Il malaffare e l’arte del copiare

di Mario Musumeci

Pubblicato su http://www.repubblica.it/scuola/

A proposito di:

La scuola dei copioni: due su tre “sbirciano” il vicino

di Vera Schiavazzi

I furbetti del compito in classe sono perlopiù maschi e asini in matematica. È l’identikit emerso da uno studio sull’arte di “ispirarsi”, pratica perdonata dal 77% dei docenti. Un giudizio ben diverso da quello che ha costretto un ministro tedesco a dimettersi. Primato tra i periti agrari: il 45% si fa aiutare dai compagni. Contro l’11% nei classici

Copiare per imparare vs copiare per rubare

di Mario Musumeci

Imparare a copiare significa imparare a conoscere e a praticare. Copiare è, in ambito formativo, un’arte tutta da apprendere, senza banalizzazioni e volgarizzazioni. Un’arte che va appresa ed insegnata. Perfino per esorcizzarne gli aspetti deteriori.

Quando il copiare diventerà poi un citare, ciò vorrà dire che, proprio in base al grado di qualità argomentativa dell’appropriazione, avremo più o meno raggiunto lo scopo formativo.

Ma, al di fuori dell’esperienza formativa, copiare per appropriarsi dell’altrui lavoro è invece un atto analogo alla ruberia. Comunque se ne parli andrebbe considerato un reato, commisurato allo scopo perseguito, e andrebbe seriamente sanzionato. E senza eccessivi distinguo morali.

Il fatto che non lo sia, e che ci si affanni a volerlo considerare un’evenienza anche positiva o discutibile appunto perché praticata in eccesso, spiega più di qualunque altra cosa la precarietà dei valori con cui siamo costretti a confrontarci.

[Firmato:] Un prof (= Mario Musumeci)

Una riflessione personalissima, a margine di significative esperienze sulla fenomenologia del copiare 

Ho imparato ad esprimermi anche copiando, ma da dove ne valeva la pena e sempre modificando e sempre più personalizzando. Poi da bravo studente sono stato spesso copiato generosamente (io) e sfacciatamente (l’altro). Anche nella maniera più volgare e controproducente, tanto da dovermene difendere, perché non ero tra i raccomandati/privilegiati che possono fare del copiare ad libitum una virtù di vita da cui trarre più avvantaggiati posizionamenti sociali.

Perfino nei concorsi  a cattedra – da me poi vinti e sempre tra i primi – assistevo al copia-copia, sponsorizzato perfino da coloro che dovevano vigilare.

Una volta, addirittura, alla mia banale domanda : “posso utilizzare testi normativi di legislazione scolastica per trarne citazioni?” mi capitò di sentirmi dire, da uno di quegli stessi vigilanti, che non pareva una cosa opportuna, sottintendendo che era meglio lo facessi di nascosto (appunto: come un ladro). E si trattava di insegnanti. Per questo genere di “educatori” evidentemente vale il ragionamento politico-demagogico:

se vuoi commettere l’illecito fallo veramente e seriamente                                                           e non “rompere” minimizzando la relativa “colpa” (pure quando non lo è);                                                 così il risultato sarà: “tutti accusabili = nessun colpevole” 

Si tratta nient’altro che di una delle argomentazioni principali di chi detiene demagogicamente un potere. Ma che pure ci aiuta meglio a capire qualcosa di più della natura umana al proposito e oggi con i miei studenti – ahimè, di livello accademico universitario, dunque 🙂 irrimediabilmente “maturi” – preferisco occuparmi anche dell’arte del copiare; però prendendo in giro e sminuendo coloro che lo fanno nelle maniere più banali: costituiscono la gran maggioranza, viziata spesso da qualche collega docente (insegnante come quello di sopra, che da vigilante faceva finta di vigilare: evidentemente anche da insegnante … faceva finta di insegnare), un copiatore non altrimenti maturato. Sia perché scioccamente si fanno poi scoprire sia perché facendolo pedissequamente dimostrano non solo scarsa intelligenza ma anche scarsa furbizia. E perché il fatto di trarne un effimero vantaggio rivela solo il limite umano e professionale di chi si occupa in quel momento di loro nella maniera meno interessata e meno pedagogicamente coinvolta.

Credo che qualche volta, al proposito, mi sia capitato di essere ascoltato con attenzione e magari capito! In casi del genere, mi percepisco sì – anch’io, finalmente – come un “copiatore”privilegiato … [:-))) ]

(Prof. Mario Musumeci)

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