Fondamenti di composizione (Analisi II) – Lezione straordinaria di b.c.

by Mario Musumeci

Metto semplicemente a disposizione altre due proposte per la realizzazione in stile del basso continuo.

La prima è un tanto stupendo quanto brevissimo Adagio di Handel, dove tocca fare i conti con la lentezza processionale dello sfondo e con il corrispondente espandersi in ricche diminuzioni del melos al violino: certamente da mettere in risalto con opportune imitazioni, che non creino vuoti tra un intervento e l’altro del solista.

b.c. n. 59 (proposta realizzazione)

La seconda è una danza cortese di Telemann, moderatamente vivace (una Contraddanza, forse …) e piena di gaiezza espressiva; che insomma esige solo un opportuno sostegno ritmico e armonico che ben sorregga il canto del solista senza contraddirlo (raddoppio-cornice). Osservatene la struttura bipartita, tipica del sonatismo settecentesco, che tratteremo al momento di affrontare l’argomento della Suite o Sonata barocca.

b.c. n. 62 (proposta realizzazione)

Stampate le due proposte e datevi da fare. Ricordate che dovete produrre almeno una dozzina di questi lavori, e ben fatti, per poter validamente sostenere l’esame!

Ma, soprattutto, non dimenticate mai che di buona musica pur sempre si tratta e dunque  di occasioni da sfruttare al massimo per assaporare passo passo il piacere della propria crescita musicale globale: performativa, tecnica, culturale e intellettuale al più ampio raggio di azione possibile, insomma …

Così le 4, dicasi quattro, battute dell’Adagio di Handel costituiscono, se veramente approfondite, un mondo di scoperte per un musicista:

  1. andrebbero suonate al meglio (come peraltro ogni brano di b.c. che vi propongo), sia adattandole al vostro strumento sia sulla tastiera – ottimo esercizio di apprendimento di base per una Lettura pianistica … ad esempio – al modo di un semplice bicinium, una bene integrata polifonia a due voci ma anche vincolata in senso contrappuntistico-armonico dalla funzione di sostegno del basso: musica in sè espressivamente compiuta ma pure suscettibile di ben altri approfondimenti esecutivi; o meglio: performativi – come vedremo meglio in classe e ancor meglio se ciascuno di voi ha già maturato qualcosa di importante durante lo studio a casa;
  2. vanno bene inquadrate – secondo la più aggiornata teoria armonico-funzionale – nella loro, assieme, semplicità e complessità armonico-tonale. Si tratta di un semplice/complesso doppio giro accordale allargato e cadenzalmente sospeso e dunque proiettato idealmente in avanti all’infinito, nelle sue possibili ripetizioni magari costantemente variate: t – Sp/D (armonia ambivalente) – D- t — (D7)-> – sd – D – sd(7-6) – D; applicate gradi e funzioni e rendetevi conto dell’assunto tonale fino a saperlo riprodurre, sia per iscritto sia performativamente, in schemi accordali conseguenti (insomma le dette quattro battute al modo di un pattern su cui improvvisare a volontà);
  3. inquadrate pure l’assecondamento della stessa prospettiva formale, in assoluta compattezza con il dinamismo armonico-tonale che il basso continuo rende secondo il processo funzionale suddescritto: il melos, reso estremamente mobile dalle espansioni progressive del canto violinistico in costante apertura, al modo di  “allelujatiche” anàbasi che si rincorrono competitivamente, fino al ristagnante digradarsi (attorno e sulla D) e alle frammentazioni melodiche in dissolvenza, di ripiego espressivo-cadenzale dell’ultima battuta;
  4. la forma(tività) si fà performance: ci troviamo davanti alle stesse basi strutturali del pensiero creativo, laddove invenzione precostituita ed improvvisazione ispirata diventano tutt’uno!  Secondo un processo che da antropologico, per interesse e consistenza documentaria, si converte in storico-musicologico e dunque in specificità epocali, di volta in volta nella costanza e nella diversità dei suoi inveramenti: in tal caso barocchi, ma potremmo riferire di modelli classico-romantici, modernistici e perfino jazzistici, se non addirittura di riscoperta etnica – e a questo punto non più banalizzante – dell’originario musicalmente articolato “urlo espressivo” (cfr. l’autorevole musicologo/etnomusicologo C. Sachs) che da individuale e singolo si rende molteplice e collettivo, pure nell’esaurire in sè stesso significati e motivazioni espressive.

Insomma: è proprio un caso che Handel venisse massimamente celebrato dai suoi contemporanei proprio per una sorta di padronanza dell’inesprimibile, attraverso il “suo” [dell’inesprimibile] proiettarsi all’infinito nella finitezza della performance; resa appunto secondo un alto, ed apprezzatissimo (proprio come accade per i nostri odierni jazzmen), tasso di estemporaneità improvvisativa?

Per il resto continuate ad applicarvi sulla Lezione-seminario sulla Sinfonia I op. 21 di L. v. Beethoven, che ancora trovate aggiornata ai fini del lavoro da predisporre a casa.

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