Nuovi corsi accademici musicali di I livello e ulteriore parcellizzazione degli apprendimenti pre-specialistici

di Mario Musumeci

Con due recentissimi Decreti Ministeriali, nn. 119 e 120 del 20 febbraio 2013, sono state apportate modifiche ed integrazioni ai settori artistico-disciplinari degli ordinamenti didattici dei corsi di diploma accademico di primo livello degli Istituti superiori degli studi musicali (Conservatori statali di musica ed Istituti musicali pareggiati). Ivi incluso quanto di pertinente nelle afferenti declaratorie e campi disciplinari, ossia all’ordinamento di finalità didattico-formative e competenze specifiche di ciascun settore.

La nuova normativa (reperibile sul sito internet del Ministero, all’indirizzo http://miur.it, nel settore Alta Formazione Artistica e Musicale, sia nella rubrica “notizie” che nella rubrica “offerta formativa”),

dm_20.2.2013_n.119

dm_20.2.2013_n.120

statuisce gli ordinamenti didattici dei nuovi corsi di studio di diploma accademico (“laurea”) di primo livello in Prepolifonia, Musica applicata, Tecnico del suono, Musica sacra in lingua tedesca, Lied e oratorio in lingua tedesca, Composizione Jazz, Musiche tradizionali, Organo e musica liturgica, Popular music. Mentre sono parzialmente riordinati i diplomi accademici di Canto e di Musica corale e direzione di coro.

Per ogni particolare è necessario il riferimento alle allegate tabelle che specificano, come di consueto, gli obiettivi formativi, le prospettive occupazionali e soprattutto gli impianti disciplinari.

Il linguaggio burocratico corrente prevede al proposito la definizione di attività formative, che starebbe, assieme a campi disciplinari, per “discipline” (ma … non tutti lo sanno e allora anche questa seconda espressione fa capolino qui e là a mò di chiarimento): attività formative/discipline di base, caratterizzanti, integrative o affini etc.; con le relative previste percentuali di crediti formativi obbligatori, nella scelta di ripartizione che ciascuna istituzione potrà fare in conseguente, vincolata autonomia.

Sono anche integrate le declaratorie (ossia, le competenze specifiche) del settore artistico-disciplinare di Direzione di coro e composizione corale. Vengono aggiunti alcuni campi disciplinari (leggi: discipline, attività formative) ai settori disciplinari di Musica da camera, Etnomusicologia, Musiche tradizionali e – ancora – Direzione di coro e composizione corale. Viene rinominata un’intera nuova area – quella dell’attuale Discipline dell’organizzazione e della comunicazione musicale – pure abbastanza modificata nei suoi settori disciplinari componenti e nelle rispettive declaratorie e campi disciplinari.

Qualche osservazione, necessariamente polemica, a margine.

Si è spesso criticato su queste pagine un certo modo di procedere ministeriale nell’attuazione contenutistica della riforma: spinto verso l’estrema parcellizzazione delle competenze e delle specializzazioni già a partire dai trienni accademici, quando semmai sarebbe opportuno garantire una solida formazione accademica di base nel più generale campo specifico musicale. E questo adesso contraddicendo proprio l’inversione di tendenza al proposito già in corso di attuazione in campo universitario. Quasi si stesse prospettando una felice tendenza di crescita della complessiva formazione accademica specifica; semmai contraddetta dalle drammatiche recenti statistiche in materia di decrescita delle iscrizioni e delle frequenze universitarie.

Al ministero non sanno o fingono di non sapere che diverse istituzioni si stanno dannando l’anima per acquisire iscritti, anche senza prerequisiti essenziali e – non di rado – con la prospettiva ufficiosamente dichiarata di percorsi di studio facilitati? Al ministero non comprendono che solo una Scuola e un’Accademia di effettiva qualità, basate sul merito e sulla crescita individuale e collettiva di tutte le sue componenti, possono affrontare le nuove sfide della globalizzazione e della internazionalizzazione della cultura?

Ma quando “il troppo stroppia” allora c’è solo da farsi un’altra serie di domande, non più culturali ma politiche.

A cosa serve ad esempio la previsione di una intera area riferita alle Discipline dell’organizzazione e della comunicazione musicale, se non a creare nuove masse di “disoccupati in carriera” privi di competenze altrove non spendibili, rispetto quelle per lo più illusoriamente indicate alla rispettiva voce “prospettive occupazionali”?

Si ha chiaro o no, presso la nostra autoreferenziale dirigenza ministeriale, la differenza tra la qualificazione specialistica d’indirizzo riferibile a lauree di secondo livello, a titoli di perfezionamento (master di I e di II livello), a scuole di specializzazione e la qualificazione accademica di base dei titoli dei diplomi triennali, necessariamente propedeutica a tutto il resto?

Non ci si rende conto che si arriva a compromettere seriamente e, in prospettiva, a distruggere il sistema a forza di intendere come un settore didattico-formativo separato dagli altri ogni possibile ulteriore specializzazione. Incluse, ad esempio, quelle nella musica pop-rock e nelle musiche “audio-tattili” e di tradizione orale, cioè di quelle musiche che per tradizione si apprenderebbero senza conoscere necessariamente, e men che mai in profondità, la musica colta! Insomma facendo un’enorme confusione tra la natura diversificante e comunque arricchente dei generi e dei repertori e le necessità specifiche di una articolata e versatile formazione dell’intelligenza musicale; con riferimento, anche se non assolutizzante, soprattutto a quelli storicizzati e più pertinenti e universalmente collaudati per una formazione musicale di livello?

A cosa dovrebbe servire tutto questo se non a distribuire alcune cattedre, magari ai soliti noti o meno noti; peraltro, nella maggior parte dei casi, docenti precarizzati a vita con contratti a progetto malpagati e connesse illusioni di stabilizzazione? Come sta già accadendo alle nuove leve di docenti di Musica Jazz, il cui monte-orario difficilmente arriverà mai a raggiungere una quantità decorosa, appunto per la parcellizzazione delle competenze prima riferite ad un’unica cattedra e per i relativi meccanismi contrattuali di nomina oraria a termine.

E infine (… in cauda venenum): perché, al posto di ben più attesi provvedimenti di governo del maltrattato settore dell’Afam, discutibili provvedimenti normativi “escono allo scoperto” proprio al momento delle elezioni e dunque di un probabile ed auspicabile cambiamento di rotta della disastrata politica culturale degli oramai trascorsi governi?

Domande tutte che, nell’attuale drammatica crisi economico-sociale e politica, dovrebbero produrre un’eco lugubre e rumorosa e non più accondiscendenti, opportunistici e complici silenzi.

(pubblicato su La Tecnica della scuola n. 13 del 10 marzo 2013)

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2 risposte a Nuovi corsi accademici musicali di I livello e ulteriore parcellizzazione degli apprendimenti pre-specialistici

  1. luino ha detto:

    diciamocelo chiaramente: ai burocrati del ministero poco importano accademie e conservatori, aspettano che chiudano per inedia per occuparsi di campi disciplinari più alla moda, tipo ingegneria gestionale

    • musicaemusicologia ha detto:

      Specialmente se hanno qualche parente o cliente cui regalare le relative cattedre …
      La burocrazia corrotta è uno dei principali mali del nostro paese. Un male impermeabile ad ogni cambiamento di governo e forse inguaribile, trattandosi della longa manus amministrativa dei politici/politicanti di professione nostrani; che, per la loro propria vocazione (parassitaria) al nulla, senza di essa sarebbero incapaci di gestire perfino l’ordinaria amministrazione.

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