Cos’è l’intelligenza musicale? Ipotesi di un Forum interdisciplinarmente aperto

di Mario Musumeci

Facile a definirsi tramite un’ovvietà – quella che i filosofi chiamano una tautologia (1):

l’intelligenza musicale è l’intelligenza tipica dei musicisti.

Come quella linguistico-verbale sarebbe quella dei pensatori e dei retori, ma anche degli scrittori e degli attori  … Come quella cinestesico-performativa (associazione di corporeo-cinestesica e spaziale-performativa) sarebbe quella degli atleti e dei performer in genere – inclusi i soprarichiamati attori …  Come quella logico-formale sarebbe quella dei matematici ma anche dei filosofi e dei giuristi … Etc., etc..

E sembra di aver detto tutto, senza in realtà aver detto niente.

Bisogna però riconoscere che è stato fatto un “enorme” passo avanti negli ambiti della psicologia generale con l’affermazione del principio che l’intelligenza umana si manifesta solo nelle sue più diverse e specifiche modalità – tra le quali stanno, ma non da sole, le sopradette – e non in una sua presunta e pretesa assolutezza: concetto in voga in quasi tre quarti del secolo oramai  trascorso. Il che vi ha giustificato, e in parte continua qui e là a giustificare, quei famigerati test d’intelligenza generale che nel misurarne i quozienti (intellettivi, appunto) hanno discriminato i soggetti osservati tramite misurazioni che in ultima sintesi parevano fatte apposte semmai per valorizzare l’intelligenza di chi quei test aveva scritto. Giungendo fino alle aberrazioni tanto della nazista intelligenza ariana quanto della razzista intelligenza media discriminante i neri d’America nella pretesa superiorità dell’uomo bianco, così dimostrata appunto nel discriminante concetto.

Ma il punto che interessa oggi maggiormente è certo un altro.

Se per un verso è abbastanza accettabile che l’intelligenza generale di un individuo risulti con tutta evidenza una combinazione dei vari modelli di intelligenza: un individuo medio che sa suonare la chitarra esibisce certamente un’intelligenza musicale; e se si esprime nel parlare con discreta appropriatezza nessuno gli negherà il possesso di un’intelligenza linguistico-verbale, così se sa far bene di conto oppure se riesce a riparare il motore della propria auto … Insomma l’intelligenza generale in tal modo  si dimostra così come una integrazione fattoriale di più modelli intellettivi specifici.

Per altro verso – e qui sta il punto – discriminando all’interno di ciascun modello di intelligenza, tale multifattorialità discrimina anche le diverse sotto-specificità in cui si rivela un’intelligenza specifica. Così come un retore (un politico, un avvocato …) esibisce assieme all’intelligenza linguistico-verbale anche una non indifferente intelligenza performativa e, nel dimostrar bene le sue tesi, sfrutta anche una pertinente intelligenza logico-formale …

E un musicista?

Bisogna intendere bene preliminarmente cosa questo stesso appellativo richiami in una determinata civiltà e in una determinata epoca. La nozione di musicista si differenzia tanto geograficamente quanto storicamente  da una cultura all’altra. Però è agevole individuarne alcune costanti.

Che l’intelligenza musicale riveli innanzitutto un alto tasso cinestesico-performativo lo rivela non solo il fine primario, di una impeccabile tenuta esecutiva, che attribuiamo ad una esibizione musicale, ma anche tutta quella discreta mole di trattati e pratiche metodologico-didattiche che si riferisce agli aspetti anatomico-fisiologici della pratica strumentale. Se riferiamo questa intelligenza anche ad un musicista compositore ci accorgiamo però del prevalere di importanti inviluppi nella componente intellettiva cinestetico-performativa di matrici logico-formali. Mentre nel musicologo e nel didatta di musica a tutti i livelli si rivelano, nei gradi più differenti, anche matrici linguistico-verbali …

Insomma parrebbe che anziché andare avanti nell’approfondire ulteriori specificità della specifica intelligenza – nel nostro caso l’intelligenza musicale di strumentisti esecutori, compositori, direttori di banda, di coro e d’orchestra, musicologi, didatti dei vari livelli specialistici e non della scolarità e dell’accademia specifiche …  – si rimanga fermi nel constatarne le diverse proprietà solo ad un livello comparativo ed integrativo con le altre intelligenze.

Il che non allontanerebbe in fondo granché dalla tautologia iniziale.

Probabilmente è il problema che è mal posto, soffrendo proprio in sede di psicologia generale di una gravissima e oramai sempre più insostenibile ipoteca:

insomma pare proprio che non esista – se non come dato teoretico di sintesi – una intelligenza generale, che si manifesti cioè a prescindere delle proprie specificità!

E dunque ogni psicologia generale rischia di esprimere un punto di vista limitato ad una o più specifiche intelligenze. E allora non pare un caso se di questi tempi monti sempre più la polemica contro certa accademia generalista che spesso ben poco dimostra di aver da dire al proposito dell’intelligenza umana, appunto perché si esprime per troppo segregati punti di vista. E così pure per una conseguente pedagogia generalista, sua succedanea, a buone ragioni accusata di buro-pedagogismo …

[Cfr. al proposito l’articolo: La buro-pedagogia come strumento del potere: concetto politico ed origini culturali]

L’intelligenza si mostra e si dimostra innanzitutto nella qualificazione generale di quadri cognitivi  – considerabili al modo di gestalt, di modi universali di disporsi dell’intelligenza umana, appunto. Ma tali quadri cognitivi si attuano  in modelli di intelligenza specifici. Così ad esempio la continuità direzionale è riscontrabile nella tendenziale inerzialità cognitiva di un moto melodico orientato, poniamo, in direzione ascendente. E, in tal senso, vengono percepiti e riferiti come attriti tutte le deflessioni dal movimento principale (locali tratti discendenti). E, assieme alle altre qualità del moto – per gradi congiunti, disgiunti parzialmente o localmente, modali, tonali … – si tratta di caratterizzazioni che precisano la qualità dello specifico tratto di moto melodico.

Fino a configurarlo sia in quanto dato percepito al modo di un evento temporale sia ricostruibile e ricostruito tramite la memoria nel modo sintetico e dunque immaginabile di un oggetto spaziale.

Dunque di un dato intellettivo concreto: una specifica melodia che però può per comparazione, trasformazione, ricollocazione … impiantarsi come un modello precisato di quel quadro cognitivo.

Come si può osservare:

  1. il quadro cognitivo generale – la continuità direzionale – costituisce il trait d’union astratto tra le varie e specifiche intelligenze;
  2. la nozione teorico-generale di melodia ascendente costituisce una sua specificità in ambito di intelligenza musicale;
  3. la melodia concreta costituisce il dato musicale oggettivo prodotto da tale specifica intelligenza così resasi attiva.

A non dire dei ben diversi modi in cui tale dato si esprime nella diversa intelligenza musicale di un  performer puro, di un compositore, di un improvvisatore provetto, di un musicologo teorico-analista dei più diversi repertori musicali, di uno storico della musica o di un appassionato conoscitore non occasionale di repertori musicali … La discussione ci porta qui in territori della conoscenza in buona parte tutti da dissodare.

Però la domanda fondamentale che occorrerebbe porsi fin d’ora è del tutto conseguente al nostro discorso.

Va considerato un obiettivo ideale della formazione musicale specialistica il perseguimento solo di una sotto-specifica intelligenza musicale; e cioè già fin dall’avvio quella del performer puro, oppure del compositore anche non performer, oppure del musicologo, etc. etc.

O va considerato un obiettivo ideale della formazione musicale specialistica un armonioso equilibrio fra le diverse istanze della personalità musicale. Salvo poi approfondirne quella più caratterizzante il singolo interessato?

In provvisoria conclusione non si tratta qui – di svolgere approfonditamente considerazioni, per di più di punta in ambiti che in senso stretto non ci competerebbero, di psicologia musicale. Quanto di osservare che sta proprio negli ambiti della specifica teoria generale del linguaggio (in tal caso: musicale) la chiave di inquadramento delle specificità cognitive sopra richiamate. E che pertanto la ricostruzione epistemologica del problema posto a monte – cos’è l’intelligenza musicale – è tanto problema di psicologi che si dilettano di musica quanto problema di musicisti che si dilettano di psicologia. Categorie di studiosi che praticano entrambe la detta intelligenza. E alle quali – salvo ogni eventuale trasparente e funzionale verifica di professionalità – andrebbe demandata congiuntamente la definizione di cosa possa dirsi intelligenza musicale nel modo più articolato possibile.

_________________________________________________________

(1) Una tautologia – dal greco ταυτολογία, composto di ταυτó (= lo stesso) e λογία (da λόγος = discorso) – in logica, è un’affermazione vera per definizione, quindi fondamentalmente priva di valore informativo.

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Una risposta a Cos’è l’intelligenza musicale? Ipotesi di un Forum interdisciplinarmente aperto

  1. vincenzomar ha detto:

    bell’articolo prof! lascia più domande che risposte, bello forse anche per questo

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