Il silenzio e le spine

Ricevo da un caro amico.

“un caro saluto.

Con affetto.

Pippo G.”

Ricevo ancora:

“Carissimo Mario

ti allego questa sintesi del pensiero del Papa.

L’intero pensiero è sul link a fondo pagina.

IL PAPA SULLA COMUNICAZIONE SOCIALE

Il silenzio è parte integrante della comunicazione

 e senza di esso non esistono parole dense di contenuto.
Nel silenzio ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi,
nasce e si approfondisce il pensiero,
comprendiamo con maggiore chiarezza
 ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall’altro,
scegliamo come esprimerci.
 Tacendo si permette all’altra persona di parlare di esprimere se stessa,
e a noi di non rimanere legati, senza un opportuno confronto,
soltanto alle nostre parole o alle nostre idee.
 Si apre così uno spazio di ascolto reciproco e
 diventa possibile una relazione umana più piena.
Nel silenzio, ad esempio, si colgono i momenti più autentici
 della comunicazione tra coloro che si amano:
 il gesto, l’espressione del volto, il corpo come segni
 che manifestano la persona. Nel silenzio parlano la gioia, ….

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/communications/

documents/hf_ben-xvi_mes_20120124_46th-world-communications-day_it.html

Spero che ti piaccia.

Pippo”

E ricevo ancora:

  • Dalla Autobiografia di Gandhi

Non potrei vivere una vita religiosa se non mi  identificassi con tutta l’umanità, e non lo potrei fare se non mi occupassi di politica. Tutta la gamma delle attività dell’uomo costituisce oggi un tutto indivisibile. Non si può dividere l’attività sociale, economica, politica e puramente religiosa in compartimenti stagni. Non conosco nessuna religione separata dall’attività umana. Essa dà una base morale a tutte le altre attività, che altrimenti ne mancherebbero e la vita si ridurrebbe a una confusione di “frastuono e violenza priva di qualsiasi significato”.

(Gandhi, Antiche come le montagne, Ediz. Comunità, 1970)
PREGHIERA COMUNE

Signore, insegnaci a non amare noi  stessi, a non amare soltanto i nostri, a non amare soltanto quelli che amiamo.

Insegnaci a pensare agli altri e ad amare in primo luogo quelli che nessuno ama.

Signore, facci soffrire della sofferenza altrui. Facci la grazia di capire che ad ogni istante, mentre noi viviamo una vita troppo felice, protetta da te, ci sono milioni di esseri umani, che sono pure tuoi figli e. nostri fratelli, che muoiono per la fame e la guerra senza aver meritato di morire cosi.

Signore, abbi pietà di tutti i poveri del mondo e perdona noi di averli abbandonati.

Non permettere più, Signore, che noi viviamo felici da soli.

Facci sentire l’angoscia della miseria universale, e liberaci da noi stessi. Amen.

da  “Se Cristo domani” Raoul Follereau)”

Una risposta al dono ricevuto:

Caro Pippo,

mi mandi sempre belle cose su cui riflettere – storiella dei porcospini inclusa.

Bellissime parole quelle che leggo qui, ma – al proposito delle parole del Papa – conosco e ho subito un altro tipo di silenzio: quello della incomunicabilità e quello della incapacità di comunicare. Un silenzio tremendo che prima o poi comporta un inevitabile distacco. E dunque, per la mia esperienza, il silenzio può anche essere una cosa orribile, che produce la morte della comunicazione tra specifici individui.

Fondamentale, mi sembra soprattutto, ricavare da queste parole  l’importanza di saper comunicare tramite la profondità affettiva delle relazioni, che in certi speciali casi “non hanno bisogno di parole” per sapersi esprimere al meglio. Io ho “da sempre” – e spesso ingenuamente – idealizzato questa capacità di comunicare con il pensiero tra individui particolarmente legati: due coniugi, un genitore ed un figlio, due “grandi” amici … 

Quindi ancor di più farei oltre che l’elogio del silenzio comunicante – altrimenti opportuno nei tempi correnti di inutile chiasso mediale – l’esaltazione della comunicazione interiore, che tanti – ho scoperto con dolore, e sulla mia pelle – poco conoscono. Perché esige doti esercitate di introspezione, di riflessione sulla stessa natura del proprio io e di ciò che lo sovrasta: super-io, coscienza sovraindividuale o, che dir si voglia, piena consapevolezza della nostra relativa finitudine in un universo di infinitudine pronto ad accoglierci. Solo che lo vogliamo.

Comunicare con se stessi in profonda interiorizzazione – nel silenzio della voce ma nella risonanza di un pensiero e delle sue emozioni che tutti assieme aspirano all’universale (Dio?!) – mi pare che insegni a comunicare meglio con gli altri, così che le “spine” che dobbiamo affrontare ci appaiano solo ostacoli da superare tanto con difficoltà quanto con gioia.

Caro Pippo grazie per le riflessioni che mi sottoponi. Che aggiungono materia di riflessione corroborante per ogni mia attuale spinosa “puntura”.

M

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