Competenze musicali e competenze musicologiche nel riordino delle classi di concorso delle discipline musicali

di Mario Musumeci

Una bozza di decreto per il riordino delle classi di concorso per l’insegnamento è stata inviata dal MIUR al CNPI.
Ecco di seguito gli allegati con le tabelle delle nuove classi di concorso.

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Secondo quanto previsto nella bozza, la classe di concorso A032 (ed. musicale nella scuola secondaria di I grado) verrebbe accorpata con la classe di concorso A077 (strumento musicale nella scuola secondaria di I grado a indirizzo musicale) per la formazione della nuova classe di concorso A-44.

Ma, forse per una dimenticanza  o per un mero errore materiale (l’indicazione sembrerebbe provenire dall’attuale normativa sulla classe A077 di Strumento), il possesso dell’attuale abilitazione A032 è ritenuto valido “purché in possesso di diploma di vecchio ordinamento ovvero di diploma accademico di secondo livello nello specifico strumento”. Ovviamente una condizione condivisibile per quanto riguarda l’insegnamento di strumento, ma non per quello di educazione musicale (oggi “musica”), per la quale non è dunque anche prevista, come in passato, la laurea musicologica.

Di conseguenza una tale presa d’atto ha allarmato quei laureati DAMS non ancora assunti a tempo indeterminato, ma già in possesso di abilitazione per l’Educazione musicale. E si reputa inutilmente, dato il possesso stesso di un titolo abilitante, che costituisce l’effettivo principale veicolo per l’accesso all’insegnamento, salvo la relativa stabilizzazione – per via concorsuale oppure – secondo italico costume –  ope legis. Pur non di meno la questione merita un’attenta riflessione, ai fini di un ripensamento più generale delle competenze contenutistiche, oltre che didattiche, metodologiche e pedagogiche, richieste per i futuri docenti di discipline musicali di base.

Da un’attenta scorsa di tutte le tabelle allegate, nelle parti riferite agli insegnamenti musicali secondari di I e II grado (liceo musicale prevalentemente), si evince che l’accorpamento in unica classe mantiene però nella successiva suddivisione in sottoclassi la differenziazione nei più tradizionali insegnamenti e – pertanto si dovrebbe supporre – in relative competenze diversamente da attribuirsi.
La problematica circa la specificità musicale e/o musicologica degli insegnamenti in questione investirebbe peraltro ancor più la questione della liceale Storia della musica, accorpata in classe unica con la Teoria, analisi e composizione, ma poi scissa in sottoclassi; e lì invece con la chiara previsione di un diverso background formativo del docente – forse discutibile ma chiaramente differenziato – come altrove in questo sito meglio approfondito.

A proposito delle possibilità di insegnamento della Storia della musica nei neo-istituiti licei musicali

Nuove classi di concorso delle discipline d’indirizzo musicale nei licei musicali e coreutici

Innanzitutto va rilevato come per l’insegnamento strumentale – a sua volta ulteriormente ripartito nelle specifiche specialità strumentali (Pianoforte, Violino, Flauto, Arpa, Tromba, etc. etc.) – non si sia ancora affermato un autonomo criterio abilitante rispetto quello ben più validato nel tempo dell’insegnamento dell’Educazione musicale (adesso più lapidariamente Musica – e chissà in base a quali “rinnovati” indirizzi politico-culturali). Un esempio di tali incertezze lo si poteva già riscontrare nelle oramai trascorse sessioni abilitanti conservatoriali di Didattica della musica, rivolte in contemporanea sia all’Educazione musicale che allo Strumento: stesse discipline più o meno, salvo una maggior presenza di studio strumentale affidata a docenti di strumento esterni al dipartimento di Didattica; e qualche materiucola, più o meno inventata al momento, per compensare in parallelo l’aspetto quantitativo previsto per l’Educazione musicale.
La questione richiamerebbe dunque, nello specifico, le competenze dei docenti dello stesso dipartimento di Didattica della musica: oramai votati alla “tuttologia”, pur di mantenere le loro cattedre in questo rivolgimento istituzionale di impianti formativi e di competenze. E d’altronde nel nostro Paese, purtroppo, la cura di queste ultime non è messa certamente al centro dell’interesse politico-culturale ed economico-sociale …

Inoltre ci si dovrebbe anche domandare come verrà gestita la didattica a livello universitario, in questo specifico ramo. Dato che, allo stato attuale, si assiste ad un blocco, conseguente al venir meno dell’esperienza delle Ssis, in cui erano compresenti per forza di cose le due componenti didattiche – l’accademica conservatoriale prevalentemente tecnico-pratica e l’universitaria prevalentemente umanistico-letteraria. Sia nella docenza che nella discenza: con docenti provenienti sia dal conservatorio che dall’università e con studenti sia con diploma conservatoriale sia con laurea dams . Anche se talora non ben amalgamati tra loro anche a causa della concorrenza istituzionale a cui sembrano rigidamente votati. Mancando sin dall’origine la volontà politico-culturale della corporazione universitaria di integrarsi con quella accademica dell’Afam.

E la problematica, in sé solo apparentemente poco rilevante, richiamerebbe adesso in grande la questione qualitativa della stessa esperienza delle Siss, azzerata senza che se ne traesse un serio spunto costruttivo!
Il fatto è che, anche in questo campo, l’ingegneria politico-istituzionale si sta muovendo con non poche contraddizioni di fondo. Ma tutte leggibili più chiaramente nell’ottica degli interessi in gioco: se a te, facoltà universitaria specifica, sottraggo un biennio specialistico di strategica importanza quantitativa, come quello didattico, statuendo giustamente che a questo si accede dopo il triennio di formazione specialistica di base (nella trascorsa fase in questo percorso erano difatti richiesti 3+2+2 = 7 anni di studio per l’accesso da abilitati all’insegnamento, mentre lo standard di specializzazione richiesto a livello europeo sempre era di un 3+2), tu alzerai gli scudi perché ne va della tua stessa sopravvivenza.

E così al momento, non sussistendo altro che visioni corporative sul tema, tarda a chiarirsi e a decollare nell’ottica delle nuove lauree di secondo livello di specializzazione didattica la questione della didattica negli ambiti universitari (ma esiste ed è mai veramente esistita – al di là delle encomiabili competenze e della buona volontà di qualche singolo docente – ad un livello autonomamente riconoscibile, tranne che nei dipartimenti di Scienze della formazione?). E la questione, fin troppo reiterata, del TFA sembra costituire la solita “parola d’ordine”, di copertura della reale entità dei problemi e delle questioni in ballo: difatti il tirocinio formativo si praticava già nell’intero biennio della Ssis, anche grazie ad una nutrita presenza – anzi forse fin troppo, a scapito di altre – di discipline pedagogiche e metodologiche …

All’interno di queste capitali questioni si inserisce quella, al confronto minuscola ma adesso così meglio impostabile, delle valenze propedeutiche alla didattica musicale delle lauree dams: la laurea musicologica (o Dams, che dir si voglia) di primo livello permetterà di accedere ad un successivo percorso abilitante, succedaneo a quello delle Siss? La recentissima equipollenza dei diplomi accademico-conservatoriali proprio con questi titoli di studio universitari farebbe credere di si.

L’equipollenza alle lauree dei diplomi di Conservatori e Accademie

E dunque tutte le problematiche riferite agli interessi dei docenti a tempo determinato di musica con sola laurea Dams farebbero solo riferimento al diritto transitorio; nella nostra attuale italietta delle corporazioni e delle lobby, ahimè spesso destinato … all’eternità.

Però, se fosse vero che la classe politica improvvisamente voglia votarsi alla meritocrazia e dunque al risalto delle competenze, ci si dovrebbe preliminarmente chiedere se un laureato musicologo, nel caso si trovasse digiuno di formazione e specifica intelligenza musicale, e pure un musicista diplomato, se digiuno di una buona cultura generale e di rilievo musicologico, fossero adatti ad affrontare un percorso abilitante all’insegnamento. Si scoprirebbe forse – ma solo ad un attento monitoraggio – che tra costoro non son pochi quelli che, nelle carenze di sistema formativo, si sono sobbarcati più o meno auto-didatticamente il carico di integrare il superamento delle dette carenze istituzionali.
Ma questo oramai non basta più: le ragioni correnti, cronachistiche, della storia del nostro paese per come integrato nella nazione europea, ci dicono quanto sia innaturale la separazione tra i musicisti del conservatorio e i musicologi delle facoltà di lettere.

Tutto il resto serve solo ai distruttivi interessi di parte.

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5 risposte a Competenze musicali e competenze musicologiche nel riordino delle classi di concorso delle discipline musicali

  1. Lorenzo Tempesti ha detto:

    Gentile professore,
    la ringrazio per la sua articolata risposta e devo dire che mi trova molto d’accordo, specialmente quando parla della prevalenza degli interessi corporativi sul lavoro per la creazione di un sistema educativo realmente efficace. La rimando a un mio quantomai coincidente intervento recentemente pubblicato da Orizzontescuola http://diventareinsegnanti.orizzontescuola.it/2013/01/11/il-passato-e-pieno-di-errori-il-tfa-ordinario-e-speciale-rimedia-a-qualcuno-di-questi/
    Oggi conduciamo questa piccola battaglia “personale” perché un asterisco o una virgola sbagliati non ci costringano a ottenere l’ammissione ai futuri concorsi a suon di ricorsi, ma confido ci troveremo uniti domani per questa ben più importante “guerra” per il futuro dell’educazione e dell’Italia stessa.

  2. Lorenzo Tempesti ha detto:

    Aggiungo anche il link al mio intervento precedente su Orizzontescuola, così forse l’origine del mio discorso appare più chiara: http://diventareinsegnanti.orizzontescuola.it/2013/01/04/un-appello-agli-insegnanti-chiediamo-insieme-piu-rispetto-per-la-nostra-categoria/

    • musicaemusicologia ha detto:

      La ringrazio di questa corrispondenza.

      Una mia carissima amica, la dott.ssa Daniela Girgenti, mi aveva pregato di predisporre una risposta per la problematica da lei sollevata, non so se sul giornale da lei diretto – La Tecnica della Scuola – e al quale saltuariamente collaboro a titolo amichevole, oppure altrove.

      Nel frattempo ho voluto portare la questione ed ampliare il discorso anche in questa sede, aprendolo ad una problematica che mi sta tanto a cuore da motivare in buona parte la stessa esistenza di questo sito.
      E con la competenza di chi si è trovato nella duplice posizione sia di docente impegnato da quasi un trentennio nella rivalutazione riformistica della mia istituzione di appartenenza – e proprio nel senso musicologico più versato nell’integrazione di cui parlo (pionierato nel campo teorico-analitico-compositivo) – sia di docente a suo tempo impegnato nei più vari territori della formazione docente, fino all’insegnamento (a contratto) oltre che nello stesso Dams (Teoria – generale – della musica …) anche nella Siss-Musica – con studenti prevalentemente conservatoriali, ma anche damsiani (e tutti valorizzati, a prescindere dalle preacquisite specifiche esperienze di studio, grazie anche al privilegio e all’impegno di essere considerato tra i docenti di punta: un ampio saggio di didattica generale e specifica della melodia, in quanto analiticamente storicizzata, venne allora pubblicato in una miscellanea di scritti a cura dell’Università di Messina).

      Volevo solo aggiungerle, per sua tranquillità, che dubito fortemente che l’insegnamento di base della musica, nel futuro prossimo a venire, venga sottratto ai dipartimenti o corsi di laurea musicologici. Per i quali è di vitale interesse poter indirizzare le competenze riferite alle loro attività formative anche alla relativa didattica, appunto, di base. E dietro questi dipartimenti o corsi di laurea ci stanno delle facoltà universitarie e,in ultima istanza, il Cun.
      Figurarsi se l’alquanto caotica – e, al confronto, “neonata” – Afam potrebbe mai arrivare a competere con l’Università e con i suoi organi politicamente rappresentativi!

      E affermo questo del tutto neutralmente, cioè nel bene e nel male delle conseguenze possibili di ciascuna scelta politico-culturale relativa agli ambiti musicali e musicologici.
      Come ha ben capito è proprio questa – per me assurda – ripartizione tra il “musicale” e il “musicologico” che mi premeva controbattere; almeno in generale. Ma sono assolutamente consapevole che guardo – e professionalmente mi posiziono – ancora troppo lontano rispetto tanti miei colleghi dei vari ordini scolastici ed accademici. Pazienza …

      Saluti cordiali.
      Mario Musumeci

      • Lorenzo Tempesti ha detto:

        Gentile Professore,
        le ho risposto proprio a seguito della pubblicazione del suo intervento su La tecnica della scuola, in risposta al precedente mio. Oggi questa nostra piccola battaglia si è conclusa, con il chiarimento che spieghiamo nel comunicato che le allego qui sotto. Purtroppo l’errore c’era ma per fortuna era già stato segnalato – tra l’altro proprio con l’intervento di un importante esponente del mondo universitario.
        Sono tuttavia molto felice di essere entrato in contatto con lei e anche con altre persone lungimiranti che sanno guardare al di là degli interessi corporativi. Spero ci saranno altre occasioni per collaborare in futuro.
        Lorenzo Tempesti

        Il gruppo dei docenti laureati DAMS promotore dell’appello “La nota stonata” rende noto di aver ricevuto in data 13 gennaio 2013 rassicurazioni scritte da parte della dott.ssa Lucrezia Stellacci, Capo Dipartimento per l’Istruzione al MIUR. Il testo del Decreto Ministeriale di revisione delle classi di concorso sarebbe già stato corretto a seguito dell’intervento del professor Bianconi dell’Universita di Bologna. Dunque i laureati DAMS in possesso di abilitazione potranno continuare ad insegnare musica nella scuola secondaria di I e II grado e partecipare ai concorsi della nuova Classe di concorso A-44.
        Ringraziamo tutti coloro che si sono attivati per la rivendicazione da noi propugnata e in particolare il ministro Francesco Profumo, che – ora possiamo dirlo – si è speso in prima persona sollecitando il chiarimento e la dott.ssa Stellacci, che è stata in contatto diretto con noi.
        Il gruppo rimarrà comunque attivo e si impegna a pubblicare il testo con le modifiche apportate, se verrà emanato, o in ulteriori bozze che dovessero circolare.

        Lorenzo Tempesti, Fulvia Omero, Paolo Bomben, Alberto Gandolfo, Chantal Fasola Genovesi
        http://lanotastonata.wix.com/dams

        • musicaemusicologia ha detto:

          Gentile lettore, mi compiaccio per la vostra riacquistata serenità.

          Ma – a parte gli apprezzabili interventi dello stimabilissimo collega Prof. Bianconi e del conseguente intervento di un dirigente ministeriale preposto – ero già convinto che nulla ci fosse di che preoccuparsi.
          E lo avevo chiaramente espresso in precedenza. Ciò è dimostrato proprio dal fatto che la questione, un semplice errore di scrittura, sembri adesso risolta solo per vie – giuridicamente parlando – fattuali, e non certo con specifici interventi (appunto: giuridico-)amministrativi di un certo rango.

          Auguri per il suo futuro.
          Mario Musumeci
          (ordinario di discipline teorico-compositive)

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