      [Gigi Proietti, ad esempio, è un attore formidabile che eccelle anche per musicalità, ma credo che lui stesso mai si definirebbe un “musicista professionista”.
      Viceversa Massimo Ranieri nasce professionalmente come cantante – e dunque musicista – e poi diventa soprattutto un eccellente attore; e però credo che non rinuncerebbe mai a definirsi un musicista.
      L’artista insomma è definito dalla pratica e dal consenso sociale. Ma se poi vuole diventare un professionista pubblico, soprattutto nel senso di … “dipendente statale”, allora gli si richiede anche un curriculum accademico che ne accerti il possesso delle specifiche e adeguate doti culturali].

      2) Se dunque lei aspira ad un “posto fisso”, e nello specifico in un posto di insegnamento, la cosa cambia notevolmente.
      Con la laurea Dams, ma con un congruo numero di discipline musicali studiate e certificate, potrebbe aspirare a supplenze di Educazione musicale nella scuola media e al contempo iscriversi ad un corso biennale di specializzazione didattica ad indirizzo musicale, presso le università che li attivino e, forse, anche in un corso di Didattica della musica conservatoriale: entrambi riferiti all’insegnamento di Educazione musicale – ed entrambi a numero chiuso e, attualmente, molto ristretto.
      Però deve prevedere anche che, che tra blocco del turn-over, pensionamenti posticipati e tagli di spesa ovunque, le possibilità successive di inserirsi stabilmente sono minime – anche per la gran quantità di aspiranti in attesa già abbondantemente titolati.
      Per lo stesso motivo attualmente i corsi istituzionali abilitanti di Didattica della musica, che poco fa le richiamavo, attualmente sono bloccati nei Conservatori e tutt’al più di tanto in tanto riservati eccezionalmente – come proprio adesso accade – ai precari del momento non ancora abilitati.
      [Insomma siamo il paese delle emergenze – che servono ad assicurare l’incertezza del diritto e dunque altri tipi di “regole” – e le andrà bene se riesce ad infilarsi (per conoscenza, per caso, anche per … raccomandazione) in un posto, al momento privo di titolare (qualche sperduto paesino di montagna, ad esempio)].

      3) Ma se la sua passione per la musica permane, e sente il bisogno di approfondire anche in maniere che possano risultarle utili in futuro, potrebbe iscriversi – e, con maggior facilità, riuscirci nonostante il numero chiuso – ad un Triennio di Didattica della musica. Laddove li abbiano istituiti possono servire per un verso alla preparazione di operatori musicali, per altro verso alla formazione di basi più utili per la futura ammissione ai corsi biennali con TFA (tirocinio formativo attivo), una volta che vengano sbloccati.

      4) Poi resta la possibilità dell’inserimento contrattuale, raramente stabile (cioè per lo più a contratto privatistico, legato alle possibilità economiche degli enti pubblici o privati e degli stessi enti locali), in quei posti di lavoro riferibili tanto all’animazione teatrale musicalmente supportata quanto alla musica specificamente utilizzata per scopi drammaturgici.
      E forse le converrebbe specializzarsi in questo, avendone già un vissuto professionale attivo, nei termini di un solido approfondimento culturale delle caratteristiche dei relativi modelli di performance e di una buona conoscenza storica del relativo repertorio.
      E, soprattutto, nella conseguente e relativa prassi formativa di intrattenimento didattico e di animazione didascalica, utile per gli studenti.
      Credo che ci sia una certa richiesta nelle scuole di ogni ordine e grado per figure di professionisti a contratto che tengano corsi di teatro e musica (… associati, ovviamente) al fine di coinvolgere gli studenti nelle attività espressive, tanto nell’ambito poetico-drammaturgico quanto nei linguaggi non verbali.
      Difatti il paradosso – insostenibile ma poco denunziato – è che gli insegnanti italiani di discipline letterarie raramente sono preparati a queste attività espressive (non sanno cioè recitare e animare i testi letterari, di cui però si occupano prevalentemente nel loro insegnamento e in maniera anche molto approfondita sul piano culturale: critico-estetico, storico, analitico-testuale …).

      5) Esistono pure spazi nell’ambito della tutela e della cura dell’handicap psico-fisico, ma sono necessari ulteriori studi di approfondimento. E comunque dovrà constatare cosa realmente esiste nel suo comune, nella sua provincia e nella sua regione di appartenenza.

      Spero di esserle stato utile. Distinti saluti.
      M&M

  35. Antonio ha detto:

    Professore la ringrazio per le sue esaurienti e precise informazioni che ha dato alla mia domanda. Scrivo sempre a tarda notte e capita che una licenza si traformi in un diploma, mi scuso per questo. Mi sento di arricchire la sua nota numero 1 con una considerazione personale dicendole che è vero che ai fini dell’insegnamento il nostro paese richiede titoli, titolini e titoloni che purtuttavia non servono per essere dei musicisti buoni (mi consentirà questa licenza poetica, è per la rima) “professionisti”. Ho avuto esperienze lavorative professionali con musicisti diplomati privi di qualsiasi base ritmica naturale, istintiva o acquisita, privi di qualsiasi impulso mnemonico (suonare quattro accordi senza nessun pentagramma da leggere), contrariamente a quanto detto ho suonato con piacere per ore su palchi con contadini che pensavano che la chiave di “basso” servisse ad aprire qualche appartamento … . Spero che in un prossimo futuro “la scuola” non assuma soffermandosi solo sui titoli, titolini e titoloni accademici che il più delle volte si trasformano in ammuffiti standard formativi per gli alunni, ma cerchi con impegno la formazione di umanità esplorative votate al progresso della didattica e dell’insegnamento e non al loro stagnamento (il Triennio di Didattica della Musica è per caso la risposta a questa considerazione?) in Germania, Inghilterra, Canada accade … speriamo bene anche per la nostra Italietta. Grazie ancora per la sua risposta!

    • musicaemusicologia ha detto:

      Guardi che conosco e affronto da una vita (non solo professionale) le magagne inerenti il concetto stesso, quanto meno italiano, di professionalità musicale. Con le sue carenze formative di un certo ancora diffuso e dannosissimo modo di banalizzare l’insegnamento artistico: dal solfeggio parlato al tecnicismo autoreferenziale; fino alla cultura musicale superficialmente verbalizzata e non agita, semmai, nella profonda conoscenza e coscienza fruitiva e adeguatamente utilizzatrice in autonomia del repertorio; implicando alla base certamente perfino la scarsa attenzione alla formazione dell’orecchio e di tante altre doti che fanno il vero musicista …

      Le mie risposte erano solo di natura giuridico-istituzionale e oltre quelle non posso andare se voglio dare delle risposte utili e sintetiche a chi mi chiede.
      Dunque – come peraltro successo a me, studi e posizione accademica a parte – bisognerà sempre essere almeno un pò … auto-didatti e comunque imparare al più presto a cercarsi e scegliersi i maestri di vita e d’arte che meglio possono aiutarci nella nostra crescita. Questo vale certamente anche per la questione della didattica della musica …

      Bravi insegnanti e ottimi artisti in Italia ce ne sono, ma come per tanti altri campi i loro meriti sono oscurati dai peggiori; che da sempre – in barba al merito (che nel nostro paese è considerata solo una brutta parola oppure al modo ipocrita di un’araba fenice …) – parassiteggiano sulle loro spalle. E difatti i fruitori, gli studenti e le loro famiglie, non sempre sono in grado di esprimere chiaramente la volontà di preferire il meglio. Si tratta di una questione di civiltà e di percezione diffusa della qualità della cittadinanza insomma … Ma qui il discorso ci porta troppo lontano.

      Cordialmente.
      M&M

      • Angelo ha detto:

        Gentile Professore buongiorno, tutto questo è una giungla di leggi e decreti purtroppo per noi musicisti, ad oggi mi posso considerare un laureato a tutti gli effetti? Ho un diploma secondario in elettronica, mi sono diplomato nel 2010 in canto ordinario presso il conservatorio e nel 2013 ho conseguito il diplomato di II livello di canto operistico. Mi posso considerare laureato? E se il diploma di primo livello conseguito nel 2010 è equipollente al secondo livello/ laurea magistrale, vuol dire che sono laureato dal 2010? allora il secondo livello acquisito nel 2013 è un’altra laurea di II livello?

        Grazie.
        Cordiali saluti

        • musicaemusicologia ha detto:

          Potrei iniziare dicendole che non ha un senso la domanda “mi posso considerare un laureato a tutti gli effetti” nel nuovo ordinamento europeo dei titoli universitari e accademici. E che addirittura il titolo di “dottore” – italicamente ambito e diffusissimo – in quell’ambito europeo, cui volenti o nolenti facciamo riferimento, è riferito solo ai possessori del dottorato universitario (proprio così!) …
          Ma soprattutto che la specifica odierna della “laurea” attribuita al diploma universitario triennale è un’invenzione tutta italiana, consistente nell’aggiunta, nel Regolamento universitario del 1999 (stessa data e stessa Gazzetta Ufficiale della epocale riforma dell’Afam) della dicitura tra parentesi, dopo quelle europee – conformi ai trattati europei e dunque alle superiori leggi transnazionali vigenti – di diplomi universitari di primo e di secondo livello, delle espressioni poste tra parentesi (proprio così!) di “laurea” e di “laurea specialistica”.
          Un (per nulla) “innocente” inserimento terminologico utile all’establishment universitario italiano a far credere all’utenza che, seppure tutto stava per cambiare, in realtà nulla stava cambiando, almeno nell’ottica becera dei baroni universitari – interessati troppo spesso solo al perpetuarsi ad libitum del loro potere accademico.
          Lo stiamo scoprendo adesso nello scollamento sempre più frequente tra la formazione professionale accademico-universitaria e il mondo del lavoro: la cd. disoccupazione intellettuale non è che il frutto di questo irresponsabile gioco al massacro che l’acritica acquisizione “ad ogni costo” del titolo superiore ha prodotto: e cioè una massa-lavoro anche di alto livello (per possesso di titoli) ma non sempre ben qualificata e comunque non sempre sufficientemente adeguata alle effettive richieste del mondo del lavoro. Il quale per di più si sta piegando alle perverse logiche multinazionali del profitto e a danno dei diritti inalienabili dell’individuo … Ma qui la questione ci conduce troppo lontano dalle sue domande.

          In senso stretto lei possiede:
          1. un diploma accademico di vecchio ordinamento (che chiama impropriamente “canto ordinario”);
          2. un diploma accademico di secondo livello di nuovo ordinamento.

          Circa il valore legale di questi titoli all’interno del nostro paese posso dirle che al momento siamo in attesa dei decreti attuativi di una legge che ne prevederebbe l’equipollenza a specifici titoli universitari, ma solo previa acquisizione di pareri vari di organi quali il Cun (più o meno del tutto contrario all’equipollenza a “lauree”-diplomi universitari di II livello) e il Cnam (attualmente sospeso dalle proprie funzioni consultive).
          Nei fatti solo i diplomi accademici triennali di I livello (nuovo ordinamento) – e neppure tutti (cfr. allegati riferiti alle varie istituzioni) – sono stati definitivamente, per legge e per decreto attuativo, resi equipollenti alle “lauree” (= diplomi universitari) di I livello in Lettere a indirizzo arte musica e spettacolo.
          A che cosa questo poi concretamente serva credo che nessuno possa saperlo veramente al momento: lei si immagina un diplomato universitario (“laureato”) in – diciamo approssimativamente – “musicologia” che pretenda di suonare grazie al suo titolo di studio la tromba in un’orchestra sinfonica? Oppure un, magari, bravissimo trombettista che pretenda di inserirsi, da diplomato “triennale”, in una graduatoria specifica per abilitarsi in Storia della musica? E d’altra parte le tabelle dei titoli richiesti ai fini degli specifici insegnamenti lo confermano.
          Ciò avrebbe solo un senso nel caso di quei concorsi, sempre più rari, dove si richiede un titolo di “laurea” generico e di primo livello; in tal caso varrebbe certamente anche il diploma accademico triennale, in quanto reso equipollente. Ma forse addirittura anche il vecchio diploma (ex legge 1999 di riforma dell’Afam), però in tal caso sarà più probabile dover affrontare un difficile contenzioso giuridico, con tutti i rischi connessi di rigetto e di perdita inutile di tempo.

          D’altra parte se ci si volesse avviare all’insegnamento sia il diploma di vecchio ordinamento che quello di nuovo ordinamento lo consente. Mentre il biennio specialistico permetterebbe di ottenere crediti ai fini del conseguimento del diploma abilitante in didattica. Ma bisogna attendere l’avvio dei corsi e poi superare l’esame di ammissione … Inoltre per il canto al momento non sono previste classi di concorso specifiche, salvo quella generica dell’Educazione musicale.

          Ma stia tranquillo: la sua situazione è quella di tantissimi che ancora credono al miracoloso valore del titolo di studio. Piuttosto che alla capacità di inserirsi nel mondo del lavoro per quello che realmente si è capaci di fare, anche (ma non solo) grazie al titolo di studio.
          Si tratta di un cambiamento epocale di mentalità alla quale prima o poi bisognerà abituarsi: il lavoro o lo si trova o lo si inventa. E il titolo di studio è solo l’inizio di un percorso indirizzato alla formazione di quella professionalità necessaria per acquisirlo.

          Auguri e cominci finalmente a credere nell’importanza non del valore assoluto dei pezzi di carta ma nel valore di quello che ha imparato a fare e che ancora può imparare a fare – e che semmai i pezzi di carta contribuiscono a dimostrare.
          Ah, dimenticavo: se proprio ci tiene a definirsi un “laureato” lo può fare. E ad abundantiam, dato che possiede anche il diploma accademico specialistico (per quanto allo stato giuridico dei fatti ancora considerato “sperimentale”), comunque genericamente corrispondente ad un avanzato diploma universitario. Checchè qualche azzeccagarbubli possa affermare, la norma che prevedeva che le università italiane fossero le uniche abilitate “a rilasciare lauree” è stata implicitamente superata dalla normativa europea. Che esplicitamente equipara università ed alta formazione artistica e musicale, diplomi universitari e diplomi accademici: è addirittura da decenni, ad esempio, che il diplomato di Accademia di Belle Arti (istituzione dell’Afam come gli ISSM, ex-Conservatori), almeno nella mia città, si definisce ed è definito “laureato” è non pare che questo abbia mai prodotto reazioni contrastanti.

          Tutto il resto sono chiacchiere buone per i gonzi. E l’Italia ne è piena: eviti di … accodarsi, nel suo stesso interesse.

          Cordiali saluti.
          M&M

          • Angelo ha detto:

            Grazie professore, per fortuna lavoro da 26 anni non mi serve la laurea per lavorare, la mia domanda intende chiarire o almeno di far luce in questo guazzabuglio terminologico.
            Non mi sembra giusto che un neo laureato universitario scavalchi un musicista con un diploma decennale e anni di esperienza in concorsi vari, oppure si atteggia con spavalderia perchè ha studiato cinque anni in università, il più misero dei laureati in università si sente protetto dalla definizione Laurea Universitaria.
            Personalmente ritengo giusta l’equipollenza dei titoli, ma perchè a fine percorso formativo non chiamare Laurea e non Diplomi i titoli rilasciati dai Conservatori?

            • musicaemusicologia ha detto:

              Come le ho ad abundantiam spiegato lei, se proprio ci tiene, puo’ definirsi un laureato; o più precisamente un “laureato Afam” in quanto possessore di diploma accademico – a fronte dei “laureati universitari” in quanto possessori di diplomi universitari: costoro non hanno una legittimità superiore alla sua ad usare questo termine, ai sensi della superiore normativa europea e alle sue coerenti applicazioni nel nostro ordinamento …

  36. Antonio ha detto:

    Felice delle sue parole e del suo pensiero. Grazie ancora per l’aiuto.
    Distinti saluti.

  37. Mario ha detto:

    Salve, ero confuso prima e lo sono ancor di più adesso che ho letto tutti i post. Io mi ritrovo ad avere un diploma in tromba (6 anni v.o.), ma ad oggi non conosco il reale valore di esso.
    Che valore devo dare a questo titolo nei vari concorsi nazionali?
    Aggiungo che non posseggo un diploma di scuola secondaria superiore.
    Grazie a tutti

    • musicaemusicologia ha detto:

      Dipende da cosa lei voglia farne del suo titolo di studio. Attualmemte potrebbe fare il musicista. Appunto suonando o insegnando privatamente a suonar la tromba … ma non so a cosa lei voglia riferirsi a proposito di concorsi nazionali.

      • Mario ha detto:

        Salve, per concorsi nazionali intendo quelli non riguardanti l’ambito musicale, es. Forze armate, Pubblica Amministrazione etc etc. Quali sono i requisiti per far si che venga riconosciuta la laurea triennale?
        Grazie

        • musicaemusicologia ha detto:

          Beh, di volta in volta dovrà vedere quali sono i titoli richiesti per lo specifico concorso.
          Ma attenzione: se lei si riferisce alla possibilità che venga richiesto un titolo generico, come ad esempio una generica laurea (oggi si specifica sempre più se di I o di secondo livello) od un generico diploma di scuola secondaria, qui la cosa si fa maledettamente seria proprio per lei, che non possiede nè l’uno nè l’altro!
          Possibile che nessuno le abbia mai detto dell’importanza di conseguire, durante l’attuazione ultradecennale della riforma dell’Afam, anche il titolo di scuola secondaria? Senza il quale, una cosa è almeno fin’ora certa, non potrà mai avere alcuna equiparazione a titoli universitari.
          E questo a prescindere della complessità delle questioni aggiuntive, che comunque mancando quel titolo, neppure la coinvolgono …

          Insomma si dia da fare e con qualche sacrificio (corsi serali, per lavoratori etc.) veda di conseguire una qualsivoglia maturità quinquennale.
          Altro, al momento, non sono in grado di dirle.
          M&M

          • Mario ha detto:

            Salve, mai nessuno mi ha parlato dell’importanza di conseguire un ulteriore diploma di scuola superiore perché al tempo quel diploma era riconosciuto come una maturità “normale”. Di questi riconoscimenti (lauree di I o II livello) ne sono venuto a conoscenza solo qualche gg fa. Non entrò in un conservatorio dal 2001, anno del mio diploma, in quanto ho iniziato subito a lavorare, non con la musica. Insomma perché mi venga riconosciuta la laurea di I o II livello devo per forza riprendere a studiare? Perché la segreteria del conservatorio dove ho studiato ha specificato che mi verrebbe riconosciuta la laurea Magistrale ( II livello ) se accompagnato di un altro diploma di scuola superiore, quindi la mia domanda é : che titoli bisogna avere per farsi riconoscere la laurea triennale o di I livello? Grazie ancora

            • musicaemusicologia ha detto:

              In breve, e a costo di ripetere cose già più volte espresse:

              1. il diploma musicale di vecchio ordinamento non è mai stato giuridicamente un diploma di scuola secondaria; era e rimane un titolo atipico e semmai superiore ai titoli di scuola secondaria perché per poterlo conseguire a suo tempo bisognava o conseguire/aver conseguito in parallelo una licenza di scuola secondaria superiore o, in assenza, studiare alcune discipline aggiuntive tipiche degli ordinamenti secondari (italiano, lingua inglese, ed . fisica …);

              2. la legge di riforma del 1999 stabilì la sua equiparazione, in quanto titolo accademico, ai titoli rilasciati dall’università; ma a certe condizioni (l’espletamento di appositi corsi integrativi, che però poi non vennero mai disposti dall’amministrazione). In sostanza venne introdotta la sperimentazione sia dei bienni specialistici (II livello) e, subito appresso, dei trienni accademici di I livello;

              3. in tutti questi casi si è sempre data per scontata l’acquisizione avvenuta, in precedenza o parallelamente agli studi musicali, di una maturità quinquennale e senza questo titolo ogni discorso che la riguarda sarebbe ultroneo (cioè inutile da farsi al momento: insomma una perdita di tempo per entrambi); tuttavia continuo ad affrontare la questione ulteriormente ad i suoi attuali interessi:

              3. in base alla legge del 1999, e segg., si espresse in più casi tanto la giurisprudenza che la pubblica amministrazione; sia attribuendo valore analogo alle lauree universitarie per i diplomi accademici di vecchio ordinamento (congiunti a licenza di scuola secondaria), sia negandolo; dunque producendo risposte contraddittorie proprio per quel vizio di fondo sopra richiamato (mai furono predisposti i previsti anni integrativi della legge del 1999 e invece avviati al loro posto i diplomi accademici sperimentali di I e II livello);

              4. tutto ciò che seguì è estremamente complesso per chi non si intende un tantino di P.A. e di diritto; ma in sintesi estrema è stato più volte ripetuto in queste pagine: i trienni accademici sono stati di recente messi definitivamente ad ordinamento mentre quelli di II livello al momento – e fino alla dovuta ma a tutt’oggi estremamente ritardata (“insabbiata”?) emanazione di appositi decreti ministeriali, attuativi di una legge che si discute proprio in questi post (ma lei vuole seriamente informarsi basandosi solo sul sentito dire?!?) – sono considerati ancora sperimentali e quelli di vecchio ordinamento sono considerati ancora atipici, seppure di generica qualifica accademica (ad esempio gli insegnanti di scuola primaria e secondaria con il vecchio diploma musicale di fatto sono equiparati ai docenti laureati ma non potevano e non possono svolgere concorsi a preside o a ispettore scolastico, a meno che fossero/siano in possesso di aggiuntiva laurea universitaria).

              Tutto ciò però non compromette l’inserimento dei diplomati di musica nelle professioni musicali. Però di volta in volta bisognerà specificare a cosa si può accedere e a cosa no (ad esempio senza diploma di maturità lei non potrà neppure far domanda per iscriversi ad un corso abilitante per l’insegnamento e, al momento, neppure ad un biennio di II livello …).

              Più di così è impossibile essere chiari: lei deve sicuramente possedere una diploma di scuola superiore (che al momento non ha) e dice bene la segreteria al proposito; mentre per l’ulteriore riconoscimento equiparativo o a laurea di II livello, o anche di solo I livello, dovrà attendere l’emanazione dei più volte richiamati decreti ministeriali. Su questo – mi spiace dirlo – varie segreterie conservatoriali continuano ancora ad esprimersi in maniera errata, confondendo l’emanazione di una legge-delega (cioè finalizzata all’emanazione dei più volte richiamati decreti ministeriali) con l’applicazione stessa della legge – ancora non avvenuta; che non solo è tutta ancora da attuarsi ma che probabilmente non verrà mai attuata secondo le aspettative che lì sono state prospettate (equiparazione di vecchio diploma a diploma accademico di II livello).

              Se può si dia da fare per conseguire al più presto una licenza di scuola secondaria quinquennale, altrimenti prima o poi rischia di doversene amaramente pentire.

              • Mario ha detto:

                Salve, finalmente ho le idee molto più chiare, grazie per l’estrema chiarezza nel spiegare questi dettagli non di poco conto. Seguirò il Suo consiglio per evitare di rimanere nel “Limbo”.
                Grazie ancora

  38. musicaemusicologia ha detto:

    Ritorniamo sull’argomento – molto dibattuto tra gli interessati – dell’equipollenza generica tra diplomi conservatoriali di vecchio ordinamento e lauree per richiamare delle importanti norme riguardanti il settore dell’Afam inserite in un provvedimento normativo che si ripropone per esteso di seguito.
    _________________________________________________________________________

    Testo coordinato del Decreto-Legge 25 settembre 2002, n. 212

    Art. 6.
    Valenza dei titoli rilasciati dalle Accademie e dai Conservatori

    1. Allo scopo di determinare il valore e consentire l’immediato impiego dei titoli rilasciati dalle Accademie di belle arti, dall’Accademia nazionale di danza, dall’Accademia nazionale di arte drammatica, dagli Istituti superiori per le industrie artistiche, dai Conservatori di musica e dagli Istituti musicali pareggiati secondo l’ordinamento previgente alla data di entrata in vigore della legge 21 dicembre 1999, n. 508, all’articolo 4 della legge medesima sono apportate le seguenti modificazioni:

    a) il comma 1 é sostituito dal seguente:

    “1. I diplomi rilasciati dalle istituzioni di cui all’art. 1, in base all’ordinamento previgente al momento dell’entrata in vigore della presente legge, ivi compresi gli attestati rilasciati al termine dei corsi di avviamento coreutico, mantengono la loro validità ai fini dell’accesso all’insegnamento, ai corsi di specializzazione e alle scuole di specializzazione”;

    a-bis) il comma 2 é sostituito dal seguente:

    “2. Fino all’entrata in vigore di specifiche norme di riordino del settore, i diplomi conseguiti al termine dei corsi di didattica della musica, compresi quelli rilasciati prima della data di entrata in vigore della presente legge, hanno valore abilitante per l’insegnamento dell’educazione musicale nella scuola e costituiscono titolo di ammissione ai corrispondenti concorsi a posti di insegnamento nelle scuole secondarie, purché il titolare sia in possesso del diploma di scuola secondaria superiore e del diploma di conservatorio”;

    b) il comma 3 é sostituito dal seguente:

    “3. I possessori dei diplomi di cui al comma 1, ivi compresi gli attestati rilasciati al termine dei corsi di avviamento coreutico, sono ammessi, previo riconoscimento dei crediti formativi acquisiti, e purché in possesso di diploma di istruzione secondaria di secondo grado, ai corsi di diploma accademico di secondo livello di cui all’articolo 2, comma 5, nonché ai corsi di laurea specialistica e ai master di primo livello presso le università. I crediti acquisiti ai fini del conseguimento dei diplomi di cui al comma 1 sono altresì valutati nell’ambito dei corsi di laurea presso le università”;

    c) dopo il comma 3, sono aggiunti, in fine, i seguenti:

    “3-bis. Ai fini dell’accesso ai pubblici concorsi, sono equiparati alle lauree previste dal regolamento di cui al decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, i diplomi di cui al comma 1, ivi compresi gli attestati rilasciati al termine dei corsi di avviamento coreutico, conseguiti da coloro che siano in possesso del diploma di istruzione secondaria di secondo grado.

    3-ter. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano alle Accademie di belle arti legalmente riconosciute e agli Istituti musicali pareggiati, limitatamente ai titoli rilasciati al termine di corsi autorizzati in sede di pareggiamento o di legale riconoscimento”.

    _________________________________________________________________________

    Dunque va chiarita in parte la questione per come è stata qui impostata e per come è stata successivamente innovata ma in maniera ancora del tutto indefinita, se non addirittura regressiva.
    Per un verso esiste questa norma che, da sola, equipara “ai fini dell’accesso ai pubblici concorsi” i diplomi Afam di vecchio ordinamento; per altro verso esiste una normativa successiva – fin’ora non attuata, per non dire “insabbiata” – che stabilisce la necessità di emanare un decreto attuativo per stabilire l’equipollenza a delle specifiche lauree di II livello in lettere ad indirizzo arte, musica e spettacolo.

    Il problema di fondo dunque sarà se mai ancora verranno emanati bandi di concorso con la previsione generica del possesso di una laurea e non piuttosto, come si tende oramai ad affermare nell’ordinamento, con questa o quella specifica laurea.
    Mentre per l’iscrizione ad un secondo livello l’inquadramento dei crediti formativi può permettere in un esame di ammissione all’università sia l’iscrizione che la non ammissione del richiedente a seconda delle discrezionali valutazioni di ciascuna singola facoltà/dipartimento universitario.

    Dunque le cose non cambiano, o cambiano piuttosto con la previsione di un’incertezza normativa che facilmente può sfociare in contenziosi di vario genere: in che senso si equiparano i titoli accademici dell’Afam e quelli universitari? Genericamente per affinità verticale: vecchio ordinamento almeno a primo livello e II livello, seppur qualificato dalla nuova normativa ancora come sperimentale, a secondo livello?
    Sul piano genericamente formale si può però affermare che il diploma di vecchio ordinamento è quanto meno equiparabile ad una laurea di I livello. A cosa questo possa servire è altra faccenda, solo in parte chiarita dalle norme qui sopra riproposte e in varie risposte date in queste pagine agli interessati.
    E l’unica cosa certa è che il diploma di I livello dell’Afam è equiparato, anzi “equipollente” (quale la differenza tra i due termini parrebbe un mistero!) a specifica laurea di I livello in arte, musica e spettacolo.
    M&M

    • Mario ha detto:

      Viva il caos….

    • nico ha detto:

      Salve , dopo aver letto tutti i commenti non sono riuscito a capire(forse per la poca attenzione) se i diplomi di V.O. sono equiparabili al II livello anche dopo l entrata in vigore della legge. La mia domanda è questa : ho iniziato gli studi di viola nel 2010 mi diplomero ( vecchio ordinamento) se tutto va bene nel 2018 …con questo titolo oltre a fare concorsi in orchestre e teatri ,cosa posso fare? Posso insegnare alle scuole medie o nei licei musicali? E nei conservatori ?se non posso ,cosa mi conviene fare? Il mio Maestro mi consigliava di i scrivermi

  39. nico ha detto:

    Salve , dopo aver letto tutti i commenti non sono riuscito a capire(forse per la poca attenzione) se i diplomi di V.O. sono equiparabili al II livello anche dopo l entrata in vigore della legge. La mia domanda è questa : ho iniziato gli studi di viola nel 2010 mi diplomero ( vecchio ordinamento) se tutto va bene nel 2018 …con questo titolo oltre a fare concorsi in orchestre e teatri ,cosa posso fare? Posso insegnare nelle scuole medie o nei licei musicali? E nei conservatori ?se non posso ,cosa mi conviene fare? Grazie

  40. Sabina ha detto:

    Salve Maestro, mi sono imbattuta nel suo sito alla disperata ricerca di capire qualcosa di più sull’equipollenza dei titoli dei diplomi del vecchio ordinamento. Devo farle i miei complimenti. Lei si esprime con chiarezza e precisione facendo capire anche a me che sono una profana in campo. Il mio compagno ha un diploma di conservatorio in Direzione d’orchestra conseguito nel 1988 e diploma di scuola secondaria di secondo grado conseguito nel 1979. In vista dell’imminente inserimento nelle graduatorie d’istituto volevo chiederle, se è possibile, qualche chiarimento:
    -Quando lei cita: “L’equipollenza del diploma tradizionale alla laurea di secondo livello non è giuridicamente attiva, come molti erroneamente sostengono…” intende qualunque diploma di conservatorio? Anche il suo?
    – In questo breve lasso di tempo, vedo che il suo ultimo intervento è dell’otto maggio, è cambiato qualcosa?
    Ho letto di alcuni interventi in cui si riteneva discutibile e non giusto l’equipollenza dei diplomi di conservatorio al diploma accademico di II livello e quindi ad una laurea magistrale. Io onestamente non ne comprendo il motivo. E’ forse una questione di preparazione? Allora come si spiega che un diploma magistrale o addirittura un diploma triennale di scuola magistrale conseguiti entro il 2001/02 abiliti, pur se nella scuola primaria, come una laurea in scienze della formazione? Chissà cosa ne pensano i laureati in questione.
    Grazie della sua attenzione e disponibilità.
    Sabina

  41. musicaemusicologia ha detto:

    Si tratta di una questione – come ha ben potuto rilevare – tutt’altro che semplice e che qui si evita costantemente di inquadrare tramite slogan ad effetto, come si userebbe negli ambiti politici e sindacali e, in genere, nei contesti in cui la comunicazione è finalizzata al consenso.

    E, si sa, la ricerca del consenso, si attua innanzitutto tramite l’arte della demagogia, ossia tramite il “prendere per il naso” l’interlocutore, facendogli credere che lui ha comunque ragione e che farebbe bene ad affidarsi a chi gli sta di fronte, che le sue ragioni ben sosterrà … Personalmente sono un educatore e dunque per natura e per acquisita vocazione del tutto refrattario – direi, anzi: allergico – a quest'”arte”; che anzi ritengo la fonte di tutti i mali che coinvolgono il genere umano quando si affida alla pur “nobile” (ma in astratto, molto in astratto) arte della politica – di cui appunto la demagogia costituisce la costante e forse consustanziale degenerazione.

    Nel suo caso: è per me da sempre chiaro che proprio un diploma decennale di direzione d’orchestra – che tra l’altro richiederebbe, rispetto il decennio, un’ulteriore fase preparatoria propedeutica come tutti i diplomi del ramo compositivo cui non si può certo accedere seriamente senza una formazione musicale di base – sarebbe, sul piano dell’equità, tra quei diplomi di magistero che andavano senz’altro salvaguardati nel passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento; in quanto già intrinsecamente riferibili ad un compiuto curricolo di studi musicale specialistico, ossia alla cd. laurea di II livello.

    E fu proprio quello che si accingeva a promuovere a suo tempo agli inizi del processo di attuazione della riforma la cd. Commissione ministeriale Salvetti (dal nome del suo presidente). Questo importante – e prestigioso per i nomi dei suoi componenti – organo assieme consultivo e promotore di idee, una volta insediato dal ministro pro tempore, si pronunziò tra l’altro a favore dell’esistenza già nel vecchio ordinamento di titoli riferibili al cd. livello specialistico e inquadrò innanzitutto tra questi proprio i diplomi di Composizione e di Direzione d’orchestra, includendovi i prestigiosi (allora) Diplomi accademici quadriennali di Musicologia, nonché i diplomi di Didattica della musica in quanto generalmente richiedenti per l’accesso un diploma conservatoriale. Probabilmente si poteva continuare inserendo le situazioni di possesso di doppio diploma v.o., quello strumentale e quello compositivo (ad esempio: un diploma di strumento a fiato e un diploma di Strumentazione per banda, etc.), rendendo più ampia la casistica, ma in maniera rigorosamente riferibile ad una formazione musicale culturalmente completa; appunto … di magistero.

    Invece prevalse la politica demagogica di cui sopra, presso politici e sindacalisti e dirigenti ministeriali addetti ai lavori, e il lavoro degnissimo di quella commissione diventò lettera morta: tra di loro vennero considerati equiparati tutti i diplomi v.o., dai quinquennali di canto – talora di tardiva (se non fortunosa) acquisizione – agli esennali e settennali di strumento a fiato fino ai decennali di strumento ad arco e tastiere, etc. etc.. E fino alla posizione di chi aveva acquisito più diplomi conservatoriali proprio per un desiderio di miglior completamento della propria formazione accademica.

    Per di più si aggiunse il caos del diritto transitorio, di cui ampiamente si tratta in queste pagine: prolungato per oltre un decennio e fino ad un ventennio, tramite la coesistenza forzata di vecchio e nuovo ordinamento. Il che comporta che oggi coesistono assieme al diplomando con titoli di magistero, come il suo compagno, anche diplomati con il diploma accademico di I livello in Direzione d’orchestra, i quali magari hanno acquisito nel frattempo un successivo diploma accademico di II livello, così completando il curricolo del 3+2.
    E va rilevato che un diploma accademico è comunque strutturato come un diploma universitario, sia in senso pluridisciplinare che per impianto rigoroso di crediti e debiti formativi.

    In tal senso se di “laurea” si deve parlare nel senso più compiuto (numericamente riferibile come del 3+2 o del 5) oggi la questione si fa maledettamente più complessa. Proprio perchè il triennio accademico di nuovo ordinamento è stato costruito sulla base dell’ampliamento del vecchio diploma. E dunque non può certo essere allo stesso inferiore, ma semmai superiore in quanto aggiornato fino a doverlo porre dalla legge stessa e dalla sua coerente applicazione come l’ideale futuro delle istituzioni dell’Afam.

    E – detto per inciso, con riferimento alle varie “rimestature” di comodo, circolanti negli ambienti musicali – se questo è stato fatto male, con leggerezza o sottovalutazione, da qualche istituzione dovrebbe essere la stessa a pagarne le conseguenze nelle persone dei responsabili. Che in un modo o nell’altro avrebbero letteralmente boicottato una normativa di legge e dunque pregiudicato il proprio stesso futuro nella non credibile qualificazione dei propri nuovi titoli accademici!
    Ma siamo nel “paese dei balocchi” e questo non è, ahimè, pensabile che possa prevedibilmente accadere se non nei fatti concreti delle responsabilità formative individuali: chi ha meglio studiato avrà migliori opportunità di potersi affermare nella propria carriera lavorativa. Anche se questo concorrere di vari imbrogli sembrerebbe fatto apposta per favorire il caos e le situazioni conseguenti di emergenza, e a ridosso dunque le clientele e le raccomandazioni varie di chi ne approfitta …

    Per concludere. Personalmente auspicherei che venga prima o poi insediato un credibile organo consultivo (non certo la Conferenza dei Direttori, composta magari da stimabili colleghi eletti alla carica direttiva presumibilmente per meriti professionali, ma di primaria rilevanza politico-culturale e non certo didattico-professionale) che porti a compimento la questione con il massimo dell’oculatezza possibile. E magari continuando a sviluppare la saggia impostazione della richiamata commissione Salvetti – che al momento troverebbe però una situazione ben più complessa con cui confrontarsi. Peraltro, nello stato normativo delle cose, quest’organo dovrebbe fare i conti con i più volte richiamati rigorosi posizionamenti del Consiglio universitario nazionale, a proposito delle equipollenze con specifiche lauree di II livello. E qui, seppure accuratamente celato dai protagonisti politico-sindacali della vicenda, sta il principale nodo della questione, forse addirittura irrisolvibile.

    Quanto all’inserimento nelle graduatorie d’istituto il problema non si pone. Al momento la politica ministeriale tende a prevedere come titolo di riferimento, e alla pari, tanto il diploma atipico v.o. (equiparato genericamente a laurea ma senza una precisa specifica a quale livello) quanto il diploma accademico n.o.; e riferendo dei punteggi aggiuntivi al diploma di II livello. Qualche differenza la cominciamo a riscontrare nelle tabelle dei titoli riferiti ai licei a indirizzo musicale, ma si tratta di specificità disciplinari che non modificano l’impianto in questione.
    La questione dell’insegnamento musicale, riguardante anche l’ammissione ai corsi abilitanti di didattica della musica, al momento non appare come intersecante la questione di fondo che qui si va trattando, insomma.

    In tal senso da tempo vien da pensare che la politica (anche sindacale) dell’insabbiamento della questione dell’equipollenza del v.o. a diploma universitario di II livello (“laurea specialistica” o ” di magistero” a indirizzo arte, musica e spettacolo) serva fondamentalmente a conservare uno status quo più a lungo possibile, evitando di porre sul tavolo come dirimente ai fini professionali la questione del rapporto tra vecchi e nuovi titoli. Anche perchè emergerebbero con tutta la loro gravità le responsabilità di quanto contraddittoriamente prodotto o non prodotto in tutti questi anni di attuazione della riforma del sistema dell’Afam (una riforma prodotta tramite precisi accordi internazionali ai fini dell’equiparazione dei sistemi formativi europei!). Tra l’altro come giustificare altrimenti l’attuale, quasi ventennale, indecorosa corsa all’acquisizione di titoli del vecchio ordinamento, in simultanea a quelli che invece rappresenterebbero il futuro delle istituzioni?

    Insomma si sta probabilmente procedendo nell’ottica di una sanatoria ad libitum. E in questo – da disincantati italiani – non ci confermiamo forse massimamente degni delle nostre “migliori” tradizioni? 🙂

    M&M

  42. marco ha detto:

    Salve,
    sono studente al V anno del corso di Organo del Vecchio Ordinamento.
    Vorrei sapere cosa comporterebbe un mio eventuale passaggio al nuovo ordinamento.
    1. Innanzitutto: è possibile?
    2. L’iter di studi percorso quanto mi viene riconosciuto? ..riguardo ai crediti formativi?
    3. Visto il calderone di informazioni, chiedo (sinceramente): quanto conviene pensare ad un passaggio al n.o.?
    Grazie in anticipo!

    • musicaemusicologia ha detto:

      Salve a lei,

      va preliminarmente osservato che ognuna delle risposte è comunque influenzata dalla corrispondente situazione dello specifico ISSM (Conservatorio riformato).

      1. Dovrebbe essere possibile giocoforza per decreto istitutivo e la scelta dovrebbe poter avvenire alla conclusione del quart’ultimo anno del corso tradizionale dato che il triennio è stato equiparato a suo tempo agli ultimi tre anni del diploma tradizionale, però più solidamente impiantato sul piano pluridisciplinare in analogia ai corsi universitari.

      2. Non dovrebbero esserci crediti formativi riferibili ai corsi anteriori all’ottavo (nel suo caso di un corso decennale). E peraltro oggi – a regime riformistico attuato – per accedere al triennio bisogna prima frequentare i corrispondenti corsi di base oppure un liceo musicale/scuola secondaria nella specialità strumentale di elezione (Organo, nel suo caso).
      Va detto, ad onor del vero, che alcune istituzioni per acquisire studenti (e i conseguenti vantaggi in termini di sovvenzioni statali) hanno aperto, e talora anche di molto, le maglie della selezione (del resto accade anche in tanti corsi universitari …) e dunque in teoria lei potrebbe prepararsi un programma di ammissione anche più leggero del “normale” previsto dal diploma tradizionale ed essere ammesso al triennio, con o senza debiti. Sono le storture del momento: c’è, tra gli studenti, chi ne approfitta anche a svantaggio della propria complessiva formazione; c’è pure chi pensa di doverlo fare perchè arrivare prima alle scadenze di acquisizione di un titolo certamente giova (aggiungerei: a parità di livello e di qualità effettiva della formazione) …
      Dunque ogni scelta è a proprio rischio e pericolo. Veda lei.

      3. Posso solo dirle cosa farei io se fossi uno studente piuttosto che un insegnante nelle dette istituzioni:

      a) mi informerei molto bene e quanto più esaurientemente possibile circa la qualità delle docenze con cui dovrei fare i conti (bravura concertistica ma anche bravura e disponibilità didattiche del/dei docente/i di strumento, qualità professionale degli altri docenti) e dell’istituzione nella quale si esprimono.

      b) Sceglierei il triennio se volessi una “laurea” certa e non raffazzonata rispetto l’attuale panorama normativo-istituzionale,magari con una prova finale mista: concerto pubblico e discussione di una tesi illustrativa analiticamente e/o storicamente del repertorio suonato (in tutto o in parte); non lo sceglierei se scoprissi che i docenti dello specifico conservatorio l’hanno male attuato, sebbene si tratti del futuro oramai in corso di stabilizzazione della loro stessa istituzione. Sceglierei di continuare il tradizionale se il passaggio al triennio dovesse comportarmi non tanto un appesantimento dello studio quanto un’eccessiva frequenza di corsi “inutili” perchè gestiti da docenti malpreparati alla conversione istituzionale imposta – ma non controllata ispettivamente – dalla riforma: nel senso universitario di un’alta accademia di musica. Un solo esempio: se scopro che i docenti dell’ex-solfeggio e dell’ex-armonia e dell’ex-storia nel triennio offrono cattive rimasticature grammaticalistiche e nozionistiche del tradizionale …

      c) Infine c’è una seria questione che andrebbe tutta a favore del corso tradizionale e cioè la sua presunta equiparazione all’intero 3+2 (in realtà ancora in divenire e anzi interrotta proprio per la sua contraddittorietà di sistema – sebbene prevista a certe condizioni da una specifica legge). Si tratta di una questione estremamente contraddittoria e paradossale – lo ripeto, fino alla nausea (ma non ritorno sulle argomentazioni che sul sito è possibile ampiamente ritrovare nella loro semplicità e complessità assieme, ma che richiedono al lettore mente aperta e competente – oppure vogliosa di competenza). E in base alla quale, in questi anni, abbiamo assistito – da parte tanto di studenti quanto dei rispettivi docenti – ad un fuggi fuggi dai trienni tutto a favore del tradizionale.

      Anche qui ogni scelta presenta dei rischi.
      Il più evidente: perchè studiare due anni in più se con il tradizionale già acquisisco (= pare che io acquisisca) anche la specialistica?
      All’inverso: per iscrivermi al biennio di didattica se ho frequentato la specialistica/magistrale – nell’attesa di essere ammesso – avrei dei crediti riconoscibili (ad esempio: più o meno tutte le materie strumentali), mentre dal tradizionale dovrei comunque iscrivermi al biennio per un’analoga situazione.
      Inoltre il diploma accademico triennale è in maniera indiscussa riconosciuto equipollente ad una specifica laurea (quella musicologica di I livello) mentre sul tradizionale si è in questi anni innescato un contenzioso amministrativo e giudiziario contrastante: è una laurea o no? e, se si, a quale esatto livello corrisponderebbe (primo, secondo?) e come si fa a valutarne la consistenza, mancando un impianto pluridisciplinare analogo a quelli universitari?

      d) Come vede il “calderone di informazioni” cui fa riferimento è connesso ad una situazione giuridico-normativa ed istituzionale tutt’altro che limpida e trasparente. Soprattutto poco chiara quanto alla, pur dovuta (costituzionalmente), certezza del diritto.
      Ma siamo in Italia e questa stortura costituisce purtroppo uno standard. Al quale conviene ovviare nel nostro “piccolo” – a mio modesto parere – invertendo del tutto la tendenza. Ossia cercando il meglio per noi stessi, anche se (anzi proprio perchè) più impegnativo e difficile.
      E per potere affermare alla fine, con piena coscienza: “si, è stato certamente tutto difficile,contrastato, ma c’è l’ho fatta come meglio non avrei potuto …
      Tutto ciò richiede il massimo dell’assunzione personale di responsabilità.

      Auguri per le sue scelte.
      M&M

      • marco ha detto:

        La ringrazio per la sua risposta. Tutto è molto chiaro: in realtà, purtroppo, nulla lo è ancora!
        ..ma seguirò il suo consiglio: sceglierò cercando il meglio per me stesso!
        Grazie ancora!!

  43. musicaemusicologia ha detto:

    Ripubblico di seguito un carteggio attuale, ma erroneamente agganciato dal richiedente ad un altro molto precedente (ossia riferito non allo scrivente ma ad altra persona richiedente).
    __________________________________________________________________

    Inviato il 19/05/2015 alle 16:43 | In risposta a Sarah.
    GENTILE M°/PROF. LE CHIEDO LA CORTESIA DI RISPONDERE ALLE MIE SEGUENTI DOMANDE:
    1) AVENDO IL DIPLOMA DI PIANOFORTE VECCHIO ORDINAMENTO E IL 5 ANNO LICEALE QUALE LAUREA MI E’ RICONOSCIUTA?
    2) AVENDO L’ABILITAZIONE E L’INSEGNAMENTO NELLE SCUOLE SUPERIORI E TITOLARITA’ DI CATTEDRA POSSO RIMETTERE DOMANDA PER STRUMENTO MUSICALE NEI LICEI O SCUOLE MEDIE?
    3) AVENDO TITOLI ARTISTICI DI CANTO LIRICO COME SOLISTA E AVENDO VINTO CONCORSI INTERNAZIONALI NELLE FONDAZIONI LIRICO-SINFONICHE ED AVENDO PARTECIPATO CON QUESTE DAL 96 AL 2008 A TUTTE LE ATTIVITA’ QUALI POSSO METTERE NELLA DOMANDA NEI CONSERVATORI? IN QUALE CLASSE DI CONCORSO?’

    __________________________________________________________________

    Inviato il 20/05/2015 alle 09:51 | In risposta a Luca.
    1) Per quanto riguarda l’equiparazione del v.o al nuovo dovrei ripetermi all’infinito, mentre invece va letto con attenzione quanto nel sito abbondantemente pubblicato, proprio per capire come una risposta certa in un momento di incertezza della situazione normativa non è possibile.
    2) Il passaggio da un ruolo ad un altro, oltre che legato alla disponibilità effettiva di posti, si rende possibile nella scuola primaria e secondaria solo se si è in possesso della relativa abilitazione e, nel caso, andrebbe indagato con attenzione se la vecchia abilitazione all’insegnamento musicale, unificata a suo tempo tra secondaria inferiore e superiore, include pure la classe 077 (strumento musicale), cosa che a me non sembra perchè per quella tipologia d’insegnamento è prevista assieme al titolo specifico anche l’idoneità artistico-professionale. Però in qualche caso in passato mi è capitato di assistere ad applicazioni difformi da questo principio, quanto meno a livello di attribuzioni temporanee di incarichi oppure di accesso aperto ai relativi corsi abilitanti. Anche qui sembrerebbe che l’interpretazione normativa non sia uniforme e bisognerebbe vedere caso per caso, anche nel senso delle occasioni specifiche che variamente si dispongono sul territorio nazionale.
    3) Per insegnare nei Conservatori il Canto (lirico), ieri come oggi e come per qualsiasi altro insegnamento, è richiesta l’idoneità per titoli artistico-professionali e la posizione utile nella graduatoria, appunto, degli idonei. Per potervi accedere non è vincolante il possesso del titolo di studio sulla base dell’antico e aureo principio accademico(-universitario) della “chiara fama”; la quale però andrebbe attribuita ad artisti che effettivamente dimostrino “indiscutibilmente” di possederla: insomma la mancanza nei fatti di questa “evidenza” della chiara fama in un paese civile dequalificherebbe senz’altro l’istituzione accademica che pure opinatamente la sostiene per uno o più dei suoi docenti! E in effetti nel nostro paese di questo principio discrezionale si è difatti troppo spesso abusato e un pò ovunque*, ma ciò non significa che l’abuso costituisca una regola. Dunque sarebbe bene – ma non è vincolante – avere preliminarmente un diploma di canto – o, meglio: un curricolo didattico-formativo credibile – per accedere al relativo settore disciplinare CODI/23 (si chiama oggi così la vecchia classe di concorso F080) e questo va comunque corroborato da una seria e consistente attività di rilievo artistico-professionale; questa verrà valutata discrezionalmente ma ben motivatamente dall’apposita commissione (oggi con riferimento a precise tabelle di valutazione anche quantitativa dei titoli) ai fini dell’inserimento o nella graduatoria degli idonei oppure in quella dei non idonei.

    M&M

    (*) E’ l’argomento – costantemente ed inutilmente all’ordine del giorno – della meritocrazia: l’araba fenice di cui in Italia si discute da sempre e spesso a vanvera, anche perchè non di rado ciò accade troppo spesso a cura di politici e giornalisti tutt’altro che … “meritevoli”.

  44. Davide ha detto:

    Salve, anche io come tanti ho ancora a molta confusione. Volevo approfittare dei suoi preziosi consigli in merito alle questioni delle equipollenze.
    Ho una Laurea Triennale in DAMS e un Diploma Accademico di II livello in Musica Applicata del Conservatorio di Ferrara; il mio titolo è equiparato a LM-45? Posso con il suddetto Diploma eventualmente accedere ai TFA e per quali classi di concorso?
    Grazie della cortese attenzione,
    Davide

    • musicaemusicologia ha detto:

      Lei ha proprio ottime ragioni per avere “molta confusione”, dato che la situazione normativa al proposito si presenta tanto complessa quanto ingarbugliata.
      La legge di stabilità del 21 dicembre 2012 aveva a suo tempo predisposto l’equipollenza dei diplomi di secondo livello Afam alle lauree in musicologia e affini LM-45. Ma delegando ad appositi decreti di attuazione che nel frattempo non sono stati mai emanati e che neppure sono all’ordine del giorno in sede politico-amministrativa: la questione estremamente articolata è stata proprio da me, a suo tempo, abbondantemente approfondita tanto nelle pagine di questo sito quanto nelle pagine di una rivista come La Tecnica della Scuola e non posso che rimandarvi, per chi volesse averne piena contezza.
      E del resto per insegnare Storia della musica nei licei musicali si richiedono titoli di II livello appositamente dedicati: come mai non ha continuato in questa direzione, provenendo lei da un Dams musicologico di I livello?
      Il suo diploma specialistico in Musica applicata non mi risulta abbia una sua specifica collocazione liceale. Quindi o trova dei riferimenti generici ad una laurea o diploma Afam di II livello come titolo richiesto ad uno specifico Tfa o Pas (ha mai insegnato da precario?) oppure probabilmente potrà fare riferimento solo alla disciplina Educazione musicale negli istituti secondari, SMS e licei dove l’insegnamento è ancora previsto.
      Io posso solo consigliarle, se proprio crede nell’insegnamento, di fare domande di supplenza nelle sedi più disagiate; dove forse può riuscire ancora a trovare qualche spazio. E al contempo di inserirsi a pieno ritmo nello studio della didattica della musica, dove può e come può.
      Auguri.
      M&M

      • Davide ha detto:

        Gentilissimo, è stato più efficace Lei con una risposta che tantissime telefonate che ho potuto fare in segreterie varie tra atenei e Conservatori. Mi rimane solo un ultimo dubbio: dunque con il II livello che ho conseguito in Musica Applicata posso almeno chiedere l’accesso a Tfa o Pas per le classi di concorso A032 oppure A029 e A030 per ambito disciplinare AD03? Se non sono queste allora a quali classi di concorso posso puntare? Grazie ancora
        cordialmente
        Davide

        • musicaemusicologia ha detto:

          Non è possibile al momento dare una risposta che valga una volta per tutte, proprio perchè la situazione normativa è estremamente fluida, e anche con titoli accademici profondamente rinnovati e, in parte, prima addirittura inesistenti (come il suo di Musica applicata).
          Di volta in volta si dovrà fare riferimento a quanto previsto per ciascuna procedura concorsuale, nelle tabelle riferite ai titoli di accesso e valutabili.
          Saluti.
          M&M

  45. TANIA ha detto:

    Approfitto spudaratamente perche’ ho letto tanti commenti ma alla fine ho solo una gran confusione. Ho un diploma di ragioneria conseguito nel 1996 ed il compimento inferiore di clarinetto del 1997. Si puo’ equiparare a laurea triennale?

  46. claudia ha detto:

    invece io che ho un diploma di maturità classica conseguito nell’84 e il diploma di compimento medio di pianoforte conseguito nel 94 sì, vero?
    Grazie

  47. Roberto ha detto:

    Buongiorno,
    sono in possesso di “diploma di Conservatorio” conseguito nel 1993 con vecchio ordinamento, per strumenti a percussione si chiamava Attestato finale del corso speciale permanente di strumenti a percussione (durata 8 anni).
    Ho fatto solo 2 anni in un istituto tecnico e non sono in possesso di diploma di maturità.
    Volevo sapere il mio titolo di studio a cosa è ora equiparato, a livello pensionistico gli anni di studio possono essere conteggiati in senso figurativo e se il titolo è ancora valido per poter accedere ad abilitazione e concorsi pubblici.

    • musicaemusicologia ha detto:

      Purtroppo in mancanza di una maturità le risposte sono tutte problematiche se non del tutto negative. Non le sarà possibile sicuramente accedere ad abilitazioni e a concorsi pubblici che richiedano laurea o diploma accademico o equiparato; se è un bravo percussionista potrebbe provare a partecipare ad audizioni in qualche teatro per entrare a far parte dell’orchestra sempre che si rendano posti disponibili, ma la concorrenza è tanta e “spietata” rispetto la poca domanda di lavoro. Per la pensione la legge di riforma del 1999 le preclude la possibilità di riconoscimento del titolo come equiparabile in senso accademico ossia quanto meno post-secondario (lei non ha il titolo secondario). Potrebbe forse ottenere delle supplenze di musica da qualche dirigente scolastico in scuole particolarmente disagiate o comunque poco richieste oppure in scuole private di musica, in mancanza appunto di disponibilità di altri più titolati, ma senza prospettive per il futuro permanendo in tale situazione. Insomma se non provvede al più presto a conseguire un diploma di maturità quinquennale il suo titolo in ambito lavorativo pubblico non sarà più utilizzabile: è l’unico consiglio positivo che riesco a darle.
      M&M

  48. Eleonora ha detto:

    Buongiorno,
    sono una diplomata in pianoforte nel periodo di transizione tra vecchio e nuovo ordinamento. Ai tempi ero all’ottavo anno e ci era stato detto che il diploma accademico di I livello corrispondeva al diploma vecchio ordinamento, anzi essendo considerato un corso universitario ci avrebbe dato qualcosa in più, e tutti gli allievi interni sono stati fatti “transire” al nuovo ordinamento. Quindi dopo esami in più, tasse maggiori etc. nel 2008 ho concluso il triennio sperimentale e ho fatto domanda di inclusione nelle graduatorie di III fascia per l’insegnamento. Secondo gli sviluppi recenti il diploma di I livello non è più un titolo valido per insegnare. Dato che le leggi non hanno valore retroattivo e al momento del conseguimento ho potuto inserirmi in III fascia è corretto ritenere che il mio titolo mantenga validità per l’insegnamento? Grazie.

    • musicaemusicologia ha detto:

      Mettiamo un po’ di ordine nelle sue domande e nelle sue risposte un po’ troppo perentorie …
      1) Il diploma accademico di I livello allo stato attuale è l’unico titolo conservatoriale reso equipollente a diploma universitario (“laurea”) esistente per legge e conseguente decreto applicativo mentre per i diplomi accademici di II livello e di vecchio ordinamento, la normativa di equipollenza non è stata ad oggi applicata dai previsti appositi decreti, dunque rimanendo lettera morta. Questo significa ad esempio che la riconoscibilità ai fini del riscatto degli studi universitari è meno che mai indiscutibile per il primo (suo) titolo, mentre per gli altri stiamo ancora assistendo ad una applicazione contraddittoria del principio normativo di equiparazione stabilita dalla legge di riforma;
      2) tanto un diploma accademico di primo livello quanto un diploma di vecchio ordinamento permette l’accesso ai corsi abilitanti di II livello e soprattutto di specializzazione in didattica della musica, gli unici titoli conservatoriali abilitanti all’insegnamento e frequentando nell’attesa un biennio specialistico in strumento si può a buon titolo sperare che alcuni esami superati vengano convalidati successivamente nel relativo corso di didattica strumentale;
      3) si può accedere a supplenze anche senza il titolo abilitante, ma in tal caso subordinatamente alle graduatorie degli abilitati.

      Dunque: si iscriva e frequenti il biennio strumentale innanzitutto per migliorare la sua preparazione e, non appena possibile, si dia da fare per superare l’ammissione ad un diploma abilitante all’insegnamento. E successivamente per accedere al TFA e al concorso a cattedra, salvo interventi ope legis di immissione in ruolo, ma sempre riferibili agli abilitati. Questa è l’attuale trafila prevista dalla normativa vigente.
      Se nel frattempo riesce a inserirsi, priva del titolo abilitante, nell’insegnamento ne approfitti per farsi anche un’esperienza aggiuntiva sul campo, ma senza mai smettere di studiare se vuole non solo far bene il suo mestiere (non bisognerebbe mai smettere di conoscere, studiare ed apprendere in una qualsiasi professione, figuriamoci in una professione intellettuale come l’insegnamento!) ma anche per un giorno accedere ai ruoli (= tempo indeterminato).
      Spero di essere stato sufficientemente chiaro.

      _______________________________________________________________

      Per il resto invito lei e chiunque altro interessato a tali tematiche a rileggersi quanto pubblicato nel sito sull’argomento perchè la situazione attuale continua a mantenere le contraddizioni più volte segnalate e che bisogna comprendere bene nella loro sostanza, dato che come diceva U. Eco: “il web è un luogo meraviglioso ma permette a qualunque imbecille (= ignorante o altro …) di esprimersi” … in maniera paritaria a chiunque altro e dunque nel massimo inimmaginabile di informazione produrre un’informazione equivalente a zero.

      In tal senso piuttosto che “fidarsi” del chi scrive di turno (me incluso) imparate tutti quanti a saper leggere e capire bene come va ricercata la verità, fattuale o normativa che sia.

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