Approvata la possibilità di doppia frequenza di una facoltà universitaria e di un corso accademico musicale o coreutico dell’Afam

di Mario Musumeci

Sul decreto di riforma del sistema universitario definitivamente approvato il 23 dicembre 2010 sono state spese molte parole tra loro contraddittorie dalle diverse parti sociali implicate e dalle parti politiche che sull’argomento hanno opposto un deciso muro contro muro. E, anche per l’intervento coinvolto e appassionato nelle piazze di studenti e docenti, è difficile raccapezzarsi circa i diversi punti di vista sul comunque importante intervento normativo del parlamento; tanto che verrebbe da assumerli innanzitutto come politici e ideologici piuttosto che come possibili verità oggettive. Nell’incertezza che comunque predispone ogni importante cambio di rotta istituzionale, dagli uni visto come l’attesa risoluzione di annosi problemi, dagli altri come un compromesso foriero addirittura di peggioramenti dell’esistente se non addirittura come un pericoloso salto nel buio.

Ma pochi sanno, e perfino nel ristretto ambito degli interessati, che con la suddetta legge di riforma è stata approvata la possibilità di doppia frequenza di una facoltà universitaria e di un corso accademico dell’alta formazione artistica musicale e coreutica. La relativa disposizione normativa, oramai vigente, all’art. 28 comma 21 delle Norme Transitorie recita: “Con decreto del Ministro, da emanare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, previo parere del CUN e del Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica e musicale (CNAM), sono disciplinate le modalità organizzative per consentire agli studenti la contemporanea iscrizione a corsi di studio universitari e a corsi di studi presso i conservatori di musica, gli istituti musicali pareggiati e l’Accademia nazionale di danza.”

La disposizione farà certamente tirare un respiro di sollievo a quanti, degli addetti ai lavori, hanno temuto e continuano a temere una pesante contrazione delle frequenze dei corsi accademici, per come messi ad ordinamento (triennio) o in corso di stabilizzazione (biennio e master di perfezionamento). E in effetti non sono pochi gli studenti che aspirerebbero a tale doppia frequenza, certo a prescindere dalla successiva bontà degli esiti; che nel vecchio sistema si rendeva concretamente possibile anche per una ridotta qualificazione dell’impegno sul piano almeno quantitativo delle discipline da frequentare e da studiare. Proprio per questo vi è anche chi teme per l’alta qualificazione dei diplomi accademici, domandandosi perché tali importanti novità non coinvolgano anche le accademie di belle arti e di arte drammatica, né si arrivi a prevedere anche di poter frequentare due diverse facoltà universitarie.

Tutto dipenderà dal decreto applicativo, che con ogni probabilità si limiterà a garantire innanzitutto un congruo risparmio per le famiglie relativamente alle doppie rette da pagare, a prescindere dall’entrata fuori corso, e non certo a contraddire, ad inevitabile danno delle istituzioni dell’Afam, il generale ed accomunante sistema dei crediti formativi e soprattutto dei conseguenti impegni di studio. Opportuno semmai appare che se ne ricavi innanzitutto, da tali possibilità, una congruenza tra corsi di studio che tra di loro presentano indubbie affinità e che pertanto possano impegnare lo studente in una doppia iscrizione e frequenza realmente produttive per il suo futuro professionale. Magari indirizzando le istituzioni implicate universitarie ed accademiche a perseguire una volta per tutte, con apposite convenzioni, gli interessi preminenti degli studenti e non i propri.

Congruenze tradizionali con la più generale alta formazione musicale sono ad esempio già inquadrabili nella formazione umanistica universitaria (Lettere, Filosofia, Lingue, Scienze della formazione), ma anche per certi segmenti in quella scientifica (Informatica, Ingegneria, Fisica) specie se rapportata agli indirizzi tecnologico-musicali. E, perfino nella previsione riformistica originaria dei Politecnici delle arti, non si vede perché non possa essere consentito sin d’ora frequentare in simultanea più corsi di diverse istituzioni Afam o, a maggior ragione, della stessa istituzione Afam – come di recente deciso con discutibile seppure responsabile interpretazione dallo stesso direttore generale Civello, in sede di approvazione di specifici regolamenti di triennio accademico che prevedevano, e anche abbastanza limitatamente e motivatamente, tale possibilità: nel caso più frequente lo studio compositivo o musicologico associato a quello strumentale. Come già realizzato in paesi evidentemente più avanzati del nostro, deve sembrare ancora peregrina da noi l’ipotesi – in un avanzato terzo millennio e nell’evidenza delle ricercate commistioni delle arti contemporanee – di corsi di studio che integrino o per convenzioni interistituzionali o per doppie frequenze l’approfondita conoscenza delle molteplici dinamiche e campi d’azione dell’artisticità: musicale, coreutica, rappresentativo-drammaturgica, figurativa, del design e della moda, etc.?

In definitiva: sia benvenuta, quanto meno nella delicatezza dell’attuale momento di transizione riformistica, tale importantissima ed attesissima novità, ma che essa trovi al più presto un’applicazione dignitosa e di alto livello tramite il necessario decreto ministeriale attuativo; che dunque non metta minimamente in discussione la qualità dei percorsi didattici recentemente innovati ed in ulteriore espansione delle istituzioni accademiche interessate. Un’applicazione che semmai indichi ragionevolmente le modalità che rendano possibile seguire accanto ad un percorso di studio di principale elezione da parte dello studente anche un percorso di studi alternativo e secondario – meglio se integrato con il primo – tramite una congrua ripartizione di crediti, diversamente dilazionati nel tempo a seconda della scelta principale. E soprattutto prevedendo in più momenti la possibilità di invertire la scelta fatta tra corso di studi principale e secondario o di convertirla in scelta unica. In tali ultimi casi agevolando e, se possibile, valorizzando il complessivo impegno di studi già svolto; ben considerando che si tratta della situazione che, almeno nel passato, si realizzava più di frequente. Insomma, per dirla tutta, non ci si vorrebbe trovare ancora davanti a banali interpretazioni – già prodotte e dunque talvolta impropriamente recepite nelle nostre istituzioni accademiche, all’interno del vecchio sistema che permetteva frequenza sia del corso tradizionale sia di un qualsivoglia corso universitario – tradotte al modo di volgarizzazioni della pur importante questione: “Poverino, è già fin troppo impegnato anche con gli studi universitari. Aiutiamolo riducendogli i nostri impegni musicali” (oggi: impegni di studio, quantificazione e qualificazione degli impianti disciplinari, frequenze e quant’altro pertinente al normale curriculum di studi accademici di un’istituzione dell’Afam). Questo sì che sarebbe un vero suicidio per il futuro dell’alta formazione musicale e coreutica!

* Articolo pubblicato sul numero 9 del 15 gennaio 2011 de La Tecnica della Scuola

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4 risposte a Approvata la possibilità di doppia frequenza di una facoltà universitaria e di un corso accademico musicale o coreutico dell’Afam

  1. Andrea Ferrante ha detto:

    Caro Mario,
    visto da un’altra prospettiva tale “doppio canale” non farebbe altro che ribadire “l’inutilità” (nel senso della non spendibilità) dei titoli di studio rilasciati dal conservatorio. Evidentemente NON è una laurea.
    Forse è possibile frequentare lettere e ingegneria contemporaneamente?
    Ma spero di sbagliarmi, per il bene dei nostri allievi e per il futuro del nostro comparto.
    Comunque… godiamoci le feste adesso. Buon Natale a te e a tutti i tuoi cari.
    Andrea

  2. Andrea Ferrante ha detto:

    Le voci autentiche come la tua fanno sempre fatica a farsi ascoltare…
    e talvolta viene voglia di mollare, lo so. Ma speriamo sempre in qualcosa di nuovo, di propositivo. Buon Natale.
    Andrea

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