Bienni didattici e TFA nelle istituzioni Afam: a breve l’avvio della selezione

Con i decreti dell’8 e dell’11 novembre (Riordino dei corsi biennali di II livello ad indirizzo didattico e Definizione delle modalità di svolgimento e delle caratteristiche delle prove di accesso ai corsi accademici di II livello per l’insegnamento nella scuola secondaria di primo grado) il Miur avvia, limitatamente all’A.A. 2011/2012, i corsi per l’insegnamento di discipline artistiche e musicali nelle scuole medie. Corsi che prevedono (ex DM 249/2010) il conseguimento dell’abilitazione con esami d’ammissione a numero chiuso seguito da un anno di TFA (tirocinio formativo attivo).

Vengono definite le prove di accesso e a breve il dirigente generale dell’AFAM decreterà l’avvio della selezione, prevedendo un unico calendario dello svolgimento delle prove per tutto il territorio nazionale. Ciò non appena sarà reso pubblico da parte di ciascuna istituzione il numero dei posti disponibili assieme a tutte le “disposizioni atte a garantire la trasparenza di tutte le fasi del procedimento e i criteri e le procedure per la nomina delle commissioni giudicatrici e dei responsabili del procedimento”. Ma anche: i programmi di esame su cui vertono le prove; l’elenco di cinque brani di repertorio per la seconda parte della prova pratica, previsto per ciascun Strumento musicale; titoli artistici valutabili e relativi criteri di valutazione.

Questi corsi sono rivolti a tutti i diplomati di accademia di belle arti e di conservatorio, interessati a fare dell’insegnamento dell’arte, della musica e dello strumento musicale la propria professione. Costoro però, per quanto riguarda le discipline musicali, potranno fare riferimento solo a quelle sedi di conservatorio o istituto musicale pareggiato in cui risulti presente un dipartimento di Didattica della musica e peraltro autorizzato all’attivazione: disposizione finalizzata al “rispetto della programmazione in ambito regionale del fabbisogno di personale docente delle istituzioni scolastiche e dei contingenti stabiliti per ciascuna classe di abilitazione”.

Al fine dell’autorizzazione ciascun singolo dipartimento dovrà attenersi infatti a degli standard stabiliti da un’apposita “tabella in cui è fissata la proposta di offerta formativa”; proposta ripartita anche per ciascun singolo strumento musicale ricompreso nella classe di abilitazione A077. E da rinnovare periodicamente entro il 30 giugno di ogni anno, nella previsione di procedure di controllo da espletarsi con il supporto dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca; con il concreto rischio della disattivazione e della soppressione dei singoli corsi non conformi ai prescritti requisiti. Insomma, in assonanza con quanto dichiarato dal neo-ministro Francesco Profumo, il sistema si attrezzerebbe così al fine di “dare opportunità concrete ai docenti che escono dai nuovi percorsi di formazione universitaria, senza creare nuovo precariato”. E se tali indirizzi verranno rigorosamente rispettati non c’è da prevedere che una valorizzazione in termini di professionalità per le generazioni di docenti a venire.

Le tre prove di ammissione, predisposte autonomamente da ciascuna coinvolta istituzione dell’Afam, sono mirate a verificare i prerequisiti richiesti per l’intero impianto di studi. Ma il rischio concreto, come accaduto in passato, è che le istituzioni possano arrivare a pretendere che i candidati debbano già a monte aver perseguito gli obbiettivi e le finalità didattiche posti invece a coronamento del corso e pertanto sarebbe più utile che si chiarisse a livello nazionale una volta per tutte quale debba essere questa demarcazione: è capitato più volte di leggere programmi indicatori di prerequisiti d’ammissione più o meno del tutto analoghi alle programmazioni di compimento del corso di studi (tutt’al più differenziati per fattori esclusivamente quantitativi), ma di questa grave “svista” pare che fin’ora nessuno si sia accorto!

E così il test preliminare di accesso con 60 quesiti a risposta multipla è volto, oltre che a verificare sia le competenze in lingua italiana “anche attraverso quesiti inerenti la comprensione di uno o più testi”, pure le competenze riferibili alla classe di abilitazione (non sono appunto quelle che si devono acquisire studiando nel corso?). Il test è di sbarramento per le altre prove. Superata questa fase si accede prima all’esame pratico e poi all’orale, diversificati a seconda dell’insegnamento richiesto. Andando dalle tradizionali prove (per le tre discipline a concorso) di composizione e concertazione corale, di esecuzione interpretativa di brani di repertorio del proprio strumento, di elaborazione grafica su tema proposto, alle prove orali di analisi di brani musicali di repertorio generale o del proprio strumento – a seconda dell’insegnamento musicale – e di commento ad un’opera d’arte, scelta dalla commissione sulla base di un elenco di sessanta proposte dal candidato per l’Educazione artistica (ma chissà perchè i musicisti debbano dimostrare la conoscenza di solo cinque opere e gli artisti di ben sessanta?).

Certamente potrebbe costituire un motivo di grande soddisfazione per gli addetti l’innovativa e illuminata previsione di una singola prova orale di analisi musicale. Ma di che qualità? Sarebbe auspicabile, affinché tale previsione non cada in un vuoto di competenze, la formalizzazione di una stabile collaborazione dei docenti del corso di Didattica della musica con i docenti del settore teorico-analitico (COTP01), neppur minimamente contemplato nelle pur varie tabelle d’impianto disciplinare dei corsi musicali. Insomma siamo alle solite: si prevede di impartire insegnamenti senza includervi le necessarie competenze riferibili ad una delle prove più importanti di accesso. La quale risulterà così inevitabilmente dequalificata! Continueremo ad assistere alle brutte figure dell’Amministrazione centrale e periferica, capitate nell’affidare a soggetti non qualificati le dette specifiche competenze in situazioni analoghe: prove analitiche per concorsi a cattedra nei conservatori, prove analitiche di maturità musicale …?

(L’articolo è stato pubblicato nel n. 8 del 20 dicembre 2011 de La Tecnica della Scuola)

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5 risposte a Bienni didattici e TFA nelle istituzioni Afam: a breve l’avvio della selezione

  1. Maria ha detto:

    La solita domanda: nei Conservatori gli esaminatori saranno sempre i soliti maestri che faranno entrare i loro nipoti e pronipoti; dopo aver fatto entrare già anni fà i figli (molti dei quali hanno misteriosamente fatto gli esami … di notte)?

    A omissis si può chiedere a chiunque: i nomi sono noti.
    I bravi fuori, i omissis dentro ad insegnare.

    • musicaemusicologia ha detto:

      Mah, il malcostume è cosa abbastanza diffusa in Italia, e probabilmente ancora di più nel bistrattato Meridione. Dove si reputa permesso quello che magari altrove sarebbe più difficile attuare “alla luce del sole”, ma sempre … al buio, nelle occasioni che “meglio fanno l’uomo ladro”!

      Però non è che i nostri politici anche del Nord ci hanno e ci stanno mostrando dell’altro negli ultimi vent’anni e proprio alla luce del sole?
      Penso ad un certo capo-partito, dotato peraltro di estrema volgarità, che con altrettanto estrema arroganza impone il omissis, dotato di un’intelligenza al limite dell’handicap, in insostenibili cariche di partito ed istituzionali.

      Ma in realtà non stiamo – non staremmo auspicabilmente – forse uscendo da un sistema di cooptazione nelle cariche pubbliche di natura profondamente anti-democratica?

      Cosa fare? Io posso darle solo una risposta: non cedere mai, mai e poi mai davanti alle ingiustizie e chiederne sempre conto a coloro che le compiono. Anche, anzi soprattutto, quando non ci riguardano personalmente.

      Altrimenti a che serve lamentarsene dopo?

      E le aggiungo, per lunga esperienza anche diretta sul campo, che non di rado il malcostume messo alle strette dovrà fare dei passi indietro e riconsiderarsi per quello che è: una grave patologia del sistema democratico, curabile solo grazie agli anticorpi giuridico-istituzionali della democrazia stessa: trasparenza innanzitutto e, assieme, percezione del bene comune e rispetto estremo delle regole che lo supportano.

      Bisogna crederci innanzitutto. Anche quando nell’occasione specifica può risultare contro i nostri personali interessi.

      MM

  2. claudia fantini ha detto:

    forse dovremmo cominciare a boicottare tutti i corsi post-diploma che ci propinano…invece no, noi musicisti italiani, sempre lì pronti a continuar una vita a fare gli studenti….. forse senza più allievi i conservatori si troverebbero a farsi due conti e un’esame di coscienza ed di “etica dei saperi” … magari rimarranno in pochi…. magari fra loro tutti parenti!
    Noi invece, a quel punto, avremmo l’occasione e la necessità di essere stimolati a guardare e conoscere cosa c’è e succede fuori dal nostro caro Paese… cogliendo così occasioni diverse e magari migliori, più redditizie e gratificanti…..

    • musicaemusicologia ha detto:

      Beh, proprio al suo attuale interlocutore – cioè me medesimo – non capita di intrattenere rapporti di parentela in ambito accademico. Né, in fondo, ne trovo nel mio specifico Istituto messinese di riferimento, a parte qualche sporadico caso di coniugi ed ex-coniugi o di fratelli o di figli, ma del tutto ininfluente per impiantare serie questioni di nepotismo carrieristico (conoscerà la relativa esiguità degli stipendi in questione?!).

      Forse accadeva una volta e più spesso in certi Istituti Musicali Pareggiati o in Conservatori frettolosamente creati dalla politica in località sperdute, dove la gestione localistica e gestita “tra pochi” sembrava almeno in tal senso “più permissiva” e tra l’altro non si era almeno in parte vincolati da graduatorie nazionali.

      In effetti in passato proprio all’inizio della mia carriera, in quanto coinvolto presso altre istituzioni, ricordo di averne viste “di cotte e di crude”. Ma io ero allora un osso duro e, per quanto possibile, combattevo tali situazioni … Certamente non ho però mai trovato studenti o ex-studenti disposti in tal senso a sostenere assieme a me battaglie di moralità. Anzi al contrario: con motivazioni tutte legate al timore di esporsi e anche se coinvolti erano i primi a squagliarsi o addirittura a giocarsi la carta dell’opportunismo e delle convenienze personali.

      Inoltre avendo insegnato come Professore a contratto in facoltà universitarie e – almeno per come più o meno mi è stato pubblicamente riferito – “con particolare coscienza e competenza”, devo dirle che lì la situazione in termini di personalismi, familismi e nepotismi si dimostra spesso essere veramente al capolinea. Ma gli studenti ancor più ci vivacchiano tranquillamente facendosi gli affari loro.

      Amarezze a parte, il Nostro non è purtroppo un Paese in cui moralità, etica pubblica ed autorevolezza professionale camminino a braccetto. E le colpe, se proprio vogliamo cercarle, sono riferibili a tutte le categorie coinvolte.
      In analogia, non mi va di affrontare ancora una volta la questione della qualità didattica: sono stato in tal senso sempre tra i migliori, come allievo e come maestro (e talvolta superato o messo alla pari con insulsi raccomandati o con ottusi figli di papà) – e questo sito non fa che dimostrarlo almeno parzialmente.
      Ciononostante nessuno tra chi di competenza – dirigente ministeriale, ispettore, collega direttore incaricato del momento, collega docente, studente … – ha “premiato” o quanto meno distinto dagli altri me o quelli come me (e tralascio qualche caso di persecuzione per i fastidi arrecati dalle più mie oneste condotte …): che pure esistono e non sono propriamente “pochi” o “un’eccezione casuale”; semmai costituiscono il vero nerbo dell’attività didattica accademico-musicale italiana.

      Il vero premio – almeno per me e da tempo – sono e sono stati i rapporti umani venutisi a creare: i sorrisi e le parole di riconoscenza per i risultati raggiunti nell’esame disciplinare particolarmente importante, nelle riuscite tesi e performance di laurea e nelle relative eventuali pubblicazioni, nei ringraziamenti per quanto dato a suo tempo a chi appresso si muoveva da più o meno affermato professionista: musicista performer, didatta, studioso musicologo …
      Certo si tratta di casi individuali: tanti magari ma non riferibili alla gran massa di studenti conosciuti.

      E finalmente mi sono reso conto, dopo tante delusioni, che questo è fisiologico …
      Anch’io ricordo l’importanza di vari miei Maestri: erano i migliori nel mio vissuto, ma non per questo li ho incensati in vita. Semmai ho dovuto rapidamente imparare a guardarmi dagli “altri”. E in certi casi “a sopravvivere” davanti al danno della loro presenza e nefasta influenza. Ciò vale anche per gli studenti e per le loro famiglie, almeno in un regime democratico aperto al confronto inter-individuale …

      E, infine in estrema sintesi, questo concetto mi sembra proprio valga per chiunque appartenga al nostro quotidiano vivere civile. E la politica dei giorni nostri sta lì a dimostrarlo: chi ha eletto quei politici che oggi la magistratura inquisisce per quello che era da tempo visibile sotto i riflettori pubblici? Siamo stati proprio noi ad eleggerli: un popolo italiano, meraviglioso per slanci individuali di creatività e di passione civile, ma altrettanto individualista e dunque opportunista in termini di pubblica moralità e di scelte di rilievo pubblico.
      Conosce o no la storiella della gobba degli altri mai confrontata alla nostra, che non riusciamo a vedere?

      Vedendo invece le cose da un punto di vista più produttivo, direi che la questione del biennio specialistico didattico con TFA aggiuntivo se per un verso parrebbe migliorare la situazione universitaria complessiva meglio indirizzando la formazione di base (triennio) e specialistica (biennio adesso specificamente didattico e non ulteriore, cioè successivo al 3+2 e dunque 3+2+2) con l’ulteriore “lavoro sul campo” del tirocinio formativo (dunque da adesso 3+2+1), per altro verso era già presente nel modello SSIS riferito all’indirizzo musicale al quale si accedeva tramite esame di ammissione con diploma di primo livello o v.o. equiparato. Analoga situazione preesisteva nelle conservatoriali Scuole di Didattica della musica.

      E allora non è alquanto curioso che proprio tale situazione preesistente al momento sia stata del tutto cassata dai corsi in via di attivazione? La motivazione dell’indisponibilità di posti di lavoro non varrebbe un pò per tutti i corsi di studio? A quale gioco starebbero giocando al Ministero?

  3. Precario ha detto:

    Ragazzi. Io ho 30 anni, diplomato in chitarra con il massimo dei voti, ai conservatori ho fornito ottimi allievi, ottimi privatisti agli esami, ma che importa ? Ora per abilitarsi c’è 1 posto…dico uno.

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