Validità e corrispondenze all’estero dei titoli accademici dell’Afam

Ricevo dal caro Giovanni, mio affettuoso ed indimenticato allievo nonchè valente pianista, e rispondo di seguito, in modo da essere utile anche a chi si trova in analoga situazione.

“Gentile Prof. Musumeci,

scrivo questa mail per ringraziarla di tutto ciò che offre attraverso il suo sito internet; credo sia un ottima opportunità data anche la situazione marginale che viviamo all’interno delle istituzioni in questi giorni. In particolare mi riferisco a ”L’equipollenza alle lauree dei diplomi di conservatori e accademie” del 15 gennaio 2013.
Da diverso tempo penso di programmare un trasferimento all’estero e mi trovo in una situazione caotica riguardante la validità dei nostri titoli con gli equivalenti Bachelor, Master e PhD. Nel 2005 mi sono diplomato con il vecchio ordinamento e  ho seguito i corsi di biennio sperimentale II livello (il primo anno in cui venne istituito il corso accademico) fino al conseguimento nel 2007. 
In attesa di un suo consiglio la ringrazio anticipatamente e spero di vederla presto.
 
Cordiali saluti, il suo allievo

Giovanni Forestieri”

____________________________________

Caro Giovanni, innanzitutto benvenuto nel sito.

E spero che ti possa tornare utile anche se forse non nell’immediato. Difatti al momento è proprio come tu stesso affermi a proposito della situazione caotica riguardante la validità dei nostri titoli accademici con gli equivalenti stranieri. Bisognerà aspettare, in base alle più recenti disposizioni normative, ampiamente discusse negli articoli di riferimento di questo post, i decreti ministeriali  attuativi riferiti ai diplomi accademici vecchio ordinamento e a quelli di biennio specialistico (II livello); questi ultimi al momento considerati – a torto o a ragione, che dir si voglia – ancora sperimentali.

Al momento un’istituzione accademica straniera potrebbe anche equiparare in maniera adeguata tanto il tuo diploma di pianoforte v. o. quanto il tuo diploma specialistico. Ma non sussistono al proposito regole certe e riconosciute tra i diversi paesi. L’attuazione piena della legge di riforma dell’Afam del 1999, in base alla quale era stato infatti creato il sistema del 3+2 in analogia agli ordinamenti universitari, puntava – e punta ancora – ad una omogeneizzazione quanto meno a livello di comunità europea dei corrispondenti titoli. Ma se per i trienni accademici messi ad ordinamento, e adesso stabilizzati anche nella precedente versione sperimentale, questa corrispondenza è finalmente un dato di fatto, nulla può dirsi di certo per le due tipologie che ti riguardano.

Restiamo appunto in attesa dei decreti attuativi. E speriamo che si diano una mossa tutti gli organi preposti e facciano un buon lavoro, soprattutto credibile – cosa non facile come ampiamente spiegato in queste rubriche. Ma di per sé resta già una vergogna questo eterno rimandare le cose in ambito politico e burocratico, tipicamente italiano. In altri paesi – forse più civili del nostro? – i responsabili di questa mala gestione con ogni probabilità sarebbero stati cacciati dalla loro immeritata poltrona e senza tante cerimonie. Noi – popolo bue? – purtroppo restiamo abituati a sopportarceli tutti come fosse un inevitabile destino.

Se e quando ci saranno novità ne darò comunque tempestiva notizia. Cari saluti.

M&M

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2 risposte a Validità e corrispondenze all’estero dei titoli accademici dell’Afam

  1. luino ha detto:

    Buon giorno gentilissimo Prof. Musumeci,
    la leggo competentissimo anche nella parte legal-burocratica del suo interessantissimo sito (che seguo con interesse) e mi permetto di rivolgerLe una domanda: un insegnante diplomato (3+2) può partecipare ai concorsi per dirigente scolastico nella scuola secondaria di primo grado, oppure no? Nel caso di risposta negativa: perchè? mi pare un’evidente discriminazione…
    Cordiali saluti
    Silvio Luino

    • musicaemusicologia ha detto:

      Buon giorno a lei Prof. Luino.

      Le dirò subito che all’avvio del biennio specialistico, tanto strumentale-compositivo quanto tecnologico, non pochi insegnanti di ruolo frequentarono da studenti i nostri corsi per acquisire un diploma accademico specialistico proprio ai fini della loro carriera, ivi inclusa la possibilità di partecipare a concorsi per la dirigenza scolastica o per la carriera ispettiva. Un titolo di studio che più sbrigativamente veniva definito ufficiosamente già da allora laurea specialistica (e in un momento normativo successivo “laurea magistrale”) in analogia al diploma universitario di secondo livello; denominato nel regolamento generale degli ordinamenti universitari del 1999 – ma diversamente rispetto il sistema europeo che sconosce l’espressione “laurea” e per una peculiarità tutta italiana che meriterebbe una discussione a parte – come “laurea specialistica” (proprio così: virgolettato quasi a tradire un qualche ritrovato pudore …).
      In questo raffronto comparativo ci si poneva fondandosi sul dettato della legge di riforma dell’Afam del 1999 che sanciva espressamente quell’analogia – in Italia richiamata dalla stessa Costituzione, legge fondamentale dello Stato, in tale norma come in tante altre ancora non del tutto applicata – come del resto sui protocolli d’intesa che a livello di comunità europea ponevano vincolatamente sullo stesso piano diplomi universitari e diplomi accademici.

      Ma nello stesso tempo lo stesso articolo prevedeva un’equipollenza tra le due tipologie “al fine esclusivo dell’ammissione ai pubblici concorsi per l’accesso alle qualifiche funzionali del pubblico impiego per le quali ne è prescritto il possesso”.
      Ecco, completo, l’articolo in questione (mio corsivo):
      “Le istituzioni di cui all’articolo 1 istituiscono e attivano corsi di formazione ai quali si accede con il possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado, nonché corsi di perfezionamento e di specializzazione. Le predette istituzioni rilasciano specifici diplomi accademici di primo e secondo livello, nonché di perfezionamento, di specializzazione e di formazione alla ricerca in campo artistico e musicale. Ai titoli rilasciati dalle predette istituzioni si applica il comma 5 dell’articolo 9 della legge 19 novembre 1990, n. 341. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato su proposta del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, di concerto con il Ministro per la funzione pubblica, previo parere del Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica e musicale (CNAM), di cui all’articolo 3, sono dichiarate le equipollenze tra i titoli di studio rilasciati ai sensi della presente legge e i titoli di studio universitari al fine esclusivo dell’ammissione ai pubblici concorsi per l’accesso alle qualifiche funzionali del pubblico impiego per le quali ne è prescritto il possesso.

      Può apparire tanto chiaro quanto sibillino il richiamo alla legge del 1990 di riforma degli ordinamenti didattici universitari (art. 9, comma 5) che recita (corsivo mio): “Fermo restando quanto disposto dall’articolo 3, comma 6, e dell’articolo 4, comma 4, con decreti del Presidente della Repubblica adottati su proposta del Ministro dell’universita’ e della ricerca scientifica e tecnologica, di concerto con i Ministri interessati, possono essere individuati i livelli funzionali del pubblico impiego e le attivita’ professionali per accedere ai quali sono richiesti i titoli di studio previsti dalla presente legge.”

      Chiaro nel senso che il richiamo ad apposita norma di riferimento universitario lascerebbe supporre di per sé che una decretazione riferita all’università dovrebbe sic et simpliciter riguardare anche l’Afam, altrimenti perchè prevedere tale applicazione prendendola addirittura dalla detta legge di riforma universitaria?
      Sibillina perchè – in un contesto italiano dove le norme vengono non di rado ambiguamente impiantate anche per essere disapplicate in una parte o nell’altra a seconda di indirizzi politici, prevalenze di interessi particolari, pressioni di lobby etc. – questa norma (“Ai titoli rilasciati dalle predette istituzioni si applica il comma 5 dell’articolo 9 della legge 19 novembre 1990, n. 341”) sembra già essere definitoria rispetto il fine normativo di individuazione delle specificità professionali connesse ai titoli di studio; appunto, per il detto richiamo, unitariamente universitari e accademici.

      E pertanto perchè prevedere la necessità ulteriore di una equipollenza tra le due tipologie di studi?!
      Insomma le due norme accostate l’una all’altra sembrano fatte convivere appositamente per potere permettere interpretazioni opposte del compiuto testo normativo.
      Nei fatti il gran parlare di “equipollenza tra titoli accademici ed universitari” che si fa in specifici ambiti sindacali (Unams) e nelle proposte di disegni di legge consequenziali presentate da politici coinvolti, è senza dubbio motivato da tale seconda previsione. Ma le si obietta in ambiti ministeriali: non senza buone ragioni “perchè prevedere un un’equipollenza tra diplomi accademici e specifiche lauree in lettere, quando i contenuti formativi sono riferibili a diverse professionalità in quanto tra loro già abbastanza diversi sul piano formativo” (a parer mio semmai da bene integrare, il che costituisce il movente principale dell’esistenza di questo sito, non casualmente definito musicaemusicologia)?

      Semmai la domanda, utile a disambiguare la questione, dovrebbe essere un’altra: “la previsione che richiama la succitata norma della legge del 1990, di riforma universitaria, legittima di per sé la partecipazione ad un concorso a dirigente scolastico o ad ispettore per chi è in possesso di diploma accademico di secondo livello?” A questa domanda io risponderei di si e – in quanto veramente interessato e coinvolto – se l’amministrazione la contraddisse con comportamenti per me escludenti avvierei un contenzioso a tutto campo; perfino disposto ad affrontare la conseguente questione di legittimità costituzionale se il richiamato dettato normativo dovesse risultare escludente anche in sede giurisdizionale amministrativa.

      Resta però il fatto della vexata quaestio dei titoli accademici considerati ancora come sperimentali, abbondantemente discussa in questo sito nell’apposita rubrica (rubrica Istituzioni accademiche: vari post e numerosissimi interventi sull’equipollenza di diplomi accademici ed universitari, etc. etc. ). Problematica che si sovrappone su quella qui discussa e la complica ulteriormente.
      Difatti a questo punto la questione giuridica sembrerebbe farsi di lana caprina e forse converrebbe attendere i dovuti decreti ministeriali. In (credo: probabile) assenza (leggi: “insabbiamento” …), e dovendo nel frattempo partecipare ad uno dei detti concorsi a dirigente scolastico o ispettivo, io mi predisporrei all’eventuale ulteriore contenzioso, ma solo se sostenuto da un avvocato amministrativista particolarmente competente e versato sulla questione. Ce ne saranno in giro?

      Spero di essere stato sufficientemente esauriente.
      Cordiali saluti.
      M&M

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